Fabio Volo ama le donne (Da “L’importo della ferita e altre storie”, Edizioni Clichy)

Cari amici, oggi pubblico un paragrafo del capitolo dedicato a Fabio Volo. Esso è tratto dal mio ultimo libro “L’importo della ferita e altre storie”, in libreria dallo scorso 26 giugno. Buona lettura.

Legenda: EFDP = Esco a fare due passi; UVTA = E’ una vita che ti aspetto; UPNM = Un posto nel mondo; IGP = Il giorno in più; ITCV = Il tempo che vorrei; LPLM = Le prime luci del mattino.

I personaggi principali dei libri di Fabio Volo, facendo parte di una Linea del Bimbominkia Seriale, sono ribattezzati Bimbominkia Fabio 1, 2, 3, 4 e 5, seguendo la linea progressiva di pubblicazione dei cosiddetti romanzi. Il sesto libro (LPLM) ha come protagonista una donna, dunque ribattezzata Bimbaminkia Fabia 1.

Infine, altra categoria dei libri di Fabio Volo è quella dell’amicoglione, l’amico coglione, quello che rivaleggia allo spasimo col Bimbominkia di turno nella gara a “Chi vuol esser lobotimizzato?”.

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Chi di voi non ha mai avuto a che fare con una voletta non può

sapere quale zelo integralista animi questo tipo sociale. Ciascuna
crede d’essere in missione per conto di Illo, e di doverne salvaguardare
il sacro onore contro quello che viene visto come il nuovo culturame.
Dell’adorato Divo difendono coi denti ogni riga, sbandierata
come espressione della «vita vera» e delle «persone in carne e ossa».
E intestino, aggiungo. Prese una a una sembrano persone normali,
ma guai a sollevare eccezioni sulle virtù letterarie del Divo; perché
in quel caso cavano una vena mannara talmente feroce da sfiorare lo
sbranamento dell’interlocutore.
A me capitò d’affrontare lo scatenamento di una voletta nella
primavera del 2012, su Facebook. Postai un commento in cui davo
un giudizio sui libri del diciamo-così-scrittore – e quale fosse il tenore
di quel giudizio dovrebbe esservi abbastanza chiaro, a questo
punto. Fra i tanti commenti, quasi tutti in linea con la mia opinione,
giunse quello di Eleonora. Una ragazza di Massa con la quale fin
lì i rapporti tramite social network erano stati abbastanza cordiali.
Invece quel pomeriggio il confronto si fece subito rovente, tanto
più perché anche gli altri partecipanti alla discussione presero a contraddirla
sottolineando la pessima qualità dei libri voleschi. A quel
punto la povera voletta sbottò, scaraventando sui partecipanti alla
discussione un’invettiva degna di passare alla storia:
«BRANCO D’INTELLETTUALI!!!!!».
Proprio così. Col medesimo disprezzo che avrebbe usato se avesse
detto: «BRANCO DI PEDOFILI!!!!!».
Superfluo aggiungere che pochi giorni dopo Eleonora mi eliminò
dalla lista dei contatti, pace all’anima sua.
Il fatto è che le donne medie e mediane amano Fabio Volo perché

Fabio Volo ama le donne (specie quelle medie e mediane). O meglio,
si premura in modo maniacale di far passare quest’idea, agitando una
propaganda di se stesso come «uomo che fa eccezione». E tale eccezione
consisterebbe in una capacità di comprendere il mondo femminile
e d’entrare in sintonia con esso ch’è merce rara tra i bipedi di
sesso maschile. Il bello è che l’operazione centra il bersaglio, perché
le volette d’ogni età sono sinceramente convinte del fatto che il diciamo-
così-scrittore porti dentro questa particolare sensibilità. E se il
bersaglio viene centrato non è tanto perché l’autore paraculeggi spudoratamente
toccando le corde più scontate della femminilità media
e mediana, ma soprattutto perché alle volette basta sentirsi dire quelle
poche e scontate cose che vogliono sentirsi dire. E pazienza se quella
soave voce venga pesantemente e abbondantemente contraddetta in
altri passaggi dei libri, dai quali emergono le visioni più maschiliste e
troglodite che si possa alimentare sull’universo femminile: è sufficiente
una rosa a coprire un concerto di scoregge.
Per capire bene il meccanismo paraculeggiante che porta a un
coro di sospiri, e a esclamazioni come «ma quanto è sensibile e tenero
quest’uomo qui!», bisogna menzionare le rose. Ma per capire
quanto siano accecate le volette, è bene alternare ciascuna rosa con
una scoreggia. Così sarà evidente quanto triste sia la vita delle volette.
Non perché amino Fabio Volo (affari loro), ma perché nemmeno
son capaci d’accorgersi di quale pochezza vi sia nella loro capacità
di valutare un testo.
La prima rosa viene da alcuni passaggi iniziali di UPNM, il libro
in cui le tecniche di paraculeggiamento vengono affinate in modo
più deciso rispetto ai precedenti. E così nelle prime battute del romanzo,
a pagina 12, si parla in questo modo della donna amata da
Bimbominkia Fabio 3:

Francesca è la donna che amo. È un arcipelago. Un insieme di meravigliose
isole che io, navigando nelle loro acque, visito in tutte le loro
delicate forme. (…) Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia.
Territori che conosco non essendoci mai stato. (…) Lo so: sono
sdolcinato, stucchevole e patetico, ma non posso farci niente.

Con un solo frammento ecco toccato l’apice del paraculeggiamento:
immagini patinate, poesia d’accatto, il richiamo alla Terra
Madre, e persino quel riconoscimento d’essere sdolcinato senza
mostrarne vergogna. Torna in mente il vecchio spot dell’olio motore.

Con l’uomo dai tratti asiatico-orientali che giunge in slitta

dal meccanico per cercare quella specifica latta, e leggendo questo
frammento volesco esclamerebbe: «PA-RA-CUH!». Fra l’altro, apro
un inciso per segnalare che molte pagine più avanti (esattamente
alle 212-3) nello stesso romanzo la sventurata Francesca (unitamente
alla figlia nata dal rapporto fra i due, Alice) viene definita mare:

Penso a Francesca e penso ad Alice, e mi sento un pezzo di terra tra
due mari.

Ma come, non s’era detto che Francesca era «un insieme di meravigliose
isole» fra le cui acque lui si muoveva? Osservazioni troppo
minuziose, sia per il diciamo-così-scrittore che per le sue volette
schienate e private di fiato dall’immagine dell’arcipelago. Meglio
controbattere con una scoreggia, che si trova a pagina 26 di EFDP:

Per adesso, con le donne mi sento sempre come se fossi a Gardaland:
non ci puoi vivere a lungo o costruirci una casa, però puoi passarci un
bel week-end, ma soprattutto non ci vai mai due giorni di fila.

Quante donne non si sentirebbero orgogliose d’essere equiparate
a un parco-divertimenti, da visitare solo nel weekend e per non più
di un giorno? Ma torniamo al nostro Bimbominkia Fabio 3 e alle
prime pagine di UPNM. Lì l’autore e i suoi addetti al pink marketing
piazzano una trovata semplicemente stomachevole, tanto è
smaccato l’obiettivo di far squittire le lettrici:

Quando penso che il corpo di una donna ha la capacità di generare
un altro corpo umano mi sento così piccolo. Lei mangia e il suo corpo
come un laboratorio crea una persona. Come si chiama questo miracolo?
Ah… donne (p. 13)

Gli piace vincere facile, vero? Ma come la mettiamo col frammento-
scoreggia che arriva solo tre pagine dopo?

Praticamente sto avendo una bambina con la mia ex. C’è chi dice
che non bisogna tornare con gli ex perché la minestra riscaldata non è
buona… Beh, non hanno mai assaggiato Francesca. A parte il fatto che
a me il cibo riscaldato piace da matti. La pasta al forno, la polenta, il
minestrone, perfino la pizza… sarà questione di gusti.

A tutte le minestre riscaldate e pizze fredde sarà capitato d’andare
in brodo leggendo quest’altro frammento di UPNM, a pagina 41:

Forse una delle fortune più grandi di essere uomini è che si possono
desiderare, pensare e amare le donne. Vuoi mettere la differenza?

Che fortuna, avere la possibilità di amare le donne! A patto che

siano quelle giuste, però. E cosa fa, di una donna, una donna giusta?
Il carattere? I valori? Il fascino? No. Diciamo che bisogna guardare a
doti più pratiche, come si evince a pagina 96 di UVTA:

La ragazza di cui non mi ricordo il nome era molto brillante e divertente,
senza tante stupide falsità comportamentali. Per fortuna non
era di quelle fighe di legno che a volte, accarezzandogli le gambe dal
basso verso l’alto, pensi che non si siano fatte la ceretta e invece quelle
che senti sono schegge.

Sento l’obiezione della voletta di turno: «Ma cosa vuoi che sia se
una volta gli scappa di scrivere figa di legno?». Quasi mi spiace controbatterle
che la stessa etichetta viene usata a pagina 42 si EFDP:

Con Alessia ho provato i sentimenti più forti, nel bene e nel male.
Ma tante altre volte ho sentito qualcosa per una donna. Tranne per le
fighe di legno.

E comunque, le volette sappiano che i dettagli fisici sono importanti.
Altro che baci e stop! Guai a quelle che hanno avuto
in sorte d’essere scarsamente pettorute, per esempio. Rischiano
d’essere fatte oggetto di facilissime ironie. Come avviene a pagina
7 di UPNM:

Un’altra cosa che mi ricordo di Marina è che quando si erano baciati
la prima volta Federico mi aveva detto:
«Ha le tette talmente piccole che mentre la baciavo e ho iniziato a
toccargliele mi ha spostato la mano».
«Perché si vergognava e non voleva fartele toccare?»
«No, al contrario, sono così piccole che non capivo bene dove fossero,
allora lei mi spostava la mano sul punto giusto».

Torniamo alle rose. Nel paragrafo precedente avevo dato conto
dell’ansia del diciamo-così-scrittore nell’accreditarsi – tramite i suoi
personaggi, va da sé – come «maschio attendo al piacere femminile».
A seguire c’è un frammento (pagina 150 di IGP) in cui il paraculeggiamento
su questo versante viene radicalizzato:

Sarà che sono un baciatore, per cui mi emoziono sempre quando
mi capita. Mi piace un sacco baciare. Sono rimasto quel ragazzino
di quindici anni che ero. Non ho mai smesso di baciare, nemmeno da
grande. Mi piace baciare prima di fare l’amore, durante e anche dopo.
Sono uno di quegli uomini ai quali piace baciare anche dopo aver fatto
l’amore. Addirittura mi piace senza che per forza sia un preliminare
al sesso.

Immagino il deliquio delle volette: «Ma che animo tenero! Finalmente
un uomo che non ha il chiodo fisso e s’accontenta delle
romanticherie!». Già. Soprattutto, un uomo capace di esprimere
frammenti come quello che si trova a pagina 55 di UVTA:

Luca era pieno di donne. Mi chiedevo come facesse a gestirle tutte.
Non l’ho mai visto due sere consecutive con la stessa ragazza. Quando
lo incontravo con una, sapevo che poi non si sarebbe ripresentato con
lei per almeno una settimana. Aveva il giro. Capitava anche di vederlo
certe sere con dei cessi veri. Quando beveva, ad esempio, riusciva a rimorchiare
delle donne talmente brutte che, se ne avessero parlato in una
puntata di «Quark», nessuno si sarebbe stupito. Poi la mattina faceva lo
spiritoso: «Era bella dentro… dentro un cassonetto! Ah ah ah!»
In quel periodo aveva appena smesso di uscire con una sposata. Si
sentivano tutte le mattine mentre lei andava a lavorare e tutte le sere
quando lei portava fuori il cane. Con la scusa del cane veramente a
volte riuscivano anche a stare un po’ insieme. Lui parcheggiava vicino
alla casa di lei. E mentre il cane si faceva i fatti suoi, loro… anche. I loro
incontri erano legati all’intestino del cane. A volte si baciavano, a volte
riuscivano anche a fare l’amore e a volte, se passavi, da fuori vedevi solo
lui. Chissà se poi lei dava al marito il bacio della buona notte.

Ecco una rosa dispensata sul tema del lavoro femminile sfruttato
e non adeguatamente riconosciuto. Si trova a pagina 104 di UPNM:

L’articolo me lo aveva finito Cristina, una ragazza che lavorava con
me. È bravissima e meriterebbe di più ma, come tutte le donne che lavorano,
per essere considerate anche solo brave come un collega maschio
devono esserlo di più. A pari merito vince l’uomo. Purtroppo.

Che fosse un tipo tosto lo si capiva subito. Caratterino niente male.
Ma era interessante anche per questo. Diciamo che era una che, quando
c’era da discutere, tirava fuori i coglioni. Le altre, invece, di solito
tiravano fuori i miei. Non che mi desse fastidio, per carità, era per dire.

Sono diversi i frammenti in cui il diciamo-così-scrittore si dedica
al dramma delle donne ingabbiate dentro una vita matrimoniale
frustrante, ma incapaci d’andarsene via per senso della famiglia o
amore dei figli. A pagina 56 di UVTA si parla ancora della donna
che trombava con Luca, amico di Bimbominkia Fabio 2:

Lei aveva un bambino, ed era l’unico motivo per cui stava ancora
con il marito. Quel bambino era diventato il lucchetto della sua prigione.
Chissà se una mamma può provare un sentimento negativo verso il
proprio figlio. O se è impossibile.

La stessa solfa si trova in un lungo dialogo alle pagine 42-4 di
IGP, in cui Bimbominkia Fabio 4 parla con l’amica del cuore Silvia
dei problemi matrimoniali di quest’ultima:

«Lui dice che invece mi ama ancora e che è normale avere una crisi.
Prima mi sminuisce e mi critica su tutto e poi mi dice che mi ama. Da
un estremo all’altro».
«Quando ti critica e ti sminuisce lo fa perché, essendo piccolo lui, ha
bisogno di rendere piccoli gli altri».
«L’altro giorno si è anche avvicinato per baciarmi e io l’ho spinto
via, dicendo che non volevo. Giacomo, lo sai, te l’ho già detto, sono otto
mesi che non facciamo l’amore. Io non ci riesco. Non lo amo più e sento
che non riuscirò più ad amarlo. E odio quando mi dice che è normale.
Lo odio. Quando sta fuori per lavoro io sono felice. Felice di stare a casa
senza di lui. Appena mi dice che deve partire, guardo subito sul calendario
che giorni sono. Vado a dormire più volentieri se so di essere sola».
«Quanto pensi di rimanere ancora in questa casa con lui?»
«Non lo so. Non è facile lasciarlo. Margherita è innamorata di suo
padre, lo adora, e io non ho la forza di separarli. Come faccio a impedirle
di svegliarsi con suo padre? Che alternative ho, me ne vado io e la
lascio a lui? Impossibile. Mi sento egoista ad andarmene. È un passo che
non sono mai riuscita a fare, perché ho paura che mia figlia mi odierebbe
per questa decisione. E lei è tutta la mia vita. Ho sempre preferito
sopportare questo rapporto che non funziona più, mi sembrava che dei
due dolori fosse il più facile da sostenere. Però ultimamente non ne sono
più sicura. Credo di non farcela più».
«Silvia, io penso che sia arrivato il momento. La prima volta che
abbiamo parlato di queste cose era più di un anno fa. E in tutto questo
tempo hai provato in mille modi a salvare il matrimonio. Io non
so come fai, dove la prendi, tutta questa forza. Stai con un uomo che
non ti ascolta e che probabilmente non ascolta nemmeno se stesso. A
lui va bene così. Da quando stai con lui e da quando c’è Margherita
la tua vita è cambiata completamente. Per lui cosa è cambiato? Forse
qualcosa dal punto di vista economico, ma ha continuato a fare le sue
cose di prima. Punto. Fino a oggi è andata bene perché tu hai sempre

accettato tutto. Per il desiderio di farti una famiglia ti sei annullata.
Ti sei addossata ogni responsabilità e, finché continuerai in questo
modo, perché mai dovrebbe lasciarti andare via? I problemi tra voi
sono iniziati quando hai cominciato a chiedere più attenzione da
parte sua, più partecipazione anche con tua figlia, non solo con te, e
a lui questo non va. L’ultima volta che glielo hai chiesto ti ha regalato
un orologio. Questo è il suo modo di partecipare. Prenditi il tempo
che ti serve per andartene via senza sensi di colpa, ma fallo. Penso sia
meglio anche per Margherita. Avere una madre infelice non credo
sia un buon insegnamento e non illuderti che lei non se ne accorga. I
bambini sentono tutto».
«Lo so, lo so. Sai cosa mi ha detto l’altro giorno, mentre la mettevo a
letto? «Mamma, perché non ridi più?». Ho trattenuto le lacrime finché
sono uscita dalla stanza e poi sono scoppiata a piangere. Sai quante
volte ho pianto in questi mesi? Ho iniziato anche ad avere delle crisi
d’ansia. Mi capita di svegliarmi di notte e di non riuscire più ad addormentarmi,
faccio fatica a respirare. Non mi era mai successo. Margherita
è l’unica che mi dà la forza di andare avanti. Mi basta una sua
parola o un suo abbraccio. Mi dice: «Mamma ti amo», e il mio cuore
si sbriciola».

Che uomo sensibile! Certo non uno di quelli che romperebbero
un rapporto di coppia per delle sciocchezze. Tipo quella descritta a
pagina 34 di EFDP:

Ci sono relazioni che sfumano con il tempo; vanno avanti così fino
a quando succede qualcosa e lì si capisce che è finita, almeno da parte
tua. Basta una cazzata, una piccola pretesa che diventa un problema
insormontabile – tipo che ti toglie dallo stereo un cd che stai ascoltando
e ne mette un altro nemmeno chiedendotelo, o magari basta un condizionale
sbagliato: «Se io saprei».
Addio!

E già, ama talmente tanto le donne da essere pronto a lasciarle
per un condizionale o un congiuntivo sbagliato. Del resto, se uno è
un purista c’è poco da fare e sui congiuntivi non transige. Lo dimostra
il passaggio a pagina 236 di UPNM:

Aveva invitato anche me e Francesca e sicuramente appena avremmo
potuto ci saremmo andati.

Il grassetto su «avremmo» è mio; per sottolineare che il purista,
l’uomo sensibile che mollerebbe una donna per un congiuntivo o

un condizionale sbagliato, non s’accorge che la forma corretta è «appena
avessimo potuto ci saremmo andati». Ricordati, Fabiuccio,
che capra non mangia capra e sii clemente. Ma forse si tratta d’una
richiesta vana, perché come si scopre alle pagine 38-9 di EFDP
l’uomo che così tanto ama le donne è disposto a lasciarle per altri
futilissimi motivi:
Era un periodo della mia vita che volevo una ragazza brava, seria
e anche un po’ timida. A Lauretta sentivo di piacere un sacco, lei mi
faceva sentire l’uomo più bello del mondo. Mi sentivo un figo, come
quelli fighi veramente. Mi sentivo importante ed emozionante (…)
Ma un giorno entro a casa sua. I suoi non c’erano, c’era solo la nonna
seduta davanti alla televisione. Quando sono entrato in camera, ho
visto che aveva più cassette che cd: la mensola musicale più spaventosa
che abbia mai visto. Ron, Mina, Celentano, Mariah Carey, Celine
Dion…
Mi sento cattivo ad andare avanti, però non è una cosa così insignificante
come sembra. Stiamo parlando di Musica.
Addio anche a te, Lauretta. Salutami la nonna.

Notare che nemmeno per un attimo, in questo frammento, c’è
attenzione alla povera Lauretta. Lui ci stava perché «sentiva» di piacerle
un sacco e lei «lo faceva sentire l’uomo più bello del mondo
». Narcisismo assoluto, fino alla rottura per una ragione di gusti
e dis-gusti musicali. Quale donna non sogna d’incontrare un uomo
così capace di amare le donne?

Finale col botto, o meglio con la Grande Scoreggia. Riproduco
l’ennesimo dialogo con l’amicoglione Nicola, inserito a pagina 235
di ITCV. In quel passaggio Bimbominkia Fabio 5 chiede a Nicola
come mai sia così esperto di mestruazioni, e quello risponde con
magna finezza:
«Se ostenti una conoscenza del motore, le persone ti aprono prima il
cofano. Si fidano. Ci sono in giro uomini che ancora toccano e scopano
come se dovessero rompere l’asfalto con un martello pneumatico… invece,
parlando di queste cose, dai l’idea di essere uno che sa dove mettere le
mani. Le incuriosisci, se non altro. E poi sai che a me piace essere amico
delle donne; e prima scopi, prima puoi iniziare un rapporto d’amicizia
profondo».

Amatelo, volette belle. Ve lo meritate tutto un pezzo d’uomo così.

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15 Risposte

  1. Fabio Volo, quando parla di certe cosa, bluffa.
    Bluffa anche quando scrive, ma è così tanto dolce e delicato. Ma vedrai che arriverà il giorno in cui si Busizzerà e scriverà senza freni, finalmente sincero, di camionisti festosi e sinceri.

    • In realtà, credo che si busizzerà in un altro senso. Molti vedono nei libri di Fabio Volo dell’omosessualità latente, e fra essi molti lettori gay. E’ una tesi che condivido. Non se capita; ma se capita, te l’immagini la schiera di volette suicide? 😉

  2. Farò una domanda strana. Prima di tutto mi presento: sono LFK. Secondo di tutto la domanda: ma dimmi la verità, te le sei inventate le citazioni perché sei geloso dei libri stupenderrimi di Volo? Volevi screditarlo facendo credere che scrive certe robe? Ammettilo, su. Ti prego. Ammettilo… non può essere vero.
    Ammetto che però non hai citato LPLM, l’unico che ho letto, quindi potrebbero essere vere. Ma no, lo stile lo riconosco. Aspetta… è tutto vero? Cacchio… vado a stare male da un’altra parte, con permesso…

  3. È valsa la pena leggere l’articolo: io neppure sapevo chi fosse Volo, a parte aver visto (e ignorato) i suoi libri in libreria; adesso che so di che perla si tratta, credo che tornerò contenta a “L’arte dell’ozio” di Hesse senza rimpiangere queste mie lacune letterarie 😉

  4. MEGLIO ESSERE MEDIA O MEDIANA CHE MEDIOCRE COME TE GUARDATI ALLO SPECCHIO CERVELLO MINKIA LE ROSE DOVRESTI METTERLE SAI DOVE DALLA PARTE DEL GAMBO PERO’

  5. […] suoi libri – me lo auguro, sarei pronta a pagarvi da bere – potete colmare tale lacuna leggendo il paragrafo che Pippo Russo gli dedica ne L’importo della ferita (libro che abbiamo recensito qui). […]

  6. Pippo, ma te li sei letti davvero? Capisco l’attaccamento al lavoro ben fatto, capisco il “qualcuno dovrà pure farlo”, capisco i fioretti alla Madonna… ma leggersi tutto Fabio Volo mi sembra eroico.

    (arrivo qui da Giramenti)

    • E li ho letti sì. Il principio è che se devi parlar male di qualcosa devi prenderla estremamente sul serio.
      Ti invito a leggere il mio libro, “L’importo della ferita e altre storie”. Così capirai a fondo il senso dell’operazione… 🙂

  7. Il muro insormontabile, in realtà, sarebbe appunto prenderlo sul serio…

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