AAA Cercasi Exit Strategy per Walter Siti (da Panorama n. 18, 30 aprile 2014)

Cari amici, questa è la stroncatura dell’ultimo libro di Walter Siti pubblicata nel numero di Panorama in edicola fino a stasera. E domani tocca a Camilla Baresani.

 

Ma quanto è magnetica la scrittura di Walter Siti. T’avvince col fascino delle cose imperscrutabili, esattamente come accade coi dogmi della fede e i geroglifici. Capisci una cippa e perciò deponi prontamente l’ansia d’interpretare, ma cionondimeno rimani rapito almeno fino all’ora della prossima pastiglia. Il miracolo si ripete con Exit strategy (Rizzoli, pagine 222, 18 euro), dove capita di rimanere folgorati da periodi come quelli disseminati a pagina 16: “Non mi manca il suo corpo, ma la certezza della sua visitazione. (…) Il lessico religioso usurato germoglia sempre più fiacco e la schiavitù impallidisce. (…) Tutto fila liscio fin che funziona la collaudata macchina gnostica”. Ma quanto ti stimola la prosa di Walter Siti. Quanto meno a cercare il motivo dell’ebetudine che ti rende incapace di star dietro a frammenti da apnea come quello di pagina 44: “Quando strati diversi di desiderio frizionano senza chiarirsi reciprocamente, non aumenta la luce ma il buio; l’incarnazione sta passando di mano e nel passare diminuisce il voltaggio. La mia ossessione, anchilosandosi alle giunture come succede ai vecchi, lascia trasparire la sordidezza della dipendenza sotto il velo cangiante della divina mania – sotto la giaculatoria affiora la bovina ottusità del gioco d’azzardo; gli slanci verso l’Assoluto non sono (non erano?) che puntate in un casinò da cui presto mi cacceranno perché sto esaurendo le fiches”. Ma quanto è eroico Walter Siti, nel pretendere che l’editore inserisca un’appendice in extremis dove si può leggere un passaggio come quello di pagina 214: “Una di quelle serenità orizzontali che devi solo sperare non arrivino sussulti, perché non hai a disposizione ridondanze di ritorno”. Ma quanto è funambolico Walter Siti, come dimostra nel frammento a pagina 20: “La violenza e l’ingiustizia incarnate nei suoi quadricipiti gonfi come tascapani di nuvole, erotomania quale superamento dell’umano; ma l’incarnazione sempre più irrancidita e risaputa in una tavola d’equivalenze lacunosa (…)”. Impossibile resistere a tutto ciò, ce lo insegna lui che non serve a niente. E dunque, ecco ancora: “La convergente certezza che un tintinnio di miasmi  scuotesse il pendolo dei destini ciechi”. Oppure: “Consultando le effemeridi colgo l’enzima del desiderio calato dentro un esperimento d’agorafobia, e scopro che l’onanismo è epico edificare muri a secco dell’Ego”. I numeri di pagina degli ultimi due frammenti? Non esistono. Li ho scritti io, e mi sembrano soltanto delle tonitruanti minchiate. Ma ciò non toglie che Walter Siti sia troppo forte.

 

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2 Risposte

  1. mi stavo appunto chiedendo che fine avessero fatto le tue recensioni taglienti e spassose! bentornato

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