Quelli in bilico sulle spallette. Arno e movida sospesi nel vuoto (Photoshot – 1, la Repubblica Firenze, 29nluglio 2014)

Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi da Repubblica Firenze. Buona lettura.

Questo articolo inaugura una serie dedicata all’analisi di una foto scelta e narrata perché ritenuta significativa della settimana appena trascorsa.

 

Eccoli qui gli squilibristi sull’Arno. Guardateli bene, dentro quest’immagine resa acida dai riflessi dei flash negli occhi e dagli ostili giochi di luce proiettati sullo sfondo dallo storico Ponte Zemolo.

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Creature della notte, dallo sguardo che non sai deciderti se ambiguo o bovinamente placido. E non è mica detto che le due cose siano in contraddizione, invero. Ché il mondo è pieno di pecore mannare e va’ a sapere quale t’azzannerà alla gola quando un attimo prima brucava placida. Di certo sono gli appassionati d’una pratica alla moda, il vero trend dell’Estate Fiorentina. Il gioco del borderline: mettersi lì sul confine del vuoto e dare una sbirciata in giù come fosse guardare in faccia l’estremo, ma comunque indossando un animo blasé mai sfiorato dal sacro fuoco della sfida. Il rischio non è il loro mestiere, che si sappia. Casomai è un passatempo. Da affrontare con calma e una bottiglia di birra in mano.

E poi, in fondo, a cosa servono i ponti se non a celebrare la hybris umana e il senso della sfida alla gravità? L’imporante è essere coscienti che giunti in cima si può cadere, per accidente o perché si sceglie di giocare con la vertigine. Perciò c’è chi si libra dal parapetto facendo bungee jumping e chi più modestamente si piazza sulle spallette per fare un po’ di squilibrismo. Cioè, darsi alla ricerca dell’equilibrio precario piuttosto che rifuggirne. Perché è bello giocare col rischio se è calcolato con le dita delle mani, come si faceva alle elementari. E poi, volete mettere il brivido di piazzarsi su quel ristretto blocco di cemento dalla forma a punta? Che a starci sopra s’ha l’impressione d’essere Di Caprio mentre fa il ganzo con la Winslet urlando: “Sono il re del mondo!”. E si sa com’è, tra la poppa del Titanic e le puppe della studentessa Erasmus non si riesce a stabilire cosa sia più pregiudizievole d’autocontrollo e senso della misura.  Ma sullo sfondo di tutto quanto resta il fatto che il senso della safety a Firenze viaggi lungo percorsi bizzarri. Per dire, alla stazione di Santa Maria Novella per mettervi al riparo dai borseggiatori transennano l’accesso ai treni obbligandovi a una coda da tessera del pane, e disattivano le biglietterie self service. Che è come se per evitare la mortalità in autostrada vi obbligassero a attraversare il casello con l’auto in spalla e a pagare il pedaggio in sesterzi. Certo, meglio l’eccesso di cura che la sua totale assenza, ma poi come la mettiamo se l’eccesso di qua lascia il campo allo sguarnimento e all’anarchia di là? A Firenze puoi beccarti in testa un ramo dove capita, e alle Cascine c’è un bel traffico di femminielli stranieri a causa del quale ci può anche scappare il morto. E se accade, poi interviene il sindaco a sdottorare che il problema è annoso, e si dice che ai bei dì persino il maestro Tchaikovski s’aggirasse arrazzato nei paraggi delle Mulina in cerca di peccare, e dunque l’emergenza non nasce con la sua giunta. Così può essere per gli squilibristi dell’Arno, che bellamente si sottraggono a ogni tentativo di governare la movida. E almeno messi lì non danno fastidio ai residenti, ché quelli votano e invece gli squilibristi male che vada si catafottono in acqua. E a quel punto il sindaco può anche spiegare che il problema è annoso, e non nasce certo con la sua giunta. Perché si dice che pure il grande poeta spagnolo Antonio Machado abbia scritto “Poeta, nel tramonto” mentre assiso su una spalletta di Santa Trinita addentava pane e finocchiona, o che addirittura il mitico Johnny Weissmuller in arte Tarzan sperimentasse l’ineguagliato urlo lanciandosi dal Ponte della Carraia per far colpo sulla figlia del fiaccheraio immortalata nelle pagine di Pratolini. Il livello di sicurezza della città rimane una fetenzìa, ma vuoi mettere quanta erudizione?

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3 Risposte

  1. Oggi, mi pare che un po’ tutto si faccia per andare incontro a una moda, così anche essere bohémien può essere per un giorno o due, o una settimana. E’ forse un altro modo per cercare quei 15 minuti di celebrità, che, evidentemente, la tivù e internet non hanno saputo distribuire a tutti; ecco così che si cercano altri modi per imporsi all’attenzione, ma di chi? Ho l’impressione che la società, un po’ tutta, abbia perso la sua rotta e l’identità. Magari non fanno nulla di male, ma tra un bottiglia di vino e un’altra, alla fine il rischio è che Dioniso prenda il sopravvento invitando a compiere anche degli atti dissennati, o tragici.

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