Carta straccia (Calcio GP, 27 settembre 2010)

Cari amici, questa è la puntata della rubrica che mi è stata pubblicata lunedì. Buona lettura.

Ogni volta che leggiamo un commento di Arturo Arturi inteso Franco ci inteneriamo. Un po’ perché egli è vicedirettore della Gazzetta dello Sport, carica inflazionata come poche altre al mondo. Ma soprattutto perché ammiriamo ogni volta i suoi sforzi di darsi uno spessore culturale bignameggiando qua e là. L’epoca di Wikipedia gli viene incontro offrendogli un sapere fast food utile a infiorare di citazioni pseudo-colte articoli da sonno leggero. E se poi gli capita di scorgere qualcosa di fresco, da utilizzare per l’articolo di giornata, ecco che il volenteroso Arturo ci si butta sopra. È stato così nel caso dell’editoriale pubblicato il 24 settembre, dove poveretto l’Arturo ha provato a scrivere secondo il National Geographic Mood per dare un tocco impegnato a delle dozzinali note di calcio. Sin dall’incipit in prima pagina il lettore si sentiva trascinato in un altro mondo: “Alcune specie di squali ospitano grossi batteri mutanti che sono immuni agli antibiotici. Lo hanno recentemente appurato, con preoccupazione, ricercatori americani. Se quei microrganismi letali attaccassero l’uomo, sarebbero guai. Non avremmo cure”. Capito? Proprio ciò che il lettore di quotidiani sportivi si aspetta di leggere dopo aver speso l’euro mattutino.  A quel punto l’Arturo continuava e spiega il perché di una scelta così colta: “Stavamo per cominciare un commento al clima del calcio italiano sempre più deteriorato, quando quella notizia di cronaca si è sovrapposta al nostro argomento, come in una dissolvenza cinematografica”. Ammazza ahò! Questo sì che è giornalismo! Uno parte con un’idea (sì, diciamo) in testa, poi gli arriva uno stimolo (una notizia curiosa, il sapore di una madeleine, il rutto di un collega al desk) e allora tutto quanto viene messo sottosopra. Ma ormai il dado era tratto, sicché l’Arturo continuava: “Il mondo del pallone, lo sapete, è sempre più popolato da squali multicolori, con identità e ruoli diversi, e anche loro nascondono particelle di antisportività contro le quali l’armamentario farmacologico tradizionale (“Abbassare i toni… smorzare le polemiche… tenere atteggiamenti responsabili…”) sembrano non avere alcun effetto”. E sarà perché era troppo rapito dalle riflessioni sugli “squali multicolori” (sic!) che gli è scappato uno strafalcione di grammatica.

Ovviamente l’Arturo è andato avanti così per tutto il pezzo: “Nel pericoloso oceano degli stadi, nuotano diverse specie aggressive impegnate in sanguinose battaglie per prevalere sull’eco-nemico. (…) La vittoria ad ogni costo è diventata un’ossessione, l’intolleranza un abito mentale. Quel che resta di uno sport spettacolo è lacerato a colpi di mandibole affilate. Era questo che volevamo, tutti insieme? Impensabile: dobbiamo appellarci al desiderio di preservare quest’area di serenità che crediamo appartenga alla maggioranza degli appassionati. Ai quali però facciamo appello: servono urgentemente ‘baywatcher’ anti-squali: chiunque sia interessato si presenti alla prossima partita con l’attrezzatura adatta”. Nemmeno un merluzzo avrebbe scritto un pezzo così.

Sempre sulla Gazzetta, ispiratissimo commento di Alessandro De Calò nell’edizione del 23 settembre: “Stavamo col naso puntato sul volo dell’aquila laziale, per interpretarne il tragitto e leggere il futuro, neanche fosse il polpo Paul, ma il vero decollo lo fa l’Inter”. Era fatale che, dai tempi della cotta smodata di Candido Cannavò per Varenne, in Gazzetta fiorisse una vena animalista.

Per fortuna in Gazzetta ci pensa Alessandra Bocci, la Federico Moccia del giornalismo sportivo italiano, a riportare l’attenzione sugli umani. Nell’edizione del 21 settembre la Moccina parlava di Massimiliano Allegri: “I tecnici del Milan imparano presto a passeggiare sull’ultima spiaggia. C’è chi ci si ritrova dopo tre settimane e chi dopo qualche anno, ma cambia poco. Massimiliano Allegri, uomo di mare, sta già sperimentando la sabbia che scotta”. E il ritrovarsi davanti a un mare di cazzate.

Coloratissimo attacco di pezzo di Maurizio Moscatelli su Tuttosport del 22 settembre. Descrivendo la prima volta di Luca Toni in campionato (con la maglia del Genoa) contro la Fiorentina, egli ha scritto: “Il rosso e il blu. Il viola. Naturalmente l’azzurro e poi un pizzico di verde. Non è la tavolozza di un pittore, ma la giornata di Luca Toni”. Noi invece pensavamo fosse una questione di pusher nuovo.

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Una Risposta

  1. Capisco che tu sia costretto del “lavoro”…, ma la gente normale certe cose non le legge. Mai. Comunque. Non nobilitarle, neanche con una stroncatura.

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