Spicchi di Toscana – Mettersi tra parentesi a Quinciano (La Repubblica Firenze, 8 luglio 2018)

 

Quinciano

Dici le colline senesi e pensi a una delle eccellenze paesaggistiche mondiali. Un frammento di mondo il cui attraversamento è già una meta e non un passaggio, ciò che serve a far capire l’importanza dell’andare. Eppure anche in mezzo a questa sterminata meraviglia si può trovare dei frammenti di distonia estetica, come fossero mal riuscite variazioni sul tema. Succede così nel territorio intorno a Monteroni d’Arbia e Buonconvento, che pure contiene tesori di straordinario valore. Ma lì la bellezza si mantiene a altezza di colline. Perché a livello della strada pare di trovarsi innanzi a un trapianto di pianura modenese, con la campagna raccordata da un’urbanizzazione labirintica e il succedersi di capannoni. Fortuna che basta spostarsi dalla linea orizzontale, e rifugiandosi qualche decina di metri in su tutto muta. Si ritrova la strada bianca, e la suggestione della nuvola di polvere che attraverso il parabrezza posteriore crea l’effetto-dissolvenza e segna il ritorno a un ordine più domestico delle cose. E in quel frammento l’ordine domestico delle cose è la Via Francigena, che coi suoi riferimenti sta lì a ricordarci la profondità storica di queste terre. Lì si trova Quinciano, luogo d’attraversamento che però invita alla sosta.

È una frazione di Monteroni, ma rispetto al comune preesiste abbondantemente. E se ne rimane lassù come in disparte, come se a partire da un certo momento della sua storia sentisse soltanto un’ansia di nascondimento. Se tutto cambia così velocemente, cerchiamo di non farci notare per rimanere uguali a noi stessi. Per chi passa distratto, quel posto è solo un pugno di case sparse lungo la Strada delle Greppie, un pezzo di campagna senese come tanti. Chi invece non ha fretta d’oltrepassare, e cerca dei segni in ogni territorio frequentato, coglie in quel tratto notevoli pregi. A partire dalla Chiesa di Sant’Albano, ormai spoglia e avvicinabile soltanto dall’esterno, eppur intatta nella capacità di far sentire il respiro delle epoche passate. Da lì si può procedere costeggiando le case dalle mura in pietra, e senza perdere di vista il paesaggio che preannuncia la Valdorcia. Sono case che raccontano i ritmi silenti della vita quotidiana, intanto che le anziane del luogo s’incrociano a passo lento per le strade in pietrisco e riallacciano senz’altro premettere discorsi interrotti chissà quale settimana addietro. Non serve specificare da dove venissero le cose dette, né dirsi da quale punto si riprenderà al prossimo incrociarsi, intanto che le parole e i passi s’allontanano verso le opposte direzioni, e nell’aria rimangono i puntini di sospensione d’un dialogo in corso da intere esistenze.

Deve essere così per tutto, a Quinciano. Discorsi che non finiscono, virgolette e parentesi che rimangono aperte e agganciate a un filo invisibile. Come fossero appese a quelle mollette colorate che attendono il prossimo bucato e intanto cambiano la prospettiva sul paesaggio. Adesso vedi la coppia di cipressi in cima al poggio, che nel pomeriggio potrebbe nascosta dalle lenzuola matrimoniali della casa dirimpetto. Ché in questi frammenti di Toscana il confine tra pubblico e privato continua a essere evanescente, e la cosa migliore da fare è portare la vita di casa qualche metro fuori dall’uscio e lasciarla ossigenarsi in prossimità del vecchio lavatoio.

Quinciano

 

Quinciano

Chi vive quotidianamente la città, con le sue regole sempre più repressive in materia di decoro, avverte con gratitudine il senso di liberazione. E vien voglia di portarli a stendere qui, i panni banditi dai nostri balconi. Altri mondi, così lontani ma così vicini. E dato che la differenza è così netta, bisogna godersela nella pienezza fino a che si può. Sostando il più a lungo possibile sulla panchina piazzata a quel crocevia della Strada delle Greppie, giusto sotto il cartello stradale che indica Quinciano. Un luogo fuori mano, al quale giungi solo perché hai scelto di andarci. E potresti scegliere di andarci giusto per sedere su quella panchina. A chiudere parentesi che non ricordavi d’avere aperto.

 

QuincianoQuinciano

 

Come sempre, vi saluto con un brano musicale

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