Il mio omaggio a Pablito (Domani online, 10 dicembre 2020)

El hombre del partido es Paolo Rossi. Non era cosa usuale, all’epoca. Decretare il migliore in campo e farlo a partita in corso. Oggi è normale, viene pure sollecitato da quella pantomima di democrazia del telecomando che rende utenti di servizio multimediale e volenterosi numeri da marketing venduti agli inserzionisti pubblicitari. Ma quel giorno, 8 luglio 1982, era cosa straordinaria. Come straordinario era il momento storico, e il momento di squadra, e il momento personale. Il momento di Paolo Rossi, baciato da una grazia speciale.

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La storia di Ched Evans tra giustizia e verità, parte seconda (Lettera43, 13 gennaio 2019)

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Ched Evans e Natasha Massey

(La prima puntata è leggibile qui)

Sabato 14 aprile 2012 Ched Evans segna il gol del definitivo 3-1 nella partita di League One contro il Leyton Orient. Venerdì 20 aprile 2012 la Crown Court di Caernarfon lo condanna a cinque anni di carcere per lo stupro di X, la ragazza 19enne che in condizioni di forte alterazione alcolica era finita in un stanza d’albergo assieme allo stesso Evans e al collega Clayton McDonald, durante una notte di fine maggio 2011. E lunedì 23 aprile la Players Football Association (Pfa, il sindacato dei calciatori inglesi) deve affrontare una situazione che definire imbarazzante è persino lieve. Il voto raccolto fra gli associati per stabilire quale sia il League One Team of the Year, cioè “l’undici” composto dai migliori calciatori del campionato ruolo per ruolo, acclama Ched Evans come il più votato nel ruolo di centravanti. E dunque, la selezione dei migliori annovera un tizio che da tre giorni si trova in galera per violenza sessuale.

(Per leggere il seguito della storia, cliccare qui)

 

 

 

Spicchi di Toscana – Mettersi tra parentesi a Quinciano (La Repubblica Firenze, 8 luglio 2018)

 

Quinciano

Dici le colline senesi e pensi a una delle eccellenze paesaggistiche mondiali. Un frammento di mondo il cui attraversamento è già una meta e non un passaggio, ciò che serve a far capire l’importanza dell’andare. Eppure anche in mezzo a questa sterminata meraviglia si può trovare dei frammenti di distonia estetica, come fossero mal riuscite variazioni sul tema. Succede così nel territorio intorno a Monteroni d’Arbia e Buonconvento, che pure contiene tesori di straordinario valore. Ma lì la bellezza si mantiene a altezza di colline. Perché a livello della strada pare di trovarsi innanzi a un trapianto di pianura modenese, con la campagna raccordata da un’urbanizzazione labirintica e il succedersi di capannoni. Fortuna che basta spostarsi dalla linea orizzontale, e rifugiandosi qualche decina di metri in su tutto muta. Si ritrova la strada bianca, e la suggestione della nuvola di polvere che attraverso il parabrezza posteriore crea l’effetto-dissolvenza e segna il ritorno a un ordine più domestico delle cose. E in quel frammento l’ordine domestico delle cose è la Via Francigena, che coi suoi riferimenti sta lì a ricordarci la profondità storica di queste terre. Lì si trova Quinciano, luogo d’attraversamento che però invita alla sosta.

È una frazione di Monteroni, ma rispetto al comune preesiste abbondantemente. E se ne rimane lassù come in disparte, come se a partire da un certo momento della sua storia sentisse soltanto un’ansia di nascondimento. Se tutto cambia così velocemente, cerchiamo di non farci notare per rimanere uguali a noi stessi. Per chi passa distratto, quel posto è solo un pugno di case sparse lungo la Strada delle Greppie, un pezzo di campagna senese come tanti. Chi invece non ha fretta d’oltrepassare, e cerca dei segni in ogni territorio frequentato, coglie in quel tratto notevoli pregi. A partire dalla Chiesa di Sant’Albano, ormai spoglia e avvicinabile soltanto dall’esterno, eppur intatta nella capacità di far sentire il respiro delle epoche passate. Da lì si può procedere costeggiando le case dalle mura in pietra, e senza perdere di vista il paesaggio che preannuncia la Valdorcia. Sono case che raccontano i ritmi silenti della vita quotidiana, intanto che le anziane del luogo s’incrociano a passo lento per le strade in pietrisco e riallacciano senz’altro premettere discorsi interrotti chissà quale settimana addietro. Non serve specificare da dove venissero le cose dette, né dirsi da quale punto si riprenderà al prossimo incrociarsi, intanto che le parole e i passi s’allontanano verso le opposte direzioni, e nell’aria rimangono i puntini di sospensione d’un dialogo in corso da intere esistenze.

Deve essere così per tutto, a Quinciano. Discorsi che non finiscono, virgolette e parentesi che rimangono aperte e agganciate a un filo invisibile. Come fossero appese a quelle mollette colorate che attendono il prossimo bucato e intanto cambiano la prospettiva sul paesaggio. Adesso vedi la coppia di cipressi in cima al poggio, che nel pomeriggio potrebbe nascosta dalle lenzuola matrimoniali della casa dirimpetto. Ché in questi frammenti di Toscana il confine tra pubblico e privato continua a essere evanescente, e la cosa migliore da fare è portare la vita di casa qualche metro fuori dall’uscio e lasciarla ossigenarsi in prossimità del vecchio lavatoio.

Quinciano

 

Quinciano

Chi vive quotidianamente la città, con le sue regole sempre più repressive in materia di decoro, avverte con gratitudine il senso di liberazione. E vien voglia di portarli a stendere qui, i panni banditi dai nostri balconi. Altri mondi, così lontani ma così vicini. E dato che la differenza è così netta, bisogna godersela nella pienezza fino a che si può. Sostando il più a lungo possibile sulla panchina piazzata a quel crocevia della Strada delle Greppie, giusto sotto il cartello stradale che indica Quinciano. Un luogo fuori mano, al quale giungi solo perché hai scelto di andarci. E potresti scegliere di andarci giusto per sedere su quella panchina. A chiudere parentesi che non ricordavi d’avere aperto.

 

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Come sempre, vi saluto con un brano musicale

A marzo 2018 in libreria

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Uefa contro Epfl (Calciomercato.com, 8 ottobre 2016)

Uefa vs Epfl: che scontro per decidere chi sarà servo dei grandi club europei!

 

L’incontro di giovedì 6 ottobre a Nyon è servito a diffondere l’immagine di una pace di facciata. Nella sede dell’Uefa il neo-presidente del calcio europeo, lo sloveno Aleksander Čeferin, ha avuto un faccia a faccia con lo svedese Lars-Christer Olsson, presidente dell’European Professional Football Leagues(EPFL). In apparenza, un appuntamento d’ordinaria diplomazia fra il capo appena insediato del calcio europeo e il massimo dirigente dell’organismo che raccoglie le leghe professionistiche europee. Ma in realtà le cose non stanno così.

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TOMMASO BRACCINI , ” Vampires in New England “ — agenda19892010

New England, a zone of the Northeast of the States, was probably the last scene in the Western World where some vampires were burned. It was during 1883 in Exeter, a village in Rhode Island when Mary Eliza Brown, a mother of family, died of consumption. Five years later her daughter Mary Olive died […]

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Di un sorriso triste che mi vestiva — BluTrasparente

C’era sempre uno spazio bianco in mezzo alla frenesia delle cose quotidiane, c’era sempre una pausa, uno stacco che mi prendevo per provare a chiudere tutto il restodella mia vita fuori da quel momento. Era un momento difficile, fatto di notti bianche, di attese, di delusioni, di insonnie, di cannule e elettrocardiogrammi. Così fra la […]

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Le giornate regalate — Vivo da sola

Come oggi, che mia figlia doveva essere dal padre ma per impegni suoi (del padre), l’ho portata nel tardo pomeriggio. Stamattina un massacro a fare i lavori di casa mentre lei faceva un po’ di compiti, ma felice perché gli uomini erano via a sgomberare cantina e solaio e ne avrebbero avuto per un bel […]

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Scusi Pellé, ma chi si crede d’essere, Chinaglia? (Calciomercato.com,7 ottobre 2016)

Scusi Pellè, ma chi si crede d'essere, Chinaglia?

 

 

Per una volta la Figc invia un messaggio immediato e inflessibile. E caccia via Pellè (foto da http://www.road2sport.com) dalla nazionale dopo l’imperdonabile gesto di maleducazione di ieri sera verso il ct Giampiero Ventura. L’unica scelta possibile, qualunque altra soluzione sarebbe stata una dimostrazione d’insipienza.

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Indicate a Scalfari l’uscita (dalla narrativa) [Panorama, 11 maggio 2016]

Scalfari

Eugenio Scalfari

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Vorrebbe essere un romanzo filosofico: per due terzi un surrogato dell’Enten-Eller di Søren Kierkegaard, e per l’ultimo terzo una stanca variazione sul tema del Brave New World di Aldous Huxley. E invece il cimento narrativo di Eugenio Scalfari si svela al lettore per ciò che il titolo promette: un labirinto dal quale non si viene più fuori. Pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 1998, e da poco rimesso in libreria da Einaudi, Il labirinto è arricchito da un’introduzione dell’autore alla nuova edizione. Densa di passaggi soavi come quello di pagina XIII: “Presenze immobili com’è immobile l’attimo del presente, e vertiginosamente mutevoli quando col fragore dell’evento piombano nel presente da un loro remotissimo futuro e subito dileguano in un abisso di passato senza fondo”. Un preavviso delle padellate al cranio che chi procederà nella lettura dovrà aspettarsi, ma anche del ripetersi di un cliché. Lo si ritrova a pagina 20: “A ripensarci ora che sono vecchio e tante ne ho fatte e viste direi che si esce da un labirinto solo per entrare in un altro sicché muovendosi si resta fermi, ma questa è la nostra condizione: di contenere in ogni nostro attimo tutto il futuro e tutto il passato che coincidono incontrandosi nella porta carraia del nostro presente”. Non finisce lì, perché a pagina 144 si può leggere: “La rincorsa d’un’ombra vagheggiata, intravista appena per un istante svelava le possibilità infinite del caso, il gioco seducente delle probabilità, la fralezza dei destini che si sfiorano quando tutto potrebbe accadere per poi allontanarsi con la velocità siderale con cui il presente si perde nei recessi d’un passato di cui non resta traccia neppure nella memoria”. Stavolta manca il futuro, ma fa lo stesso. Anche perché immediatamente dopo viene piazzato un frammento mica da poco: “Anche l’incostanza in amore è così una inconsapevole protesta contro la morte alla quale oppone la molteplicità di molte possibili vite”. E che dire del passaggio a pagina 187? Leggete un po’: “Ah, insensata superbia di Io, impotente simulacro di solitaria potenza inconcreta”. Ma il meglio del labirinto scalfariano sta nelle ridondanze. Come quella di pagina 174: “Il tempo veniva dissipato senza risparmio”. A trovarlo, qualcuno che dissipi con parsimonia. Meglio ancora ciò che si legge a pagina 144, il capoverso che inizia con: “Era una notte notturna”. Ciò che richiama alla mente il mitico Ezio Luzzi di “Tutto il calcio minuto per minuto”; che una volta ebbe a definire l’ex presidente del Lecce, Franco Jurlano, “un uomo umano”. Licenze poetiche? A voi il filo di Arianna.