Marotta, ci spieghi – 2 Il giro del mondo intorno a Estigarribia

Marcelo Estigarribia con la maglia della nazionale paraguayana

Marcelo Estigarribia con la maglia della nazionale paraguayana

Beppe Marotta

Beppe Marotta

(La prima puntata è stata pubblicata qui)

C’è una storia che riguarda il mercato juventino degli anni recenti, quello guidato da Beppe Marotta. Il suo protagonista è Marcelo Estigarribia, classe 1987, eclettico giocatore di fascia paraguayano che cambia squadra a ogni stagione e ha avuto la Juventus come prima destinazione italiana. Un talento né migliore né peggiore rispetto a tanti altri giunti in Italia, nel tempo in cui pare che una scuola di calciatori italiani non esista più. La storia di Estigarribia merita d’essere raccontata per diversi motivi, e molti di essi hanno relativamente a che fare con le condotte di mercato dell’amministratore delegato nonché direttore generale bianconero. Ma il quadro che emerge dal racconto della vicenda è l’ennesimo spaccato di quel sistema da me etichettato in Gol di rapina come economia parallela del calcio globale. Un sistema in cui i calciatori vengono movimentati per ragioni non facilmente comprensibili, certo difficili da ricondurre a motivazioni tecnico-agonistiche. Dentro questo sistema la Juventus di Marotta si muove in modo disinvolto, e la vicenda di Estigarribia ne è una dimostrazione.

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Ma torniamo a lui, il protagonista della vicenda. Attualmente in forza all’Atalanta, ma fermo per un grave infortunio subìto lo scorso 10 ottobre in occasione della gara amichevole giocata e persa 2-0 dalla sua nazionale contro la Corea del Sud a Cheonan. Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, sei mesi di stop. Un infortunio shock. I cui effetti vengono appena attenuati dagli attestati di stima provenienti dal mondo del calcio, fra i quali spicca il sorprendente messaggio inviato dal Real Madrid. Soprattutto, si tratta di un evento traumatico che s’abbatte sul calciatore giusto nel momento in cui pareva egli fosse sul punto di dare una svolta alla propria carriera. Marcelo, affettuosamente chiamato Chelo da amici e compagni di squadra, aveva giocato le sei le partite di campionato fin lì disputate dall’Atalanta. Tutte da titolare, e arricchite da un gol segnato alla seconda giornata sul campo del Cagliari che è stato anche il primo in campionato della squadra nerazzurra. L’infortunio al ginocchio giunge dunque a mandare in aria tutte le speranze che il buon momento di carriera stava alimentando nel calciatore paraguayano. Speranze che erano state espresse nel corso di un’intervista rilasciata a Fabrizio Salvio di Sportiweek, il magazine settimanale della Gazzetta dello Sport. Un’intervista che per contenuti dovrebbe provocare clamore, e che invece scivola via quasi inosservata.

Succede infatti che durante la chiacchierata con Salvio il calciatore dell’Atalanta faccia una specie di coming out e sveli il motivo per cui durante i primi tre anni dall’arrivo in Italia abbia cambiato quattro squadre (oltre a Juventus e Atalanta, anche Sampdoria e Chievo). Il giornalista chiede a Estigarribia se sappia darsi una spiegazione su quella girandola di club, e se questa sia dovuta a un suo insoddisfacente rendimento o a altri motivi. E a quel punto Marcelo libera lo sfogo:

“La verità è che il mio cartellino era di proprietà di un fondo di investimento, la Gsm, General Soccer Management, che già mi aveva spedito in Francia e che per il mio riscatto da parte dei bianconeri pretendeva 5 milioni. La Juventus mi avrebbe tenuto ma non aveva intenzione di spendere quei soldi. Così alla Samp: ho giocato 34 partite su 38, eppure non sono rimasto, per lo stesso motivo. E anche a Genova: Marcelo, noi ti terremmo, ma…”

Seguono altri due scambi di domanda e risposta che vale la pena riportare:

Oggi rifarebbe la scelta di affidare il suo destino a privati che fanno soprattutto i loro interessi?

“No. Ero giovane e senza esperienza, non avevo famiglia e pensavo: se oggi gioco qua e domani là, cosa importa? Adesso preferisco mille volte che il mio cartellino sia proprietà di un club.”

E invece?

“È ancora di proprietà della Gsm. Ma spero di convincere l’Atalanta ad acquistarmi”.

Duole dire che dopo l’infortunio avvenuto di lì a due settimane questo sforzo di convincere la società bergamasca si sia complicato parecchio. Ma non è questa la cosa che m’interessa rimarcare. Altri sono i punti della vicenda che fanno riflettere. In primis c’è che nell’ambiente del calcio italiano le pesanti dichiarazioni rilasciate da Estigarribia a Salvio passano quasi sotto silenzio. Se provate a digitare su Google i parametri “Estigarribia +  intervista + Sportweek” trovate soltanto 4 pagine web. Eppure nei mesi successivi la storia viene ripresa da alcuni organi di stampa esteri. Ai primi di dicembre essa è ospitata dalle pagine dell’Irish Examiner. E all’inizio di questo 2015 è addirittura El Paìs, il più importante quotidiano spagnolo, a raccontarla. Ma in Italia nulla più, quelle parole di Estigarribia sono già dimenticata.

Ma c’è soprattutto un altro aspetto della vicenda: sotto la guida di Marotta la Juventus ha realizzato un affare con una third party. Ciò che in Inghilterra, Francia e Polonia è esplicitamente vietato, e che da maggio 2015 la Fifa metterà al bando dopo aver tentato invano di farlo riformando nel 2007 l’articolo 18 del Regolamento sullo status e i trasferimenti dei calciatori. Sull’inefficacia di questo veto mi sono già espresso nel momento stesso in cui venne preannunciato tre mesi fa, e anche analisi effettuate in punto di diritto come quella di Guido Del Re per il Sole 24 Ore rafforzano la mia impressione che si tratti di mossa propagandistica e nulla più. In altri paesi, come Portogallo e Spagna, le terze parti sono tollerate o addirittura benedette. In Italia, semplicemente, impera l’atteggiamento di girarsi dall’altra parte ogni volta che seguendo gli affari del calciomercato ci s’imbatte in un soggetto del genere. Lasciar correre, e non solo da parte della stampa. E invece sui dettagli di questa vicenda bisogna fermarsi.

Dunque, Marcelo Estigarribia compie un errore di gioventù dal quale non viene più fuori. Dichiara di appartenere a un fondo d’investimento del quale fa anche il nome. Sarebbe curioso sapere che tipo di accordo abbia firmato, e quali siano i contenuti di un pezzo di carta che di fatto vincola una persona a un ente finanziario come se il secondo fosse proprietario della prima. E forse un giorno il calciatore deciderà di raccontare anche questa parte della verità. Ma intanto bisogna soffermarsi sugli altri dati della vicenda. Il calciatore paraguayano afferma di essere vincolato a un fondo d’investimento denominato General Soccer Management, ma dimentica di aggiungere che da agosto 2011 la sua carriera ruota intorno a un club della serie B uruguayana chiamato Deportivo Maldonado. Dopo la prima esperienza europea a Le Mans il giocatore rimbalza regolarmente da lì prima di ogni nuova destinazione. Come mai? E soprattutto, che tipo di club è il Deportivo Maldonado? Alla seconda domanda rispondo dicendo che è un club noto soprattutto per ragioni extrasportive. Di esso si è occupata più di una volta anche Bloomberg. Che a aprile 2014 sottolinea il paradosso di un club che registra una presenza media di 200 tifosi sugli spalti e che però dal 2010 ha guadagnato 14 milioni di dollari (10,1 milioni di euro) dai trasferimenti di calciatori. Acquistato nel 2010 da un imprenditore ippico inglese Malcolm Caine e da un avvocato suo connazionale, Graham Shear il Deportivo Maldonado, fin allora di proprietà dei soci, diventa un club specializzato in brokeraggio di calciatori. I giocatori transitano da lì senza mai passarci e in attesa di essere rispediti altrove. È il caso di Alex Sandro, esterno sinistro brasiliano che il Maldonado acquista a febbraio 2010 dall’Atletico Paranaense per 2,20 milioni di euro per poi cederlo al Porto per 9,6 milioni nell’estate 2011 dopo averlo concesso per un anno in prestito al Santos. E almeno in questo caso si sta parlando di un calciatore che giunto in Europa dimostra d’essere valido. Non altrettanto può dirsi di Willian José, attaccante brasiliano classe ’91 acquistato dal club uruguayano nell’estate 2011 e parcheggiato al Real Madrid a partire da gennaio 2014. Il club blanco lo fa giocare quasi esclusivamente, e nemmeno per tante partite, nella sua squadra B, il Castilla. Dall’inizio della stagione attuale Willian José gioca nel Real Saragozza, serie B spagnola.

Alex Sandro

Alex Sandro

Willian José

Willian José

Alla lista vanno aggiunti i tre trasferimenti riguardanti calciatori paraguayani. Il primo è quello dell’attaccante paraguayano Brian Montenegro, ceduto nell’estate 2011 al West Ham dove non gioca nemmeno una partita di campionato. Già a gennaio viene rispedito al mittente. Dopo aver girato per club minori sudamericani si trova adesso al Leeds United di Massimo Cellino, dove in questa stagione ha messo assieme soltanto tre partite.

Brian Montenegro

Brian Montenegro

Il secondo trasferimento riguarda il difensore Ivan Piris, acquisito dalla Roma nell’estate 2012 per 700 mila euro e poi rimandato via a fine stagione. Adesso è all’Udinese dopo aver speso una stagione insignificante allo Sporting Lisbona.

Ivan Piris

Ivan Piris

E infine, appunto, Marcelo Estigarribia. Arrivato in prestito alla Juventus nell’estate 2011 per 500 mila euro, con diritto di riscatto fissato a 5 milioni pagabili in tre rate. Praticamente è un affitto, come era stato per il contestatissimo caso del trasferimento di Carlos Tevez e Javier Mascherano al West Ham nell’estate del 2006. Marotta conduce esattamente quel tipo di transazione, nelle stesse settimane in cui realizza un affare memorabile: l’acquisto di Prince-Désire Gouano, pagato 1,5 milioni ai francesi del Le Havre. Mai visto in campo nella nostra serie A. Nemmeno con la maglia dell’Atalanta, club a cui la Juventus lo passa per poche ore e per il quale Marotta lavorò all’inizio degli anni Duemila mettendo fra l’altro a segno il colpo più costoso nella storia del club bergamasco: l’acquisto dal Milan di Gianni Comandini per 30 miliardi di lire. Cifra record, flop record, perché in due anni e mezzo Comandini gioca soltanto 47 partite e mette a segno 7 gol.

Gianni Comandini

Gianni Comandini

Resta il fatto che l’Atalanta smista Gouano agli olandesi dello Rkc Walwijk. Adesso Gouano è in Portogallo al Rio Ave, club controllato da Jorge Mendes. La sua unica partita da professionista in Italia è stata disputata con la maglia del Lanciano in B.

Ma torniamo a Estigarribia, che arriva alla Juventus da un club specializzato in triangolazioni. Nella stagione 2011-12 non gioca molto, ma quando gioca dimostra di essersi meritato l’opportunità. In 14 partite di campionato segna anche un gol, fra l’altro molto importante per la corsa della Juventus alla conquista del primo scudetto dell’Era Conte e in una gara bellissima: Napoli-Juventus del 29 novembre 2011, finita 3-3 dopo che il Napoli era sul 3-1 a meno di 20 minuti dalla fine.

È proprio Estigarribia a segnare il gol del 3-2 che riapre la partita. Non gli basta. A fine anno il paraguayano viene rispedito al Deportivo Maldonado. E da lì continua a tornare in Italia con la formula del prestito. Prima alla Sampdoria, il club per cui Marotta lavorava prima di passare alla Juventus: ma è solo una coincidenza, ci mancherebbe altro. Poi la tappa al Chievo, e da gennaio 2014 all’Atalanta. Ennesima coincidenza, questa nuova presenza del club bergamasco. Che fra l’altro nel giorno in cui tessera Estigarribia annuncia un’altra acquisizione: quella dell’uruguayano Ruben Bentancourt, l’attaccante che somiglia a Edinson Cavani. Nel senso che gli somiglia davvero in termini somatici, perché quanto al resto meglio sorvolare. Betancourt arriva dal PSV Eindhoven, cioè il club che ha appena scippato il giovane Gianluca Scamacca</a.
Diventa presto a Bergamo un
oggetto misterioso. Per lui in maglia nerazzurra soltanto 3 spezzoni di partita per complessivi 48 minuti. Adesso è in prestito in B al Bologna, dove ha messo insieme 74 minuti in 5 spezzoni di partita. Perché sia arrivato nessuno lo sa. Così come nessuno sa perché mai Marotta abbia voluto portare Estigarribia alla Juventus in affitto per 500 mila euro. Meno ancora si sa dei due “gioielli del Granada”. Si tratta di interrogativi che circolano pure sulle pagine di Tuttosport, che certo non può essere indicato come un organo d’informazione anti-juventino e giusto nell’edizione di ieri ha radiografato le cinque campagne trasferimenti di Marotta. Senza alcuna indulgenza. Se ne riparlerà.

(2. continua)

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Marotta, ci spieghi – 1 Danilo, fenomeno sulla fiducia

Beppe Marotta

Beppe Marotta

Danilo Barbosa Da Silva

Danilo Barbosa Da Silva

Si tratta di un affare annunciato, e forse proprio per questo alla fine non si farà. Parlo della transazione che dovrebbe portare il giovane brasiliano Danilo Barbosa da Silva dallo Sporting Braga alla Juventus, Ma indipendentemente da come andrà è bene parlarne, sia per illustrare gli scenari entro cui va a collocarsi quello che sembra soltanto il trasferimento di un calciatore da un club all’altro, sia per raccontare in modo difforme dal coro un personaggio del calcio italiano di cui pare si debba parlare soltanto bene: Beppe Marotta, Che è amministratore delegato e direttore generale della Juventus con ampio ruolo nella conduzione del calciomercato bianconero, con l’ausilio di un direttore sportivo di nome Fabio Paratici a fargli da scudiero. Un uomo, Marotta, del quale vengono regolarmente  ricordati gli affari azzeccati e di cui si tace per carità di patria i clamorosi svarioni. Perché è indubbiamente un merito aver preso Andrea Barzagli dal Wolfsburg per meno di un milione, o aver investito 15 milioni per un difensore come Leonardo Bonucci presto diventato una colonna della squadra bianconera e della nazionale.

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

Jorge Andres Martinez

Jorge Andres Martinez

Ma come la mettiamo coi 12 milioni elargiti al Catania per Jorge Andrés Martinez del Catania, o coi 15 dati al CSKA Mosca per Miloš Krasić? Quando si parla di calciomercato, ogni prodezza ha il suo doppio in uno strafalcione. E mica soltanto per Beppe Marotta, ci mancherebbe altro. Solo che nel caso di Beppe Marotta come in qualche altro (l’intoccabile ds romanista Walter Sabatini, tanto per non far nomi) quel doppio non viene mai menzionato. Meglio alimentare bolle narrative in cui pochi e invincibili cavalieri, senza macchia e senza paura, infilzano regolarmente il drago del calciomercato senza ricavarne nemmeno una bruciacchiatura. E allora avanti così, a glorificare l’innegabile affare realizzato nell’estate del 2011 con l’acquisto di Stephan Lichtstei.ner dalla Lazio per 10 milioni, ma a patto di tacere che quella fu anche l’estate di Eljero Elia, 9 milioni più uno di bonus e una t-shirt improponibile nel giorno della presentazione ufficiale

Stephan Lichtsteiner

Stephan Lichtsteiner

Eljero Elia

Eljero Elia

E poi, come negare gli ottimi affari realizzati acquisendo calciatori a parametro zero? Nessuno metterebbe in discussione l’abilità e la prontezza nell’acquisire Andrea Pirlo, e Paul Pogba, e Fernando Llorente. E tuttavia, perché nessuno parla più di altri parametri zero o prestiti come Nicklas Bendtner, Nicolas Anelka e Lucio?

Fernando Llorente

Fernando Llorente

Nicolas Anelka

Nicolas Anelka

Hanno fatto parte anche loro di un ciclo vincente, e delle trionfali campagne orchestrate dall’amministratore-delegato-nonché-direttore-generale. E inoltre, che dire di alcuni X Files bianconeri delle ultime annate? Per esempio, che fine ha fatto Ouasim Bouy?

Ouasim Bouy

Ouasim Bouy

Leggendo le cronache dei giorni in cui il calciatore venne acquisito dal club bianconero, gennaio 2013, non si può trattenere l’ilarità.  In questo senso l’archivio di Calciomercato.com è impietoso. Consultandolo scoprirete come la Juventus avesse “bruciato la concorrenza” del Milan per tesserare Bouy. E sono sicuro che dalle parti di Milanello si stiano ancora rosicchiando i gomiti per avere sperperato cotanta opportunità. Quanto al ragazzo, aveva esibito immediatamente tutta la propria modestia dicendosi certo di fare in bianconero meglio di quanto avesse fatto Zlatan Ibrahimovic. Una voce dissonante arrivava dall’ex centrocampista olandese dell’Inter, Wim Jonk; che da responsabile del settore giovanile dell’Ajax, in cui il ragazzo è stato tirato su, giudicava precoce il salto verso il campionato italiano. Aggiungendo una chiosa che avrebbe dovuto allarmare Marotta e i suoi datori di lavoro: “Se non è stato capace Elia di far bene alla Juventus, come può riuscirci Bouy che è più giovane?”.

Wim Jonk

Wim Jonk

E già.  Per quanto riguarda il bilancio dell’esperienza italiana del calciatore olandese, è presto fatto. Una stagione in prestito al Brescia in B, senza lasciare tracce. Poi metà della stagione 2013-14 alla Juventus, con zero partite in campionato e uno spezzone di partita in Coppa Italia contro l’Avellino, festeggiato con un’ammonizione. A gennaio 2014 il ragazzo viene spedito all’Amburgo, e in una squadra che scansa la retrocessione soltanto dopo il play-off con la terza classificata della serie B (il Greuther Furth) colleziona soltanto tre presenze in campionato e una in coppa nazionale. Adesso il ragazzo gioca per i greci del Panatinaikos, in un campionato forse un po’ più in linea con le sue possibilità. L’insidiato Ibrahimovic può star tranquillo, e soprattutto può esserlo di Mino Raiola. Che di entrambi i calciatori è l’agente, e di sicuro è quello che ha più guadagnato dal passaggio di Bouy in bianconero.

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Di X Files come il giovane olandese il recente mercato bianconero condotto da Marotta è popolato. Per esempio, quanti conoscono il misterioso caso dell’australiano James Troisi, classe 1988, rimbalzato fra Juventus e Atalanta per oscuri motivi e attualmente scaricato ai belgi dello Zulte Waregem in attesa che gli scada il contratto a giugno? E ancora, qualcuno ricorda l’ecuadoregno José Cevallos? Classe 1995, secondo il sito Transfermarkt arriva in bianconero a gennaio 2013 con la formula del prestito oneroso (390 mila euro), e dopo una stagione e mezza passata a militare nella Primavera viene rispedito in patria a giocare nel club da cui era pervenuto, lo LDU Quito. Magari qualcuno dirà che Cevallos è stato una scommessa, e che una scommessa può essere vinta o persa. Giusto. E però rimane da chiedersi se non fosse preferibile scommettere su un ragazzo di Matera o di Sondrio, anziché spendere i 390 mila euro in Ecuador per il prestito di un calciatore targato ProSoccer24. La stessa di Juan Iturbe, Gabriel Paletta, Nico Gaitan, Diego Laxalt, Nico Lopez, per citare soltanto alcuni nomi e tacere quello di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Con tutto quanto fin qui riportato non s’intende dire che bisogni ribaltare di centottanta gradi il giudizio diffuso su Beppe Marotta e sulle sue abilità da uomo di calciomercato. Piuttosto, il senso del ragionamento è che il calciomercato è un campo in cui è normale oscillare tra le prodezze e le figuracce. E che perciò, quando vi vedete dipingere in termini assolutamente positivi un personaggio che popola quel mondo, è moto probabile che vi stiano raccontando soltanto metà della storia.

Vi stanno invece raccontando nemmeno un quinto della storia riguardo al caso di cui maggiormente mi preme parlare qui. E che riguarda non tanto il (vero o presunto) fiuto per gli affari di Beppe Marotta, quanto la sua predisposizione a realizzarli con le terze parti e fondi d’investimento. Cosa non raccomandabile, oltreché vietata dai regolamenti.  Da mesi le cronache di calciomercato parlano di un interessamento della Juventus per Danilo Barbosa Da Silva, centrocampista in forza allo Sporting Braga, 19 anni il prossimo 28 febbraio. Molti giurano che il ragazzo sia forte davvero, e non ho motivo di dubitarne. Sono altri gli elementi della vicenda che lasciano perplessi.

Innanzitutto c’è il curriculum del calciatore. Che, come da regolamento, ha dovuto aspettare il compimento del diciottesimo anno di età per lasciare il Brasile e venire a giocare in Europa, ciò che si è realizzato col trasferimento concluso durante l’estate del 2014. Ma a spiccare è il fatto che, a parte la trafila nelle nazionali giovanili brasiliane, Danilo abbia disputato soltanto tre partite con la maglia del Vasco De Gama, per di più nel campionato di serie B. Ma questo è ancora il meno.

Ciò che più interessa è vedere quale sia la situazione contrattuale del giovane centrocampista. Danilo è un calciatore risucchiato nell’orbita del portoghese Jorge Mendes, il più potente broker-affarista del calcio globale.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Secondo la versione maggiormente diffusa presso la stampa italiana, Mendes di Danilo sarebbe l’agente. In realtà ne è il proprietario. È ciò che si ricava leggendo la stampa brasiliana, che a settembre 2013 riferiva di un “gruppo portoghese” che per aggiudicarsi il calciatore aveva battuto l’offerta del Liverpool sopravanzandola di un milione di euro: 4,5 contro 3,5. Ovviamente il gruppo in questione è capitanato da Mendes, che per le operazioni in Brasile dà pieno mandato a Deco. Quest’ultimo da calciatore era un suo assistito, e una volta conclusa la carriera ne è diventato fido collaboratore.

Deco

Deco

Torniamo a Danilo. Approda allo Sporting Braga, e dopo un periodo d’ambientamento ne diventa titolare fisso a soli 18 anni. Verrebbe da dire che il ragazzo bruci le tappe. E però c’è un però. C’è che lo Sporting Braga è, assieme al Rio Ave di Vila do Conde, il club più mendesizzato del Portogallo. È pieno di calciatori controllati da Gestifute . Ultimi a entrare a far parte dei ranghi mendesiani sono stati Rafa e Pedro Tiba.

Rafa

Rafa

Pedro Tiba

Pedro Tiba

Inoltre, come riferisce l’articolo linkato poco sopra, grazie al boss di Gestifute lo Sporting Braga ha un rapporto privilegiato col Monaco dell’oligarca Dimitri Rybolovlyev. “il re del potassio”.

Dimitri Rybolovlyev

Dimitri Rybolovlyev

La munifica campagna acquisti condotta nell’estate  2013 dal club monegasco neo-promosso in Ligue 1 fu coordinata proprio da Jorge Mendes, che nel doppio ruolo di agente di calciatori e consulente di mercato del club riempì di propri assistiti la squadra allenata allora da Claudio Ranieri e intascò per questo laute commissioni. Un anno dopo, anche a causa del rovinoso divorzio di Rybolovlyev dalla moglie Elena, il budget del Monaco per il calciomercato è stato drasticamente ridotto. Senza che, tuttavia, Mendes abbia smesso di trafficare col club del Principato. L’estate scorsa, silurato Ranieri perché colpevole di essere arrivato “soltanto” secondo nell’anno del ritorno in  A con tanto di qualificazione diretta alla fase a gironi di Champions, sulla panchina del club è andato il portoghese Leonardo Jardim. Reduce da un’ottima stagione alla guida dello Sporting Lisbona, ma soprattutto cliente di Mendes.

Leonardo Jardim

Leonardo Jardim

Il rapporto fra lo Sporting Braga e il Monaco, orchestrato dal boss di Gestifute, è un altro punto cruciale della questione. Il club arsenalista è in profonda crisi economica al pari di tutti gli altri della Liga portoghese. Un’analisi datata 2013, dedicata alla generalizzata riduzione di budget dei club lusitani, metteva in mostra come il budget bracarense fosse stato abbassato a 13 milioni di euro. Il dato relativo al 2014, ricavabile dall’ultimo bilancio approvato a fine ottobre, parla di un budget portato a 15 milioni. In un passato recente il club ha avuto addirittura un contenzioso con l’amministrazione comunale, a causa del mancato pagamento della bolletta elettrica. E un abbuono per mezzo milione di quel debito è entrato nel calderone delle polemiche sul dissesto finanziario della Camara Municipal.

Ebbene, prendete il dato dei 15 milioni di budget e poi guardate la tabella di Transfermarkt dedicata alla campagna trasferimenti tenuta dal Braga la scorsa estate. Fa impressione registrare le cifre per le acquisizioni del già citato Danilo e soprattutto di Wallace, altro brasiliano proveniente dal Cruzeiro: 4,5 milioni più 9,5 milioni. Fanno 14 milioni per l’acquisizione di due calciatori, per un club che ha un budget di 15 milioni. Possibile? Ovvio che no, e basta passare in rassegna gli articoli pubblicati dalla stampa portoghese nei giorni della cessione di Wallace. Il titolo di questo articolo su O Jogo dice testualmente: “Il Braga riceve un difensore che costa 9,5 milioni”. Nessun costo, nessun diritto di proprietà. Ma allora chi ha versato quei 9,5 milioni? Come lo stesso articolo riferisce è la Gestifute International Limited l’agenzia di Jorge Mendes. E non è ancora tutto. Giunto a Braga, Wallace viene immediatamente girato al Monaco. Si può parlare di triangolazione in stile Locarno?

C’è un’ultima annotazione che merita di essere citata guardando ai ranghi dello Sporting Braga per come è uscito dalla campagna trasferimenti estiva del 2014. Un altro dei giocatori provenienti dal Brasile è il portiere Matheus.

Matheus

Matheus

Che è stato costretto a posticipare l’esordio in campionato a causa del ritardato pagamento da parte del Braga all’America Rio di 800 mila euro sul totale di 2,4 milioni (altro che 14 milioni per due giocatori). Una volta regolarizzata la propria posizione Matheus è diventato titolare fisso scalzando il russo Stanislav Krytchiuk, che pure fin lì non aveva certo demeritato. È il caso di sottolineare che Matheus è l’ennesimo assistito di Jorge Mendes. In questo senso, è impressionante un passaggio della lunga intervista rilasciata dal portiere a O Jogo per l’edizione dello scorso 25 dicembre. Ve lo riporto in lingua originale:

Jorge Mendes desempenhou um papel fundamental na sua chegada a Braga. Como foi o primeiro contacto?
—Foi bom. Encontrei-me com ele quando cheguei ao Braga, reunimo-nos e tivemos uma conversa sadia.

Como reagiu quando soube que o empresário que muitos consideram o mais influente do mundo o queria representar?
—Fiquei feliz por saber que ele estava atento ao meu trabalho. De qualquer forma, a responsabilidade por estar ligado ao Jorge Mendes também aumenta. Sinto que não posso baixar a guarda, nem nos jogos nem nos treinos.

A destare impressione è la risposta alla seconda domanda (“Come ha reagito quando ha saputo che l’impresario considerato da molti il più potente del mondo voleva rappresentarla?”):

“Mi ha reso felice sapere che lui aveva posto attenzione sul mio lavoro. In qualche modo, la responsabilità  di essere legato a Jorge Mendes aumenta. Sento che non posso abbassare la guardia, né in partita né in allenamento”.

L’immagine che viene fuori è quella di un calciatore che sente di appartenere prima al suo agente e dopo (ma molto dopo) al suo club. Questo è il Sistema Mendes. E di questo sistema lo Sporting Braga (allenato dalla vecchia conoscenza del calcio italiano Sergio Conceiçao, anche lui vicino al super broker globale) è un segmento perfettamente integrato.

Sergio Conceiçao

Sergio Conceiçao

Una squadra piena di giocatori di Mendes. Ciò significa forse che costoro giocano in ragione del fatto  d’appartenere alla scuderia? A questa domanda non sono in grado di rispondere. Magari giocherebbero comunque, chissà. E magari un ragazzo di 18 anni con alle spalle soltanto tre partite nella B brasiliana è davvero un fenomeno, capace di diventare immediatamente titolare fisso in Europa. Dubbi che rimangono.

Ci sono invece delle certezze, sulla vicenda. E con queste si torna a Beppe Marotta e alla sua intenzione di prendere Danilo. La cui valutazione, dopo una decina di gare giocate nella modesta Liga portoghese è salita, da 4,5 a 8 milioni. Bella botta. Vuol spendere davvero tutti quei soldi per un giovane il cui valore è ancora tutto da dimostrare, caro Marotta? E soprattutto, vuol contribuire a ingrassare il Sistema Mendes coi soldi della Juventus? Sarebbe bello sapere quale sia la sua opinione in merito a ciò. Così come sarebbe opportuno avere delucidazioni su quell’irresistibile passione per i calciatori controllati dalla famiglia Pozzo. E non mi riferisco solo all’Udinese. Ci sono un paio di giovanotti del Granada, per esempio. Ma se ne riparlerà un’altra volta.

(1. continua)

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