L’umile Mourinho (Calciomercato.com, 8 febbraio 2016)

L’uomo che decise di essere umile. Le sconfitte fanno effetti strani, specie se agli occhi del mondo devi recitare la parte del vincente a prescindere. E per José Mourinho la stagione da incubo con esonero deve essere stata un’esperienza di quelle che lasciano il segno.

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José Mourinho

 

 

 

Zamparini e i rosanero nella rete della cricca globale (Repubblica Palermo, 20 gennaio 2016)

Come una matrioska. Per capire la nuova struttura di potere che governerà il Palermo bisogna guardare a figure che crescono per ordini successivi di grandezza e gerarchia. Innanzitutto c’è un vicepresidente di fresca nomina, il montenegrino Predrag Mijatovic: ex gloria del calcio mondiale che fin qui di Palermo conosceva forse soltanto il nome. Alle sue spalle c’è il croato di nascita e serbo di passaporto Vlado Lemic, rampante broker di carriere calcistiche nonché prodotto di quest’epoca in cui il calcio globale diventa innanzitutto un fatto di cartelli di potere e pura speculazione finanziaria. E in cima a tutti sta Pinhas “Pini” Zahavi, israeliano, ex giornalista sportivo che a partire dagli anni Ottanta è diventato uno dei grandi burattinai del pallone, appartenente alla ristretta cerchia dei soggetti che “fanno” l’economia parallela del calcio globale anziché adattarsi a essa: il portoghese Jorge Mendes, l’anglo-canadese di origine iraniana Kia Joorabchian, l’argentino Gustavo Mascardi, l’italiano Mino Raiola e il famigerato Doyen Sports Investments.

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Predrag Mijatovic e Vlado Lemic con José Mourinho

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Pini Zahavi

È alle amorevoli cure di questi personaggi, nonché dentro questo limpido scenario d’interessi economico-finanziari, che nei giorni del suo declino calcistico e fors’anche personale Maurizio Zamparini ha trascinato il Palermo. Dopo aver promesso per anni l’investitore estero favoleggiando di sceicchi rimasti chiusi dentro una mitografia minima, e aver poi ripiegato verso più modeste narrazioni che parlavano di “soci stranieri”, ecco infine la verità: il Palermo entra nell’orbita di una cricca globale composta da mercanti di calciatori. Nella migliore delle ipotesi, il club rosanero diventerà un punto di transito per giocatori di vaga prospettiva, ma anche dal glorioso futuro dietro le spalle. Nella peggiore, verrà utilizzato come un club che consente ai fondi d’investimento specializzati nel controllo dei diritti economici sui calciatori di aggirare il divieto Fifa, reso ancora più aspro dalla Circolare 1464 emanata il 22 dicembre del 2014 e entrata in vigore il 1° maggio dello scorso anno. Un documento che mette definitivamente fuorilegge le formule di Third Party Ownership (TPO) e Third Party Investment (TPI) sui calciatori. E quale modo più elementare, per liberarsi del ruolo di terza parte, che quello di comprare un club o metterlo sotto controllo? A quel punto si è parte legittimamente in causa, e buonanotte ai divieti.
Non per nulla già dall’autunno del 2014, quando nelle stanze della Fifa si lavorava faticosamente per mettere a punto il documento, i feudatari del pallone globale andavano a caccia di club, da acquisire o porre sotto influenza. E una manovra del genere è stata compiuta proprio da Zahavi, che a luglio 2015 ha comprato il 90% del Mouscron-Peruwelz, club della serie A belga. L’operazione ha avuto l’ausilio del Chelsea di Roman Abramovich, e è stata condotta da Gol Football Malta Limited, un fondo controllato dallo stesso Zahavi.
Il rapporto fra l’agente israeliano e il proprietario del Chelsea è solido, e risale a quando nel 2003 il primo rese possibile la scalata del secondo alla proprietà del club londinese, ricevendone in cambio un’apertura di credito praticamente illimitata. Zahavi ha così potuto far accreditare come ascoltato consigliere di Abramovich uno dei due suoi pupilli: il già citato Lemic. L’altro si chiama Fali Ramadani, e da anni è influente consulente di mercato (eufemismo) della Fiorentina, ciò che ne ha costituito la base per allargare il raggio del potere personale sul calcio italiano.
Da qui a dire che il Palermo avrà un rapporto privilegiato col Chelsea (che ha in prestito per l’Europa una quarantina di calciatori), il salto è un po’ ardito. Di sicuro c’è che da adesso in poi il club rosanero diventerà punto di passaggio di calciatori. Un club “di sviluppo”, funzione per la quale anche la serie B può andare benissimo, e lo si dice senza malizia alcuna. E a questo punto entra in ballo Mijatovic. Che, come ci ha spiegato un giovane giornalista serbo, è con Lemic in rapporto reciproco da padrino. Ciò che per la cultura serba significa un legame d’amicizia stretto da particolari vincoli di lealtà e fedeltà. I due hanno anche condotto a termine delle trattative quando Mijatovic era direttore sportivo del Real Madrid. Club al quale Lemic, negoziando col suo padrino Mijatovic, ha portato un buon giocatore come Klaas Huntelaar e uno strapagato bidone come Royston Drenthe. Ma sono stati anche altri gli affari condotti a termine da Mijatovic come ds dei merengue. Meritano d’esserne ricordati due conclusi con l’Argentina fra dicembre del 2006 e gennaio 2007. Dal Boca Juniors giunse in quel periodo al Real il centrocampista Fernando Gago, e a trattare andò l’allora presidente del club Mauricio Macri, che dieci anni prima aveva inventato la formula dei fondi d’investimento per acquistare giocatori. Con questa formula venne acquistato dal club Xeneize il neo-allenatore rosanero, Guillermo Barros Schelotto. L’altro affare riguardò Gonzalo Higuain, ceduto dal River Plate ma transitato dal Locarno, serie B svizzera. In quegli anni il club ticinese era controllato da un fondo d’investimento denominato HAZ. La H corrispondeva all’agente argentino Fernando Hidalgo. La Z a Pini Zahavi. La A al più riservato dei tre: l’argentino Gustavo Arribas, un agente di calciatori nonché escribano (figura professionale corrispondente al nostro notaio) molto vicino all’allora presidente del Boca, Macri.

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Mauricio Macri

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Gustavo Arribas

Otto anni dopo, a dicembre 2015, Macri è diventato presidente della repubblica argentina. E ha piazzato Arribas a capo dell’AFI (Agencia Federal de Inteligencia), cioè i servizi segreti. Ma che bel quadretto si è formato attorno al club rosanero.

Torres, Cerci e Doyen Sports Investments: di questo in Italia non si parla

Alessio Cerci

Alessio Cerci

 

Fernando Torres

Fernando Torres

Alessio Cerci va al Milan, Fernando Torres torna dopo otto anni all’Atletico Madrid. Questi i termini essenziali dell’affare che segna in Italia l’apertura della finestra invernale di calciomercato. O per meglio dire, questi i termini che vengono esposti dalla stampa italiana. Che purtroppo ancora una volta manca l’opportunità di specificare ogni dettaglio della questione, e di raccontare ciò che si muove appena sotto la superficie dell’ufficialità. E pensare che si tratta di cose visibili a chiunque le voglia vedere, a cominciare dallo strano balletto intorno alla proprietà del cartellino di Torres. Così come non meno degne di rilievo sono le posizioni di Cerci e del Chelsea, col club londinese che rispetto allo scambio fra Milan e Atletico Madrid se ne sta sullo sfondo ma non troppo.  E su tutti, il solito soggetto che ormai ha colonizzato l’economia e la finanza del calcio globale, e che a partire dal 2013 ha allungato le mani sul calcio italiano: Doyen Sport Investments. Tenuto conto di tutto ciò, è il caso di mettere in fila ogni dettaglio della vicenda e infine avanzare degli interrogativi. Che ovviamente non troveranno risposta, ma cionondimeno vanno posti per lanciare un messaggio a tutti quelli che contano sul silenzio complice o sulla mera disattenzione per fare finanza attraverso il calcio.

Si parte dalla scorsa estate, quando i trasferimenti dei due calciatori avvengono senza che pare vi sia collegamento. Ma è solo un’impressione, perché la rete di attori che si muove dietro le due transazioni è sempre quella. Fra l’altro, entrambi gli affari vengono chiusi nelle ultime ore di calciomercato. Cerci viene ceduto ai Colchoneros per una cifra che stando a quanto riportato dagli organi d’informazione risulta di 16 milioni, più tre per imprecisati bonus. La cessione del giocatore mette fine a un tormentone che per i tifosi del Torino dura tutta l’estate e si conclude nel peggiore dei modi. Cerci viene infatti venduto quando non c’è più tempo per sostituirlo adeguatamente. E infatti il suo sostituto è Amauri, che come prevedibile si piazza in granata per godersi lo scivolo verso la pensione. Fra l’altro, il trasferimento all’Atletico dell’attaccante di Velletri fa giustizia di tutte le fanfaronate estive del presidente granata Urbano Cairo. Che a luglio, nel pieno delle dispute sulla destinazione del giocatore, ingaggia uno scontro verbale col Milan  i cui contenuti riletti adesso fanno sorridere. La sola cosa certa è che i due più importanti protagonisti della passata stagione granata, Alessio Cerci e Ciro Immobile, vengono ceduti senza essere ben rimpiazzati. Che poi i due, presunti talenti del calcio italiano, vadano a raccattare prove mediocri in campionati più competitivi è l’ennesima prova di quanto in basso sia caduta la nostra scuola. Ma questa è solo una divagazione.

Ciro Immobile

Ciro Immobile

Tornando al giorno in cui Cerci viene dato via, e seguendo anche l’efficace ricostruzione confezionata da Maurizio D’Angelo con un video postato su You Tube,  si viene a conoscenza del modo in cui l’acquisto è stato finanziato.

Si parla di un non meglio specificato fondo d’investimento inglese. Facile pensare si tratti di Doyen Sports Investments, che ha sede legale a Malta ma fa capo a Doyen Group il cui braccio finanziario fa base a Londra. Del resto, che nell’affare tra Toro e Atletico Madrid ci sia lo zampino di Doyen è testimoniato dall’arrivo in granata di Ruben Perez, calciatore di proprietà dei Colchoneros ma da un anno all’altro prestato a club della Liga accomunati da una caratteristica: essere legati più o meno strettamente a Doyen o al suo più importante alleato sul mercato globale dei calciatori, il potentissimo broker portoghese Jorge Mendes. I club in questione sono Deportivo La Coruňa, Betis Siviglia, Getafe e Elche.

Ruben Perez

Ruben Perez

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Per di più, una visita al sito ufficiale di Doyen Sport Investments permette di scoprire che Ruben Perez è un calciatore che fa parte della scuderia del fondo. I dati di questo primo scorcio di stagione dicono che la sua presenza al Toro è pressoché irrilevante: soltanto sei presenze in campionato, nessuna dall’inizio, pur in una squadra mediocre e raccogliticcia. Tornando al rapporto fra Atletico Madrid e Doyen, trattasi di cosa abbondantemente nota, e persino pubblicizzata sul sito web del fondo. La cui pagina di presentazione mette sullo sfondo proprio i calciatori dell’Atletico mentre festeggiano una vittoria. Numerosi giocatori del club biancorosso sono sotto il controllo del fondo, e pure il tecnico Diego Simeone è stato messo sotto contratto nei mesi scorsi per la gestione dei diritti d’immagine.

Diego Simeone

Diego Simeone

C’è da aggiungere che, a dispetto di quanto molti disinformati di casa nostra decantassero soltanto sei mesi fa, il club madrileno è tutt’altro che un modello virtuoso di gestione. Si tratta invece di una fra le società calcistiche più indebitate al mondo. Che un club in condizioni finanziarie così disastrose venga lasciato libero di fare il mercato è già uno scandalo di per sé. Di sicuro, senza l’aiuto economico di attori esterni non potrebbe acquistare alcun giocatore.

Gli ultimi giorni di mercato sono anche quelli in cui Fernando Torres arriva al Milan. Proviene dal Chelsea come l’olandese Marco Van Ginkel.

Marco Van Ginkel

Marco Van Ginkel

E è davvero curiosa la gestione del parco giocatori presso il club di cui è proprietario Roman Abramovich. Da anni i Blues mandano in giro per l’Europa un esercito di calciatori. L’ultimo dato prima dell’apertura del mercato invernale parla di 27 giocatori, per un valore stimato di circa 100 milioni. Un inno allo spreco in un’epoca di crisi finanziaria, per il calcio e non soltanto per il calcio. Torres arriva in prestito biennale gratuito con opzione per il terzo anno. Formula bizzarra alquanto. Per lui un ingaggio da quattro milioni netti l’anno. E li chiamano parametri zero. Ringalluzzito dagli affari dell’ultim’ora, e al pari di Urbano Cairo un mese prima, il geometra Adriano Galliani conciona parlando dei “giorni del condor”.

Il geometra Adriano Galliani

Il geometra Adriano Galliani

Che sarebbero gli ultimi del calciomercato in cui egli è solito mettere a segno i colpi più importanti. Non sa che queste parole lo faranno coprire di ridicolo, svelando che quelli sono stati si e no i giorni dell’allocco. Torres si rivela un peso morto. Quanto a Van Ginkel, gioca pochissimo e se ne duole. Ha mica accettato il declassamento nella declinante serie A per fare panchina nel Milan più scassato dell’ultimo quarto di secolo? Il suo agente affida le lamentele del giocatore alla stampa, con minacce di partenza a gennaio. Ma a risolvere la situazione provvede Sulley Muntari, che in allenamento azzoppa l’olandese mettendolo fuori causa per tre mesi.

Durante questa prima fase di stagione i destini di Cerci e Fernando Torres prendono a incrociarsi. L’italiano gioca poco e male in Spagna, lo spagnolo gioca poco e male in Italia. Entrambi finiscono sul mercato. Il Milan vuole sbolognare Torres, ma il Chelsea di riprenderselo non vuol saperne. Nessun commento dal condor Galliani. Inoltre i rossoneri vorrebbero Cerci dall’Atletico, che invece preferirebbe andare all’Inter grazie ai buoni uffici di Roberto Mancini. E qui prendono a succedere cose strane.

Cerci viene “obbligato” a andare al Milan. Come e perché? Per un motivo che, manco a dirlo, sui media italiani non trapela mentre su quelli spagnoli viene esposto senza alcun problema: i diritti economici su di lui sono al 50% di un fondo d’investimento.  Quale? Non è difficile immaginare si tratti di Doyen, per quanto non vi sia ufficialità. E si sa quali siano i rapporti fra Doyen e Galliani, come ho illustrato anche in “Gol di rapina”.

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Ma per condurre in porto l’affare bisogna che si compia un altro passaggio: il Milan acquista a titolo definitivo Torres dal Chelsea per girarlo all’Atletico Madrid. Il “parametro zero”, che però è costato un ingaggio biennale da 8 milioni netti, è stato pure acquistato, Una vera aquila il condor. E a questo punto vengono su gli interrogativi che nessuno avanza:

  1. Quanto ha speso il Milan per “acquistare” Torres dal Chelsea?
  2. Qual è il valore di Cerci e il controvalore di Torres in questo scambio fra Milan e Atletico?
  3. Chi incassa i soldi versati dal Milan per l’acquisizione di Cerci? E in quali percentuali?
  4. Il Milan sta forse versando soldi a una terza parte?
  5. Chi paga lo stipendio ai due calciatori?
  6. Cerci è stato davvero “costretto”?
  7. Soprattutto: c’è reale circolazione di denaro o è tutto un  gioco delle tre carte?

Interrogativi che non troveranno risposta, soprattutto perché difficilmente verranno presentati a chi dovrebbe rispondere. E intanto le terze parti continueranno a fare e disfare nonostante i veti. E il geometra Galliani riprenderà a blaterare di giorni del condor. E grazie a Urbano Cairo i tifosi del Toro continueranno a godersi Ruben Perez.

Chi è Peter Lim, candidato acquirente di una quota di minoranza del Milan (anticipazione da “Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale”)

Cari amici, come molti di voi sapranno è in uscita (23 aprile) il mio libro “Gol di rapina”, in cui racconto l’invasione dell’economia parallela nel calcio globale. E’ di questi giorni la notizia che il Milan si appresti a cedere il 30% del proprio pacchetto azionario a investitori asiatici. A questo proposito, si parla di capitali arabi ma anche di un magnate singaporiano chiamato Peter Lim. I pochi giornali italiani che hanno cercato informazioni sul personaggio ne hanno dato un quadro molto superficiale. Per quanto mi riguarda, mi sono imbattuto nella figura di Peter Lim diversi mesi fa mentre lavoravo al libro. Tutto ciò che trovate nel frammento che segue, che è solo una piccola parte di un paragrafo del vasto capitolo dedicato a Jorge Mendes, è stato scritto fra dicembre e gennaio. Buona lettura,e  arrivederci in libreria.

 

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[…]Jorge Mendes, (…) non perde l’occasione di proporsi come punto di raccordo fra club in cerca di un nuovo proprietario e finanzieri extraeuropei a caccia d’investimenti nel mondo del pallone. Uno di questi è il singaporiano Peter Lim, il figlio di un pescivendolo che ha costruito una ricchezza stimata per il 2010 da Forbes in 1,5 miliardi di dollari e collocata al seicentocinquantacinquesimo posto su scala mondiale.

 

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Peter Lim

Peter Lim

 

Nel mondo degli affari parte come broker e realizza investimenti fortunati, soprattutto nell’agribusiness. Come quello dell’olio di palma, effettuato con un impegno da 10 milioni di dollari nella Wilmar International Limitede orientato principalmente alla produzione di biocarburanti. Wilmar International è una società che si è guadagnata una cattiva fama sul piano globale per via delle pessime performance ambientali. Una classifica stilata ogni anno da Newsweek denominata Green Rankings, ha relegato Wilmar International all’ultimo posto d’una lista di 500 compagnie internazionali. Per questo motivo, in seguito alle pressioni della Rainforest Foundation, il fondo pensioni del governo norvegese (che è il fondo più grande del mondo, costituito attraverso il surplus dei proventi da commercio di petrolio), ha escluso nel 2013 Wilmar International dai suoi investimenti. Lim ha anche una grande passione per lo sport, specie per quei segmenti che presentano ampi margini di redditività. In questo senso, la sola eccezione viene dalla donazione di 10 milioni di dollari al comitato olimpico di Singapore a favore dello sviluppo dei giovani talenti locali. Per il resto, si tratta di investimenti in brand di grandissimo impatto sul piano globale. A partire dall’acquisto di una significativa quota della McLaren Automotive, concluso nel 2011. É stato anche proprietario dal 2002 di una catena di bar dislocati in diversi paesi asiatici e licenziatari del marchio Manchester United, club di cui Lim è tifoso dichiarato: un accordo decennale da 1,3 miliardi di dollari. Questo dettaglio non gli giova quando nel 2010 prova a comprare il Liverpool, la cui tifoseria è rivale storica di quella dei Red Devils. Il tentativo va a vuoto, ma Lim non demorde dall’intenzione di investire nel calcio europeo. Manifesta interesse per l’acquisto dei Rangers Glasgow, e benché anche questa opportunità sfumi insiste nell’idea di comprare un club. E a quel punto, a chi si rivolge per avere qualche chance di centrare l’obiettivo? Ovviamente a Jorge Mendes. Che presenta al finanziere singaporiano la possibilità di rilevare il Middlesbrough, club retrocesso nella serie B inglese al termine della stagione 2008-09. Per il boss di Gestifute si tratta dell’ennesimo club amico. Lì realizza traffici giocando di sponda con l’Atletico Madrid e il solito Peter Kenyon.

 

Peter Kenyion

Peter Kenyion

 

Si parla di un’offerta d’acquisto da 60 milioni di sterline avanzata da Lim, ma il club smentisce inglese smentisce parlando di una speculazione mediatica. Ordinarie schermaglie, rispetto alle quali non sapremo mai la verità anche perché l’affare non va a conclusione. Ma di sicuro ci sono due cose: che Lim è fortemente intenzionato a investire in un club europeo appartenente a uno dei paesi calcisticamente più avanzati, e che Mendes ha un peso rilevante anche nel Middlesbrough.

Per quanto riguarda il primo aspetto, va rilevato come soltanto pochi mesi prima la stampa spagnola avesse parlato del possibile acquisto d’un rilevante pacchetto azionario dell’Atletico Madrid da parte di Lim. L’operazione viene data vicinissima alla conclusione ma poi non si realizza. Pare che l’ostacolo stia nella volontà del presidente colchonero Miguel Ángel Gil Marin di trovare qualcuno che porti soldi freschi senza però assumere il controllo del club. E chi non vorrebbe fare il padrone coi soldi degli altri? Comunque i rapporti fra Lim e Atletico Madrid rimangono buoni, come dimostra la gara amichevole giocata il 23 maggio 2013 dalla squadra spagnola a Singapore contro una selezione nazionale. Si tratta di un evento di fundraising a beneficio del comitato olimpico di Singapore. L’Atletico vince 2-0 e si aggiudica la Peter Lim Charity Cup.

 

 

 

Un gran colpo propagandistico, come altri che il magnate mette a segno mettendo il calcio sullo sfondo. Un altro esempio di questo genere è l’ostentata amicizia con Cristiano Ronaldo, che come si è visto quando c’è da strusciarsi coi ricchi sfondati non si tira mai indietro.

 

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Per quanto riguarda l’influenza di Mendes a Middlesbrough, se ne avrà un altro segno qualche mese dopo con l’ingaggio di Aitor Karanka come allenatore. Avviene a novembre del 2013, quando il tecnico spagnolo viene chiamato a sostituire Tony Mawbray.

 

Aitor Karanka

Aitor Karanka

Tony Mawbray

Tony Mawbray

La figura di Karanka ha un significato particolare. Per tre anni è stato il vice di Mourinho al Real Madrid, nei cui quadri tecnici era già inserito prima che il portoghese venisse ingaggiato. Ma nonostante ciò, quando Mourinho negli ultimi mesi rompe definitivamente con l’ambiente Karanka si schiera con lui bruciandosi la piazza. La prova definitiva si ha quando Karanka si schiera dalla parte del tecnico portoghese nel conflitto contro Iker Casillas, uno dei senatori madridisti relegato in panchina per ragioni politiche più che tecniche. Chiusa la parentesi madridista, Mourinho propone a Karanka di seguirlo al Chelsea per fargli da vice anche lì. L’ormai ex madridista declina l’offerta perché vuole provare l’avventura in proprio, ma ciò significa che per qualche mese rimane a spasso. Fino a che non si libera la casella giusta. E a quel punto l’agente di  Mourinho provvede a saldare il debito. In ragione di questa libertà di movimento col Middlesbrough, Mendes fa intravedere a Lim la possibilità di acquistare il club. Poi si presenta l’opportunità di acquistare il Valencia, club in profonda crisi finanziaria e esposto per 305 milioni col gruppo Bankia. Un’occasione particolarmente invitante per qualsiasi investitore. Tanto più che allo stesso Mendes viene richiesto di dare una mano nella ricerca di un investitore. E lui porta proprio Lim. Lo fa per un motivo molto semplice: i due sono soci d’affari, e in più di un’impresa. Fra esse ritroviamo una nostra conoscenza recente: la QSI (Quality Sports Investments), di cui il magnate singaporiano è uno dei finanziatori. Alla fine anche il Valencia si aggiunge alla lista delle scalate calcistiche fallite da Lim. Ma si può star sicuri che i tentativi non si fermeranno qui, e che anche in occasione dei prossimi il magnate singaporiano avrà al proprio fianco il boss di Gestifute. E di questo ininterrotto legame si ha una dimostrazione ai primi di febbraio del 2014. In quei giorni un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited (MCL), compra il 100% di due calciatori del Benfica: Rodrigo e André Gomes. I lettori più vispi ricorderanno che ai due si è fatto cenno nel capitolo dedicato al Portogallo, e specificamente nella parte in cui si parla dei fondi dedicati ai singoli club. Come si è detto, nell’estate 2013 il Benfica Stars Fund ha acquistato il 24% di André Gomes e il 20% di Rodrigo. A febbraio giunge il MCL e compra i due calciatori per una cifra semplicemente scandalosa: 45 milioni di euro.

 

Rodrigo

Rodrigo

Andre Gomes

Andre Gomes

 

Una somma tanto più scandalosa se si pensa che Rodrigo è un discreto calciatore e nulla più; e che André Gomes, al momento dell’acquisto da parte di MCL, ha giocato la bellezza di due partite in campionato subentrando in entrambi i casi al novantesimo minuto. Altra stranezza: a dispetto di una spesa così ingente, i due calciatori vengono lasciati a Benfica fino alla fine del torneo. Come mai? Risposta sconosciuta. Quella che invece viene fornita riguarda il nome del finanziatore di MCL: è Peter Lim. Motivo di un investimento così spropositato? Forse un giorno sapremo, chissà.