Indicate a Scalfari l’uscita (dalla narrativa) [Panorama, 11 maggio 2016]

Scalfari

Eugenio Scalfari

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Vorrebbe essere un romanzo filosofico: per due terzi un surrogato dell’Enten-Eller di Søren Kierkegaard, e per l’ultimo terzo una stanca variazione sul tema del Brave New World di Aldous Huxley. E invece il cimento narrativo di Eugenio Scalfari si svela al lettore per ciò che il titolo promette: un labirinto dal quale non si viene più fuori. Pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 1998, e da poco rimesso in libreria da Einaudi, Il labirinto è arricchito da un’introduzione dell’autore alla nuova edizione. Densa di passaggi soavi come quello di pagina XIII: “Presenze immobili com’è immobile l’attimo del presente, e vertiginosamente mutevoli quando col fragore dell’evento piombano nel presente da un loro remotissimo futuro e subito dileguano in un abisso di passato senza fondo”. Un preavviso delle padellate al cranio che chi procederà nella lettura dovrà aspettarsi, ma anche del ripetersi di un cliché. Lo si ritrova a pagina 20: “A ripensarci ora che sono vecchio e tante ne ho fatte e viste direi che si esce da un labirinto solo per entrare in un altro sicché muovendosi si resta fermi, ma questa è la nostra condizione: di contenere in ogni nostro attimo tutto il futuro e tutto il passato che coincidono incontrandosi nella porta carraia del nostro presente”. Non finisce lì, perché a pagina 144 si può leggere: “La rincorsa d’un’ombra vagheggiata, intravista appena per un istante svelava le possibilità infinite del caso, il gioco seducente delle probabilità, la fralezza dei destini che si sfiorano quando tutto potrebbe accadere per poi allontanarsi con la velocità siderale con cui il presente si perde nei recessi d’un passato di cui non resta traccia neppure nella memoria”. Stavolta manca il futuro, ma fa lo stesso. Anche perché immediatamente dopo viene piazzato un frammento mica da poco: “Anche l’incostanza in amore è così una inconsapevole protesta contro la morte alla quale oppone la molteplicità di molte possibili vite”. E che dire del passaggio a pagina 187? Leggete un po’: “Ah, insensata superbia di Io, impotente simulacro di solitaria potenza inconcreta”. Ma il meglio del labirinto scalfariano sta nelle ridondanze. Come quella di pagina 174: “Il tempo veniva dissipato senza risparmio”. A trovarlo, qualcuno che dissipi con parsimonia. Meglio ancora ciò che si legge a pagina 144, il capoverso che inizia con: “Era una notte notturna”. Ciò che richiama alla mente il mitico Ezio Luzzi di “Tutto il calcio minuto per minuto”; che una volta ebbe a definire l’ex presidente del Lecce, Franco Jurlano, “un uomo umano”. Licenze poetiche? A voi il filo di Arianna.

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2 Risposte

  1. buia e tempestosa?

    (questa gente si prende troppo sul serio)

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