I gay palermitani e la fine della Sicilia màscula (Repubblica Palermo, 22 agosto 2010)

Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi. Buona lettura.

 

Palermo pride. Abbattendo ogni stereotipo sul senso siculo per la mascolinità, due ragazzi palermitani hanno primeggiato nel concorso che la scorsa sera di venerdì a Torre del Lago (Lucca) ha eletto i gay più belli e desiderabili d’Italia. Un trionfo, per loro e per quella che senza forzare sui giochi di parole possiamo chiamare la Sicilia diversa. Una catastrofe ai limiti della punizione divina, invece, per i fautori della Sicilia màscula e per i fabbricatori di luoghi comuni. I quali adesso saranno costretti a rivedere qualcosa nei loro facili schemi di narrazione sulla Sicilia e la sua gente.

I due giovani di Palermo che hanno trionfato al termine della serata (organizzata da Gay.it e Me2, e condotta da Fabio Canino e Paola Perego) vivono in modi distinti la loro condizione omosessuale. Il vincitore assoluto, col titolo di Mister Gay Italia, ne ha subito fatto una questione di rivendicazione d’identità. Giulio Spatola, 26enne emigrato a Roma, sogna una carriera nel mondo del cinema essendosi laureato in cinematografia e avendo già realizzato un cortometraggio. E la sua, stando alle scarne note biografiche diffuse dalle agenzie di stampa dopo l’elezione a Mister Gay Italia, è una storia molto siciliana. Nel senso che a Giulio, da Palermo, è toccato scappare; per lui Roma è stato il luogo in cui poter esprimere senza ostacoli la propria scelta sessuale. Una fuga inevitabile dopo che i genitori, scoperta la diversità del figlio, lo sottoposero a un tour de force presso gli studi di diversi psicologi. Come se si fosse al cospetto d’un disagio (o. peggio, d’una malattia) mentale di cui prendersi cura. Non per caso egli, una volta decretato vincitore, ha esternato da paladino dei diritti degli omosessuali. Dapprima dedicando il premio a una coppia di omosessuali che, poche ore prima in un bar di Viareggio, erano stati insultati da un carabiniere perché si erano macchiati della grave colpa di baciarsi in pubblico; e successivamente invitando gli omosessuali che lavorano nei mondi della politica, dello sport e dello spettacolo a fare coming out, contribuendo così alla de-stigmatizzazione della diversità.  Meno si sa dell’altro palermitano, quasi coetaneo di Giulio Spatola; di sicuro c’è però che si tratta di un tipo parecchio estroverso, forse anche meno travolto dal senso drammatico del vivere la propria omosessualità. Si tratta del 27enne Giuseppe Amato, premiato come ‘fidanzato ideale’ per la dichiarazione d’amore pronunciata dal palco al suo partner (presente in platea), nonché eletto vincitore nel concorso riservato agli internauti del sito Gay.it.

E dunque, se due palermitani scalano le classifiche di gradimento della comunità gay nazionale, dovremo ricavare qualche indicazione in termini di mutamento culturale e del costume di casa siculo? Non esattamente. Nel senso che il mutamento culturale era già avvenuto, e aveva già fatto in tempo a radicarsi; come l’affermazione dei due ragazzi palermitani (e diciamo pure siciliani) sta lì a dimostrare. Semmai l’effetto che giungerà dalla serata di Torre del Lago sarà quello di imprimere un ulteriore colpo, forse decisivo, alla caricaturale immagine di una terra culturalmente fallocentrica, dominata dalla figura del màsculo. Che è un tipo a parte nella vasta gamma dei profili virili. Di sicuro, quello che meno d’ogni altro ammette distrazioni dal tipo del ‘puro maschio alfa’ in termini di mollezze sentimentali e ortodossia sessuale. Nel profilo del màsculo converge infatti un immaginario premoderno sulla sessualità maschile legato a qualcosa di più che il mero ruolo sociale (come è nel caso della figura genericamente virile), o alla declinazione di un determinato stile espressivo (come è nel caso dell’idea di macho). Il màsculo mantiene un forte vincolo col senso dell’onore che ha un’influenza soverchiante sul suo agire sociale e ne rende intollerabili le debolezze. Figurarsi ammettere l’idea stessa di omosessualità, vista come il male assoluto in un mondo da dividere nettamente fra sfera del maschile e sfera del femminile. Quella del màsculo è una figura che nel corso delle epoche di storia sicula ha avuto modo di manifestarsi in modo tutt’altro che stereotipo; nel senso che essa si è espressa in termini reali e per niente residuali. Tuttavia, anch’essa aveva già fatto in tempo in tempo a affrontare un processo di declino, in coincidenza con la modernizzazione dei costumi e con lo scollamento istituzionale della famiglia (il principale campo di potere del màsculo siculo, scosso anche in Sicilia dai mutamenti intervenuti nel resto d’Italia). Della Sicilia màscula rimaneva appunto un’immagine, la rappresentazione di una realtà sempre più distante dalla realtà stessa e ormai pronta a essere trasformata in un elemento di nostalgia. Dopo la serata di Torre del Lago si può avviare l’istruttoria di musealizzazione per la figura del màsculo siculo. Era ora, a dirla tutta.

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