Parole – Scontrino (La Repubblica Firenze, 20 ottobre 2013)

Cari amici, ecco la nuova puntata della mia rubrica domenicale. Buona lettura.

Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è scontrino. Ovvero, il riscontro cartaceo rilasciato a fini fiscali per ogni bene o servizio acquistati. Un oggetto minimo ai limiti dell’insignificanza, ma che poco a poco è diventato testimonianza di virtù massima, legato com’è in modo immediato all’idea di fedeltà fiscale da parte dei cittadini esercenti e utenti. E che in un tempo più recente, ossessionato dagli eccessi della casta e dal’esigenza di operare spending review a qualsiasi livello, ha visto elevare al quadrato tale significazione. Fino a determinare una situazione in cui lo scontrino diventa la carta che canta le virtù civiche. Che tocchi ai registratori di cassa essere termometro dello stato morale e civile della nazione?

Sembrano pensarla così i consiglieri regionali della Toscana, che con sorprendente spirito bipartisan sono addivenuti a una decisione epocale: pubblicare online le note d’ogni spesa messa a rimborso perché effettuata nell’esercizio della carica. “Dalle nostre parti non ci sono Batman, e dunque non abbiamo nulla da nascondere” affermano come in un coro di voci bianche. E evidentemente il nesso fra l’aver nulla da nascondere e il dover tutto mostrare viene percepito come un automatismo. E il possedere virtù intonse da esibire a un pubblico che cerchi peccato in ogni dove viene percepito come la massima fonte di legittimazione. Il che è la pornografia proseguita con altri mezzi, il voyeurismo che sposa l’esibizionismo per un connubio en travesti, perché mascherato da moralità nell’esercizio della pubblica funzione. E andrebbe anche bene, se alla fine della fiera una manovra del genere non rischiasse di dimostrarsi velleitaria, come già lo era stata la trasmissione in streaming delle sedute di giunta regionale sperimentata qualche mese fa. Perché a chi frega che il consigliere Ruggeri spenda per un pasto 12 euro in una trattoria livornese, per di più se è lo stesso Ruggeri a dichiararlo mostrando lo scontrino? Alla gggente frega il giusto d’una prova così esibita, perché essa scaccia via la possibilità del torbido e di sguazzarci dentro. Gli scontrini messi online sono roba da Corte dei Conti. E invece la sola autorità cui in questo momento il cittadino furioso sia disposto a riconoscere legittimità è la Corte dei Cùnti, l’organo permanente composto dai narratori di retroscena e dagli scovatori di malefatte. E quando la Corte dei Cùnti l’inchioderà con un documento scomodo, cosa farà il trasparente consigliere? Ribatterà esibendo lo scontrino del caffè preso alla buvette?

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Una Risposta

  1. Poi finisce che più mostri e più nascondi, tra l’altro.

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