L’Hacca Demico

Succede spesso di vedere inscenate delle caricature, e l’impressione costante è che la figura messa in scena abbia tratti esagerati per corrispondere a un tipo realmente esistente. Poi succede talvolta d’imbattersi in una caricatura vivente e allora ci si ricrede.

A me è successo ieri, durante un convegno. In quella circostanza mi sono imbattuto nella caricatura-realmente-esistente dell’Hacca Demico.  Un profilo che erroneamente viene confuso col mero accademico, anche perché fra quelli alligna per meglio mimetizzarsi. E che di tanto in tanto spicca e  lustra quella “H” in sovrappiù, facendo vedere in cosa consista la differenza. Perché l’accademico espone la sua scienza cercando di rendersi comprensibile col pubblico extra-accademico e con esso dialogare. E invece l’Hacca Demico prende a declamare un discorso autistico. e per di più usando un codice astruso, che tanto da vicino richiama la lettera più sfuggente dell’alfabeto italico.  La “H”, appunto.

Niente nomi, per carità. Meglio limitarsi a illustrare le caratteristiche dell’Hacca Demico, ponendo così le condizioni affinché ciascuno di voi possa riconoscerlo qualora vi s’imbattesse.

  1. L’Hacca Demico si presenta al dibattito con un discorso scritto a mano nel bloc notes a quadretti, pagina gialla e formato A4. E se anche il dibattito prende una direzione lontanissima dal contenuto dei suoi appunti, egli tira dritto a declamarli. L’effetto è quello che si avrebbe se nel pieno di un convegno sul Dolce Stilnovo qualcuno si mettesse a parlare della Storia del Motore a Scoppio.
  2. Naturale conseguenza del punto appena citato è che l’Hacca Demico abbia delle ferme e incrollabili convinzioni. E la più incrollabile è quella secondo cui gli sguardi smarriti che s’inseguono nell’uditorio e i bisbigli in stile “Cazzo c’entra ‘sta cosa qui?” siano occhiate d’ammirazione e commenti del genere “Minchia che professorone!”.
  3. L’Hacca Demico ha il vezzo di pronunciare formule dal sicurissimo effetto, di quelle à la page che al solo sentirle proferire ci si ferma un attimo a ascoltarle. Quanto meno per scoprire chi sia il pirla che ancora crede di far effetto con certe puttanate. Potete star certi che egli pronuncerà almeno cinque volte ciascuna le formule “post-modernità”, “top down” e “bottom up”. E ogni volta l’occhio vispo sottolineerà il passaggio con ammiccamento del genere: “L’ho detto ancora, olé!”.
  4. Dopo aver concluso il proprio intervento, l’Hacca Demico rivolgerà uno sguardo di suina empatia a chi gli spiegherà, sia pur con garbo e condiscendenza massimi, quali sesquipedali minchiate egli abbia appena proferito durante il proprio interevento. E crederà trattarsi di dialettica e scambio d’idee, e che i suoi punti di vista siano stati vigorose provocazioni. Invece non sa che sul bavero della giacca gli si sta disegnando un’invisibile lettera scarlatta: C.
  5. Prima della conclusione del dibattito l’Hacca Demico andrà via, senza fermarsi per il buffet o per salutare i partecipanti. Altri impegni Hacca Demici l’assillano, e magari gli scappa pure l’acca. Sicché nessuno potrà dirgli che dell’argomento non ci ha capito un H. O una beata minchia, giusto per parlare in termini terra terra. Pardon, down down.

P.S. Ogni riferimento a persone o fatti reali è esatto al millimetro.

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10 Risposte

  1. io mi immagino l’Hacca Demico in giacca di velluto a coste marroni, con le toppe sui gomiti (in ogni stagione).

    e poi rispetto al punto 3, secondo me l’hacca Demico ama pronunciare spesso l’espressione tout-court.
    O no?

    • Per la prima ci sei molto vicina.
      Per la seconda no. L’ Hacca Demico parla solo l’english molto globish. Per lui il francese è una lingua morta, ottocentesca,.. 😉

  2. L’Hacca-demico è anche donnaiolo? (Ovvero studentessiolo?)

  3. io c’ero! era proprio esattamente come l’hai descritto! ahahah!

  4. L’Hacca Demico ha per caso anche il vizio di declamare invariabilmente sproloqui della durata di 50 minuti anche se sa benissimo che il tempo concesso agli oratori era di 10?

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