Alba Parietti e l’altra consapevolezza femminile

Guardo le foto di Alba Parietti e della sua comparsata a Sanremo in abito da vamp-che-fu e mi chiedo se a questa donna sia rimasto qualcuno che le vuol bene. Che l’aiuti a proteggersi da se stessa, e da un modo di vedersi che non corrisponde più alla realtà delle cose. Ma poi vado oltre e penso che il problema sia generale, drammaticamente diffuso. Ha a che fare con un demone dominante cui non è facile sottrarsi, e che su una donna in viaggio nel terrain vague dell’età di mezzo può esercitare una forza tentatrice irresistibile. Specie se quella donna ha visto celebrare pubblicamente la propria bellezza, e ne ha fatto più o meno consapevolmente un pilastro del proprio successo come personaggio pubblico. È su questo demone che bisogna interrogarsi, e sul modo in cui agisce e arma condotte autodistruttive. Il Demone dell’Inconsapevolezza.

Alba Parietti e la sua tragica mise sanremese

Alba Parietti e la sua tragica mise sanremese

So che trattando il tema della (in)consapevolezza femminile tocco un nervo scoperto, tanto più in un’epoca che ritiene di aver dato per acquisito questo elemento e di dover sostenere su altri terreni le sfide dell’emancipazione e della parificazione. E so pure che dirò alcune cose a rischio d’essere bollate come politicamente scorrette o sessiste. Ma pazienza, può capitare di peggio. E nel peggio va inserito lo scontrarsi giusto con l’Inconsapevolezza e il suo Demone. Quello che impedisce di valutare serenamente una delle poche cose alle quali nessuno può sottrarsi: il tempo che scorre e non torna indietro. La sola risposta possibile sarebbe viverlo nell’adattamento, e raccoglierne le sfide nuove partendo dalle risorse e dalle energie disponibili anziché pretendere di possederne altre ormai esauste. Sotto questo aspetto, nulla più della nostra sfera fisica è soggetto a una legge così spietatamente darwiniana, impossibile da ricondurre sotto il controllo umano. Inutile opporsi, perché i tentativi sono perdenti e i loro effetti persino peggiori di quelli che si pretende di sconfiggere. E invece succede quasi sempre il contrario. Si prova a sconfiggere il tempo spostandone indietro le lancette e disegnandosi addosso una silhouette soffocante. Dramma senza soluzione. E per capire da dove origini è indispensabile partire dall’indicatore più intimo e preciso al tempo stesso: quello della lingua.

Trovo che su questo tema la lingua inglese dimostri una volta di più la sua superiorità rispetto a quella italiana. Perché ha un modo neutro, non valutativo, di nominare l’effetto generato sulla persona dallo scorrere del tempo: ageing. Un termine intraducibile in italiano, perché il risultato sarebbe improponibile. Qualcosa come etàmento. L’accezione della parola è quella secondo cui l’individuo con lo correre degli anni è soggetto a una stratificazione di stati fisici e psichici, un cumulo ineludibile che condiziona il soggetto e lo fa diverso da una fase all’altra della vita. Noi associamo a tutto ciò la brutale parola invecchiamento. Che in inglese è tradotto con to grow old e nella nostra lingua ha una portata valutativa e un segno negativo. Perché porta con sé l’idea della decadenza fisica, e della progressiva perdita di vigore e autosufficienza. Il che è vero, ma è al tempo stesso soltanto una parte della cosa. Per gli inglesi to grow old è invecchiare nel senso cupo che noi intendiamo, ma anche accumulare saggezza e esperienza buone  per aiutarci a governare meglio la quotidianità. Per noi è soltanto l’angoscia del declino, con la sfera fisica a esserne la spia più evidente e dunque anche il campo in cui vengono tentate le strategie più massicce della contrapposizione. E qui scatta l’agire del Demone dell’Inconsapevolezza.

9781922147554_large_cover

Esso fa leva esattamente sull’incapacità di elaborare l’idea dell’ageing, cioè della naturale stratificazione anagrafica cui ciascun individuo è soggetto senza alcuna possibilità d’elusione. È questa inconsapevolezza a armare le strategie di conflitto contro il tempo condotte attraverso il corpo, alimentando un’ansia autodistruttiva presso molte donne (ma anche parecchi  uomini, e sempre più spesso) che non vogliono arrendersi all’idea che il tempo passi anche per loro, o che addirittura pretendono di competere con le ventenni facendo le ventenni a loro volta. E quest’ultima è davvero la più suicida delle opzioni. Perché sfidare il nemico sul suo terreno significa manifestare una vocazione autodistruttiva. E soprattutto è la dimostrazione di un’inconsapevolezza del fatto che le migliori risorse da giocare stiano proprio nella condizione attuale di ageing. Cioè nella capacità di portarsi al meglio l’età matura, e di scoprire uno splendore e una sensualità di foggia diversa.

Perché mai, rimanendo all’esempio da cui sono partito, Alba Parietti non sfrutta il meglio dei suoi 53 anni di ageing? Laddove per “il meglio” intendo riferirmi al fascino della donna vissuta, al magnetismo dell’estetica che scende a patti col tempo e perciò resiste, al capitale d’esperienze apprese che rende a ogni uomo una posizione di curiosa soggezione, e persino a quelle perdite di smalto che se ben confezionate possono persino avere una forza attrattiva non inferiore a quella della piena tonicità corporea. Penso sempre a Claudia Cardinale, la più bella diva che il nostro paese abbia mai prodotto (chi fa altri nomi è mentecatto), e che non ha mai avuto paura delle rughe. Adesso è una bellissima donna che si porta al meglio i suoi 76 anni senza l’ansia di nasconderli.

Deutscher Nachhaltigkeitspreis 2012, Duesseldorf

Se soltanto si facesse mente locale su tutto ciò, si scoprirebbe come sia molto più gratificante essere delle splendide donne mature di quanto non lo sia cercare di strapparsi di dosso gli anni che comunque ci sono. E si capirebbe che il fascino della donna matura è sovente più irresistibile del richiamo della donna giovane. In questo senso, un recente spot d’una casa automobilistica contiene un messaggio che a saperlo interpretare è d’una verità assoluta. Descrive una situazione in cui la mamma scopre sul fondoschiena della figlia un tatuaggio di cui nulla sa, e anziché rimproverarla le mostra il proprio nel medesimo punto del corpo. Splendido e dirompente, e non tanto per la carica trasgressiva dello sketch, quanto per il messaggio contenuto. Che al cultore del porno suona più o meno così: Milf batte Teen 10-0. Sempre, aggiungo. E sarà anche politicamente scorretto. Ma è sempre meno triste che vedere donne ultraquarantenni conciarsi come ragazzette per dimostrare chissà che innanzitutto a se stesse, o ex vamp consegnarsi al massacro mediatico pur di rimanere dentro la silhouette d’un tempo. Vittime di tragica inconsapevolezza.

Da leggere ascoltando:

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: