Ca Cate dell’Io

Coma annunciato in un post di qualche tempo fa, mi sto infliggendo la lettura di Cate, io, romanzo di Matteo Cellini edito da Fazi e vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2013. Un libro che ha qualche analogia con La vita accanto di Maria Pia Veladiano. Nel senso che il tema è simile e la noia è annichilente allo stesso grado.

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Ma nel caso del libro di Cellini c’è qualcosa in più, o in meno a seconda dei punti di vista: uno stile di scrittura che vuol essere immaginifico e invece si fa grottesco, specie quando l’autore batte la strada della metafora e della similitudine a effetto. Nel post richiamato sopra si metteva in rilievo il penoso passaggio dell’odore del caffè che macchia l’aria come un cane dalmata (sic!). Ebbene, aggirandovi per quelle pagine, di trovate del genere ne reperite abbastanza da riempirci un carrello. Uno di quelli che freudianamente vengono smarriti al reparto sanitari nel bel mezzo della spesa.

Mi limito a darvene alcuni saggi, in attesa della stroncatura che scriverò quando la lettura del libro sarà completa.

A pagina 82 c’è la descrizione dei genitori della protagonista, due persone obese come lei:

(…) i miei genitori si sono fatti bastare quel poco di interessi comuni che avevano: come i due ultimi pezzetti di un puzzle, fatti di rientranze e sporgenze non coincidenti, che per forza provano a incastrarsi.

E non ci sarebbe alcunché da obiettare, se non fosse che a pagina 100 il lettore si vede ri-propinare la similitudine del puzzle. Succede quando la protagonista, Caterina alias Cate, immagina l’ingresso nella sala del locale in cui si festeggerà il suo diciottesimo compleanno. E dopo essersi figurata mentalmente la scena dice a se stessa:

È un quadro smontabile in un puzzle, che ricostruito occupa sempre tutto il dolore a disposizione

Che fantasia! E c’è persino una variazione sul tema, per di più espressa attraverso un’immagine ch’è un tocco di grazia (pagina 90):

L’ignoro e tiro dritto, verso il fondo del barile, dove il mio sedere si incastra come un gigantesco pezzo di tetris.

Bella, no? E quanti altri meravigliosi guizzi potete trovare! Come i seguenti:

–          Lei molto ingenuamente crede che la letteratura sia la chiave della mia salvezza. Che io sia una serratura difficilissima e la letteratura una chiave passepartout (pagina 32)

–          Il silenzio grasso dei respiri si riga del pianto di mia madre (pagina 75);

–          Mi affloscio sul letto come un canotto alla fine dell’estate (pagina 118).

Il top, almeno fino alla pagina 118 che è al momento lo stand-by della mia lettura, si tocca a pagina 96:

Riempio le parole con polvere da sparo sufficiente a far saltare in aria due teatri di paure.

Ca. Cate. Dell’Io.

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8 Risposte

  1. Credo che l’autore abbia un debole per i puzzle, e questo si rispecchia in ogni suo incastro. Credo che se ne troveranno altri. Sinceramente trovo di un grigiore unico i brani, che gentilmente ci hai propinato. Quello che puntualmente mi sconcerta, è il fatto che l’autore risulti vincitore di un premio. Ma non uno qualunque, tipo: sei il centesimo cliente e vinci una pubblicazione. Qui si parla del. Premio Campiello. Credo che aggiungere altro, sia più doloroso per noi lettori. Coraggio lo finirai.

  2. E’ inutile, Pippo: qui, se non si trova un nuovo Kafka, non se ne esce.
    Resta tutto artificiale e artificioso. :-/

  3. ma solo io non riesco a staccarmi dalla foto dell’autore e in particolare dalla sua riga in mezzo?

  4. Mentre leggevo non sapevo se ridere o piangere. Ci sono dei passaggi che uno pensa: E’ davvero troppo! Ma c’è una grande opera d’arte in questo post e per quanto possa risultare incredibile non è la faccia dell’autore. Ma il titolo. Fantastico Pippo.

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