La storia di Ched Evans tra giustizia e verità, parte terza (Lettera43, 20 gennaio 2019)

(Le precedenti puntate sono leggibili qui e qui)

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Ched Evans e Natasha Massey

A gennaio 2015 tutte le porte sembrano chiuse per Ched Evans. Ogni tentativo di rientrare nel mondo del calcio viene bloccato da mobilitazioni dell’opinione pubblica e delle tifoserie dei club interessati al centravanti ex Sheffield United. L’etichetta di condannato per stupro è un marchio d’infamia troppo pesante. E nemmeno la munificenza del suocero Karl Massey, pronto a pagargli lo stipendio e a indennizzare l’eventuale perdita di sponsorizzazioni al club che lo ingaggi, serve a sbloccare l’impasse. In quell’inizio di anno 2015 il suo ritorno in campo è un miraggio. Eppure il meccanismo che invertirà le sorti della sua vicenda giudiziaria è già in moto. E la sua accensione avviene proprio in coincidenza con la scarcerazione, avvenuta il 17 ottobre 2014 dopo il compimento di metà della pena. Soltanto l’indomani si diffonde una notizia che dà un segnale su come le cose potrebbero evolvere.

(Per leggere il seguito della storia cliccare qui).

 

 

 

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