Mangala, D’Onofrio e quel trasferimento bloccato

Lo scorso 12 luglio i giornali davano per certo uno degli affari di calciomercato più annunciati dell’estate: il passaggio di Eliaquim Mangala, difensore centrale della nazionale francese, dal Porto al Manchester City.

Eliaquim Mangala

Eliaquim Mangala

Il ragazzo, classe 1991 e origini congolesi, era appena stato presso la sede dei Citizen per effettuare le visite mediche. Sul web circola addirittura un video di queste visite, subito ritirato. E in quel momento nessuno dà particolare importanza a questo dettaglio. Ciò che conta è il passaggio del difensore dal club portoghese ai campioni in carica della Premier. Che in quei giorni di metà luglio viene dato per quasi realizzato. Quasi.

Succede infati che ci si avvii verso la metà di agosto, e dunque ci si approssimi alla partenza della Premier, senza che il trasferimento di Eliaquim Mangala al Manchester City si sia realizzato. In questo momento il calciatore si trova in un limbo. Non ha fatto la preparazione precampionato col Porto, club per il quale il calciatore appartiene ormai alla storia. Ma non l’ha fatta nemmeno coi Citizen, perché non ne è ancora tesserato. Possibile? Sì, possibile. E il motivo del mancato accordo viene spiegato con una formula che a troppi continua a suonare astrusa: mancato accordo con le terze parti che sono comproprietarie dei suoi diritti economici. Qui sta il punto. E da qui parte il racconto che faccio, a proposito del modo in cui si sviluppa l’economia parallela del calcio globale. Cioè quel sistema di interessi e connivenze che sta permettendo a una classe di soggetti lo svuotamento economico, politico e morale del calcio. Tutto, come al solito, alle spalle delle platee di tifosi che continuano a investire passione e denaro per alimentare la loro fede.

Per chi si occupa di calcio senza fermarsi alla superficie, dagli ultimi giorni del 2011 la figura di Eliaquim Mangala è assieme a quella di Steven Defour (centrocampista belga classe 1988) una delle più controverse del calcio europeo.

Steven Defour

Steven Defour

cavallo di ferragosto dello stesso anno il Porto li aveva rilevati dallo Standard Liegi, spendendo 6,5 milioni per il primo e 6 per il secondo. Le cifre sono dichiarate nel comunicato dato all’autorità portoghese di vigilianza sulla borsa, Comissão do Mercado de Valores Mobiliarios (CMVM), come è d’obbligo per tutte le società calcistiche quotate. Entrambi i calciatori si legano al club portoghese con un contratto quinquennale (scadenza 30 giugno 2016), e fissano una clausola rescissoria da 50 milioni. Fin qui è tutto regolare. Ma le cose prendono a andare un po’ meno regolarmente quando il 27 dicembre, nel pieno delle feste di fine anno, il Porto invia una nuova comunicazione alla CMVM. Essa rende noto che il club ha ceduto un terzo dei diritti economici su Defour e Mangala a un soggetto che soltanto due mesi prima era apparso in modo spettacolare sulla scena della Liga spagnola: il Doyen Sports Investments. In Spagna il marchio era apparso improvvisamente come sponsor secondario sulle maglie di alcuni club della Liga, e contestualmente si era diffusa la voce che i suoi agenti stessero rastrellando i diritti dei giovani calciatori spagnoli più promettenti.

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Nel caso dell’accordo col Porto, invece, Doyen si assicura il 33,33% della cifra che verrà spuntata dalla futura cessione dei due calciatori. Il comunicato della CMVM informa che per un terzo dei diritti su Mangala il fondo ha pagato 2.647.059 euro, mentre per l’equivalente dei diritti su Defour ha sborsato 2.352.941 euro. E già queste cifre fanno emergere un dato: le valutazioni dei due calciatori sono gonfiate rispetto alle cifre versata dal Porto per acquistarli. Il valore di Mangala cresce di quasi 1,5 milioni, da 6,5 a 7.941.177; quello di Defour sale di un milione e rotti, da 6 a 7.058.823. L’effetto immediato è che, a bilancio, per il Porto i due giocatori si trovano rivalutati per complessivi 2,5 milioni di euro. Fu in seguito a giochini analoghi che nel 2007 esplose la bolla dei mutui subprime, ma il calcio fa finta di non saperlo. E non è ancora tutto. Perché il comunicato inviato dal Porto in data 27 dicembre contiene un’altra curiosa informazione. Oltre a avere alienato il 33,33% a Doyen Sports Investments, il Porto concede un ulteriore 10% dei diritti economici sui due calciatori a un’agenzia chiamata Robi Plus. E a far impressione è che in questo caso non ci sia alcun controvalore per quella cessione: il club portoghese si priva gratuitamente del 10% sui futuri incassi, e rimane titolare di poco più della metà (56,67%, per l’esattezza) dei diritti economici su due calciatori acquisiti soltanto quattro mesi prima. Come mai? E soprattutto: cos’è Robi Plus?

Presto detto. Si tratta di una società con sede legale a Londra, il cui amministratore unico risulta essere un ticinese, Maurizio Delmenico. Che secondo un articolo pubblicato nel 2013 dalla testata belga SudInfo risulta far parte dei consigli d’amministrazione di oltre 400 società sparse per il mondo. Come dico nel mio Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale, se questo signore avesse una chiappa per ogni poltrona che occupa, il suo culo sarebbe una fisarmonica.

 

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Ma è evidente che Delmenico sia soltanto un tecnico di finanza e diritto societario, e che non possa certo essere lui a disegnare certe strategie da broker globale del calcio. E infatti a condurre il gioco nell’ombra è un personaggio di ben altro spessore. Si tratta di Luciano D’Onofrio (noto anche come Licio o Lucien), fino a qualche anno fa uno dei boss del mercato del calcio mondiale, poi “ufficialmente” uscito dal giro.

Luciano D'Onofrio

Luciano D’Onofrio

Italiano di Castelforte (Latina), D’Onofrio è in possesso anche di passaporto belga. In Belgio il giovane Luciano emigrò con tutta la famiglia al seguito del padre, che trovò lavoro nelle miniere. D’Onofrio è stato calciatore di mediocre livello. Di ben altra rilevanza la sua carriera da agente di calciatori e dirigente sportivo. Da agente ha curato gli interessi di calciatori come Zinedine Zidane, Alen Boksic, André Cruz, Marcel Desailly, Didier Deschamps. Da dirigente è stato vicepresidente dello Standard Liegi fino al 2011. Giusto l’anno in cui il club belga cede Mangala e Defour al Porto. D’Onofrio ha avuto diversi problemi con la giustizia. La lista è lunga. Una condanna significativa è quella a 2 anni, di cui 18 mesi con la condizionale, per le malversazioni compiute fra il 1997 e il 1999 su alcuni trasferimenti di calciatori operati dall’Olympique Marsiglia. Una condanna emessa in primo grado e confermata in appello. Si attende il verdetto della Cassazione francese, ma nel frattempo D’Onofrio e Delmenico sono finiti al centro di un’inchiesta per riciclaggio. Si tratta di operazioni realizzate attraverso lo Standard Liegi. Che è un club dalla storia controversa, e si ritrova attualmente sotto il controllo di un personaggio ancor più controverso: Roland Dûchatelet. Di lui si parlerà un’altra volta. Per quanto riguarda D’Onofrio e Delmenico, il quotidiano belga Le Soir ne ricostruisce l’impressionante rete di società offshore. Un documento che più di molti altri testimonia cosa sia il calcio oggi. Un mondo infettato da un’economia parallela, un’enorme zona grigia fra legalità e illegalità.

In seguito ai vari scandali e condanne che lo colpiscono, D’Onofrio perde la licenza da agente. Lui afferma di averla rimessa, altre fonti parlano di radiazione. E in effetti i suoi precedenti sono in contrasto con l’articolo 6 del regolamento Fifa sugli agenti, nel quale si richiede “impeccabile reputazione”. Non è proprio il caso.

Del misterioso casi di Mangala e Defour si occupa una puntata di Cash Investigation, programma d’inchiesta della rete televisiva France 2. La puntata s’intitola Foot business: enquête sur une omerta (qui sotto trovate il link per vedere la puntata intera).

 

 

La giornalista Elise Lucet prova a incrociare D’Onofrio per regalargli una sagoma cartonata di Mangala.

Elise Lucet

Elise Lucet

 

E quell’altro, per tutta risposta, si copre di ridicolo scappando come un mariuolo per le strade di Anversa.

Non si ha la certezza, ma è probabile che sia questo signore qui a ritardare il passaggio di Mangala al Manchester City. E intanto i sedicenti esperti di calciomercato continuano a passare oltre, per connivenza o crassa ignoranza. E gli ideologi della modernizzazione calcistica insistono a dire che questo è il futuro, e dobbiamo essere tutti felici clienti di questo business.

P.S. In questi giorni il Napoli prova a acquistare Marouane Fellaini, il belga del Manchester United. Secondo alcune fonti di stampa il direttore sportivo del club azzurro, Riccardo Bigon, avrebbe incontrato nei giorni scorsi una persona qualificata come l’agente del calciatore. Come si chiama costui? Luciano D’Onofrio.

Marouane Fellaini

Marouane Fellaini

Riccardo Bigon

Riccardo Bigon

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Una Risposta

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