Ti prego, lasciati mandare al macero

Cari amici, questa è la stroncatura del libro vincitore del Premio Bancarella 2013, pubblicata il 3 agosto dall’Unità. Buona lettura, e se ritenete sia il caso diffondete.

 

Quale significato dobbiamo dare ai premi letterari nell’Italia di oggi? L’interrogativo è attuale più che mai dopo l’assegnazione del Premio Bancarella a “Ti prego lasciati odiare” di Anna Premoli. Un articolo editoriale etichettato come narrativa e pubblicato dalla Newton Compton nella sua ormai consolidata linea di produzione rosa sciocching. Già la confezione è un preannuncio di cosa attende il lettore: un titolo da rivistina d’epoca pre-femminista, una foto con faccina femminile manierata da catalogo della Vestro, e la solita fascetta acchiappa-lettori che ha fatto della casa editrice romana la regina assoluta dell’Era Fascettista. In questo caso, la formula fasciante è particolarmente allusiva: “Se è un caso letterario ci sarà un perché”. E a dire il vero, il perché lo abbiamo trovato. Ma temiamo che sia diverso da quello indicato dall’autrice e dal suo editore fascettista. Questo libro è davvero un caso letterario perché ci dice in maniera inequivocabile quale sia il livello toccato dall’industria editoriale italiana. Premi letterari compresi, che di quell’industria sono ormai stracca appendice.

La storia non merita soverchia attenzione, perché oltre a essere scritta in modo imbarazzante è d’una banalità ai limiti dell’insulto. Il canovaccio è il seguente. Lui e lei sono colleghi di lavoro e avrebbero tutti i motivi per detestarsi, e in effetti si detestano da anni. Lui è il rampollo di una famiglia britannica di sangue blu con tanto di parenti appassionati di caccia, lei figlia d’una famiglia commoner impegnata in ogni possibile causa sociale e per di più vegetariana con qualche punta di veganesimo. Stereotipi della più grossolana fattura, ma fosse solo questo. Fra i due poco a poco scoppia l’amore e vince ogni ostacolo, senza che nell’intreccio venga risparmiato al povero lettore il quasi-naufragio della storia. Tutto come da Manuale del Romanzetto Rosa. Le vicende si svolgono in una Londra della quale viene menzionata soltanto qualche fermata della metropolitana. Avrebbe potuto ugualmente essere Parigi, o Sondrio, o Joppolo Giancaxio. Nessuno avrebbe notato la differenza. Ma ciò che davvero fa di questo prodotto librario un “caso letterario” è lo stile. Al quale, per ammissione dell’autrice allegata alla pagina dei ringraziamenti, ha contribuito Alessandra Penna, celebrata editor della Newton Compton. E questa è davvero una chiamata di correità.

Il libro ha un incipit desolante: “Ce la posso fare, ce la posso fare, ce la devo fare! Ma poi commetto un errore: guardo l’orologio. Oddio, non ce la posso fare…”. Non sembra il blog di una ragazzina di seconda media? È solo l’inizio. L’autrice utilizza delle similitudini imbarazzanti: “aspra come una mora colta molto prematuramente” (pagina 11); “il tono è mutato all’istante ed è diventato freddo come il Polo Nord” (pagina 13); “Lo sguardo che gli rivolgo potrebbe gelare i pinguini del Polo Sud” (pagina 87; e evidentemente l’autrice teneva a rispettare la par condicio fra i due Poli); fino al banalissimo “il tono è tagliente come una lama” (pagina 73). Quest’ultimo passaggio cita un luogo comune fra i più abusati. E su questo piano Premoli è davvero un caso letterario, perché saccheggia la lista delle formule stereotipe lasciandone inutilizzate non più di tre o quattro. Nelle pagine del libro trovate infatti: “bianco come un lenzuolo” (pagina 15); “abbiamo bevuto come spugne” (pagina 18); “non avevo mai fatto male a una mosca” (pagina 24); “si sciolgono come neve al sole” (pagina 31); “puntuale come un orologio svizzero” (pagina 33); “come pesci fuor d’acqua” (pagina 47); “silenzio funereo” (pagina 52); “Mi vergogno come una ladra” (pagina 53); “tesa/o come una corda di violino” (pagine 54 e 71); “ci guardiamo in cagnesco” (pagina 56); “via il dente via il dolore” (pagina 103); “tacco vertiginoso” (pagine 105 e 110); “l’occasione servita su un piatto d’argento” (pagina 118); “Tra le braccia di Morfeo” (pagina 138); “Cosa bolle in pentola” (pagina 160); “dopo aver dormito tutta la notte come un ghiro” (pagina 174); “rossa come un peperone alla griglia” (pagina 229); “c’è del marcio in Danimarca” (pagina 229); “Non mi importa un fico secco” (pagina 242); “religioso silenzio” (pagina 289); “portare acqua al mio mulino” (pagina 290); “noi siamo due elefanti in cristalleria” (pagina 291). Un’altra caratteristica dell’autrice è la refrattarietà al punto di domanda. Ve ne riportiamo solo alcuni esempi, perché i frammenti sono davvero tanti: “E chi può saperlo” (pagina 121); “E io cosa ne so…” (pagina 175); “Cosa c’entra” e “Certo, come no” (entrambi a pagina 235) “Certo, come no” (ripetuto a pagina 241); “a chi vuoi darla a bere” (pagina 259). Ma ciò che davvero fa di “Ti prego lasciati odiare” un caso letterario sono gli strepitosi nonsense. Si parte da pagina 23 con “dopo un anno di lotte di quartiere”, che avrebbe dovuto essere “lotte senza quartiere”. A pagina 98 si legge un tragicomico “per forze di causa maggiore”.  Memorabile il frammento a pagina 224: “Al massimo sono inciampata per sbaglio”. E già, perché di norma s’inciampa di proposito. Soprattutto, a pagina 227 c’è un ossimoro che potrebbe essere studiato nelle scuole d’italianistica: “azzardo prudentemente”.

Non ci fa mancare davvero nulla, Premoli. Non la frase che esprime altissima grazia femminile (“Ecco perché trovarmi improvvisamente cullata come una cosa preziosa mi riduce a una polpetta”, pagina 212), né il refuso che prende la forma dell’agghiacciante errore/orrore d’ortografia (“c’è l’ha”, pagina 286). A pagina 118 c’è un frammento che meglio di tutti esprime la poetica di Premoli: “Paiono passare lunghissimi minuti di silenzio assordante, il che è un controsenso, lo so, ma cosa ci posso fare?”. Ma l’apice si tocca a pagina 163, quando alla protagonista tocca salire in sella a un cavallo dal nome particolare: “è una femmina di nome Luna, e spero che sia davvero l’opposto del pianeta che ricorda”. Dunque secondo Anna Premoli la Luna sarebbe un pianeta. La sua editor, che l’ha invitata a rileggere il libro “soppesando ogni singola parola” (pagina 316) non ci trova nulla da ridire. E i giurati del Bancarella, anziché suggerire all’autrice di tornare alle elementari, la premiano. Questo è fuor d’ogni dubbio un caso letterario. E sarebbe bene che se ne parlasse parecchio.Immagine

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195 Risposte

  1. L’ha ribloggato su prestazionioccasionalie ha commentato:
    Il premio Bancarella di quest’anno.

  2. Hai avuto il coraggio di leggerlo. Massima stima 🙂

  3. Alla faccia dell’editor. Cambi mestiere e non ci rovini la reputazione. ‘azie.

  4. Diciamo che non tutte le case editrici pretendono un buon lavoro (e controllano)…

  5. L’incipit è un palese omaggio a Ezio Greggio!

  6. Dopo il Premio Strega dato al terribile “La solitudine dei numeri primi”, non mi stupisco più di niente.
    Almeno il Premio Bancarella viene assegnato (cito) “[…]a quell’opera che a giudizio dei librai, […], abbia conseguito un chiaro successo di merito e di vendita.” e i meriti saranno quelli che hai detto tu, ma il chiaro successo di vendita è sicuramente dovuto alle stesse ragazzine che si comprano Moccia e la Troisi, e che miglioreranno i gusti col crescere. Spero xD

    • Il problema è che intanto la Premoli si è seriamente convinta d’essere una scrittrice. Già incombe il suo secondo “romanzo”, pronto a uscire in autunno.
      P. S. Mi chiedi amicizia su Facebook al profilo Pippo Russo Bis? Al momento non posso farlo io a causa di un blocco 🙂

  7. Più che il livello degli autori italiani, lo sgradevole episodio segnala il pessimo livello degli editori, dei premi e delle giurie, oltre che dei lettori che compreranno questo prodotto.

    • Proprio così. E’ il panorama intero a essere desolante, nessuna delle parti è immune da colpe.
      Invito anche te a chiedermi amicizia sul profilo Pippo Russo Bis, dato che ho un blocco temporaneo e dunque non posso farlo io 😉

  8. Molto interessante! Non avevo seguito il Premio, ma questa vicenda mi fa pensare che persino io potrei aspirare a scrivere presto un bel romanzetto… 😉

  9. Evidentemente il romanzo meritava il premio “Roba da bancarella”.

  10. In effetti quel titolo…..comunque, tempo fa scrissi alla Newton Compton perche’ avevo trovato piu’ di un refuso in un paio di libri (a un certo punto non li segnavo nemmeno piu’) – va bene versioni economiche ma non mi pare il caso di esagerare – per non parlare poi delle traduzioni dei gialli…ora io non lavoro in editoria e non voglio insegnare il mestiere a nessuno ma da anglista e appassionato lettore e da persona attenta ai dettagli mi aspetto una cura maggiore

    • E ti hanno risposto?
      Estendo anche a te l’invito a chiedermi amicizia al profilo Pippo Russo Bis, dato che al momento io non posso farlo a causa di un blocco 🙂

  11. Ma che sia nipote del Premoli di nomenclatrice memoria e abbia saccheggiato le minute del nonno?

  12. Sarebbe da indagare… 😉
    Mi chiederesti amicizia al profilo Pippo Russo Bis?
    Io al momento non posso farlo a causa di un blocco.

  13. Gran bella recensione! E’ così puntigliosa, lucida e perfida che da sola vale un corso accelerato di scrittura creativa. Mi auguro (ma non ci spero) che l’autrice la apprezzi e prima di scrivere qualcos’altro decida di tornare a scuola per completare la propria istruzione. Complimenti a chi e’ riuscito ad arrivare all’ultima pagina. Io non ce l’ho fatta.

    • Cara Lisa, ormai ho allenato una dimestichezza per la spazzatura letteraria tale da permettermi pure d’arrivare all’ultima pagina dei libri di Moccia … 🙂

  14. Tutto questo è davvero imbarazzante, non tanto per la Newton Compton, che ha raggiunto lo scopo di vendere tanti libri e se ne frega, ma per gli altri autori. Gli altri della Newton Compton (qualcuno in grazia di Dio ci sarà, no?), tanto per iniziare, ma non solo loro, perché purtroppo la Premoli vanta di essere un’autrice proveniente dal self-publishing che ce l’ha fatta (!), gettando così fango su molti autori indipendenti che, se non altro, dimostrano di armeggiare in maniera decente la lingua italiana.
    Normale che poi un lettore con una cultura minima pensi: se questo è il meglio del self-publishing, chissà come sono gli altri?
    E poi come sempre pone una riflessione sui lettori, ma qui è meglio lasciar correre, perché è come sparare sulla Croce Rossa (e perdonatemi il cliché).

    Carla Monticelli

    • Purtroppo il danno c’è. Basta un libro così (per di più premiato) per screditare anche tutti coloro che fanno cose di qualità attraverso il self publishing…

  15. a paragone, Delly e Liala avrebbero meritato il Nobel!

    • Giganti della letteratura, al confronto!
      Invito anche te a mandarmi una richiesta d’amicizia al profilo Pippo Russo Bis, perché al momento io non posso farlo 🙂

  16. Postato sul gruppo Fb di cui faccio parte, l’amicizia l’ho già richiesta 😉

  17. Che tristezza… da appartenente alla categoria degli eterni “autori esordienti” non posso che sentirmi defraudato da una pubblicazione di questa caratura. Quello che Anna Persson dice poco sopra è purtroppo vero, premiare libri di questo livello vuol dire gettare un’ombra su tutti gli autori indipendenti, anche quelli bravi che nell’ombra non meriterebbero di stare.
    Grazie Sig. Russo d’averlo letto per noi.
    Mi piacerebbe pubblicare la sua recensione nel mio blog, con le giuste citazioni naturalmente.
    Un saluto
    Michel Franzoso

  18. che Newton non sappia mai cosa fa Compton! sennò li prenderebbe a torsoli di mela (giusto per restare nell’abusato immaginario terra terra a cui si abbeverano certi autoruncoli che manco in harmony, che là sono più seri…)

    • Uno squallore assoluto…
      Chiedo pure a te d’inviarmi richiesta d’amicizia su Facebook al profilo Pippo Russo Bis, io al momento sono impossibilitato… 🙂

    • Continuo a sentir citare Harmony come unità di misura della letteratura terra terra e vorrei fare alcune precisazioni. Sono romanzi facili, leggeri, che hanno poco da spartire con la letteratura alta, ma a scriverli sono professionisti, talvolta anche autori di spessore che firmano con pseudonimi. Sono letteratura popolare ma di qualità, ambientati per lo più nel secolo del romanticismo. Le storie sono sostenute da ricerche abbastanza minuziose e lo stile e’ (o almeno lo era fino a qualche anno fa) impeccabile perché le traduzioni si avvalgono anch’esse di professionisti. Io leggo per passione e per mestiere e assicuro che molta robaccia in edizione di lusso impilata sugli scaffali delle librerie non verrebbe mai pubblicata nella collezione Harmony

  19. A parte tutte le osservazioni sul cattivo gusto e sulla lista di banalità e luoghi comuni (mi viene quasi il dubbio che siano stati inseriti per battere qualche record) sulle quali (osservazioni) concordo, possiamo considerare “c’è l’ha” un refuso? Questo non si chiama refuso al paese mio, ma analfabetismo. Sempre più mi convinco che pubblicare in Italia stia diventando disdicevole per un vero scrittore.

  20. io ho scritto un libro: “Chiamatemi Strega” (15 racconti sulle donne). Ho fatto tutto da me, senza senza casa editrice. Solo distribuzione online su ilmiolibro.it. Se fa schifo me ne assumo ogni responsabilità. Non ho vinto premi, ma per ora…. piace abbastanza. Sono contenta così. 🙂 firmato: una blogger femminista senza premi

    • E allora vado a cercare il tuo libro e me lo leggo serenamente… 🙂
      Mi sono iscritto al tuo blog, ci si riscrive… 😉

    • Ciao Pippo…. non comprare il mio libro (ci guadagnerei ben 30 centesimi!) .Se mi dai pvt un recapito te lo spedisco. Poi se fa schifo, pazienza. Del resto, sono una strega in cammino 🙂

  21. E’ un prodotto, questo della Premoli, che avrebbe trovato una più opportuna, felice e soprattutto curata collocazione editoriale in una delle collezioni Harmony. Tuttavia è difficile stroncare il gusto di chi ancora spende per acquistare libri. La speranza è che gli incassi della letteratura di consumo, servano a finanziare quella qualità che purtroppo il mercato delle vendite non sempre premia.

    • Purtroppo le cose stanno andando in modo diverso. Il pubblico legge poco orientandosi sulla spazzatura, e i proventi vanno a finanziare della spazzatura peggiore,
      Sei già mio amico su Facebook al profilo Pippo Russo Bis?

  22. […] Nel blog cercandoblivia.wordpress.com troverete un succoso articolo a riguardo scritto da Pippo Russo che riassume un po’ il mio pensiero a seguito della lettura di questo caso letterario. Ecco il link: https://cercandoblivia.wordpress.com/2013/08/05/ti-prego-lasciati-mandare-al-macero-3/ […]

  23. Intanto complimenti per il coraggio all’autore dell’articolo, e poi complimenti per l’ottima recensione (si dice così anche di una stroncatura vero? ^__^) Io ho un amico che sta scrivendo un blog romanzo a puntate qui su WordPress, e stiamo convincendolo a pubblicarlo una volta finito. Lui dice che non ne è all’altezza, ma sono sicura che sarebbe un milione di volte meglio… e ora vado a leggermi la puntata pubblicata questa settimana, che sono un po’ in ritardo ^__^
    PS il blog romanzo si intitola “Fare fuori la Medusa”, se volete darci un’occhiata cercate Farefuorilamedusa tutto attaccato.

  24. L’ha ribloggato su CALLIOPE IN PIGIAMAe ha commentato:
    Vale la pena di leggerlo

  25. che bello leggere quello che tanti pensano ma quasi nessuno scrive! per me il bancarella non era già più un premio rispettabile da quando è finito tra le braccia di uno che scrive “il monaco penetrò nel dormitorio” (per andare a dormire come tutte le altre sere, non è un monaco-ninja), “il palafreno scivolò lungo l’erta” e centinaia di simili amenità, pagina dopo pagina, dall’inizio alla fine. se una si guadagna più o meno da vivere scrivendo e osa dire che un autore è vergognoso si sente accusare di rosicamenti vari, quasi che se uno vende ed è in classifica non è criticabile perchè si offenderebbero i tanti lettori che sganciano per acquistare i suoi capolavori. Ma ci sono anche lettori di bocca buonissima che gli svarioni li notano solo dopo che glieli leggi davanti/glieli spieghi – e molti di loro ti rispondono che la storia è così appassionante che anche se è scritta da schifo va bene lo stesso…

    • Viviamo un’epoca in cui a penosi scribacchini viene fatto credere d’essere fenomeni. E questi sono i risultati.
      Invito anche te a chiedermi amicizia su Facebook al profilo Pippo Russo Bis, che io al momento non posso farlo causa blocco 🙂

  26. Io ho pubblicato per conto mio alcuni romanzi in ebook, tra i quali due rosa che non mi faccio problema a definire “Harmony” per via dello stile (sì, proprio romanzetti rosa non erotici, forse anche stereotipati che aspirano a ricevere commenti del tipo “libro carino per passare qualche ora con una classica storia d’amore”), ma ho scritto anche un romanzo in costume molto diverso: s’intitola “L’inquisitore di Lagoscuro”, è ambientato nel Medioevo ed è ispirato ai romanzi della Radcliffe e di Rafael Sabatini, anche come stile di scrittura.
    Se sono riuscita nell’impresa non lo so, io spero di aver centrato il bersaglio anche in minima parte: chi l’ha letto lo ha commentato bene, io sono contenta del mio romanzo ma naturalmente voglio tanti pareri di lettori! Se tu vuoi dargli un’occhiata, posso mandartelo via FB su messaggio privato, altrimenti su Amazon o Kobo trovi l’anteprima gratis con due interi capitoli: come ho detto sono indie ma penso di aver fatto un lavoro decente, e qualunque sia il suo valore posso dire che è tutto farina del mio sacco, dalla scrittura alla correzione, dall’editing alla copertina.
    Il nome con cui scrivo è Laura Caterina Benedetti.

  27. Gentile Pippo Russo,
    le faccio i miei complimenti per la sua accurata recensione. Ho notato che, sebbene la responsabilità di quanto e come scritto sia dell’autrice, lei ha imputato una responsabilità maggiore alla casa editrice e all’editor del romanzo. L’ho molto apprezzato, perché è proprio nella selezione e nella correzione dei testi che purtroppo non avviene quel blocco che sta svilendo l’editoria italiana.
    L’autrice ha messo su carta un suo sogno. Come tutti gli autori lo avrà considerato un’opera di valore, perché personale, compiuta, realizzata. Il problema è che la casa editrice, l’editor e da ultimo una giuria importante, le hanno fatto credere che così era. Senza bloccarla o senza aiutarla a far sì che il suo testo fosse realmente degno di un premio.
    Allora mi domando… In molti amiamo scrivere. Spesso partiamo dall’auto-pubblicazione o da piccolissime case editrici. Facciamo una gavetta lunghissima, ripetendoci ogni giorno che tanta strada abbiamo fatto e tanta ne dobbiamo fare. Promuoviamo ogni giorno i nostri romanzi, ben sapendo che non sono da premio strega o da premio bancarella, perché dobbiamo prima di tutto continuare la nostra strada e migliorarci di continuo prima di ambire al passaggio da “emergenti” all’agognato appellativo di “scrittori”. Casi come questo abbattono non poco, perché all’arrivo ci sono dei libri carta-straccia, quando in giro ci sono testi di emergenti che meriterebbero pubblicazioni di pregio, ma rimangono sottotraccia per lunghissimo tempo, talvolta all’infinito.
    Stroncature come la sua aiutano a pensare che c’è chi ancora pretende la qualità dai premi letterali.
    La saluto e la ringrazio per questo.
    Immagino non avrà molto tempo da dedicarmi, ma se mai volesse, mi piacerebbe inviarle il mio romanzo, edito da una piccola casa editrice nata da poco. So di essere un autore alle prime armi, ma una capacità di critica come la sua varrebbe più di mille premi bancarella ed elogi, perché oggettiva, veritiera e per questo fonte di crescita.
    Le posto intanto qui il link con la trama:
    http://www.edizionidrawup.it/22-selvaggia-9788898017034.html

    Cordiali saluti.
    Giovanni.

    • Proprio così, caro Giovanni: alla fine l’autrice è la meno colpevole. Il suo libro avrebbe dovuto rimanere un’esperienza privata e nulla più. Invece la casa editrice, l’organizzazione del premio, e i lettori che non ci hanno trovato nulla da ridire né ridere sono i veri autori del danno.
      Non so se stroncature come questa possano aiutare. Spero solo che rendano nota l’esistenza di persone che non si piegano alla cialtroneria editoriale imperante in questo paese.
      Se ti va puoi inviarmi il tuo romanzo in formato elettronico all’indirizzo asterischi2004@yahoo.it
      Un caro saluto 🙂

  28. Epperò dopo questa recensione vien quasi voglia di leggerlo 😀
    Il mercato letterario ha smesso di stupirmi, mi consolo pensando a ciò che di buono ancora c‘è.
    E poi mi faccio due risate leggendo i pareri dei lettori 🙂

    • Eh si, le stroncature incuriosiscono e spingono le vendite molto più di quanto non facciano gli elogi. E’ così che un diario adolescenziale diventa un best seller. Però vanno fatte per il rispetto che si deve a coloro che non solo sanno scrivere ma hanno anche qualcosa da dire che meriti di essere letto. Purtroppo in questo desolante Paese la circolazione delle idee e’ più scarsa di quella del denaro e a troppi va bene così.

  29. Continuo a sentir citare Harmony come unità di misura della letteratura terra terra e vorrei fare alcune precisazioni. Sono romanzi facili, leggeri, che hanno poco da spartire con la letteratura alta, ma a scriverli sono professionisti, talvolta anche autori di spessore che firmano con pseudonimi. Sono letteratura popolare ma di qualità, ambientati per lo più nel secolo del romanticismo. Le storie sono sostenute da ricerche abbastanza minuziose e lo stile e’ (o almeno lo era fino a qualche anno fa) impeccabile perché le traduzioni si avvalgono anch’esse di professionisti. Io leggo per passione e per mestiere e assicuro che molta robaccia in edizione di lusso impilata sugli scaffali delle librerie non verrebbe mai pubblicata nella collezione Harmony

    • Totalmente d’accordo con ciò che hai scritto. La letteratura popolare, o “leggera” che dir si voglia, non è di per sé un fenomeno di bassa qualità. Può incontrare o meno i gusti personali, ma ciò non toglie che richieda professionalità pari a quella richiesta per la letteratura più “impegnata” o per la saggistica. Sempre che s’intenda farla bene, ovviamente. Perché a far la differenza è il lavoro fatto “come si deve”. E nel caso del libro della Premoli a far schifo è il prodotto, non il genere in cui esso è incasellato…

    • Caro collega, possiamo tenerci in contatto? Il mio nome FB e’ Adele Marini.

    • Con piacere!
      Chiedimi amicizia al profilo Pippo Russo Bis, io non posso farlo a causa d’un blocco momentaneo… 🙂

  30. […] C’è una polemica accesa in questi giorni sul web per il premio Bancarella assegnato al libro “Ti prego lasciati odiare”,  di Anna Premoli. […]

  31. Tempo fa comprai una versione de “I promessi sposi” della Newton & Compton nella versione con la copertina bianca (la peggiore, da questa mia esperienza). La punteggiatura era piuttosto… fantasiosa, del tipo ” – Ci penserò io, – rispose, brontolando, don Abbondio, sicuro; io ci penserò (…) ” in luogo di ” rispose, brontolando, don Abbondio “. Al di là della più o meno differenza tra virgolette e trattini che, credo sia piuttosto esigua, non si può ritornare al discorso diretto cin una virgola invece del trattino/virgolette, non mi fai capire niente! Insomma, fu una faticaccia leggere e, infatti, comprai un’altra versione del romanzo su una bancarella (quella vera) e l’obbrobbio della Newton .

    • (Scusate, scrivo con un tablet “biricchino”)
      Dicevo. E la versione della Newton & Compton è andata distrutta in uno spettacolo (sono un attore) in cui dei simboli della non-cultura (un teppistello, un mercante d’armi con tanto di amante arrampicatrice “monetaria”, una ragazza dedita al cellulare a allo shopping e un babbo Natale per scrocco) distruggono il rifuggio di una ex insegnte, diventata barbona per scelta, e le strappano tutti i libri. Fu una goduria per me romperlo.
      Ritornando al discorso, nel mio caso non era una questione di autore (ho sentito dire che questo Manzoni Alessandro non fosse niente male – mi pare sia morto, poverello) ma solo una questione di editoria. Che diamine, bastava fare copia-incolla! Ci avranno messo di più a “scorreggerlo”. Dai, I promessi sposi! Non puoi sbagliarli, dopo la Divina Commedia è il nostro libro nazionale. Un po’ di decenza!

    • (Riscusatemi, non avevo visto l’omissione della frase giusta di don Abbondio…maledetto tablet!)
      … in luogo di : rispose, brontolando, don Abbondio:

  32. «Ci penserò io,» rispose, brontolando, don Abbondio: «sicuro; io ci penserò, io ci ho da pensare.»

  33. L’equivalente letterario di Allevi?

    • Allevi? Direi piuttosto Leone Di Lernia!
      Che ne diresti di chiedermi amicizia su Facebook al profilo Pippo Russo Bis? Io non posso a causa di un blocco momentaneo.

  34. Reblogged this on Mediacodex and commented:
    Scrivi qui i tuoi pensieri… (opzionale)

  35. quasi peggio di “la mano sinistra di Dio”, aspetta, ma è la stessa casa editrice!!!

    • Guarda un po’ i casi della vita! 😉
      Chiedo anche a te di inviarmi richiesta d’amicizia al profilo Facebook Pippo Russo Bis, io al momento non posso farlo.

  36. da vergognarsi d’esser femmina.

    • Vabbe’, non esageriamo…
      Premoli scrive male non perché è femmina, ma perché è scarsa.
      Mi chiederesti anche tu amicizia al profilo Pippo Russo Bis su facebook?

  37. L’analisi stilistica è agghiacciante come un camino raffreddato in secoli di disuso… Grazie per il piccolo vademecum anticommerciale 🙂

  38. Anche per un celebrato Strega di qualche anno si poteva scrivere qualcosa del genere. Da ragazzo avevo una posizione ideologica eccessiva: niente romanzi di autori contemporanei. Ovviamente una follia, consederando che allora era ancora vivo Calvino, per dirne uno. Oggi più laicamente mi capita di farmi convincere da recensioni accattivanti e poi rimpiango di aver dismesso la mia chiusura giovanile. Invece scrittori anche di successo sono di una pochezza imbarazzante e mostrano chiaramente di non aver letto quasi nulla nella vita, certo non i grandi classici. Senza ispirazione, senza uno stile contribuiscono solo all’abbattimento di innocenti alberi da carta. Trovano una rete di complicità misteriose che li fa arrivare semmai anche a premi prestigiosi e sottraggono lettori volenterosi a più gratificanti letture. La rete poi contribuisce a questo scempio attraverso recensioni pilotate. Ognuno di noi ha almeno un amico che si crede scrittore: diciamogli di smettere, anche per il suo bene!

    • Caro Leone, siamo in perfetta sintonia. Bisognerebbe fare un’opera di dissuasione di massa dalla scrittura. O, per essere più precisi, dalla scrittura con ambizioni di pubblicazione.
      Penso che ti piacerebbe molto leggere il mio ultimo libro, “L’importo della ferita e altre storie”, Edizioni Clichy. Cerca informazioni sul web e capirai perché.
      Mi chiederesti amicizia su Facebook al profilo Pippo Russo Bis? Io non posso farlo a causa di un blocco temporaneo.

  39. Spero sia stato stampato su carta riciclata, almeno 🙂

  40. non ho letto tutti i commenti, ne ho letti molti.
    L’autrice ignorantella ed ingenuotta è la minor responsabile -purché cambi mestiere-;
    la casa editrice commette un danno molto grave: affida al pubblico -di cui una parte non ha i mezzi culturali per saper valutare- un cattivissimo prodotto;
    il premio, la sua giuria, ha una responsabilità ancora maggiore: a quel cattivissimo prodotto assegnano un valore alto, tanto che per il solo fatto di essere premiato e conseguentemente pubblicizzato sarà venduto di più, sarà acquistato anche da giovani, fra i quali alcuni -forse i più?- crederanno di leggere qualcosa di buono e in buon italiano.
    Tutto questo è molto triste.
    Da adolescente il mio libraio mi fece conoscere ed innamorare di Calvino.
    Non posso pensare che i miei studenti leggano Moccia o questa signorina.
    Quanto alla letteratura rosa*, Harmony in primis, era ben scritta e sensata -ottimo a proposito un commento precedente- e poteva essere un buon incentivo per poter iniziare alla lettura ragazze non ancora abituate a leggere o un sano passatempo per chi non avesse voluto affrontare temi “pesanti”.
    *rosa perché scritta da donne o perché letta da donne? La Newton Compton pubblica con orrida ed insensata copertina a solo 0’90 euro un bel saggio sul romanzo e le donne, scritto da Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”. La traduzione ha qualche caduta.

  41. Un “bravo” a Leonardo e a tutti i lettori che segnalano refusi e passaggi oscuri (dietro cui si cela spesso un vero e proprio errore di traduzione più che di stile). Magari certe case editrici iniziassero a capire che devono migliorare la qualità dei propri prodotti (e quindi rivolgersi a collaboratori migliori)…

  42. […] La fine del mondo è già cominciata. Dal Premio Bancarella. Ne sono certa, ho letto questa recensione di Pippo Russo. […]

  43. Su Gioia di questa settimana: tre consigli della premoli per chi vuole pubblicare… 1. fondamentale un titolo accattivante 2. OCCHIO AI REFUSI, I LETTORI LI TROVANO (no, ma veramente, che coraggio…) 3. all’inizio non fissare un prezzo troppo elevato: al massimo 1,99 euro.

  44. Scusate, dopo aver letto questo libro vorrei iscrivermi anch’io al Club dei Rosiconi. È sufficiente chiedere l’amicizia a Pippo Russo Bis o è un requisito aver pubblicato un saggio autocelebrativo che non interessa a nessuno? Grazie a chi sarà così gentile da rispondermi.

    • No trollone, basta avere una discreta ulcera gastrica: a forza di rosicare viene da sé. E noi rosiconi l’abbiamo. Se hai l’ulcera, sei dei nostri.

    • Non ne ha di sua. E’ ulcera per procura 🙂

    • Caro Trollone, che tu abbia letto il libro della Pérmali è fuor di dubbio: sei stato persino contagiato dalla bile dell’autrice.
      Quanto alla tessera del Club dei Rosiconi, te la concederei pure se non fosse che prima devi riconsegnarne un paio di quelle che tieni in tasca. Per esempio, la tessera del Club di Quelli che non Mandano il Cervello all’Ammasso perché non Trovano né l’Ammasso né il Cervello. O la tessera del Club di Quelli che Vorrebbero Prendere un Neurone in Affitto ma non Riescono a Pagare la Caparra. Ripassa quando avrai regolarizzato la situazione. Sempre che nel frattempo la bile per procura non ti abbia strozzato.

  45. […] premi letterari, industria editoriale e impiego di energie – che nel suo blog, raccontando della stroncatura di Pippo Russo al Premio Bancarella 2013, asserisce che «è importante collaborare, avere nuove idee, portare avanti le proprie e […]

  46. L’ha ribloggato su favole e nuvolee ha commentato:
    Ti prego, lasciati mandare al macero
    Pubblicato il agosto 5, 2013 su https://cercandoblivia.wordpress.com/2013/08/05/ti-prego-lasciati-mandare-al-macero-3/
    Cari amici, questa è la stroncatura del libro vincitore del Premio Bancarella 2013, pubblicata il 3 agosto dall’Unità.
    Buona lettura, e se ritenete sia il caso diffondete.

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