L’inesauribile vena musturbatoria dell’opera di Alessandro Piperno (da “L’importo della ferita e altre storie”, Edizioni Clichy)

Cari amici, oggi inserisco un paragrafo estratto dal capitolo di “L’importo della ferita e altre storie” (Edizioni Clichy) dedicato a Alessandro Piperno. Buona lettura.

Legenda: CPI = Con le peggiori intenzioni; Esp = Espiazione; Ins = Inseparabili

C’è tanto sesso nelle pagine dei libri del Predestinato. Talmente
tanto da permettere all’autore di vincere una gara con Fabio Volo
su questo specifico terreno – il che è quanto dire. Ma detto dell’onnipresenza
dell’argomento-sesso, bisogna anche disaggregare il dato
per specificare di quale tipo di sesso si tratti. E qui sta il vero nucleo
della narrativa pipernesca: l’individualismo declinato attraverso la
totale fusione di corpo e mente, che dal sublime incontro secernono
distillati di Ego. È così che dovete vedere la cosa, piuttosto che
chiamarla volgarmente masturbazione. Anche perché, come ho già
detto, nelle pagine del Predestinato essa si fa piuttosto musturbazione.
Un dover essere se stessi (must to (r) be theirselves). In questo senso
i personaggi piperneschi mostrano un inflessibile senso del dovere,
e sin dall’adolescenza s’industriano per essere degli inappuntabili
self made men: uomini che si fanno da sé. Per comprendere quanto
il sesso fai-da-te sia il principale pilastro identitario dei personaggi
piperneschi bisogna leggere la sequenza che si trova a pagina 75 di
CPI, un vero Manifesto dell’Autocoscienza Erotica nella Pipernezza:

Ma c’è una domanda che continua ostinata a perturbarmi: perché,
dopo tanti anni, il ritmo delle mie performance onanistiche non è affatto
diminuito rispetto a quello fastosamente inaugurato vent’anni fa
in terra d’Israele? (…) La masturbazione è la più alta espressione di libertà
– dietro alla quale si piazza soltanto la letteratura (che purtroppo
ha regole troppo ferree e impedienti per reggere il confronto)- che il mio
organismo abbia saputo concedersi negli ultimi trentatré anni.

Se mai aveste avuto il dubbio che stessi esagerando, e che la stessi
facendo troppo caricaturale sul Predestinato, eccovi serviti. E chissà
se quella che avete appena sentito declamare dall’autore rientri fra le
«mosse da striptease per denudare non un corpo ma l’anima tribale
del mondo d’oggi» magnificate dal BJ Antonio D’Orrico? Di sicuro
c’è che il tema della musturbazione è onnipresente, sviscerato in ogni
possibile modo. Abbiamo già visto un accenno della Declinazione
Letteraria della Musturbazione. Ve ne offro un altro, agghiacciante
saggio ricavato dalle pagine 167-8 di CPI:

Forse sotto l’influenza della mia condizione di neo-lettore di roman

zi ottocenteschi, mi veniva facile identificare in Karen l’incarnazione
vivente di tante rarefatte eroine fin de siècle. Questo se non altro rendeva
le seghe che le dedicavo, durante i pomeriggi in casa Ruben, un
tributo al mio amore per la letteratura decadente: avere tra le mani e
sul naso un collant di Karen equivaleva, nella mia fantasia, a possedere
le lastre dei malandati polmoni di Claudia Chauchat.

E dunque, dopo la tolstoiana consuetudine matrimoniale ecco
le seghe fin de siecle. E almeno i personaggi del Vate Super Fluo
Nicola Lagioia si sollazzavano con le bonazze da copertina di rivista
softcore: roba da ordinario self help. Invece i personaggi del Predestinato si eccitano
annusando collant e sognando lastre di polmoni malmessi d’eroine
letterarie. Un caso penoso, insomma. Rispetto al quale si può
costruire un’intera istruttoria biografica seguendo un filo conduttore
occulto attraverso i due-romanzi-al-prezzo-di-tre. Si parte dai
riti di gruppi tipici dell’adolescenza, ai quali Daniel Sonnino non si
sottrae di certo. Così, andando a pagina 52 di CPI, scopriamo che:

Frattanto ho raggiunto l’età in cui si assiste sgomenti alla proliferazione
di amici e compagni che non sanno fare altro che vantare
pirotecnici happening masturbatorii. La gara per lo schizzo più lungo
ha raggiunto una certa popolarità nella mia decrepita, esclusivissima
scuola di piazza di Spagna.

Quegli allegri riti di gruppo avvengono in una fase in cui l’alter
ego pipernesco cerca di mettere ordine dentro la vasta gamma delle
sue turbe (e mas-turbe) sessuali:

La mia psiche è già sufficientemente minata dall’ipocondria per sostenere
la tragedia di mio cugino, e la mia cultura sin troppo forgiata
dal paterno positivismo per trascurare il precedente genetico. E la minestra
è fatta aggiungendo all’infausto quadro il mio pessimo rapporto
con i testicoli: per il cocente ricordo dei bagnetti-tortura con mio fratello
Lorenzo imposti da mia madre, quando il bastardello, preda di improvvisi
raptus proto-pederasti, me li schiaccia con il piede. (CPI, p. 52)

Poi arriva il salto verso la variante feticista, ovvero l’elemento che
definitivamente cementa e fortifica l’inclinazione musturbatoria.
Succede per caso, a pagina 76 di CPI, e tutto quanto viene descritto
con una nitidezza tale da portare altri argomenti al ricco dossier sul
rapporto fra Arte e Vita:

Quel pomeriggio rimanemmo soli. A Micaela caddero dalle mani
alcuni spiccioli. Subito, per assecondare la galanteria che quella presen

za sapeva ispirarmi, mi chinai per raccoglierli. A quel punto, in terra
– in una condizione subalterna che mi sarebbe sembrata negli anni a
venire preliminare alla ricerca del piacere -, arrancando carponi come
un cane da tartufi verso la mia zietta, sentii un odore provenire dai suoi
piedi. In quel preciso istante, con la testa che continuava a schiacciarsi
a terra e le narici che si dilatavano, ricevetti il dono del dio minore che
sancisce il trionfale esordio nell’età adulta (stavolta l’attributo «trionfale
» mi sembrava davvero adeguato). Le mie mutande s’empirono del
liquido caldo che da anni attendevo. E da quel giorno la mia vita non
fu più la stessa.

Da quel giorno per l’alter ego pipernesco s’apre una carriera musturbatoria
da vero funambolo del self help. Non vi sono luogo e
circostanza che possano impedirgli di tenere a freno gli ormoni autistici,
come si scopre a pagina 73:

Mi vedevo planare tra le dormienti statue di cera dei miei compagni.
Atterrare al fianco di Monica Lambicchi impietrita. Infilare il pene
nella fessura oscura tra il piede e raggiungere l’orgasmo. Risorgendo da
quella deliziosa fantasticheria sentivo la virilità spingere dolorosamente
sulla patta dei jeans. Qualche attimo dopo, perso ogni autocontrollo,
mettevo la mano destra nella tasca dei pantaloni, appositamente forata,
e iniziavo a lavorare. A un tratto sentivo che il calore e la concitazione
m’avevano dipinto il viso e il momento s’avvicinava. Finché erompevo
nella solita doccia tonificante, consapevole che il novanta per cento della
classe aveva assistito a quella mia esibizione con elettrizzato disgusto.

Da lì si edifica un’identità musturbatoria che accompagnerà Daniel
Sonnino verso l’età adulta, e che soprattutto ne segnerà il periodo
cicisbeo:

– Le sole resistenti passioni, subito dopo la masturbazione [che d’altronde
ha perso il pionieristico appeal della mia pubertà, per diventare
una cara compagna di vita!], sono la Play Station 2 e la TV satellitare.
Sì, la mia vera esistenza, ormai, è il brevissimo interludio tra una sega
e una massacrante seduta televisiva (CPI, p. 213)
– Possibile che non comprendessi la palese discrasia tra aspirazione
all’astinenza (la tua come quella da te arbitrariamente attribuita a
Gaia) e la rabbiosa, inesausta ricerca di indumenti femminili su cui
masturbarti? (CPI, p. 225)
– Come hai armonizzato il calvario erotico fatto di feticismi, di
seghe in classe, di mille cimeli rubati con l’idea che Gaia non fosse una

donna? (CPI, pp. 298-9)

Le tappe appena descritte vanno a comporre un percorso inarrestabile
verso il culmine delle mas-turbe sessuali, che si compie alle
pagine 299-300:

Ma il delirio ebbe fine lì, in quel bagno, alla vista delle calze e delle
mutande, evidentemente da Gaia abbandonate prima di vestirsi con il
suo abito bianco da debuttante, che in un attimo spazzarono via dalla
mia mente qualsiasi pensiero superfluo.
Forse se solo Gaia fosse stata un po’ più ordinata, se non avesse lasciato
lì quella roba sensualmente afflosciata a ridosso della vasca da
bagno, alla mercé del primo pervertito di turno, le cose si sarebbero svolte
diversamente. Ma quelle calze e quegli slip diedero un’estemporanea
stura alla mia esaltazione.
Afferrai le mutandine con religiosa cautela. Erano velate al punto
giusto da un’ombratura d’un colore ineffabile. In fondo non erano altro
che le mutandine d’un diciottenne qualunque. Qualsiasi giapponese
avrebbe pagato migliaia di yen per annoverarle nella propria collezione.
Guardarle e portarle al naso fu una sola cosa. E quell’afrore d’ammoniaca
mi riportò indietro di anni: la notte brava londinese in cui mio
fratello, sconvolto, mi aveva fatto odorare le sue dita anchilosate, pochi
giorni prima che la mia vita cambiasse. E quello stesso odore a chiudere
che creava una sorta di sotterranea continuità: un lungo ponte che sembrava
slanciarsi verso la mia pubertà. Come diceva quel sopravvalutato
geniaccio di Henry Miller? La fica è internazionale. Niente di più vero.
Hanno tutte – a diversa gradazione – lo stesso identico odore che cancella
ogni metafora e proibisce la metafisica.

Pura musturbazione letteraria calata nel Cantico dei Cantici del
Feticismo. Ecco materializzarsi la danza tribale denudante di cui
parla il BJ, ecco svelato il motivo che spinge Pigi Pigia allo smaccato
endorsement dei due-romanzi-al-prezzo-di-tre piperneschi. E se
davvero è questa la ragione per cui i due Dioscuri della Pipernezza
sposano in modo così zelante il progetto letterario del Predestinato,
ecco che quest’ultimo s’ingegna per non deludere mai i suoi capi
ultras. Nei due libri successivi il tema della musturbazione si fa intergenerazionale.
Se in CPI esso era stato trattato attraverso le gesta
dell’adolescente Daniel Sonnino, nei due libri successivi lo vediamo
declinato attraverso il comportamento di uomini adulti. Come il
professor Leo Pontecorvo, pediatra di fama internazionale che a pagina 109 di Pers viene ritratto così:

Ora quella stessa mano armeggia con uno striminzito cazzetto ai
minimi storici, puntandolo verso lo scarico del lavandino.

Non è mai troppo tardi per coltivare un’indole musturbatoria.
È questo il messaggio divulgato dai libri del Predestinato. Che per
quanti s’ostinassero a non capire mette ben in chiaro le cose a pagina
172 di Pers:

(Ancora oggi il materiale umano che ispirava la sua attività masturbatoria,
moderata ma puntuale come in tutti gli uomini di mezza
età, gli veniva offerto dal profumato esercito di donne a cui aveva detto
di no.)

Ciò che stupisce è la tendenza di Piperno a enunciare delle leggi
generali in materia di comportamento sessuale. Nel frammento
appena citato si legge d’una «attività masturbatoria moderata ma
puntuale» come pratica caratteristica di «tutti gli uomini di mezza
età». Non ho idea di quali siano le fonti statistiche sulle quali il Predestinato si basa per fare un’affermazione del genere. Magari
avrà condotto personalmente un’indagine con metodologia CATI
su un campione di maschi italiani di mezza età (fascia anagrafica
a sua volta indefinibile), chiedendo loro quante volte e con quale
intervallo temporale. E probabile che abbia fatto altrettanto per
stabilire quale sia l’età in cui ogni bipede di sesso maschile inauguri
l’attività onanistica. Perché anche riguardo a questo argomento il
Predestinato esibisce certezze a prova di bomba, come si scopre a
pagina 328 di Pers:

È la gelosia che prende a tormentarlo ciò che lo fa capitolare. Alla
fine Leo non resiste: tira fuori il cazzo, che dà prova d’una reattività
adolescenziale. E inizia a menarselo come ogni uomo sa fare. Come
ogni uomo impara a fare a tredici anni e poi non dimentica più. Niente
di strano. È così che sono fatti i maschi. C’è sempre una sega da spararsi
nel momento più inconcepibile e nei luoghi meno opportuni. Sin
dall’inizio, sin da quando il tuo corpo scopre la gloria di quegli spasmi
vischiosamente misteriosi e non chiede altro se non di farli risuccedere
ancora e ancora e ancora… sin da allora ti viene naturale scambiare
quella sincopata solitaria ginnastica per un esorcismo. Un modo per
riequilibrare le forze dell’universo. L’ultima depravata risorsa dei tuoi
nervi per non cedere.

Purtroppo, riguardo a questo specifico elemento, mi tocca smentire

la tesi pipernesca. Chi mai l’ha stabilito che «ogni uomo impara

a tredici anni» il piacere del sesso fai-da-te? E lascio perdere le ipotesi
su come il Predestinato abbia celebrato il suo Bar Mitzvah, perché
a me interessa soltanto ch’egli si renda conto di quanto distorti siano
i suoi convincimenti a proposito della age of self consent. C’è chi
ancora a 14 anni recalcitra nel concedersi a sé medesimo, e c’è chi
invece brucia le tappe. Posso garantire che almeno una mezza dozzina
di miei compagni di prima media già a 11 anni era composta
da eccezionali self made men. Non c’è mica un’età minima fissa per
cominciare a farsi le seghe, come se si trattasse di prendere la patente
A. Comunque sia, il tema dell’onanismo assume una dimensione
must quando infine viene esplicitato il potenziale terapeutico della
pratica:

E, proprio come quando era disperato da ragazzo, sente un’inopportuna
voglia di masturbarsi. Quanto tempo è che non eiacula? Troppo
(Pers, p. 327)

Per altro, il Predestinato si premura di mettere in evidenza come
la musturbazione sia non soltanto una pratica gioiosa. Essa può contenere
frustrazione, e persino senso d’inadeguatezza al compito. Ne
sa qualcosa Samuel Pontecorvo, il figlio di Leo la cui ex fidanzatina
era stata l’oggetto dello scandalo devastatore dell’equilibrio familiare.
Da quella vicenda Samuel (Semi) esce talmente traumatizzato
da rimanere impotente, giungendo persino in ritardo all’esperienza
dell’onanismo. Sicuramente oltre quell’età di 13 anni designata
dal Predestinato come cruciale per cominciare a essere dei self made
men. Semi è talmente alienato sul piano sessuale da non riuscire a
capire come mai il fratello Filippo abbia preso a chiudersi per lungo
tempo in bagno. Fino a quando non giunge qualcuno che, pietoso,
lo tira fuori da cotanta imbranatezza:

È stato un amico di scuola a spiegargli perché Filippo se ne sta sempre
in bagno: gli ha descritto puntigliosamente cosa può succedere al tuo
pene se te lo lavori ben benino. Dopo aver avuto quella spiegazione,
Semi se lo è lavorato eccome, il suo attrezzo, ottenendo in cambio solo
un’irritazione al glande e una mortificazione interiore. Proprio allora
Semi ha scoperto le riviste nascoste del fratello. Per lui una vera palestra
di vita. Non immaginava proprio che quei corpi aggrovigliati di uomini
muscolosi e donne bellissime potessero dargli tanto piacere e tanto
dolore insieme. (Ins, p. 172)

Da allora in poi, in quella specifica «palestra di vita», Semi diventa
uno straordinario ginnasta:

Il dono di Camilla. È grazie al dono di Camilla che inizia la sua
carriera di maschio. Da quel momento in poi, Semi comincia a provvedere
efficacemente a se stesso. E inizia a farlo con una frequenza e
un’intensità non inferiori a quelle del fratello, che, anzi, vanno scemando.
È lui ora il vero atleta della famiglia. Il grande performer solitario.
(Ins, p. 174)

Purtroppo il grande performer solitario non riesce a andare oltre
le performance individuali. Perché quando c’è da ingaggiare una
partita salta fuori il problemino dell’impotenza. Una piaga che diventa
ingestibile nel rapporto con la fidanzata Silvia, come si legge
a pagina 85 di Ins:

Semi si chiese se la pietà con cui pensava alla ragazza che lo aveva raggiunto
a Londra per il weekend, e con cui stava da quasi quindici anni,
non rivelasse la forma compiaciuta e ipocrita assunta dalla sua autocommiserazione.
O se, più semplicemente, in un accesso di fariseismo, non
riuscisse a non compatire Silvia per ciò che lui le aveva fatto, e avrebbe
probabilmente continuato a farle: menzogne, tradimento, la riparatrice
proposta di matrimonio, tanto per cominciare. Poi tutto il resto.
Uscendo dal bagno, urtò con il piede il carrello su cui marcivano i
resti della frettolosa cena della sera prima, che esalavano un equivoco
odore di confettura di lamponi e ketchup raffermo.
Da troppo tempo, ormai, per lui e Silvia quei carrelli rappresentavano
il delizioso apice toccato da una vita raminga e paramatrimoniale.
Strano: Semi aveva sempre pensato che, per una coppia come si
deve, l’attimo per antonomasia deve essere quello in cui lui viene dentro
di lei proprio mentre lei sta per venire. Non era questo il romanticismo
coniugale cui era doveroso aspirare? Possibile che per loro tutta la gioia
di stare assieme si esaurisse nell’irruzione dei cigolanti carrelli che trasportano
il cibo buono, asettico e ripugnante degli alberghi ultrastellati?
E che quello stridio di ruote facesse le veci dell’orgasmo condiviso?
Semi sapeva che tutto questo capitava a causa sua. La sola colpa di
Silvia era che, nella sua docilità, si era adeguata ai ritmi e alle mancanze
di un futuro marito ogni giorno più simile a un maledetto eunuco.
E leccagliela! È ciò che farebbe un vero uomo a questo punto della
storia. Non riesci a scoparla? Be’, almeno dimostrale che per te il fatto
che lei sia una donna è una cosa interessante.

Non ci sono rimedi che tengano, nemmeno quello del warm up
musturbatorio descritto a pagina 102 di Ins:

E dire che Semi si era preparato a quell’appuntamento con il destino.
Aveva adottato tutte le cautele del caso. Era circa una settimana
che non si masturbava. E a proposito di masturbazione, stavolta si era
peritato di avviare la pratica da solo in bagno, così da presentarsi al
cospetto di Silvia con l’arnese già in forma. Inoltre, tenendo conto delle
esperienze passate, Semi aveva fatto in modo che la stanza fosse completamente
al buio e lui non potesse vedere gli occhi di Silvia pieni di
ironica affettuosa sfiducia.

E davanti a un dramma sessuale come questo, quale può essere
la soluzione? Presto detto: la musturbazione condivisa. Ovvero, lo
stare chiuso in una stanza assieme a una donna e badare ciascuno a
se stesso guardando l’altro. Per la serie: Musturbation is (always) the
solution. La cosa viene ben spiegata alle pagine 115-6 di Ins:

E ora provate a immaginare la meravigliosa sorpresa di Semi nello
scoprire che al mondo esiste una ragazza di ventuno anni, bella da
togliere il fiato, elegante ed eterea come l’eroina di un musical, il cui
attaccamento sfiora ormai la devozione, che condivide con lui un amore
altrettanto insano e altrettanto morboso per la masturbazione.

Naturalmente rimane sempre la magagna originaria: «esso» sciopera
regolarmente tutte le volte che si provi a fare sul serio. E da
quelle défaillances possono originarsi dialoghi surreali come quello
riportato alle pagine 104-5 di Ins:

«Be’, innanzitutto interrogarsi su un po’ di fatti. Per esempio, chi
lo dice che lui sia tenuto ad alzarsi quando, come dici tu, «dovrebbe
farlo»? Chi lo dice che deve farlo? Forse il problema è che lui non ama
fare ciò che deve fare. Che lui è un anarchico. Un libertario. Un anticonformista…
Uno come te»
«Ti avverto che sono io il solo autorizzato ad antropomorfizzare il
mio attrezzo. A conferirgli sentimenti umani e scelte consapevoli. Tu
dovresti accontentarti di riceverlo in te ogni tanto». (…)
«Sai come diceva Kennedy: non pensare a ciò che il tuo cazzo può
fare per te. Pensa a quello che tu puoi fare per il tuo cazzo».
«Non era proprio così che diceva».
«A me pare di sì. E lui di cazzi se ne intendeva»..

Tu chiamalo, se vuoi, chiodo fisso. Vi pare un’esagerazione? Allora
leggete questa rapida carrellata pipernesca, e ditemi se davvero

sono io a ingigantire la portata della cosa:

– Bisogna sottolineare, a questo punto, che la sensazione di avere
compreso finalmente, all’età di venticinque anni, il significato del termine
«libertà» (parola con cui i suoi genitori si baloccavano commossi
quando c’era da celebrare il culo che qualche anno prima le truppe
alleate avevano fatto ai tedeschi, ma che tendevano a dimenticare ogniqualvolta
si doveva prendere in considerazione lo spazio di autonomia
da lasciare al figlio), dicevo, tutta quella croccante sensazione di aver
scoperto appena in tempo la libertà non avrebbe avuto l’aspetto della
palingenesi se non ci fosse stata di mezzo la fica (Pers, pp. 83-4)
– Poi Semi si è goduto il decollo, contraendo il corpo in uno spasmo
di emozione e spavento proprio nell’istante in cui le ruote si staccavano
dalla pista. Il cielo del mattino di dicembre era di una nitidezza
spietata. Leo, poggiando il mento sulla spalla del figlio, il cui muso
era rivolto a ovest, aveva visto la linea di demarcazione tra il mare e
la costa farsi sempre più evidente. Il fantasioso patchwork creato dai
quadrilateri gialli, beige, verdi, marroni donava alla terra una specie
di scintillio divisionista. Le strisce bianche e affusolate di due imbarcazioni
che impavide si addentravano in mare aperto gli avevano
fatto pensare a due sculettanti spermatozoi in cerca di un’opportunità
(Pers, p. 357)
– D’un tratto, proprio mentre tirava fuori i crostini dal forno, desiderò
Anna con la disperata depravazione con cui agognano il sesso
gli adolescenti funestati da una verginità da cui, a sentir loro, non si
libereranno mai (Ins, p. 18)
– Sul serio? Non c’aveva mai pensato? A dire il vero, c’aveva pensato
eccome. Sotto forma di pura fantasia onanistica, ma non solo (…) (Ins,
p. 37)

Per la serie: non far sapere alla mano sinistra ciò che fa la destra.

ImmagineImmagine

Annunci

4 Risposte

  1. Sai cos’è? Che col sesso, col tempo e con Berlusconi non si sbaglia mai, sono argomenti che fan fine e non impegnano. Quindi, spesso mi chiedo perché molti non scrivano invece un bel libro sul tempo.

  2. […] fermi qui. In realtà questa mia riflessione nasce da un incontro fortuito e fortunato sul web con Pippo Russo e alcuni estratti del suo ultimo libro, L’importo della ferita e altre storie. Io non voglio […]

  3. […] L?inesauribile vena musturbatoria dell?opera di Alessandro Piperno (da ?L?importo della ferita e alt… Originariamente Scritto da catartica Non l’ho capita, ma mi fido Rispondi Citando […]

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: