Jorge Mendes e la macchina della propaganda

Jorge Mendes

Jorge Mendes

 

Colpire con largo anticipo e farlo in modo rumoroso. Jorge Mendes ha scelto il metodo Shock and Awe per avviare la personale campagna 2016-17, quella che dovrà sancire in modo definitivo la sua incoronazione al ruolo di uomo più potente del calcio globale. Nell’anno dell’ultimo Campionato Europeo da disputarsi con la formula del paese ospitante, e in un momento della stagione in cui i tornei nazionali sono ancora in corso e le finali delle coppe europee rimangono da giocare, il boss di Gestifute ha già messo a segno uno dei colpi di mercato che segneranno l’intera campagna trasferimenti estiva. E ancora una volta lo fa mobilitando cifre surreali. Lo scorso martedì è stato ufficializzato il passaggio del giovane Renato Sanches dal Benfica al Bayern Monaco. La cifra complessiva dell’affare, 80 milioni, è uguale a quella di un alto affare clamoroso orchestrato da Jorge Mendes al termine della campagna trasferimenti estiva del 2015: il passaggio di Anthony Martial dal Monaco al Manchester United, a proposito del quale abbiamo avuto modo di chiarirci le idee grazie ai documenti pubblicati da Football Leaks.

 

Renato-Sanches-Football365

Renato Sanches

 

421121

Anthony Martial

 

E come in quel caso anche stavolta la somma è scaglionata tra una cifra fissa e una serie di bonus legati a obiettivi. Nel caso dell’attaccante francese, il Manchester United ha versato 50 milioni legando gli ulteriori 30 al raggiungimento di tre diversi bonus da 10 milioni ciascuno. Invece per quello che riguarda il centrocampista portoghese la parte fissa si attesta sui 35 milioni, mentre quella legata ai bonus ammonta a 45. Non tutti facilmente raggiungibili, questi ultimi. Resta però l’esorbitante ammontare dell’affare, per un calciatore d’età ancora giovane che poco ha mostrato e tantissimo deve ancora esibire. Almeno per il momento gli 80 milioni pagati sono una sopravvalutazione ai limiti della sconcezza. Ma non è la prima e non sarà l’ultima, specie se c’è di mezzo Jorge Mendes. E soprattutto c’è un altro aspetto della questione sul quale bisogna riflettere: la gigantesca macchina propagandistica che è stata montata attorno alla storia di Renato Sanches, battezzato come fenomeno prima ancora di esordire in prima squadra e poi celebrato quotidianamente dalla stampa sportiva portoghese come un predestinato.

515

 

 

 

526

 

748

750

 

4137_1f3d86ee1c51ef26e96815dbd8b0098c

Chi segue quotidianamente la realtà del calcio portoghese sa quanto stucchevole sia stata questa campagna d’appoggio al “nuovo fenomeno del calcio portoghese e mondiale”.

4139_136f23c436d0dad897b1357cb89b42d9

 

a-bola-2015-12-07-6b51d4-x

a-bola-2016-02-10-6b51d4

 

a-bola-2016-04-03-6b51d4

 

eliseu no united

images

images (1)record-2016-02-16-3fdba3

record-2016-03-08-3fdba3-x

images (2)

 

images (3)

Titolare del Benfica, e poi nazionale, e infine tesserato da uno dei club più ricchi e potenti del mondo con esborso di una cifra esagerata. Una velocità d’affermazione come nemmeno Diego Armando Maradona. Tutto molto bizzarro, così come altri dettagli che riguardano il personaggio. A cominciare dalla sua età, tema che nel piccolo mondo portoghese accende dibattiti feroci con tanto di minacce di querela. Perché mai?
C’è innanzitutto il fatto che, in quanto diciottenne, Renato Sanches sembra – come dire? – parecchio maturo e fisicamente sviluppato.

523888020

Un bel fisico da diciottenne

E fin qui nulla di cui insospettirsi oltremodo: magari il ragazzo ha avuto una crescita fisica precoce, come a tanti altri suoi coetanei può capitare. E però questo dettaglio, riguardante il rapporto fra la struttura fisica e l’età presunta che “a vista” possiamo attribuire a un soggetto, va a fare il paio con la bizzarra vicenda della registrazione all’anagrafe di cui Renato Sanches è stato oggetto. La versione ufficiale narra che il nuovo fenomeno del pallone globale sia venuto al mondo a Lisbona in data 18 agosto 1997. Però questa data di nascita sarebbe stata registrata all’anagrafe soltanto cinque anni dopo. I motivi di questo ritardo sarebbero dovuti alla separazione fra i genitori, entrambi capoverdiani. E tuttavia, secondo la versione ufficiale, pur registrata in ritardo la data di nascita del ragazzo è quella reale.

Ciascuno è libero di giudicare questa versione dei fatti. Ovvio però che il mix fra i “dubbi dell’occhio” e la ritardata registrazione all’anagrafe alimenti maligne interpretazioni sull’età di Renato Sanches. Un tema sul quale Jorge Mendes è particolarmente sensibile, arrivando a mostrare un nervosismo fuori misura. La prima dimostrazione di ciò si ha lo scorso novembre. Succede che Carlos Severino, candidato sconfitto a marzo 2013 da Bruno De Carvalho alle elezioni presidenziali dello Sporting Clube de Portugal, esterni in tv i propri dubbi sull’età del nuovo fenomeno: “Se faccio il paragone con mio figlio dodicenne, mi pare che Renato Sanches abbia 28-30 anni”.

14704260_HVtWy

Carlos Severino

 

Immediatamente Jorge Mendes dà mandato a uno dei suoi avvocati di querelare Severino per diffamazione. Per i mesi che seguono pare che questa lite sia destinata a rimanere un caso isolato, e invece giusto in questi ultimi giorni si è riacceso un conflitto a tutto campo fra lo sportinguismo e il clan di Renato Sanches sulla questione anagrafica. Dapprima provvede Gilberto Borges, responsabile della sezione Hockey su Pista del club leonino, con un post su Facebook in cui mette in evidenza alcune discrepanze sulla progressione in carriera del “giovane fenomeno”.

gb

Gilberto Borges

 

Il post viene rimosso dopo poche ore, ma il suo testo viene riportato da diverse testate. Poi arriva lo scontro fra Renato Sanches e il presidente sportinguista Bruno De Carvalho. La notizia è riportata in prima pagina da Record nell’edizione di giovedì 12: il “giovane fenomeno” minaccia di querelare il presidente se entro cinque giorni non ritratterà una pubblica presa di posizione dello scorso 20 marzo.

bruno

Bruno De Carvalho

In quell’occasione il focoso presidente sportinguista ebbe da ridire anche lui sull’età di Renato Sanches, e inoltre stigmatizzò una sua durissima entrata su Bryan Ruiz in occasione della gara tra Sporting e Benfica del 4 marzo, ipotizzando che fosse mirata a far male.

Qualora Bruno De Carvalho non facesse pubblica ammenda di quelle dichiarazioni, Renato Sanches procederà con la querela. Il presidente leonino ha già fatto saper che a ritrattare non ci pensa nemmeno, e dunque ci sarà altro materiale per giudici e avvocati. Che di questo passo, sul dossier del “giovane Renato Sanches” potrebbero alimentare una casistica giudiziaria da porre come case study giurisprudenziale. Tutto, pur di non fare la sola e elementare mossa che fugherebbe ogni dubbio: fornire una prova scientifica e inequivocabile sull’età del calciatore. Basterebbe poco, e chissà come mai il “giovane fenomeno” e il suo onnipotente agente non abbiano preso in considerazione l’eventualità. Con un una prova scientifica tra le mani fugherebbero definitivamente ogni dubbio, e disporrebbero di un’arma micidiale da utilizzare nelle aule di tribunale contro chiunque osasse mettere in dubbio i dati anagrafici di Renato Sanches. Ma evidentemente le cose semplici finiscono per essere sempre le più complicate. Meglio le polemiche a mezzo stampa e le querele per diffamazione. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna difficoltà a credere che Renato Sanches sia nato il 18 agosto del 1997, così come non ne avrei se mi dicessero che fosse nato il 25 ottobre del 1999 o il 3 marzo del 2001. Non ho mica tempo per montare in groppa al Ronzinante e lanciarmi all’assalto dei Mulini dell’Anagrafe. Se però è ancora consentito avere un’opinione sull’età apparente di una persona, dico che per me Renato Sanches dimostra perlomeno 25 anni. Lo dico come dico che a mio giudizio Jorge Mendes, la cui età anagrafica è di 50 anni, ne dimostra poco più di 40. Ho forse leso l’immagine pubblica del “giovane fenomeno” perché mi sembra più anziano di quanto dichiari, e quella del suo amorevole agente perché rischio d’averlo etichettato come bamboccione? E soprattutto, ho ancora facoltà di esprimere un’opinione sull’età apparente di una persona senza rischiare la querela per diffamazione?

lost_in_la_mancha_2001-2

Don Chisciotte e il suo Ronzinante

 

Come vedete, siamo pienamente nel campo delle amenità, della distrazione di massa che alimenta le polemiche anziché formulare le domande giuste. Meglio dare il proprio, volenteroso contributo alla macchina della propaganda mendesiana che da martedì pomeriggio lavora a pieno regime e minaccia d’andare avanti a tutto motore fino alla conclusione della campagna trasferimenti estiva. Se n’è avuto un assaggio sfogliando le edizioni di mercoledì dei tre quotidiani sportivi portoghesi. Ovviamente spiccava A Bola, il più attento agli umori della nazione benfiquista. La prima pagina era una celebrazione del Menino de Ouro, con grande enfasi sull’ennesima pioggia di denaro che si riversa nelle casse del Benfica. Per merito di chi? Ovviamente di Jorge Mendes, che da pochi mesi è l’agente di Renato Sanches e da almeno due anni il Gran Ciambellano del mercato benfiquista.

 

CiJHHymW0AEROt8

 

Il giornale non si sottrae al rito del bacio della pantofola e menziona il boss di Gestifute a pagina 6, con tanto di fotografia.

Screenshot_20160513-170020

 

Ma non finisce qui, perché l’edizione di A Bola mandata in edicola mercoledì 11 maggio è una specie di Tutto Mendes minuto per minuto. Una cosa che avevo già visto realizzarsi con l’edizione del 3 ottobre 2015, della quale parlerò nel libro M – L’orgia del potere, in uscita a ottobre. Oltrepassata la sezione del giornale dedicata al Benfica, infatti, arriva quella sullo Sporting che si apre con la notizia della possibile cessione di João Mario al Manchester United. Affare che sarebbe completamente orchestrato da Jorge Mendes, molto più quanto dica l’articolo (che però è accompagnato da un sommario in cui non si perde la chance di ricordare il ruolo fondamentale del super-agente)

 

Screenshot_20160513-170102

 

 

Sono diverse le leve manovrate dal super-agente in questo possibile affare: il Manchester United è infatti un club che da sempre realizza col super-agente portoghese affari a cifre esagerate, e nell’ultimo biennio la relazione si è infittita; il principale candidato alla panchina dei Red Devils continua a essere José Mourinho, cliente di Mendes; così come lo è Joâo Mario; e infine, come ci ricorda l’ottimo blogger portoghese O artista do dia, c’è il dettaglio che il 25% dei diritti economici del calciatore sportinguista sono in possesso di Quality Football Ireland, facente capo alla catena dei fondi controllati da Quality Sports Investments (QSI). Di questi fondi, su cui la Fifa ha indagato salvo poi ritirarsi in buon ordine, si disse in un primo tempo che avessero proprio Jorge Mendes fra i propri soci. Questa interpretazione causò l’intervento chiarificatore di Carlos Osorio De Castro, avvocato di fiducia del boss di Gestifute. Osorio De Castro, a margine del chiacchierato trasferimento del portiere Roberto dal Benfica al Saragozza, dichiarò che il suo cliente non è socio di QSI, ma soltanto un consulente. E ovviamente non mi passa per la testa di contraddire l’avvocato di Jorge Mendes, vista la facilità di querela che vige in Gestifute e dintorni. Però a proposito di Osorio De Castro mi piace ricordare un dettaglio di carattere familiare. La sua amata figliola Francisca è una cantante pop, nota nel mondo dello spettacolo col nome Kika.

 

JTJGTzNtJTJGLTBNM1pyU20lMkZ3R3VNa1olMkZVLlV0ZGty

Carlos Osorio De Castro

 

2013-04-05-kika

Kika

Classe 1997 come Renato Sanches, la giovane Kika è precoce al pari del “nuovo fenomeno” del calcio portoghese. Nel 2014, all’età di 17 anni, Fraceschina Osorio De Castro vide il suo brano musicale “Vai Portugal” scelto come inno d’accompagnamento della nazionale per i mondiali brasiliani. E mi guarderei bene dal dubitare che quella scelta sia stata la più trasparente possibile. Mi limito a dire che quel brano è una cacata pazzesca. Giudizio personale di qualità, se è ancora lecito esprimerne senza beccarsi una querela.

Tornando a QSI, Mendes ne è sicuramente un consulente, come abbiamo saputo dal papà della cantante Kika. E dunque, ricapitolando, João Mario è un assistito di Jorge Mendes i cui diritti economici sono per un quarto proprietà di un fondo il cui principale consulente si chiama Jorge Mendes, e potrebbe andare a giocare in un club in ottimi rapporti con Jorge Mendes trovando come allenatore un altro cliente di Jorge Mendes. L’uomo che si è fatto calciomercato.

Continuando lo sfoglio del giornale si trova un articolo dedicato a Adrian Lopez, l’attaccante ex Atletico Madrid che oltre a essere un cliente di Jorge Mendes è stato anche uno dei più grandi flop recenti del calciomercato portoghese. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato il Porto. A causa di questo pessimo affare il presidente portista Pinto Da Costa ha dichiarato di recente che d’ora innanzi sarà più cauto nel fare affari con Jorge Mendes. Adrian Lopez ha trascorso in Spagna la stagione appena conclusa, giocando con la maglia del Villarreal. E anche lì non ha fatto alcunché di memorabile. Ma è bastato che conducesse un decente finale di torneo perché A Bola  parlasse di “luce in fondo al tunnel” e gli dedicasse quasi una pagina con citazione obbligatoria di Jorge Mendes.

Screenshot_20160513-170135

 

E infine, nella sezione dedicata agli “altri sport”, ecco un pezzo sul tennista numero 1 in Portogallo: Joao Sousa, che fa riferimento alla possibilità di andare alle Olimpiadi e ne parla come di un sogno che aveva da bambino. Anche Joao Sousa è un cliente di Jorge Mendes tramite la Polaris, agenzia specializzata nella gestione dei diritti d’immagine. E almeno in questo articolo il super-agente non viene citato, ma poco cambia.

Screenshot_20160513-170307

Da A Bola si passa a O Jogo, quotidiano sportivo di Oporto. Che riserva adeguato spazio al trasferimento di Renato Sanches in Germania e mette in evidenza un altro aspetto dell’affare: il ruolo chiave svolto da Carlo Ancelotti, neo-allenatore dei bavaresi.

getimage.aspx(696)

 

Il tecnico emiliano non risulta fra i clienti di Mendes, ma nei mesi scorsi i due non hanno mancato di mostrare in pubblico quanto buoni siano i loro rapporti. Lo scorso novembre Ancelotti era a Londra in occasione della prima mondiale del film su Cristiano Ronaldo, e si è fatto fotografare abbondantemente assieme al calciatore e al suo agente.

496450268

Amici

496450270

Amici

496450278

Amici

Ma ciò non significa che la scelta di Ancelotti in favore di Renato Sanches sia stata dettata da motivi diversi rispetto alla valutazione tecnica, ci mancherebbe altro.

Nella pagina successiva trovava spazio un’intervista con Domingos Soares Oliveira, direttore finanziario del Benfica. Da cui è giunto un annuncio a proposito dell’impiego che il club encarnado farà dei denari versati dal Bayern.

getimage.aspx(697)

 

Verranno impiegato sul mercato in entrata, e in questo senso uno dei primi obiettivi è l’argentino Rodrigo Bentancur del Boca Juniors.

176834_rodrigo_bentancur

Rodrigo Bentancur

 

Per acquisirlo, specifica il giornale rimarcando una cosa nota da settimane, “il Benfica sarà appoggiato da un gruppo d’investitori guidato da Jorge Mendes”. Dunque, Jorge Mendes pilota la cessione al Bayern di un calciatore da lui assistito e poi dirige parte di quei denari verso l’acquisto di un altro calciatore d’interesse suo e del gruppo d’investitori che lo appoggia. Ma va tutto bene, madama la marchesa, e i giornalisti portoghesi non fanno una piega.

L’apoteosi viene toccata col quotidiano Record. Che dedica le pagine 2 e 3 ai dettagli dell’affare, e rende protagonisti pure i professionisti che hanno portato a termine la trattativa. Non riesco a riprodurre la pagina, ma riporto una sua versione web.

Si tratta di Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso.

Rendeiro è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, lo stesso di Osoriuo De Castro di cui Gestifute è cliente; Cardoso è un funzionario della stessa Gestifute. Il modo in cui la pagina di Record è disegnata, e le foto che vengono inserite, comunicano una rappresentazione dei fatti molto chiara: più che tra Bayern Monaco e Benfica, si è trattato di un affare tra il club bavarese e Gestifute. Che il mondo sappia chi muove i fili degli affari.

Questo è lo stato dell’informazione sportiva portoghese quando c’è di mezzo Jorge Mendes. E in una situazione del genere fare controinformazione è non soltanto un dovere, ma uno strumento d’autodifesa.

 

 

Annunci

Zamparini e i rosanero nella rete della cricca globale (Repubblica Palermo, 20 gennaio 2016)

Come una matrioska. Per capire la nuova struttura di potere che governerà il Palermo bisogna guardare a figure che crescono per ordini successivi di grandezza e gerarchia. Innanzitutto c’è un vicepresidente di fresca nomina, il montenegrino Predrag Mijatovic: ex gloria del calcio mondiale che fin qui di Palermo conosceva forse soltanto il nome. Alle sue spalle c’è il croato di nascita e serbo di passaporto Vlado Lemic, rampante broker di carriere calcistiche nonché prodotto di quest’epoca in cui il calcio globale diventa innanzitutto un fatto di cartelli di potere e pura speculazione finanziaria. E in cima a tutti sta Pinhas “Pini” Zahavi, israeliano, ex giornalista sportivo che a partire dagli anni Ottanta è diventato uno dei grandi burattinai del pallone, appartenente alla ristretta cerchia dei soggetti che “fanno” l’economia parallela del calcio globale anziché adattarsi a essa: il portoghese Jorge Mendes, l’anglo-canadese di origine iraniana Kia Joorabchian, l’argentino Gustavo Mascardi, l’italiano Mino Raiola e il famigerato Doyen Sports Investments.

FUDBAL-REPREZENTACIJA-SERBIA-CROATIA-WORLD CUP 2014 QUALIFIERS

Predrag Mijatovic e Vlado Lemic con José Mourinho

Pini-Zahavi

Pini Zahavi

È alle amorevoli cure di questi personaggi, nonché dentro questo limpido scenario d’interessi economico-finanziari, che nei giorni del suo declino calcistico e fors’anche personale Maurizio Zamparini ha trascinato il Palermo. Dopo aver promesso per anni l’investitore estero favoleggiando di sceicchi rimasti chiusi dentro una mitografia minima, e aver poi ripiegato verso più modeste narrazioni che parlavano di “soci stranieri”, ecco infine la verità: il Palermo entra nell’orbita di una cricca globale composta da mercanti di calciatori. Nella migliore delle ipotesi, il club rosanero diventerà un punto di transito per giocatori di vaga prospettiva, ma anche dal glorioso futuro dietro le spalle. Nella peggiore, verrà utilizzato come un club che consente ai fondi d’investimento specializzati nel controllo dei diritti economici sui calciatori di aggirare il divieto Fifa, reso ancora più aspro dalla Circolare 1464 emanata il 22 dicembre del 2014 e entrata in vigore il 1° maggio dello scorso anno. Un documento che mette definitivamente fuorilegge le formule di Third Party Ownership (TPO) e Third Party Investment (TPI) sui calciatori. E quale modo più elementare, per liberarsi del ruolo di terza parte, che quello di comprare un club o metterlo sotto controllo? A quel punto si è parte legittimamente in causa, e buonanotte ai divieti.
Non per nulla già dall’autunno del 2014, quando nelle stanze della Fifa si lavorava faticosamente per mettere a punto il documento, i feudatari del pallone globale andavano a caccia di club, da acquisire o porre sotto influenza. E una manovra del genere è stata compiuta proprio da Zahavi, che a luglio 2015 ha comprato il 90% del Mouscron-Peruwelz, club della serie A belga. L’operazione ha avuto l’ausilio del Chelsea di Roman Abramovich, e è stata condotta da Gol Football Malta Limited, un fondo controllato dallo stesso Zahavi.
Il rapporto fra l’agente israeliano e il proprietario del Chelsea è solido, e risale a quando nel 2003 il primo rese possibile la scalata del secondo alla proprietà del club londinese, ricevendone in cambio un’apertura di credito praticamente illimitata. Zahavi ha così potuto far accreditare come ascoltato consigliere di Abramovich uno dei due suoi pupilli: il già citato Lemic. L’altro si chiama Fali Ramadani, e da anni è influente consulente di mercato (eufemismo) della Fiorentina, ciò che ne ha costituito la base per allargare il raggio del potere personale sul calcio italiano.
Da qui a dire che il Palermo avrà un rapporto privilegiato col Chelsea (che ha in prestito per l’Europa una quarantina di calciatori), il salto è un po’ ardito. Di sicuro c’è che da adesso in poi il club rosanero diventerà punto di passaggio di calciatori. Un club “di sviluppo”, funzione per la quale anche la serie B può andare benissimo, e lo si dice senza malizia alcuna. E a questo punto entra in ballo Mijatovic. Che, come ci ha spiegato un giovane giornalista serbo, è con Lemic in rapporto reciproco da padrino. Ciò che per la cultura serba significa un legame d’amicizia stretto da particolari vincoli di lealtà e fedeltà. I due hanno anche condotto a termine delle trattative quando Mijatovic era direttore sportivo del Real Madrid. Club al quale Lemic, negoziando col suo padrino Mijatovic, ha portato un buon giocatore come Klaas Huntelaar e uno strapagato bidone come Royston Drenthe. Ma sono stati anche altri gli affari condotti a termine da Mijatovic come ds dei merengue. Meritano d’esserne ricordati due conclusi con l’Argentina fra dicembre del 2006 e gennaio 2007. Dal Boca Juniors giunse in quel periodo al Real il centrocampista Fernando Gago, e a trattare andò l’allora presidente del club Mauricio Macri, che dieci anni prima aveva inventato la formula dei fondi d’investimento per acquistare giocatori. Con questa formula venne acquistato dal club Xeneize il neo-allenatore rosanero, Guillermo Barros Schelotto. L’altro affare riguardò Gonzalo Higuain, ceduto dal River Plate ma transitato dal Locarno, serie B svizzera. In quegli anni il club ticinese era controllato da un fondo d’investimento denominato HAZ. La H corrispondeva all’agente argentino Fernando Hidalgo. La Z a Pini Zahavi. La A al più riservato dei tre: l’argentino Gustavo Arribas, un agente di calciatori nonché escribano (figura professionale corrispondente al nostro notaio) molto vicino all’allora presidente del Boca, Macri.

50b680edbd02746e5e7354c6b7018330

Mauricio Macri

download (1)

Gustavo Arribas

Otto anni dopo, a dicembre 2015, Macri è diventato presidente della repubblica argentina. E ha piazzato Arribas a capo dell’AFI (Agencia Federal de Inteligencia), cioè i servizi segreti. Ma che bel quadretto si è formato attorno al club rosanero.

La scalata di Kia Joorabchian al Corinthians (Anticipazione da “Il lato oscuro del calcio globale”)

Cari amici, oggi vi do un’anticipazione di “Il lato oscuro del calcio globale”, il libro in corso di stesura. Inserisco un paragrafo del lungo capitolo su Kia Joorabchian, il cosiddetto “agente” di Carlos Tevez. Una figura che da sola dà idea di quale sia il panorama di personaggi che si muovono oggi dietro le quinte del pallone globale. Il testo non è stato ancora revisionato, sicché mi scuso per eventuali refusi e ripetizioni. Buona lettura.

C_3_Media_1781899_immagine_ts673_400

 

Il nome di Kia Joorabchian viene messo per la prima volta in relazione col mondo del calcio nel 2004. È il 25 agosto, un martedì, quando uno dei club storici del calcio brasiliano annuncia una novità che inizialmente suscita curiosità e nulla più. Il club in questione è il Corinthians di San Paolo, che coi suoi 25 milioni di tifosi è in Brasile il secondo più seguito dopo il Flamengo di Rio de Janeiro. La novità sta nel fatto che il Consiglio Deliberativo del club, col voto favorevole  di 340 membri sui 370 presenti, approva il pre-accordo di un’originale partnership: quella che lega il Corinthians a un fondo d’investimento. Quest’ultimo si chiama Media Sports Investments (MSI), risulta costituita da pochi giorni e ha sede legale presso le Isole Vergini Britanniche. Cioè un paradiso fiscale. Questo dettaglio dovrebbe già dare parecchio da pensare, ma i dirigenti del Timao (il Timone, simbolo del club di bianconero) non possono permettersi di sottilizzare. Come quasi tutti i club del calcio brasiliano, il Corinthians fa i conti con una grave situazione debitoria. La MSI mette sul piatto 35 milioni di dollari, di cui 20 a copertura del deficit.  Il presidente corinthiano Alberto Dualib vede nell’accordo una chance straordinaria[1]. E certamente lo è per lui, ma questo lo si capirà soltanto più avanti.  Fatto sta che per far approvare la partnership dal Consiglio Deliberativo il presidente mobilita tutte le risorse disponibili. A cominciare da quelle familiari, visto che i Dualib collocati nei posti chiave dell’organigramma corinthiano sono un’epidemia: ben dodici. La nipote Carla è responsabile dell’area marketing e a lei si deve il lavorio diplomatico che conduce alla realizzazione dell’accordo. Quanto a  Edson e Nelson Real Dualib, tocca a loro il compito di influenzare l’orientamento del Cori, organo di coordinamento il cui compito è orientare i lavori del consiglio. Sulle prime la MSI viene presentata come “una multinazionale con sede a Londra”[2]. Di quella “multinazionale” è rappresentante legale “l’iraniano Kia Joorabchian” assieme a un altro anglo-iraniano: si tratta di Nojan Bedroud, agente di calciatori in possesso di una regolare licenza rilasciata dalla Football Association (FA), la federcalcio inglese.

I voti contrari all’accordo di partnership sono soltanto 7, ma fra essi si ritrova quello d’un influente membro dell’universo corinthiano: l’avvocato Rubens Approbado Machado. Il quale, oltre a essere consigliere vitalizio del Timao, è stato nell’ordine: sottosegretario alla Giustizia dello Stato di San Paolo dal 1990 al 1998, presidente dell’Ordine degli Avvocato del Distretto di San Paolo dal 1998 al 2000, presidente del Consiglio Federale dell’Ordine degli Avvocati dal 2000 al 2004, vicepresidente per dieci anni (1992-2002) della federcalcio paulista e membro del Tribunale Superiore di Giustizia Sportiva dal 2004 al 2012. Non certo uno al quale basti dire che si ritrovi in minoranza per tacitarlo. Venuto a sapere dell’accordo di partnership, Machado pone immediatamente la questione cruciale: ”Il Corinthians ha bisogno di sapere che società è questa MSI e da dove provengano i suoi denari. Il club non può correre rischi”. L’esatto contrario dell’atteggiamento mostrato da Dualib, che nei giorni in cui va a definirsi l’accordo fra il fondo d’investimento e il club dichiara alla stampa: “Non importa da dove viene il denaro, ciò che conta è il vantaggio che se ne può trarre”[3]

 

Alberto Dualib

Alberto Dualib

 

 

 

Boris Berezovsky e Badri Patarkatsishvili

Boris Berezovsky e Badri Patarkatsishvili

Fra l’altro, a rafforzare immediatamente i dubbi giungono le notizie sui dettagli dell’accordo fra il club paulista e la MSI. A esplicitarli è lo stesso Joorabchian nel corso di un’intervista[4]: in cambio di quei 35 milioni di dollari, la MSI si accaparra il diritto sul 51% dei profitti del club maturati nei dieci anni successivi. Come qualcuno farà notare, uno dei club più popolari al mondo si fa mettere addosso una camicia di forza in cambio d’un piatto di lenticchie: 3,5 milioni di dollari all’anno. Su questi aspetti della questione Joorabchian sorvola. E interrogato sui rapporti con Boris Berezovsky, li minimizza descrivendoli come una parentesi felice ma ormai appartenente al passato. Quando il cronista solleva eccezioni sul fatto che la MSI abbia una sede legale offshore e che qualcuno possa paventare il rischio di riciclaggio di denaro, Joorabchian nega recisamente e svicola utilizzando l’argomento di facile presa populistica: annuncia l’acquisto di quattro giocatori d’alto livello, fra i quali Robinho.  Che in quei giorni veste la maglia dei rivali del Santos e al Corinthians non metterà mai piede. Ma almeno riguardo all’attivismo sul mercato dei calciatori Joorabchian sarà di parola. Pure troppo, come si vedrà. I dubbi sulla partnership aumentano, e gravano sulla commissione di saggi del club che hanno il compito di vagliare il pre-accordo e dire se possa trasformarsi in partnership definitiva. Fra l’altro, l’ombra di Berezovsky si fa ingombrante. Alberto Dualib rilascia una dichiarazione a Record TV nella quale afferma che il magnate russo è pienamente coinvolto nella MSI ma preferisce non esporsi. Di più: Dualib afferma d’essere andato a conoscere di persona Berezovsky, presso la residenza londinese dell’oligarca. Una dichiarazione che sbugiarda penosamente le affermazioni rilasciate da Joorabchian nell’intervista alla Folha e costringe Renato Duprat, mediatore fra Corinthians e MSI, a elaborare una patetica smentita: sì, Dualib e il resto della banda erano andati davvero in visita a Berezovsky, ma dall’incontro era scaturita la mancanza di volontà del magnate d’investire nel calcio. Inganni e bugie che stratificano. E la tensione sale ulteriormente quando il 31 agosto la strana coppia Joorabchian-Dualib dichiara pubblicamente di non avere bisogno di un‘ulteriore approvazione da parte del Consiglio Deliberativo per ritenere valido e efficace l’accordo di partnership. E la prova di forza va a compimento, nonostante l’opposizione di personaggi come Machado o un altro consigliere particolarmente estroso, Romeu Tuma Júnior. Costui attacca Joorabchian appellandosi al rapporto che quest’ultimo intrattiene con Berezovsky; che a sua volta, secondo Romeu, intratterrebbe rapporti con la Jihad islamica (per via dei legami con la resistenza cecena) e di conseguenza con Al Qaeda e Bin Laden[5]. Argomentazioni talmente sbracate da inficiare la credibilità del suo dissenso alla svolta nella governante del club. Il risultato è che tre mesi dopo, il 23 novembre, la partnership viene definitivamente approvata dal Consiglio Deliberativo.

Da quel giorno si apre per il Corinthians la fase più folle e oscura della propria storia. All’improvviso il club, che fino a qualche settimana prima attraversava una grave crisi economica, diventa punto d’approdo per alcuni fra i più forti calciatori sudamericani. E sono tutti quanti calciatori di cui la MSI finanzia l’acquisto ricevendo in cambio una quota dei diritti sulle cessioni future. La lista è lunga, e le combinazioni utilizzate per acquisire calciatori altrettanto. Dal Porto arriva il centrocampista Carlos Alberto viene prelevato dal Porto e il suo cartellino viene diviso come segue: 75% alla MSI e 25% alla Global Soccer Agencies (GSA). Quest’ultima, successivamente rinominata Rio Football Service, è un’agenzia con sede legale a Gibilterra che fa capo al potente agente israeliano Pini Zahavi, personaggio di cui si parlerà più avanti. La joint venture tra MSI e GSA porta al Corinthians anche Javier Mascherano, uno dei due calciatori il cui passaggio al West Ham accende lo scandalo raccontato nel capitolo precedente. MSI finanzia per il Corinthians il 35% dell’acquisto di Tevez e il 100% dell’acquisto di Sebastian Dominguez. Altra partnership instaurata da MSI è quella con Devetia Ltd per l’acquisizione di Marcelo Mattos. Alla squadra alvinegra giungono via MSI anche Rafael Moura, Johnny Herrera e Renato Ribeiro. Altro giocatore che gravita nell’orbita di Joorabchian è l’attaccante Nilmar[6]. In totale, nel giro di pochi mesi vengono spesi 60 milioni di dollari per l’acquisto di calciatori. Un ammontare assolutamente fuori scala per la realtà economica del calcio brasiliano.

 

Pini Zahavi

Pini Zahavi

Tale girandola di calciatori d’alto livello un’anomalia per il calcio brasiliano. Che di norma i talenti li esporta per via dell’endemico stato di crisi economico-finanziaria dei club. L’approdo nel torneo nazionale di una tale quantità di giocatori maturi e costosi è assolutamente fuori schema. Sicché va a finire che i sospetti attorno all’operazione societaria sopravanzino gli entusiasmi suscitati dal rafforzamento della squadra. E la parte più critica dell’ambiente corinthiano è costituita dai gruppi ultras, capitanati dalla storica fazione dei Gavioes da Fiel. Il leader dei Gavioes esprime subito l’interrogativo cruciale: <Questi qui arrivano dal nulla e investono in un club con cui non avevano mai avuto a che fare: e perché mai?>. Domanda legittima, a cui verrà data risposta poco più di un anno dopo. Si può dire però con certezza che approdando a capo del Corinthians la MSI acquisisca il controllo di uno fra i club più prestigiosi del calcio sudamericano. Perché i Timoes sono portatori d’una storia le cui implicazioni vanno ben oltre il calcio.

Al club alvinegro di San Paolo è infatti legato il mito della Democrazia Corinthiana, l’esperienza di autogestione inaugurata nel 1982; allorché, dopo una stagione avara di risultati e caratterizzata da gravi turbolenze all’interno dello spogliatoio, il neo-presidente Waldemar Peres conferisce a un sociologo la carica di direttore della sezione calcio della polisportiva: Atilson Monterio Alves. Grazie al suo impulso il gruppo corinthiano si rivitalizza nel giro di poche settimane, anche in virtù del contributo assicurato da personaggi di spiccato profilo intellettuale oltre che calcistico: come Socrates, il centrocampista laureato in medicina e innamorato dei colpi di tacco; o Casagrande, che pochi anni dopo avrebbe provato l’avventura italiana con la maglia del Torino; o Wladimir, terzino di fede marxista. Lo stile gestionale del club viene rivoluzionato. Il primo passo è la democratizzazione delle decisioni che riguardano la squadra, tutte quante sottoposte al voto: dalla formazione da mandare in campo ai metodi d’allenamento, dai salari alle campagne-trasferimenti, fino ai ritiri pre-partita. Che infatti vengono immediatamente aboliti. Addirittura nel 1983, per deliberazione dei giocatori, viene spedito in panchina uno di loro: il laterale destro Zé Maria. Il Corinthians vince i due campionati successivi. E grazie all’intuizione di Washington Luiz Olivetto, un pubblicitario tifoso alvinegro che conia l’etichetta di democrazia corinthiana, ben presto quell’esperimento democratico viene preso a modello e fa da cassa di risonanza delle rivendicazioni anti-autoritarie in un paese che cerca di affrancarsi dalla dittatura militare instaurata nel 1964.

 

download

Per la prima volta nella storia del calcio brasiliano compaiono delle scritte sulle maglie di una squadra: quelle che invitano i tifosi-elettori a andare a votare il 15 novembre 1982 alle elezioni determinanti per la fine del regime militare. Successivamente, nel 1984, i giocatori adottano sulle maglie lo slogan Diretas Jà, che dà nome al movimento impegnato nella campagna per l’elezione diretta del presidente della repubblica. Quell’esperienza muore con la partenza di Socrates per l’Italia – verso l’infelice parentesi con la maglia della Fiorentina – e con la sconfitta della lista Democracia Corinthiana alle elezioni del 1985 per il rinnovo delle cariche sociali del club. Di essa, e dell’impatto che ebbe per la democratizzazione della società brasiliana (“Quando nessuno nel paese poteva votare, i giocatori di quel gruppo conquistavano il diritto di decidere su qualunque cosa li riguardasse” ricorda il sociologo brasiliano Emil Sader). rimangono tracce nel libro scritto da Socrates assieme al giornalista Ricardo Gozzi, “Democracia Corinthiana. A Utopia en Jogo” e in quello di Washington Luiz Olivetto e Nirlando Beirão, “Corinthians é preto no branco”. Si stenta a credere che un club con storia e identità tali finisca sotto il controllo di un attore opaco come la MSI, venendo sottratto al controllo della sua gente. Eppure succede. E le fondate perplessità sull’operazione vengono presto temperate dai successi della squadra, che con un organico tanto competitivo a fine stagione vincerà il quarto campionato nazionale della propria storia. Gli oppositori però si mantengono in stato d’allerta, e non mollano l’attenzione su Joorabchian e la MSI. È soprattutto il trasferimento di Tevez a generare parecchie perplessità. Non da parte dei tifosi dissidenti o di qualche giornalista col prurito dell’investigazione, ma del Banco Central do Brasil[7]. Negli uffici dell’istituto d’emissione nazionale notano immediatamente le anomalie di quel trasferimento, avvenuto a dicembre 2004 e celebrato con massima pompa dal club grazie anche all’entusiasmo del presidente della repubblica Luis Inácio Lula Da Silva. Il quale, da tifoso corinthiano, non resiste alla tentazione di farsi fotografare assieme al nuovo acquisto. Gli addetti della banca centrale notano che i soldi della transazione fra Corinthians e Boca Juniors hanno by-passato non soltanto il territorio brasiliano, ma addirittura quelli dell’intero continente: partiti dalla Isole Vergini Britanniche, sede legale della MSI, essi sono approdati presso un conto della Royal Bank of Canada. Estero su estero, senza che il fisco brasiliano e quello argentino possano intercettare alcunché. La banca centrale brasiliana s’interessa alla transazione per ché essa viola una legge federale, la numero 23258. Essa proibisce la conversione di moneta straniera in real (la moneta brasiliana) e il pagamento in valuta estera convertita in reais se tutto ciò non avviene sotto la supervisione dell’autorità monetaria nazionale. Fra l’altro, del trasferimento di Tevez dal Boca al Corinthians desta sospetto non soltanto il percorso del denaro. A marzo emergono i dubbi anche riguardo alla cifra pagata per portare in Brasile l’attaccante argentino. Si tratta di un importo che segna il record assoluto per quello che riguarda i trasferimenti di calciatori all’interno del mercato sudamericano, ma non è questo il punto. A segnalare i lati oscuri della transazione è un articolo del quotidiano argentino Clarin[8], il cui giornalista Daniel Lagares svela una curiosa circostanza: ciascuno degli attori interessati dall’affare dichiara una cifra diversa. Dal Boca Juniors fanno sapere di avere incassato 16 milioni di dollari, ai dirigenti del Corinthians risulta che la cifra spesa sia di 17 milioni, mentre dalla MSI comunicano che per acquistare Tevez è stato necessario sborsare 22,6 milioni. E dunque? Lagares riporta le spiegazioni fornite dai diretti interessati, che tracciano un complicato intreccio di percentuali e compensazioni a titolo di premi di formazione et similia. Una giungla di cifre difficili da condurre a ordine. Di sicuro c’è che i conti tornano poco, e a aggiungere perplessità arriva la rivelazione fatta dallo stesso Tevez d’aver pagato al Boca Juniors, con soldi della MSI, il proprio diritto a svincolarsi dal club argentino[9]: 1,5 milioni di dollari, elargiti sotto forma di donazione per lo sviluppo del settore giovanile. Soldi che generano altri soldi e prendono vie misteriose.

Va a finire che il calciatore di maggior prestigio portato in dote al Corinthians dalla MSI si trasforma in un catalizzatore di sospetti e d’attenzioni indesiderate. Per di più, sull’affare emergono aneddoti sempre più grotteschi. Per esempio, risulta che alla trattativa e alla stesura del contratto per il trasferimento di Tevez partecipi una giovane avvocatessa brasiliana con studio a Londra, Tatiana Alonso. Che casualmente è anche la futura signora Joorabchian. Ancor più bizzarri sono i dettagli che man mano emergono: la MSI Partecipaçoes Ltda risulta costituita in data 19 ottobre 2004, cioè due mesi dopo la stesura dell’accordo stretto da Dualib e Joorabchian. In quei giorni il Corinthians si relazionava con un’organizzazione inesistente sul piano legale. Inoltre, il suo capitale sociale ammonta a 1.000 reais: 286 volte più basso dello stipendio mensile di Tevez[10]. Kia Joorabchian non ne risulta socio, poiché il capitale versato risulta sottoscritto da Mauricio Fleury Pereira Leitão per il valore di 999 reais e da Carlos Fernando Sampaio Marques per il valore di 1 real. Entrambi sono avvocati presso lo studio Veirano Associados, un colosso dei servizi legali in Sud America cui la MSI si rivolge per condurre i propri affari in Brasile. A chiudere il cerchio, ecco un dettaglio già noto ai primi di dicembre del 2004: il presidente corinthiano ha fornito alle banche garanzie personali per 6 milioni di reais (poco più di 2 milioni di euro). I soldi della MSI hanno salvato dal dissesto non soltanto il Corinthians, ma anche e soprattutto lui[11].

Il rumore attorno al fu club della Democrazia Corinthiana si moltiplica, anche perché le vicende agonistiche sono convulse non meno di quelle economico-finanziarie. Preso potere all’interno del club, Kia Joorabchian pretende immediatamente di dettare la linea tecnica spingendo per il cambio d’allenatore. Evidente che voglia sulla panchina dei Timoes un tecnico di sua fiducia, e soprattutto di stretta osservanza per quello che riguarda l’impiego dei giocatori. Sta di fatto che il tecnico in carica Adenor Leonardo Bacchi meglio conosciuto come Tite – un personaggio  di grandissimo spessore del calcio brasiliano – finisce immediatamente nel mirino dell’anglo-iraniano. Che vorrebbe sulla panchina alvinegra Wanderlei Luxemburgo, già allenatore corinthiano e della nazionale brasiliana nonché titolare d’un bel curriculum di vario malaffare[12]. Il conflitto fra Tite e Joorabchian, e esplode in modo irrimediabile dopo un derby perso 1-0 contro il San Paolo allo stadio Morumbi[13]. In pieno spogliatoio, fra l’imbarazzo dei calciatori corinthiani, Joorabchian accusa Tite di aver fatto calciare al laterale Coelho il rigore (fallito) del possibile pareggio. A giudizio del boss della MSI quel penalty avrebbe dovuto essere tirato da qualcun altro. Chi? Tevez, ça va sans dire. Poche ore dopo Tite viene licenziato nonostante l’appoggio dei giocatori e della tifoseria. E giusto alla vigilia dell’avvio del campionato nazionale viene piazzato sulla panchina dei Timoes l’argentino Daniel Passarella. Che da calciatore è stato grandissimo, ma da allenatore continua a rivelarsi un disastro. Rimarrà nella leggenda il suo breve periodo sulla panchina del Parma nel 2001-02, nel tempo in cui il club crociato era di proprietà della Parmalat. In quel caso furono cinque partite perse su cinque, con tanto di esonero dorato: tre miliardi di lire per l’ingaggio più due di penale per il licenziamento. Praticamente, un miliardo a partita. Persa. La pessima performance si ripete alla guida del Corinthians, anche perché il rapporto coi giocatori e la tifoseria è subito tumultuoso, né il carattere spigoloso di Passarella aiuta a appianare i contrasti. Per di più i risultati conseguiti sul campo sono pessimi. Il capolinea giunge ancora una volta dopo una sconfitta contro il San Paolo, alla terza giornata del campionato nazionale. Solo che stavolta il punteggio è umiliante sconfitta: 1-5. Dopo quella gara, e avendo totalizzato un so   lo punto in tre gare con 10 gol al passivo, il tecnico argentino si dimette. A parziale risarcimento della disavventura si vede offrire un non meglio precisato ruolo all’interno della MSI. Giusto per fugare ogni dubbio sui suoi rapporti con Joorabchian. A ogni modo, giusto in quei giorni viene annunciato l’acquisto di Javier Mascherano, che verrà concluso a luglio. Il club cedente è il River Plate, di cui qualche anno dopo Passarella diventerà presidente. A sostituire l’argentino sulla panchina dei Timoes viene chiamato Antõnio Lopes. Che rispetto all’argentino porta in giro un nome meno altisonante, ma in compenso è un allenatore vero. E infatti con lui in panchina il Corinthians vince a ottobre 2005 il suo quarto campionato nazionale, al termine di una stagione che rimarrà falsata da un pesante affare di gare truccate e corruzione arbitrale[14].

Il successo della squadra sul campo non basta a allontanare le ombre dal club e dall’ingombrante partnership con la MSI. Mentre la squadra viaggia verso il trionfo le vicende societarie si arricchiscono di novità sconcertanti. A febbraio 2005, quando ancora la girandola degli allenatori è di là da venire, arriva una dichiarazione del procuratore José Reinaldo Guimarães Carneiro. Che è membro del Gaeco[15] (Grupo de Atuação Especial de Repressão ao Crime Organizado), la task force creata dalla Procura Generale dello Stato di San Paolo per la lotta al crimine organizzato, e parla esplicitamente di “indizi di riciclaggio di denaro” nell’operato della MSI[16]. In quell’occasione Guimarães Carneiro lancia anche un allarme generale sul rischio che il calcio brasiliano venga infiltrato da soggetti oscuri, e lo fa ponendo un interrogativo: perché mai degli attori finanziari stranieri dovrebbero investire in un prodotto deficitario? Pochi giorni dopo, mentre all’interno del club un passaggio di poteri porta Paulo Angioni (già dirigente corinthiano ma adesso rappresentante della MSI) a assumere il ruolo di direttore della sezione calcio all’interno della polisportiva, lo stesso Gaeco classifica come “oscura” la partnership[17]. Si diffonde anche la notizia di un pagamento da due milioni di dollari partito dalla Georgia a titolo di prestito per il club, e bloccato dalla Banca Centrale brasiliana perché effettuato attraverso un’altra finanziaria con sede legale presso le Isole Vergini Britanniche. Si tratta della Devetia Ltd., che divide con la MSI la partecipazione su alcuni giocatori. A erogare quel prestito è Zaza Toidze, un personaggio del quale poco si sa. Le sole cose note sul personaggio riguardano il suo ruolo da personaggio politico: è un parlamentare del partito “Unione per la Rinascita” nonché membro della Commissione Elettorale dell’assemblea legislativa georgiana. Facile associare il personaggio a Badri Patarkatsishvili, uno dei grandi finanziatori della MSI. Ma il nesso fra i due rimane indimostrato, anche perché Toidze per gli inquirenti brasiliani rimane un fantasma. Inoltre, dalla MSI fanno muro ostinandosi a non  rivelare la provenienza di quel tentato prestito passato attraverso Devetia. Il rifiuto di dare notizie viene corroborato da argomenti ai limiti dell’insolenza. Come quello usato dall’avvocatessa Dora Cavalcanti (dello studio legale “Rao, Cavalcanti e Pacheco”, altro punto d’appoggio brasiliano per gli affari legali della MSI), che agli investigatori del Gaeco risponde ineffabile più o meno a questo modo: <La MSI non sa chi sia Zaza Toidze. È un cittadino georgiano, e la Georgia fa cinque milioni di abitanti. Li si può mica conoscere uno per uno>[18]. Lo stesso Joorabchian, interrogato per tre ore a fine marzo dalla procura paulista, non rivela i nomi degli investitori. Si limita a negare che si tratti di Berezovsky e Patarkatsishvili. Circostanza che risulterà bizzarra quando a maggio si parlerà di costruire un nuovo stadio per il club, e emergerà che la MSI sta trattando l’affare proprio con Berezovsky[19]. Cioè con se stessa. Il mistero su chi stia dietro al fondo d’investimento rappresentato da Joorabchian si fa sempre più fitto, come già aveva segnalato qualche giorno prima al Gaeco il vicepresidente dell’area finanziaria del club, Carlos Roberto Mello: che in quell’occasione ammette di non avere la minima idea sull’origine dei fondi iniettati nel club via MSI[20].

Inoltre, a turbare l’ambiente corinthiano giungono le prime incrinature nel patto fra Dualib e Joorabchian. Oggetto del contendere – quasi superfluo dirlo – è una questione di denari: il ricco sponsor garantito al club da un colosso delle telecomunicazioni come la Samsung. Lo ammette senza infingimenti Dualib durante un’intervista rilasciata alla Folha de Sao Paulo, e spiega nel dettaglio il motivo: non è stata pagata la commissione alla SMA, la società d’intermediazione controllata dalla nipote del presidente, Carla[21]. E lasciamo perdere ogni considerazione sulla modernizzazione del mercato calcistico in Brasile, dato che qui si parla di alleanze/scontri fra l’economia di rapina condotta attraverso organizzazioni opache e l’economia di stampo familiare. Resta il fatto che la vicenda del contratto di sponsorizzazione determina situazioni persin ridicole. Ai primi di agosto il Corinthians gioca un’amichevole contro il Coritiba, ma soltanto mezzora prima di scendere in campo viene dato ai giocatori l’ok per vestire la maglia con l’insegna del nuovo sponsor[22]. Non meno grottesca la scena del giorno dopo, quando al momento di siglare il contratto di sponsorizzazione Dualib e Joorabchian firmano su due fogli separati[23]. I rapporti fra i boss di questa bizzarra governance duale arrivano a un tale punto di conflittualità da spingere Joorabchian a minacciare d’andar via portandosi tutti i calciatori in quota MSI. Si rende necessaria una riunione a Londra per siglare una pace di facciata, e a essa partecipano Berezovsky e Patarkatsishvili[24]. I cui legami con la MSI erano stati negati tre mesi prima da Joorabchian durante l’interrogatorio reso al Gaeco. Il rapporto è comunque compromesso, e comunque Joorabchian guarda già altrove. A maggio 2005 si diffonde l’indiscrezione di un suo interessamento per il West Ham, il club che proverà a scalare nell’estate del 2006 e dove nello stesso periodo porterà Tevez e Mascherano. È ormai chiaro che per le sue strategie il Corinthians sia soltanto un punto di transito. Le frizioni con Dualib trovano un altro motivo nell’operato di Paulo Angioni, ma si tratta di pretesti. E un ulteriore motivo di tensione giunge quando a fine ottobre quando il club che nega al Corinthians il primato per numero di tifosi, il Flamengo, si rivolge a Joorabchian per trovare investitori[25]. A chiudere il cerchio provvede una richiesta di 3,5 milioni di dollari da parte di Renato Duprat per l’intermediazione condotta nei giorni in cui si definiva la partnership fra il club e il fondo d’investimento[26]. Ormai il rapporto è ingombrante per entrambe le parti, e durante l’inverno del 2006 procede per forza d’inerzia. È l’anno dei mondiali di Germania, e in quell’occasione Tevez e Mascherano rimediano una buona figura vestendo la maglia della nazionale argentina guidata da José Pekerman. Le quotazioni dei due lievitano, e a quel punto Joorabchian capisce che è arrivato il momento giusto per piazzarli in Europa. Nelle ultime ore di trattative del calciomercato europeo i due vengono piazzati al West Ham, con la formula che conosciamo. Il Corinthians viene avvisato a cose fatte, e la circostanza fa infuriare l’allenatore Emerson Leao (che da portiere di riserva fu campione del mondo col Brasile nel 1970, e poi da titolare fu protagonista di altri tre mondiali) che a torneo in corso si vede privare senza preavviso di due dei suoi giocatori più forti. Mentre ormai Joorabchian elegge l’Europa a territorio di caccia, la partnership fra il club e il fondo d’investimento continua a trascinarsi per un anno. Fino a interrompersi in modo traumatico.


[2]              È quanto si evince dalle notizie di stampa fornite nelle ore immediatamente successive all’annuncio della partnership. Così, per esempio, riporta il principale quotidiano paulista, A Folha de Sao Paulo, in un articolo datato 25 agosto 2004 e tuttora disponibile sul web all’indirizzo http://www1.folha.uol.com.br/folha/esporte/ult92u80151.shtml