E’ crollato il ponte, chi salverà Gallina? (Repubblica Firenze, 7 maggio 2013)

Cari amici, inserisco l’articolo con cui ho iniziato il mio viaggio fra gli “Spicchi di Toscana”. Buona lettura.

 

C’è un posto chiamato Gallina e da lì passa il 43° parallelo.

Sembra l’ incipit di un racconto grottesco, e invece è tutto vero. Gallina è una frazione di Castiglione d’ Orcia, una manciata di case sparse lungo la Cassia che segna l’ estrema propaggine sud della Valdorcia. Procedendo oltre si va verso Radicofani, e il confine fra le province di Sienae Viterboe fra le regioni Toscana e Lazio. E giusto a Gallina passa il 43° Parallelo, come avverte il cartello piazzato sul ciglio della strada. Pochi lo sanno, persino fra gli abitanti del senese. E chi lo scopre accoglie l’ informazione con una smorfia ironica: è da posti sperduti come questo che si misura la distanza dall’ Equatore? Da qualche mese se lo chiedono anche le poche decine di abitanti di Gallina. Guardando però a punti di riferimento meno distanti, e riflettendo su una condizione di sperdutezza che dallo scorso 28 novembre s’ è radicalizzata d’ improvviso. Quel mercoledì si verificò una piena dell’ Orcia. Che a dirlo si stenta a credere, pensandoa quanto invisibile sia il fiume da qualsiasi angolo della valle. E però di quando in quando succede, in modo talvolta devastante. Come quel giorno, in cui il fiume si portò via come fosse di compensato il ponte a due chilometri da Gallina. L’ ennesima ferita al territorio toscano, ma con una peculiarità: pochissimi sanno, nessuno ne parla. Enessuno s’ adopera per risanare lo squarcio. Nel bel mezzo della Valdorcia c’ è uno sprofondo che col cumularsi delle settimane e dei mesi prende lo statuto d’ una rovina. River Zero.

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«Il problema non è stata la piena. Tante altre se n’ è avute e non avevano fatto di questi danni». Il signor Amerigo è l’ anziano e energico gestore della bottega piazzata giusto in prossimità della curva dove Gallina finisce. Affetta la porchetta per i panini con mano sapiente e parlando usa la saggezza di chi ne ha viste tante, e perciò sa quando l’ uso del pessimismo è motivato. «Il problema sono stati gli alberi. Una volta i fiumi venivano tenuti in ordine, gli argini venivano puliti. Adesso invece non lo fa più nessuno. E allora la piena, quando passa, si porta dietro tutto quello che trova. Il giorno della piena gli alberi si sono accumulati e hanno fatto da tappo al passaggio dell’ acqua. E purtroppo l’ acqua, quando arriva, non la fermi». Infatti quel ponte costruito nell’ ultima parte dell’ Ottocento non l’ ha fermata. Impossibilitato a farla defluire ne è stato spazzato via. Col risultato che Gallina, dal 28 novembre, si è vista cancellare il corridoio stradale più rapido verso le principali vie di comunicazione, quelle che portano verso l’ A1 e Chianciano Terme.

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Certo, a Gallina si giunge anche percorrendo la Cassia. E per chi si trova in Valdorcia a godersi le meraviglie del paesaggio quella stradaè un acconto di paradiso: un morbido succedersi di curve e saliscendi da percorrere con la dovuta lentezza come su un toboga, mentre tutt’ intorno un arazzo orizzontale si distende a perdita d’ occhio. Gallina salta fuori giusto oltre il dosso in curva che costeggia il capannone del Consorzio agrario;e ogni volta che ci s’ approssima a quel punto cieco s’ ha la sensazione che dietro la curva ci sia l’ abisso. Ma per chi vive a Gallina tali suggestioni da turisti sono un orpello privo di senso. Importa che il crollo del ponte abbia cancellato la via più breve per raggiungere Gallina. E’ ancora il signor Amerigo a esporre i termini pratici della questione: «Facendo la strada del ponte erano solo tre chilometri per arrivare allo svincolo che porta a Pienza. Invece dalla Cassia sono undici chilometri, otto in più. E a farli andatae ritorno sono sedici. Per tutti gli operai in pausa pranzo, con la grìsi che c’ è, diventa troppo caro venire a mangiare qui. E infatti da quando il ponte è crollato la nostra clientela si è più che dimezzata». Un problema per lui e per i gestori delle altre attività commerciali di Gallina. Che in conseguenza di ciò vede messa a rischio non soltanto la propria economia, ma addirittura la propria storia. Il luogo dove passa il 43° Parallelo, infatti, si chiamava un tempo Osteria della Scala ed era una stazione di sosta per i viandanti che percorrevano la Cassia. Tale è rimasto fino a sei mesi fa, con tutti quei camion in sosta ai punti di ristoro – e dove fermano i camionisti v’ è certezza di buon cibo – . Dopo il crollo del ponte i bestioni della strada battono altre strade, ché per loro percorrere quel pezzo di Cassia sarebbe improponibile. E intanto i soli che s’ azzardano a percorrere i due monconi della strada cancellata sono i curiosi, per spingersi fino alle transenne e guardare le arcate del ponte franate sul letto del fiume. Come si trattasse del frammento di Statua della Libertà sul bagnasciuga, nella scena finale de “Il pianeta delle scimmie”. Un segno inquietante, per chi a Gallina spera di non essere stato definitivamente dimenticato.

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