Fare shopping di club: ecco il vero calciomercato

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C’è un calciomercato in corso, sposterà pesantemente gli equilibri esistenti e inciderà sui campionati a venire. Ma contrariamente a ciò che state immaginando esso non riguarda i calciatori. A essere oggetto di transazioni sono club minori dei campionati europei, entrati nel mirino di investitori extraeuropei ben noti a chi segue le vicende dell’economia parallela del calcio globale nonché spinti da interessi esclusivamente finanziari e lobbistici. E la logica di questi investimenti è la stessa che vado illustrando con cadenza quasi quotidiana sin dal giorno in cui scrissi il post in cui spiegavo che la mossa della Fifa di mettere al bando terze parti e fondi d’investimento sarebbe stata inefficace. Annunciata a fine settembre 2014 e ufficializzata con la circolare 1464 dello scorso 22 dicembre, questa misura è già inefficace. E non soltanto perché la sua attuazione si presenta molto complicata, ma anche e soprattutto perché i gruppi d’investitori che nell’ultimo decennio hanno tirato su le varie formule di Third Party Ownership (TPO) si stanno riorganizzando per eludere il divieto. Lo fanno comprando club minori in giro per l’Europa. Soprattutto in Spagna e in Portogallo, ma non soltanto.

Le cronache delle ultime settimane ci raccontano di un intensificarsi delle manovre su questo versante, e rispetto ai casi che ho descritto nel post datato 1 ottobre 2014 se ne sono aggiunti altri. A metà dicembre i giornali portoghesi hanno riportato la notizia del cambio di proprietà al Leixoes, club della città di Matosinhos che milita in Segunda. A cedere la quota maggioritaria del pacchetto azionario (56%) è stato Carlos Oliveira.

Carlos Oliveira

Carlos Oliveira

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Che è soltanto omonimo del protagonista della saga Resident Evil, e che da presidente della SAD (Sociedade Anonima Deportiva) è stato condannato nel luglio 2012 assieme a altri tre amministratori del club per abuso de confiança fiscal: nove mesi di prigione, pena sospesa, per non avere pagato l’IVA di agosto 2008 e dei mesi di maggio, giugno e luglio 2009. All’epoca dei fatti e della successiva condanna Oliveira era soltanto l’azionista di maggioranza del Leixoes. Ma a giugno del 2014 ne è stato eletto presidente dall’assemblea dei soci del club, cioè dall’entità democratica che va distinta dalla SAD. Ciò che è ulteriore dimostrazione di come non sempre la partecipazione democratica dei tifosi-associati è di per sé garanzia di una maggiore qualità nella scelta dei vertici e nel controllo sulla governance, e che a fare la differenza è una più alta consapevolezza dei tifosi stessi rispetto al ruolo che possono esercitare sulle sorti del loro club. Ma questo è un altro discorso. Più importante sottolineare che, al momento di insediarsi e riverstire il doppio ruolo di presidente della SAD e azionista di maggioranza, Oliveira prende l’impegno di ristrutturare il debito da 2,4 milioni di euro del club. Dopo nemmeno sei mesi Oliveira ristruttura il suo, di debito: e cede il suo pacchetto azionario, per una cifra che notizie ufficiose danno sui quattro milioni di euro, a un gruppo brasiliano, J Winners. Un soggetto “legato al mondo dello sport” di cui si sa poco o nulla. Le sole pagine web rintracciabili sono quelle collegate alla notizia del passaggio di proprietà al Leixoes. E da quelle notizie si ricava soltanto i nomi dei due personaggi che stanno mettendo la faccia sull’operazione. A gestire il progetto è Carlos Eduardo Rodella, esperto di investment management che si muove tra Portogallo e Brasile. E, soprattutto, a fare da front man è Jaime Marcelo Conceiçao, lottatore brasiliano di Mixed Martial Arts (MMA) nonché personaggio pubblico dai tratti forti e controversi.

Jaime Marcelo Conceiçao

Jaime Marcelo Conceiçao

Cosa c’entri uno così con un club di serie B portoghese non è dato sapere. Si sa per sicuro, invece, che dietro J Winners si celi un imprecisato gruppo d’investitori europei ansiosi di mantenere l’anonimato. Magari nei prossimi mesi scopriremo chi siano costoro. Intanto possiamo già registrare la facilità e l’opacità con cui un club calcistico può passare di mano nel mercato globale di oggi. Del resto, guardando a quanto successo a Bari e a Parma non siamo certo noi italiani a poterci formalizzare su questo fronte.

Con l’avvio dell’anno 2015 si stanno verificando altri due casi di shopping calcistico, con investitori extraeuropei pronti a mettere le mani su club del nostro continente costretti a cercare un acquirente purchessia. Dei due casi in questione, uno riguarda una trattativa conclusa mentre l’altro si riferisce a un negoziato in corso. Ma entrambi schiudono l’orizzonte su un sistema calcistico europeo ormai totalmente permeabile alle scorribande di affaristi e finanzieri, interessati a fare denaro attraverso il pallone e sovente già nel business nella gestione di diritti economici di calciatori.

Il primo dei casi in questione riguarda il Freamunde, altro club portoghese di Segunda che sta vivendo una stagione contraddittoria. Sul campo sta conducendo un campionato di vertice: terzo in classifica a un solo punto dalla coppia di vertice formata da Oliveirense e Tondela.

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Fuori dal campo, invece, il club vive una pesante crisi finanziaria, coi calciatori che non percepiscono lo stipendio da cinque mesi e i tifosi che si mobilitano per realizzare una colletta. Fra l’altro, il Freamunde è stato protagonista (suo malgrado, va precisato) della stramba vicenda di un’amichevola-fantasma contro gli spagnoli del Ponferradina attorno alla quale si concentrò a agosto del 2014 un flusso anomalo di scommesse. Lo scorso weekend, al termine di un’assemblea iniziata nel pomeriggio di venerdì e andata avanti fino alle prime ore del mattino di sabato, i soci del club si sono dovuti rassegnare a compiere un passo che muta geneticamente il Freamunde. Hanno infatti votato per la costituzione di una SAD, e a seguire hanno dato parere favorevole alla cessione del 70% delle azioni a una compagine di investitori argentini il cui rappresentante portoghese è l’avvocato Miguel José Azevedo Brandao.

Miguel José Azevedo Brandao

Miguel José Azevedo Brandao

Costui è un personaggio molto addentro alle manovre che portano ai cambi di proprietà di club portoghesi, e soprattutto il loro passaggio sotto il controllo d’investitori esteri. Fu lui a favorire il passaggio del Beira-Mar di Aveiro sotto il controllo dell’avventuriero iraniano Majid Pishyar, presidente e CEO di una holding globale con sede a Dubai chiamata 32 Group, di cui è impossibile comprendere qualcosa.

Majid Pishyar

Majid Pishyar

Sul web ho trovato questa storia di una cittadina inglese, reduce da un tumore al seno, che aveva deciso di trasferirsi negli Emirati comprando un appartamento di nuova costruzione edificato da 32Group. A settembre 2012, dopo sette anni, aspettava ancora il rimborso della somma dato che dell’appartamento non si parlava più. Dal sito del 32Group si scopre che prima di arrivare al controllo del Beira-Mar la holding aveva gestito l’austriaco Admira Wacker e lo svizzero Servette Ginevra. Il primo fallito per debiti, il secondo quasi. Fra l’altro, Pishyar si lascia alle spalle in Svizzera anche degli strascichi extracalcistici. È questo il personaggio che Azevedo Brandao porta al Beira-Mar. E l’avvocato, da consigliere d’amministrazione del club aveirense, è in prima fila anche quando il club passa di mano a un altro personaggio tutto da raccontare: l’italiano Omar Scafuro.

Omar Scafuro

Omar Scafuro

Costui è già noto per un paio di vicende italiane. A fine anni Novanta prova a comprare l’Avellino raccontando di avere alle spalle il Milan di Berlusconi o, in alternativa, la Lazio di Cragnotti. Non era vero niente, e è Berlusconi in persona a smentire lasciandosi andare a una frase infelice (“Per me Avellino è come la Patagonia”). Poi nel 2006 Scafuro si ritrova al centro di una polemica sulla maxi-parcella assegnata alla sua società di consulenza Carrington and Cross dalla Regione Campania per stimare il debito della Soresa, la società regionale della sanità. Della vicenda finirà per occuparsi la Corte dei Conti. Nel frattempo Scafuro è in Brasile, dove compra un club delle categorie minori, il Leme. Da lì passa Willyan Barbosa, che per due stagioni transita dalle giovanili del Torino e viene successivamente acquistato dal Beira-Mar dopo che Scafuro acquisisce il controllo del club portoghese.E si tratta di uno degli affari più inspiegabili del club granata.

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Il passaggio di proprietà del club portoghese avviene nel dicembre 2013, e i giornali portoghesi raccontano di un’acquisizione del club da parte del Gruppo Pieralisi, multinazionale marchigiana delle macchine industriali per lo sfruttamento del ciclo dell’olio di cui Scafuro è rappresentante per Spagna e Portogallo. Su questo passaggio di proprietà scrissi a febbraio dell’anno scorso un articolo per Panorama.it. Le cui conseguenze furono immediate. Sul versante portoghese, l’ambiente aveirense aprì gli occhi sul personaggio che ha preso il controllo del club. Sul versante italiano, il Gruppo Pieralisi prese immediatamente le distanze dall’operazione. E pochi giorni prima che l’articolo (rimasto due settimane in attesa di pubblicazione) venisse caricato sul sito di Panorama, Scafuro era già fuori dal Gruppo Pieralisi. Rimane invece ben in sella al Beira-Mar, e gli tocca difendersi dall’accusa di non aver pagato a Pishyar l’acquisizione del club. Due galantuomini. A novembre scorso un’assemblea generale convocata dal 32 Group decreta la cacciata di Scafuro, che però fa ricorso al Tribunale di Aveiro e si vede dare ragione tornando così al vertice della SAD. Quanto alla situazione finanziaria del club, è un disastro.

Quando si catena il balletto fra Scafuro e Pishyar per il controllo del Beir-Mar, Azevedo Brandao si è già dimesso da consigliere del club e lavora per favorire l’accesso al calcio portoghese da parte di altri gruppo d’investitori. E porta a compimento la missione col Freamunde, il cui 70% viene acquisito dall’argentina Goldplayers. Che è una società di agenti di calciatori retta da Alejandro Bouza e Alberto Lavalle, ai quali per l’acquisizione del Freamunde si è associato il Nicolas Amato. Guardando alla lista dei calciatori assistiti si legge anche i nomi degli italiani Albano Bizzarri (Chievo) e Lucas Biglia (Lazio). Ma si tratta di una lista non aggiornata, dato che nelle schede personali Bizzarri viene dato ancora in forza alla Lazio e Biglia all’Anderlecht.

Albano Bizzarri

Albano Bizzarri

Lucas Biglia

Lucas Biglia

Che interesse può avere Goldplayers nell’acquistare un club della B portoghese? Indovinate un po’ voi. Un ultimo retroscena sulla vicenda: prima di prendere il Freamunde il gruppo argentino aveva provato a prendere l’Espinho. Pareva fatta, ma poi i soci del club preferirono consentire l’ascesa a un personaggio locale, Bernardo Gomes Almeida, leader di una coalizione denominta Movimento Centenario. Dunque per gli investitori argentini il Freamunde è addirittura una soluzione di ripiego.

L’altro caso di cui vi parlo riguarda la trattativa per l’acquisizione del Girona, club catalano che milita nella Segunda spagnola. Sommerso dai debiti, e col un proprietario Josep Delgado che in passato è stato oggetto d’una richiesta d’estradizione avanzata dallo stato polacco per reati fiscali e si rese pure irreperibile per 8 mesi, il club è in vendita. A trattarne l’acquisto è ancora una volta un gruppo argentino, e questo punto verrebbe da chiedersi se il peso non abbia preso quel ruolo di moneta globale del calcio che in altri settori appartiene al dollaro. A guidare il gruppo argentino ci sono due personaggi che per chi ha letto il mio Gol di rapina sono vecchie conoscenze.

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Uno è l’avvocato Ricardo Pini (affiancato in quest’avventura dal fratello Sebastian), che fino a luglio 2014 era presidente del club cileno Rangers Talca. Si tratta di uno dei club finiti nella lista dell’Afip (Administracion Federal de Ingresos Publicos, l’agenzia delle entrate argentina) perché accusati di effettuare triangolazioni di calciatori a scopo di elusione fiscale. Un caso parecchio sospetto, per esempio, ha riguardato Santiago Garcia, ex del Palermo attualmente al Werder Brema.

Santiago Garcia

Santiago Garcia

Adesso il club è nelle mani di Jorge Yunge, un acquirente scelto dallo stesso Pini. L’altro socio argentino interessato al Girona è Humberto Grondona, figlio dell’ex presidente satrapo della federcalcio argentina, Julio. Grondona senior è morto lo scorso settembre, e questo era davvero l’unico modo per vedergli lasciare la poltrona di presidente federale. Il figliolo Humberto è da anni presidente dell’Arsenal Sarandì, club della serie A argentina che gioca in uno stadio intitolato a Julio Grondona. La famiglia innanzitutto. Pini e Grondona stanno cercando di comprare il Girona, e stando a quanto affermato dal Diari de Girona avrebbero al loro fianco fianco un investitore svizzero che lavora a Malta. Certe intersezioni le ho viste all’opera nel caso di Doyen Sport Investments, ma come al solito sono coincidenze. È invece una certezza che il gruppo argentino sia interessato anche e soprattutto a una speculazione immobiliare. Vorrebbero costruire una cittadella dello sport. Gli affari sono affari. Ma per adesso quello per l’acquisto del club catalano non va in porto, anche perché c’è da trattare con un osso duro come Delgado. Il quale vorrebbe versare i 650 mila euro proposti dagli argentini come anticipo per scalare il debito del club senza decurtarli dai 2,4 milioni da lui pretesi per cederlo. Gli argentini non ci stanno, e almeno su questo punto hanno ragione. Né si lasciano impaurire dal fatto che ci sia un altro gruppo di investitori pronto a prendere il Girona, Viene da Singapore, e è costituito da connazionali del nuovo proprietario del Valencia, Peter LIm, vogliosi di emularlo. E non ci stanno a maggior ragione perché intanto guardano anche altrove per acquistare un club europeo. Hanno messo gli occhi sugli scozzesi del St. Mirren. Perché la logica è sempre quella: un club vale l’altro, e in qualsiasi paese. Ciò che conta sono gli affari. Ma a differenza dei tifosi portoghesi o spagnoli, quelli scozzesi non ci stanno. Si vedrà come andrà a finire.

Schermaglie sono in pieno corso, dunque. Ma non crediate che si stia parlando di vicende distanti dalla realtà italiana. Interrogatevi piuttosto sulla strana situazione di alcuni club nostrani di A e di B. Qualcuno fra questi pure in (apparente) buona salute sia sul piano economico che su quello dei risultati sportivi. Il vero calciomercato si svolge nell’ombra e riguarda la scalata ai club da parte di gruppi d’investitori. E sperate di non accorgervene quando ormai sarà troppo tardi.

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Torres, Cerci e Doyen Sports Investments: di questo in Italia non si parla

Alessio Cerci

Alessio Cerci

 

Fernando Torres

Fernando Torres

Alessio Cerci va al Milan, Fernando Torres torna dopo otto anni all’Atletico Madrid. Questi i termini essenziali dell’affare che segna in Italia l’apertura della finestra invernale di calciomercato. O per meglio dire, questi i termini che vengono esposti dalla stampa italiana. Che purtroppo ancora una volta manca l’opportunità di specificare ogni dettaglio della questione, e di raccontare ciò che si muove appena sotto la superficie dell’ufficialità. E pensare che si tratta di cose visibili a chiunque le voglia vedere, a cominciare dallo strano balletto intorno alla proprietà del cartellino di Torres. Così come non meno degne di rilievo sono le posizioni di Cerci e del Chelsea, col club londinese che rispetto allo scambio fra Milan e Atletico Madrid se ne sta sullo sfondo ma non troppo.  E su tutti, il solito soggetto che ormai ha colonizzato l’economia e la finanza del calcio globale, e che a partire dal 2013 ha allungato le mani sul calcio italiano: Doyen Sport Investments. Tenuto conto di tutto ciò, è il caso di mettere in fila ogni dettaglio della vicenda e infine avanzare degli interrogativi. Che ovviamente non troveranno risposta, ma cionondimeno vanno posti per lanciare un messaggio a tutti quelli che contano sul silenzio complice o sulla mera disattenzione per fare finanza attraverso il calcio.

Si parte dalla scorsa estate, quando i trasferimenti dei due calciatori avvengono senza che pare vi sia collegamento. Ma è solo un’impressione, perché la rete di attori che si muove dietro le due transazioni è sempre quella. Fra l’altro, entrambi gli affari vengono chiusi nelle ultime ore di calciomercato. Cerci viene ceduto ai Colchoneros per una cifra che stando a quanto riportato dagli organi d’informazione risulta di 16 milioni, più tre per imprecisati bonus. La cessione del giocatore mette fine a un tormentone che per i tifosi del Torino dura tutta l’estate e si conclude nel peggiore dei modi. Cerci viene infatti venduto quando non c’è più tempo per sostituirlo adeguatamente. E infatti il suo sostituto è Amauri, che come prevedibile si piazza in granata per godersi lo scivolo verso la pensione. Fra l’altro, il trasferimento all’Atletico dell’attaccante di Velletri fa giustizia di tutte le fanfaronate estive del presidente granata Urbano Cairo. Che a luglio, nel pieno delle dispute sulla destinazione del giocatore, ingaggia uno scontro verbale col Milan  i cui contenuti riletti adesso fanno sorridere. La sola cosa certa è che i due più importanti protagonisti della passata stagione granata, Alessio Cerci e Ciro Immobile, vengono ceduti senza essere ben rimpiazzati. Che poi i due, presunti talenti del calcio italiano, vadano a raccattare prove mediocri in campionati più competitivi è l’ennesima prova di quanto in basso sia caduta la nostra scuola. Ma questa è solo una divagazione.

Ciro Immobile

Ciro Immobile

Tornando al giorno in cui Cerci viene dato via, e seguendo anche l’efficace ricostruzione confezionata da Maurizio D’Angelo con un video postato su You Tube,  si viene a conoscenza del modo in cui l’acquisto è stato finanziato.

Si parla di un non meglio specificato fondo d’investimento inglese. Facile pensare si tratti di Doyen Sports Investments, che ha sede legale a Malta ma fa capo a Doyen Group il cui braccio finanziario fa base a Londra. Del resto, che nell’affare tra Toro e Atletico Madrid ci sia lo zampino di Doyen è testimoniato dall’arrivo in granata di Ruben Perez, calciatore di proprietà dei Colchoneros ma da un anno all’altro prestato a club della Liga accomunati da una caratteristica: essere legati più o meno strettamente a Doyen o al suo più importante alleato sul mercato globale dei calciatori, il potentissimo broker portoghese Jorge Mendes. I club in questione sono Deportivo La Coruňa, Betis Siviglia, Getafe e Elche.

Ruben Perez

Ruben Perez

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Per di più, una visita al sito ufficiale di Doyen Sport Investments permette di scoprire che Ruben Perez è un calciatore che fa parte della scuderia del fondo. I dati di questo primo scorcio di stagione dicono che la sua presenza al Toro è pressoché irrilevante: soltanto sei presenze in campionato, nessuna dall’inizio, pur in una squadra mediocre e raccogliticcia. Tornando al rapporto fra Atletico Madrid e Doyen, trattasi di cosa abbondantemente nota, e persino pubblicizzata sul sito web del fondo. La cui pagina di presentazione mette sullo sfondo proprio i calciatori dell’Atletico mentre festeggiano una vittoria. Numerosi giocatori del club biancorosso sono sotto il controllo del fondo, e pure il tecnico Diego Simeone è stato messo sotto contratto nei mesi scorsi per la gestione dei diritti d’immagine.

Diego Simeone

Diego Simeone

C’è da aggiungere che, a dispetto di quanto molti disinformati di casa nostra decantassero soltanto sei mesi fa, il club madrileno è tutt’altro che un modello virtuoso di gestione. Si tratta invece di una fra le società calcistiche più indebitate al mondo. Che un club in condizioni finanziarie così disastrose venga lasciato libero di fare il mercato è già uno scandalo di per sé. Di sicuro, senza l’aiuto economico di attori esterni non potrebbe acquistare alcun giocatore.

Gli ultimi giorni di mercato sono anche quelli in cui Fernando Torres arriva al Milan. Proviene dal Chelsea come l’olandese Marco Van Ginkel.

Marco Van Ginkel

Marco Van Ginkel

E è davvero curiosa la gestione del parco giocatori presso il club di cui è proprietario Roman Abramovich. Da anni i Blues mandano in giro per l’Europa un esercito di calciatori. L’ultimo dato prima dell’apertura del mercato invernale parla di 27 giocatori, per un valore stimato di circa 100 milioni. Un inno allo spreco in un’epoca di crisi finanziaria, per il calcio e non soltanto per il calcio. Torres arriva in prestito biennale gratuito con opzione per il terzo anno. Formula bizzarra alquanto. Per lui un ingaggio da quattro milioni netti l’anno. E li chiamano parametri zero. Ringalluzzito dagli affari dell’ultim’ora, e al pari di Urbano Cairo un mese prima, il geometra Adriano Galliani conciona parlando dei “giorni del condor”.

Il geometra Adriano Galliani

Il geometra Adriano Galliani

Che sarebbero gli ultimi del calciomercato in cui egli è solito mettere a segno i colpi più importanti. Non sa che queste parole lo faranno coprire di ridicolo, svelando che quelli sono stati si e no i giorni dell’allocco. Torres si rivela un peso morto. Quanto a Van Ginkel, gioca pochissimo e se ne duole. Ha mica accettato il declassamento nella declinante serie A per fare panchina nel Milan più scassato dell’ultimo quarto di secolo? Il suo agente affida le lamentele del giocatore alla stampa, con minacce di partenza a gennaio. Ma a risolvere la situazione provvede Sulley Muntari, che in allenamento azzoppa l’olandese mettendolo fuori causa per tre mesi.

Durante questa prima fase di stagione i destini di Cerci e Fernando Torres prendono a incrociarsi. L’italiano gioca poco e male in Spagna, lo spagnolo gioca poco e male in Italia. Entrambi finiscono sul mercato. Il Milan vuole sbolognare Torres, ma il Chelsea di riprenderselo non vuol saperne. Nessun commento dal condor Galliani. Inoltre i rossoneri vorrebbero Cerci dall’Atletico, che invece preferirebbe andare all’Inter grazie ai buoni uffici di Roberto Mancini. E qui prendono a succedere cose strane.

Cerci viene “obbligato” a andare al Milan. Come e perché? Per un motivo che, manco a dirlo, sui media italiani non trapela mentre su quelli spagnoli viene esposto senza alcun problema: i diritti economici su di lui sono al 50% di un fondo d’investimento.  Quale? Non è difficile immaginare si tratti di Doyen, per quanto non vi sia ufficialità. E si sa quali siano i rapporti fra Doyen e Galliani, come ho illustrato anche in “Gol di rapina”.

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Ma per condurre in porto l’affare bisogna che si compia un altro passaggio: il Milan acquista a titolo definitivo Torres dal Chelsea per girarlo all’Atletico Madrid. Il “parametro zero”, che però è costato un ingaggio biennale da 8 milioni netti, è stato pure acquistato, Una vera aquila il condor. E a questo punto vengono su gli interrogativi che nessuno avanza:

  1. Quanto ha speso il Milan per “acquistare” Torres dal Chelsea?
  2. Qual è il valore di Cerci e il controvalore di Torres in questo scambio fra Milan e Atletico?
  3. Chi incassa i soldi versati dal Milan per l’acquisizione di Cerci? E in quali percentuali?
  4. Il Milan sta forse versando soldi a una terza parte?
  5. Chi paga lo stipendio ai due calciatori?
  6. Cerci è stato davvero “costretto”?
  7. Soprattutto: c’è reale circolazione di denaro o è tutto un  gioco delle tre carte?

Interrogativi che non troveranno risposta, soprattutto perché difficilmente verranno presentati a chi dovrebbe rispondere. E intanto le terze parti continueranno a fare e disfare nonostante i veti. E il geometra Galliani riprenderà a blaterare di giorni del condor. E grazie a Urbano Cairo i tifosi del Toro continueranno a godersi Ruben Perez.

Campaňa, lo showman Ferrero e i misteri del calciomercato doriano

José Campaña

José Campaña

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

Per i tifosi del Porto è stata un’apparizione. Venerdì 19 dicembre, in occasione dell’ultima gara di campionato prima della sosta di fine anno, sono finalmente riusciti a vedere in campo José Campaňa, centrocampista spagnolo classe 1993 giunto al club dei Dragoes all’ultimo giorno della scorsa sessione estiva di calciomercato. Arrivato in Portogallo con l’etichetta di pupillo del basco Julen Lopetegui, l’allenatore portista che da CT dell’Under 21 spagnola lo ha avuto alle proprie dipendenze, Campaňa fino a quel momento non aveva mai messo piede in campo.

Julen Lopetegui

Julen Lopetegui

Di più: in tre mesi e mezzo di permanenza al Porto gli era stata riservata soltanto una convocazione. Era accaduto il 5 dicembre in occasione della trasferta a Coimbra contro l’Academica, quando il centrocampista sivigliano aveva assistito alla vittoria 3-0 dei suoi compagni. Per riuscire a vederlo in campo è stato necessario che fossero indisponibili i due giocatori scelti a inizio stagione da Lopetegui per il ruolo di trinco, che nello slang calcistico portoghese indica il mediano di regia che si piazza davanti alla difesa a distribuire il gioco: il brasiliano Casemiro, in prestito dal Real Madrid nonché controllato da Doyen Sport Investments, assente per squalifica; e il giovanissimo Ruben Neves (classe 1997), messo fuori causa fino al termine di gennaio da una distorsione al ginocchio destro rimediata il 10 dicembre durante la gara di Champions sul campo dello Shakhtar Donetsk.

Casemiro

Casemiro

Ruben Neves

Ruben Neves

Ma nemmeno le assenze del titolare e della riserva nel ruolo di trinco sarebbero sufficienti per garantire il posto in campo a Campaňa, come dimostrano alcune scelte fatte nel corso di questo primo scorcio di stagione da Lopetegui. Che in altre occasioni aveva preferito adattare al ruolo i difensori centrali (a turno: lo spagnolo Ivan Marcano, l’olandese Bruno Martins Indi, e il quasi desaparecido messicano Diego Antonio Reyes) piuttosto che ricorrere al giovane sivigliano. Dunque, per riuscire a vedere in campo l’ex Under 21 è stato necessario che l’avversario del Porto fosse una squadra in caduta libera nel campionato portoghese: il Vitoria Setubal, reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei gare. Sulla panchina dei sadinos siede Domingos Paciencia, che con l’allenatore portista Julen Lopetegui condivide una caratteristica: entrambi sono molto amici di Jorge Mendes, il più potente broker del calcio globale. Ma questo è soltanto un dettaglio.

Domingos Paciencia

Domingos Paciencia

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Come era prevedibile, il Porto stravince (4-0) senza nemmeno forzare. Campaňa gioca discretamente 74 minuti di una partita dai ritmi blandi, poi a causa di un affaticamento muscolare lascia il posto all’ex pescarese Juan Fernando Quintero, la cui metà è stata riscattata dal Porto giusto il giorno prima per 4,5 milioni.

Juan Fernando Quintero

Juan Fernando Quintero

Dunque, finalmente il centrocampista spagnolo mette nel curriculum la prima presenza in campo nel corso di questa stagione 2014-15. E registrato il dato è lecito porsi alcune domande. La più banale riguarda il se e il quando sarà possibile rivederlo in campo. Ma soprattutto c’è da chiedersi perché mai la Sampdoria abbia investito soldi in questo giocatore di dubbio valore, che viene sballottato da un club all’altro senza lasciare traccia. Perché in ciò consiste il dettaglio di maggior interesse: questo fantasma dei campi e dei campionati europei è dallo scorso luglio un calciatore di proprietà del club presieduto da Massimo Ferrero, e si trova al Porto in prestito. Ma a questo punto è necessario tornare indietro e mettere in fila un po’ di dettagli.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

José Ángel Gómez Campaňa cresce nel Siviglia, facendo la trafila tra la squadra B e quella principale. Con quest’ultima mette insieme 20 presenze fra il 2011 e il 2013, giusto il periodo in cui il club andaluso entra nell’orbita di Doyen Sport Investments. L’agenzia che lo rappresenta e ne cura gli interessi è la Promoesport, fondata e presieduta da un ex calciatore: José Rodriguez Baster, meglio noto come Rodri.

José Rodriguez Baster "Rodri"

José Rodriguez Baster “Rodri”

Promoesport è non soltanto una potente agenzia che cura gli interessi di un centinaio di calciatori, fra cui l’ex viola e juventino Felipe Melo attualmente al Galatasaray, quattro calciatori del Siviglia (Denis Suarez, Iago Aspas, Aleix Vidal e José Antonio Reyes), il portiere Diogo Alves del Valencia, e così via fino a arrivare a Antonio Luna Rodriguez meglio noto come Luna, giunto la scorsa estate al Verona dall’Aston Villa e mai sceso in campo (nemmeno in caso di epidemie nello spogliatoio gialloblu) durante le prime sedici giornate di campionato.

Felipe Melo

Felipe Melo

Antonio Luna Rodriguez

Antonio Luna Rodriguez

L’agenzia capitanata da Rodri opera anche da fondo d’investimento, e dal 2013 è entrata nella proprietà di un club calcistico. Come fondo d’investimento ha piazzato un proprio calciatore all’Elche, club della Liga spagnola pesante crisi economica. Il calciatore in questione è l’olandese Garry Mendes Rodrigues, un’ala che nel 2013 ha accettato l’offerta di vestire la maglia della nazionale di Capo Verde. Un carneade che prima di arrivare in Spagna era partito dagli olandesi del Den Haag (dove non ha mai sommato una presenza) per poi passare dal Dordrecht e dal Levski Sofia. L’Elche aveva bisogno di un centravanti, Mendes Rodrigues è un attaccante esterno che porta in dote una buona media gol registrata in Bulgaria: 14 in 36 gare. Ma la Liga è altra cosa, e infatti lì l’olandese-capoverdiano mette a segno un solo gol in 10 partite giocate.

Garry Mendes Rodriguez

Garry Mendes Rodriguez

Quanto al club entrato nell’orbita di Promoesport, si tratta del Gimnastic Tarragona, meglio noto anche come Nastic, di cui l’agenzia ha acquistato il 10% nel 2013. Da notare che proprio dal Nastic passa Garry Mendes Rodriguez prima di andare all’Elche, attraverso un’operazione che a tutti gli effetti è una triangolazione. Il che conferma una volta di più la tesi da me esposta in un post pubblicato a ottobre: la messa al bando delle terze parti voluta dalla Fifa è una farsa, perché gli attori dell’economia calcistica parallela globale si sono già attrezzati comprando club minori da usare come sponde per triangolare calciatori.

Dalle sommarie informazioni che ho riportato su Promoesport emerge un legame privilegiato col Siviglia, club che ha fitti rapporti (sebbene a fasi alterne) anche con Doyen Sport Investments. Ma nel caso dell’agenzia guidata da Rodri siamo oltre l’alleanza d’affari. Sbirciando nel sito di Promoesport si scopre infatti che fra gli agenti figura Adrián Del Nido. Cioè il figlio terzogenito dell’ex presidente del club andaluso, José Maria Del Nido.

José Maria Del Nido

José Maria Del Nido

Adrian Del Nido

Adrian Del Nido

Costui si è dimesso dalla presidenza del Siviglia nel dicembre del 2013. Motivo? Una condanna a 7 anni di carcere, sentenza definitiva emessa dal Tribunal Supremo, giunta al termine del processo sul cosiddetto Caso Minutas. Succedeva che Del Nido senior, da avvocato del comune di Marbella (lo stesso di cui fu sindaco per decenni l’ex presidente dell’Atletico Madrid, Jesus Gil y Gil, altro galantuomo), fatturasse parcelle spropositate. Per un totale di 2,7 milioni di euro, a pagamento di servizi che la corte ha giudicato innecessarios. Dal 7 marzo 2014 Del Nido senior è ospite delle regie galere. Una sua domanda d’indulto è stata rigettata lo scorso novembre. E poiché buon sangue non mente, anche il figliolo Adrián ha avuto qualche noia con la giustizia. A aprile 2010 a Siviglia, la sera del Sabato Santo, un’auto nella quale Del Nido junior viaggiava investì e uccise due donne, Patricia Alfaro e Almudena González, a un semaforo del Paseo de Colon. Il veicolo sfrecciò alla velocità di 128 chilometri orari, e dopo aver centrato le due donne proseguì imperterrito. Si fermò soltanto perché speronato da un taxi. Alla guida si trovava un giovane di nome Fernando Vargas. Che al controllo di polizia risultò in stato d’ebbrezza, nonché sprovvisto di patente.

I vani soccorsi a una vittima dell'incidente del Paseo de Colon a Siviglia

I vani soccorsi a una vittima dell’incidente del Paseo de Colon a Siviglia

Fernando Vargas

Fernando Vargas

Del Nido junior scansò l’accusa di omissione di soccorso, mentre Vargas è stato condannato nel 2011 a sei anni e mezzo di carcere e 4.320 euro di multa. Il mancato pagamento di quest’ultima è costato a Vargas, nel 2013, un ulteriore anno di detenzione.

Ovvio che Del Nido junior, una volta diventato agente di calciatori, prenda immediatamente a realizzare affari col Siviglia di Del Nido senior. In particolare suscita perplessità il caso dell’anglo-kosovaro Alban Banjaku. Che passa dalle giovanili dell’Arsenal e approda a Siviglia grazie all’intermediazione di Del Nido junior. E da lì se ne perde le tracce. Secondo la pagina di Wikipedia, la sua ultima destinazione sconosciuta è lo Slavia Praga. Ciò che invece non risulta dalla pagina di Transfermarkt, secondo cui il calciatore si trova attualmente al Derby County. Di sicuro c’è che nessuno lo ha mai visto scendere in campo nelle file di questi club.

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell'Arsenal

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell’Arsenal

Avendo alle spalle l’agenzia di Rodri e Del Nido junior, José Campaňa giunge a luglio 2013 alla Sampdoria. Il suo curriculum è per niente entusiasmante. Due stagioni al Siviglia in cui mette insieme 20 partite, quasi sempre da subentrato. Poi, nel 2013-14, per 2 milioni di euro giunge il passaggio agli inglesi del Crystal Palace, dove il centrocampista gioca 6 delle prime 8 gare di Premier League per poi finire ai margini. A gennaio 2014 viene ceduto in prestito in Bundesliga, per contribuire alla salvezza del Norimberga. Che infatti retrocede. A giugno Campaňa torna al Crystal Palace, e è dal club inglese che la Sampdoria lo preleva a luglio. Si tratta del primo acquisto della gestione di Massimo Ferrero. Un’acquisizione a titolo definitivo per una cifra che in un primo momento viene indicata dal sito della BBC come undisclosed, riservata. In seguito l’ammontare della transazione viene reso noto: 1,8 milioni di euro (confermato da Transfermarkt), e contratto quadriennale con ingaggio da 400 mila euro annui al calciatore. Il Crystal Palace realizza una minusvalenza di 200 mila euro, mentre 60 mila vanno al Siviglia per non meglio specificati diritti. Il centrocampista spagnolo compie tutto il precampionato con la squadra di Sinisa Mihajlovic, e siede in panchina nella prima gara di campionato che i blucerchiati pareggiano 1-1 a Palermo il 31 agosto. Ma poi due giorni dopo, all’improvviso, il centrocampista spagnolo viene ceduto in prestito al Porto.

Si tratta di una mossa di mercato parecchio strana, e per almeno due motivi. In primo luogo, il Porto è un club dell’élite europea, regolare frequentatore della Champions League e parecchio rinforzato durante l’estate (con massiccio uso di calciatori provenienti da fondi d’investimento): cosa se ne fa, un club di questo rango, di un calciatore che non riesce a guadagnarsi il posto da titolare nella Sampdoria? Ma è soprattutto l’altro aspetto a destare perplessità: la Sampdoria a luglio investe su un calciatore 1,8 milioni, assicurandogli un quadriennale da 400 mila euro a stagione (cioè 1 milione e 600 mila), e ai primi di settembre lo dà via in prestito. Come mai? Mistero. Un cronista del Secolo XIX, commentando la transazione, ha l’ardire di sostenere che, comunque vada a finire l’esperienza portoghese di Campaňa, per la Sampdoria sarà comunque un affare. Motivo? Se il Porto deciderà di riscattare il calciatore, la cifra prefissata sarà di 3 milioni con plusvalenza da 1,2 milioni per il club blucerchiato; se invece deciderà di non riscattarlo, il valore di Campaňa sarà comunque accresciuto dalla stagione coi Dragoes. Argomentazione molto debole. Perché il Porto, come lo stesso cronista rimarca, non è obbligato a riscattare il centrocampista spagnolo, e perché un Campaňa così poco utilizzato tornerà a Genova svalutatissimo. E dunque?

Gli interrogativi aumentano leggendo la notizia di calciomercato contenuta nello stesso articolo del Secolo XIX, nel passaggio in cui si dice che il dirigente doriano Riccardo Pecini “ha strappato alla concorrenza di tanti club europei” il ventenne montenegrino Luka Djordjevic.

Luka Djordjevic

Luka Djordjevic

Non so quale concorrenza abbia dovuto battere Pecini per convincere lo Zenit San Pietroburgo a dare il calciatore alla Samp. Di sicuro c’è che Djordjevic in Russia aveva giocato una sola partita, e che da quando si trova alla Samp non è mai stato nemmeno convocato in campionato. Per lui soltanto 24 minuti contro il Brescia in Coppa Italia. Cosa è venuto a fare a Genova?

È un mercato davvero misterioso quello condotto in estate da Massimo Ferrero. Che dal canto suo, come racconta Gianfrancesco Turano dell’Espresso, non ha tirato fuori un centesimo per prendere la Sampdoria. I Garrone gli hanno consegnato una società senza debiti, e un’ossatura di squadra che per sette-otto undicesimi sta tirando la carretta egregiamente in questa stagione assieme a Sinisa Mihajlovic, anch’egli blucerchiato già prima dell’arrivo di Ferrero. Dovevano essere proprio stufi di calcio, i Garrone. Anche se a dire il vero non se n’era avuto sentore, fino al giorno in cui il passaggio di consegne è avvenuto. Chissà se adesso hanno smesso d’interessarsi di calcio, e se si siano improvvisamente appassionati al curling o al lancio del formaggio. Ma quali sono stati gli altri acquisiti estivi di Ferrero? Presto detto. Tre milioni per Gonzalo Bergessio dal Catania, rivelatosi fin qui un bidone. Scambio di comproprietà con la Juventus, con Stefano Beltrame in blucerchiato e Vincenzo Fiorillo in bianconero: 2 milioni ciascuno, per un’operazione di ginnastica contabile che si è risolta nello smistamento di Beltrame al Modena e di Fiorillo al Pescara. C’è poi il ritorno da Verona di Cacciatore. Il prestito dal Palermo di Emiliano Viviano, portiere sopravvalutato che infortunandosi ha restituito il posto da titolare a Sergio Romero, vicecampione del mondo con l’Argentina finito in panchina perché il club doriano non era riuscito a cederlo in estate. E il prestito oneroso di Alessio Romagnoli, giunto dalla Roma per 500 mila euro, con opzione di riscatto fissata a 2 milioni per la Sampdoria e controriscatto a favore dei giallorossi per 750 mila euro. Denaro che gira e rigira.

Alessio Romagnoli

Alessio Romagnoli

Infine, quando si parla dello scambio realizzato col Parma, ecco che salta fuori un nome che per chi ha letto il mio Gol di rapina è una vecchia conoscenza: a Genova arriva Djamel Mesbah, mentre a Parma viene mandato l’argentino Juan Antonio, a sua volta immediatamente smistato al Feralpi Salò. Juan Antonio è uno dei cinque calciatori del River Plate acquistati nel 2006 dalla HAZ di Pini Zahavi tramite il Locarno. Gli altri quattro rispondono ai nomi di Gonzalo Higuain, Fernando Belluschi, Augusto Fernandez, e Mateo Musacchio. Dal Parma arriva anche Marco Marchionni, che alla si sta godendo un sereno pre-pensionamento. Per lui soltanto 77′ minuti in campo contro il Chievo, poi panchina fissa. Non è dato sapere se e quanto sia costato.

Questo il mercato estivo condotto da Ferrero. E adesso che ci si approssima a quello invernale, ecco il botto al di sotto di ogni sospetto. Dall’Estudiantes arriva il promettente ventenne Joaquin Correa.

Joaquin Correa

Joaquin Correa

Sulle sue piste era dalla scorsa estate il Benfica, altro club compromesso con terze parti e fondi d’investimento. Ma poi sbuca la Sampdoria e lo acquista per 10 milioni. Soldi suoi? Si direbbe proprio di no. Non è un mistero che l’acquisto avvenga tramite un fondo d’investimento, dietro il quale si muoverebbe il Manchester City. Si tratterebbe di una pratica vietata, ma la Samp e il suo esuberante presidente si prestano. Correa transiterà da Genova e poi andrà altrove. Più o meno come Campaňa. E intanto Manolo Gabbiadini, che della Samp attuale è un valore sicuro, si appresta a partire. Sarebbe bello sapere quale sia la logica di tutte queste strampalate mosse di mercato. E ancor più bello sarebbe che fosse proprio Ferrero a spiegarle. Magari nel modo che piace a lui: frizzante. Ci racconti pure, presidente. E se vuole lo faccia anche coprendosi il capo usando a mo’ di kefiah col vessillo doriano, o indossando soltanto un perizoma tempestato di strass. Ma lo faccia, dando ancora una volta corso al suo talento da showman. Perché se dovesse tacere giusto stavolta, sarebbe davvero una pessima cosa. Significherebbe che il suo senso dello spettacolo funziona soltanto quando non nuoce a lei. E che la sua Samp è pronta a fare un bel gemellaggio col Football Club Locarno.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero