Ines Sainz, la vixen del giornalismo sportivo (Il Riformista, 19 settembre 2010)

Cari amici, questo è l’articolo che oggi mi è stato pubblicato in prima pagina dal Riformista. Buona lettura.

Non poteva che andare così. Da una parte l’ambiente sportivo più machista al mondo, un outlet del testosterone in cui il confine fra performance sportiva e esibizione di virilismo è indistinguibile. Dall’altra, Ines Sainz di Azteca TV: una delle giornaliste più sexy al mondo, per la quale l’avvenenza e l’immagine fanno parte dello stile professionale. E se una reporter con queste caratteristiche viene spedita a fare un servizio dentro lo spogliatoio d’una squadra che pratica lo sport più machista del mondo, ecco che la fine è nota. Ve l’immaginate il cinghiale che entra al Circolo Arci-Caccia a chiedere un caffè?

Il putiferio è scoppiato la settimana scorsa, quando le agenzie di tutto il mondo hanno diffuso la notizia delle molestie sessuali denunciate dalla giornalista messicana, e avvenute nello spogliatoio dei New York Jets, franchigia della National Football League (NFL). Ines aveva realizzato sul campo dello stadio dei Jets, sabato 11 settembre, un’intervista col quarterback Mark Sanchez; e già durante quel passaggio le battutacce e le allusioni sessiste pare abbondassero. Di peggio sarebbe successo nello spogliatoio, coi giocatori a intonare cori di scherno e l’head coach Rex Ryan a assumere un atteggiamento palesemente ostile nei confronti di Ines. Che ha denunciato il tutto, aggiungendo di aver realizzato in carriera oltre 250 interviste e di non essere mai stata fatta oggetto di comportamenti del genere. La NFL ha immediatamente aperto un’inchiesta, allo scopo d’allontanare una volta per tutte l’aura di aggressività maschilista che circonda il football americano, lo sport più d’ogni altro infestato da episodi di violenze e ‘sexual harassment’. Per certo, la pessima pubblicità derivata dall’episodio è già un dato di fatto.

E tuttavia, dicevamo, non poteva che andare così’. Perché Ines è davvero bellissima. Di più: non si limita a esserlo, ma lo esibisce come un segmento del proprio stile pubblico. Del resto, comunicare è o no produrre anche immagine? E lei applica il principio nel modo più radicale. Intere truppe di inviati ai mondiali di calcio, e i calciatori di quasi tutte le rappresentative nazionali che hanno partecipato a una fase finale, la conoscono. Perché è impossibile non notarla in conferenza stampa, o dimenticarsene dopo aver sostenuto un’intervista con lei. Alcuni giornalisti confessano di aspettare il rito quadriennale dei Campionati del Mondo per avere l’occasione di reincrociarla. Una visione inattesa, dentro un  mondo come quello del calcio che nonostante il mutamento dei costumi rimane prevalentemente maschile. Dove quella ragazza che nella pagina personale di My Space mette una serie di foto in costume, in stile Pamela Anderson, ha ancora un effetto destabilizzante. Chi l’ha conosciuta, o anche soltanto vista un attimo nella folla d’una conferenza stampa che immediatamente spegne il brusio quando lei s’alza a prendere la parola, poi ne parla con occhi trasognati. E ognuno ne racconta un aneddoto. I cambi d’abito volanti a Coverciano per realizzare l’intervista nella ‘mise’ più consona; i blue jeans stile ‘second skin’: e quella sfilata sulla pista d’atletica del ‘Re Baldovino’ (l’ex Heysel) a Bruxelles, lo scorso maggio nel prepartita dell’amichevole fra Italia e Messico, con uno stadio intero catturato dall’ipnosi. Fu proprio lei a chiedere a Francesco Totti un’opinione sulle donne messicane ‘baffute’, provocandone la leggendaria risposta: “Dije che se fanno ‘a ceretta”. Nell’articolo in cui veniva raccontato dell’incidente avvenuto coi New York Jets, il quotidiano Usa Today ha riferito che Ines definirebbe se stessa ‘the hottest sport reporter in Mexico’. Impossibile sapere se davvero lei vada in giro a dire ciò di se stessa. Di sicuro ha consapevolezza d’essere un sex symbol; e ci gioca anche. Fermandosi però sul limite del lecito, e rimettendo immediatamente in riga chi l’oltrepassi. Anche questo si dice di lei. E proprio questo è ciò che ne fa una superba ‘vixen’, la femmina della volpe presa a modello dal mitico regista americano Russ Meyer per raccontare un lato della femminilità che l’universo maschile stenta a elaborare e accettare. Una donna gioiosa e sessualmente libera, prorompente. Dominante senza essere castrante, priva d’imbarazzo nell’esprimere appieno la propria femminilità e poi subito pronta a fuggire per tornare alla propria libertà. Forse il tipo femminile che ancora oggi mette più in ansia il maschio, ancestralmente legato dal desiderio di catturare e dominare a dispetto di un mutamento culturale nella direzione dell’emancipazione femminile. Mettete dunque una ‘vixen’ dentro un ambiente machista fino all’ottusità. Cos’altro poteva venir fuori, se non un incidente che sconfina dallo scontro di potere sessuale per invadere il campo del conflitto culturale? Tanto più se lei è messicana e loro yankees. Praticamente, la perfetta tempesta. Non soltanto ormonale.

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