Il colpo a vuoto di Blatter su Terze Parti e fondi d’investimento

Joseph Blatter

Joseph Blatter

Una mossa inutile. È quella annunciata dalla Fifa a proposito della progressiva messa al bando delle terze parti nella proprietà di calciatori. Arriva tardi, si imporrà seguendo tempi da moviola, e quando infine avrà completato il proprio varo si troverà a intervenire su una realtà che nel frattempo sarà talmente mutata da renderla superflua. Da mesi gli attori dell’economia parallela del calcio globale stanno infatti lavorando a un’evoluzione degli strumenti attraverso cui sfruttare il calcio a fini puramente finanziari, e i bellicosi annunci lanciati dal colonnello Blatter hanno il solo effetto d’imprimere un’accelerazione alle grandi manovre. Del resto, per le forze del turbocapitalismo calcistico la sola cosa che importi è continuare a esercitare il dominio economico e a espandere la colonizzazione del calcio. A partire dalla seconda metà degli anni Zero questa strategia ha trovato nel fondo d’investimento che acquisisce quote di calciatori lo strumento privilegiato. Ma come tutti gli strumenti anche i fondi d’investimento hanno, nella loro declinazione d’uso, un ciclo d’utilità che culmina nell’obsolescenza. E il momento dell’obsolescenza per le TPO sta arrivando adesso. Se ne parla troppo e con frequenza crescente. Persino la sonnolenta stampa italiana s’è accorta di un fenomeno che giornalisti come David Conn del Guardian e Gabriele Marcotti del Times denunciavano già nel 2006, nei giorni in cui il West Ham prendeva Tevez e Mascherano in affitto dalla Media Sports Investments di Kia Joorabchian.

Kia Joorabchian

Kia Joorabchian

Inoltre, due vicende avvenute in Portogallo durante l’estate appena trascorsa hanno fatto salire il livello dell’allarme sull’invasione dei fondi d’investimento nel calcio. E è sintomatico che ciò avvenga giusto nel paese in cui, come spiego nel mio “Gol di rapina”, la declinazione calcistica del fondo d’investimento ha trovato un appoggio negli attori istituzionali della finanza e del credito.

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Qui il primo tentativo di messa al bando delle TPO effettuato dalla Fifa nel 2007, tramite l’aggiunta di un’estensione bis all’articolo 18 (manco a farlo apposta…) del Regolamento sullo Status e i Trasferimenti del Calciatore, è stato aggirato con facilità irrisoria grazie alla creazione di fondi d’investimento da parte degli stessi club. E questo passaggio, oltre a fornire un eloquente esempio a proposito dell’inutilità dei divieti posti dalla Fifa, ha posto le condizioni affinché un grande club europeo come il Benfica venisse a trovarsi in difficoltà patrimoniali e finanziarie. La difficoltà è sorta in conseguenza del fallimento di Banco Espirito Santo (BES), il principale gruppo bancario privato portoghese il cui crack ha messo di nuovo a rischio la convalescente economia lusitana.

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È stato proprio BES, attraverso la sua agenzia Espirito Santo Financial Group (ESFG) con sede legale a Lussemburgo, a strutturare nel 2009 il Benfica Stars Fund (BSF), il fondo a cui il Benfica ha ceduto durante questi anni quote di diversi suoi giocatori ottenendo fra l’altro di gonfiarne le valutazioni iscritte a bilancio. Il fallimento dell’istituto e la sua divisione fra una good bank e una bad bank ha costretto il Benfica a un’affannosa operazione di riacquisizione delle quote di suoi calciatori in possesso del BSF. Perché, nel caso in cui il club encarnado non avesse ripreso quelle quote entro il 30 settembre, esse sarebbero finite sul mercato a disposizione del migliore offerente. Sicché ci si è trovati davanti a una situazione grottesca, col Benfica che ha dovuto sborsare 29 milioni per ricomprare quote dei suoi calciatori dal suo fondo d’investimento.

Al BES e alla sua emanazione ESFG è stato legato anche l’altro club portoghese che durante l’estate appena trascorsa è stato coinvolto in un’altra vicenda legata all’azione dei fondi d’investimento. Si tratta dello Sporting Lisbona, che al pari del Benfica ha istituito nel 2011 un proprio fondo (Sporting Portugal Fund, SPF) sotto l’egida di ESFG. Nelle scorse settimane lo Sporting è andato allo scontro con il più potente fondo d’investimento attualmente in campo nell’economia parallela del calcio globale: il Doyen Sports Investiments. Il conflitto è esploso a proposito del nazionale argentino Marcos Rojo e del suo trasferimento al Manchester United.

Marcos Rojo

Marcos Rojo

Alla vicenda ho dedicato un post di questo blog, e da essa è nato un contenzioso fra il club e Doyen con quest’ultimo che ha annunciato ricorso presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna.

I due episodi ricordati, uniti allo strapotere dei grandi broker calcistici globali come Jorge Mendes (ai cui tentacolari affari è stato dedicato nei giorni scorsi un lungo e dettagliato articolo

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

da David Conn), hanno proiettato sugli attori dell’economia parallela del calcio globale una pubblicità negativa. Con l’effetto di far schierare anche la Fifa in una battaglia che fin qui era stata affrontata soltanto dall’Uefa di Michel Platini, e in controtendenza rispetto alle voci che nelle settimane precedenti il mondiale brasiliano avevano dato Blatter in procinto di varare un riconoscimento dei fondi d’investimento.

Ma come detto all’inizio questa presa di posizione da parte della Fifa è tardiva. Dunque doppiamente sospetta. Davvero il colonnello Blatter, nell’anno che porterà all’ennesima rielezione, rischierà d’alienarsi i voti di Africa e Sud America, cioè dei continenti in cui le terze parti pascolano beate? Soprattutto, c’è che i finanzieri e i broker dell’economia calcistica parallela globale stanno già manovrando per scrollarsi di dosso l’etichetta ingombrante di “terze parti”. E per farlo scelgono la via più ovvia: acquistano club calcistici.

Si tratta di club di piccola taglia, e il loro valore storico e sportivo è pressoché nullo. Dunque, perché i protagonisti dell’economia calcistica parallela globale li comprano? Un’idea ce l’avrei: per farne tanti Locarno. Cioè utilizzarli alla stregua del club ticinese che nella seconda metà degli anni Zero venne utilizzato dalla HAZ (l’agenzia di Fernando Hidalgo, Gustavo

Pini Zahavi

Pini Zahavi

Arribas e Pini Zahavi) per sdoganare e smerciare calciatori d’elite provenienti dall’Argentina. I quali, naturalmente, del Locarno non hanno vestito la maglia nemmeno per un minuto, venendo immediatamente ridestinati a club dei campionati più ricchi d’Europa. In quel caso il controllo era indiretto, perché da un punto di vista formale la proprietà e la dirigenza erano locali. Nella formula odierna, invece, i protagonisti dell’economia parallela entrano direttamente in campo. Da proprietari e gestori, di club, chi potrebbe eccepire sulla legittimità del loro operare nel mondo del calcio? Soltanto applicando questa lettura è possibile spiegare compravendite di club realizzate, o in corso di realizzazione, durante il mese di settembre appena concluso.

È del 28 settembre una notizia molto istruttiva pubblicata da A Folha de Sao Paulo, quotidiano molto attento al tema delle terze parti sin dai giorni in cui Kia Joorabchian e la sua Media Sports Investments prendono il controllo del Corinthians.

La notizia che un club minore dello stato di Minas Gerais, l’Uberlandia Esporte Clube, sta per passare sotto il controllo di un terzetto formato dal padre di Neymar, dal potente agente brasiliano di calciatori Wagner Ribeiro (agente dello stesso Neymar, di Robinho, e dell’allenatore ex del Real Madrid e della nazionale brasiliana Vanderlei Luxemburgo), e dal popolare cantante Alexandre Pires, il Gigi D’Alessio di Minas Gerais.

Neymar senior

Neymar senior

Wagner Ribeiro

Wagner Ribeiro

Alexandre Pires

Alexandre Pires

E dato che i giornalisti di Folha hanno maturato una certa competenza nell’interpretare le manovre interne all’economia calcistica parallela, ecco data la lettura di questo episodio: per aggirare il bando prossimo venturo posto dalla Fifa bisogna acquistare dei club. Come già da tempo ha fatto la Traffic Sport, che mantiene nel proprio portafoglio il Desportivo Brasil, i portoghesi dell’Estoril Praia, e due franchigie della risorta NASL nordamericana (Fort Lauderdale Strikers e Carolina Railhawkes). E facendo un giro d’orizzonte si scopre che le manovre d’acquisto dei club si moltiplicano. In un articolo dedicato alla cessione di Abel Hernandez da parte del Palermo segnalai il fatto che Pablo Bentacur, il mediatore peruviano di calciatori che gestisce la carriera dell’ex rosanero, aveva da poco comprato la quota del Lugano (40%) in possesso di Enrico Preziosi.

Pablo Bentancur

Pablo Bentancur

Sta manovrando anche Peter Lim, il magnate singaporiano amico e socio di Jorge Mendes che da mesi è in procinto di acquistare il Valencia ma ancora non ne viene a capo perché Bankia (creditrice nei confronti del club per 305 milioni) non si fida delle garanzie finanziarie.

Peter Lim

Peter Lim

Dunque Lim vira altrove e prova a acquistare il Salford City, una società dilettantistica controllata da un gruppo di ex calciatori del Manchester United denominatosi Class 92. Si tratta di Ryan Giggs, Paul Scholes, Phil Neville e Nicky Butt. Assieme a altri due ex Red Devils (Phil Neville e David Beckham) sono stati protagonisti di un documentario intitolato The class of 92, dedicato alla generazione di talenti del Man U che segnò gli anni fra il 1992 e il 1999.

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Manco a farlo apposta, fra i produttori del documentario c’è anche Doyen Sports Investments. Ovviamente Lim nega che l’acquisizione del Salford sia dovuta alla necessità di sopperire al bando delle TPO. Avrebbe mai potuto dire il contrario?

E infine, ecco l’ultima novità. Gustavo Mascardi, l’argentino ex agente di borsa nonché mediatore di calciatori che ha ricavato una mega-commissione dal trasferimento di Iturbe alla Roma, e che s’è da poco visto riconoscere dal Tas un indennizzo da 8 milioni per il trasferimento di Paulo Dybala dall’Instituto Cordoba al Palermo (e l’acuto Zamparini paga).

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Paulo Dybala

Paulo Dybala

Dieci giorni fa Mascardi ha comprato l’Alcobendas Sport, club sito nella comunità autonoma di Madrid che milita in terza serie. Lo fa per amore del club, o perché si stava annoiando? Direi nulla di tutto ciò. Staremo poiuttosto a vedere quanti calciatori passeranno formalmente dall’Alcobendas, allo stesso modo in cui Gonzalo Higuain passò dal Locarno.

Nel frattempo il colonnello Blatter avrà già celebrato il trionfo in una battaglia vinta per abbandono del campo da parte dell’avversario. Di vittorie del genere è costellata la sua storia di presidente della Fifa.

P.S. Leggendo questo post sarete indotti a credere che le manovre di acquisto o controllo di club da parte di attori dell’economia calcistica parallela siano faccende non riguardanti la realtà italiana. Sbagliato. Guardate cosa succede da due anni al Catania, club in cui l’ex agente di calciatori (ha ceduto l’agenzia al fratello…) Pablo Cosentino agisce da plenipotenziario.

Pablo Cosentino

Pablo Cosentino

Con risultati catastrofici dal punto di vista sportivo, peraltro. Ma magari quest’ultimo è un aspetto secondario della gestione. L’importante è far sbarcare a Catania calciatori argentini come Gonzalo Escalante e Gonzalo Piermateri. Il primo mai visto in campo, il secondo nemmeno in panchina.

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Chi è Peter Lim, candidato acquirente di una quota di minoranza del Milan (anticipazione da “Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale”)

Cari amici, come molti di voi sapranno è in uscita (23 aprile) il mio libro “Gol di rapina”, in cui racconto l’invasione dell’economia parallela nel calcio globale. E’ di questi giorni la notizia che il Milan si appresti a cedere il 30% del proprio pacchetto azionario a investitori asiatici. A questo proposito, si parla di capitali arabi ma anche di un magnate singaporiano chiamato Peter Lim. I pochi giornali italiani che hanno cercato informazioni sul personaggio ne hanno dato un quadro molto superficiale. Per quanto mi riguarda, mi sono imbattuto nella figura di Peter Lim diversi mesi fa mentre lavoravo al libro. Tutto ciò che trovate nel frammento che segue, che è solo una piccola parte di un paragrafo del vasto capitolo dedicato a Jorge Mendes, è stato scritto fra dicembre e gennaio. Buona lettura,e  arrivederci in libreria.

 

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[…]Jorge Mendes, (…) non perde l’occasione di proporsi come punto di raccordo fra club in cerca di un nuovo proprietario e finanzieri extraeuropei a caccia d’investimenti nel mondo del pallone. Uno di questi è il singaporiano Peter Lim, il figlio di un pescivendolo che ha costruito una ricchezza stimata per il 2010 da Forbes in 1,5 miliardi di dollari e collocata al seicentocinquantacinquesimo posto su scala mondiale.

 

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Peter Lim

Peter Lim

 

Nel mondo degli affari parte come broker e realizza investimenti fortunati, soprattutto nell’agribusiness. Come quello dell’olio di palma, effettuato con un impegno da 10 milioni di dollari nella Wilmar International Limitede orientato principalmente alla produzione di biocarburanti. Wilmar International è una società che si è guadagnata una cattiva fama sul piano globale per via delle pessime performance ambientali. Una classifica stilata ogni anno da Newsweek denominata Green Rankings, ha relegato Wilmar International all’ultimo posto d’una lista di 500 compagnie internazionali. Per questo motivo, in seguito alle pressioni della Rainforest Foundation, il fondo pensioni del governo norvegese (che è il fondo più grande del mondo, costituito attraverso il surplus dei proventi da commercio di petrolio), ha escluso nel 2013 Wilmar International dai suoi investimenti. Lim ha anche una grande passione per lo sport, specie per quei segmenti che presentano ampi margini di redditività. In questo senso, la sola eccezione viene dalla donazione di 10 milioni di dollari al comitato olimpico di Singapore a favore dello sviluppo dei giovani talenti locali. Per il resto, si tratta di investimenti in brand di grandissimo impatto sul piano globale. A partire dall’acquisto di una significativa quota della McLaren Automotive, concluso nel 2011. É stato anche proprietario dal 2002 di una catena di bar dislocati in diversi paesi asiatici e licenziatari del marchio Manchester United, club di cui Lim è tifoso dichiarato: un accordo decennale da 1,3 miliardi di dollari. Questo dettaglio non gli giova quando nel 2010 prova a comprare il Liverpool, la cui tifoseria è rivale storica di quella dei Red Devils. Il tentativo va a vuoto, ma Lim non demorde dall’intenzione di investire nel calcio europeo. Manifesta interesse per l’acquisto dei Rangers Glasgow, e benché anche questa opportunità sfumi insiste nell’idea di comprare un club. E a quel punto, a chi si rivolge per avere qualche chance di centrare l’obiettivo? Ovviamente a Jorge Mendes. Che presenta al finanziere singaporiano la possibilità di rilevare il Middlesbrough, club retrocesso nella serie B inglese al termine della stagione 2008-09. Per il boss di Gestifute si tratta dell’ennesimo club amico. Lì realizza traffici giocando di sponda con l’Atletico Madrid e il solito Peter Kenyon.

 

Peter Kenyion

Peter Kenyion

 

Si parla di un’offerta d’acquisto da 60 milioni di sterline avanzata da Lim, ma il club smentisce inglese smentisce parlando di una speculazione mediatica. Ordinarie schermaglie, rispetto alle quali non sapremo mai la verità anche perché l’affare non va a conclusione. Ma di sicuro ci sono due cose: che Lim è fortemente intenzionato a investire in un club europeo appartenente a uno dei paesi calcisticamente più avanzati, e che Mendes ha un peso rilevante anche nel Middlesbrough.

Per quanto riguarda il primo aspetto, va rilevato come soltanto pochi mesi prima la stampa spagnola avesse parlato del possibile acquisto d’un rilevante pacchetto azionario dell’Atletico Madrid da parte di Lim. L’operazione viene data vicinissima alla conclusione ma poi non si realizza. Pare che l’ostacolo stia nella volontà del presidente colchonero Miguel Ángel Gil Marin di trovare qualcuno che porti soldi freschi senza però assumere il controllo del club. E chi non vorrebbe fare il padrone coi soldi degli altri? Comunque i rapporti fra Lim e Atletico Madrid rimangono buoni, come dimostra la gara amichevole giocata il 23 maggio 2013 dalla squadra spagnola a Singapore contro una selezione nazionale. Si tratta di un evento di fundraising a beneficio del comitato olimpico di Singapore. L’Atletico vince 2-0 e si aggiudica la Peter Lim Charity Cup.

 

 

 

Un gran colpo propagandistico, come altri che il magnate mette a segno mettendo il calcio sullo sfondo. Un altro esempio di questo genere è l’ostentata amicizia con Cristiano Ronaldo, che come si è visto quando c’è da strusciarsi coi ricchi sfondati non si tira mai indietro.

 

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Per quanto riguarda l’influenza di Mendes a Middlesbrough, se ne avrà un altro segno qualche mese dopo con l’ingaggio di Aitor Karanka come allenatore. Avviene a novembre del 2013, quando il tecnico spagnolo viene chiamato a sostituire Tony Mawbray.

 

Aitor Karanka

Aitor Karanka

Tony Mawbray

Tony Mawbray

La figura di Karanka ha un significato particolare. Per tre anni è stato il vice di Mourinho al Real Madrid, nei cui quadri tecnici era già inserito prima che il portoghese venisse ingaggiato. Ma nonostante ciò, quando Mourinho negli ultimi mesi rompe definitivamente con l’ambiente Karanka si schiera con lui bruciandosi la piazza. La prova definitiva si ha quando Karanka si schiera dalla parte del tecnico portoghese nel conflitto contro Iker Casillas, uno dei senatori madridisti relegato in panchina per ragioni politiche più che tecniche. Chiusa la parentesi madridista, Mourinho propone a Karanka di seguirlo al Chelsea per fargli da vice anche lì. L’ormai ex madridista declina l’offerta perché vuole provare l’avventura in proprio, ma ciò significa che per qualche mese rimane a spasso. Fino a che non si libera la casella giusta. E a quel punto l’agente di  Mourinho provvede a saldare il debito. In ragione di questa libertà di movimento col Middlesbrough, Mendes fa intravedere a Lim la possibilità di acquistare il club. Poi si presenta l’opportunità di acquistare il Valencia, club in profonda crisi finanziaria e esposto per 305 milioni col gruppo Bankia. Un’occasione particolarmente invitante per qualsiasi investitore. Tanto più che allo stesso Mendes viene richiesto di dare una mano nella ricerca di un investitore. E lui porta proprio Lim. Lo fa per un motivo molto semplice: i due sono soci d’affari, e in più di un’impresa. Fra esse ritroviamo una nostra conoscenza recente: la QSI (Quality Sports Investments), di cui il magnate singaporiano è uno dei finanziatori. Alla fine anche il Valencia si aggiunge alla lista delle scalate calcistiche fallite da Lim. Ma si può star sicuri che i tentativi non si fermeranno qui, e che anche in occasione dei prossimi il magnate singaporiano avrà al proprio fianco il boss di Gestifute. E di questo ininterrotto legame si ha una dimostrazione ai primi di febbraio del 2014. In quei giorni un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited (MCL), compra il 100% di due calciatori del Benfica: Rodrigo e André Gomes. I lettori più vispi ricorderanno che ai due si è fatto cenno nel capitolo dedicato al Portogallo, e specificamente nella parte in cui si parla dei fondi dedicati ai singoli club. Come si è detto, nell’estate 2013 il Benfica Stars Fund ha acquistato il 24% di André Gomes e il 20% di Rodrigo. A febbraio giunge il MCL e compra i due calciatori per una cifra semplicemente scandalosa: 45 milioni di euro.

 

Rodrigo

Rodrigo

Andre Gomes

Andre Gomes

 

Una somma tanto più scandalosa se si pensa che Rodrigo è un discreto calciatore e nulla più; e che André Gomes, al momento dell’acquisto da parte di MCL, ha giocato la bellezza di due partite in campionato subentrando in entrambi i casi al novantesimo minuto. Altra stranezza: a dispetto di una spesa così ingente, i due calciatori vengono lasciati a Benfica fino alla fine del torneo. Come mai? Risposta sconosciuta. Quella che invece viene fornita riguarda il nome del finanziatore di MCL: è Peter Lim. Motivo di un investimento così spropositato? Forse un giorno sapremo, chissà.