Marotta, ci spieghi – 2 Il giro del mondo intorno a Estigarribia

Marcelo Estigarribia con la maglia della nazionale paraguayana

Marcelo Estigarribia con la maglia della nazionale paraguayana

Beppe Marotta

Beppe Marotta

(La prima puntata è stata pubblicata qui)

C’è una storia che riguarda il mercato juventino degli anni recenti, quello guidato da Beppe Marotta. Il suo protagonista è Marcelo Estigarribia, classe 1987, eclettico giocatore di fascia paraguayano che cambia squadra a ogni stagione e ha avuto la Juventus come prima destinazione italiana. Un talento né migliore né peggiore rispetto a tanti altri giunti in Italia, nel tempo in cui pare che una scuola di calciatori italiani non esista più. La storia di Estigarribia merita d’essere raccontata per diversi motivi, e molti di essi hanno relativamente a che fare con le condotte di mercato dell’amministratore delegato nonché direttore generale bianconero. Ma il quadro che emerge dal racconto della vicenda è l’ennesimo spaccato di quel sistema da me etichettato in Gol di rapina come economia parallela del calcio globale. Un sistema in cui i calciatori vengono movimentati per ragioni non facilmente comprensibili, certo difficili da ricondurre a motivazioni tecnico-agonistiche. Dentro questo sistema la Juventus di Marotta si muove in modo disinvolto, e la vicenda di Estigarribia ne è una dimostrazione.

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Ma torniamo a lui, il protagonista della vicenda. Attualmente in forza all’Atalanta, ma fermo per un grave infortunio subìto lo scorso 10 ottobre in occasione della gara amichevole giocata e persa 2-0 dalla sua nazionale contro la Corea del Sud a Cheonan. Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, sei mesi di stop. Un infortunio shock. I cui effetti vengono appena attenuati dagli attestati di stima provenienti dal mondo del calcio, fra i quali spicca il sorprendente messaggio inviato dal Real Madrid. Soprattutto, si tratta di un evento traumatico che s’abbatte sul calciatore giusto nel momento in cui pareva egli fosse sul punto di dare una svolta alla propria carriera. Marcelo, affettuosamente chiamato Chelo da amici e compagni di squadra, aveva giocato le sei le partite di campionato fin lì disputate dall’Atalanta. Tutte da titolare, e arricchite da un gol segnato alla seconda giornata sul campo del Cagliari che è stato anche il primo in campionato della squadra nerazzurra. L’infortunio al ginocchio giunge dunque a mandare in aria tutte le speranze che il buon momento di carriera stava alimentando nel calciatore paraguayano. Speranze che erano state espresse nel corso di un’intervista rilasciata a Fabrizio Salvio di Sportiweek, il magazine settimanale della Gazzetta dello Sport. Un’intervista che per contenuti dovrebbe provocare clamore, e che invece scivola via quasi inosservata.

Succede infatti che durante la chiacchierata con Salvio il calciatore dell’Atalanta faccia una specie di coming out e sveli il motivo per cui durante i primi tre anni dall’arrivo in Italia abbia cambiato quattro squadre (oltre a Juventus e Atalanta, anche Sampdoria e Chievo). Il giornalista chiede a Estigarribia se sappia darsi una spiegazione su quella girandola di club, e se questa sia dovuta a un suo insoddisfacente rendimento o a altri motivi. E a quel punto Marcelo libera lo sfogo:

“La verità è che il mio cartellino era di proprietà di un fondo di investimento, la Gsm, General Soccer Management, che già mi aveva spedito in Francia e che per il mio riscatto da parte dei bianconeri pretendeva 5 milioni. La Juventus mi avrebbe tenuto ma non aveva intenzione di spendere quei soldi. Così alla Samp: ho giocato 34 partite su 38, eppure non sono rimasto, per lo stesso motivo. E anche a Genova: Marcelo, noi ti terremmo, ma…”

Seguono altri due scambi di domanda e risposta che vale la pena riportare:

Oggi rifarebbe la scelta di affidare il suo destino a privati che fanno soprattutto i loro interessi?

“No. Ero giovane e senza esperienza, non avevo famiglia e pensavo: se oggi gioco qua e domani là, cosa importa? Adesso preferisco mille volte che il mio cartellino sia proprietà di un club.”

E invece?

“È ancora di proprietà della Gsm. Ma spero di convincere l’Atalanta ad acquistarmi”.

Duole dire che dopo l’infortunio avvenuto di lì a due settimane questo sforzo di convincere la società bergamasca si sia complicato parecchio. Ma non è questa la cosa che m’interessa rimarcare. Altri sono i punti della vicenda che fanno riflettere. In primis c’è che nell’ambiente del calcio italiano le pesanti dichiarazioni rilasciate da Estigarribia a Salvio passano quasi sotto silenzio. Se provate a digitare su Google i parametri “Estigarribia +  intervista + Sportweek” trovate soltanto 4 pagine web. Eppure nei mesi successivi la storia viene ripresa da alcuni organi di stampa esteri. Ai primi di dicembre essa è ospitata dalle pagine dell’Irish Examiner. E all’inizio di questo 2015 è addirittura El Paìs, il più importante quotidiano spagnolo, a raccontarla. Ma in Italia nulla più, quelle parole di Estigarribia sono già dimenticata.

Ma c’è soprattutto un altro aspetto della vicenda: sotto la guida di Marotta la Juventus ha realizzato un affare con una third party. Ciò che in Inghilterra, Francia e Polonia è esplicitamente vietato, e che da maggio 2015 la Fifa metterà al bando dopo aver tentato invano di farlo riformando nel 2007 l’articolo 18 del Regolamento sullo status e i trasferimenti dei calciatori. Sull’inefficacia di questo veto mi sono già espresso nel momento stesso in cui venne preannunciato tre mesi fa, e anche analisi effettuate in punto di diritto come quella di Guido Del Re per il Sole 24 Ore rafforzano la mia impressione che si tratti di mossa propagandistica e nulla più. In altri paesi, come Portogallo e Spagna, le terze parti sono tollerate o addirittura benedette. In Italia, semplicemente, impera l’atteggiamento di girarsi dall’altra parte ogni volta che seguendo gli affari del calciomercato ci s’imbatte in un soggetto del genere. Lasciar correre, e non solo da parte della stampa. E invece sui dettagli di questa vicenda bisogna fermarsi.

Dunque, Marcelo Estigarribia compie un errore di gioventù dal quale non viene più fuori. Dichiara di appartenere a un fondo d’investimento del quale fa anche il nome. Sarebbe curioso sapere che tipo di accordo abbia firmato, e quali siano i contenuti di un pezzo di carta che di fatto vincola una persona a un ente finanziario come se il secondo fosse proprietario della prima. E forse un giorno il calciatore deciderà di raccontare anche questa parte della verità. Ma intanto bisogna soffermarsi sugli altri dati della vicenda. Il calciatore paraguayano afferma di essere vincolato a un fondo d’investimento denominato General Soccer Management, ma dimentica di aggiungere che da agosto 2011 la sua carriera ruota intorno a un club della serie B uruguayana chiamato Deportivo Maldonado. Dopo la prima esperienza europea a Le Mans il giocatore rimbalza regolarmente da lì prima di ogni nuova destinazione. Come mai? E soprattutto, che tipo di club è il Deportivo Maldonado? Alla seconda domanda rispondo dicendo che è un club noto soprattutto per ragioni extrasportive. Di esso si è occupata più di una volta anche Bloomberg. Che a aprile 2014 sottolinea il paradosso di un club che registra una presenza media di 200 tifosi sugli spalti e che però dal 2010 ha guadagnato 14 milioni di dollari (10,1 milioni di euro) dai trasferimenti di calciatori. Acquistato nel 2010 da un imprenditore ippico inglese Malcolm Caine e da un avvocato suo connazionale, Graham Shear il Deportivo Maldonado, fin allora di proprietà dei soci, diventa un club specializzato in brokeraggio di calciatori. I giocatori transitano da lì senza mai passarci e in attesa di essere rispediti altrove. È il caso di Alex Sandro, esterno sinistro brasiliano che il Maldonado acquista a febbraio 2010 dall’Atletico Paranaense per 2,20 milioni di euro per poi cederlo al Porto per 9,6 milioni nell’estate 2011 dopo averlo concesso per un anno in prestito al Santos. E almeno in questo caso si sta parlando di un calciatore che giunto in Europa dimostra d’essere valido. Non altrettanto può dirsi di Willian José, attaccante brasiliano classe ’91 acquistato dal club uruguayano nell’estate 2011 e parcheggiato al Real Madrid a partire da gennaio 2014. Il club blanco lo fa giocare quasi esclusivamente, e nemmeno per tante partite, nella sua squadra B, il Castilla. Dall’inizio della stagione attuale Willian José gioca nel Real Saragozza, serie B spagnola.

Alex Sandro

Alex Sandro

Willian José

Willian José

Alla lista vanno aggiunti i tre trasferimenti riguardanti calciatori paraguayani. Il primo è quello dell’attaccante paraguayano Brian Montenegro, ceduto nell’estate 2011 al West Ham dove non gioca nemmeno una partita di campionato. Già a gennaio viene rispedito al mittente. Dopo aver girato per club minori sudamericani si trova adesso al Leeds United di Massimo Cellino, dove in questa stagione ha messo assieme soltanto tre partite.

Brian Montenegro

Brian Montenegro

Il secondo trasferimento riguarda il difensore Ivan Piris, acquisito dalla Roma nell’estate 2012 per 700 mila euro e poi rimandato via a fine stagione. Adesso è all’Udinese dopo aver speso una stagione insignificante allo Sporting Lisbona.

Ivan Piris

Ivan Piris

E infine, appunto, Marcelo Estigarribia. Arrivato in prestito alla Juventus nell’estate 2011 per 500 mila euro, con diritto di riscatto fissato a 5 milioni pagabili in tre rate. Praticamente è un affitto, come era stato per il contestatissimo caso del trasferimento di Carlos Tevez e Javier Mascherano al West Ham nell’estate del 2006. Marotta conduce esattamente quel tipo di transazione, nelle stesse settimane in cui realizza un affare memorabile: l’acquisto di Prince-Désire Gouano, pagato 1,5 milioni ai francesi del Le Havre. Mai visto in campo nella nostra serie A. Nemmeno con la maglia dell’Atalanta, club a cui la Juventus lo passa per poche ore e per il quale Marotta lavorò all’inizio degli anni Duemila mettendo fra l’altro a segno il colpo più costoso nella storia del club bergamasco: l’acquisto dal Milan di Gianni Comandini per 30 miliardi di lire. Cifra record, flop record, perché in due anni e mezzo Comandini gioca soltanto 47 partite e mette a segno 7 gol.

Gianni Comandini

Gianni Comandini

Resta il fatto che l’Atalanta smista Gouano agli olandesi dello Rkc Walwijk. Adesso Gouano è in Portogallo al Rio Ave, club controllato da Jorge Mendes. La sua unica partita da professionista in Italia è stata disputata con la maglia del Lanciano in B.

Ma torniamo a Estigarribia, che arriva alla Juventus da un club specializzato in triangolazioni. Nella stagione 2011-12 non gioca molto, ma quando gioca dimostra di essersi meritato l’opportunità. In 14 partite di campionato segna anche un gol, fra l’altro molto importante per la corsa della Juventus alla conquista del primo scudetto dell’Era Conte e in una gara bellissima: Napoli-Juventus del 29 novembre 2011, finita 3-3 dopo che il Napoli era sul 3-1 a meno di 20 minuti dalla fine.

È proprio Estigarribia a segnare il gol del 3-2 che riapre la partita. Non gli basta. A fine anno il paraguayano viene rispedito al Deportivo Maldonado. E da lì continua a tornare in Italia con la formula del prestito. Prima alla Sampdoria, il club per cui Marotta lavorava prima di passare alla Juventus: ma è solo una coincidenza, ci mancherebbe altro. Poi la tappa al Chievo, e da gennaio 2014 all’Atalanta. Ennesima coincidenza, questa nuova presenza del club bergamasco. Che fra l’altro nel giorno in cui tessera Estigarribia annuncia un’altra acquisizione: quella dell’uruguayano Ruben Bentancourt, l’attaccante che somiglia a Edinson Cavani. Nel senso che gli somiglia davvero in termini somatici, perché quanto al resto meglio sorvolare. Betancourt arriva dal PSV Eindhoven, cioè il club che ha appena scippato il giovane Gianluca Scamacca</a.
Diventa presto a Bergamo un
oggetto misterioso. Per lui in maglia nerazzurra soltanto 3 spezzoni di partita per complessivi 48 minuti. Adesso è in prestito in B al Bologna, dove ha messo insieme 74 minuti in 5 spezzoni di partita. Perché sia arrivato nessuno lo sa. Così come nessuno sa perché mai Marotta abbia voluto portare Estigarribia alla Juventus in affitto per 500 mila euro. Meno ancora si sa dei due “gioielli del Granada”. Si tratta di interrogativi che circolano pure sulle pagine di Tuttosport, che certo non può essere indicato come un organo d’informazione anti-juventino e giusto nell’edizione di ieri ha radiografato le cinque campagne trasferimenti di Marotta. Senza alcuna indulgenza. Se ne riparlerà.

(2. continua)

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9 Risposte

  1. Non ho capito bene, c’è qualcosa di losco in Marotta che ancora non ci vuoi rivelare? Perchè per esempio con Estigarribia a me pare che semplicemente si colmi un buco in rosa prendendo un giocatore in prestito oneroso, cosa ormai diffusissima, e poi decidendo a fine stagione che non vale la pena riscattarlo. Lo si fa trattando con una terza parte, ma a quanto ho capito in Italia non era vietata, la cosa. Oppure il problema sta nel fatto che su Estigarribia intervengono negli anni successivi altre società legate alla passata carriera di Marotta (e di cui lui in qualche modo continuerebbe a controllare le mosse)?
    Quanto a Gouano, bisogna anche dire che è un ragazzo del dicembre 1993, quindi è arrivato alla Juve nemmeno diciottenne. Non mi pare tanto strano che non abbia giocato con la prima squadra ma sia stato aggregato con la primavera (credo che Conte qualche volta l’abbia convocato in prima squadra, lo presentavano come il nuovo Thuram, e ha giocato nelle nazionali giovanili francesi), per cominciare con la classica trafila dei prestiti. Casomai sarebbe da indagare il perchè l’Atalanta decida di acquistarlo se poi lo dà in prestito in giro per l’Europa, questo sinceramente fatico a capirlo.
    Comunque un problema molto serio mi sembra quello delle differenze legislative tra i diversi campionati europei, che falsano credo in maniera piuttosto seria le competizioni europee (mi viene da pensare per esempio al calcio portoghese e alla sua grande ascesa nel ranking). Ma come se ne esce?

    • Quel giocatore continua a tornare in Italia anno dopo anno, e il giro di club è sempre quello. Quanto a Gouano: dici che aveva 18 anni quando arrivò. Gli stessi di Coman, subito aggregato alla prima squadra e esordiente alla prima di campionato contro il Chievo. E uno in meno di Pogba quando l’ex Manchester United arrivò a Torino…

    • Insomma, la mia obiezione deriva dal fatto che l’articolo è un po’ oscillante, non si capisce bene se Marotta è un oscuro signore del male oppure semplicemente un ingranaggio dentro un sistema, che sfrutta le opportunità offerte dal sistema e metaforicamente qualche volta le prende, e qualche volta le dà, come del resto succede quasi a tutti i manager.
      Se la tesi è la prima, bisogna dire che su alcuni punti l’impianto accusatorio è un po’ debole. Gouano arriva alla Juve a 17 1/2 anni, si aggrega alla primavera, poi finisce ceduto prima in comproprietà e poi a titolo definitivo. E’ cresciuto a Le Havre, che non credo sia un club fittizio, anzi è rinomato come scuola di talenti, e lo stesso Pogba è cresciuto lì prima dello scippo dello United. Gouano è un giocatore che prometteva di diventare un campione, almeno questo si diceva… però comunque non si può misurare un giocatore confrontandolo a un fenomeno come Pogba, e facendo l’equazione secondo cui tutti quelli che non riescono come Pogba sono degli investimenti loschi / scandalosi. Semplicemente è fisiologico che non tutti i giovani su cui si investe poi facciano una buona riuscita; del resto Gouano ha ancora 21 anni e gioca regolarmente in Portogallo. Insomma, non ci vedo niente di scandaloso in questo tipo di operazione; a meno che non sai qualcosa che non ci hai ancora detto, altrimenti il solo fatto che oggi sia finito in un club legato a Mendes mi pare un po’ poco.
      La storia di Estigarribia è più interessante, e amara. Ma del resto se certi sistemi li sfrutta il Real Madrid, se ne può fare una colpa a Marotta di sfruttarli anche lui? Siamo sempre lì, Marotta è solo una parte del sistema? E allora forse l’aggressività nei suoi confronti che c’è in questo pezzo è un po’ eccessiva. Poi tutto si può discutere ma il calcio non è una scienza esatta e un calciatore acquistato può fallire per tanti motivi, non tutti riconducibili a colpe del manager che lo ha comprato; per cui mi sembra strana l’equazione acquisto non riuscito: Marotta spieghi.

  2. Cosi’ come nel tuo primo articolo fatico a capire cosa debba spiegare Marotta (e soprattutto a chi); francamente se il tuo primo articolo coglieva alcuni aspetti interessanti questo mi pare una supercazzola di proporzioni epiche. Ma magari sono io che non capisco; mi potresti riassumere in dieci righe le domande a cui deve rispondere Marotta?

    • Perché fa affari con un club di così chiacchierato? Perché ha preso Gouano? Perché a nolo calciatori come fossero automobili? Perché ha preso due calciatori scarsi dal Granada parcheggiandoli al Granada B? Domande…

  3. Ciao Pippo, volevo chiederti..
    Nella lista dei sette club uruguaiani sbaglio o non compare il club Deportivo Maldonato?
    Link: http://canchallena.lanacion.com.ar/1502154-los-10-clubes-paraisos-deportivos-que-investiga-la-afip

    Premesso che Marotta ha imparato esattamente come operare in una società in cui l’imperativo unico è vincere e non importa come. Tanto poi il come lo sanno tutti.. devo dire che nella realtà juventina si è calato alla grande e la rappresenta con una spocchia assolutamente priva di ritegno.
    Ad ogni modo, nello specifico, nell’operazione Estigarribia non mi pare comunque abbia fatto niente di particolare. Nei suoi giri contabili ha fatto ben peggio e ben più danni come riportato nell’articolo precedente. Cosi come l’acquisto di Gouano può rientrare in un’operazione in linea con il mercato attuale; l’acquisto di un giovane ci può sempre stare anche se poi per mille motivi non si afferma. Comunque è un ’93, credo che fino a 23-24 vadano aspettati..

    Quindi, nonostante la mia scarsa considerazione di Marotta sia per ciò che rappresenta che per il valore del professionista, fatico a capire il tuo articolo.. (diversamente da tutti i precedenti).

    Buona giornata.

  4. Marotta preso ad esempio per il malcostume delle dirigenze calcistiche in ordine a TPO, triangolazioni e bridge club (o cartiere) mi sembra un tantino forzato, Pippo.
    Al massimo si arguisce che Marotta e la Juve non sono proprio capaci d’approfittare dell’economia parallela e/o la utilizzano malissimo. Semmai sono “strane” le affinità con realtà come Udinese ed Atalanta e la predilezione di rapporti con alcuni agenti italiani (ma si tratterebbe di situazioni tipiche per tutte le società).
    Per il resto spero vivamente ci siano altri personaggi all’orizzonte nelle tue analisi italiane.

    • Mi riferisco a un modo di agire disinvolto sul mercato. Le TPO sono una parte del discorso. Dei rapporti col Sistema Udinese si parlerà la prossima volta.

  5. Ok, attendo altri contributi. Il Sistema Udinese dei Pozzo merita un capitolo a prescindere da Marotta.
    Hai passato tu il materiale a Giulio Mola per l’articolo su Bentancur, Dybala e Felipe Anderson? Sembrava copiato, a dirla tutta.

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