Novoli, dove Firenze diventa città preterintenzionale (Repubblica Firenze)

Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi. Buona lettura.

E’ una città preterintenzionale quella che negli anni ha preso corpo nel quadrante di Novoli. Sospesa fra l’emendarsi inesausto e la dannazione eterna. D’improvviso in quel punto Firenze, fin lì giunta con qualche affanno a mantenere una forma urbana coerente, diventa una Cosa carpenteriana. Dotata d’un istinto di deformità declinato come solo criterio d’adattamento all’ambiente. E ogni essere di natura sopravvive come può nella quotidiana sfida dell’adattamento; ché l’estetica è un lusso post-materialista, e invece Novoli deve ancora capire se davvero ha un margine di sopravvivenza o se piuttosto sia nata morta e viva postuma.

Così è cresciuta questa zona di Firenze, da ieri arricchita finanche d’una cascata dentro la panoplia delle strambe cose che già la popolavano. Una zona in sospensione, come un progetto che non necessita di compiersi ma serve solo a far vedere che qualcosa si sta facendo. E così è Novoli. Si fa.  Un po’ selvaggia e un po’ lisergica. Frankensteiniana, parecchio. Una somma di strati urbanistici e architettonici, però non sovrapposti. Piuttosto, orizzontali perché coevi. Come fosse tutto quanto un’Expo degli stili e anti-stili possibili da incidere sulla carne viva di una città. Squaderniamoli tutti, e vediamo se ci riesce di cavar fuori il meno peggio. Sicché venendo in giù da viale Redi e via Maragliano si spalanca alla vista lo Spettacolo del Provvisorio. “Ma quand’è che finiranno di rigovernare, qui?”, è il retropensiero che cattura anche il cittadino fiorenzo da generazioni, almeno per un attimo. Ché lui lo sa essere irredimibile quel pezzo della sua città, e d’istinto non si capacita di vedere ciò che è troppo offensivo del proprio senso d’armonia per essere accettato come solito. Lo Spettacolo del Provvisorio. Una distesa in bassorilievo, venuta su come rovesciata da una scatola di vecchi mattoncini Lego, fra loro disomogenei eppur da assemblare. Possibile dare un ordine a tutto ciò? Certo che sì, purché estemporaneo e gioiosamente distonico, basato sul pastiche. Che detto così suona gradevole, e aiuta a spazzare sotto il tappeto l’idea del Gran Bordello. E nel pastiche Novoli tutto finisce col sembrare normale. Perché in quel pezzo di Firenze ogni canone è stato abolito, e ogni cosa trova legittimazione nella necessità.

In questo contesto, il nuovo gioco d’acqua viene installato dentro il parco che cresce tisico, come un abuso ecologico incistato nel rigoglio di cemento e asfalto. Che cosa c’entra quella chiazza verde, spiaccicata lì come caduta da una latta di vernice, con tutto il resto dell’edificato e cubato? C’entra, nella misura in cui non si cerchi in quell’insieme un’idea di sviluppo razionale e si smetta il senso della bizzarria. Tutto ciò che è reale è irrazionale, quaggiù. A cominciare dal tribunale polimorfo che si staglia di fianco a chi fugge verso l’aeroporto, come una Sagrada Famìlia fiorentina vocata all’incompiutezza. Prima di lì c’è tutto il resto. Il Multiplex che minaccioso incombe su via Forlanini, a un metro dalla strada, e i cubi del Polo delle Scienze Sociali sbocciati come funghi atomici. I nuovi bar acchiappa-studenti dove è possibile assaporare splendide insalate che sanno di piatto, e gli appartamenti-caserma in cui la stesa dei panni sul balcone diventa uno spettacolo fuori programma per i frequentanti delle lezioni più soporifere. Tutto addensato, tutto fuori schema. Il gioco dell’affastellamento senza limiti, come a provare non vi sia capacità di carico che non possa essere sopportata in questa città. Forse è questo il segreto esperimento che si sta conducendo a Novoli. Salvo sprofondare, un giorno. Soltanto un reset ci salverà.

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