Fenomenologia di Moreno (da l’Unità online)

Cari amici, inserisco qui l’articolo che trovate anche sull’Unità online. Buona lettura.

È stato l’interrogativo dell’estate. Non la durata in carica del Governo di Servizio, o l’eventualità dell’intervento militare in Siria, o il destinatario della prossima carrambata telefonica di Papa Frank. Il vero quesito che ha tarlato i pensieri assieme alla caldazza è stato: ma chicazzé ‘sto Moreno? E abbiamo la certezza che non soltanto l’interrogativo in sé generasse frustrazione, ma anche l’impossibilità di socializzarlo. Ché son tempi duri per essere fuori dai tempi, e in giro c’è un prurito di rottamazione che lèvati. Manca solo di fare auto-delazione d’appartenenza al Giurassico, confessando la propria disinformazione sulla musica ggggiovane. Allora, tanto vale andare con le proprie gambe in bocca al più vicino termovalorizzatore, come il filosofo Empedocle nell’Etna.

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Meglio tenere l’ignoranza per sé, aggrappandosi alla sola certezza: quel Moreno lì è un musicista. Altrimenti perché mai i manifesti col suo faccione che tappezzano le nostre città sarebbero affissi accanto a quelli d’altri musicisti in tour? Dunque quella scarna certezza è stata (e continua a essere, per chi ancora ignora chi sia ‘sto Moreno) l’unico riferimento. E come spesso succede, quando il solo appiglio di realtà è una vaga informazione ecco che partono i più improbabili film mentali. A noi è successo d’immaginare che Moreno fosse un musicista cubano. Va’ a sapere perché, e da quale suggestione sia scoccata la scintilla. Comunque sia, si sa come vanno i film sceneggiati nella capoccia di ognuno: roba che parte e non la fermi più, pura autopoiesi narrativa. Sicché a un certo punto di mezz’estate eravamo fermamente convinti che, alla data X, a Firenze si sarebbe esibito “il cantante cubano Moreno”. Magari un salsero, o un rapper caraibico, ma certamente un fuoriuscito dal suo paese. Forse esule dal regime castrista, forse un balsero che da ragazzino assieme alla famiglia affrontò la rischiosa traversata verso la libertà. E che adesso ingrossa la schiera degli artisti della diaspora a Miami. Magari sarà anche un personaggio di spessore!, ci dicevamo mentre montava il senso di colpa per non avere ancora colmato la lacuna. Ripromettendoci di ovviare finalmente alla mancanza non appena ci fosse stato un attimo da spendere.

E però si sa com’è l’estate. Ci s’ha un sacco di tempo a disposizione, ma l’unico uso che si riesca a farne è buttarlo via. Perciò la soluzione dell’enigma veniva rinviata di giorno in giorno, nonostante la faccia di Moreno sbucasse da ogni dove. Persino dai tablet, se capitava di bighellonare per negozi virtuali in cerca di libri, musica da scaricare e dell’ultima versione di Pac-man. “Riecco Moreno! Ora ci guardo”, ma poi il passare oltre era inesorabile. E valutando retrospettivamente il ripetuto eludere ci si chiede se non vi fosse una motivazione inconscia. Perché, davvero, una faccia come quella di Moreno s’associa non a un solo film proiettato esclusivamente nella propria capoccia, ma addirittura a un Festival del Cinema Mentale con mille e una variazioni sul tema. E se così è, allora meglio rinviare ulteriormente la conoscenza della verità sul personaggio. Lasciando ancora per un po’ che le suggestioni sollecitate da quell’immagine si dilatino. E in questo la faccia di Moreno ha senz’altro i suoi perché. La guardi e non sapresti definirne l’età. Avrà 14 anni o 35, il nostro balsero cubano che da una costa all’altra canta la libertà in faccia a Fidel Castro? Una figura anagraficamente indecifrabile, ma con una caratteristica somatica che più d’ogni altra resta impressa. Quel baffetto ispido e acerbo che sa d’eruzione pilifera adolescenziale, e al solo apparire getta i parenti prossimi nel più cupo sconforto. Non soltanto perché d’improvviso la creatura si fa bruttozza, sbalzata da un giorno all’altro dentro una fase esistenziale i cui segni somatici sono ben visibili. Ma soprattutto perché da un giorno all’altro c’è da regolare il traffico degli ormoni, e non esiste ricetta infallibile o genitore esperto abbastanza per fronteggiare la situazione. Guardi quella foto di Moreno, la sua eruzione pilifera sul labbro superiore, e parte un’altra pellicola del Festival del Cinema Mentale  E lì t’immagini il solito, premuroso zio materno che chiama in disparte la mamma e le chiede: “A Mari’, ma nun è che ‘er regazzino se sta’ a straccia’ de pippe?”.

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E ovviamente la calata romanesca è un adattamento dallo spagnolo con cadenza cubana, però il senso della cosa rimane intatto a qualunque latitudine. Quel povero ragazzo che cresce suo malgrado e per governare gli ormoni sceglie il rap, o la salsa, o va a sapere cos’altro ma certamente musica se il suo faccino campeggia su manifesti prossimi a quelli d’altri musicisti.

Con questo carico di speculazioni, e di trailer dal Festival del Cinema Mentale, arriva il momento in cui pure il più pigro dubitante decide di sciogliere l’interrogativo da cui tutto quanto è partito (chicazzé?), e finalmente cerca sul web notizie su Moreno. Mandando in fumo con pochi clic un’intera estate di rassegna cinematografica. Ma come, il vincitore di Amici?! E il cantante-dissidente cubano approdato alla libertà sfidando l’oceano a bordo d’una carretta, che fine ha fatto? Davvero è soltanto l’ennesimo Tal dei Talent tirato su da Maria De Filippi? Non si uccide mica così un’emozione! Guardi sgomento i video su You Tube e vedi ‘st’omino col fisichino palestratino che s’hippòppa e s’arràppa facendo il gesto delle corna, e cantando “Sa-sa-sa-pore di sale”. E sentendo quella lingua che s’incanta come la puntina sui vecchi vinili ti chiedi se per caso non tartagli pure, e se la scelta del genere musicale non sia stata sua ma una raccomandazione della logopedista. Infine, scopri che uno così va a tenere un concerto alla Festa Democratica di Genova. Mandando persino a dire che lui col PD non c’entra nulla. Non è lui che canta alla festa del partito, ma è la festa del partito che va devotamente in pellegrinaggio al suo concerto. Che co-co-confusione, v’insegno il go-go-governo e l’oppo-ppo-pposizione.

 @pippoevai

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4 Risposte

  1. Tal dei Talent è un’espressione stupenda.
    Anch’io ignoravo la sua esistenza. Sarei restato volentieri a sguazzarci dentro, ma un triste giorno mi capitò di fare la fatidica domanda (chicazzè) mentre in un bar passava una sua canzone. Fui sommerso dai “non sai chi è moreno?” con allegata espressione di sconforto, neanche avessi detto di non aver mai sentito nominare Star Wars (mi è capitato).

  2. Chi è “Papa Frank”? Carrambata è italiano? Cosa significa? Non sono riuscito a leggere l’articolo, per me è scritto male. Però le altre cose di Pippo Russo le ho lette, a volte anche pagando. Non so. Leggerò Peter Gent.

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