Campaňa, lo showman Ferrero e i misteri del calciomercato doriano

José Campaña

José Campaña

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

Per i tifosi del Porto è stata un’apparizione. Venerdì 19 dicembre, in occasione dell’ultima gara di campionato prima della sosta di fine anno, sono finalmente riusciti a vedere in campo José Campaňa, centrocampista spagnolo classe 1993 giunto al club dei Dragoes all’ultimo giorno della scorsa sessione estiva di calciomercato. Arrivato in Portogallo con l’etichetta di pupillo del basco Julen Lopetegui, l’allenatore portista che da CT dell’Under 21 spagnola lo ha avuto alle proprie dipendenze, Campaňa fino a quel momento non aveva mai messo piede in campo.

Julen Lopetegui

Julen Lopetegui

Di più: in tre mesi e mezzo di permanenza al Porto gli era stata riservata soltanto una convocazione. Era accaduto il 5 dicembre in occasione della trasferta a Coimbra contro l’Academica, quando il centrocampista sivigliano aveva assistito alla vittoria 3-0 dei suoi compagni. Per riuscire a vederlo in campo è stato necessario che fossero indisponibili i due giocatori scelti a inizio stagione da Lopetegui per il ruolo di trinco, che nello slang calcistico portoghese indica il mediano di regia che si piazza davanti alla difesa a distribuire il gioco: il brasiliano Casemiro, in prestito dal Real Madrid nonché controllato da Doyen Sport Investments, assente per squalifica; e il giovanissimo Ruben Neves (classe 1997), messo fuori causa fino al termine di gennaio da una distorsione al ginocchio destro rimediata il 10 dicembre durante la gara di Champions sul campo dello Shakhtar Donetsk.

Casemiro

Casemiro

Ruben Neves

Ruben Neves

Ma nemmeno le assenze del titolare e della riserva nel ruolo di trinco sarebbero sufficienti per garantire il posto in campo a Campaňa, come dimostrano alcune scelte fatte nel corso di questo primo scorcio di stagione da Lopetegui. Che in altre occasioni aveva preferito adattare al ruolo i difensori centrali (a turno: lo spagnolo Ivan Marcano, l’olandese Bruno Martins Indi, e il quasi desaparecido messicano Diego Antonio Reyes) piuttosto che ricorrere al giovane sivigliano. Dunque, per riuscire a vedere in campo l’ex Under 21 è stato necessario che l’avversario del Porto fosse una squadra in caduta libera nel campionato portoghese: il Vitoria Setubal, reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei gare. Sulla panchina dei sadinos siede Domingos Paciencia, che con l’allenatore portista Julen Lopetegui condivide una caratteristica: entrambi sono molto amici di Jorge Mendes, il più potente broker del calcio globale. Ma questo è soltanto un dettaglio.

Domingos Paciencia

Domingos Paciencia

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Come era prevedibile, il Porto stravince (4-0) senza nemmeno forzare. Campaňa gioca discretamente 74 minuti di una partita dai ritmi blandi, poi a causa di un affaticamento muscolare lascia il posto all’ex pescarese Juan Fernando Quintero, la cui metà è stata riscattata dal Porto giusto il giorno prima per 4,5 milioni.

Juan Fernando Quintero

Juan Fernando Quintero

Dunque, finalmente il centrocampista spagnolo mette nel curriculum la prima presenza in campo nel corso di questa stagione 2014-15. E registrato il dato è lecito porsi alcune domande. La più banale riguarda il se e il quando sarà possibile rivederlo in campo. Ma soprattutto c’è da chiedersi perché mai la Sampdoria abbia investito soldi in questo giocatore di dubbio valore, che viene sballottato da un club all’altro senza lasciare traccia. Perché in ciò consiste il dettaglio di maggior interesse: questo fantasma dei campi e dei campionati europei è dallo scorso luglio un calciatore di proprietà del club presieduto da Massimo Ferrero, e si trova al Porto in prestito. Ma a questo punto è necessario tornare indietro e mettere in fila un po’ di dettagli.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

José Ángel Gómez Campaňa cresce nel Siviglia, facendo la trafila tra la squadra B e quella principale. Con quest’ultima mette insieme 20 presenze fra il 2011 e il 2013, giusto il periodo in cui il club andaluso entra nell’orbita di Doyen Sport Investments. L’agenzia che lo rappresenta e ne cura gli interessi è la Promoesport, fondata e presieduta da un ex calciatore: José Rodriguez Baster, meglio noto come Rodri.

José Rodriguez Baster "Rodri"

José Rodriguez Baster “Rodri”

Promoesport è non soltanto una potente agenzia che cura gli interessi di un centinaio di calciatori, fra cui l’ex viola e juventino Felipe Melo attualmente al Galatasaray, quattro calciatori del Siviglia (Denis Suarez, Iago Aspas, Aleix Vidal e José Antonio Reyes), il portiere Diogo Alves del Valencia, e così via fino a arrivare a Antonio Luna Rodriguez meglio noto come Luna, giunto la scorsa estate al Verona dall’Aston Villa e mai sceso in campo (nemmeno in caso di epidemie nello spogliatoio gialloblu) durante le prime sedici giornate di campionato.

Felipe Melo

Felipe Melo

Antonio Luna Rodriguez

Antonio Luna Rodriguez

L’agenzia capitanata da Rodri opera anche da fondo d’investimento, e dal 2013 è entrata nella proprietà di un club calcistico. Come fondo d’investimento ha piazzato un proprio calciatore all’Elche, club della Liga spagnola pesante crisi economica. Il calciatore in questione è l’olandese Garry Mendes Rodrigues, un’ala che nel 2013 ha accettato l’offerta di vestire la maglia della nazionale di Capo Verde. Un carneade che prima di arrivare in Spagna era partito dagli olandesi del Den Haag (dove non ha mai sommato una presenza) per poi passare dal Dordrecht e dal Levski Sofia. L’Elche aveva bisogno di un centravanti, Mendes Rodrigues è un attaccante esterno che porta in dote una buona media gol registrata in Bulgaria: 14 in 36 gare. Ma la Liga è altra cosa, e infatti lì l’olandese-capoverdiano mette a segno un solo gol in 10 partite giocate.

Garry Mendes Rodriguez

Garry Mendes Rodriguez

Quanto al club entrato nell’orbita di Promoesport, si tratta del Gimnastic Tarragona, meglio noto anche come Nastic, di cui l’agenzia ha acquistato il 10% nel 2013. Da notare che proprio dal Nastic passa Garry Mendes Rodriguez prima di andare all’Elche, attraverso un’operazione che a tutti gli effetti è una triangolazione. Il che conferma una volta di più la tesi da me esposta in un post pubblicato a ottobre: la messa al bando delle terze parti voluta dalla Fifa è una farsa, perché gli attori dell’economia calcistica parallela globale si sono già attrezzati comprando club minori da usare come sponde per triangolare calciatori.

Dalle sommarie informazioni che ho riportato su Promoesport emerge un legame privilegiato col Siviglia, club che ha fitti rapporti (sebbene a fasi alterne) anche con Doyen Sport Investments. Ma nel caso dell’agenzia guidata da Rodri siamo oltre l’alleanza d’affari. Sbirciando nel sito di Promoesport si scopre infatti che fra gli agenti figura Adrián Del Nido. Cioè il figlio terzogenito dell’ex presidente del club andaluso, José Maria Del Nido.

José Maria Del Nido

José Maria Del Nido

Adrian Del Nido

Adrian Del Nido

Costui si è dimesso dalla presidenza del Siviglia nel dicembre del 2013. Motivo? Una condanna a 7 anni di carcere, sentenza definitiva emessa dal Tribunal Supremo, giunta al termine del processo sul cosiddetto Caso Minutas. Succedeva che Del Nido senior, da avvocato del comune di Marbella (lo stesso di cui fu sindaco per decenni l’ex presidente dell’Atletico Madrid, Jesus Gil y Gil, altro galantuomo), fatturasse parcelle spropositate. Per un totale di 2,7 milioni di euro, a pagamento di servizi che la corte ha giudicato innecessarios. Dal 7 marzo 2014 Del Nido senior è ospite delle regie galere. Una sua domanda d’indulto è stata rigettata lo scorso novembre. E poiché buon sangue non mente, anche il figliolo Adrián ha avuto qualche noia con la giustizia. A aprile 2010 a Siviglia, la sera del Sabato Santo, un’auto nella quale Del Nido junior viaggiava investì e uccise due donne, Patricia Alfaro e Almudena González, a un semaforo del Paseo de Colon. Il veicolo sfrecciò alla velocità di 128 chilometri orari, e dopo aver centrato le due donne proseguì imperterrito. Si fermò soltanto perché speronato da un taxi. Alla guida si trovava un giovane di nome Fernando Vargas. Che al controllo di polizia risultò in stato d’ebbrezza, nonché sprovvisto di patente.

I vani soccorsi a una vittima dell'incidente del Paseo de Colon a Siviglia

I vani soccorsi a una vittima dell’incidente del Paseo de Colon a Siviglia

Fernando Vargas

Fernando Vargas

Del Nido junior scansò l’accusa di omissione di soccorso, mentre Vargas è stato condannato nel 2011 a sei anni e mezzo di carcere e 4.320 euro di multa. Il mancato pagamento di quest’ultima è costato a Vargas, nel 2013, un ulteriore anno di detenzione.

Ovvio che Del Nido junior, una volta diventato agente di calciatori, prenda immediatamente a realizzare affari col Siviglia di Del Nido senior. In particolare suscita perplessità il caso dell’anglo-kosovaro Alban Banjaku. Che passa dalle giovanili dell’Arsenal e approda a Siviglia grazie all’intermediazione di Del Nido junior. E da lì se ne perde le tracce. Secondo la pagina di Wikipedia, la sua ultima destinazione sconosciuta è lo Slavia Praga. Ciò che invece non risulta dalla pagina di Transfermarkt, secondo cui il calciatore si trova attualmente al Derby County. Di sicuro c’è che nessuno lo ha mai visto scendere in campo nelle file di questi club.

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell'Arsenal

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell’Arsenal

Avendo alle spalle l’agenzia di Rodri e Del Nido junior, José Campaňa giunge a luglio 2013 alla Sampdoria. Il suo curriculum è per niente entusiasmante. Due stagioni al Siviglia in cui mette insieme 20 partite, quasi sempre da subentrato. Poi, nel 2013-14, per 2 milioni di euro giunge il passaggio agli inglesi del Crystal Palace, dove il centrocampista gioca 6 delle prime 8 gare di Premier League per poi finire ai margini. A gennaio 2014 viene ceduto in prestito in Bundesliga, per contribuire alla salvezza del Norimberga. Che infatti retrocede. A giugno Campaňa torna al Crystal Palace, e è dal club inglese che la Sampdoria lo preleva a luglio. Si tratta del primo acquisto della gestione di Massimo Ferrero. Un’acquisizione a titolo definitivo per una cifra che in un primo momento viene indicata dal sito della BBC come undisclosed, riservata. In seguito l’ammontare della transazione viene reso noto: 1,8 milioni di euro (confermato da Transfermarkt), e contratto quadriennale con ingaggio da 400 mila euro annui al calciatore. Il Crystal Palace realizza una minusvalenza di 200 mila euro, mentre 60 mila vanno al Siviglia per non meglio specificati diritti. Il centrocampista spagnolo compie tutto il precampionato con la squadra di Sinisa Mihajlovic, e siede in panchina nella prima gara di campionato che i blucerchiati pareggiano 1-1 a Palermo il 31 agosto. Ma poi due giorni dopo, all’improvviso, il centrocampista spagnolo viene ceduto in prestito al Porto.

Si tratta di una mossa di mercato parecchio strana, e per almeno due motivi. In primo luogo, il Porto è un club dell’élite europea, regolare frequentatore della Champions League e parecchio rinforzato durante l’estate (con massiccio uso di calciatori provenienti da fondi d’investimento): cosa se ne fa, un club di questo rango, di un calciatore che non riesce a guadagnarsi il posto da titolare nella Sampdoria? Ma è soprattutto l’altro aspetto a destare perplessità: la Sampdoria a luglio investe su un calciatore 1,8 milioni, assicurandogli un quadriennale da 400 mila euro a stagione (cioè 1 milione e 600 mila), e ai primi di settembre lo dà via in prestito. Come mai? Mistero. Un cronista del Secolo XIX, commentando la transazione, ha l’ardire di sostenere che, comunque vada a finire l’esperienza portoghese di Campaňa, per la Sampdoria sarà comunque un affare. Motivo? Se il Porto deciderà di riscattare il calciatore, la cifra prefissata sarà di 3 milioni con plusvalenza da 1,2 milioni per il club blucerchiato; se invece deciderà di non riscattarlo, il valore di Campaňa sarà comunque accresciuto dalla stagione coi Dragoes. Argomentazione molto debole. Perché il Porto, come lo stesso cronista rimarca, non è obbligato a riscattare il centrocampista spagnolo, e perché un Campaňa così poco utilizzato tornerà a Genova svalutatissimo. E dunque?

Gli interrogativi aumentano leggendo la notizia di calciomercato contenuta nello stesso articolo del Secolo XIX, nel passaggio in cui si dice che il dirigente doriano Riccardo Pecini “ha strappato alla concorrenza di tanti club europei” il ventenne montenegrino Luka Djordjevic.

Luka Djordjevic

Luka Djordjevic

Non so quale concorrenza abbia dovuto battere Pecini per convincere lo Zenit San Pietroburgo a dare il calciatore alla Samp. Di sicuro c’è che Djordjevic in Russia aveva giocato una sola partita, e che da quando si trova alla Samp non è mai stato nemmeno convocato in campionato. Per lui soltanto 24 minuti contro il Brescia in Coppa Italia. Cosa è venuto a fare a Genova?

È un mercato davvero misterioso quello condotto in estate da Massimo Ferrero. Che dal canto suo, come racconta Gianfrancesco Turano dell’Espresso, non ha tirato fuori un centesimo per prendere la Sampdoria. I Garrone gli hanno consegnato una società senza debiti, e un’ossatura di squadra che per sette-otto undicesimi sta tirando la carretta egregiamente in questa stagione assieme a Sinisa Mihajlovic, anch’egli blucerchiato già prima dell’arrivo di Ferrero. Dovevano essere proprio stufi di calcio, i Garrone. Anche se a dire il vero non se n’era avuto sentore, fino al giorno in cui il passaggio di consegne è avvenuto. Chissà se adesso hanno smesso d’interessarsi di calcio, e se si siano improvvisamente appassionati al curling o al lancio del formaggio. Ma quali sono stati gli altri acquisiti estivi di Ferrero? Presto detto. Tre milioni per Gonzalo Bergessio dal Catania, rivelatosi fin qui un bidone. Scambio di comproprietà con la Juventus, con Stefano Beltrame in blucerchiato e Vincenzo Fiorillo in bianconero: 2 milioni ciascuno, per un’operazione di ginnastica contabile che si è risolta nello smistamento di Beltrame al Modena e di Fiorillo al Pescara. C’è poi il ritorno da Verona di Cacciatore. Il prestito dal Palermo di Emiliano Viviano, portiere sopravvalutato che infortunandosi ha restituito il posto da titolare a Sergio Romero, vicecampione del mondo con l’Argentina finito in panchina perché il club doriano non era riuscito a cederlo in estate. E il prestito oneroso di Alessio Romagnoli, giunto dalla Roma per 500 mila euro, con opzione di riscatto fissata a 2 milioni per la Sampdoria e controriscatto a favore dei giallorossi per 750 mila euro. Denaro che gira e rigira.

Alessio Romagnoli

Alessio Romagnoli

Infine, quando si parla dello scambio realizzato col Parma, ecco che salta fuori un nome che per chi ha letto il mio Gol di rapina è una vecchia conoscenza: a Genova arriva Djamel Mesbah, mentre a Parma viene mandato l’argentino Juan Antonio, a sua volta immediatamente smistato al Feralpi Salò. Juan Antonio è uno dei cinque calciatori del River Plate acquistati nel 2006 dalla HAZ di Pini Zahavi tramite il Locarno. Gli altri quattro rispondono ai nomi di Gonzalo Higuain, Fernando Belluschi, Augusto Fernandez, e Mateo Musacchio. Dal Parma arriva anche Marco Marchionni, che alla si sta godendo un sereno pre-pensionamento. Per lui soltanto 77′ minuti in campo contro il Chievo, poi panchina fissa. Non è dato sapere se e quanto sia costato.

Questo il mercato estivo condotto da Ferrero. E adesso che ci si approssima a quello invernale, ecco il botto al di sotto di ogni sospetto. Dall’Estudiantes arriva il promettente ventenne Joaquin Correa.

Joaquin Correa

Joaquin Correa

Sulle sue piste era dalla scorsa estate il Benfica, altro club compromesso con terze parti e fondi d’investimento. Ma poi sbuca la Sampdoria e lo acquista per 10 milioni. Soldi suoi? Si direbbe proprio di no. Non è un mistero che l’acquisto avvenga tramite un fondo d’investimento, dietro il quale si muoverebbe il Manchester City. Si tratterebbe di una pratica vietata, ma la Samp e il suo esuberante presidente si prestano. Correa transiterà da Genova e poi andrà altrove. Più o meno come Campaňa. E intanto Manolo Gabbiadini, che della Samp attuale è un valore sicuro, si appresta a partire. Sarebbe bello sapere quale sia la logica di tutte queste strampalate mosse di mercato. E ancor più bello sarebbe che fosse proprio Ferrero a spiegarle. Magari nel modo che piace a lui: frizzante. Ci racconti pure, presidente. E se vuole lo faccia anche coprendosi il capo usando a mo’ di kefiah col vessillo doriano, o indossando soltanto un perizoma tempestato di strass. Ma lo faccia, dando ancora una volta corso al suo talento da showman. Perché se dovesse tacere giusto stavolta, sarebbe davvero una pessima cosa. Significherebbe che il suo senso dello spettacolo funziona soltanto quando non nuoce a lei. E che la sua Samp è pronta a fare un bel gemellaggio col Football Club Locarno.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

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