Balotelli e l’Aic

Ho appena concluso la stesura di un articolo che verrà pubblicato domani dall’Unità.

In esso viene ripresa e commentata la notizia di due giorni fa, riguardo alla rinuncia di Mario Balotelli alla tessera dell’Associazione Italiana Calciatori (Aic), motivata dall’appoggio che la stessa associazione ha dato alla Federcalcio sul provvedimento che riduce da due a uno il numero di calciatori extracomunitari tesserabili. Si tratta di un tema sul quale spesso ho scritto, per denunciare la posizione di retroguardia dell’Aic. Il fatto che sulla questione si sia espresso proprio Balotelli, parlando di atteggiamento discriminatorio dell’Aic, è particolarmente significativo, e lascia un segno nell’associazione.

Domani potrete leggere.

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Adunata pubblicitariamente sediziosa

Cosa avranno fatto di male queste figliole? Non sono hooligans, hanno regolarmente pagato il biglietto, non si sono nemmeno spogliate sugli spalti. Però sono state cacciate dal Soccer City di Johannesburg per aver commesso quello che dal punto di vista della Fifa costituisce peccato mortale: hanno esibito sulle maglie la marca di una birra concorrente di quella che sponsorizza la manifestazione.

E’ successo ieri durante Olanda-Danimarca. Di fatto, le 36 donne in maglia arancione sono state accusate di indossare un abbigliamento pubblicitariamente difforme. Una circostanza mai vista né sentita. I giornali che hanno ripreso la notizia ne hanno sottolineato l’aspetto comico e anche vagamente pecoreccio. A me sembra che non ci sia molto da ridere. Tutti quanti siamo (dovremmo) essere liberi d’indossare capi d’abbigliamento, salvo che questi contengano messaggi particolarmente offensivi per la sensibilità di altri o esplicitamente illegali. Di sicuro non è proibito portare in giro marchi sui capi d’abbigliamento. Altrimenti buona parte dei nostri guardaroba andrebbe al macero. E dunque, è il numero a fare la differenza?

Di fatto, le ragazze espulse dallo stadio sono state allontanate per adunata pubblicitariamente sediziosa. Una circostanza ridicola, e in quanto tale anche pericolosa. Da quando in qua un marchio diventa il badge per partecipare a qualcosa o esserne esclusi?

http://www.corriere.it/sport/speciali/2010/mondiali-calcio-sudafrica/notizie/15-giugno-sexy-tifose-olandesi_aa76dbc2-7864-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

Proibire le vuvuzela ai mondiali?

Avevamo imparato a riconoscerle lo scorso anno durante la Confederations Cup, allorché quel costante e fastidioso suono da battaglione di zanzare in agguato faceva da sottofondo. Adesso che la celebrazione dei mondiali ne ha moltiplicato la diffusione e l’impatto sonoro, la lamentazione nei confronti dell’utilizzo delle vuvuzela (le tradizionali trombette sudafricane) si è fatta pressante. Addirittura queste lamentazioni vengono da parte dei telespettatori. Che non sono presenti lì ma provano fastidio ugualmente. A ciò non è rimasta insensibile la Fifa, che avrebbe chiesto ai responsabili dell’organizzazione di metterne al bando l’utilizzo negli stadi in  cui vengono giocate le gare dei mondiali (si veda il link in fondo al post, tratto dal sito del Guardian). Ma sarebbe una decisione corretta?

Sono perplesso. E non c’entra il fatto di trovare piacevole o meno l’uso delle vuvuzela; inizialmente davano fastidio anche a me, ma adesso comincio a abituarmi. Ciò che non capisco sono i tic etnocentrici della Fifa. Che a dispetto dei proclami africanisti del colonnello Blatter  (https://cercandoblivia.wordpress.com/2010/06/12/blatter-lafricanista-3/) rimane un’organizzazione governata dal Western Code.

Un mondiale di calcio è una manifestazione di ispirazione globale, dunque portatrice d’una matrice culturalmente ecumenica. Al tempo stesso, però, essa si svolge in un contesto locale. Con esso deve negoziare codici e significati, e trovare un modus vivendi. Chiedere il bando delle vuvuzela significa imporre un senso dell’ordine simbolico e estetico di matrice occidentale, e farlo contro una popolazione locale e le sue usanze. Sarebbe questa l’apertura all’Africa di cui Blatter mena vanto?

Come accennavo, non è la prima volta che nell’éra Blatter la Fifa cede al tic dell’etnocentrismo. Un caso clamoroso si ebbe nei mesi che precedettero l’organizzazione dei Mondiali 2002 in Corea del Sud e Giappone. In quel caso la Fifa fece pervenire al governo sudcoreano una bizzarra richiesta: che, durante la celebrazione della manifestazione, nei ristoranti locali non venissero servite pietanze a base di carne di cane. Che da quelle parti è animale commestibile come per noi lo sono le lumache. Ma per la mentalità occidentale è intollerabile che l’animale domestico per eccellenza finisca in tavola. E’ qualcosa che turba il nostro senso di purezza, e a protezione di esso provò a schierarsi Blatter. Con una richiesta che più ipocrita non si poteva, poiché il divieto avrebbe dovuto riguardare solo il mese dei Mondiali. Prima e dopo i coreani avrebbero potuto continuare a mangiare i loro cani, ché tanto tutto ciò si sarebbe svolto lontano dalla copertura dei mass media occidentali.

Ovviamente le autorità sudcoreane mandarono a quel paese Blatter. E mi auguro facciano altrettanto quelle sudafricane.

http://www.guardian.co.uk/football/2010/jun/13/world-cup-vuvuzela-ban-tv-complaints

La definitiva consacrazione?

Mentre sta per essere effettuato il calcio d’inizio della gara fra Inghilterra e Usa, vi allego questo articolo pubblicato dal settimanale Time. Incentrato su un interrogativo provocatorio.

http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,1991933_1991952_1993757,00.html

La ferita mai rimarginata del calcio portoghese

Guardate, nel link che allego a fondo pagina, la formula con cui sul sito di Publico, uno dei principali quotidiani portoghesi, è stata accolta la sconfitta della Grecia all’esordio mondiale contro la Corea del Sud. Il 2-0 messo a segno dagli asiatici è stato salutato non già come il risultato di una partita di calcio, ma come il verdetto giunto al termine di uno scontro fra idee e valori assoluti. Vincono la Giustizia e la Bellezza. Contro l’Ingiustizia e la Bruttezza, sottinteso. Il che, per chi ha visto la partita, è francamente sopra le righe. È soltanto accaduto che una squadra meritevole di vincere abbia battuto una squadra meritevole di perdere.

Ma dietro quel titolo c’è il pulsare d’una ferita mai sanata. I portoghesi non hanno ancora perdonato i greci, e mai lo faranno, d’aver sbarrato loro la strada nell’unica occasione storica in cui avrebbero potuto aggiudicarsi una grande manifestazione calcistica: i Campionati Europei del 2004, disputati giusto in Portogallo. In quell’occasione la nazionale greca (guidata come oggi dal tedesco Otto Rehhagel) batté addirittura due volte quella portoghese: 2-1 nella partita inaugurale del torneo e 1-0 in quella finale. E lo fece sempre giocando un calcio straordinariamente cinico, difensivo al massimo. Un calcio brutto e speculativo, secondo i detrattori. L’unico calcio che potesse praticare, a mio parere.

Sia come sia, per i portoghesi quella ferita rimane aperta. E ogni volta che i greci perdono, per loro si tratta d’un lenimento.

http://www.publico.pt/mundial2010/Show/houve-justica-e-beleza-na-primeira-vitoria-do-mundial_1441616

Kewell, il premier e l’esorcista

 

A chi dire grazie se Harry Kewell sarà in campo con la maglia dell’Australia ai mondiali? A un esorcista sudafricano e alla sua influenza sul premier australiano. Sembra la trama di un B-movie, e invece è la storia che viene fuori a poche ore dall’esordio della nazionale guidata dall’olandese Pim Verbeek contro la Germania (domani a Durban, ore 20.30). Perseguitato dagli infortuni, il 31enne Kewell (nelle ultime due stagioni in forza ai turchi del Galatasaray) continua a essere il giocatore che nella squadra di Verbeek può fare la differenza. Ma i suoi problemi all’inguine, non risolti da un’operazione affrontata a gennaio, hanno messo a rischio la sua presenza in Sudafrica. Che intorno a lui si creasse un’aspettativa ansiosa era ipotizzabile. Non altrettanto che ciò diventasse un affare di stato, ammantandosi addirittura di superstizione. Eppure è successo.

Articoli pubblicati da testate australiane e ripresi da alcuni giornali europei hanno svelato che della delicata questione si è occupato un esorcista sudafricano, il vescovo Isaac Nonyane, che opera nella township di Tembisa vicino Johannesburg. Nella storia entra anche il primo ministro australiano Kevin Rudd, laburista in crisi di consensi. Non è dato sapere cosa abbia portato le strade del primo ministro australiano e dell’esorcista sudafricano a incrociarsi, né se tutto avvenga per caso. Fatto sta che, sempre stando a quanto riferiscono i giornali, Noyane avrebbe indicato il modo per far giungere Kewell alla guarigione: un pubblico messaggio d’augurio da parte del primo ministro. Ciò che Rudd, casualmente, ha espresso nei giorni scorsi. Dove sta la causa e dove l’effetto in questo curioso meccanismo che mescola magia e comunicazione? Forse non lo sapremo mai.

Come ha riferito l’australiano Daily Telegraph, Nonyane ha affermato che contro Kewell non pende una forma di malocchio, ma che piuttosto è uno spirito maligno a congiurare contro di lui, e che avrebbe continuato a farlo finché non fosse stata effettuata un’azione propiziatoria. Il messaggio di Rudd, appunto. L’esorcista ha aggiunto che tali informazioni gli sono state riferite dalla defunta bisnonna, con la quale egli suole comunicare. Inoltre Nonyane, durante l’incontro col cronista del Telegraph, ha mostrato una copia della Bibbia all’interno della quale era stata collocata una foto in bianco e nero di Kewell. Funzionerà? Lo sapremo soltanto domani sera. Di sicuro, per Rudd si apre il bivio fra l’impennata dei consensi che gli deriverebbe dall’acquisito carisma da premier taumaturgico e il crollo definitivo di popolarità. E adesso, per favore, la si smetta di dire che il rapporto fra calcio e magia è un problema che riguarda soltanto il calcio africano limitandone la crescita.

Blatter l’africanista

Parla da monarca assoluto del calcio mondiale, e in fondo lo è. Perché ha saputo costruirsi una leadership con ogni metodo possibile, e perché l’hanno lasciato fare. Ma la qualità più grande del colonnello Joseph Blatter è la spudoratezza con cui promuove se stesso, surfando attraverso tutte le cause possibili. L’ultima della serie è l’africanismo.

Nelle interviste rilasciate in momenti successivi al settimanale Jeune Afrique, riportate qui sotto, il colonnello ha rintuzzato le accuse alla Fifa riguardanti l’azzardo d’assegnare il mondiale a un paese e a un continente forse non ancora pronti alla sfida. E nel controbattere ha scaraventato contro i dubbiosi l’infamia di rappresentare ‘settori occidentali nemici dello sviluppo africano’. Bella mossa ruffiana, colonnello. E adesso si auguri che davvero il mondiale fili liscio fino in fondo.

Le due interviste rilasciate da Blatter a Jeune Afrique:

http://www.jeuneafrique.com/sports/index.php?option=com_content&view=article&id=6138&catid=2

http://www.jeuneafrique.com/sports/index.php?option=com_content&view=article&id=6889&catid=2