Jorge Mendes e la macchina della propaganda

Jorge Mendes

Jorge Mendes

 

Colpire con largo anticipo e farlo in modo rumoroso. Jorge Mendes ha scelto il metodo Shock and Awe per avviare la personale campagna 2016-17, quella che dovrà sancire in modo definitivo la sua incoronazione al ruolo di uomo più potente del calcio globale. Nell’anno dell’ultimo Campionato Europeo da disputarsi con la formula del paese ospitante, e in un momento della stagione in cui i tornei nazionali sono ancora in corso e le finali delle coppe europee rimangono da giocare, il boss di Gestifute ha già messo a segno uno dei colpi di mercato che segneranno l’intera campagna trasferimenti estiva. E ancora una volta lo fa mobilitando cifre surreali. Lo scorso martedì è stato ufficializzato il passaggio del giovane Renato Sanches dal Benfica al Bayern Monaco. La cifra complessiva dell’affare, 80 milioni, è uguale a quella di un alto affare clamoroso orchestrato da Jorge Mendes al termine della campagna trasferimenti estiva del 2015: il passaggio di Anthony Martial dal Monaco al Manchester United, a proposito del quale abbiamo avuto modo di chiarirci le idee grazie ai documenti pubblicati da Football Leaks.

 

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Renato Sanches

 

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Anthony Martial

 

E come in quel caso anche stavolta la somma è scaglionata tra una cifra fissa e una serie di bonus legati a obiettivi. Nel caso dell’attaccante francese, il Manchester United ha versato 50 milioni legando gli ulteriori 30 al raggiungimento di tre diversi bonus da 10 milioni ciascuno. Invece per quello che riguarda il centrocampista portoghese la parte fissa si attesta sui 35 milioni, mentre quella legata ai bonus ammonta a 45. Non tutti facilmente raggiungibili, questi ultimi. Resta però l’esorbitante ammontare dell’affare, per un calciatore d’età ancora giovane che poco ha mostrato e tantissimo deve ancora esibire. Almeno per il momento gli 80 milioni pagati sono una sopravvalutazione ai limiti della sconcezza. Ma non è la prima e non sarà l’ultima, specie se c’è di mezzo Jorge Mendes. E soprattutto c’è un altro aspetto della questione sul quale bisogna riflettere: la gigantesca macchina propagandistica che è stata montata attorno alla storia di Renato Sanches, battezzato come fenomeno prima ancora di esordire in prima squadra e poi celebrato quotidianamente dalla stampa sportiva portoghese come un predestinato.

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Chi segue quotidianamente la realtà del calcio portoghese sa quanto stucchevole sia stata questa campagna d’appoggio al “nuovo fenomeno del calcio portoghese e mondiale”.

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Titolare del Benfica, e poi nazionale, e infine tesserato da uno dei club più ricchi e potenti del mondo con esborso di una cifra esagerata. Una velocità d’affermazione come nemmeno Diego Armando Maradona. Tutto molto bizzarro, così come altri dettagli che riguardano il personaggio. A cominciare dalla sua età, tema che nel piccolo mondo portoghese accende dibattiti feroci con tanto di minacce di querela. Perché mai?
C’è innanzitutto il fatto che, in quanto diciottenne, Renato Sanches sembra – come dire? – parecchio maturo e fisicamente sviluppato.

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Un bel fisico da diciottenne

E fin qui nulla di cui insospettirsi oltremodo: magari il ragazzo ha avuto una crescita fisica precoce, come a tanti altri suoi coetanei può capitare. E però questo dettaglio, riguardante il rapporto fra la struttura fisica e l’età presunta che “a vista” possiamo attribuire a un soggetto, va a fare il paio con la bizzarra vicenda della registrazione all’anagrafe di cui Renato Sanches è stato oggetto. La versione ufficiale narra che il nuovo fenomeno del pallone globale sia venuto al mondo a Lisbona in data 18 agosto 1997. Però questa data di nascita sarebbe stata registrata all’anagrafe soltanto cinque anni dopo. I motivi di questo ritardo sarebbero dovuti alla separazione fra i genitori, entrambi capoverdiani. E tuttavia, secondo la versione ufficiale, pur registrata in ritardo la data di nascita del ragazzo è quella reale.

Ciascuno è libero di giudicare questa versione dei fatti. Ovvio però che il mix fra i “dubbi dell’occhio” e la ritardata registrazione all’anagrafe alimenti maligne interpretazioni sull’età di Renato Sanches. Un tema sul quale Jorge Mendes è particolarmente sensibile, arrivando a mostrare un nervosismo fuori misura. La prima dimostrazione di ciò si ha lo scorso novembre. Succede che Carlos Severino, candidato sconfitto a marzo 2013 da Bruno De Carvalho alle elezioni presidenziali dello Sporting Clube de Portugal, esterni in tv i propri dubbi sull’età del nuovo fenomeno: “Se faccio il paragone con mio figlio dodicenne, mi pare che Renato Sanches abbia 28-30 anni”.

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Carlos Severino

 

Immediatamente Jorge Mendes dà mandato a uno dei suoi avvocati di querelare Severino per diffamazione. Per i mesi che seguono pare che questa lite sia destinata a rimanere un caso isolato, e invece giusto in questi ultimi giorni si è riacceso un conflitto a tutto campo fra lo sportinguismo e il clan di Renato Sanches sulla questione anagrafica. Dapprima provvede Gilberto Borges, responsabile della sezione Hockey su Pista del club leonino, con un post su Facebook in cui mette in evidenza alcune discrepanze sulla progressione in carriera del “giovane fenomeno”.

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Gilberto Borges

 

Il post viene rimosso dopo poche ore, ma il suo testo viene riportato da diverse testate. Poi arriva lo scontro fra Renato Sanches e il presidente sportinguista Bruno De Carvalho. La notizia è riportata in prima pagina da Record nell’edizione di giovedì 12: il “giovane fenomeno” minaccia di querelare il presidente se entro cinque giorni non ritratterà una pubblica presa di posizione dello scorso 20 marzo.

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Bruno De Carvalho

In quell’occasione il focoso presidente sportinguista ebbe da ridire anche lui sull’età di Renato Sanches, e inoltre stigmatizzò una sua durissima entrata su Bryan Ruiz in occasione della gara tra Sporting e Benfica del 4 marzo, ipotizzando che fosse mirata a far male.

Qualora Bruno De Carvalho non facesse pubblica ammenda di quelle dichiarazioni, Renato Sanches procederà con la querela. Il presidente leonino ha già fatto saper che a ritrattare non ci pensa nemmeno, e dunque ci sarà altro materiale per giudici e avvocati. Che di questo passo, sul dossier del “giovane Renato Sanches” potrebbero alimentare una casistica giudiziaria da porre come case study giurisprudenziale. Tutto, pur di non fare la sola e elementare mossa che fugherebbe ogni dubbio: fornire una prova scientifica e inequivocabile sull’età del calciatore. Basterebbe poco, e chissà come mai il “giovane fenomeno” e il suo onnipotente agente non abbiano preso in considerazione l’eventualità. Con un una prova scientifica tra le mani fugherebbero definitivamente ogni dubbio, e disporrebbero di un’arma micidiale da utilizzare nelle aule di tribunale contro chiunque osasse mettere in dubbio i dati anagrafici di Renato Sanches. Ma evidentemente le cose semplici finiscono per essere sempre le più complicate. Meglio le polemiche a mezzo stampa e le querele per diffamazione. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna difficoltà a credere che Renato Sanches sia nato il 18 agosto del 1997, così come non ne avrei se mi dicessero che fosse nato il 25 ottobre del 1999 o il 3 marzo del 2001. Non ho mica tempo per montare in groppa al Ronzinante e lanciarmi all’assalto dei Mulini dell’Anagrafe. Se però è ancora consentito avere un’opinione sull’età apparente di una persona, dico che per me Renato Sanches dimostra perlomeno 25 anni. Lo dico come dico che a mio giudizio Jorge Mendes, la cui età anagrafica è di 50 anni, ne dimostra poco più di 40. Ho forse leso l’immagine pubblica del “giovane fenomeno” perché mi sembra più anziano di quanto dichiari, e quella del suo amorevole agente perché rischio d’averlo etichettato come bamboccione? E soprattutto, ho ancora facoltà di esprimere un’opinione sull’età apparente di una persona senza rischiare la querela per diffamazione?

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Don Chisciotte e il suo Ronzinante

 

Come vedete, siamo pienamente nel campo delle amenità, della distrazione di massa che alimenta le polemiche anziché formulare le domande giuste. Meglio dare il proprio, volenteroso contributo alla macchina della propaganda mendesiana che da martedì pomeriggio lavora a pieno regime e minaccia d’andare avanti a tutto motore fino alla conclusione della campagna trasferimenti estiva. Se n’è avuto un assaggio sfogliando le edizioni di mercoledì dei tre quotidiani sportivi portoghesi. Ovviamente spiccava A Bola, il più attento agli umori della nazione benfiquista. La prima pagina era una celebrazione del Menino de Ouro, con grande enfasi sull’ennesima pioggia di denaro che si riversa nelle casse del Benfica. Per merito di chi? Ovviamente di Jorge Mendes, che da pochi mesi è l’agente di Renato Sanches e da almeno due anni il Gran Ciambellano del mercato benfiquista.

 

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Il giornale non si sottrae al rito del bacio della pantofola e menziona il boss di Gestifute a pagina 6, con tanto di fotografia.

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Ma non finisce qui, perché l’edizione di A Bola mandata in edicola mercoledì 11 maggio è una specie di Tutto Mendes minuto per minuto. Una cosa che avevo già visto realizzarsi con l’edizione del 3 ottobre 2015, della quale parlerò nel libro M – L’orgia del potere, in uscita a ottobre. Oltrepassata la sezione del giornale dedicata al Benfica, infatti, arriva quella sullo Sporting che si apre con la notizia della possibile cessione di João Mario al Manchester United. Affare che sarebbe completamente orchestrato da Jorge Mendes, molto più quanto dica l’articolo (che però è accompagnato da un sommario in cui non si perde la chance di ricordare il ruolo fondamentale del super-agente)

 

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Sono diverse le leve manovrate dal super-agente in questo possibile affare: il Manchester United è infatti un club che da sempre realizza col super-agente portoghese affari a cifre esagerate, e nell’ultimo biennio la relazione si è infittita; il principale candidato alla panchina dei Red Devils continua a essere José Mourinho, cliente di Mendes; così come lo è Joâo Mario; e infine, come ci ricorda l’ottimo blogger portoghese O artista do dia, c’è il dettaglio che il 25% dei diritti economici del calciatore sportinguista sono in possesso di Quality Football Ireland, facente capo alla catena dei fondi controllati da Quality Sports Investments (QSI). Di questi fondi, su cui la Fifa ha indagato salvo poi ritirarsi in buon ordine, si disse in un primo tempo che avessero proprio Jorge Mendes fra i propri soci. Questa interpretazione causò l’intervento chiarificatore di Carlos Osorio De Castro, avvocato di fiducia del boss di Gestifute. Osorio De Castro, a margine del chiacchierato trasferimento del portiere Roberto dal Benfica al Saragozza, dichiarò che il suo cliente non è socio di QSI, ma soltanto un consulente. E ovviamente non mi passa per la testa di contraddire l’avvocato di Jorge Mendes, vista la facilità di querela che vige in Gestifute e dintorni. Però a proposito di Osorio De Castro mi piace ricordare un dettaglio di carattere familiare. La sua amata figliola Francisca è una cantante pop, nota nel mondo dello spettacolo col nome Kika.

 

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Carlos Osorio De Castro

 

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Kika

Classe 1997 come Renato Sanches, la giovane Kika è precoce al pari del “nuovo fenomeno” del calcio portoghese. Nel 2014, all’età di 17 anni, Fraceschina Osorio De Castro vide il suo brano musicale “Vai Portugal” scelto come inno d’accompagnamento della nazionale per i mondiali brasiliani. E mi guarderei bene dal dubitare che quella scelta sia stata la più trasparente possibile. Mi limito a dire che quel brano è una cacata pazzesca. Giudizio personale di qualità, se è ancora lecito esprimerne senza beccarsi una querela.

Tornando a QSI, Mendes ne è sicuramente un consulente, come abbiamo saputo dal papà della cantante Kika. E dunque, ricapitolando, João Mario è un assistito di Jorge Mendes i cui diritti economici sono per un quarto proprietà di un fondo il cui principale consulente si chiama Jorge Mendes, e potrebbe andare a giocare in un club in ottimi rapporti con Jorge Mendes trovando come allenatore un altro cliente di Jorge Mendes. L’uomo che si è fatto calciomercato.

Continuando lo sfoglio del giornale si trova un articolo dedicato a Adrian Lopez, l’attaccante ex Atletico Madrid che oltre a essere un cliente di Jorge Mendes è stato anche uno dei più grandi flop recenti del calciomercato portoghese. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato il Porto. A causa di questo pessimo affare il presidente portista Pinto Da Costa ha dichiarato di recente che d’ora innanzi sarà più cauto nel fare affari con Jorge Mendes. Adrian Lopez ha trascorso in Spagna la stagione appena conclusa, giocando con la maglia del Villarreal. E anche lì non ha fatto alcunché di memorabile. Ma è bastato che conducesse un decente finale di torneo perché A Bola  parlasse di “luce in fondo al tunnel” e gli dedicasse quasi una pagina con citazione obbligatoria di Jorge Mendes.

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E infine, nella sezione dedicata agli “altri sport”, ecco un pezzo sul tennista numero 1 in Portogallo: Joao Sousa, che fa riferimento alla possibilità di andare alle Olimpiadi e ne parla come di un sogno che aveva da bambino. Anche Joao Sousa è un cliente di Jorge Mendes tramite la Polaris, agenzia specializzata nella gestione dei diritti d’immagine. E almeno in questo articolo il super-agente non viene citato, ma poco cambia.

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Da A Bola si passa a O Jogo, quotidiano sportivo di Oporto. Che riserva adeguato spazio al trasferimento di Renato Sanches in Germania e mette in evidenza un altro aspetto dell’affare: il ruolo chiave svolto da Carlo Ancelotti, neo-allenatore dei bavaresi.

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Il tecnico emiliano non risulta fra i clienti di Mendes, ma nei mesi scorsi i due non hanno mancato di mostrare in pubblico quanto buoni siano i loro rapporti. Lo scorso novembre Ancelotti era a Londra in occasione della prima mondiale del film su Cristiano Ronaldo, e si è fatto fotografare abbondantemente assieme al calciatore e al suo agente.

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Ma ciò non significa che la scelta di Ancelotti in favore di Renato Sanches sia stata dettata da motivi diversi rispetto alla valutazione tecnica, ci mancherebbe altro.

Nella pagina successiva trovava spazio un’intervista con Domingos Soares Oliveira, direttore finanziario del Benfica. Da cui è giunto un annuncio a proposito dell’impiego che il club encarnado farà dei denari versati dal Bayern.

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Verranno impiegato sul mercato in entrata, e in questo senso uno dei primi obiettivi è l’argentino Rodrigo Bentancur del Boca Juniors.

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Rodrigo Bentancur

 

Per acquisirlo, specifica il giornale rimarcando una cosa nota da settimane, “il Benfica sarà appoggiato da un gruppo d’investitori guidato da Jorge Mendes”. Dunque, Jorge Mendes pilota la cessione al Bayern di un calciatore da lui assistito e poi dirige parte di quei denari verso l’acquisto di un altro calciatore d’interesse suo e del gruppo d’investitori che lo appoggia. Ma va tutto bene, madama la marchesa, e i giornalisti portoghesi non fanno una piega.

L’apoteosi viene toccata col quotidiano Record. Che dedica le pagine 2 e 3 ai dettagli dell’affare, e rende protagonisti pure i professionisti che hanno portato a termine la trattativa. Non riesco a riprodurre la pagina, ma riporto una sua versione web.

Si tratta di Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso.

Rendeiro è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, lo stesso di Osoriuo De Castro di cui Gestifute è cliente; Cardoso è un funzionario della stessa Gestifute. Il modo in cui la pagina di Record è disegnata, e le foto che vengono inserite, comunicano una rappresentazione dei fatti molto chiara: più che tra Bayern Monaco e Benfica, si è trattato di un affare tra il club bavarese e Gestifute. Che il mondo sappia chi muove i fili degli affari.

Questo è lo stato dell’informazione sportiva portoghese quando c’è di mezzo Jorge Mendes. E in una situazione del genere fare controinformazione è non soltanto un dovere, ma uno strumento d’autodifesa.

 

 

Una settimana da Mendes

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Questa è la descrizione della settimana trascorsa da Jorge Mendes, l’uomo più potente del calcio globale, tra mercoledì 19 agosto e giovedì 27 agosto. Facciamo settimana lunga, sì. Tutti i fatti riportati sono rigorosamente veri, o comunque citazioni da fonti non smentite di stampa portoghese e internazionale. La cronaca fa emergere una figura simile a quella di Bruce Almighty, il personaggio interpretato da Jim Carrey nel film circolato in Italia col titolo Una settimana da Dio. Così è stata l’ultima settimana di Jorge Mendes. Che rispetto a Bruce Almighty mostra una grande differenza: allo scadere di questa settimana non perde i superpoteri.

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MERCOLEDI’ 19 AGOSTO

 

Giorno di gloria e di rabbia al tempo stesso. Al Mestalla di Valencia si gioca il playoff di Champions League fra la squadra locale e il Monaco. Cioè due club pienamente sotto la sfera d’influenza di Jorge Mendes. Il Valencia è proprietà di Peter Lim, socio d’affari di Mendes nonché compare d’anello dell’agente in occasione delle recenti nozze religiose con la signora Sandra Barbosa. Il Monaco è proprietà dell’oligarca russo Dmitri Rybolovlev, che ha fatto di Mendes il proprio consulente di mercato a partire dall’estate 2013.

Peter Lim

Peter Lim

Dmitry Rybolovlev

Dmitry Rybolovlev

Il giorno della partita il quotidiano sportivo francese L’Equipe pubblica uno schema in cui si mostra come le due squadre mettano assieme 19 tesserati (fra calciatori, allenatori e dirigenti) riconducibili a Jorge Mendes. Non viene menzionato l’allenatore del Monaco, Leonardo Jardim, che in passato era stato dato in orbita Mendes ma adesso è assistito da un altro agente portoghese, Nelson Almeida. Al Mestalla scendono in campo 9 calciatori targati Jorge Mendes. La gara finisce 3-1 per gli spagnoli, ma i giornali parlando più del match Mendes vs Mendes che di Valencia-Monaco. Ci sarebbero tutte le condizioni per fare di quella gara un trionfo personale di Jorge Almighty Mendes. E invece per lui quel Valencia-Monaco è una disdetta: perché, in attesa della gara di ritorno, la sola cosa certa è che uno dei suoi due club non parteciperà alla fase a gironi della Champions League.

GIOVEDI’ 20 AGOSTO

Appena il tempo di mettere in archivio l’andata del play off contro il Monaco, e il Valencia realizza una cessione clamorosa. Il difensore centrale argentino Nicolas Otamendi viene ceduto al Manchester City per una cifra che all’unanimità viene definita lunare: 45 milioni. Chi ha negoziato l’affare? Ovviamente Jorge Mendes. E che il ruolo del superagente portoghese nel trasferimento del calciatore dovesse essere decisivo si sapeva già da giugno. A rivelarlo era stato l’agente di Otamendi, Eugenio López. Che in quei giorni diceva di dover negoziare il trasferimento del suo assistito non con Peter Lim, ma con Jorge Mendes . In Spagna, per sostituire Otamendi, dovrebbe giungere dal Manchester City il difensore franco-congolese Eliaquim Mangala. Per il quale l’anno prima il Manchester City aveva compiuto un’altra spesa folle: 40 milioni.

Nicolas Otamendi

Nicolas Otamendi

Eliaquim Mangala

Eliaquim Mangala

Indovinate un po’ chi è l’agente di Mangala? Ovviamente Jorge Mendes. Però Mangala rifiuta di lasciare Manchester, dunque c’è una casella da coprire. Si provvederà. Intanto però Jorge Mendes continua a mettere le mani sulla cantera del Benfica. Nei mesi scorsi la cosa era già stata segnalata (si veda qui e qui). Ma adesso il quotidiano O Jogo avverte che l’incetta dei migliori giovani talenti benfiquisti prosegue. Tutti i più promettenti dell’accademia di Seixal sono ormai sotto il controllo del superagente. Che sta anche aiutando il Benfica a piazzare in Inghilterra l’argentino Nico Gaitan, nonostante l’agente del calciatore sia José Iribarrén. Gli encarnados si sono momentaneamente liberati anche di un calciatore uruguayano arrivato a gennaio e rivelatosi superfluo: Jonathan Rodriguez. A prenderselo in carico è il Deportivo La Coruña, altro club mendesizzato il cui presidente è l’amico Augusto Lendoiro.

Jonathan Rodriguez

Jonathan Rodriguez

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

VENERDI’ 21 AGOSTO

Si diffonde la notizia che il Benfica ha acquistato l’argentino Bruno Zuculini. Calciatore di proprietà del Manchester City e dal curriculum imbarazzante. Da quando è approdato in Europa nel 2014 ha giocato zero partite in campionato coi Citiizen, una col Valencia di Nuno Espirito Santo (allenatore della scuderia di Jorge Mendes), e poi otto col derelitto Cordoba nella scorsa stagione di Liga spagnola.

Bruno Zuculini

Bruno Zuculini

Nuno Espirito Santo

Nuno Espirito Santo

Anche al Cordoba la colonia mendesiana è nutrita. Vi trova spazio pure Bebé, uno dei più grandi bluff che il calcio annoveri, giudicato all’unanimità il peggior acquisto di sempre nella storia del Manchester United.

Bebé

Bebé

Bebé non è soltanto un assistito di Mendes. Secondo quanto rivelato dalla rivista popolare Flash! è anche il fidanzato di Marisa Mendes, figlia di primo letto di Jorge (potete sfogliare e scaricare qui l’intero fascicolo della rivista).

La copertina del numero di Flash. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

La copertina del numero di Flash!. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

Marisa Mendes

Marisa Mendes

Bebé adesso è di nuovo in Spagna, prestato al Rayo Vallecano. Chi è proprietario del suo cartellino? Il Benfica. Ma venerdì 21 agosto è anche il giorno di un altro derby mendesiano: quello fra il Rio Ave, definito da Eurosport il Mendes FC  e lo Sporting Braga che non è certo da meno. Vince il Rio Ave per 1-0, e il gol è firmato dall’egiziano Ahmed Hassan, attaccante che ha vissuto un’estate particolare. Era stato portato al Benfica assieme a altri due giocatori del Rio Ave: Ederson e Diego Lopes. Tutti marcati Jorge Mendes. Purtroppo dalle visite mediche risulta che Hassan abbia un problema cardiaco, e dunque il giocatore viene rimandato indietro. Ottiene di nuovo l’abilità e torna in campo. Il gol contro il Braga suggella il suo recupero.

Ahmed Hassan comunica col suo agente

Ahmed Hassan comunica col suo agente

SABATO 22 AGOSTO

All’improvviso il trasferimento di Zuculini al Benfica salta. Pare che i dirigenti encarnados abbiano chiesto in giro e non siano rimasti per niente convinti delle referenze. C’è pure che il club decide di puntare su uno dei giovani di Seixal: Renato Sanches, che ha appena firmato un contratto valido fino al 2021 con clausola rescissoria da 45 milioni. Superfluo dire che l’agente di Renato Sanches è Jorge Mendes.

Renato Sanches

Renato Sanches

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Jorge Mendes riposò

LUNEDI’ 24 AGOSTO

Sono i giorni di Renato Sanches, 18 anni da appena sei giorni e già pronto al grande salto. Viene promosso titolare nel Benfica B e si allena con la squadra maggiore. Si parla già del ruolo che potrebbe ricoprire nella formazione encarnada: quello attualmente ricoperto da Pizzi. Che è un altro cliente di Jorge Mendes, ormai capace di garantire all’interno di una squadra il ricambio in un singolo ruolo.

Anche Pizzi comunica col suo aagente

Anche Pizzi comunica col suo agente

A dire il vero, in questa fase di onnipotenza il senhor Jorge Mendes è costretto pure a incassare qualche smacco. Il no di Mangala al trasferimento a Valencia è un brutto colpo, ma è soprattutto dal settore portieri che arrivano i segnali meno incoraggianti. Rui Patricio, portiere dello Sporting Clube de Portugal e della nazionale, prende finalmente la decisione che era nell’aria da mesi: molla Jorge Almighty Mendes per affidarsi alla Proeleven di Carlos Gonçalves, definito “agente emergente” in Portogallo e caratterizzato per uno stile pubblico schivo che è l’opposto dell’Almighty.

Rui Patricio

Rui Patricio

Carlos Gonçalves

Carlos Gonçalves

Ma il vero flop rischia di arrivare con David De Gea, portiere del Manchester United e della nazionale spagnola. Il ragazzo ha un contratto in scadenza nel 2016 e una ferma volontà di andare al Real Madrid. Secondo una fonte solitamente ben informata come la testata spagnola El Confidencial, è stato proprio per raggiungere questo obiettivo che De Gea è diventato tempo fa un cliente di Mendes dal 2012. E sempre da quella fonte si viene a sapere di un’ipotesi da Teoria del Complotto: sarebbe stato Jorge Almighty a manovrare per il trasferimento di Iker Casillas al Porto, per fare in modo che si liberasse una casella al settore portieri nella rosa del Real Madrid. Qualcuno si stupirebbe di scoprire che sia cosa vera?

David De Gea

David De Gea

Iker Casillas

Iker Casillas

Il problema è che la trattativa non si conclude. Il Real non ha intenzione di spendere cifre impegnative per un portiere che a giugno del 2016 sarà libero a zero euro, e nel frattempo il Manchester United è già andato oltre De Gea affidando il ruolo all’ex doriano Sergio Romero, cliente di Mino Raiola. Il risultato è che De Gea si ritrova nel limbo, e adesso minaccia un gesto clamoroso: licenziare Jorge Almighty Mendes se questi non dovesse portarlo al Real Madrid. Si tratterebbe di un evento clamoroso, uno di quei passaggi che portano a de-classificare un personaggio da onnipotente a semplice potente. Sarà il motivo principale per cui Jorge Almighty Mendes si sta sbattendo per concludere felicemente il Dossier De Gea, ma in questo lunedì egli è ormai proiettato verso il ritorno del suo personale derby europeo: Monaco-Valencia, in calendario peer la sera dell’indomani. Giusto nel pomeriggio di lunedì si diffonde la voce che il Valencia potrebbe acquistare Aymen Abdennour, difensore centrale del Monaco. Potrebbe essere lui il sostituto di Otamendi. E su questa mossa di mercato la si può pensare come si vuole, ma certamente è una cosa inopportuna che se ne parli a poche ore dalla gara di ritorno fra le due squadre con in palio un posto nella fase a gironi della Champions. Da precisare che Abdennour non fa parte della scuderia di Jorge Almighty Mendes. E tuttavia, chi è il soggetto che sta pressando affinché l’affare si concluda? Lascio che sia L’Equipe a svelare il segreto di Pulcinella.

Aymen Abdennour

Aymen Abdennour

MARTEDI’ 25 AGOSTO

I derby di Jorge Mendes non finiscono mai. Quello fissato per la serata di oggi è Monaco-Valencia di Champions League, iniziato mercoledì scorso. Stavolta vince 2-1 il Monaco, ma alla squadra del Principato non basta per accedere alla fase a gironi. C’è pure un altro derby di Jorge Mendes che continua: quello iniziato venerdì scorso fra Rio Ave e Sporting Braga. Forse avevate creduto che si fosse chiuso con la vittoria del Rio Ave per 1-0 siglata dal gol di Hamed Hassan. E invece quel derby prosegue in amicizia e affari, perché il Rio Ave si appresta a cedere un calciatore allo Sporting Braga. Chi è costui? Hamed Hassan, che va a vestire la maglia della squadra di  cui aveva decretato la sconfitta solo quattro giorni prima. Tranquilli signori, è tutto regolare. Come sempre.

MERCOLEDI’ 26 AGOSTO

Monaco eliminato, Monaco rimaneggiato. Il club di Rybolovlev decide di cedere all’offerta del Paris Saint Germain per Layvin Kurzawa, ma prima ancora che l’affare si concluda ha già in casa il sostituto: Fabio Coentrao, in scadenza di contratto nel 2019 col Real Madrid e piazzato in retrovia fra le preferenze di Rafa Benitez.

Laywin Kurzawa

Laywin Kurzawa

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Fabio “Hair” Coentrao

Coentrao arriva in prestito fino alla fine della stagione. Credo d’insultare la vostra intelligenza se specifico che l’agente del cotonatissimo terzino portoghese è Jorge Mendes.

GIOVEDI’ 27 AGOSTO

Hamed Hassan è ufficialmente un calciatore dello Sporting Braga. Contratto da 5 anni per il giocatore, e 700 mila euro per lo Sporting Braga che acquista il 50% dei diritti. Il restante 50% è diviso fra il Rio Ave e… indovinate un po’? La cifra di 700 mila euro per metà Hassan è impegnativa per lo Sporting Braga. Che però si rifà immediatamente vendendo il difensore centrale Aderlan Santos per una cifra parecchio generosa: 9,5 milioni.

Aderlan Santos

Aderlan Santos

La società acquirente? Il Valencia, giusto per fare un nome fin qui mai incontrato. C’era da coprire il vuoto lasciato da Otamendi, e comunque la pista che porta a Abdennour del Monaco non è ancora abbandonata mentre concludo la stesura di questo post. Anzi, le ultime notizie dicono che pure questa trattativa starebbe per andare a conclusione. Restano invece poco chiari i contorni dell’affare relativo a Aderlan Santos. Il quotidiano O Jogo riferisce che anche in questo caso il Braga è in possesso del 50%, ma non è nemmeno chiaro quanto il club arsenalista incasserà. Il restante 50% è nelle mani di non meglio specificati “investitori”. L’articolo riferisce pure che la trattativa “si è avvalsa della partecipazione di Jorge Mendes”. La vera notizia sarebbe stata se Jorge Mendes non fosse stato coinvolto. Da titolo di prima pagina sul New York Times.

Quella che vi ho descritto è una Settimana da Jorge Mendes. E non si tratta di una settimana d’eccezione, ma piuttosto è una regola. Specie durante le sessioni di calciomercato. Jorge Almighty Mendes può tutto, e dove non riesce s’inventa qualcosa. Alla fine vince sempre lui. Quanto al calcio, quello è morto già da un pezzo.

Post Scriptum delle ore 23.29: avevo pubblicato questo post da meno di due ore, quando è giunta la notizia ufficiale dell’ingaggio di Abdennour da parte del Valencia. La settimana lunga di Jorge Mendes non finisce mai.

Raul Jimenez, ovvero: il Benfica e il suo Mendesmarkt

Luis Filipe Vieira e Jorge Mendes

Luis Filipe Vieira e Jorge Mendes

Raul Jimenez

Raul Jimenez

Ormai possiamo chiamarlo Mendesmarkt. Il marchio sul calciomercato del Benfica, sempre più caratterizzato dall’impronta di Jorge Mendes.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

L’ultimo affare della serie è l’acquisizione del messicano Raul Jimenez, proveniente dall’Atletico Madrid e nelle scorse ore impegnato con le visite mediche. Ma la lista dei calciatori arrivati e partiti sotto l’egida del superagente è  davvero lunga, e costituisce ormai la parte più rilevante della politica di trasferimenti del club encarnado. Che ha vinto le ultime due edizioni della Liga portoghese, ma è anche autore di un precampionato preoccupante. La rivoluzione avviata in giugno a causa di una difficile situazione economica e della partenza dell’allenatore Jorge Jesus, clamorosamente passato sulla panchina dei rivali cittadini dello Sporting Club Portugal, vede il principale punto di riferimento in Mendes. Che oggi è indiscutibilmente il personaggio più potente sulla scena del calcio globale, e si muove realizzando affari che hanno come principale effetto quello di rafforzare la sua vasta rete di potere politico e economico. Al Benfica il superagente è ormai una sorta di dirigente ombra, l’uomo cui il presidente Luis Filipe Vieira ha affidato la missione di rendere possibili gli affari più difficili. E Mendes opera in questo senso, ma facendo anche in modo che tutto quanto avvenga dentro il proprio, sterminato circuito di calciatori, tecnici, club alleati e dirigenti amici.

Luis Filipe Vieira

Luis Filipe Vieira

Il rapporto tra Jorge Mendes e il Benfica esiste sin dal momento in cui il potere del superagente ha cominciato a ampliarsi, come del resto è avvenuto con tutti gli altri club portoghesi. Ma nel periodo più recente l’impronta del boss di Gestifute  sul mercato delle Aguias si è fatta marcata. Il punto di svolta si ha nelle ultime ore del mercato invernale 2014, quando il club realizza un’operazione parecchio strana. Due suoi calciatori, Rodrigo e André Gomes, vengono venduti per una cifra che in quel momento viene giudicata esagerata: 45 milioni. A acquistarli è un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited, che decide di lasciare i due calciatori a Lisbona fino a giugno. Meriton è proprietà di Peter Lim, miliardario singaporiano che, incidentalmente, è anche socio di Jorge Mendes nei fondi Quality Sports Investments. In quella fase Lim sta pianificando la scalata al Valencia, e sarà lì che Rodrigo e André Gomes approderanno quando ancora il businessman di Singapore dovrà concludere l’acquisizione del club spagnolo.

Da quel momento l’ascesa di Mendes al Benfica è inarrestabile. Nell’estate del 2014 il superagente mette le mani su tre dei calciatori più in vista del Benfica B: Bernardo Silva, Ivan Cavaleiro e Joao Cancelo. I tre vengono presi in prestito con diritto di riscatto fissato per ciascuno a 15 milioni, e destinati a tre club molto vicini a Mendes: Monaco, Deportivo La Coruña e Valencia. A Monaco e a Valencia gli allenatori sono i portoghesi Leonardo Jadim e Nuno Espirito Santo, entrambi assistiti di Mendes. A La Coruña il presidente è Augusto César Lendoiro, il dirigente con cui Mendes realizzò la prima vera intermediazione da agente. In quell’occasione a La Coruña giiunse un portiere che rispondeva al nome di Nuno Espirito Santo. Sì, proprio l’attuale allenatore del Valencia.

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

Nuno Espirito  Santo

Nuno Espirito Santo

A fine stagione 2014-15 il Benfica vede andar via definitivamente i tre: Bernardo Silva e Ivan Cavaleiro al Monaco, Joao Cancelo al Valencia. E il ricorrere della cifra di 15 milioni richiama più di un’attenzione. Gli encarnados tirano anche un sospiro di sollievo vedendo andare via pure Bebé, preso nell’estate 2014  e spedito in Spagna a gennaio 2015, per andare a dare un contributo alla retrocessione del Cordoba. Bebé, rientrato dal prestito in Spagna, vi è tornato per provare l’avventura al al Rayo Vallecano. Il suo agente è ovviamente Jorge Mendes.

Bebé

Bebé

Del resto, l’uomo che attraverso Gestifute comanda le principali operazioni del calciomercato globale è ormai per Luis Filipe Vieira come una coperta di Linus. C’è da vendere Enzo Perez? Lo compra il Valencia dell’amico (di Mendes) Peter Lim. C’è da sbolognare Sidnei, tornato dal prestito all’Espanyol Barcellona? Ecco in soccorso l’altro amico (di Mendes) Lendoiro, che s’accorge di come il Deportivo La Coruña abbia giusto una lacuna sulla fascia sinistra. Bisognerebbe piazzare in Inghilterra i due argentini Salvio e Gaitan? Ecco che l’amico Jorge muove l’artiglieria pesante. I due vanno a braccetto persino alla finale di Champions a Berlino fra Barcellona e Juventus. E intanto  il superagente prosegue il reclutamento dei migliori ragazzi del Benfica B da parte di Gestifute. A gennaio del 2015 tocca a Gonçalo Guedes, che per entrare nell’orbita di Mendes rischia di affrontare un pesante contenzioso col suo ex agente Paulo Rodrigues. E a giugno scorso è il turno a Helder Costa che va in prestito al Monaco, altro club molto amico di Mendes. Riscatto già fissato per l’anno prossimo a 15 milioni, una novità.

Helder Costa

Helder Costa

In compenso gli encarnados si vedono recapitare tre calciatori del Rio Ave, definito Mendes F.C. da un servizio ospitato dal sito di Eurosport. Si tratta di Ederson, Diego Lopes e Hassan. Quest’ultimo non supera le visite mediche per problemi cardiaci e viene rimandato a Vila do Conde. E certo si verifica anche lo smacco di vedere il tecnico Jorge Jesus, ennesimo assistito di Mendes, fare di testa sua e andarsene dall’altra parte della barricata lisboeta. Ma il Benfica non ha certo la forza di recriminare contro il Signor Gestifute. Non può. E si presta addirittura a essere un mezzo delle prove di forza di Mendes contro i rivali di Doyen Sports Investments. Come avvenuto nel caso del giovane olandese di origine marocchina Bilal Ould-Chikh. Che è un tesserato del Twente, club molto vicino al fondo maltese, a sua volta proprietario di una quota dei diritti economici sul calciatore.

Bilal Ould Chikh

Bilal Ould Chikh

Il Benfica tratta col club e prende quello che viene identificato come “il nuovo Robben”, lasciando che sia poi il Twente a regolare la pendenza con Doyen. A orchestrare l’affare, ancora una volta, è Mendes. E adesso, ecco Raul Jimenez. Arrivato l’estate scorsa all’Atletico Madrid suscitando grandi aspettative, ma presto finito in retrovia causa mediocre rendimento. A ottobre 2014 Jorge Mendes compra il 50% dei diritti economici del messicano. Che adesso arriva al Benfica e si appresta a firmare fino al 2020. A chi andranno i denari pagati dal Benfica? Sarà possibile leggerlo nel consueto comunicato del Benfica all’autorità di Borsa? Sono tutti consapevoli che dal primo maggio scorso TPO e TPI sono messe al bando?

Interrogativi gravosi. E intanto un’analogia si fa largo. Quella con un altro superagente portoghese, che al culmine del  proprio potere si legò al Benfica  e da lì cominciò a affrontare una caduta rovinosa. Si tratta di José Veiga, e il presidente del Benfica con cui sia alleò era lo stesso Luis Filipe Vieira.

José  Veiga

José Veiga

José Veiga cadde anche perché soppiantato dalla scalata di un giovane rampante: Jorge Mendes. La vita è un cerchio, e prima o poi il periplo si compie.

Campaňa, lo showman Ferrero e i misteri del calciomercato doriano

José Campaña

José Campaña

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

Per i tifosi del Porto è stata un’apparizione. Venerdì 19 dicembre, in occasione dell’ultima gara di campionato prima della sosta di fine anno, sono finalmente riusciti a vedere in campo José Campaňa, centrocampista spagnolo classe 1993 giunto al club dei Dragoes all’ultimo giorno della scorsa sessione estiva di calciomercato. Arrivato in Portogallo con l’etichetta di pupillo del basco Julen Lopetegui, l’allenatore portista che da CT dell’Under 21 spagnola lo ha avuto alle proprie dipendenze, Campaňa fino a quel momento non aveva mai messo piede in campo.

Julen Lopetegui

Julen Lopetegui

Di più: in tre mesi e mezzo di permanenza al Porto gli era stata riservata soltanto una convocazione. Era accaduto il 5 dicembre in occasione della trasferta a Coimbra contro l’Academica, quando il centrocampista sivigliano aveva assistito alla vittoria 3-0 dei suoi compagni. Per riuscire a vederlo in campo è stato necessario che fossero indisponibili i due giocatori scelti a inizio stagione da Lopetegui per il ruolo di trinco, che nello slang calcistico portoghese indica il mediano di regia che si piazza davanti alla difesa a distribuire il gioco: il brasiliano Casemiro, in prestito dal Real Madrid nonché controllato da Doyen Sport Investments, assente per squalifica; e il giovanissimo Ruben Neves (classe 1997), messo fuori causa fino al termine di gennaio da una distorsione al ginocchio destro rimediata il 10 dicembre durante la gara di Champions sul campo dello Shakhtar Donetsk.

Casemiro

Casemiro

Ruben Neves

Ruben Neves

Ma nemmeno le assenze del titolare e della riserva nel ruolo di trinco sarebbero sufficienti per garantire il posto in campo a Campaňa, come dimostrano alcune scelte fatte nel corso di questo primo scorcio di stagione da Lopetegui. Che in altre occasioni aveva preferito adattare al ruolo i difensori centrali (a turno: lo spagnolo Ivan Marcano, l’olandese Bruno Martins Indi, e il quasi desaparecido messicano Diego Antonio Reyes) piuttosto che ricorrere al giovane sivigliano. Dunque, per riuscire a vedere in campo l’ex Under 21 è stato necessario che l’avversario del Porto fosse una squadra in caduta libera nel campionato portoghese: il Vitoria Setubal, reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei gare. Sulla panchina dei sadinos siede Domingos Paciencia, che con l’allenatore portista Julen Lopetegui condivide una caratteristica: entrambi sono molto amici di Jorge Mendes, il più potente broker del calcio globale. Ma questo è soltanto un dettaglio.

Domingos Paciencia

Domingos Paciencia

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Come era prevedibile, il Porto stravince (4-0) senza nemmeno forzare. Campaňa gioca discretamente 74 minuti di una partita dai ritmi blandi, poi a causa di un affaticamento muscolare lascia il posto all’ex pescarese Juan Fernando Quintero, la cui metà è stata riscattata dal Porto giusto il giorno prima per 4,5 milioni.

Juan Fernando Quintero

Juan Fernando Quintero

Dunque, finalmente il centrocampista spagnolo mette nel curriculum la prima presenza in campo nel corso di questa stagione 2014-15. E registrato il dato è lecito porsi alcune domande. La più banale riguarda il se e il quando sarà possibile rivederlo in campo. Ma soprattutto c’è da chiedersi perché mai la Sampdoria abbia investito soldi in questo giocatore di dubbio valore, che viene sballottato da un club all’altro senza lasciare traccia. Perché in ciò consiste il dettaglio di maggior interesse: questo fantasma dei campi e dei campionati europei è dallo scorso luglio un calciatore di proprietà del club presieduto da Massimo Ferrero, e si trova al Porto in prestito. Ma a questo punto è necessario tornare indietro e mettere in fila un po’ di dettagli.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

José Ángel Gómez Campaňa cresce nel Siviglia, facendo la trafila tra la squadra B e quella principale. Con quest’ultima mette insieme 20 presenze fra il 2011 e il 2013, giusto il periodo in cui il club andaluso entra nell’orbita di Doyen Sport Investments. L’agenzia che lo rappresenta e ne cura gli interessi è la Promoesport, fondata e presieduta da un ex calciatore: José Rodriguez Baster, meglio noto come Rodri.

José Rodriguez Baster "Rodri"

José Rodriguez Baster “Rodri”

Promoesport è non soltanto una potente agenzia che cura gli interessi di un centinaio di calciatori, fra cui l’ex viola e juventino Felipe Melo attualmente al Galatasaray, quattro calciatori del Siviglia (Denis Suarez, Iago Aspas, Aleix Vidal e José Antonio Reyes), il portiere Diogo Alves del Valencia, e così via fino a arrivare a Antonio Luna Rodriguez meglio noto come Luna, giunto la scorsa estate al Verona dall’Aston Villa e mai sceso in campo (nemmeno in caso di epidemie nello spogliatoio gialloblu) durante le prime sedici giornate di campionato.

Felipe Melo

Felipe Melo

Antonio Luna Rodriguez

Antonio Luna Rodriguez

L’agenzia capitanata da Rodri opera anche da fondo d’investimento, e dal 2013 è entrata nella proprietà di un club calcistico. Come fondo d’investimento ha piazzato un proprio calciatore all’Elche, club della Liga spagnola pesante crisi economica. Il calciatore in questione è l’olandese Garry Mendes Rodrigues, un’ala che nel 2013 ha accettato l’offerta di vestire la maglia della nazionale di Capo Verde. Un carneade che prima di arrivare in Spagna era partito dagli olandesi del Den Haag (dove non ha mai sommato una presenza) per poi passare dal Dordrecht e dal Levski Sofia. L’Elche aveva bisogno di un centravanti, Mendes Rodrigues è un attaccante esterno che porta in dote una buona media gol registrata in Bulgaria: 14 in 36 gare. Ma la Liga è altra cosa, e infatti lì l’olandese-capoverdiano mette a segno un solo gol in 10 partite giocate.

Garry Mendes Rodriguez

Garry Mendes Rodriguez

Quanto al club entrato nell’orbita di Promoesport, si tratta del Gimnastic Tarragona, meglio noto anche come Nastic, di cui l’agenzia ha acquistato il 10% nel 2013. Da notare che proprio dal Nastic passa Garry Mendes Rodriguez prima di andare all’Elche, attraverso un’operazione che a tutti gli effetti è una triangolazione. Il che conferma una volta di più la tesi da me esposta in un post pubblicato a ottobre: la messa al bando delle terze parti voluta dalla Fifa è una farsa, perché gli attori dell’economia calcistica parallela globale si sono già attrezzati comprando club minori da usare come sponde per triangolare calciatori.

Dalle sommarie informazioni che ho riportato su Promoesport emerge un legame privilegiato col Siviglia, club che ha fitti rapporti (sebbene a fasi alterne) anche con Doyen Sport Investments. Ma nel caso dell’agenzia guidata da Rodri siamo oltre l’alleanza d’affari. Sbirciando nel sito di Promoesport si scopre infatti che fra gli agenti figura Adrián Del Nido. Cioè il figlio terzogenito dell’ex presidente del club andaluso, José Maria Del Nido.

José Maria Del Nido

José Maria Del Nido

Adrian Del Nido

Adrian Del Nido

Costui si è dimesso dalla presidenza del Siviglia nel dicembre del 2013. Motivo? Una condanna a 7 anni di carcere, sentenza definitiva emessa dal Tribunal Supremo, giunta al termine del processo sul cosiddetto Caso Minutas. Succedeva che Del Nido senior, da avvocato del comune di Marbella (lo stesso di cui fu sindaco per decenni l’ex presidente dell’Atletico Madrid, Jesus Gil y Gil, altro galantuomo), fatturasse parcelle spropositate. Per un totale di 2,7 milioni di euro, a pagamento di servizi che la corte ha giudicato innecessarios. Dal 7 marzo 2014 Del Nido senior è ospite delle regie galere. Una sua domanda d’indulto è stata rigettata lo scorso novembre. E poiché buon sangue non mente, anche il figliolo Adrián ha avuto qualche noia con la giustizia. A aprile 2010 a Siviglia, la sera del Sabato Santo, un’auto nella quale Del Nido junior viaggiava investì e uccise due donne, Patricia Alfaro e Almudena González, a un semaforo del Paseo de Colon. Il veicolo sfrecciò alla velocità di 128 chilometri orari, e dopo aver centrato le due donne proseguì imperterrito. Si fermò soltanto perché speronato da un taxi. Alla guida si trovava un giovane di nome Fernando Vargas. Che al controllo di polizia risultò in stato d’ebbrezza, nonché sprovvisto di patente.

I vani soccorsi a una vittima dell'incidente del Paseo de Colon a Siviglia

I vani soccorsi a una vittima dell’incidente del Paseo de Colon a Siviglia

Fernando Vargas

Fernando Vargas

Del Nido junior scansò l’accusa di omissione di soccorso, mentre Vargas è stato condannato nel 2011 a sei anni e mezzo di carcere e 4.320 euro di multa. Il mancato pagamento di quest’ultima è costato a Vargas, nel 2013, un ulteriore anno di detenzione.

Ovvio che Del Nido junior, una volta diventato agente di calciatori, prenda immediatamente a realizzare affari col Siviglia di Del Nido senior. In particolare suscita perplessità il caso dell’anglo-kosovaro Alban Banjaku. Che passa dalle giovanili dell’Arsenal e approda a Siviglia grazie all’intermediazione di Del Nido junior. E da lì se ne perde le tracce. Secondo la pagina di Wikipedia, la sua ultima destinazione sconosciuta è lo Slavia Praga. Ciò che invece non risulta dalla pagina di Transfermarkt, secondo cui il calciatore si trova attualmente al Derby County. Di sicuro c’è che nessuno lo ha mai visto scendere in campo nelle file di questi club.

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell'Arsenal

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell’Arsenal

Avendo alle spalle l’agenzia di Rodri e Del Nido junior, José Campaňa giunge a luglio 2013 alla Sampdoria. Il suo curriculum è per niente entusiasmante. Due stagioni al Siviglia in cui mette insieme 20 partite, quasi sempre da subentrato. Poi, nel 2013-14, per 2 milioni di euro giunge il passaggio agli inglesi del Crystal Palace, dove il centrocampista gioca 6 delle prime 8 gare di Premier League per poi finire ai margini. A gennaio 2014 viene ceduto in prestito in Bundesliga, per contribuire alla salvezza del Norimberga. Che infatti retrocede. A giugno Campaňa torna al Crystal Palace, e è dal club inglese che la Sampdoria lo preleva a luglio. Si tratta del primo acquisto della gestione di Massimo Ferrero. Un’acquisizione a titolo definitivo per una cifra che in un primo momento viene indicata dal sito della BBC come undisclosed, riservata. In seguito l’ammontare della transazione viene reso noto: 1,8 milioni di euro (confermato da Transfermarkt), e contratto quadriennale con ingaggio da 400 mila euro annui al calciatore. Il Crystal Palace realizza una minusvalenza di 200 mila euro, mentre 60 mila vanno al Siviglia per non meglio specificati diritti. Il centrocampista spagnolo compie tutto il precampionato con la squadra di Sinisa Mihajlovic, e siede in panchina nella prima gara di campionato che i blucerchiati pareggiano 1-1 a Palermo il 31 agosto. Ma poi due giorni dopo, all’improvviso, il centrocampista spagnolo viene ceduto in prestito al Porto.

Si tratta di una mossa di mercato parecchio strana, e per almeno due motivi. In primo luogo, il Porto è un club dell’élite europea, regolare frequentatore della Champions League e parecchio rinforzato durante l’estate (con massiccio uso di calciatori provenienti da fondi d’investimento): cosa se ne fa, un club di questo rango, di un calciatore che non riesce a guadagnarsi il posto da titolare nella Sampdoria? Ma è soprattutto l’altro aspetto a destare perplessità: la Sampdoria a luglio investe su un calciatore 1,8 milioni, assicurandogli un quadriennale da 400 mila euro a stagione (cioè 1 milione e 600 mila), e ai primi di settembre lo dà via in prestito. Come mai? Mistero. Un cronista del Secolo XIX, commentando la transazione, ha l’ardire di sostenere che, comunque vada a finire l’esperienza portoghese di Campaňa, per la Sampdoria sarà comunque un affare. Motivo? Se il Porto deciderà di riscattare il calciatore, la cifra prefissata sarà di 3 milioni con plusvalenza da 1,2 milioni per il club blucerchiato; se invece deciderà di non riscattarlo, il valore di Campaňa sarà comunque accresciuto dalla stagione coi Dragoes. Argomentazione molto debole. Perché il Porto, come lo stesso cronista rimarca, non è obbligato a riscattare il centrocampista spagnolo, e perché un Campaňa così poco utilizzato tornerà a Genova svalutatissimo. E dunque?

Gli interrogativi aumentano leggendo la notizia di calciomercato contenuta nello stesso articolo del Secolo XIX, nel passaggio in cui si dice che il dirigente doriano Riccardo Pecini “ha strappato alla concorrenza di tanti club europei” il ventenne montenegrino Luka Djordjevic.

Luka Djordjevic

Luka Djordjevic

Non so quale concorrenza abbia dovuto battere Pecini per convincere lo Zenit San Pietroburgo a dare il calciatore alla Samp. Di sicuro c’è che Djordjevic in Russia aveva giocato una sola partita, e che da quando si trova alla Samp non è mai stato nemmeno convocato in campionato. Per lui soltanto 24 minuti contro il Brescia in Coppa Italia. Cosa è venuto a fare a Genova?

È un mercato davvero misterioso quello condotto in estate da Massimo Ferrero. Che dal canto suo, come racconta Gianfrancesco Turano dell’Espresso, non ha tirato fuori un centesimo per prendere la Sampdoria. I Garrone gli hanno consegnato una società senza debiti, e un’ossatura di squadra che per sette-otto undicesimi sta tirando la carretta egregiamente in questa stagione assieme a Sinisa Mihajlovic, anch’egli blucerchiato già prima dell’arrivo di Ferrero. Dovevano essere proprio stufi di calcio, i Garrone. Anche se a dire il vero non se n’era avuto sentore, fino al giorno in cui il passaggio di consegne è avvenuto. Chissà se adesso hanno smesso d’interessarsi di calcio, e se si siano improvvisamente appassionati al curling o al lancio del formaggio. Ma quali sono stati gli altri acquisiti estivi di Ferrero? Presto detto. Tre milioni per Gonzalo Bergessio dal Catania, rivelatosi fin qui un bidone. Scambio di comproprietà con la Juventus, con Stefano Beltrame in blucerchiato e Vincenzo Fiorillo in bianconero: 2 milioni ciascuno, per un’operazione di ginnastica contabile che si è risolta nello smistamento di Beltrame al Modena e di Fiorillo al Pescara. C’è poi il ritorno da Verona di Cacciatore. Il prestito dal Palermo di Emiliano Viviano, portiere sopravvalutato che infortunandosi ha restituito il posto da titolare a Sergio Romero, vicecampione del mondo con l’Argentina finito in panchina perché il club doriano non era riuscito a cederlo in estate. E il prestito oneroso di Alessio Romagnoli, giunto dalla Roma per 500 mila euro, con opzione di riscatto fissata a 2 milioni per la Sampdoria e controriscatto a favore dei giallorossi per 750 mila euro. Denaro che gira e rigira.

Alessio Romagnoli

Alessio Romagnoli

Infine, quando si parla dello scambio realizzato col Parma, ecco che salta fuori un nome che per chi ha letto il mio Gol di rapina è una vecchia conoscenza: a Genova arriva Djamel Mesbah, mentre a Parma viene mandato l’argentino Juan Antonio, a sua volta immediatamente smistato al Feralpi Salò. Juan Antonio è uno dei cinque calciatori del River Plate acquistati nel 2006 dalla HAZ di Pini Zahavi tramite il Locarno. Gli altri quattro rispondono ai nomi di Gonzalo Higuain, Fernando Belluschi, Augusto Fernandez, e Mateo Musacchio. Dal Parma arriva anche Marco Marchionni, che alla si sta godendo un sereno pre-pensionamento. Per lui soltanto 77′ minuti in campo contro il Chievo, poi panchina fissa. Non è dato sapere se e quanto sia costato.

Questo il mercato estivo condotto da Ferrero. E adesso che ci si approssima a quello invernale, ecco il botto al di sotto di ogni sospetto. Dall’Estudiantes arriva il promettente ventenne Joaquin Correa.

Joaquin Correa

Joaquin Correa

Sulle sue piste era dalla scorsa estate il Benfica, altro club compromesso con terze parti e fondi d’investimento. Ma poi sbuca la Sampdoria e lo acquista per 10 milioni. Soldi suoi? Si direbbe proprio di no. Non è un mistero che l’acquisto avvenga tramite un fondo d’investimento, dietro il quale si muoverebbe il Manchester City. Si tratterebbe di una pratica vietata, ma la Samp e il suo esuberante presidente si prestano. Correa transiterà da Genova e poi andrà altrove. Più o meno come Campaňa. E intanto Manolo Gabbiadini, che della Samp attuale è un valore sicuro, si appresta a partire. Sarebbe bello sapere quale sia la logica di tutte queste strampalate mosse di mercato. E ancor più bello sarebbe che fosse proprio Ferrero a spiegarle. Magari nel modo che piace a lui: frizzante. Ci racconti pure, presidente. E se vuole lo faccia anche coprendosi il capo usando a mo’ di kefiah col vessillo doriano, o indossando soltanto un perizoma tempestato di strass. Ma lo faccia, dando ancora una volta corso al suo talento da showman. Perché se dovesse tacere giusto stavolta, sarebbe davvero una pessima cosa. Significherebbe che il suo senso dello spettacolo funziona soltanto quando non nuoce a lei. E che la sua Samp è pronta a fare un bel gemellaggio col Football Club Locarno.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

Se Paco Casal tiene in scacco il Benfica e il Torino compra bidoni

Questo post è scritto a beneficio degli ingenui. Coloro che credono ancora al calciomercato come luogo in cui vengono svolte transazioni guidate da ragioni di opportunità tecnica, o per legittime esigenze di aggiustamento economico-finanziario dei club. Riguarda una vicenda portoghese. E a coloro che mi chiedano come mai io insista su fatti e episodi che si verificano in Portogallo, rispondo che quel paese è il centro motore dell’economia parallela del calcio globale. Lì l’operato delle terze parti e dei fondi d’investimento avviene alla luce del sole, e gli organi di comunicazione ne parlano come di una cosa che non suscita scandalo. Informarsi su ciò che accade nel calcio portoghese significa farsi un’idea precisa su ciò che sta accadendo nell’economia parallela del calcio globale e su quali siano le nuove frontiere per l’espansione del fenomeno.

Dell’episodio ha riferito il quotidiano O Jogo nell’edizione di ieri. Si parlava del contratto fra il Benfica e Maxi Pereira, esterno destro del club encarnado e della nazionale uruguayana.

Maxi Pereira

Maxi Pereira

L’accordo fra il club e il calciatore scade a giugno, e dunque a partire dal primo gennaio 2015 il calciatore entrerà in quella sorta di semestre bianco che gli permetterà di accordarsi già con un altro club. Grave che il Benfica sia giunto così tardi a discutere del rinnovo, ritrovandosi in una posizione estremamente indebolita sul piano negoziale. Ma non è questo il punto.

Il punto è che il rinnovo contrattuale si presenta molto complicato per il deteriorarsi dei rapporti fra il club e l’agente del calciatore. Che non è un personaggio qualsiasi. Si tratta infatti di Paco Casal, storico padrone del calciomercato uruguayano, da anni uno dei più potenti broker di calciatori al mondo.

Paco Casal

Paco Casal

Stando a ciò che O Jogo riferisce nell’edizione cartacea di ieri, il motivo del conflitto fra Benfica e Paco Casal risale giusto al precedente rinnovo contrattuale di Maxi Pereira firmato nel 2011, quando il giocatore aveva completato il primo quadriennio con le Aguias. In quell’occasione Casal fece entrare nell’accordo altri cinque giovani calciatori uruguayani. Perché così funziona quando si tratta coi broker sudamericani più potenti: se vuoi acquistare il calciatore forte o vuoi tenerlo con te, devi prenderti anche qualche brocco. Tanto per fare un esempio che dia l’idea: ricordate i mitici Antonio Pacheco e Gonzalo Sorondo, giunti all’Inter nell’estate del 2001 ai tempi in cui Alvaro Recoba vestiva la maglia nerazzurra? Ebbene, chi credete che fosse l’agente dei tre uruguayani?

Antonio Pacheco

Antonio Pacheco

Gonzalo Sorondo

Gonzalo Sorondo

Tornando ai rapporti tra Casal e il Benfica, il broker ottiene che il club compri 5 calciatori in cambio di 4,5 milioni di euro. Un accordo, fra l’altro, che stando a quanto riferisce una fonte dell’epoca è stipulato secondo un meccanismo che porta il Benfica a opzionare i calciatori e a dover sborsare una cifra tanto più elevata quanto più tardi eserciterà il diritto d’opzione. Il club encarnado paga, ma col trascorrere dei mesi fa i conti con una brutta sorpresa: dei 5 giocatori promessi ne arrivano solo tre. Si tratta di Gianni Rodriguez, proveniente dal Danubio, e di Jim Varela e Juan San Martín, entrambi dal Penarol.

Gianni Rodriguez

Gianni Rodriguez

Jim Varela

Jim Varela

Juan San Martin

Juan San Martin

Come volevasi dimostrare, si tratta di tre sòle. Tutti classe ’94, tutti arrivati a Lisbona nell’estate del 2013, non lasciano traccia. Rodriguez milita tuttora nel Benfica B in Segunda Liga portoghese, e dei tre è quello che mostra il curriculum di maggior pregio. Anche Jim Varela passa dal Benfica B, ma non ha nemmeno il tempo di riempire l’armadietto che viene spedito in prestito all’Espinho, anch’esso in Segunda Liga. Che per chi non lo sapesse ha un livello tecnico equiparabile alla serie D italiana. Lì ha messo insieme soltanto 10 partite nella scorsa stagione. Va via in prestito anche Juan San Martín. Pure a lui viene trovata una sistemazione in Segunda: la Farense, dove gioca 11 partite. E evidentemente si dimostra troppo scarso pure per la B portoghese, se è vero che all’inizio di questa stagione è stato rispedito in Uruguay. Gioca in prestito al Central Espaňol, serie B.

Trovatosi con solo tre dei cinque giocatori promessi, e per di più scarsi, il Benfica si sente danneggiato e pretende di rientrare della spesa per i due calciatori di cui mai ha beneficiato. E a partire da questa pendenza fra le due parti hanno origine i contrasti sul rinnovo fra Maxi Pereira e il Benfica. Morale della favola: il calciatore recalcitra non perché non abbia voglia di continuare al Benfica o perché ritiene l’offerta del club encarnado non all’altezza, ma perché così comanda il suo padre-padrone calcistico.

Avrete notato che non ho ancora menzionato gli altri due calciatori che facevano parte dell’accordo, i due delle cui prestazioni il Benfica non si è mai avvalso. Il primo è Elbio Álvarez, cresciuto nel Penarol. A dire il vero Álvarez sbarca a Lisbona. Peccato che sia rotto. Dalle scarne notizie reperibili sul web non risulta che abbia giocato una partita dall’estate del 2013.

Elbio Alvarez

Elbio Alvarez

Il secondo calciatore mai giunto a Lisbona è Gaston Silva.

Che non va al Benfica perché nel frattempo ha litigato con Paco Casal e ha cambiato agente. Adesso risulta in scuderia alla ProSoccer 24: la stessa di Iturbe, Paletta, del veronese (proprietà Udinese) Nico Lopez, e del decorativo romanista Paredes, e del fantasma Diego Laxalt: quello che ha girato fra Inter, Bologna e Empoli senza fin qui lasciare tracce. La cordata di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Fino alla scorsa estate Gaston Silva ha giocato 25 partite nel Defensor. Da quest’anno è in forza al Torino, dove nelle prime sei gare di campionato non ha mai messo piede in campo. Lo si è visto all’opera soltanto a Bruges nella gara di Europa League, e per giudizio unanime degli inviati è stato il peggiore in campo fra i granata. Come mai il Toro ha ingaggiato questo bel soggetto? Saperlo…

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Il colpo a vuoto di Blatter su Terze Parti e fondi d’investimento

Joseph Blatter

Joseph Blatter

Una mossa inutile. È quella annunciata dalla Fifa a proposito della progressiva messa al bando delle terze parti nella proprietà di calciatori. Arriva tardi, si imporrà seguendo tempi da moviola, e quando infine avrà completato il proprio varo si troverà a intervenire su una realtà che nel frattempo sarà talmente mutata da renderla superflua. Da mesi gli attori dell’economia parallela del calcio globale stanno infatti lavorando a un’evoluzione degli strumenti attraverso cui sfruttare il calcio a fini puramente finanziari, e i bellicosi annunci lanciati dal colonnello Blatter hanno il solo effetto d’imprimere un’accelerazione alle grandi manovre. Del resto, per le forze del turbocapitalismo calcistico la sola cosa che importi è continuare a esercitare il dominio economico e a espandere la colonizzazione del calcio. A partire dalla seconda metà degli anni Zero questa strategia ha trovato nel fondo d’investimento che acquisisce quote di calciatori lo strumento privilegiato. Ma come tutti gli strumenti anche i fondi d’investimento hanno, nella loro declinazione d’uso, un ciclo d’utilità che culmina nell’obsolescenza. E il momento dell’obsolescenza per le TPO sta arrivando adesso. Se ne parla troppo e con frequenza crescente. Persino la sonnolenta stampa italiana s’è accorta di un fenomeno che giornalisti come David Conn del Guardian e Gabriele Marcotti del Times denunciavano già nel 2006, nei giorni in cui il West Ham prendeva Tevez e Mascherano in affitto dalla Media Sports Investments di Kia Joorabchian.

Kia Joorabchian

Kia Joorabchian

Inoltre, due vicende avvenute in Portogallo durante l’estate appena trascorsa hanno fatto salire il livello dell’allarme sull’invasione dei fondi d’investimento nel calcio. E è sintomatico che ciò avvenga giusto nel paese in cui, come spiego nel mio “Gol di rapina”, la declinazione calcistica del fondo d’investimento ha trovato un appoggio negli attori istituzionali della finanza e del credito.

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Qui il primo tentativo di messa al bando delle TPO effettuato dalla Fifa nel 2007, tramite l’aggiunta di un’estensione bis all’articolo 18 (manco a farlo apposta…) del Regolamento sullo Status e i Trasferimenti del Calciatore, è stato aggirato con facilità irrisoria grazie alla creazione di fondi d’investimento da parte degli stessi club. E questo passaggio, oltre a fornire un eloquente esempio a proposito dell’inutilità dei divieti posti dalla Fifa, ha posto le condizioni affinché un grande club europeo come il Benfica venisse a trovarsi in difficoltà patrimoniali e finanziarie. La difficoltà è sorta in conseguenza del fallimento di Banco Espirito Santo (BES), il principale gruppo bancario privato portoghese il cui crack ha messo di nuovo a rischio la convalescente economia lusitana.

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È stato proprio BES, attraverso la sua agenzia Espirito Santo Financial Group (ESFG) con sede legale a Lussemburgo, a strutturare nel 2009 il Benfica Stars Fund (BSF), il fondo a cui il Benfica ha ceduto durante questi anni quote di diversi suoi giocatori ottenendo fra l’altro di gonfiarne le valutazioni iscritte a bilancio. Il fallimento dell’istituto e la sua divisione fra una good bank e una bad bank ha costretto il Benfica a un’affannosa operazione di riacquisizione delle quote di suoi calciatori in possesso del BSF. Perché, nel caso in cui il club encarnado non avesse ripreso quelle quote entro il 30 settembre, esse sarebbero finite sul mercato a disposizione del migliore offerente. Sicché ci si è trovati davanti a una situazione grottesca, col Benfica che ha dovuto sborsare 29 milioni per ricomprare quote dei suoi calciatori dal suo fondo d’investimento.

Al BES e alla sua emanazione ESFG è stato legato anche l’altro club portoghese che durante l’estate appena trascorsa è stato coinvolto in un’altra vicenda legata all’azione dei fondi d’investimento. Si tratta dello Sporting Lisbona, che al pari del Benfica ha istituito nel 2011 un proprio fondo (Sporting Portugal Fund, SPF) sotto l’egida di ESFG. Nelle scorse settimane lo Sporting è andato allo scontro con il più potente fondo d’investimento attualmente in campo nell’economia parallela del calcio globale: il Doyen Sports Investiments. Il conflitto è esploso a proposito del nazionale argentino Marcos Rojo e del suo trasferimento al Manchester United.

Marcos Rojo

Marcos Rojo

Alla vicenda ho dedicato un post di questo blog, e da essa è nato un contenzioso fra il club e Doyen con quest’ultimo che ha annunciato ricorso presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna.

I due episodi ricordati, uniti allo strapotere dei grandi broker calcistici globali come Jorge Mendes (ai cui tentacolari affari è stato dedicato nei giorni scorsi un lungo e dettagliato articolo

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

da David Conn), hanno proiettato sugli attori dell’economia parallela del calcio globale una pubblicità negativa. Con l’effetto di far schierare anche la Fifa in una battaglia che fin qui era stata affrontata soltanto dall’Uefa di Michel Platini, e in controtendenza rispetto alle voci che nelle settimane precedenti il mondiale brasiliano avevano dato Blatter in procinto di varare un riconoscimento dei fondi d’investimento.

Ma come detto all’inizio questa presa di posizione da parte della Fifa è tardiva. Dunque doppiamente sospetta. Davvero il colonnello Blatter, nell’anno che porterà all’ennesima rielezione, rischierà d’alienarsi i voti di Africa e Sud America, cioè dei continenti in cui le terze parti pascolano beate? Soprattutto, c’è che i finanzieri e i broker dell’economia calcistica parallela globale stanno già manovrando per scrollarsi di dosso l’etichetta ingombrante di “terze parti”. E per farlo scelgono la via più ovvia: acquistano club calcistici.

Si tratta di club di piccola taglia, e il loro valore storico e sportivo è pressoché nullo. Dunque, perché i protagonisti dell’economia calcistica parallela globale li comprano? Un’idea ce l’avrei: per farne tanti Locarno. Cioè utilizzarli alla stregua del club ticinese che nella seconda metà degli anni Zero venne utilizzato dalla HAZ (l’agenzia di Fernando Hidalgo, Gustavo

Pini Zahavi

Pini Zahavi

Arribas e Pini Zahavi) per sdoganare e smerciare calciatori d’elite provenienti dall’Argentina. I quali, naturalmente, del Locarno non hanno vestito la maglia nemmeno per un minuto, venendo immediatamente ridestinati a club dei campionati più ricchi d’Europa. In quel caso il controllo era indiretto, perché da un punto di vista formale la proprietà e la dirigenza erano locali. Nella formula odierna, invece, i protagonisti dell’economia parallela entrano direttamente in campo. Da proprietari e gestori, di club, chi potrebbe eccepire sulla legittimità del loro operare nel mondo del calcio? Soltanto applicando questa lettura è possibile spiegare compravendite di club realizzate, o in corso di realizzazione, durante il mese di settembre appena concluso.

È del 28 settembre una notizia molto istruttiva pubblicata da A Folha de Sao Paulo, quotidiano molto attento al tema delle terze parti sin dai giorni in cui Kia Joorabchian e la sua Media Sports Investments prendono il controllo del Corinthians.

La notizia che un club minore dello stato di Minas Gerais, l’Uberlandia Esporte Clube, sta per passare sotto il controllo di un terzetto formato dal padre di Neymar, dal potente agente brasiliano di calciatori Wagner Ribeiro (agente dello stesso Neymar, di Robinho, e dell’allenatore ex del Real Madrid e della nazionale brasiliana Vanderlei Luxemburgo), e dal popolare cantante Alexandre Pires, il Gigi D’Alessio di Minas Gerais.

Neymar senior

Neymar senior

Wagner Ribeiro

Wagner Ribeiro

Alexandre Pires

Alexandre Pires

E dato che i giornalisti di Folha hanno maturato una certa competenza nell’interpretare le manovre interne all’economia calcistica parallela, ecco data la lettura di questo episodio: per aggirare il bando prossimo venturo posto dalla Fifa bisogna acquistare dei club. Come già da tempo ha fatto la Traffic Sport, che mantiene nel proprio portafoglio il Desportivo Brasil, i portoghesi dell’Estoril Praia, e due franchigie della risorta NASL nordamericana (Fort Lauderdale Strikers e Carolina Railhawkes). E facendo un giro d’orizzonte si scopre che le manovre d’acquisto dei club si moltiplicano. In un articolo dedicato alla cessione di Abel Hernandez da parte del Palermo segnalai il fatto che Pablo Bentacur, il mediatore peruviano di calciatori che gestisce la carriera dell’ex rosanero, aveva da poco comprato la quota del Lugano (40%) in possesso di Enrico Preziosi.

Pablo Bentancur

Pablo Bentancur

Sta manovrando anche Peter Lim, il magnate singaporiano amico e socio di Jorge Mendes che da mesi è in procinto di acquistare il Valencia ma ancora non ne viene a capo perché Bankia (creditrice nei confronti del club per 305 milioni) non si fida delle garanzie finanziarie.

Peter Lim

Peter Lim

Dunque Lim vira altrove e prova a acquistare il Salford City, una società dilettantistica controllata da un gruppo di ex calciatori del Manchester United denominatosi Class 92. Si tratta di Ryan Giggs, Paul Scholes, Phil Neville e Nicky Butt. Assieme a altri due ex Red Devils (Phil Neville e David Beckham) sono stati protagonisti di un documentario intitolato The class of 92, dedicato alla generazione di talenti del Man U che segnò gli anni fra il 1992 e il 1999.

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Manco a farlo apposta, fra i produttori del documentario c’è anche Doyen Sports Investments. Ovviamente Lim nega che l’acquisizione del Salford sia dovuta alla necessità di sopperire al bando delle TPO. Avrebbe mai potuto dire il contrario?

E infine, ecco l’ultima novità. Gustavo Mascardi, l’argentino ex agente di borsa nonché mediatore di calciatori che ha ricavato una mega-commissione dal trasferimento di Iturbe alla Roma, e che s’è da poco visto riconoscere dal Tas un indennizzo da 8 milioni per il trasferimento di Paulo Dybala dall’Instituto Cordoba al Palermo (e l’acuto Zamparini paga).

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Paulo Dybala

Paulo Dybala

Dieci giorni fa Mascardi ha comprato l’Alcobendas Sport, club sito nella comunità autonoma di Madrid che milita in terza serie. Lo fa per amore del club, o perché si stava annoiando? Direi nulla di tutto ciò. Staremo poiuttosto a vedere quanti calciatori passeranno formalmente dall’Alcobendas, allo stesso modo in cui Gonzalo Higuain passò dal Locarno.

Nel frattempo il colonnello Blatter avrà già celebrato il trionfo in una battaglia vinta per abbandono del campo da parte dell’avversario. Di vittorie del genere è costellata la sua storia di presidente della Fifa.

P.S. Leggendo questo post sarete indotti a credere che le manovre di acquisto o controllo di club da parte di attori dell’economia calcistica parallela siano faccende non riguardanti la realtà italiana. Sbagliato. Guardate cosa succede da due anni al Catania, club in cui l’ex agente di calciatori (ha ceduto l’agenzia al fratello…) Pablo Cosentino agisce da plenipotenziario.

Pablo Cosentino

Pablo Cosentino

Con risultati catastrofici dal punto di vista sportivo, peraltro. Ma magari quest’ultimo è un aspetto secondario della gestione. L’importante è far sbarcare a Catania calciatori argentini come Gonzalo Escalante e Gonzalo Piermateri. Il primo mai visto in campo, il secondo nemmeno in panchina.

Belenenses, una parabola sull’economia grigia che divora il calcio – 2

Cari amici, ecco la seconda parte dell’analisi sulla situazione del Belenenses. La prima è qui. Ne seguiranno almeno altre due.

Buona lettura.

 

Il 10 maggio 2014 è per il Belenenses un giorno cruciale sia dal punto di vista della cronaca che da quello della storia.

Sul piano della cronaca, il club di Belém si gioca in casa contro l’Arouca una sudata salvezza. Sudata fino all’ultimo, perché il gol che decide la partita arriva soltanto a quattro minuti dalla fine. Lo firma Deyverson Brum Silva Acosta, ventitreenne centravanti brasiliano giunto a inizio campionato in prestito dal Benfica B.

 

Deyverson

Deyverson

Deyverson in azione durante Belenenses-Arouca

Deyverson in azione durante Belenenses-Arouca

 

Curiosa stagione la sua. Gioca le prime quattro partite di campionato, quelle che coincidono con l’avvio-shock del Belenenses perché vengono perse tutte quante, poi finisce fuori squadra. Ai primi di gennaio del 2014 il club lo cede al Farense, club dell’Algarve che milita in Liga de Honra (la B portoghese). Ma il trasferimento sfuma perché Deyverson è già sceso in campo con due club durante la stagione. Prima di giocare col Belenenses, infatti, aveva giocato due insignificanti partite precampionato di Taça de Honra col Benfica B. I regolamenti portoghesi permettono a un calciatore di cambiare tre club durante la medesima stagione, ma al tempo stesso stabiliscono che egli non possa scendere in campo per più di due. Dunque, trasferimento annullato dopo la richiesta di un parere alla federazione. Così succede che a Deyverson tocchi oscillare fra panchina (poca) e tribuna, senza mettere piede in campo fino a cinque partita dalla fine. Ne gioca quattro, e salta la quinta contro lo Sporting Lisbona soltanto perché squalificato. Soprattutto, mette a segno tre gol che permettono al Belenenses di salvarsi. Compreso quello contro l’Arouca nella gara del 10 maggio.

Sul piano della storia, quella data è essenziale perché coincide col giorno in cui viene presentato ai soci del club il Progetto di Cidade Belenenses, la cittadella sportiva che sorgerà nell’area intorno all’Estado do Restelo. A presentare il progetto è José Luis Pinto Basto, CEO di Edge Group, il fondo d’investimento pronto a impiegare 66 milioni di euro per avviare l’operazione su un’area di 41.500 metri quadri.

 

José Luis Pinto Basto

José Luis Pinto Basto

 

Accanto a lui è il presidente del Belenenses, António Soares. Che è soltanto omonimo di Rui Pedro Soares, l’uomo forte del club che attraverso il fondo Codecity Sports Management (CSM) ha comprato a novembre 2012 il Belenenses. Il Soares presidente è soltanto un uomo di rappresentanza, e le voci che filtrano dall’interno del club raccontano di contrasti sempre più frequenti. A ogni modo, a comandare è il boss di CSM e il presidente sta accanto a Pinto Basto soltanto per fare atto di presenza.

Il CEO di Edge Group illustra alcuni dettagli del progetto, cercando di mettere l’accento su quelli maggiormente seducenti per i soci e i tifosi. Annuncia che dal 2017, anno in cui Cidade Belenenses diventerà operativa, il club avrà una rendita oscillante fra 840 mila e 1,1 milioni di euro annui. Che viste da qui sembrano cifre minime, ma che per un club il cui budget per la prossima stagione è di 2,5 milioni di euro sono cifra rilevante. Un aumento di ricavi del 60%, dice il Soares presidente. Pinto Basto aggiunge che attraverso il progetto si mira a generare non soltanto valore economico, ma anche sociale e ambientale. Di sicuro c’è che durante l’iniziativa di presentazione vengono fuori altri dettagli. Per esempio, che nell’area sorgeranno strutture di vario tipo: un padiglione multifunzionale, una clinica, un college, uno health center, un’istituzione universitaria con annessa residenza, una residenza per anziani, un non meglio precisato “centro per l’imprenditorialità” e una superficie commerciale. Tutte attività di scarsa o nessuna attinenza col calcio. E probabilmente vi sarebbe anche spazio per l’edilizia residenziale, se non fosse per il fatto che la Camara Municipal di Lisbona si è opposta. Almeno a questo.

Chi svilupperà le varie attività? Ovviamente Edge Group, che non si limiterà a investire e a gestire gli spazi di commercializzazione, ma riempirà anche questi ultimi utilizzando esperienze commerciali e marchi consolidati all’interno del gruppo stesso. Per il centro commerciale si applicherà il modello Small già sperimentato nel caso dello shopping mall Sete Rios sempre a Lisbona. E riguardo allo health center, ecco bell’e pronto il modello Fitness Hut sperimentato a Cascais. Una perfetta integrazione di attività che permette di ridurre i costi d’investimento e know how e moltiplicare gli utili. C’è un ultimo dettaglio, riguardo all’accordo fra il gruppo cui appartiene Miguel Pais do Amaral e il Belenenses: l’area intorno all’Estadio do Restelo su cui verrà condotta l’operazione è data in concessione a Edge Group per cinquant’anni. Rinnovabile.

È soprattutto su questo aspetto che si appuntano le critiche di Carlos Pereira Martins, presidente dell’Assemblea Generale del Belenenses. Il quale un giorno prima dell’assembla in cui il progetto sarebbe stato presentato scrive ai componenti del Consiglio Generale del Club, della Direzione e del Consiglio Fiscale e Disciplinare per stigmatizzare due aspetti. Innanzitutto, il fatto che l’assemblea dell’indomani si sarebbe tenuta a poche ore dalla partita contro l’Arouca decisiva per la salvezza, ciò che avrebbe certamente deviato l’attenzione dei tifosi rispetto ai rischi del progetto promosso da Edge Group. E poi che una concessione cinquantennale dell’area equivale a un’alienazione definitiva, specie di questi tempi. Ci si aspetterebbe che gli internauti-tifosi ringrazino Pereira Martins per aver aperto loro gli occhi. E invece gran parte degli otto commenti registrati criticano il presidente dell’Assemblea Generale per aver messo in piazza cose che avrebbero dovuto essere discusse all’interno dei consessi del club. Così vanno le cose, in un club che si è assuefatto a perdere l’idea di democrazia interna.

2. continua