Nelio Lucas Story – 1 Com’è profondo il Beira-Mar

 

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Nelio Lucas, CEO di Doyen Sports Investments

Per sapere qualcosa di più su Nelio Lucas Freire e le sue doti manageriali non bisogna fare ricerche complicate o rivolgersi agli insider. Basterebbe chiedere ai tifosi del Beira-Mar, sfortunato club di Aveiro scomparso dal calcio professionistico la scorsa estate per debiti. Loro l’hanno conosciuto quand’era giovane, Nelio. E ne porterebbero ancora i segni addosso, se non fosse che dopo di lui sono arrivati personaggi capaci di fare peggio. È dicembre 2003 e il futuro CEO di Doyen Sports Investments, allora ventitreenne, esibisce già un talento manageriale di quelli che, visti all’opera, ti spingono a pronunciare una sola parola: why?

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Il logo del Beira-Mar

Ci si accinge a celebrare l’inaugurazione del nuovo stadio di Aveiro, il Municipal, edificato in vista dei Campionati Europei la cui fase finale si svolgerà in Portogallo di lì a pochi mesi. A dire il vero l’impianto è già stato inaugurato un mese prima, il 15 novembre, con un’amichevole fra le nazionali di Portogallo e Grecia. Una partita che si rivelerà di pessimo auspicio per due motivi: perché agli Europei la Grecia batterà due volte il Portogallo, nella partita d’apertura del torneo e nella finale; e perché, nell’immediato, quell’inaugurazione non lascia soddisfatta la comunità locale, che deve scontare problemi organizzativi relativamente alla messa in vendita dei biglietti. Anche il Beira-Mar non è contento di come sono andate le cose quel 15 novembre, e inoltre vuole una festa tutta propria per suggellare l’ingresso nello stadio che sostituisce quello vecchio intitolato a Mario Duarte, ex calciatore e diplomatico aveirense che fra l’altro è stato socio fondatore del Belenenses.

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L’Estadio Municipal Aveiro

 

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L’Estadio Mario Duarte

 

Per questo motivo si decide di organizzare un’amichevole in data 11 dicembre contro l’Osasuna Pamplona, che in quel momento è quarta in classifica nella Liga spagnola. Con la gara fissata per le 21, ai tifosi aveirensi viene dato appuntamento per le 20 poiché prima del calcio d’inizio è in programma uno spettacolo multimediale accompagnato da fuochi pirotecnici, per uno show che secondo le sobrie promesse della società organizzatrice sarà “il migliore che sia mai stato organizzato in Portogallo per l’inaugurazione di uno stadio”. La società in questione si chiama World Football Management, e come si può intendere dal nome si occupa non soltanto di organizzare spettacoli ma anche di gestire carriere di calciatori, alcuni dei quali sono in forza al club aveirense. E chi è il rappresentante dell’agenzia? Ovviamente il giovane Nelio Lucas. Che parlando con la stampa alla vigilia dello show si presta a alimentare il mistero sulla notizia annunciata dal presidente aveirense Mano Nunes, riguardante la presentazione di un rinforzo per la squadra. Notizia che desta perplessità, dato che siamo ancora nella prima metà di dicembre e il mercato riapre a gennaio. Ma comunque sia, la curiosità intorno al nuovo arrivo s’accende e il giovane Nelio ci mette il suo dichiarando ai giornali che il nuovo arrivo “è una bomba”, e aggiungendo alcuni dettagli sul soggetto: “È molto alto, biondo, parla portoghese e arriverà oggi in Portogallo. Estasierà i tifosi, è un elemento che manca alla squadra”.
L’amichevole fra Beira-Mar e Osasuna si concluderà 1-1, e per assegnare il primo (e unico) Trofeo Mario Duarte è necessario andare i rigori. Che com’è ovvio in casi del genere premiano la squadra di casa. Quanto allo show, che nelle intenzioni del ciarliero Nelio avrebbe dovuto essere “il migliore che sia mai stato organizzato in Portogallo per l’inaugurazione di uno stadio”, è un fiasco leggendario: a dispetto dello slittamento del calcio d’inizio dalle 21 alle 22.15, e nonostante i prezzi popolarissimi (tra i 5 e i 10 euro), gli spalti sono semivuoti. Ma soprattutto, viene svelata l’identità del rinforzo: si tratta dell’aquila Mană, la nuova mascotte del club aveirense. Un pupazzo molto alto, biondo, che forse parla anche portoghese e magari sarà davvero arrivato in Portogallo il giorno prima.

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La mascotte Mana, il “rinforzo” di cui parlava Nelio Lucas

Probabile che qualcuno trovi divertente quella trovata. Certamente non i tifosi del Beira-Mar, a giudicare dai commenti tuttora rintracciabili sui forum.
Purtroppo per loro, quella trovata da festicciola di compleanno per bambini sarà non soltanto una dimostrazione del talento manageriale e organizzativo del giovane Nelio. Da lì si pongono le premesse della parabola discendente che per tappe successive condurrà il Beira-Mar alla mestizia di adesso. E il primo stadio di questa discesa registra il ruolo attivo del futuro CEO di Doyen Sports Investments. Che pochi mesi dopo la sera dell’inaugurazione del nuovo stadio sarà di nuovo in prima linea, come rappresentante portoghese di un’operazione che nelle intenzioni dovrebbe “dare una dimensione internazionale al Beira-Mar e portarlo fra le grandi del calcio portoghese”. Siamo a fine aprile 2004, ma nel giro di soli quattro mesi Nelio Lucas ha già cambiato giacca: rappresenta non più la World Football management, ma il bel più potente Stellar Group, lo stesso che a giorni potrebbe portare Jonathan Calleri all’Inter.

 

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Jonathan Barnett

 

Il boss di Stellar, Jonathan Barnett, si presenta a Aveiro per decantare le magnifiche sorti e progressive del club giallonero. Si capisce da subito che il punto principale della partnership, la cui durata iniziale è fissata in due anni, consiste nell’arrivo a Aveiro di una serie di giovani calciatori sotto il controllo di Stellar. L’avvio dell’operazione è fissato con l’inizio della stagione 2004-05, e a quel punto Nelio Lucas gongola per avere gestito nel suo paese un’operazione per conto della potente agenzia inglese. Un’operazione che si rivelerà disastrosa da ogni punto di vista. Firmata dal futuro CEO di Doyen Sports Investmenst, che ovviamente adesso non inserisce cotanta performance nel CV.

 

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Mick Wadsworth

Si comincia con la nomina dell’allenatore. Si tratta dell’inglese Mick Wadsworth, ex secondo di Bobby Robson. Un tipo scorbutico che subito mette alla porta diversi giocatori. Il suo inizio di campionato non è male, ma dopo sole quattro partite (due vittorie e due sconfitte) chiede la rescissione del contratto e se ne va a fine settembre. Giustifica la decisione con ragioni familiari, ma non ci crede nessuno. In quell’occasione il giovane Nelio Lucas s’affretta a metterci la faccia, dicendo che la partnership fra il Beira-Mar e Stellar Group non sarà compromessa dall’episodio. Pochi mesi dopo quelle parole suoneranno comiche.

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Mick Wadsworth durante la conferenza stampa di addio al Beira-Mar. Alle sue spalle, il presidente del club giallonero Mano Nunes e il giovane Nelio Lucas

 

Per sostituire Wadsworth viene chiamato un esperto mestierante della panchina portoghese, Manuel Cajuda. Che in dieci partite fa smottare il Beira-Mar a un solo punto dalla zona retrocessione e rescinde pure lui.

 

 

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Manuel Cajuda

 

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Jozef Chovanec

Chiaro ormai che tutti i bei discorsi sull’internazionalizzazione del club e sulla sua ascesa al rango delle grandi squadre portoghesi sono da mettere da parte, e che c’è soltanto da salvare la pelle. Ma come se non fosse ancora abbastanza, ecco che arriva per Nelio Lucas e lo Stellar Group una figuraccia leggendaria. Dovendo sostituire Cajuda, la SAD aveirense compie una scelta per lo meno bizzarra: chiama Joseph Chovanec, ex CT della nazionale ceca, come allenatore principale e gli mette al fianco come secondo il bulgaro Stoycho Mladenov. A pressare per la scelta di Chovanec sarebbe stato proprio lo Stellar Group rappresentato dal giovane Nelio Lucas. L’annuncio viene dato forse un po’ troppo in fretta, perché pochi giorni dopo e nel pieno delle feste natalizie Chovanec fa sapere al club giallonero che rifiuta l’offerta. Dice che ha poco tempo a disposizione per conoscere la squadra prima della ripresa del campionato.

 

A quel punto, sia il club che lo Stellar Group col suo rampante emissario portoghese si sono già coperti di ridicolo. E il presidente Mano Nunes va pure oltre quando il 28 dicembre presenta il nuovo tecnico Luis Campos, futuro uomo di fiducia di Jorge Mendes al Monaco. In quell’occasione il presidente del Beira-Mar dice che Campos era già la sua prima scelta dopo la rescissione con Wadsworth, quando aveva affidato la panchina a Cajuda. A ogni modo, la stagione del Beira-Mar va sempre peggio, e a fine aprile pure Luis Campos passa la mano per lasciare a Augusto Inacio il tentativo di evitare la retrocessione.

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Luis Campos

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Augusto Inacio

Che invece arriva, assieme alla notizia che la partnership fra Stellar Group e il Beira-Mar si conclude con un anno di anticipo sui programmi. E i giocatori portati a Aveiro da Stellar Group tramite il giovane Nelio Lucas? Una vagonata di bidoni. Paul Murray e Stephen McPhee non lasciano traccia. Zeman e Pablo Rodrigues rescindono nei giorni della ridicola saga Chovanec-Campos. L’attaccante danese Andreas Mortensen e il difensore gambiano Abdoulie Corr erano stati cacciati già a agosto da Wadsworth. L’attaccante serbo Gluscevic, il cui arrivo viene annunciato a luglio, non trova l’accordo col club. Il portiere australiano Galeković si fa un’esaltante stagione di panchina. Arriva a Aveiro persino il mitico Santiago Silva El Tanque, una fra le innumerevoli scartine portate a Firenze dal genio Pantaleo Corvino. E fra le tante mezze figure che arrivano quell’estate a Aveiro è persino il meno peggio, il che dà un’efficace immagine della qualità del lavoro svolto dal giovane Nelio Lucas presso il club giallonero.

 

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Santiago Silva, el Tanque

Quella stagione iniziata tra le fanfare si chiude con un’atmosfera da funerale di terza classe. E l’impresario di spettacolo Nelio Lucas, anziché organizzare la cerimonia funebre come gli sarebbe spettato, se ne va insalutato ospite assieme allo Stellar Group. Purtroppo, come già detto, col passare degli anni le cose per il club aveirense andranno a peggiorare, e diverranno tragiche dopo l’arrivo da quelle parti di un avventuriero italiano chiamato Omar Scafuro.

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Omar Scafuro ai tempi del Beira-Mar

 

Un mio articolo pubblicato da Panorama.web a febbraio 2014 scatenò un putiferio presso il Pieralisi Group, multinazionale delle macchine per la produzione di olio che si scoprì proprietaria del Beira-Mar a sua insaputa.

La scorsa estate, dopo una lunga agonia, il club è stato retrocesso in terza divisione per debiti. Nel frattempo il giovane Nelio Lucas è diventato grande. Ha fatto carriera, e si cimenta da grande uomo d’affari come CEO di Doyen. Ma prima che ciò avvenisse, egli è stato protagoniste di altre avventure, non meno notevoli che quelle realizzate a Aveiro. Una, in particolare, lo ha visto protagonista in Olanda. Se ne parlerà la prossima volta.
(1. Continua)

 

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Fare shopping di club: ecco il vero calciomercato

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C’è un calciomercato in corso, sposterà pesantemente gli equilibri esistenti e inciderà sui campionati a venire. Ma contrariamente a ciò che state immaginando esso non riguarda i calciatori. A essere oggetto di transazioni sono club minori dei campionati europei, entrati nel mirino di investitori extraeuropei ben noti a chi segue le vicende dell’economia parallela del calcio globale nonché spinti da interessi esclusivamente finanziari e lobbistici. E la logica di questi investimenti è la stessa che vado illustrando con cadenza quasi quotidiana sin dal giorno in cui scrissi il post in cui spiegavo che la mossa della Fifa di mettere al bando terze parti e fondi d’investimento sarebbe stata inefficace. Annunciata a fine settembre 2014 e ufficializzata con la circolare 1464 dello scorso 22 dicembre, questa misura è già inefficace. E non soltanto perché la sua attuazione si presenta molto complicata, ma anche e soprattutto perché i gruppi d’investitori che nell’ultimo decennio hanno tirato su le varie formule di Third Party Ownership (TPO) si stanno riorganizzando per eludere il divieto. Lo fanno comprando club minori in giro per l’Europa. Soprattutto in Spagna e in Portogallo, ma non soltanto.

Le cronache delle ultime settimane ci raccontano di un intensificarsi delle manovre su questo versante, e rispetto ai casi che ho descritto nel post datato 1 ottobre 2014 se ne sono aggiunti altri. A metà dicembre i giornali portoghesi hanno riportato la notizia del cambio di proprietà al Leixoes, club della città di Matosinhos che milita in Segunda. A cedere la quota maggioritaria del pacchetto azionario (56%) è stato Carlos Oliveira.

Carlos Oliveira

Carlos Oliveira

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Che è soltanto omonimo del protagonista della saga Resident Evil, e che da presidente della SAD (Sociedade Anonima Deportiva) è stato condannato nel luglio 2012 assieme a altri tre amministratori del club per abuso de confiança fiscal: nove mesi di prigione, pena sospesa, per non avere pagato l’IVA di agosto 2008 e dei mesi di maggio, giugno e luglio 2009. All’epoca dei fatti e della successiva condanna Oliveira era soltanto l’azionista di maggioranza del Leixoes. Ma a giugno del 2014 ne è stato eletto presidente dall’assemblea dei soci del club, cioè dall’entità democratica che va distinta dalla SAD. Ciò che è ulteriore dimostrazione di come non sempre la partecipazione democratica dei tifosi-associati è di per sé garanzia di una maggiore qualità nella scelta dei vertici e nel controllo sulla governance, e che a fare la differenza è una più alta consapevolezza dei tifosi stessi rispetto al ruolo che possono esercitare sulle sorti del loro club. Ma questo è un altro discorso. Più importante sottolineare che, al momento di insediarsi e riverstire il doppio ruolo di presidente della SAD e azionista di maggioranza, Oliveira prende l’impegno di ristrutturare il debito da 2,4 milioni di euro del club. Dopo nemmeno sei mesi Oliveira ristruttura il suo, di debito: e cede il suo pacchetto azionario, per una cifra che notizie ufficiose danno sui quattro milioni di euro, a un gruppo brasiliano, J Winners. Un soggetto “legato al mondo dello sport” di cui si sa poco o nulla. Le sole pagine web rintracciabili sono quelle collegate alla notizia del passaggio di proprietà al Leixoes. E da quelle notizie si ricava soltanto i nomi dei due personaggi che stanno mettendo la faccia sull’operazione. A gestire il progetto è Carlos Eduardo Rodella, esperto di investment management che si muove tra Portogallo e Brasile. E, soprattutto, a fare da front man è Jaime Marcelo Conceiçao, lottatore brasiliano di Mixed Martial Arts (MMA) nonché personaggio pubblico dai tratti forti e controversi.

Jaime Marcelo Conceiçao

Jaime Marcelo Conceiçao

Cosa c’entri uno così con un club di serie B portoghese non è dato sapere. Si sa per sicuro, invece, che dietro J Winners si celi un imprecisato gruppo d’investitori europei ansiosi di mantenere l’anonimato. Magari nei prossimi mesi scopriremo chi siano costoro. Intanto possiamo già registrare la facilità e l’opacità con cui un club calcistico può passare di mano nel mercato globale di oggi. Del resto, guardando a quanto successo a Bari e a Parma non siamo certo noi italiani a poterci formalizzare su questo fronte.

Con l’avvio dell’anno 2015 si stanno verificando altri due casi di shopping calcistico, con investitori extraeuropei pronti a mettere le mani su club del nostro continente costretti a cercare un acquirente purchessia. Dei due casi in questione, uno riguarda una trattativa conclusa mentre l’altro si riferisce a un negoziato in corso. Ma entrambi schiudono l’orizzonte su un sistema calcistico europeo ormai totalmente permeabile alle scorribande di affaristi e finanzieri, interessati a fare denaro attraverso il pallone e sovente già nel business nella gestione di diritti economici di calciatori.

Il primo dei casi in questione riguarda il Freamunde, altro club portoghese di Segunda che sta vivendo una stagione contraddittoria. Sul campo sta conducendo un campionato di vertice: terzo in classifica a un solo punto dalla coppia di vertice formata da Oliveirense e Tondela.

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Fuori dal campo, invece, il club vive una pesante crisi finanziaria, coi calciatori che non percepiscono lo stipendio da cinque mesi e i tifosi che si mobilitano per realizzare una colletta. Fra l’altro, il Freamunde è stato protagonista (suo malgrado, va precisato) della stramba vicenda di un’amichevola-fantasma contro gli spagnoli del Ponferradina attorno alla quale si concentrò a agosto del 2014 un flusso anomalo di scommesse. Lo scorso weekend, al termine di un’assemblea iniziata nel pomeriggio di venerdì e andata avanti fino alle prime ore del mattino di sabato, i soci del club si sono dovuti rassegnare a compiere un passo che muta geneticamente il Freamunde. Hanno infatti votato per la costituzione di una SAD, e a seguire hanno dato parere favorevole alla cessione del 70% delle azioni a una compagine di investitori argentini il cui rappresentante portoghese è l’avvocato Miguel José Azevedo Brandao.

Miguel José Azevedo Brandao

Miguel José Azevedo Brandao

Costui è un personaggio molto addentro alle manovre che portano ai cambi di proprietà di club portoghesi, e soprattutto il loro passaggio sotto il controllo d’investitori esteri. Fu lui a favorire il passaggio del Beira-Mar di Aveiro sotto il controllo dell’avventuriero iraniano Majid Pishyar, presidente e CEO di una holding globale con sede a Dubai chiamata 32 Group, di cui è impossibile comprendere qualcosa.

Majid Pishyar

Majid Pishyar

Sul web ho trovato questa storia di una cittadina inglese, reduce da un tumore al seno, che aveva deciso di trasferirsi negli Emirati comprando un appartamento di nuova costruzione edificato da 32Group. A settembre 2012, dopo sette anni, aspettava ancora il rimborso della somma dato che dell’appartamento non si parlava più. Dal sito del 32Group si scopre che prima di arrivare al controllo del Beira-Mar la holding aveva gestito l’austriaco Admira Wacker e lo svizzero Servette Ginevra. Il primo fallito per debiti, il secondo quasi. Fra l’altro, Pishyar si lascia alle spalle in Svizzera anche degli strascichi extracalcistici. È questo il personaggio che Azevedo Brandao porta al Beira-Mar. E l’avvocato, da consigliere d’amministrazione del club aveirense, è in prima fila anche quando il club passa di mano a un altro personaggio tutto da raccontare: l’italiano Omar Scafuro.

Omar Scafuro

Omar Scafuro

Costui è già noto per un paio di vicende italiane. A fine anni Novanta prova a comprare l’Avellino raccontando di avere alle spalle il Milan di Berlusconi o, in alternativa, la Lazio di Cragnotti. Non era vero niente, e è Berlusconi in persona a smentire lasciandosi andare a una frase infelice (“Per me Avellino è come la Patagonia”). Poi nel 2006 Scafuro si ritrova al centro di una polemica sulla maxi-parcella assegnata alla sua società di consulenza Carrington and Cross dalla Regione Campania per stimare il debito della Soresa, la società regionale della sanità. Della vicenda finirà per occuparsi la Corte dei Conti. Nel frattempo Scafuro è in Brasile, dove compra un club delle categorie minori, il Leme. Da lì passa Willyan Barbosa, che per due stagioni transita dalle giovanili del Torino e viene successivamente acquistato dal Beira-Mar dopo che Scafuro acquisisce il controllo del club portoghese.E si tratta di uno degli affari più inspiegabili del club granata.

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Il passaggio di proprietà del club portoghese avviene nel dicembre 2013, e i giornali portoghesi raccontano di un’acquisizione del club da parte del Gruppo Pieralisi, multinazionale marchigiana delle macchine industriali per lo sfruttamento del ciclo dell’olio di cui Scafuro è rappresentante per Spagna e Portogallo. Su questo passaggio di proprietà scrissi a febbraio dell’anno scorso un articolo per Panorama.it. Le cui conseguenze furono immediate. Sul versante portoghese, l’ambiente aveirense aprì gli occhi sul personaggio che ha preso il controllo del club. Sul versante italiano, il Gruppo Pieralisi prese immediatamente le distanze dall’operazione. E pochi giorni prima che l’articolo (rimasto due settimane in attesa di pubblicazione) venisse caricato sul sito di Panorama, Scafuro era già fuori dal Gruppo Pieralisi. Rimane invece ben in sella al Beira-Mar, e gli tocca difendersi dall’accusa di non aver pagato a Pishyar l’acquisizione del club. Due galantuomini. A novembre scorso un’assemblea generale convocata dal 32 Group decreta la cacciata di Scafuro, che però fa ricorso al Tribunale di Aveiro e si vede dare ragione tornando così al vertice della SAD. Quanto alla situazione finanziaria del club, è un disastro.

Quando si catena il balletto fra Scafuro e Pishyar per il controllo del Beir-Mar, Azevedo Brandao si è già dimesso da consigliere del club e lavora per favorire l’accesso al calcio portoghese da parte di altri gruppo d’investitori. E porta a compimento la missione col Freamunde, il cui 70% viene acquisito dall’argentina Goldplayers. Che è una società di agenti di calciatori retta da Alejandro Bouza e Alberto Lavalle, ai quali per l’acquisizione del Freamunde si è associato il Nicolas Amato. Guardando alla lista dei calciatori assistiti si legge anche i nomi degli italiani Albano Bizzarri (Chievo) e Lucas Biglia (Lazio). Ma si tratta di una lista non aggiornata, dato che nelle schede personali Bizzarri viene dato ancora in forza alla Lazio e Biglia all’Anderlecht.

Albano Bizzarri

Albano Bizzarri

Lucas Biglia

Lucas Biglia

Che interesse può avere Goldplayers nell’acquistare un club della B portoghese? Indovinate un po’ voi. Un ultimo retroscena sulla vicenda: prima di prendere il Freamunde il gruppo argentino aveva provato a prendere l’Espinho. Pareva fatta, ma poi i soci del club preferirono consentire l’ascesa a un personaggio locale, Bernardo Gomes Almeida, leader di una coalizione denominta Movimento Centenario. Dunque per gli investitori argentini il Freamunde è addirittura una soluzione di ripiego.

L’altro caso di cui vi parlo riguarda la trattativa per l’acquisizione del Girona, club catalano che milita nella Segunda spagnola. Sommerso dai debiti, e col un proprietario Josep Delgado che in passato è stato oggetto d’una richiesta d’estradizione avanzata dallo stato polacco per reati fiscali e si rese pure irreperibile per 8 mesi, il club è in vendita. A trattarne l’acquisto è ancora una volta un gruppo argentino, e questo punto verrebbe da chiedersi se il peso non abbia preso quel ruolo di moneta globale del calcio che in altri settori appartiene al dollaro. A guidare il gruppo argentino ci sono due personaggi che per chi ha letto il mio Gol di rapina sono vecchie conoscenze.

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Uno è l’avvocato Ricardo Pini (affiancato in quest’avventura dal fratello Sebastian), che fino a luglio 2014 era presidente del club cileno Rangers Talca. Si tratta di uno dei club finiti nella lista dell’Afip (Administracion Federal de Ingresos Publicos, l’agenzia delle entrate argentina) perché accusati di effettuare triangolazioni di calciatori a scopo di elusione fiscale. Un caso parecchio sospetto, per esempio, ha riguardato Santiago Garcia, ex del Palermo attualmente al Werder Brema.

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Santiago Garcia

Adesso il club è nelle mani di Jorge Yunge, un acquirente scelto dallo stesso Pini. L’altro socio argentino interessato al Girona è Humberto Grondona, figlio dell’ex presidente satrapo della federcalcio argentina, Julio. Grondona senior è morto lo scorso settembre, e questo era davvero l’unico modo per vedergli lasciare la poltrona di presidente federale. Il figliolo Humberto è da anni presidente dell’Arsenal Sarandì, club della serie A argentina che gioca in uno stadio intitolato a Julio Grondona. La famiglia innanzitutto. Pini e Grondona stanno cercando di comprare il Girona, e stando a quanto affermato dal Diari de Girona avrebbero al loro fianco fianco un investitore svizzero che lavora a Malta. Certe intersezioni le ho viste all’opera nel caso di Doyen Sport Investments, ma come al solito sono coincidenze. È invece una certezza che il gruppo argentino sia interessato anche e soprattutto a una speculazione immobiliare. Vorrebbero costruire una cittadella dello sport. Gli affari sono affari. Ma per adesso quello per l’acquisto del club catalano non va in porto, anche perché c’è da trattare con un osso duro come Delgado. Il quale vorrebbe versare i 650 mila euro proposti dagli argentini come anticipo per scalare il debito del club senza decurtarli dai 2,4 milioni da lui pretesi per cederlo. Gli argentini non ci stanno, e almeno su questo punto hanno ragione. Né si lasciano impaurire dal fatto che ci sia un altro gruppo di investitori pronto a prendere il Girona, Viene da Singapore, e è costituito da connazionali del nuovo proprietario del Valencia, Peter LIm, vogliosi di emularlo. E non ci stanno a maggior ragione perché intanto guardano anche altrove per acquistare un club europeo. Hanno messo gli occhi sugli scozzesi del St. Mirren. Perché la logica è sempre quella: un club vale l’altro, e in qualsiasi paese. Ciò che conta sono gli affari. Ma a differenza dei tifosi portoghesi o spagnoli, quelli scozzesi non ci stanno. Si vedrà come andrà a finire.

Schermaglie sono in pieno corso, dunque. Ma non crediate che si stia parlando di vicende distanti dalla realtà italiana. Interrogatevi piuttosto sulla strana situazione di alcuni club nostrani di A e di B. Qualcuno fra questi pure in (apparente) buona salute sia sul piano economico che su quello dei risultati sportivi. Il vero calciomercato si svolge nell’ombra e riguarda la scalata ai club da parte di gruppi d’investitori. E sperate di non accorgervene quando ormai sarà troppo tardi.