Fabio Volo e le sinossi del nulla

Non ho ancora letto il nuovo libro di Fabio Volo, ma su esso ho già due certezze: che sarà una schifezza come i precedenti sei; e che la sinossi nella quarta di copertina è l’unico pezzo di vera letteratura contenuto dal volume.

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Su quest’ultimo elemento mi sono espresso in L’importo della ferita e altre storie, segnatamente nel passo di pagina 81:

Riguardandole dopo aver completato la lettura di ciascun libro si rimane ammirati, e quell’ammirazione si condensa in un interrogativo: ma quanto ta­lento ci vuole per riuscire a fare una sinossi del Nulla? Voglio dire: scrivere il nulla può essere anche la cosa più facile del mondo, basta mettersi davanti a una tastiera e lasciar volare i polpastrelli secondo l’istinto. Ma sintetizzare il Nulla! Quella è cosa sublime. E in que­sto senso le sinossi dei libri di Fabio Volo sono un genere a sé, per quanto alla lunga accusino la medesima ripetitività delle pagine che tentano di compendiare. Che poi esse abbiano qualche attinenza col contenuto delle pagine è altra storia. In qualche caso si tratta di libere interpretazioni, o addirittura dell’applicazione di un cliché.

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Così avviene anche nel caso della sinossi del nuovo libro, La strada verso casa. Dalla cui lettura si ricava che la trama è sempre la stessa, in un inesauribile rimescolamento di minestra. Per capire, ve le riporto una dopo l’altra.

La prima è quella di Esco a fare due passi, pubblicato nel 2001:

Cosa succede quando un ragazzo di ventotto anni, irrimediabil­mente vittima della sindrome di Peter Pan, si mette di fronte ai temi importanti della vita, quelli con la T maiuscola? È il caso di Nico, il protagonista di questo libro: un lavoro da deejay radiofonico, un di­screto successo con le donne, Nico vive una vita spensierata e apparen­temente felice. Ma si sente profondamente immaturo, un adolescente intrappolato nel corpo di un uomo e senza alcuna voglia di crescere. Con l’innocenza e la spudoratezza di un bambino, del tutto privo di inibizioni, Fabio Volo ci accompagna in un esilarante viaggio attraver­so l’universo giovanile alle soglie del Terzo Millennio. Seguendo il pro­prio corpo come unica bussola, parla di sesso, canne, musica e amicizia. E riesce a mettere a nudo quella parte di noi che teniamo nascosta, con la polvere, sotto il tappeto.

 

Devo precisare che Esco a fare due passi è il libro peggiore letto in vita mia, ma questo conta poco. Meglio cominciare a fare il confronto con le altre sinossi, partendo da quella di È una vita che ti aspetto, pubblicato nel 2003:

Questo libro parla di Francesco che non era felice e invece poi sì. Finito. Un ragazzo di oggi, un trentenne qualunque, con un lavoro stressante, storie di sesso con ragazze diverse, la paura di restare fuori dal branco, la difficoltà di comunicare con i genitori, il rimpianto e il ricor­do dell’infanzia, il rito delle canne e il mito dell’amicizia, quella vera. Un ragazzo che un giorno si accorge di esistere senza vivere davvero, e decide che così non va. Con una buona dose di coraggio e tanta autoiro­nia affronta la depressione, l’ipocondria, il torpore esistenziale. Come? Chiedetelo a Francesco. E a Ilaria. Perché non vorremmo anticiparvelo, ma in questa storia c’è anche un lieto fine… Fabio Volo esplora con un linguaggio semplice il complesso mondo interiore di tutti e di ognuno. E racconta come nessun altro l’umorismo, le folgorazioni e le malinconie struggenti di un ragazzo normale.

 

Dunque, ancora una volta si parla di un cazzoncello non ancora cresciuto ma ansioso di maturare: “Ma si sente profondamente immaturo, un adolescente intrappolato nel corpo di un uomo e senza alcuna voglia di crescere” (Esco a fare due passi), “Un ragazzo che un giorno si accorge di esistere senza vivere davvero, e decide che così non va”( È una vita che ti aspetto).

Dite che due volte non bastano per fare testo? Bene, allora andiamo avanti col terzo romanzo: si tratta di Un posto nel mondo, pubblicato nel 2005. La sinossi recita:

Michele ha un amico, Federico. Uno di quegli amici coi quali si  divide tutto, l’appartamento, la pizza e la birra, ma anche i sogni e le frustrazioni, le gioie e i dolori, e qualche volta le donne.

Un giorno Federico decide di mollare tutto e partire. Stanco della vita monotona di provincia, se ne va alla ricerca dell’altra metà di sé. Michele invece resta.

Quando torna, dopo cinque anni, Federico è cambiato. Ora è sere­no, innamorato di una donna (Sophie) e della vita.

Sembra una storia a lieto fine, ma non è così. Federico all’improvvi­so riparte, stavolta per un viaggio molto più lungo. Ritornerà (a sorpre­sa) nascosto dietro gli occhi di una bambina, Angelica.

Le vicende di Michele, Federico, Francesca e Sophie sono quelle di un gruppo di giovani alla ricerca del loro posto nel mondo.

In questo libro Fabio Volo mette insieme le vite dei protagonisti come i pezzi di un puzzle, scegliendo ancora una volta l’universo fem­minile come codice d’accesso.

 

In questo caso a cercare il cambiamento e la maturazione sono addirittura in due: prima l’amico del personaggio principale, poi il personaggio stesso. L’accenno alla spensieratezza della vita da immaturi è uguale in tutte e tre le sinossi: È il caso di Nico, il protagonista di questo libro: un lavoro da deejay radiofonico, un di­screto successo con le donne, Nico vive una vita spensierata e apparen­temente felice” (Esco a fare due passi); “Un ragazzo di oggi, un trentenne qualunque, con un lavoro stressante, storie di sesso con ragazze diverse, la paura di restare fuori dal branco, la difficoltà di comunicare con i genitori, il rimpianto e il ricor­do dell’infanzia, il rito delle canne e il mito dell’amicizia, quella vera” (È una vita che ti aspetto); Michele ha un amico, Federico. Uno di quegli amici coi quali si  divide tutto, l’appartamento, la pizza e la birra, ma anche i sogni e le frustrazioni, le gioie e i dolori, e qualche volta le donne” (Un posto nel mondo).

Una fantasia inesauribile, vero?

Ma andiamo avanti e leggiamo la sinossi di Il giorno in più, pubblicato nel 2007:

Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-sesso… giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppo domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano «l’ap­puntamento». Ma la sconosciuta ha un destino che la porta lontano, in un’altra città. E Giacomo? Per la prima volta decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all’inseguimento di un sogno.

L’amore, l’amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, più una dose di gio­co e sana incoscienza: questo libro ha gli ingredienti e il gusto delle pagi­ne più riuscite di Fabio Volo. La prova esaltante di un talento narrativo che ha raggiunto la maturità senza perdere un briciolo di freschezza.

 

Ancora una volta c’è il tema della spensieratezza da immaturo: “Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-sesso… giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere”. A esso si aggiunge quello, trito e ritrito, dell’amore che ti cambia : “Un ragazzo che un giorno si accorge di esistere senza vivere davvero, e decide che così non va. Con una buona dose di coraggio e tanta autoiro­nia affronta la depressione, l’ipocondria, il torpore esistenziale. Come? Chiedetelo a Francesco. E a Ilaria. Perché non vorremmo anticiparvelo, ma in questa storia c’è anche un lieto fine…” (È una vita che ti aspetto); Quando torna, dopo cinque anni, Federico è cambiato. Ora è sere­no, innamorato di una donna (Sophie) e della vita” (Un posto nel mondo); Ma la sconosciuta ha un destino che la porta lontano, in un’altra città. E Giacomo? Per la prima volta decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all’inseguimento di un sogno(Il giorno in più).

E inoltre, c’è l’ennesimo sforzo di propagandare la presunte qualità di Fabio Volo come scrittore: Con l’innocenza e la spudoratezza di un bambino, del tutto privo di inibizioni, Fabio Volo ci accompagna in un esilarante viaggio attraver­so l’universo giovanile alle soglie del Terzo Millennio(Esco a fare due passi); Fabio Volo esplora con un linguaggio semplice il complesso mondo interiore di tutti e di ognuno. “Fabio Volo esplora con un linguaggio semplice il complesso mondo interiore di tutti e di ognuno. E racconta come nessun altro l’umorismo, le folgorazioni e le malinconie struggenti di un ragazzo normale” (È una vita che ti aspetto); “In questo libro Fabio Volo mette insieme le vite dei protagonisti come i pezzi di un puzzle, scegliendo ancora una volta l’universo fem­minile come codice d’accesso” (Un posto nel mondo); “L’amore, l’amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, più una dose di gio­co e sana incoscienza: questo libro ha gli ingredienti e il gusto delle pagi­ne più riuscite di Fabio Volo. La prova esaltante di un talento narrativo che ha raggiunto la maturità senza perdere un briciolo di freschezza”.

Il vero romanzo non è quello di Fabio Volo, ma quello su Fabio Volo.

Passiamo alla sinossi del quinto libro, Il tempo che vorrei, pubblicato nel 2009:

Lorenzo non sa amare, o semplicemente non sa dimostrarlo. Per questo motivo si trova di fronte a due amori difficili da riconquistare, da ricostruire: con un padre che forse non c’è mai stato e con una lei che se n’è andata. Forse diventare grandi significa imparare ad amare e a perdonare, fare un lungo viaggio alla ricerca del tempo che abbiamo perso e che non abbiamo più. È il percorso che compie Lorenzo, un viaggio alla ricerca di se stesso e dei suoi sentimenti, quelli più autentici, quelli più profondi.

Questo libro di Fabio Volo è forse il più sentito, il più vero, e la forza di questa sincerità viene fuori in ogni pagina. Ci si ritrova spesso a ridere in momenti di travolgente ironia. Ma soprattutto ci si ritrova emozionati, magari commossi, e stupiti di quanto la vita di Lorenzo assomigli a quella di ciascuno di noi.

 

Aridaje col personaggio che deve maturare e cerca la maturazione attraverso l’amore (primo capoverso della sinossi), e con le presunte qualità del Volo scrittore (secondo capoverso della sinossi).

La sinossi del sesto libro, Le prime luci del mattino pubblicato nel 2011, ci avvisa di questo:

Elena non è soddisfatta della sua vita.

Il suo matrimonio si trascina stancamente, senza passione né curio­sità. Suo marito è diventato ormai come un fratello; «Non viviamo in­sieme, insieme ammazziamo il tempo. Abbiamo stupidamente pensato che due infelicità potessero dar vita a una felicità». Ha sempre deciso in anticipo come doveva essere la sua vita: la scuola da fare, l’università, l’uomo da sposare… persino il colore del divano. È diventata moglie prima di diventare donna.

Finché un giorno sente che qualcosa inizia a scricchiolare. La pas­sione e il desiderio si affacciano nella sua quotidianità, costringendola a mettersi in discussione.

Elena si rende conto che un altro modo di vivere è possibile. Forse lei si merita di più, forse anche lei si merita la felicità. Basta solo trovare il coraggio di provare, di buttarsi, magari di sbagliare. «Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei a aspettare che cambiassi io».

Con questo nuovo romanzo Fabio Volo conferma ed esalta le doti che lo hanno fatto amare da milioni di lettori. Le prime luci del mat­tino è un libro sincero e intenso, capace di affrontare i sentimenti senza trucchi o giri di parole, e di portarci faccia a faccia con le nostre emo­zioni più vere.

Stavolta la protagonista è una donna, e il desiderio di cambiamento non sta nella maturazione ma nella ricerca di una vita diversa. E ovviamente non manca la celebrazione delle presunte doti da scrittore: “Con questo nuovo romanzo Fabio Volo conferma ed esalta le doti che lo hanno fatto amare da milioni di lettori. Le prime luci del mat­tino è un libro sincero e intenso, capace di affrontare i sentimenti senza trucchi o giri di parole, e di portarci faccia a faccia con le nostre emo­zioni più vere”.

E eccoci alla sinossi dell’ultima fatica, La strada verso casa, giunta in libreria in questi giorni:

Marco non ha mai scelto, perché ha paura che una scelta escluda tutte le altre. Non ha mai dato retta a nessuno, solo a se stesso. Sembra dire a tutti: amatemi pure, ma tenetevi lontani. Andrea, suo fratello maggiore, ha deciso da subito come doveva essere la sua vita, ha sempre fatto le cose come andavano fatte. È sposato con Daniela, una donna sobria ed elegante. Insieme avrebbero potuto essere perfetti.

Marco invece ha molte donne, e Isabella. Lei è stata la sua prima fidanzata. Con lei ha passato quelle notti di magia in cui la bellezza dilata il tempo e la felicità strappa le promesse. Ma neanche con lei è mai riuscito a decidersi, a capire che la libertà non è per forza mancanza di responsabilità. E così continua a vivere in folle, senza mai mettere una marcia, fare una scelta.

Se non che a volte la vita che hai sempre tenuto sotto controllo inizia a cadere a pezzi.

Il nuovo romanzo di Fabio Volo racconta la storia di due fratelli che gli eventi costringono ad avvicinarsi, a capirsi di nuovo. E di un inconfessabile segreto di famiglia che li segue come un fantasma. Racconta una grande e tormentata storia d’amore che attraversa gli anni, e come tutte le grandi storie d’amore ha a che fare con le cose splendide e con quelle terribili della vita. Racconta il dolore che piega in due e la felicità che fa cantare inventandosi le parole. Ci fa ridere, commuovere, emozionare.

 

Ogni commento, e ogni richiamo alle analogie con le precedenti sinossi, sarebbero tempo sprecato. Mi limito a proporvi un indovinello. Domanda: cosa c’è di peggio che scrivere sette puttanate? Risposta: scrivere sette volte la stessa puttanata.

9788804633570

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32 Risposte

  1. Anche essere sicuri di scrivere l’ottava, con la certezza di venderla, come le altre sette!

  2. Sarebbe da iscrivere di diritto tra i tramisti di Giramenti. Io mi arrendo, non riuscirò mai a raggiungere certi livelli. Ma mi sto impegnando…

  3. Sento molte critiche, la gente si chiede come possa vendere tanto. Certe volte mi passa la voglia di scrivere, ma non mi arrendo. Preferisco che i miei scritti rimangano per pochi: piuttosto che sentirmi criticato così. Forse a lui non importa, tanto vende: ma è desolante.

  4. ah, bene, ho letto solo il primo libro quando uscì (più per curiosità che altro), posso tranquillamente dire di averli letti tutti 😀

  5. Grazie del reblog! 🙂

  6. Ormai anch’io ho abbandonato da tempo la lettura di queste “opere” però vorrei spezzare una lancia a favore del primo libro “Esco a fare due passi”. Forse perchè quando lo lessi avevo la stessa età del protagonista e non solo. Il suo stile di scrittura “pop” era divertente, la storia era meno mielosa di quelle dei libri successivi… sarà che al tempo ancora si faceva le canne (e ne andava giustamente fiero) ed era ancora fuori dal circuito commerciale in cui è adesso… sarà per tutti questi motivi che poi leggendo gli altri libri mi sono convinto ancor di più che come dj è molto più indicato.

  7. L’ha ribloggato su Arti e bagagli.

  8. Ammetto di aver letto “Esco a fare due passi” e concordo con il tuo giudizio; il peggior libro mai letto in vita mia.
    Penso le stesse cose su Fabio Volo, eppure in Italia è “l’autore” più letto, il che la dice lunga sugli italiani.
    Ti ringrazio per questo post perchè iniziavo a chiedermi se fossi il solo a notare quel “nulla”.
    Un saluto.

  9. Mai letto Fabio Volo eppure, qualche anno fa, mi hanno regalato una delle sue perle (non ricordo nemmeno il titolo) che mi sono ripromesso di leggere quanto meno per capire. Capire come scrive, perché vende tanto, perché viene criticato. Di fatto però credo la cosa non mi interessi affatto.

  10. Per me è snob giudicare e criticare libri senza averli letti, per sentito dire, ecc.
    Io ne ho letti 3 suoi, e mi son bastati, ti sa prendere emotivamente (specie se hai condiviso certe esperienze), ma poi annoia.
    Ha pregi e difetti, non è Kerouak ma nemmeno l’ultimo degli scribacchini, magari ha un editor supercazzuto (ne sono certo).

    Il suo pregio consiste nel narrare le storie di tutti i giorni, i suoi sono libri leggeri che chiunque abbia una terza media sfoglia senza problemi in metropolitana o la sera prima di andare a dormire.
    Una specie di telefilm in cui vedi molte cose che ti riguardano, che parlano di te, dell’amico che conosci o della storia che hai avuto a 20 anni o vorresti avere nel momento stesso in cui la leggi.
    E’ il suo pregio ma allo stesso tempo il suo difetto ed il suo limite.

    Poi mettici insieme un ottimo marketing, ed il resto lo fanno io social network che fanno girare citazioni e fanno venire il curioso di leggerlo.

    Penso che però il 90% dei “detrattori a tutti i costi” in realtà “rosichi”, perché è/reputa di essere più bravo, capace di scrivere cose migliori

    Qualcosa c’è per vendere tanto, e non si tratta di ciò che persegue uno scrittore medio, ovvero una tecnica sempre migliore, una forma pulita, ed a storie sempre originali (per quanto quest’ultima sia una chimera).
    Il suo obiettivo invece è quello di vendere, ci riesce, chapeau. Chi vuole fare letteratura di qualità, non dovrebbe perdere tanto tempo a farne il detrattore.

    • Io i libri di Fabio Volo li ho letti tutti. La tua critica manca il bersaglio. Anche l’obiettivo dei narcotrafficanti è quello di vendere quantità esorbitanti di merce, e ci riescono. Fai “chapeau” pure a loro…

    • La mia non è una critica, ma una valutazione sintetica sul “fenomeno Volo”, infatti l’incipit non era rivolto all’autore dell’articolo, in quanto dice chiaramente di aver letto tutte le sue opere.
      Il paragone con i narcotrafficanti è poco calzante, in quanto non c’è nulla di illegale nello scrivere cose che altri comprano, per quanto di bassa qualità.
      Un paragone possibile sarebbe da fare con i reality, in cui gente ottiene la notorietà (ed i benefici economici) che vorrebbe senza dover avere/dimostrare alcuna qualità. In questo caso, tanto di cappello anche a loro, pur non rientrando tra i miei gusti.

    • Ti consiglio di leggere il mio libro. Capirai il senso della critica… 🙂

    • Ti consiglio di leggere il mio libro “L’importo della ferita e altre storie”. Capirai il senso della mia critica… 🙂

  11. […] Cercando Oblivia, “Fabio Volo e le sinossi del nulla”: Non ho ancora letto il nuovo libro di Fabio Volo, ma su esso ho già due certezze: che sarà una schifezza come i precedenti sei; e che la sinossi nella quarta di copertina è l’unico pezzo di vera letteratura contenuto dal volume. Via. […]

  12. Perché stupirsi del successo di chi vende il nulla? E’ da decenni che il nulla in tutte le possibili declinazioni nel nostro paese e’ la merce più richiesta. Piuttosto bisognerebbe domandarsi perché questo accada proprio a noi. I romanzi di Fabio Volo, che non sono mai riuscita a leggere oltre il terzo capitolo nemmeno sfruttando la lettura diagonale (e sì che ci ho provato, se non altro per carpirgli il segreto del successo) vendono perché regalano al pubblico quello che il pubblico vuole: un condensato di banalità e luoghi comuni confezionato con le belle parole in cui, sempre il suddetto pubblico, si ritrova per averle pensate, pronunciate o lette sull’incarto dei baci perugina. Pensiero zero. Ma il segreto sta proprio qui: nello zero che e’ fuga illusoria dal proprio cervello. Complimenti a Fabio Volo che lo ha capito ed e’ riuscito a farci un business.

  13. […] al corrente dei temi trattati da Fabio Volo in tutti i suoi libri, uno vale l’altro, come documentato qui da Pippo […]

  14. L’ha ribloggato su BarneyPanofskye ha commentato:
    Leggere un libro (overstatement) di Fabio Volo e’ come ascoltare un disco (overstatement) di Laura Pausini: e’ facile, ma non da soddisfazione.

    In realta’ io i libri (si, quella roba li’…) di Volo NON li ho mai letti, pero’ questo fantastico articolo me li svela e ce li svela ad uno ad uno, con dovizia di (non) particolari. E mi racconta il vuoto pneumatico che permea le cervella di molti suoi lettori. Hat trick a Giramenti: http://gaialodovica.wordpress.com/2013/11/12/fabio-volo-lasinaggine-compiaciuta-e-il-codazzo-di-zombie/

    Barney

  15. F. Volo ha successo perché i suoi testi utilizzano un italiano elementare e poi perché vengono proposte situazioni, dialoghi e personaggi che fanno già parte dell’immaginario collettivo, evitando al lettore il trauma della novità e dell’originalità.
    Sono libri che si leggono tranquillamente a cervello spento e questo vuole la gente:
    la gente desidera non pensare, non fare alcuno sforzo.
    Oggi il maggior pregio richiesto a un romanzo è che sia “scorrevolissimo”. Scorrevolissimo significa tranquillo idiota, non useremo parole né concetti complicati, noi scriviamo facile, noi scriviamo storie in cui ti puoi riconoscere, noi scriviamo cose che ti sono accadute o che hai già visto in TV, così metti a riposo le sinapsi.

    Fabio Volo con i libri, Giovanni Allevi con il pianoforte, sono artisti mediocri sostenuto da un pubblico ignorante e beato d’esserlo, e ovviamente da tantissimo marketing.

  16. Ci sono caduta grazie a Lilli Gruber e Beppe Severgnini (Otto e Mezzo del 14 dicembre). L’ho comperato, l’ultimo romanzo di Fabio Volo. Al primo capitolo ero già annoiata, al quarto schifata. Non continuerò a leggerlo. Sto meditando sul metodo per sbarazzarmene.

  17. […] vende per diverso. Nell’industria editoriale c’è un corrispettivo di Pieraccioni: Fabio Volo. Ha scritto otto volte lo stesso (desolante) libro, e continua a venderlo come si trattasse di novità a una platea fatta prevalentemente di lettrici […]

  18. […] Non ci è dato sapere in quale veste Fabio Volo si sia accampato in questo bel libercolo, sarà per i temi che propone o per il metodo con cui lo fa? Nel 2013 – qui il post – un blogger esprimeva i miei stessi […]

  19. […] l’industria culturale italiana alle condizioni d’una sterminata tundra. Viviamo il tempo in cui Fabio Volo assurge al ruolo d’artista totale pur non rivendicando arte e parte alcuna, vero Sommo Wate della […]

  20. […] Dylan, e al tempo stesso riconoscerla a due instancabili produttori di percolato editoriale come Fabio Volo e Anna Premoli (leggi qui e qui). Davvero si vuol intendere […]

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