Parole – Etica (La Repubblica Firenze, 13 ottobre 2013)

Cari amici, questa è la puntata di Parole pubblicata domenica scorsa. Buona lettura.

Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è etica. Termine impegnativo nonché scivoloso assai, soprattutto per via di quel vezzo generalizzato d’usarlo a capocchia. Quasi come si trattasse di dire cioè. Un destino semanticamente crudele, che condanna la parola a un’esistenza di banalizzazioni e fraintendimenti. E che nella classifica dei termini abusati – sia nel senso di sottoposti a uso smodato che in quello di vittime inermi di sevizie e sadismi assortiti – la rende seconda soltanto a trascendentale. Perché davvero, ovunque ci si giri a udire chiacchiericci, si scorge ovunque un nulla di trascendentale e un qualcosa d’etico. Come se la Repubblica dei Filosofi avesse trovato materializzazione senza che qualcuno ci inviasse un sms d’avviso. L’abbiamo scoperto una volta di più leggendo dell’iniziativa Taxi Amico, appena lanciata dalla centrale del 4390 in collaborazione con l’Adiconsum. Un’iniziativa basata sul principio della “massima attenzione al cliente”. Il che già di per sé sollecita perplessità. Che forse fin qui l’attenzione al cliente era opzionale? Ormai anche il trippaio del Porcellino può intrattenervi forbitamente sulla customer satisfaction. C’era mica bisogno d’impostare il TomTom per approdare a tanto?

Ma fin qui passi, ché si tratta di cose interpretabili. L’intoppo sorge quando si scopre che l’iniziativa Taxi Amico si basa su un documento definito Carta Etica. Roba che a udirla si balza sull’attenti, almeno fino a che non si vada a leggere quali ne siano i contenuti. A quel punto si scopre che la Carta Etica è costituita da regole come quella che comanda ai tassisti di non usare il telefono mentre sono impegnati alla guida o quantomeno di munirsi d’auricolare, o quella che li sollecita a dare la migliore accessibilità ai passeggeri portatori di handicap, o quella che comanda di fare attenzione alle persone anziane o alle mamme con bimbo e passeggino. E lì verrebbe da chiedere al tassista, prima d’iniziare la corsa: “Scusi, ma dov’è l’etica?”. Perché un documento costruito su una serie di punti come questi, tutt’al più, è un codice di comportamento. E a parlare di Carta Etica per una cosa così s’ottiene lo stesso effetto generato dal conte Mascetti quando invitava a conferire “nel suo studio” il figliolo del Perozzi. Di questo passo l’apericena del venerdì sera col vostro amico cazzaro rischia di trasformarsi in un Food and Wine Summit.

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Una Risposta

  1. L’etica, che oramai molti sedicenti signori intellettuali a capo diorganizzazioni stupende gabellano per etichetta (come il famoso brandy, che crea un’atmosfera).

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