Gli Sciatti Osceni di Marco Missiroli – 2 La mistica del Post-Puzio

(La prima puntata è leggibile qui)

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Ragionare intorno al proprio obelisco. Si tratta della forma più compiuta di narcisismo, un sentir fluire il mondo intorno come se i suoi ritmi fossero scanditi dallo schema binario che separa la fase dell’erezione da quella della detumescenza. Avrete già capito che questa puntata non è da fascia protetta, e che se avete meno di 18 anni o fate i volontari alla Festa dell’Amicizia è meglio giriate alla larga. Perché oggi si parla di turbe sessuali, di esperienze erotiche di formazione del corpo e dello spirito, e soprattutto di masturbazione come forma maieutica del sé. Conosci te stesso, ma poi ricordati dei kleenex.

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Ma non è ancora tutto. Perché i passaggi del romanzo di Missiroli in cui si avverte il maggiore trasporto sono quelli in cui il protagonista si rimira il picirla, e ne rimane abbagliato come se da lì dovesse scaturire la rivelazione.

Succede quando Libero decide di risolvere un problema di natura anatomico-sessuale che fin lì ha frenato la sua autostima. C’è che il suo gingillo si sveste poco e male, per dirla nel modo meno fetente che mi riesca. E si sa com’è: questioni di’igiene, e di sensibilità, e soprattutto di complessi. Specie quando si va sotto la doccia dopo la partita di calcetto, e allora si rischia di passare da implumi mentre intorno svettano le aquile reali. E non è mica bello, eh? Roba da rimanere segnati una vita intera, salvo darsi al curling. E poiché Libero alla sessualità ci tiene eccome, ecco trovata la soluzione: circoncidiamo, va’. Che io al solo pensarci sento un’onda glaciale alle pudenda, ma questo vuol dir poco. Bisogna trovarsi in certe condizioni, per capire. Mai come in casi del genere è opportuno dire che ognuno debba farsi i cazzi propri.

E Libero si fa il suo, anzi se lo rifà dandosi una bella sprepuziata.

A quel punto è ovvio che si apra per lui una nuova fase della vita. Viene eliminata l’origine dei complessi sessuali, e dunque per il giovane maschio fresco di tonsura dovrebbero schiudersi orizzonti incogniti, meno caratterizzati dalla presenza dei complessi. Il problema è che Missiroli conferisce a un uccello sprepuziato un significato da Rinascimento Interiore dagli accenti vagamente millenaristi. Come se fosse non soltanto una questione di pochi centimetri di pelle, ma piuttosto il passaggio fra due ére che cambiano la storia del mondo: l’Era Pre-puzio e l’Era Post-Puzio. E lì si celebra la fondazione della forma ultima di narcisismo: il narcirconcisismo. E se credete che io stia esagerando, beh, allora leggete il delirio auto-fallico riportato a pagina 80. Qui si descrive lo stato d’ipnosi che Libero prova guardandosi fra le gambe il gioiello di famiglia entrato ufficialmente nell’Era del Post-Puzio:

Arrivai ai Deux Magots e prima di iniziare il turno mi chiusi in bagno per contemplare la mia circoncisione. Cercavo l’oracolo di una futura rivoluzione: la pelle rosea, la corona di punti rimarginati intorno al glande, l’orlo perfetto sotto il fusto. C’era la storia del mondo in quell’opera di sartoria, la migliore letteratura e il destino dei prescelti. Aveva una semplicità che commuoveva. In più giravano voci sulla rivoluzione percettiva dei circoncisi: durante il rapporto sessuale il piacere cambiava connotati. Più lento, inesorabile, sconvolgente.

Mancava solo che impugnadoselo prendesse a cantare: “Sei glande, glande, glande”. Vi invito a tirare un bel sospirone, e poi a rileggere alcuni passaggi di questo delirio narcirconcisista:

  • Cercavo l’oracolo di una futura rivoluzione
  • C’era la storia del mondo in quell’opera di sartoria, la migliore letteratura e il destino dei prescelti
  • Aveva una semplicità che commuoveva

 

La prima cosa che vien da fare, d’istinto, è rispondere a tono, così:

Poi, per quanto mi riguarda, è naturale tornare con la memoria ai giorni della visita militare a Taranto, caserma Maricentro. Una scena da leggenda, con una fila di maschi diciottenni, in mutande per l’ispezione intima. Il medico militare, piazzato su una seggiola, invitava a tirare giù lo slip e poi a svestire l’ignudo, cosa che al Libero di Missiroli non sarebbe stata possibile nell’Era Pre-Puzio. Il dottore torcicava un po’ il gingillo di ciascuno, per imperscrutabili motivi (magari cercava l’oracolo di una futura rivoluzione), e poi passava al successivo. E fu lì che, pochi metri davanti a me, un giovanotto della provincia agrigentina profonda, mani ai fianchi e tutto compiaciuto, chiese al dottore che gli torcicava l’ignudo:

“Dduttu’, chi cci nni pari?”

 

E immagino che il compiaciuto Libero, con l’oracolo di una futura rivoluzione innestato al pube, con quell’opera di sartoria che contiene in sé la storia del mondo e persino il destino dei prescelti (ci sarà mica un messaggio politico, Missiroli?), sarebbe capace di girare per le vie della movida a asta dritta, o persin di sfilare in passerella, mostrando la via di un nuovo Umanesimo Narcirconcisionista. Non dimenticando mai che da una costola dell’uomo nacquero Eva e l’autoerotismo dannunziano. Basta levarsi qualcosa e si può far benissimo da sé.

E infatti il talento da self made man è la prima delle cose che il giovane Libero mostra. C’è tutto un primo terzo del libro dedicato all’onanismo, nel quale Missiroli ci dà dentro che è un piacere. Si ha persino l’impressione che per scrivere certe pagine particolarmente ispirate abbia usato una mano sola. E sarà per questo che il libro è piaciuto così tanto a Antonio D’Orrico, il Book Jockey del Corriere della Sera, perdutamente innamorato dei libri scritti dal Principe di Onan della narrativa italiana contemporanea: Alessandro Piperno.

Antonio D'Orrico, e il suo sguardo dall'intelligenza contagiosa.

Antonio D’Orrico, e il suo sguardo dall’intelligenza contagiosa.

Alessandro Piperno, impegnato in esercizi di riscaldamento

Alessandro Piperno, impegnato in esercizi di riscaldamento

E quando penso alle fortune letterarie che ci si può tirare addosso sublimando in fiction l’arte di “biella e manovella”, compiango quei due o tre miei compagni di liceo che, modestamente, potevano centrare i piccioni in volo dalle finestre dei cessi del Liceo Classico Empedocle. Se solo si fossero cimentati con la narrativa, una mezza dozzina di passaggi su Sette non glieli avrebbe levati nessuno.

Certamente D’Orrico sarà scivolato nell’estasi leggendo quel passaggio in cui Libero, solo in camera d’albergo durante le vacanze estive e coi genitori nella stanza accanto, prova a non far rumore mentre si sollazza prendendo a esempio uno dei suoi idoli:

Feci attenzione al cigolio, tutto stava nel tenere sollevato il gomito ed essere il John McEnroe dell’onanismo: usare l’impugnatura Continental.

 

Ecco, l’idea dell’impugnatura Continental per farsi una pippa mi mancava. E in effetti la racchetta ha un che di freudiano. E pensare che ero ancora fermo all’impugnatura “stacca la testa al pesce”. Bisogna che mi aggiorni, e intanto dissemino (ehm) altri frammenti di onanismi missiroliani, riservandomene uno per la prossima puntata.

 

 

Quel seno avrebbe scalfito la mia corteccia cerebrale in eterno: il Big Bang della mia memoria masturbatoria. (p. 62)

 

Libertà e malinconia andavano di pari passo, sfogavo il mio nuovo esistenzialismo con masturbazioni che mi facevano riappropriare del corpo. (p. 161)

 

L’apice del narcisismo masturbatorio si tocca a pagina 39:

Per qualche tempo mi concentrai sul mio sperma e su Dio. Contemplavo le mie evoluzioni organiche e andavo con mamma in chiesa la domenica mattina.

 

Il suo sperma e Dio! Ma cosa volete di più? Quale altra prova d’irriducibile autostima? Ognuno è Dio nella sua cameretta, e ogni volta secerne una potenziale creazione. Divinità in nuce e in semen.

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Ma per fortuna sua – un po ‘ meno per quella delle donne che hanno la sventura d’incrociarlo – Libero evolve poi dall’onanismo. E incontra il sesso inteso come pratica di scambio con altre persone. I risultati? Insomma… C’è una lunga scena che racconta le fantasie cuckold ,e le ossessioni che si scatenano nel momento in cui vengono realizzate. Succede quando Libero va in vacanza a New York con Lunette, la fidanzata nera parigina. E quelle pagine sono le sole dell’intero libro che meritino un plauso. Peccato che questo guizzo pelvico venga mortificato da altri frammenti di fureria sessuale degni di una pratica del catasto. Come il passaggio a pagina 143:

Desiderai che se ne andasse mentre venivo sulla sua natica destra.

La natica destra! Ma come ci si può lasciare andare a queste pedanterie da Furio?

Ancora peggio quello che si legge a pagina 160:

Marika mi accarezzò, piano, poi si sfilò da me. E io lo vidi, bianco e sottovuoto, nella sua seconda vita di plastica.

 

Che tristezza, che tono funerario. Soltanto nelle pagine di Antonio Scurati si può leggere di peggio. E tuttavia qualcosa di buono da questo frammento si può ricavare. Pensate a tutte le volte che comprate i preservativi al distributore automatico,  e vi tocca scansare le occhiate dei passanti intanto che aspettate l’erogazione. D’ora innanzi, anziché insaccarvi nelle spalle per l’imbarazzo, potrete rimpettirvi e dir loro: “Sto comprando il sottovuoto per la sua seconda vita di plastica”. Farete un figurone.

(2. continua)

E per risollevarvi dalle brutture letterarie che vi ho inflitto, ecco un brano musicale che possa aiutarvi a risollevare l’umore.

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7 Risposte

  1. Preciso e puntuale come la zanzara che si e’ nascosta nella mia doccia e mi aspetta, famelica, tutte le mattine, Pippo ha inchiodato un altro autore di bestseller alle sue responsabilità nel perdurare della crisi dell’editoria. Al Salone di Torino le natiche di Missiroli andavano via come il pane e io, che le avevo già sul comodino da molti giorni senza riuscire ad andare oltre le elucubrazioni sulla circoncisione, vedendo le pile diminuire mi domandavo angosciata: ma questa gente poi tornerà a comprarsi un libro?

  2. meraviglia!!! il giovanotto della provincia agrigentina mi ha fatto cascare dalla sedia. ;)) ribloggo.

  3. L’ha ribloggato su bibolottymomentse ha commentato:
    un’altra perla di Pippo Russo sull’editoria italiana.

  4. standing ovation!
    (e pensare che a me era sembrato solo molto noioso. Quasi quasi me lo rileggo)

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