Una nuova Oblivia?

Ci si trova a dire tante cose sui propri romanzi, dopo averli scritti. E si tratta di cose che seguono l’umore del momento. Però vengono scambiate per verità salde.

Dei miei tre romanzi ho detto cose molto diverse, perché molto diversi sono essi fra loro. Su due elementi, però, ho trovato dei punti in comune. Il primo sta nel fatto che tutti e tre trattino il tema della memoria. Il secondo è legato al mio rifiuto, ripetutamente annunciato, di pensare che essi avessero un sequel. Poi però il tempo si diverte a smentire.

Di Nedo Ludi si sa già: sto scrivendo il sequel dopo aver detto per tre anni che non l’avrei fatto. E quanto a La memoria dei pesci, già qualcuno mi chiede se le vicende di Brando avranno un seguito. Per il momento direi di no, ma visti i precedenti aggiungo che la risposta non è definitiva.

Oblivia merita un discorso a parte. Di Memo ho detto in questi anni che difficilmente avrei scritto un libro dello stesso tenore. Perché si tratta di una storia troppo fuori schema, per contenuti ma soprattutto per stile. Invece negli ultimi mesi l’onda dei ripensamenti è arrivata a toccare anche quella comunità d’anime perdute e smemorate.

L’idea di occuparmi di un’altra Oblivia mi ha già catturato. Ho pure individuato il luogo a cui ispirarmi, sempre sulle colline sopra Firenze ma diverso dal precedente. Lo stile di scrittura sarà lo stesso. Vi terrò aggiornati.

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