Parole – Incernierata (Repubblica Firenze, 8 giugno 2014)

Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi da Repubblica Firenze. Buona lettura.

 

L'aeroporto Vespucci di Firenze

L’aeroporto Vespucci di Firenze

L'aeroporto Galilei di Pisa

L’aeroporto Galilei di Pisa

 

Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è incernierata. Un termine di cui mai avremmo immaginato l’esistenza, manco a distillarlo dal più perverso alambicco verbale. E che invece dalla scorsa settimana ha fatto irruzione nella nostra vita come una calamità di nuovo tipo. L’epifania è avvenuta dentro il documento della direzione regionale toscana del Pd dedicato alla questione dell’integrazione degli aeroporti di Firenze e Pisa. Che già è un bel casino di suo, perciò figurarsi quanto avesse bisogno d’essere imprigionata dentro un linguaggio vergato con la fiamma ossidrica su un foglio di eternit. E invece è successo. Giusto nel primo, sterminato periodo di quel documento. Che a leggerlo parola dopo parola si ha l’impressione d’aver messo la testa dentro una pressa sentendo stringere la morsa alle tempie da un istante all’altro. Proprio in quel punto si sostiene che la funzione di city airport del Vespucci si trova incernierata ad un’idea di sviluppo legata al traffico ‘point to point’ verso le capitali europee”.

E dopo essersi ripresi da una tronata del genere non si può che analizzare l’idea sottostante all’incernieramento. Che è un concetto nuovo, capace di andare oltre quelli della semantica integrativa quali innesto, o incastonamento, fino al modaiolo implementazione. L’incernieramento va oltre perché sigilla e schiude a seconda delle circostanze. E a quel punto il problema sta non tanto nel dilemma fra l’essere aperturisti o catenacciari, ma piuttosto nel trovarsi sulla disgraziatissima terza via. Cioè nel bel mezzo dell’incernieramento. Lì dove si materializza la condizione da incubo per ogni maschietto con tutto l’hardware al posto giusto, perfettamente rappresentata in quella memorabile scena di Tutti pazzi per Mary. Quando il protagonista tirava su incautamente la lampo dopo una minzione e “ahia!”, si ritrovava incernierato in modo raccapricciante e con tanto di battutacce su “salsiccia e fagioli”. Roba che al solo pensiero la mano corre a protezione delle pudenda contro il pericolo generico. E peggio ancora ci si sente ricordando quale soluzione drastica venne scelta in quella circostanza per risolvere l’impasse. Lo si tenga a mente quando qualcuno avrà la tentazione di parlare di strappo, perché qui qualcuno è rimasto incernierato per davvero.

 

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