Proibire le vuvuzela ai mondiali?

Avevamo imparato a riconoscerle lo scorso anno durante la Confederations Cup, allorché quel costante e fastidioso suono da battaglione di zanzare in agguato faceva da sottofondo. Adesso che la celebrazione dei mondiali ne ha moltiplicato la diffusione e l’impatto sonoro, la lamentazione nei confronti dell’utilizzo delle vuvuzela (le tradizionali trombette sudafricane) si è fatta pressante. Addirittura queste lamentazioni vengono da parte dei telespettatori. Che non sono presenti lì ma provano fastidio ugualmente. A ciò non è rimasta insensibile la Fifa, che avrebbe chiesto ai responsabili dell’organizzazione di metterne al bando l’utilizzo negli stadi in  cui vengono giocate le gare dei mondiali (si veda il link in fondo al post, tratto dal sito del Guardian). Ma sarebbe una decisione corretta?

Sono perplesso. E non c’entra il fatto di trovare piacevole o meno l’uso delle vuvuzela; inizialmente davano fastidio anche a me, ma adesso comincio a abituarmi. Ciò che non capisco sono i tic etnocentrici della Fifa. Che a dispetto dei proclami africanisti del colonnello Blatter  (https://cercandoblivia.wordpress.com/2010/06/12/blatter-lafricanista-3/) rimane un’organizzazione governata dal Western Code.

Un mondiale di calcio è una manifestazione di ispirazione globale, dunque portatrice d’una matrice culturalmente ecumenica. Al tempo stesso, però, essa si svolge in un contesto locale. Con esso deve negoziare codici e significati, e trovare un modus vivendi. Chiedere il bando delle vuvuzela significa imporre un senso dell’ordine simbolico e estetico di matrice occidentale, e farlo contro una popolazione locale e le sue usanze. Sarebbe questa l’apertura all’Africa di cui Blatter mena vanto?

Come accennavo, non è la prima volta che nell’éra Blatter la Fifa cede al tic dell’etnocentrismo. Un caso clamoroso si ebbe nei mesi che precedettero l’organizzazione dei Mondiali 2002 in Corea del Sud e Giappone. In quel caso la Fifa fece pervenire al governo sudcoreano una bizzarra richiesta: che, durante la celebrazione della manifestazione, nei ristoranti locali non venissero servite pietanze a base di carne di cane. Che da quelle parti è animale commestibile come per noi lo sono le lumache. Ma per la mentalità occidentale è intollerabile che l’animale domestico per eccellenza finisca in tavola. E’ qualcosa che turba il nostro senso di purezza, e a protezione di esso provò a schierarsi Blatter. Con una richiesta che più ipocrita non si poteva, poiché il divieto avrebbe dovuto riguardare solo il mese dei Mondiali. Prima e dopo i coreani avrebbero potuto continuare a mangiare i loro cani, ché tanto tutto ciò si sarebbe svolto lontano dalla copertura dei mass media occidentali.

Ovviamente le autorità sudcoreane mandarono a quel paese Blatter. E mi auguro facciano altrettanto quelle sudafricane.

http://www.guardian.co.uk/football/2010/jun/13/world-cup-vuvuzela-ban-tv-complaints

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Pallonate

Nei minuti che precedevano l’inizio della partita inaugurale parlavano i big. Prima Blatter, il capo del calcio mondiale. Poi Jacob Zuma, presidente della repubblica sudafricana. E in sottofondo la voce della leggenda. Nelson Mandela? Nossignori, Fabio Caressa. Che in quell’atmosfera si sentiva più che mai Invictus. “In tanti anni che giriamo il mondo non abbiamo mai visto un ambiente tanto entusiasta”. Manco facesse questo mestiere dai tempi di Nicolò Carosio. Però stavolta l’Invictus Fabiuccio non aveva studiato. Incredibile a dirsi, non sapeva della tragedia che la sera prima aveva colpito Nelson Mandela, con la morte della nipote tredicenne avvenuta dopo il concerto inaugurale del mondiale.

Blatter parlava dello ‘spirito di Mandela’, e l’Invictus che improvvisava la traduzione simultanea affermava che il ‘mahatma’ (!) sudafricano non era presente per ragioni di salute. Qualche dubbio, invero, gli era sorto sentendo il presidente Zuma far riferimento alla “tragedia della famiglia Mandela”. Poi fuori onda qualcuno deve averlo avvertito che il motivo dell’assenza era un altro. Sicché, al momento della palla al centro, il disinformato Invictus ha precisato: “Nelson Mandela non è presente a causa della morte della nipotina avvenuta ieri sera”. Detto col tono distratto di chi avrebbe notato che il pallone con cui la partita iniziava era un po’ sgonfio. Ma ormai la prima figura di merda del Mondiale era stata messa in cassaforte. Per il resto, le rodomontate di sempre e i pedanti interventi sul regolamento. Come al momento del gol annullato al Messico per fuorigioco: “Non sanno le regole!” è saltato su, indignato dal fatto che calciatori di questo livello possano mostrare tali defaillance. Detto da uno che lavora nell’informazione e non conosce la notizia di giornata…

Blatter l’africanista

Parla da monarca assoluto del calcio mondiale, e in fondo lo è. Perché ha saputo costruirsi una leadership con ogni metodo possibile, e perché l’hanno lasciato fare. Ma la qualità più grande del colonnello Joseph Blatter è la spudoratezza con cui promuove se stesso, surfando attraverso tutte le cause possibili. L’ultima della serie è l’africanismo.

Nelle interviste rilasciate in momenti successivi al settimanale Jeune Afrique, riportate qui sotto, il colonnello ha rintuzzato le accuse alla Fifa riguardanti l’azzardo d’assegnare il mondiale a un paese e a un continente forse non ancora pronti alla sfida. E nel controbattere ha scaraventato contro i dubbiosi l’infamia di rappresentare ‘settori occidentali nemici dello sviluppo africano’. Bella mossa ruffiana, colonnello. E adesso si auguri che davvero il mondiale fili liscio fino in fondo.

Le due interviste rilasciate da Blatter a Jeune Afrique:

http://www.jeuneafrique.com/sports/index.php?option=com_content&view=article&id=6138&catid=2

http://www.jeuneafrique.com/sports/index.php?option=com_content&view=article&id=6889&catid=2