Masterpiece, ovvero: alla ricerca dello scrittore Tal dei Talent

Cari amici, questa è la versione estesa del pezzo pubblicato oggi dall’Unità. Buona lettura.

Un paese di cassetti da spalancare. È questo l’orizzonte visibile dall’ultima frontiera del talent show all’italiana. Vi si scorge un popolo di scrittori wannabe, pronti a essere solleticati nell’ambizione accantonata ma mai davvero riposta: quella d’accedere al mondo delle patrie lettere con un libro tutto proprio. Una schiera d’exordienti, scrittori già ex prima di diventarlo ma improvvisamente pronti a cogliere l’insperata occasione. A patto d’affidarsi ai Mangiafuoco della contemporaneità, gli impresari ch’esibiscono on air la perizia nell’estrarre il talento laddove sia grezzo o nell’inculcarlo se proprio non se ne riesca a spremere un’oncia.

Si chiama Masterpiece e dal prossimo novembre su Rai3 metterà in scena la lotta darwiniana degli scrittori della porta accanto, chiamati a esibire sul palcoscenico una delle ultime skill da sfruttare nella forma dello spettacolo mediatico: la skill della scrittura creativa, ovvero il genere e il talento più difficili da traslare dentro un canone della performance televisivamente commestibile. E dopo di ciò la gamma dei talenti artistici costruiti in tv sarà completa, e si potrà anche cominciare a sperimentare i mix elevando i gradi di difficoltà come alla playstation. Cucinami un piatto di maccheroni al pepe fucsia stando bendato e con una mano legata dietro la schiena, poi intonami “Ancora” di Eduardo De Crescenzo mentre gli altri concorrenti ti solleticano gli inguini con piume di piccione, e infine scrivimi in 12 minuti d’orologio un dialogo lungo tre cartelle fra Aureliano Buendia e Catherine Earnshaw che aspettano la metro alla fermata di Porta Furba.

Si sentiva proprio il bisogno d’uno show che servisse a scovare in un angolo remoto del paese il grande scrittore Tal dei Talent. Dice che un’operazione del genere stimolerà la voglia di leggere dell’italiano medio. Sarà. Di sicuro, rimane come un elemento messo agli atti la trovata adescatrice del “cassetto da aprire”. Il canto di sirena di un’estate intera, il promo martellante che non ha disdegnato l’iperbole grottesca. Perché attraverso la reclame si chiedeva agli aspiranti non tanto se tenessero segregato in casa un romanzetto d’ordinarie pretese, nossignori. Si chiedeva loro se pensassero d’aver scritto “un romanzo che cambierà la storia della letteratura”. Un vero masterpiece, er capolavoro ahò! E davvero, chissà quante opere potenzialmente epocali sono segregate in tiretti, cassapanche e sgabuzzini seminati in giro per la nazione. Robe da segnare un secolo letterario con titoli come I commiserabili, o I dolori della giovane Wonderbra, o persino I cugini Kakakazov.

Cose che resteranno, oh se resteranno. E che serviranno a tacitare gli scettici. Coloro che come noi vorrebbero invece veder murati certi cassetti, ché se son rimasti chiusi per anni un motivo ci sarà. Perché, ovvio, ognuno ha il diritto di scrivere se sente di voler fermare su carta ciò che ha da dire. Ma poi il salto dallo scrivere al pubblicare è altra cosa, e proprio su questa linea di confine bisognerebbe avviare un franco ragionamento. Indipendentemente dai masterpiece che incombono. Viviamo tempi paradossali, in cui l’industria del libro è in crisi come qualsiasi altro comparto economico del paese. Eppure non siamo mai stati assediati dai libri come adesso. Ce li troviamo in ogni dove: in edicola, al supermercato, presso gli uffici postali o le pompe di benzina, e a breve pure nelle migliori salumerie e pescherie. E a dominare l’offerta è un tipo ben preciso di prodotto librario: basso prezzo, bassissimo livello dei contenuti e dell’editing, confezione strillata da scaffale dei detersivi, fascetta-banner. Non conta la quantità, ma la convenienza. Avere di più con meno senza curarsi del meglio. E dunque anche offrire di più (sempre di più) sul mercato, a costo d’intasarlo e portarlo a un grado di qualità vicino a zero. In un contesto così bisognerebbe avviare una vasta operazione ecologica per arginare drasticamente il pubblicato. Altro che aprire i cassetti; edificare ampie cassettiere, piuttosto. Invece no, trionfa la logica incrementalista dei numeri record. Come testimonia il bollettino della vittoria emesso la settimana scorsa in forma di comunicato stampa dall’organizzazione del talent show. A sentir loro l’operazione è già un successone prima ancora d’iniziare, e la tesi viene supportata da cifre surreali: i quasi 5000 inediti pervenuti all’organizzazione sommano “un miliardo e 270 milioni di battute, e 4,27 GigaByte” di memoria informatica. E che significherà mai? Verrebbe da dire che per quantità di battute ci si avvicini all’opera omnia di Federico Moccia, sperando che la qualità sia un minimo più elevata. Ma non è il caso di buttarla in vacca. Meglio riflettere sul perverso senso del pubblicare. Che non è soltanto, volgarmente, “dare alle stampe e scaraventare sul mercato”. È molto di più. È “far pubblico”, e “fare in pubblico”, e “essere pubblico tutti insieme promiscuamente” senza più capacità di distinguere i confini. “Pubblicare” come se fosse compiere un atto collettivo di contaminazione. In questo senso Masterpiece rischia di presentarsi come la deriva ultima della Società dello Spettacolo, la cui megamacchina fagocita ogni genere e lo rimastica frantumandone ogni specificità e qualità. Sarà attraverso un meccanismo come questo che si giungerà a incoronare l’autore del masterpiece, lo scrittore exordiente che comunque vada segnerà davvero un’epoca. Perché incarnerà il simbolo di ciò che fin lì mai s’era immaginato d’azzardare. E da quel momento in poi sarà esibito (dentro una teca?) ovunque, Salone del Libro di Torino compreso, alla stregua d’un reperto da museo antropologico. E perché se anche avrà scritto una cacata pazzesca verrà tirato (lui, non la sua opera d’ingegno) in 100.000 copie, con l’unica certezza che gli tocchi un destino da Dennis Fantina della letteratura. Se lo sarà meritato.

E dopo, cosa resterà? Magari la voglia d’azzardare di più. Perciò diamo un suggerimento al direttore di Rai3, Andrea Vianello, che da mesi lustra l’ego per avere avuto un’idea così brillante. Perché non osa sul serio, e lancia un talent che abbatta ogni limite? In un tempo che vede spopolare le 50 Sfumature potrebbe apparecchiarne uno legato al mondo del sadomaso. Abbiamo bell’e pronto pure un titolo da suggerirgli: Mistresspiss.

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38 Risposte

  1. DI questi tempi alla Rai sono in fermento.
    Mi hanno segnalato anche un’altra iniziativa che va a cercare sceneggiatori.
    http://www.meltaplot.rai.it/

  2. “scrittore Tal dei Talent”
    Complimenti 😀

  3. Vorrei spezzare una “lancia preventiva” a favore di masterpiece: se il programma verrà impostato come The Voice Of Italy (che era lontano anni luce dai vari x factor e italia’s got talent), sarà un buon prodotto: buon livello dei partecipanti, nessun giudice cattivo-per-contratto, alta dose di intrattenimento e, soprattutto, live tweeting sfrenato a prendere per il culo tutto il prendibile. 😀

  4. mistresspiss…. geniale!

  5. Però se qualcuno scrive I cugini Kakakazov, me lo guardo 😀

  6. Ma non si potrebbe dire a Vianello di soprassedere? Da lui e da Rai Tre non me l’aspettavo 🙂

  7. Rai Tre è la rete che faceva concorrenza a Novantesimo Minuto con “per un pugno di libri” (della serie, cultura vs roba nazionalpopolare): io quantomeno il beneficio del dubbio glielo darei. Se lo facessero su Canale 5 sarei in prima fila sventagliando la mia stroncatura preventiva.

  8. “I commiserabili, o I dolori della giovane Wonderbra, o persino I cugini Kakakazov.”
    Geniale 😀

  9. E’ chiaro che il mito del ‘libro nel cassetto’ è, appunto, un mito. Fin dall’antichità più remota nessuno scrittore ‘vero’ ha mai avuto problemi a pubblicare e diventare un riverito maestro. L’editoria ha sempre funzionato come un meccanismo perfettamente oliato per riconoscere il talento e il genio, proprio come il pubblico. Se uno non ha ancora pubblicato nulla vuol dire, semplicemente, che non se lo merita, è un illuso e un fallito. Non esistono grandi scrittori sconosciuti e se esistono è per loro volontà, uomini e donne così sicuri di se stessi da non aver bisogno dell’approvazione del popolino che disprezzano dall’alto di quelle vette dell’intelligenza e della saggezza che condividono con Pippo.
    Seriamente, il poveraccio che vincerà questo programma si troverà bersagliato da una pioggia di m. da parte di migliaia di scrittori ancor più falliti di lui che intasano la Rete…

    • Staremo a vedere…

    • @stefano trucco: che “L’editoria ha sempre funzionato come un meccanismo perfettamente oliato per riconoscere il talento e il genio, proprio come il pubblico” mi sembra affermazione piuttosto ottimista. Le capacità dell’attuale editoria (almeno in Italia) di riconoscere i talenti mi sembrano piuttosto modeste. Poi, per quanto riguarda il pubblico, guarda che cosa c’è nelle classifiche di vendite. Ovviamente non saranno i talent show televisivi a risolvere i problemi…anzi, quelli serviranno a tutto fuorché a migliorare la qualità di quanto viene pubblicato.
      Ciao!

    • Villani, mi ha improvvisamente fatto ricordare che online l’ironia si perde, anche quando è penosamente ovvia come la mia.

  10. Come ho scritto da me, già vedo il vincitore consigliarci i salumi Citterio e i tortelli Rana, dimentico egli stesso del titolo che ha scritto con il sudore del Microsoft Office.

  11. Comunque ricordatevi: tutti – ma proprio TUTTI – i vostri scrittori preferiti sono stati esordienti.

    • Non in un talent, le conosciamo le logiche di questi programmi.

    • Sì, ma nessuno di loro è andato a fare una gara in tv per esordire…

    • Ai loro tempi non c’erano ne’ la televisione ne’ i talent. La mia idea è che ci si sarebbero buttati a pesce. Seriamente, ci sono tipologie diverse di scrittori: Simenon e Balzac l’avrebbero fatto, Henry James e Virgina Woolf no, ok? Sono stati tanti i letterati, anche grandissimi, che hanno fatto cose che ci potrebbero far storcere il naso.
      Prendendo a esempio la letteratura americana è sconcertante scoprire come molti dei più grandi scrittori del tempo, da Hawthorne a Melville a tanti altri oggi meno noti, scrivessero per i partiti politici, componendo per esempio biografie elettorali per Presidenti di favolosa oscurità (Franklin PIerce per Hawthorne e Zachary Taylor per Melville) e venivano ricompensati con posti pubblici (tipo ambasciate, consolati, uffici postali, impieghi doganali).

  12. Simenon accettò di scrivere un romanzo chiuso in una gabbia dei grandi magazzini La Samaritaine di Parigi. Balzac si scriveva le recensioni (positive, negative e in risposta alle sue negative) da solo. Faulkner scriveva racconti per le riviste per signore perbene. E prima di loro, per secoli, gli scrittori campavano adulando e facendosi mantenere dai potenti (nel caso non fossero stati direttamente ricchi). Oggi c’è la televisione.

  13. …no un altro reality no! Adesso pure gli aspiranti scrittori…alla fine saranno personaggi prima ancora di avere prodotto qualcosa di sensato…e intanto la tivvu’ fagocita qualsiasi cosa e la risputa ridotta in melma informe. Vi meritate Harry Quebert!

  14. …sembrerebbe che la selezione dei manoscritti sia stata fatta dagli stessi lettori del gruppo Rcs, messi a disposizione dalla Rizzoli e dalla Bonpiani ecc… gli stessi che abitualmente scelgono i testi per le case editrici. Se analizzo velocemente le cose lette sopra;se tutto si fermasse qui e da 5.000 si passasse a 50,25, 10…fino ad uno, voi avreste soddisfazione e certezza della grande capacità di un autore stampato in 100.000 copie. Se l’editoria decide una così grande tiratura all’ora sì che costui è il nuovo David Foster Wallace ( “infinite jest” è stato una tortura da portare alla fine – parlo da semplice lettore che da fiducia ad un testo fino all’ultima riga…).
    Quindi ciò che vi fa gridare allo scandalo è il solo passaggio tv.
    Da da pensare…ma voi siete intellettuali? letterati? nemici del video? atleti? mosche? o semplicemente avete pochi rapporti sessuali? o siete “onniscienti” dello scrivere?
    Io sono un lettore e basta, sgomento di tanta frustrazione letta in questi post.

    • Povero te. Se avessi qualche rapporto sessuale in meno con te stesso scriveresti “allora” anziché “all’ora” e “dà da” anziché “da da”. Sicuro d’aver letto “Infinite jest” anziché le istruzioni della lavatrice? Da da umpa a vossia…

  15. ti metti a fare la maestrina…per non darmi risposta vera. Sai bene che errori da “correzione automatica di word” non significano nulla postando di getto. Sono refusi che possono accadere nella fretta della scrittura informale di un post… Continuo a non capire l’avversità quasi congenita di voi “intellettuali” a ciò che deve ancora incominciare. Si “dà” (grazie amico) dei falliti a ragazzi di 20 anni che provano anche quella strada…e continuo a ribadire differente solo per un passaggio in tv rispetto l’iter di un normale scrittore.
    Povero te che sprechi la tua rabbia e rendi inutile la tua cultura.
    Io avrò mancato di rispetto alla nostra lingua scrivendo di getto senza rileggere, ma tu manchi di rispetto alle persone. E ti fai bello correggendo cazzate da prima elementare.
    Leggo anche le istruzioni della lavatrice se devo utilizzare un nuovo modello prima di dire che non funziona.
    Ti ricordo che dai talent musicali è uscita gente molto brava che nessun si filava…latin lover da centrifughe.

    • Chi? Giusi Ferreri? Denis Fantina? Sei ridicolo, e scommetto che sei pure uno degli aspiranti Tal dei Talent. Va’ a studiare, va’…

    • “Se l’editoria decide una così grande tiratura all’ora sì che costui è il nuovo David Foster Wallace”

      ‘Se-allora’, mi pare una fesseria. La signora E.L.James delle 50 sfumature ha avuto tirature probabilmente superiori ma non per questo la paragonerei a DFW (e questo non credo proprio sia un mio commento “da snob”)

      Sul fatto che dai talent escano “grandi talenti” bah, de gustibus. Penso che la tv per sua natura di ricerca dell’audience tira per così dire “al ribasso”, alla “buona mediocrità”.

      A te piacciono i talent suppongo, a me (e ad altri) no, e ho/abbiamo lo stesso diritto tuo di farmeli o non farmeli piacere.

      Se poi invece vuoi solo continuare a sparare “siete snob, intellettualoidi, ecc.” a destra e a manca, beh, ognuno si diverte come può.

  16. Adele.
    Mentre studio…come farti fare del buon sesso, tu, ripigliati, ok? Cara maestrina.
    Sono preoccupato per te. Ti mando il tema di mio nipote da correggere, ok? Così ci mostri quanto sei bravo, ok? stai bene? ok? ti sei stancato ad usare tutti quegli imperativi così correttamente apostrafati? Va’ va’… a mai più…anzi a mai piu piu …piu piu

  17. Rispondendo a TOPOMETALLO.
    Non è la questione che un contenitore piaccia o meno, perché quello è un talent, un contenitore e basta. Uno strumento che a detta di molti non funzionerà nel tentativo di trovare un grande autore.

    Quello, TOPOMETALLO, è ovviamente un parere incontestabile nella sua natura soggettiva di parere. E’ altrettanto incontestabile che potrebbe però accadere, non mi venite a dire che Adele non è una cantante di livello ragguardevole.

    A dire il vero io non amo particolarmente i talent e credo di non aver mai scritto un post relativo ad essi prima di oggi.
    Ho letto di Masterpiece su fb e mi sono incuriosito. Poi leggo quest’articolo, quello oggetto dei post, e lo trovo a dismisura aggressivo ed offensivo verso i partecipanti, anzi addirittura verso il possibile vincitore. Dunque la mia posizione è istintivamente di difesa verso chi con un sogno in mano bussa ad una porta.
    Non do giudizio negativo su chi è contro a quel tipo di programma ma dico che è insensato rivolgersi ad altre persone con disprezzo solo perché operano scelte differenti dalle nostre.

    Ovvio è che Pippo Russo non lo farebbe mai un talent. Ma questo non lo rende migliore di chi lo farà. Magari non passerebbe le selezioni ed allora cosa direbbe? Che i lettori non sono all’altezza?

    Sembra quasi che si difenda un retaggio culturale per cui per essere scrittore si debba sputare sangue, vivere nell’ombra, appartenere ad una setta, vivere bohemien, anche un po’ topi da biblioteca. Dunque chi per “volere” della TV prenderà la scorciatoia allora diventerà oggetto di attacco personale.

    Rispetto ovviamente la tua posizione TOPOMETALLO perché parla di “contenitore” e non di persone.
    Chiaro che non difendo il talent come scelta di programma RAI.

    • Ma sei ancora qui? Si vede che proprio non resisti al bisogno di dare un minimo di pepe alla tua esistenza insipida.
      Porta la tua insignificanza altrove.

    • Chi prende la scorciatoia provoca dubbi e diffidenze. Ed in fondo è bene che sia così. Chi prende queste scorciatoie sono gli stessi che favoriscono un sottobosco di editori a pagamento e altri avvoltoi.

      Il “disprezzo” che tu vedi in alcune risposte (per me legititme) non nasce a caso. Non è che non abbiamo mai visto talent o reality e abbiamo solo preconcetti.

      Adele è una, purtroppo le più sono Giusy Ferreri. Senza talent penso che non avremmo (così tante) Giusy Ferreri, Adele forse la avremmo comunque.

  18. e comunque sì, incolpare gli altri di violenza nelle risposte e tirar subito fuori toni da “quanto siete sfigati voi” magari non è il massimo

  19. bell’articolo. e belle intenzioni: macinare illusioni su illusi personaggi. non c’è più religione. non ci sono più le stagioni di una volta.

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