Scusi Pellé, ma chi si crede d’essere, Chinaglia? (Calciomercato.com,7 ottobre 2016)

Scusi Pellè, ma chi si crede d'essere, Chinaglia?

 

 

Per una volta la Figc invia un messaggio immediato e inflessibile. E caccia via Pellè (foto da http://www.road2sport.com) dalla nazionale dopo l’imperdonabile gesto di maleducazione di ieri sera verso il ct Giampiero Ventura. L’unica scelta possibile, qualunque altra soluzione sarebbe stata una dimostrazione d’insipienza.

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Indicate a Scalfari l’uscita (dalla narrativa) [Panorama, 11 maggio 2016]

Scalfari

Eugenio Scalfari

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Vorrebbe essere un romanzo filosofico: per due terzi un surrogato dell’Enten-Eller di Søren Kierkegaard, e per l’ultimo terzo una stanca variazione sul tema del Brave New World di Aldous Huxley. E invece il cimento narrativo di Eugenio Scalfari si svela al lettore per ciò che il titolo promette: un labirinto dal quale non si viene più fuori. Pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 1998, e da poco rimesso in libreria da Einaudi, Il labirinto è arricchito da un’introduzione dell’autore alla nuova edizione. Densa di passaggi soavi come quello di pagina XIII: “Presenze immobili com’è immobile l’attimo del presente, e vertiginosamente mutevoli quando col fragore dell’evento piombano nel presente da un loro remotissimo futuro e subito dileguano in un abisso di passato senza fondo”. Un preavviso delle padellate al cranio che chi procederà nella lettura dovrà aspettarsi, ma anche del ripetersi di un cliché. Lo si ritrova a pagina 20: “A ripensarci ora che sono vecchio e tante ne ho fatte e viste direi che si esce da un labirinto solo per entrare in un altro sicché muovendosi si resta fermi, ma questa è la nostra condizione: di contenere in ogni nostro attimo tutto il futuro e tutto il passato che coincidono incontrandosi nella porta carraia del nostro presente”. Non finisce lì, perché a pagina 144 si può leggere: “La rincorsa d’un’ombra vagheggiata, intravista appena per un istante svelava le possibilità infinite del caso, il gioco seducente delle probabilità, la fralezza dei destini che si sfiorano quando tutto potrebbe accadere per poi allontanarsi con la velocità siderale con cui il presente si perde nei recessi d’un passato di cui non resta traccia neppure nella memoria”. Stavolta manca il futuro, ma fa lo stesso. Anche perché immediatamente dopo viene piazzato un frammento mica da poco: “Anche l’incostanza in amore è così una inconsapevole protesta contro la morte alla quale oppone la molteplicità di molte possibili vite”. E che dire del passaggio a pagina 187? Leggete un po’: “Ah, insensata superbia di Io, impotente simulacro di solitaria potenza inconcreta”. Ma il meglio del labirinto scalfariano sta nelle ridondanze. Come quella di pagina 174: “Il tempo veniva dissipato senza risparmio”. A trovarlo, qualcuno che dissipi con parsimonia. Meglio ancora ciò che si legge a pagina 144, il capoverso che inizia con: “Era una notte notturna”. Ciò che richiama alla mente il mitico Ezio Luzzi di “Tutto il calcio minuto per minuto”; che una volta ebbe a definire l’ex presidente del Lecce, Franco Jurlano, “un uomo umano”. Licenze poetiche? A voi il filo di Arianna.

1958: l’esigenza di rispettare l’eredità dei figli (Repubblica Firenze, 20 marzo 2016)

Cari amici, questo è uno degli articoli che oggi mi sono stati pubblicati da Repubblica Firenze. Buona lettura.

 

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L’articolo di oggi, versione screenshot

 

Genitori che devono essere all’altezza dell’eredità lasciata dai figli. A volte capita di leggere cose che destabilizzano, perché demoliscono le nostre categorie mentali e ci strappano alla pigrizia di pensare il tempo presente come fosse un tempo assoluto. In queste condizioni, soltanto un cortocircuito può riportare alla relatività delle cose e delle circostanze storiche, comprese quelle presenti. E un potente cortocircuito può essere in agguato anche nel mezzo di attività apparentemente neutre, da furieri o da topi di biblioteca, come la lettura di un antico verbale d’assemblea. Quello preso in esame si riferisce all’assemblea annuale ordinaria e straordinaria della Coop di Sesto Fiorentino, tenuta in una data carica di significati: 23 aprile 1958. Siamo a due giorni dal tredicesimo anniversario della Liberazione, e il clima politico del Paese è drammatico. È in questo contesto che prende la parola il presidente del Consiglio d’Amministrazione, Torquato Pillori, per leggere la relazione sull’attività annuale della Cooperativa. Il verbale riporta la trascrizione integrale della relazione. Della quale spicca certo la verbosità di molti passaggi, labirintici soprattutto in termini di costruzione del periodo, che però hanno il pregio di riportare con immediatezza la gravità del momento storico. Si approssima la data delle terze elezioni politiche nella storia della giovane repubblica, e il clima da Guerra Fredda diffonde un senso d’inquietudine nella vita quotidiana della cooperativa.

Della tensione del momento riferiscono diversi passaggi della lunga relazione di Pillori, spesi a scagliarsi contro un governo nazionale che si erge a difesa degli interessi del capitale, e perciò agisce da nemico della classe operaia. Per esempio, il presidente fa riferimento a una “legge sul maltolto”, che a suo dire è stata “insabbiata dalla maggioranza parlamentare solo per pochi voti”, in ossequio alla “classe dominante” e ai monopoli che protegge. Ma lunghe parti della relazione sono anche dedicate a descrivere gli sforzi organizzativi adottati dalla coop sestese per mantenere i propri servizi territoriali al passo col mutamento sociale: “Col maggior decentramento dei nostri spacci soddisfaremo l’aspirazione della nostra base sociale che abbisogna sempre di maggiori comodità. Oggi non si potrebbe più pensare all’epoca in cui le massaie dei nostri lavoratori venendo alla Cooperativa compivano un atto di fede verso quelle lotte che i loro uomini conducevano sui posti di lavoro, nelle piazze ed in ogni angolo del nostro sventurato Paese, oggi le nostre donne, che tanto hanno dato anche al movimento di liberazione Nazionale, hanno bisogno di maggior speditezza nelle loro quotidiane fatiche per cui oggi è la cooperativa che deve andare incontro alle nuove esigenze della nostra epoca (…)”.

Concetti molto interessanti, che rispecchiano il cambiamento in corso. Ma è la parte finale a dare una scossa al lettore del nostro tempo. Pillori conclude la relazione con un auspicio, e lo fa usando un argomento che colpisce duro: “Così nel rimettere nelle vostre mani il mandato che ci conferiste un anno fa, noi vi ringraziamo per la fiducia accordataci e vi invitiamo ad approvare il nostro lavoro e soprattutto auspichiamo che i nostri nuovi amministratori possano agire in un’Italia che si avvii a diventare quella dei nostri figli maggiori che caddero perché la nostra vita fosse degna di essere vissuta”.

La lettura di quest’ultima frase è uno shock, e ancor più lo è pensare al senso di normalità con cui è stata espressa. Si fa appello ai genitori dell’epoca affinché non rendano vano il frutto del sacrificio estremo compiuto dai figli maggiori. Un mondo alla rovescia. E superato il momento d’immediato disorientamento si comprende il senso. Sono passati circa quindici anni dall’avvio della Resistenza e della lotta per la Liberazione. Molti figli di quella generazione di genitori hanno sacrificato la vita per il ritorno alla libertà. Dunque, la struttura sociale e demografica sconta la conseguenza più immediata: una società in cui i genitori sopravvivono ai figli adulti. La sola condizione davvero innaturale di famiglia, ciò che molti guitti del tradizionalismo familista contemporaneo fingono di non vedere, intanto che starnazzano contro l’ampliamento dei diritti della persona. I genitori di sessant’anni fa si trovarono nelle condizioni d’essere all’altezza del sacrificio affrontato dai figli. Una condizione tragica, ma affrontata con dignità e consapevolezza. E chissà, se potessero, con quale sconcerto quei genitori guarderebbero all’oggi. Commiserando una società che di figli ne fa sempre meno, ma ciononostante s’arrotola in dibattiti ideologici sulle forme alternative di famiglia e procreazione. Una società senza eredi, la massima espressione di una svolta contro natura.

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La pagina del verbale di cui si parla nell’articolo

 

Nelio Lucas Story – 1 Com’è profondo il Beira-Mar

 

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Nelio Lucas, CEO di Doyen Sports Investments

Per sapere qualcosa di più su Nelio Lucas Freire e le sue doti manageriali non bisogna fare ricerche complicate o rivolgersi agli insider. Basterebbe chiedere ai tifosi del Beira-Mar, sfortunato club di Aveiro scomparso dal calcio professionistico la scorsa estate per debiti. Loro l’hanno conosciuto quand’era giovane, Nelio. E ne porterebbero ancora i segni addosso, se non fosse che dopo di lui sono arrivati personaggi capaci di fare peggio. È dicembre 2003 e il futuro CEO di Doyen Sports Investments, allora ventitreenne, esibisce già un talento manageriale di quelli che, visti all’opera, ti spingono a pronunciare una sola parola: why?

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Il logo del Beira-Mar

Ci si accinge a celebrare l’inaugurazione del nuovo stadio di Aveiro, il Municipal, edificato in vista dei Campionati Europei la cui fase finale si svolgerà in Portogallo di lì a pochi mesi. A dire il vero l’impianto è già stato inaugurato un mese prima, il 15 novembre, con un’amichevole fra le nazionali di Portogallo e Grecia. Una partita che si rivelerà di pessimo auspicio per due motivi: perché agli Europei la Grecia batterà due volte il Portogallo, nella partita d’apertura del torneo e nella finale; e perché, nell’immediato, quell’inaugurazione non lascia soddisfatta la comunità locale, che deve scontare problemi organizzativi relativamente alla messa in vendita dei biglietti. Anche il Beira-Mar non è contento di come sono andate le cose quel 15 novembre, e inoltre vuole una festa tutta propria per suggellare l’ingresso nello stadio che sostituisce quello vecchio intitolato a Mario Duarte, ex calciatore e diplomatico aveirense che fra l’altro è stato socio fondatore del Belenenses.

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L’Estadio Municipal Aveiro

 

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L’Estadio Mario Duarte

 

Per questo motivo si decide di organizzare un’amichevole in data 11 dicembre contro l’Osasuna Pamplona, che in quel momento è quarta in classifica nella Liga spagnola. Con la gara fissata per le 21, ai tifosi aveirensi viene dato appuntamento per le 20 poiché prima del calcio d’inizio è in programma uno spettacolo multimediale accompagnato da fuochi pirotecnici, per uno show che secondo le sobrie promesse della società organizzatrice sarà “il migliore che sia mai stato organizzato in Portogallo per l’inaugurazione di uno stadio”. La società in questione si chiama World Football Management, e come si può intendere dal nome si occupa non soltanto di organizzare spettacoli ma anche di gestire carriere di calciatori, alcuni dei quali sono in forza al club aveirense. E chi è il rappresentante dell’agenzia? Ovviamente il giovane Nelio Lucas. Che parlando con la stampa alla vigilia dello show si presta a alimentare il mistero sulla notizia annunciata dal presidente aveirense Mano Nunes, riguardante la presentazione di un rinforzo per la squadra. Notizia che desta perplessità, dato che siamo ancora nella prima metà di dicembre e il mercato riapre a gennaio. Ma comunque sia, la curiosità intorno al nuovo arrivo s’accende e il giovane Nelio ci mette il suo dichiarando ai giornali che il nuovo arrivo “è una bomba”, e aggiungendo alcuni dettagli sul soggetto: “È molto alto, biondo, parla portoghese e arriverà oggi in Portogallo. Estasierà i tifosi, è un elemento che manca alla squadra”.
L’amichevole fra Beira-Mar e Osasuna si concluderà 1-1, e per assegnare il primo (e unico) Trofeo Mario Duarte è necessario andare i rigori. Che com’è ovvio in casi del genere premiano la squadra di casa. Quanto allo show, che nelle intenzioni del ciarliero Nelio avrebbe dovuto essere “il migliore che sia mai stato organizzato in Portogallo per l’inaugurazione di uno stadio”, è un fiasco leggendario: a dispetto dello slittamento del calcio d’inizio dalle 21 alle 22.15, e nonostante i prezzi popolarissimi (tra i 5 e i 10 euro), gli spalti sono semivuoti. Ma soprattutto, viene svelata l’identità del rinforzo: si tratta dell’aquila Mană, la nuova mascotte del club aveirense. Un pupazzo molto alto, biondo, che forse parla anche portoghese e magari sarà davvero arrivato in Portogallo il giorno prima.

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La mascotte Mana, il “rinforzo” di cui parlava Nelio Lucas

Probabile che qualcuno trovi divertente quella trovata. Certamente non i tifosi del Beira-Mar, a giudicare dai commenti tuttora rintracciabili sui forum.
Purtroppo per loro, quella trovata da festicciola di compleanno per bambini sarà non soltanto una dimostrazione del talento manageriale e organizzativo del giovane Nelio. Da lì si pongono le premesse della parabola discendente che per tappe successive condurrà il Beira-Mar alla mestizia di adesso. E il primo stadio di questa discesa registra il ruolo attivo del futuro CEO di Doyen Sports Investments. Che pochi mesi dopo la sera dell’inaugurazione del nuovo stadio sarà di nuovo in prima linea, come rappresentante portoghese di un’operazione che nelle intenzioni dovrebbe “dare una dimensione internazionale al Beira-Mar e portarlo fra le grandi del calcio portoghese”. Siamo a fine aprile 2004, ma nel giro di soli quattro mesi Nelio Lucas ha già cambiato giacca: rappresenta non più la World Football management, ma il bel più potente Stellar Group, lo stesso che a giorni potrebbe portare Jonathan Calleri all’Inter.

 

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Jonathan Barnett

 

Il boss di Stellar, Jonathan Barnett, si presenta a Aveiro per decantare le magnifiche sorti e progressive del club giallonero. Si capisce da subito che il punto principale della partnership, la cui durata iniziale è fissata in due anni, consiste nell’arrivo a Aveiro di una serie di giovani calciatori sotto il controllo di Stellar. L’avvio dell’operazione è fissato con l’inizio della stagione 2004-05, e a quel punto Nelio Lucas gongola per avere gestito nel suo paese un’operazione per conto della potente agenzia inglese. Un’operazione che si rivelerà disastrosa da ogni punto di vista. Firmata dal futuro CEO di Doyen Sports Investmenst, che ovviamente adesso non inserisce cotanta performance nel CV.

 

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Mick Wadsworth

Si comincia con la nomina dell’allenatore. Si tratta dell’inglese Mick Wadsworth, ex secondo di Bobby Robson. Un tipo scorbutico che subito mette alla porta diversi giocatori. Il suo inizio di campionato non è male, ma dopo sole quattro partite (due vittorie e due sconfitte) chiede la rescissione del contratto e se ne va a fine settembre. Giustifica la decisione con ragioni familiari, ma non ci crede nessuno. In quell’occasione il giovane Nelio Lucas s’affretta a metterci la faccia, dicendo che la partnership fra il Beira-Mar e Stellar Group non sarà compromessa dall’episodio. Pochi mesi dopo quelle parole suoneranno comiche.

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Mick Wadsworth durante la conferenza stampa di addio al Beira-Mar. Alle sue spalle, il presidente del club giallonero Mano Nunes e il giovane Nelio Lucas

 

Per sostituire Wadsworth viene chiamato un esperto mestierante della panchina portoghese, Manuel Cajuda. Che in dieci partite fa smottare il Beira-Mar a un solo punto dalla zona retrocessione e rescinde pure lui.

 

 

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Manuel Cajuda

 

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Jozef Chovanec

Chiaro ormai che tutti i bei discorsi sull’internazionalizzazione del club e sulla sua ascesa al rango delle grandi squadre portoghesi sono da mettere da parte, e che c’è soltanto da salvare la pelle. Ma come se non fosse ancora abbastanza, ecco che arriva per Nelio Lucas e lo Stellar Group una figuraccia leggendaria. Dovendo sostituire Cajuda, la SAD aveirense compie una scelta per lo meno bizzarra: chiama Joseph Chovanec, ex CT della nazionale ceca, come allenatore principale e gli mette al fianco come secondo il bulgaro Stoycho Mladenov. A pressare per la scelta di Chovanec sarebbe stato proprio lo Stellar Group rappresentato dal giovane Nelio Lucas. L’annuncio viene dato forse un po’ troppo in fretta, perché pochi giorni dopo e nel pieno delle feste natalizie Chovanec fa sapere al club giallonero che rifiuta l’offerta. Dice che ha poco tempo a disposizione per conoscere la squadra prima della ripresa del campionato.

 

A quel punto, sia il club che lo Stellar Group col suo rampante emissario portoghese si sono già coperti di ridicolo. E il presidente Mano Nunes va pure oltre quando il 28 dicembre presenta il nuovo tecnico Luis Campos, futuro uomo di fiducia di Jorge Mendes al Monaco. In quell’occasione il presidente del Beira-Mar dice che Campos era già la sua prima scelta dopo la rescissione con Wadsworth, quando aveva affidato la panchina a Cajuda. A ogni modo, la stagione del Beira-Mar va sempre peggio, e a fine aprile pure Luis Campos passa la mano per lasciare a Augusto Inacio il tentativo di evitare la retrocessione.

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Luis Campos

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Augusto Inacio

Che invece arriva, assieme alla notizia che la partnership fra Stellar Group e il Beira-Mar si conclude con un anno di anticipo sui programmi. E i giocatori portati a Aveiro da Stellar Group tramite il giovane Nelio Lucas? Una vagonata di bidoni. Paul Murray e Stephen McPhee non lasciano traccia. Zeman e Pablo Rodrigues rescindono nei giorni della ridicola saga Chovanec-Campos. L’attaccante danese Andreas Mortensen e il difensore gambiano Abdoulie Corr erano stati cacciati già a agosto da Wadsworth. L’attaccante serbo Gluscevic, il cui arrivo viene annunciato a luglio, non trova l’accordo col club. Il portiere australiano Galeković si fa un’esaltante stagione di panchina. Arriva a Aveiro persino il mitico Santiago Silva El Tanque, una fra le innumerevoli scartine portate a Firenze dal genio Pantaleo Corvino. E fra le tante mezze figure che arrivano quell’estate a Aveiro è persino il meno peggio, il che dà un’efficace immagine della qualità del lavoro svolto dal giovane Nelio Lucas presso il club giallonero.

 

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Santiago Silva, el Tanque

Quella stagione iniziata tra le fanfare si chiude con un’atmosfera da funerale di terza classe. E l’impresario di spettacolo Nelio Lucas, anziché organizzare la cerimonia funebre come gli sarebbe spettato, se ne va insalutato ospite assieme allo Stellar Group. Purtroppo, come già detto, col passare degli anni le cose per il club aveirense andranno a peggiorare, e diverranno tragiche dopo l’arrivo da quelle parti di un avventuriero italiano chiamato Omar Scafuro.

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Omar Scafuro ai tempi del Beira-Mar

 

Un mio articolo pubblicato da Panorama.web a febbraio 2014 scatenò un putiferio presso il Pieralisi Group, multinazionale delle macchine per la produzione di olio che si scoprì proprietaria del Beira-Mar a sua insaputa.

La scorsa estate, dopo una lunga agonia, il club è stato retrocesso in terza divisione per debiti. Nel frattempo il giovane Nelio Lucas è diventato grande. Ha fatto carriera, e si cimenta da grande uomo d’affari come CEO di Doyen. Ma prima che ciò avvenisse, egli è stato protagoniste di altre avventure, non meno notevoli che quelle realizzate a Aveiro. Una, in particolare, lo ha visto protagonista in Olanda. Se ne parlerà la prossima volta.
(1. Continua)

 

ESCLUSIVA – Intervista coi creatori di Football Leaks

Da settembre pubblicano documenti riservati sul lato meno confessabile dell’economia globale del calcio. Si tratta degli anonimi componenti del collettivo Football Leaks, un gruppo di autori portoghesi che sfruttando un server russo divulgano con cadenza quasi quotidiana delle verità che i potenti del calcio e della finanza vorrebbero tenere nascoste. Una valanga di dati, cifre e transazioni che in qualche caso confermano sospetti esistenti, e in altri casi schiudono scenari inimmaginabili. Ovviamente il loro agire ha destato allarme, e hanno originato denunce e indagini. A noi invece è parso interessante provare a sentirli, per dar loro voce attraverso un’intervista collettiva via mail. A firmarla e divulgarla in tre lingue (francese, italiano e portoghese) sono @baavin, @domrousseaublog, @oartistadodia e @pippoevai.

 

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La prima domanda riguarda il contesto in cui Football Leaks nasce, il Portogallo: come mai, a vostro giudizio, questo paese è così importante per l’economia grigia del calcio?

Quando abbiamo avviato questo progetto, lo scorso settembre, il nostro principale obiettivo era mettere n evidenza tutti gli aspetti controversi e le menzogne dei club portoghesi, perché noi abbiamo sede in Portogallo. La scorsa estate è stata la più intensa di sempre in Portogallo, ci sono stati molti trasferimenti clamorosi e molte domande prive di risposta, riguardanti soprattutto lo Sporting Lisbona. Abbiamo deciso di aiutare la gente aa capire cosa fosse successo e ci siamo dedicati a smascherare i fatti. Nel frattempo raccoglievamo molti documenti riguardanti altre leghe nazionali e specialmente le TPO. In questa fase siamo concentrati su queste ultime, perché riteniamo che la gente e la stampa abbiano bisogno di conoscere le dannose interferenze delle TPO nelle politiche dei club, e dopo avere analizzato diversi ERPA [Economic Rights Participation Agreement, Accordo di Partecipazione sui Diritti Economici, ndr] di differenti società, abbiamo concluso che Doyen è chiaramente la più dannosa per i club, a causa delle molte clausole aggressive che rompono la stabilità contrattuale tra i club e i calciatori.

Avete mai scambiato mail con Nélio Lucas?
Non abbiamo mai parlato con Nélio Lucas, e siamo molto sopresi dalle accuse di Doyen riguardo nostre pressioni o richieste. La temporalità [di queste voci sulle presunte richieste] è stata perfetta, e la sola spiegazione per questa cosa è un disperato tentativo di screditare Football Leaks.

Siete stati accusati di avere rubato documenti tramite atti di pirateria informatica e di avere violato la proprietà intellettuale. Cosa rispondete a queste accuse?

È possibile che pubblicando questi documenti abbiamo violato le leggi sulla proprietà intellettuale di diversi paesi, ma questo è il solo modo per svelare al mondo la verità. Per esempio, presto mostreremo contratti firmati con effetto retroattivo, ciò che è pratica comune negli affari tra i fondi e i club. Uno di questi casi riguarda un contratto datato 30 marzo 2015, del quale proviamo che in realtà è stato firmato a giugno del 2015.

Avete pubblicato documenti molto recenti, uno fra questi su un meeting della Lega portoghese che si è tenuto appena due settimane fa. State ancora cercando e raccogliendo nuove fonti e nuovi materiali da pubblicare?

Sì, e incoraggiamo chiunque a inviarci ulteriori documenti.

Come mai pubblicate al massimo tre documenti al giorno? Sembra che voi facciate una selezione dei documenti da svelare a partire da un criterio. Come mai non li caricate tutti in una volta, di modo che i giornalisti, i tifosi e tutte le persone interessate possano fare le proprie analisi investigative da sé?

Cerchiamo di mantenere viva l’attenzione sul fenomeno. Se pubblicassimo tutti i documenti in una volta, probabilmente dopo un mese il pubblico non ne parlerebbe più.

C’è una teoria secondo cui il server di Doyen Capital sarebbe la sola fonte di tutte le vostre informazioni, compresi tutti i club come Porto e Sporting. Confermate?

No. Abbiamo un’ampia varietà di fonti.

Quali sono le vostre motivazioni? Volete denunciare il sistema, o riformarlo, o vederlo esplodere?
La nostra motivazione è semplice: i tifosi non sanno mai quello che succede davvero dietro le quinte, e perciò noi vogliamo mostrare tutto ciò. Noi amiamo l’essenza del gioco, ma odiamo tutte le forme di business coinvolte e il modo in cui le entità offshore sono legate ai club e ai calciatori. Grazie alla nostra attività la gente e la stampa finalmente comprendono le dannose interferenze delle TPO nelle politiche dei club, ciò che fra l’altro viola il Regolamento Fifa sullo Status e i Trasferimenti dei Calciatori, articolo 18bis. Per esempio, il caso del Twente è stato uno scandalo in Olanda, ma i documenti che abbiamo pubblicato mostrano che si tratta di un problema che riguarda non soltanto il Twente, ma anche diversi altri club europei. La differenza sta nel fatto che la KNVB [la federcalcio olandese, ndr] rispetta la legge, mentre altre federazioni come quelle portoghese, spagnola e brasiliana non lo fanno.

Come mai così pochi documenti su Jorge Mendes e la Gestifute? Difficoltà di accesso ai documenti, o una vostra scelta?

A settembre in molti ci hanno accusati di lavorare per il Benfica, e si trattava di accuse ridicole. Ci chiedono di pubblicare documenti su questo o quello, ma non possiamo pubblicare documenti che non abbiamo. E purtroppo sembra proprio che non abbiamo molti documenti su Gestifute.

Come selezionate i documenti da pubblicare? Per tema? Per esempio, Sporting, Doyen e così via? Da quando pubblicate i documenti avete ricevuto appoggio dalla gente del calcio?
La selezione parte in modo causale, ma poi cominciamo a fare delle connessioni. Si tratta di un processo duro e dispendioso, ma anche utile perché impariamo qualcosa giorno dopo giorno. Facciamo grande attenzione alle reazioni sui social network, e adesso riscontriamo importanti reazioni su di noi. Sorprendentemente, gran parte provengono dagli Usa. È come se avessimo avviato una nuova era nello sport.

Avete dei documenti in serbo sui soci occulti di Doyen?

Sulla base di ciò che sappiamo di Doyen, non ci sono soci occulti. Tutto ciò che poteva essere mostrato, è stato mostrato. Ma stiamo continuando a analizzare le informazioni, e se troveremo altri documenti li comunicheremo.

Tramisti tra mastini (prima parte). | giramenti

https://gaialodovica.wordpress.com/2015/03/20/tramisti-tra-mastini-prima-parte/

La correttezza paga, anche a Matera.

Giramento del martedì…

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Giramenti fa parte del movimento La correttezza paga, gentaccia che va controcorrente e non recensisce libri di case editrici poco solerti nei pagamenti. Non paghi i traduttori, ti scordi di saldare i diritti degli autori? Bene, e allora sei fuori. Fuori dai blog che aderiscono a La correttezza paga.
Noi raccogliamo lamentele, le mettiamo assieme e le contiamo. Se risulta che la tal casa editrice non è corretta coi suoi collaboratori, noi i libri di quella casa editrice non li leggiamo. Riteniamo sia un nostro diritto NON farlo e non perdiamo tempo con chi dice che tutta l’editoria lavora così e il nostro schierarci contro tizio e caio è ridicolo e inutile. Noi facciamo – e NON facciamo –, gli altri blaterano. Ognuno si sceglie l’hobby che meglio lo rappresenta.

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