Parole – Gens (Repubblica Firenze, 15 settembre 2013)

Cari amici, oggi sono riprese su Repubblica Firenze le pubblicazioni della mia rubrica domenicale Parole. Buona lettura.

Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è gens. Termine che dal latino tramanda l’accezione di un gruppo contraddistinto dal comune criterio particolaristico d’appartenenza, familiare in primis ma non soltanto quello. Ciò che lo rende coeso e pronto a agire in pieno concerto nel conseguimento dell’obiettivo. E quanto comodo possa fare avere una gens al proprio fianco lo sa bene il sindaco di Firenze ad interim. Che nel condurre la propria scalata imperiale ha avuto l’intuizione d’arruolare una schiatta ineguagliabile per fedeltà e abnegazione: la Gens Bona. Provate a snocciolare la filastrocca, come si faceva una volta con “Dante-Petrarca-Boccaccio” o con “Sarti-Burgnich-Facchetti”; e noterete quanto musicale suoni il “Bonifazi-Bonaccorsi-Bonafé”, una sequenza che da sola basta a simbolizzare la schiera dei pretoriani renziani. Quelli che pur di dimostrare quanto sia cieca la loro fiducia nel leader sarebbero pronti a lanciarsi sotto la pressa.

Partiamo dall’esemplare più zelante, quel Bonifazi Francesco che pur in origine non apparteneva alla parrocchia. Ma si sa com’è: i tempi e le circostanze cambiano, e poi dice che la coerenza è la virtù degli imbecilli. Sicché al momento giusto eccolo pronto a saltare sulla ruspa del vincitore. E adesso che del renziano ha preso la patente (a punti), piuttosto che tirare a camper preferisce guidarlo. Basta impostare il tom tom e via verso Montecitorio, Francesco Bonitaxi.

Si passa poi a Bonaccorsi, nome proprio di casato che finisce per “i” perché gli esemplari sono due. C’è Bonaccorsi brother al secolo Filippo, maestro di diplomazia e dialettica – è uso risolvere ogni conflitto dandogli fuoco –, piazzato adesso in prima linea nella gestione dei problemi di viabilità causati dai Mondiali di Ciclismo; pare stia usando la tecnica di management che nei manuali viene denominata fingers crossed. E c’è la Bonaccorsi sister al secolo Lorenza, spedita per chiara fama in parlamento a compiere il primo dei suoi due mandati (perché saranno al massimo due, vero sindaco?).

E infine c’è Bonafé Simona. Simpatica come Nosferatu, sorriso a mezza bocca dal canino luccicante come nel cartone animato de Il libro della giungla, sguardo rassicurante alla Torquemada. Proprio sicuri che all’anagrafe non faccia Autodafé? Di certo è quella che sulle cose mette sempre l’accento, come cognome comanda. Cia’ Matte’, sono la tua Santanché.

Il futuro del PD sono loro. Se vi piace, bene. Se non vi piace, bona!

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4 Risposte

  1. però vorrei scagliare una lancia (cit.) in favore della simpatia di Nosferatu…

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