Belenenses, una parabola sull’economia grigia che divora il calcio – 2

Cari amici, ecco la seconda parte dell’analisi sulla situazione del Belenenses. La prima è qui. Ne seguiranno almeno altre due.

Buona lettura.

 

Il 10 maggio 2014 è per il Belenenses un giorno cruciale sia dal punto di vista della cronaca che da quello della storia.

Sul piano della cronaca, il club di Belém si gioca in casa contro l’Arouca una sudata salvezza. Sudata fino all’ultimo, perché il gol che decide la partita arriva soltanto a quattro minuti dalla fine. Lo firma Deyverson Brum Silva Acosta, ventitreenne centravanti brasiliano giunto a inizio campionato in prestito dal Benfica B.

 

Deyverson

Deyverson

Deyverson in azione durante Belenenses-Arouca

Deyverson in azione durante Belenenses-Arouca

 

Curiosa stagione la sua. Gioca le prime quattro partite di campionato, quelle che coincidono con l’avvio-shock del Belenenses perché vengono perse tutte quante, poi finisce fuori squadra. Ai primi di gennaio del 2014 il club lo cede al Farense, club dell’Algarve che milita in Liga de Honra (la B portoghese). Ma il trasferimento sfuma perché Deyverson è già sceso in campo con due club durante la stagione. Prima di giocare col Belenenses, infatti, aveva giocato due insignificanti partite precampionato di Taça de Honra col Benfica B. I regolamenti portoghesi permettono a un calciatore di cambiare tre club durante la medesima stagione, ma al tempo stesso stabiliscono che egli non possa scendere in campo per più di due. Dunque, trasferimento annullato dopo la richiesta di un parere alla federazione. Così succede che a Deyverson tocchi oscillare fra panchina (poca) e tribuna, senza mettere piede in campo fino a cinque partita dalla fine. Ne gioca quattro, e salta la quinta contro lo Sporting Lisbona soltanto perché squalificato. Soprattutto, mette a segno tre gol che permettono al Belenenses di salvarsi. Compreso quello contro l’Arouca nella gara del 10 maggio.

Sul piano della storia, quella data è essenziale perché coincide col giorno in cui viene presentato ai soci del club il Progetto di Cidade Belenenses, la cittadella sportiva che sorgerà nell’area intorno all’Estado do Restelo. A presentare il progetto è José Luis Pinto Basto, CEO di Edge Group, il fondo d’investimento pronto a impiegare 66 milioni di euro per avviare l’operazione su un’area di 41.500 metri quadri.

 

José Luis Pinto Basto

José Luis Pinto Basto

 

Accanto a lui è il presidente del Belenenses, António Soares. Che è soltanto omonimo di Rui Pedro Soares, l’uomo forte del club che attraverso il fondo Codecity Sports Management (CSM) ha comprato a novembre 2012 il Belenenses. Il Soares presidente è soltanto un uomo di rappresentanza, e le voci che filtrano dall’interno del club raccontano di contrasti sempre più frequenti. A ogni modo, a comandare è il boss di CSM e il presidente sta accanto a Pinto Basto soltanto per fare atto di presenza.

Il CEO di Edge Group illustra alcuni dettagli del progetto, cercando di mettere l’accento su quelli maggiormente seducenti per i soci e i tifosi. Annuncia che dal 2017, anno in cui Cidade Belenenses diventerà operativa, il club avrà una rendita oscillante fra 840 mila e 1,1 milioni di euro annui. Che viste da qui sembrano cifre minime, ma che per un club il cui budget per la prossima stagione è di 2,5 milioni di euro sono cifra rilevante. Un aumento di ricavi del 60%, dice il Soares presidente. Pinto Basto aggiunge che attraverso il progetto si mira a generare non soltanto valore economico, ma anche sociale e ambientale. Di sicuro c’è che durante l’iniziativa di presentazione vengono fuori altri dettagli. Per esempio, che nell’area sorgeranno strutture di vario tipo: un padiglione multifunzionale, una clinica, un college, uno health center, un’istituzione universitaria con annessa residenza, una residenza per anziani, un non meglio precisato “centro per l’imprenditorialità” e una superficie commerciale. Tutte attività di scarsa o nessuna attinenza col calcio. E probabilmente vi sarebbe anche spazio per l’edilizia residenziale, se non fosse per il fatto che la Camara Municipal di Lisbona si è opposta. Almeno a questo.

Chi svilupperà le varie attività? Ovviamente Edge Group, che non si limiterà a investire e a gestire gli spazi di commercializzazione, ma riempirà anche questi ultimi utilizzando esperienze commerciali e marchi consolidati all’interno del gruppo stesso. Per il centro commerciale si applicherà il modello Small già sperimentato nel caso dello shopping mall Sete Rios sempre a Lisbona. E riguardo allo health center, ecco bell’e pronto il modello Fitness Hut sperimentato a Cascais. Una perfetta integrazione di attività che permette di ridurre i costi d’investimento e know how e moltiplicare gli utili. C’è un ultimo dettaglio, riguardo all’accordo fra il gruppo cui appartiene Miguel Pais do Amaral e il Belenenses: l’area intorno all’Estadio do Restelo su cui verrà condotta l’operazione è data in concessione a Edge Group per cinquant’anni. Rinnovabile.

È soprattutto su questo aspetto che si appuntano le critiche di Carlos Pereira Martins, presidente dell’Assemblea Generale del Belenenses. Il quale un giorno prima dell’assembla in cui il progetto sarebbe stato presentato scrive ai componenti del Consiglio Generale del Club, della Direzione e del Consiglio Fiscale e Disciplinare per stigmatizzare due aspetti. Innanzitutto, il fatto che l’assemblea dell’indomani si sarebbe tenuta a poche ore dalla partita contro l’Arouca decisiva per la salvezza, ciò che avrebbe certamente deviato l’attenzione dei tifosi rispetto ai rischi del progetto promosso da Edge Group. E poi che una concessione cinquantennale dell’area equivale a un’alienazione definitiva, specie di questi tempi. Ci si aspetterebbe che gli internauti-tifosi ringrazino Pereira Martins per aver aperto loro gli occhi. E invece gran parte degli otto commenti registrati criticano il presidente dell’Assemblea Generale per aver messo in piazza cose che avrebbero dovuto essere discusse all’interno dei consessi del club. Così vanno le cose, in un club che si è assuefatto a perdere l’idea di democrazia interna.

2. continua

 

Belenenses: una parabola sull’economia grigia che divora il calcio – 1

Chi ha già letto il mio Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale (Clichy, pagine 292, 15 euro) conosce la storia.

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Chi invece non l’ha ancora fatto, provveda. Avrà così modo di capire meglio il senso di ciò che racconto qui. Soprattutto, gli sarà chiaro il fatto che le vicende legate alla presa sul calcio da parte dell’economia parallela non finiranno mai di essere raccontate, e che ogni giorno ne sorgeranno di nuove. Quella che sto per raccontare (o meglio, aggiornare) qui è paradigmatica. Per svilupparla mi sarà necessario più di un post del blog, ché altrimenti dovrei scrivere un articolo lunghissimo e dedicare alla sua stesura una quantità di tempo che non ho. Inoltre, man mano che leggete, dovete sempre tenere presente di trovarvi davanti a una storia fra le centinaia (migliaia?) narrabili sul tema del rapporto fra il calcio e la sua economia parallela. Il lavoro di ricerca, documentazione e divulgazione è improbo, tanto più che la stampa sportiva preferisce occuparsi di fuffa. E non parlo soltanto di quella italiana.

Ma vengo ai fatti. La storia che racconto riguarda il Belenenses, cioè il terzo club calcistico di Lisbona. Esso è espressione del quartiere storico di Belém. Cioè, uno dei siti di maggior valore architettonico e artistico al mondo.

La Torre di Belém

La Torre di Belém

 

Il Belenenses può anche fregiarsi di un primato: è, assieme al Boavista Porto, il solo club a avere vinto un campionato a girone unico in Portogallo (stagione 1945-46) al di fuori della dittatura costituita dalla triade Benfica-Porto-Sporting Lisbona.

Dal 4 novembre 2012 il Belenenses è finito sotto il controllo di un fondo d’investimento, gestito da un faccendiere portoghese, Rui Pedro Soares, vicino all’ex premier socialista José Sócrates.

Rui Pedro Soares

Rui Pedro Soares

José Socrates

José Socrates

Rui Pedro Soares (da qui in poi RPS) è stato coinvolto in due scandali particolarmente pesanti della vita pubblica portoghese recente: il caso Face Oculta e il caso Taguspark. Il processo relativo a Taguspark lo ha visto uscire assolto. Quanto a Face Oculta, il procedimento giudiziario è ancora in corso.

Tutte le notizie fin qui accennate su RPS sono riportate in Gol di rapina. Ma ciò che più interessa, nelle pagine del libro e del paragrafo dedicate al Belenenses e a RPS, sono due passaggi che vi riporto a seguire. Il primo riguarda la scorribanda nel campo dei diritti televisivi, che vide RPS mettere su bottega con un potente giornalista portoghese, Emidio Rangel. Obiettivo: comprare i diritti tv della Liga spagnola, aggiudicandosi la possibilità di trasmetterne le gare in Portogallo. Ecco l’estratto del libro:

Infatti, a meno di un anno dalle dimissioni da dirigente di PT il faccendiere riconquista l’attenzione dei media vestendo i panni del finanziere d’assalto. A gennaio 2011 si diffonde la notizia che mette in subbuglio il settore dei diritti televisivi sul calcio: una società sbucata dal nulla ha acquistato i diritti sulla Liga spagnola a partire dalla stagione 2012-13 soffiandoli al canale Sport TV e alla società cui esso fa capo, Controlinveste. Va sottolineato che per gli appassionati di calcio portoghesi la Liga è un torneo importante quasi quanto quello di casa. Dall’altra parte del confine iberico è impegnata una vasta colonia calcistica portoghese, capeggiata da personaggi come Cristiano Ronaldo, Mourinho, Pepe, Ricardo Carvalho. Se ha un senso indicare il principale campionato dei portoghesi all’estero, questo è da sempre la Liga spagnola. Accaparrarsene i diritti significa realizzare un affare dagli enormi margini di guadagno. E quando si va a guardare chi siano i personaggi che hanno realizzato il colpaccio sul mercato dei diritti televisivi, vengono fuori due nomi ben noti al pubblico portoghese: uno è Rui Pedro Soares, l’altro è Emídio Rangel. Questi è un giornalista molto noto e potente in Portogallo nonché dichiaratamente massone, affiliato alla potente loggia Universalis. I due vanno a negoziare con Mediapro, la società detentrice dei diritti della Liga, e la spuntano acquistando per 9 milioni di euro il pacchetto attraverso una società denominata Worldcom. Proprietari della società, col 50% del pacchetto azionario a testa, risultano essere Fernando Soares e Maria Oliveira, i genitori di Rui Pedro Soares, mentre il fratello Fernando è l’amministratore. Il settimanale Expresso ipotizza che dietro l’affare, ancora una volta, vi sia una manovra politica confezionata dai partiti socialisti della penisola iberica. Mediapro sarebbe una società vicina alla galassia dell’allora premier socialista spagnolo José Luis Zapatero, mentre sul versante portoghese il legame fra RPS e José Sócrates è noto. Anche in questo caso la manovra va male, tanto più che il tramonto dei due leader socialisti è ormai inesorabile. A ogni modo, nella fase iniziale i progetti della coppia Rangel-Soares sono ambiziosi. Oltre alla commercializzazione dei diritti della Liga c’è in ballo l’acquisizione di quelli sulle gare del Benfica. Si parla anche del lancio di un news magazine settimanale e di un canale radiofonico. Non c’è nemmeno il tempo di veder partire una petizione sul web attraverso la quale si chiede chi finanzi la premiata ditta Rangel-Soares, che i due litigano. A febbraio Worldcom vende alcune quote facendo entrare nuovi investitori. A marzo i due hanno già celebrato la rottura. A motivare la fine del sodalizio sono i tentativi di Soares di vendere i diritti della Liga fatti senza consultare il socio. Del resto, Worldcom è sempre stata sotto il pieno controllo del faccendiere. La fine della vicenda è prevedibile, eppure non risparmia il colpo di scena. A fine maggio 2011 Rui Pedro Soares vende Worldcom a Miguel Pais do Amaral, miliardario di sangue blu appassionato di sport e motori nonché comproprietario di TVI. Un nome che ricorre, quello della stazione televisiva. Pais do Amaral, che secondo una stima fatta nel 2010 deteneva cariche amministrative in ben 73 imprese, vorrebbe mettere le mani anche sui diritti relativi alle partite del Benfica. Le cose non vanno come il 4° Conte di Alferrarede (questo è il titolo nobiliare di Pais do Amaral) auspicherebbe. Il Benfica recalcitra a accettare l’offerta, e la rigetterà definitivamente a gennaio 2013. Cioè cinque mesi dopo che il nuovo proprietario di Worldcom perde i diritti sulla Liga, mancando pure di pagare la prima tranche a Mediapro. A trasmettere le gare del campionato spagnolo è di nuovo Sport TV, come se nulla fosse successo. Per la rescissione del contratto, Pais do Amaral citerà Mediapro e avanzerà una richiesta di risarcimento da 10 milioni. Per lui l’avventura calcistico-televisiva in Spagna finisce comunque male, ma può consolarsi col fatto che dall’altra parte della frontiera trovi l’amore. Nell’estate 2013 i rotocalchi iberici danno notizia della relazione con una ricchissima donna spagnola di nobili origini e chilometrico cognome: Alicia Koplowitz y Romero de Jeseu, marchesa de Bellavista y del Real Socorro. Si tratta della quarta persona più ricca di Spagna secondo una classifica stilata nel 2009, figlia d’una famiglia di ebrei tedeschi riparati nella penisola iberica per sfuggire al nazismo. Alla fine della festa, il solo a aver lucrato dalla vendita dei diritti televisivi della Liga è Rui Pedro Soares.

Emidio Rangel

Emidio Rangel

Miguel Pais do Amaral

Miguel Pais do Amaral

Alicia Koplowitz y Romero de Jeseu

Alicia Koplowitz y Romero de Jeseu

L’estratto che vi ho riportato è utile per familiarizzare con un personaggio nel quale torneremo a imbatterci fra poco: Miguel Pais do Amaral. L’altro estratto riguarda un’ipotesi sui reali interessi che hanno spinto RPS a acquistare il Belenenses attraverso il fondo Codecity Sports Management (CSM). In particolare, viene riportata la perplessità del vicepresidente del club di Belem, Antonio Polena, che intravede una gigantesca speculazione immobiliare nei terreni intorno all’Estadio do Restelo:

I dissidenti sono costretti a mollare. Come accade al vicepresidente Antonio Polena, che contesta alcuni passaggi dell’accordo fra il club e CSM. Sostiene innanzitutto che l’assemblea del 4 novembre abbia dato l’ok a trattare con CSM, e non ancora alla cessione del club. Sottolinea che a mettere fretta al club, spingendolo a chiudere l’accordo, è stato un debito per l’ennesimo calciatore acquistato e non pagato: si tratta del brasiliano Thiago Silveira, prelevato dal Belenenses nel 2008 e subito spedito altrove. Il suo primo club professionistico, l’Avai, reclama i diritti di formazione. Ballano 270 mila euro, cifra per ottenere la quale l’Avai si rivolge alla Fifa. La confederazione mondiale darà ragione al club brasiliano nell’estate del 2013. E la prospettiva di dover fare fronte a quel debito, o di dover scontare le sanzioni disciplinari (punti di penalizzazione, e in seguito la retrocessione), mette pressione ai soci del Belenenses portandoli a decidere d’assoggettarsi alla CSM. Ma ciò che soprattutto desta perplessità a Polena è l’aspetto che riguarda la gestione degli asset immobiliari: lo stadio do Restelo, innanzitutto, e in generale le strutture della polisportiva. L’ex vicepresidente sottolinea maliziosamente che uno dei soci di CSM è un’impresa di costruzioni. E certo sarà una coincidenza, ma dopo un solo anno alla guida del club RPS esterna la necessità che il club si doti di un nuovo campo d’allenamento, magari in un nuovo impianto.

Fin qui è tutto ciò che è riportato nel libro, la cui stesura si è conclusa a fine gennaio. E ecco che la cronaca giunge a confermare la profezia di Polena riportata in Gol di Rapina. Sabato scorso, a poche ore dalla gara del Belenenses contro l’Arouca decisiva per la permanenza in serie A, i soci del Belenenses si sono visti presentare il progetto della Cidade Belenenses. Un investimento da 66 milioni di euro, per lo sviluppo di un’area da 41.500 metri quadri intorno all’Estadio do Restelo. I capitali saranno interamente versati da Edge Group, una holding di investitori portoghesi e internazionali che sta speculando sul settore immobiliare portoghese, massacrato in anni recenti dalla crisi economica del paese e segnato da un aperdita di valore che negli anni ultimi quattro anni è stata stimata intorno al 15%. Chi c’è fra gli investitori di Edge Group? Miguel Pais do Amaral, quello che aveva ricomprato i diritti della Liga da RPS attraverso, salvo poi non riuscire a onorare l’investimento. In poco più di un anno il vero senso dell’operazione che ha portato RPS a capo del Belenenses si è mostrato definitivamente. Ma i contorni dell’affare e i personaggi che intorno a esso si muovono sono ancora tutti da illustrare. Lo farò a puntate, nei prossimi giorni.

 

L'Estadio do Restelo

L’Estadio do Restelo