Fare shopping di club: ecco il vero calciomercato

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C’è un calciomercato in corso, sposterà pesantemente gli equilibri esistenti e inciderà sui campionati a venire. Ma contrariamente a ciò che state immaginando esso non riguarda i calciatori. A essere oggetto di transazioni sono club minori dei campionati europei, entrati nel mirino di investitori extraeuropei ben noti a chi segue le vicende dell’economia parallela del calcio globale nonché spinti da interessi esclusivamente finanziari e lobbistici. E la logica di questi investimenti è la stessa che vado illustrando con cadenza quasi quotidiana sin dal giorno in cui scrissi il post in cui spiegavo che la mossa della Fifa di mettere al bando terze parti e fondi d’investimento sarebbe stata inefficace. Annunciata a fine settembre 2014 e ufficializzata con la circolare 1464 dello scorso 22 dicembre, questa misura è già inefficace. E non soltanto perché la sua attuazione si presenta molto complicata, ma anche e soprattutto perché i gruppi d’investitori che nell’ultimo decennio hanno tirato su le varie formule di Third Party Ownership (TPO) si stanno riorganizzando per eludere il divieto. Lo fanno comprando club minori in giro per l’Europa. Soprattutto in Spagna e in Portogallo, ma non soltanto.

Le cronache delle ultime settimane ci raccontano di un intensificarsi delle manovre su questo versante, e rispetto ai casi che ho descritto nel post datato 1 ottobre 2014 se ne sono aggiunti altri. A metà dicembre i giornali portoghesi hanno riportato la notizia del cambio di proprietà al Leixoes, club della città di Matosinhos che milita in Segunda. A cedere la quota maggioritaria del pacchetto azionario (56%) è stato Carlos Oliveira.

Carlos Oliveira

Carlos Oliveira

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Che è soltanto omonimo del protagonista della saga Resident Evil, e che da presidente della SAD (Sociedade Anonima Deportiva) è stato condannato nel luglio 2012 assieme a altri tre amministratori del club per abuso de confiança fiscal: nove mesi di prigione, pena sospesa, per non avere pagato l’IVA di agosto 2008 e dei mesi di maggio, giugno e luglio 2009. All’epoca dei fatti e della successiva condanna Oliveira era soltanto l’azionista di maggioranza del Leixoes. Ma a giugno del 2014 ne è stato eletto presidente dall’assemblea dei soci del club, cioè dall’entità democratica che va distinta dalla SAD. Ciò che è ulteriore dimostrazione di come non sempre la partecipazione democratica dei tifosi-associati è di per sé garanzia di una maggiore qualità nella scelta dei vertici e nel controllo sulla governance, e che a fare la differenza è una più alta consapevolezza dei tifosi stessi rispetto al ruolo che possono esercitare sulle sorti del loro club. Ma questo è un altro discorso. Più importante sottolineare che, al momento di insediarsi e riverstire il doppio ruolo di presidente della SAD e azionista di maggioranza, Oliveira prende l’impegno di ristrutturare il debito da 2,4 milioni di euro del club. Dopo nemmeno sei mesi Oliveira ristruttura il suo, di debito: e cede il suo pacchetto azionario, per una cifra che notizie ufficiose danno sui quattro milioni di euro, a un gruppo brasiliano, J Winners. Un soggetto “legato al mondo dello sport” di cui si sa poco o nulla. Le sole pagine web rintracciabili sono quelle collegate alla notizia del passaggio di proprietà al Leixoes. E da quelle notizie si ricava soltanto i nomi dei due personaggi che stanno mettendo la faccia sull’operazione. A gestire il progetto è Carlos Eduardo Rodella, esperto di investment management che si muove tra Portogallo e Brasile. E, soprattutto, a fare da front man è Jaime Marcelo Conceiçao, lottatore brasiliano di Mixed Martial Arts (MMA) nonché personaggio pubblico dai tratti forti e controversi.

Jaime Marcelo Conceiçao

Jaime Marcelo Conceiçao

Cosa c’entri uno così con un club di serie B portoghese non è dato sapere. Si sa per sicuro, invece, che dietro J Winners si celi un imprecisato gruppo d’investitori europei ansiosi di mantenere l’anonimato. Magari nei prossimi mesi scopriremo chi siano costoro. Intanto possiamo già registrare la facilità e l’opacità con cui un club calcistico può passare di mano nel mercato globale di oggi. Del resto, guardando a quanto successo a Bari e a Parma non siamo certo noi italiani a poterci formalizzare su questo fronte.

Con l’avvio dell’anno 2015 si stanno verificando altri due casi di shopping calcistico, con investitori extraeuropei pronti a mettere le mani su club del nostro continente costretti a cercare un acquirente purchessia. Dei due casi in questione, uno riguarda una trattativa conclusa mentre l’altro si riferisce a un negoziato in corso. Ma entrambi schiudono l’orizzonte su un sistema calcistico europeo ormai totalmente permeabile alle scorribande di affaristi e finanzieri, interessati a fare denaro attraverso il pallone e sovente già nel business nella gestione di diritti economici di calciatori.

Il primo dei casi in questione riguarda il Freamunde, altro club portoghese di Segunda che sta vivendo una stagione contraddittoria. Sul campo sta conducendo un campionato di vertice: terzo in classifica a un solo punto dalla coppia di vertice formata da Oliveirense e Tondela.

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Fuori dal campo, invece, il club vive una pesante crisi finanziaria, coi calciatori che non percepiscono lo stipendio da cinque mesi e i tifosi che si mobilitano per realizzare una colletta. Fra l’altro, il Freamunde è stato protagonista (suo malgrado, va precisato) della stramba vicenda di un’amichevola-fantasma contro gli spagnoli del Ponferradina attorno alla quale si concentrò a agosto del 2014 un flusso anomalo di scommesse. Lo scorso weekend, al termine di un’assemblea iniziata nel pomeriggio di venerdì e andata avanti fino alle prime ore del mattino di sabato, i soci del club si sono dovuti rassegnare a compiere un passo che muta geneticamente il Freamunde. Hanno infatti votato per la costituzione di una SAD, e a seguire hanno dato parere favorevole alla cessione del 70% delle azioni a una compagine di investitori argentini il cui rappresentante portoghese è l’avvocato Miguel José Azevedo Brandao.

Miguel José Azevedo Brandao

Miguel José Azevedo Brandao

Costui è un personaggio molto addentro alle manovre che portano ai cambi di proprietà di club portoghesi, e soprattutto il loro passaggio sotto il controllo d’investitori esteri. Fu lui a favorire il passaggio del Beira-Mar di Aveiro sotto il controllo dell’avventuriero iraniano Majid Pishyar, presidente e CEO di una holding globale con sede a Dubai chiamata 32 Group, di cui è impossibile comprendere qualcosa.

Majid Pishyar

Majid Pishyar

Sul web ho trovato questa storia di una cittadina inglese, reduce da un tumore al seno, che aveva deciso di trasferirsi negli Emirati comprando un appartamento di nuova costruzione edificato da 32Group. A settembre 2012, dopo sette anni, aspettava ancora il rimborso della somma dato che dell’appartamento non si parlava più. Dal sito del 32Group si scopre che prima di arrivare al controllo del Beira-Mar la holding aveva gestito l’austriaco Admira Wacker e lo svizzero Servette Ginevra. Il primo fallito per debiti, il secondo quasi. Fra l’altro, Pishyar si lascia alle spalle in Svizzera anche degli strascichi extracalcistici. È questo il personaggio che Azevedo Brandao porta al Beira-Mar. E l’avvocato, da consigliere d’amministrazione del club aveirense, è in prima fila anche quando il club passa di mano a un altro personaggio tutto da raccontare: l’italiano Omar Scafuro.

Omar Scafuro

Omar Scafuro

Costui è già noto per un paio di vicende italiane. A fine anni Novanta prova a comprare l’Avellino raccontando di avere alle spalle il Milan di Berlusconi o, in alternativa, la Lazio di Cragnotti. Non era vero niente, e è Berlusconi in persona a smentire lasciandosi andare a una frase infelice (“Per me Avellino è come la Patagonia”). Poi nel 2006 Scafuro si ritrova al centro di una polemica sulla maxi-parcella assegnata alla sua società di consulenza Carrington and Cross dalla Regione Campania per stimare il debito della Soresa, la società regionale della sanità. Della vicenda finirà per occuparsi la Corte dei Conti. Nel frattempo Scafuro è in Brasile, dove compra un club delle categorie minori, il Leme. Da lì passa Willyan Barbosa, che per due stagioni transita dalle giovanili del Torino e viene successivamente acquistato dal Beira-Mar dopo che Scafuro acquisisce il controllo del club portoghese.E si tratta di uno degli affari più inspiegabili del club granata.

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Il passaggio di proprietà del club portoghese avviene nel dicembre 2013, e i giornali portoghesi raccontano di un’acquisizione del club da parte del Gruppo Pieralisi, multinazionale marchigiana delle macchine industriali per lo sfruttamento del ciclo dell’olio di cui Scafuro è rappresentante per Spagna e Portogallo. Su questo passaggio di proprietà scrissi a febbraio dell’anno scorso un articolo per Panorama.it. Le cui conseguenze furono immediate. Sul versante portoghese, l’ambiente aveirense aprì gli occhi sul personaggio che ha preso il controllo del club. Sul versante italiano, il Gruppo Pieralisi prese immediatamente le distanze dall’operazione. E pochi giorni prima che l’articolo (rimasto due settimane in attesa di pubblicazione) venisse caricato sul sito di Panorama, Scafuro era già fuori dal Gruppo Pieralisi. Rimane invece ben in sella al Beira-Mar, e gli tocca difendersi dall’accusa di non aver pagato a Pishyar l’acquisizione del club. Due galantuomini. A novembre scorso un’assemblea generale convocata dal 32 Group decreta la cacciata di Scafuro, che però fa ricorso al Tribunale di Aveiro e si vede dare ragione tornando così al vertice della SAD. Quanto alla situazione finanziaria del club, è un disastro.

Quando si catena il balletto fra Scafuro e Pishyar per il controllo del Beir-Mar, Azevedo Brandao si è già dimesso da consigliere del club e lavora per favorire l’accesso al calcio portoghese da parte di altri gruppo d’investitori. E porta a compimento la missione col Freamunde, il cui 70% viene acquisito dall’argentina Goldplayers. Che è una società di agenti di calciatori retta da Alejandro Bouza e Alberto Lavalle, ai quali per l’acquisizione del Freamunde si è associato il Nicolas Amato. Guardando alla lista dei calciatori assistiti si legge anche i nomi degli italiani Albano Bizzarri (Chievo) e Lucas Biglia (Lazio). Ma si tratta di una lista non aggiornata, dato che nelle schede personali Bizzarri viene dato ancora in forza alla Lazio e Biglia all’Anderlecht.

Albano Bizzarri

Albano Bizzarri

Lucas Biglia

Lucas Biglia

Che interesse può avere Goldplayers nell’acquistare un club della B portoghese? Indovinate un po’ voi. Un ultimo retroscena sulla vicenda: prima di prendere il Freamunde il gruppo argentino aveva provato a prendere l’Espinho. Pareva fatta, ma poi i soci del club preferirono consentire l’ascesa a un personaggio locale, Bernardo Gomes Almeida, leader di una coalizione denominta Movimento Centenario. Dunque per gli investitori argentini il Freamunde è addirittura una soluzione di ripiego.

L’altro caso di cui vi parlo riguarda la trattativa per l’acquisizione del Girona, club catalano che milita nella Segunda spagnola. Sommerso dai debiti, e col un proprietario Josep Delgado che in passato è stato oggetto d’una richiesta d’estradizione avanzata dallo stato polacco per reati fiscali e si rese pure irreperibile per 8 mesi, il club è in vendita. A trattarne l’acquisto è ancora una volta un gruppo argentino, e questo punto verrebbe da chiedersi se il peso non abbia preso quel ruolo di moneta globale del calcio che in altri settori appartiene al dollaro. A guidare il gruppo argentino ci sono due personaggi che per chi ha letto il mio Gol di rapina sono vecchie conoscenze.

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Uno è l’avvocato Ricardo Pini (affiancato in quest’avventura dal fratello Sebastian), che fino a luglio 2014 era presidente del club cileno Rangers Talca. Si tratta di uno dei club finiti nella lista dell’Afip (Administracion Federal de Ingresos Publicos, l’agenzia delle entrate argentina) perché accusati di effettuare triangolazioni di calciatori a scopo di elusione fiscale. Un caso parecchio sospetto, per esempio, ha riguardato Santiago Garcia, ex del Palermo attualmente al Werder Brema.

Santiago Garcia

Santiago Garcia

Adesso il club è nelle mani di Jorge Yunge, un acquirente scelto dallo stesso Pini. L’altro socio argentino interessato al Girona è Humberto Grondona, figlio dell’ex presidente satrapo della federcalcio argentina, Julio. Grondona senior è morto lo scorso settembre, e questo era davvero l’unico modo per vedergli lasciare la poltrona di presidente federale. Il figliolo Humberto è da anni presidente dell’Arsenal Sarandì, club della serie A argentina che gioca in uno stadio intitolato a Julio Grondona. La famiglia innanzitutto. Pini e Grondona stanno cercando di comprare il Girona, e stando a quanto affermato dal Diari de Girona avrebbero al loro fianco fianco un investitore svizzero che lavora a Malta. Certe intersezioni le ho viste all’opera nel caso di Doyen Sport Investments, ma come al solito sono coincidenze. È invece una certezza che il gruppo argentino sia interessato anche e soprattutto a una speculazione immobiliare. Vorrebbero costruire una cittadella dello sport. Gli affari sono affari. Ma per adesso quello per l’acquisto del club catalano non va in porto, anche perché c’è da trattare con un osso duro come Delgado. Il quale vorrebbe versare i 650 mila euro proposti dagli argentini come anticipo per scalare il debito del club senza decurtarli dai 2,4 milioni da lui pretesi per cederlo. Gli argentini non ci stanno, e almeno su questo punto hanno ragione. Né si lasciano impaurire dal fatto che ci sia un altro gruppo di investitori pronto a prendere il Girona, Viene da Singapore, e è costituito da connazionali del nuovo proprietario del Valencia, Peter LIm, vogliosi di emularlo. E non ci stanno a maggior ragione perché intanto guardano anche altrove per acquistare un club europeo. Hanno messo gli occhi sugli scozzesi del St. Mirren. Perché la logica è sempre quella: un club vale l’altro, e in qualsiasi paese. Ciò che conta sono gli affari. Ma a differenza dei tifosi portoghesi o spagnoli, quelli scozzesi non ci stanno. Si vedrà come andrà a finire.

Schermaglie sono in pieno corso, dunque. Ma non crediate che si stia parlando di vicende distanti dalla realtà italiana. Interrogatevi piuttosto sulla strana situazione di alcuni club nostrani di A e di B. Qualcuno fra questi pure in (apparente) buona salute sia sul piano economico che su quello dei risultati sportivi. Il vero calciomercato si svolge nell’ombra e riguarda la scalata ai club da parte di gruppi d’investitori. E sperate di non accorgervene quando ormai sarà troppo tardi.

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Marotta, ci spieghi – 1 Danilo, fenomeno sulla fiducia

Beppe Marotta

Beppe Marotta

Danilo Barbosa Da Silva

Danilo Barbosa Da Silva

Si tratta di un affare annunciato, e forse proprio per questo alla fine non si farà. Parlo della transazione che dovrebbe portare il giovane brasiliano Danilo Barbosa da Silva dallo Sporting Braga alla Juventus, Ma indipendentemente da come andrà è bene parlarne, sia per illustrare gli scenari entro cui va a collocarsi quello che sembra soltanto il trasferimento di un calciatore da un club all’altro, sia per raccontare in modo difforme dal coro un personaggio del calcio italiano di cui pare si debba parlare soltanto bene: Beppe Marotta, Che è amministratore delegato e direttore generale della Juventus con ampio ruolo nella conduzione del calciomercato bianconero, con l’ausilio di un direttore sportivo di nome Fabio Paratici a fargli da scudiero. Un uomo, Marotta, del quale vengono regolarmente  ricordati gli affari azzeccati e di cui si tace per carità di patria i clamorosi svarioni. Perché è indubbiamente un merito aver preso Andrea Barzagli dal Wolfsburg per meno di un milione, o aver investito 15 milioni per un difensore come Leonardo Bonucci presto diventato una colonna della squadra bianconera e della nazionale.

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

Jorge Andres Martinez

Jorge Andres Martinez

Ma come la mettiamo coi 12 milioni elargiti al Catania per Jorge Andrés Martinez del Catania, o coi 15 dati al CSKA Mosca per Miloš Krasić? Quando si parla di calciomercato, ogni prodezza ha il suo doppio in uno strafalcione. E mica soltanto per Beppe Marotta, ci mancherebbe altro. Solo che nel caso di Beppe Marotta come in qualche altro (l’intoccabile ds romanista Walter Sabatini, tanto per non far nomi) quel doppio non viene mai menzionato. Meglio alimentare bolle narrative in cui pochi e invincibili cavalieri, senza macchia e senza paura, infilzano regolarmente il drago del calciomercato senza ricavarne nemmeno una bruciacchiatura. E allora avanti così, a glorificare l’innegabile affare realizzato nell’estate del 2011 con l’acquisto di Stephan Lichtstei.ner dalla Lazio per 10 milioni, ma a patto di tacere che quella fu anche l’estate di Eljero Elia, 9 milioni più uno di bonus e una t-shirt improponibile nel giorno della presentazione ufficiale

Stephan Lichtsteiner

Stephan Lichtsteiner

Eljero Elia

Eljero Elia

E poi, come negare gli ottimi affari realizzati acquisendo calciatori a parametro zero? Nessuno metterebbe in discussione l’abilità e la prontezza nell’acquisire Andrea Pirlo, e Paul Pogba, e Fernando Llorente. E tuttavia, perché nessuno parla più di altri parametri zero o prestiti come Nicklas Bendtner, Nicolas Anelka e Lucio?

Fernando Llorente

Fernando Llorente

Nicolas Anelka

Nicolas Anelka

Hanno fatto parte anche loro di un ciclo vincente, e delle trionfali campagne orchestrate dall’amministratore-delegato-nonché-direttore-generale. E inoltre, che dire di alcuni X Files bianconeri delle ultime annate? Per esempio, che fine ha fatto Ouasim Bouy?

Ouasim Bouy

Ouasim Bouy

Leggendo le cronache dei giorni in cui il calciatore venne acquisito dal club bianconero, gennaio 2013, non si può trattenere l’ilarità.  In questo senso l’archivio di Calciomercato.com è impietoso. Consultandolo scoprirete come la Juventus avesse “bruciato la concorrenza” del Milan per tesserare Bouy. E sono sicuro che dalle parti di Milanello si stiano ancora rosicchiando i gomiti per avere sperperato cotanta opportunità. Quanto al ragazzo, aveva esibito immediatamente tutta la propria modestia dicendosi certo di fare in bianconero meglio di quanto avesse fatto Zlatan Ibrahimovic. Una voce dissonante arrivava dall’ex centrocampista olandese dell’Inter, Wim Jonk; che da responsabile del settore giovanile dell’Ajax, in cui il ragazzo è stato tirato su, giudicava precoce il salto verso il campionato italiano. Aggiungendo una chiosa che avrebbe dovuto allarmare Marotta e i suoi datori di lavoro: “Se non è stato capace Elia di far bene alla Juventus, come può riuscirci Bouy che è più giovane?”.

Wim Jonk

Wim Jonk

E già.  Per quanto riguarda il bilancio dell’esperienza italiana del calciatore olandese, è presto fatto. Una stagione in prestito al Brescia in B, senza lasciare tracce. Poi metà della stagione 2013-14 alla Juventus, con zero partite in campionato e uno spezzone di partita in Coppa Italia contro l’Avellino, festeggiato con un’ammonizione. A gennaio 2014 il ragazzo viene spedito all’Amburgo, e in una squadra che scansa la retrocessione soltanto dopo il play-off con la terza classificata della serie B (il Greuther Furth) colleziona soltanto tre presenze in campionato e una in coppa nazionale. Adesso il ragazzo gioca per i greci del Panatinaikos, in un campionato forse un po’ più in linea con le sue possibilità. L’insidiato Ibrahimovic può star tranquillo, e soprattutto può esserlo di Mino Raiola. Che di entrambi i calciatori è l’agente, e di sicuro è quello che ha più guadagnato dal passaggio di Bouy in bianconero.

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Di X Files come il giovane olandese il recente mercato bianconero condotto da Marotta è popolato. Per esempio, quanti conoscono il misterioso caso dell’australiano James Troisi, classe 1988, rimbalzato fra Juventus e Atalanta per oscuri motivi e attualmente scaricato ai belgi dello Zulte Waregem in attesa che gli scada il contratto a giugno? E ancora, qualcuno ricorda l’ecuadoregno José Cevallos? Classe 1995, secondo il sito Transfermarkt arriva in bianconero a gennaio 2013 con la formula del prestito oneroso (390 mila euro), e dopo una stagione e mezza passata a militare nella Primavera viene rispedito in patria a giocare nel club da cui era pervenuto, lo LDU Quito. Magari qualcuno dirà che Cevallos è stato una scommessa, e che una scommessa può essere vinta o persa. Giusto. E però rimane da chiedersi se non fosse preferibile scommettere su un ragazzo di Matera o di Sondrio, anziché spendere i 390 mila euro in Ecuador per il prestito di un calciatore targato ProSoccer24. La stessa di Juan Iturbe, Gabriel Paletta, Nico Gaitan, Diego Laxalt, Nico Lopez, per citare soltanto alcuni nomi e tacere quello di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Con tutto quanto fin qui riportato non s’intende dire che bisogni ribaltare di centottanta gradi il giudizio diffuso su Beppe Marotta e sulle sue abilità da uomo di calciomercato. Piuttosto, il senso del ragionamento è che il calciomercato è un campo in cui è normale oscillare tra le prodezze e le figuracce. E che perciò, quando vi vedete dipingere in termini assolutamente positivi un personaggio che popola quel mondo, è moto probabile che vi stiano raccontando soltanto metà della storia.

Vi stanno invece raccontando nemmeno un quinto della storia riguardo al caso di cui maggiormente mi preme parlare qui. E che riguarda non tanto il (vero o presunto) fiuto per gli affari di Beppe Marotta, quanto la sua predisposizione a realizzarli con le terze parti e fondi d’investimento. Cosa non raccomandabile, oltreché vietata dai regolamenti.  Da mesi le cronache di calciomercato parlano di un interessamento della Juventus per Danilo Barbosa Da Silva, centrocampista in forza allo Sporting Braga, 19 anni il prossimo 28 febbraio. Molti giurano che il ragazzo sia forte davvero, e non ho motivo di dubitarne. Sono altri gli elementi della vicenda che lasciano perplessi.

Innanzitutto c’è il curriculum del calciatore. Che, come da regolamento, ha dovuto aspettare il compimento del diciottesimo anno di età per lasciare il Brasile e venire a giocare in Europa, ciò che si è realizzato col trasferimento concluso durante l’estate del 2014. Ma a spiccare è il fatto che, a parte la trafila nelle nazionali giovanili brasiliane, Danilo abbia disputato soltanto tre partite con la maglia del Vasco De Gama, per di più nel campionato di serie B. Ma questo è ancora il meno.

Ciò che più interessa è vedere quale sia la situazione contrattuale del giovane centrocampista. Danilo è un calciatore risucchiato nell’orbita del portoghese Jorge Mendes, il più potente broker-affarista del calcio globale.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Secondo la versione maggiormente diffusa presso la stampa italiana, Mendes di Danilo sarebbe l’agente. In realtà ne è il proprietario. È ciò che si ricava leggendo la stampa brasiliana, che a settembre 2013 riferiva di un “gruppo portoghese” che per aggiudicarsi il calciatore aveva battuto l’offerta del Liverpool sopravanzandola di un milione di euro: 4,5 contro 3,5. Ovviamente il gruppo in questione è capitanato da Mendes, che per le operazioni in Brasile dà pieno mandato a Deco. Quest’ultimo da calciatore era un suo assistito, e una volta conclusa la carriera ne è diventato fido collaboratore.

Deco

Deco

Torniamo a Danilo. Approda allo Sporting Braga, e dopo un periodo d’ambientamento ne diventa titolare fisso a soli 18 anni. Verrebbe da dire che il ragazzo bruci le tappe. E però c’è un però. C’è che lo Sporting Braga è, assieme al Rio Ave di Vila do Conde, il club più mendesizzato del Portogallo. È pieno di calciatori controllati da Gestifute . Ultimi a entrare a far parte dei ranghi mendesiani sono stati Rafa e Pedro Tiba.

Rafa

Rafa

Pedro Tiba

Pedro Tiba

Inoltre, come riferisce l’articolo linkato poco sopra, grazie al boss di Gestifute lo Sporting Braga ha un rapporto privilegiato col Monaco dell’oligarca Dimitri Rybolovlyev. “il re del potassio”.

Dimitri Rybolovlyev

Dimitri Rybolovlyev

La munifica campagna acquisti condotta nell’estate  2013 dal club monegasco neo-promosso in Ligue 1 fu coordinata proprio da Jorge Mendes, che nel doppio ruolo di agente di calciatori e consulente di mercato del club riempì di propri assistiti la squadra allenata allora da Claudio Ranieri e intascò per questo laute commissioni. Un anno dopo, anche a causa del rovinoso divorzio di Rybolovlyev dalla moglie Elena, il budget del Monaco per il calciomercato è stato drasticamente ridotto. Senza che, tuttavia, Mendes abbia smesso di trafficare col club del Principato. L’estate scorsa, silurato Ranieri perché colpevole di essere arrivato “soltanto” secondo nell’anno del ritorno in  A con tanto di qualificazione diretta alla fase a gironi di Champions, sulla panchina del club è andato il portoghese Leonardo Jardim. Reduce da un’ottima stagione alla guida dello Sporting Lisbona, ma soprattutto cliente di Mendes.

Leonardo Jardim

Leonardo Jardim

Il rapporto fra lo Sporting Braga e il Monaco, orchestrato dal boss di Gestifute, è un altro punto cruciale della questione. Il club arsenalista è in profonda crisi economica al pari di tutti gli altri della Liga portoghese. Un’analisi datata 2013, dedicata alla generalizzata riduzione di budget dei club lusitani, metteva in mostra come il budget bracarense fosse stato abbassato a 13 milioni di euro. Il dato relativo al 2014, ricavabile dall’ultimo bilancio approvato a fine ottobre, parla di un budget portato a 15 milioni. In un passato recente il club ha avuto addirittura un contenzioso con l’amministrazione comunale, a causa del mancato pagamento della bolletta elettrica. E un abbuono per mezzo milione di quel debito è entrato nel calderone delle polemiche sul dissesto finanziario della Camara Municipal.

Ebbene, prendete il dato dei 15 milioni di budget e poi guardate la tabella di Transfermarkt dedicata alla campagna trasferimenti tenuta dal Braga la scorsa estate. Fa impressione registrare le cifre per le acquisizioni del già citato Danilo e soprattutto di Wallace, altro brasiliano proveniente dal Cruzeiro: 4,5 milioni più 9,5 milioni. Fanno 14 milioni per l’acquisizione di due calciatori, per un club che ha un budget di 15 milioni. Possibile? Ovvio che no, e basta passare in rassegna gli articoli pubblicati dalla stampa portoghese nei giorni della cessione di Wallace. Il titolo di questo articolo su O Jogo dice testualmente: “Il Braga riceve un difensore che costa 9,5 milioni”. Nessun costo, nessun diritto di proprietà. Ma allora chi ha versato quei 9,5 milioni? Come lo stesso articolo riferisce è la Gestifute International Limited l’agenzia di Jorge Mendes. E non è ancora tutto. Giunto a Braga, Wallace viene immediatamente girato al Monaco. Si può parlare di triangolazione in stile Locarno?

C’è un’ultima annotazione che merita di essere citata guardando ai ranghi dello Sporting Braga per come è uscito dalla campagna trasferimenti estiva del 2014. Un altro dei giocatori provenienti dal Brasile è il portiere Matheus.

Matheus

Matheus

Che è stato costretto a posticipare l’esordio in campionato a causa del ritardato pagamento da parte del Braga all’America Rio di 800 mila euro sul totale di 2,4 milioni (altro che 14 milioni per due giocatori). Una volta regolarizzata la propria posizione Matheus è diventato titolare fisso scalzando il russo Stanislav Krytchiuk, che pure fin lì non aveva certo demeritato. È il caso di sottolineare che Matheus è l’ennesimo assistito di Jorge Mendes. In questo senso, è impressionante un passaggio della lunga intervista rilasciata dal portiere a O Jogo per l’edizione dello scorso 25 dicembre. Ve lo riporto in lingua originale:

Jorge Mendes desempenhou um papel fundamental na sua chegada a Braga. Como foi o primeiro contacto?
—Foi bom. Encontrei-me com ele quando cheguei ao Braga, reunimo-nos e tivemos uma conversa sadia.

Como reagiu quando soube que o empresário que muitos consideram o mais influente do mundo o queria representar?
—Fiquei feliz por saber que ele estava atento ao meu trabalho. De qualquer forma, a responsabilidade por estar ligado ao Jorge Mendes também aumenta. Sinto que não posso baixar a guarda, nem nos jogos nem nos treinos.

A destare impressione è la risposta alla seconda domanda (“Come ha reagito quando ha saputo che l’impresario considerato da molti il più potente del mondo voleva rappresentarla?”):

“Mi ha reso felice sapere che lui aveva posto attenzione sul mio lavoro. In qualche modo, la responsabilità  di essere legato a Jorge Mendes aumenta. Sento che non posso abbassare la guardia, né in partita né in allenamento”.

L’immagine che viene fuori è quella di un calciatore che sente di appartenere prima al suo agente e dopo (ma molto dopo) al suo club. Questo è il Sistema Mendes. E di questo sistema lo Sporting Braga (allenato dalla vecchia conoscenza del calcio italiano Sergio Conceiçao, anche lui vicino al super broker globale) è un segmento perfettamente integrato.

Sergio Conceiçao

Sergio Conceiçao

Una squadra piena di giocatori di Mendes. Ciò significa forse che costoro giocano in ragione del fatto  d’appartenere alla scuderia? A questa domanda non sono in grado di rispondere. Magari giocherebbero comunque, chissà. E magari un ragazzo di 18 anni con alle spalle soltanto tre partite nella B brasiliana è davvero un fenomeno, capace di diventare immediatamente titolare fisso in Europa. Dubbi che rimangono.

Ci sono invece delle certezze, sulla vicenda. E con queste si torna a Beppe Marotta e alla sua intenzione di prendere Danilo. La cui valutazione, dopo una decina di gare giocate nella modesta Liga portoghese è salita, da 4,5 a 8 milioni. Bella botta. Vuol spendere davvero tutti quei soldi per un giovane il cui valore è ancora tutto da dimostrare, caro Marotta? E soprattutto, vuol contribuire a ingrassare il Sistema Mendes coi soldi della Juventus? Sarebbe bello sapere quale sia la sua opinione in merito a ciò. Così come sarebbe opportuno avere delucidazioni su quell’irresistibile passione per i calciatori controllati dalla famiglia Pozzo. E non mi riferisco solo all’Udinese. Ci sono un paio di giovanotti del Granada, per esempio. Ma se ne riparlerà un’altra volta.

(1. continua)

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