Marotta, ci spieghi – 1 Danilo, fenomeno sulla fiducia

Beppe Marotta

Beppe Marotta

Danilo Barbosa Da Silva

Danilo Barbosa Da Silva

Si tratta di un affare annunciato, e forse proprio per questo alla fine non si farà. Parlo della transazione che dovrebbe portare il giovane brasiliano Danilo Barbosa da Silva dallo Sporting Braga alla Juventus, Ma indipendentemente da come andrà è bene parlarne, sia per illustrare gli scenari entro cui va a collocarsi quello che sembra soltanto il trasferimento di un calciatore da un club all’altro, sia per raccontare in modo difforme dal coro un personaggio del calcio italiano di cui pare si debba parlare soltanto bene: Beppe Marotta, Che è amministratore delegato e direttore generale della Juventus con ampio ruolo nella conduzione del calciomercato bianconero, con l’ausilio di un direttore sportivo di nome Fabio Paratici a fargli da scudiero. Un uomo, Marotta, del quale vengono regolarmente  ricordati gli affari azzeccati e di cui si tace per carità di patria i clamorosi svarioni. Perché è indubbiamente un merito aver preso Andrea Barzagli dal Wolfsburg per meno di un milione, o aver investito 15 milioni per un difensore come Leonardo Bonucci presto diventato una colonna della squadra bianconera e della nazionale.

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

Jorge Andres Martinez

Jorge Andres Martinez

Ma come la mettiamo coi 12 milioni elargiti al Catania per Jorge Andrés Martinez del Catania, o coi 15 dati al CSKA Mosca per Miloš Krasić? Quando si parla di calciomercato, ogni prodezza ha il suo doppio in uno strafalcione. E mica soltanto per Beppe Marotta, ci mancherebbe altro. Solo che nel caso di Beppe Marotta come in qualche altro (l’intoccabile ds romanista Walter Sabatini, tanto per non far nomi) quel doppio non viene mai menzionato. Meglio alimentare bolle narrative in cui pochi e invincibili cavalieri, senza macchia e senza paura, infilzano regolarmente il drago del calciomercato senza ricavarne nemmeno una bruciacchiatura. E allora avanti così, a glorificare l’innegabile affare realizzato nell’estate del 2011 con l’acquisto di Stephan Lichtstei.ner dalla Lazio per 10 milioni, ma a patto di tacere che quella fu anche l’estate di Eljero Elia, 9 milioni più uno di bonus e una t-shirt improponibile nel giorno della presentazione ufficiale

Stephan Lichtsteiner

Stephan Lichtsteiner

Eljero Elia

Eljero Elia

E poi, come negare gli ottimi affari realizzati acquisendo calciatori a parametro zero? Nessuno metterebbe in discussione l’abilità e la prontezza nell’acquisire Andrea Pirlo, e Paul Pogba, e Fernando Llorente. E tuttavia, perché nessuno parla più di altri parametri zero o prestiti come Nicklas Bendtner, Nicolas Anelka e Lucio?

Fernando Llorente

Fernando Llorente

Nicolas Anelka

Nicolas Anelka

Hanno fatto parte anche loro di un ciclo vincente, e delle trionfali campagne orchestrate dall’amministratore-delegato-nonché-direttore-generale. E inoltre, che dire di alcuni X Files bianconeri delle ultime annate? Per esempio, che fine ha fatto Ouasim Bouy?

Ouasim Bouy

Ouasim Bouy

Leggendo le cronache dei giorni in cui il calciatore venne acquisito dal club bianconero, gennaio 2013, non si può trattenere l’ilarità.  In questo senso l’archivio di Calciomercato.com è impietoso. Consultandolo scoprirete come la Juventus avesse “bruciato la concorrenza” del Milan per tesserare Bouy. E sono sicuro che dalle parti di Milanello si stiano ancora rosicchiando i gomiti per avere sperperato cotanta opportunità. Quanto al ragazzo, aveva esibito immediatamente tutta la propria modestia dicendosi certo di fare in bianconero meglio di quanto avesse fatto Zlatan Ibrahimovic. Una voce dissonante arrivava dall’ex centrocampista olandese dell’Inter, Wim Jonk; che da responsabile del settore giovanile dell’Ajax, in cui il ragazzo è stato tirato su, giudicava precoce il salto verso il campionato italiano. Aggiungendo una chiosa che avrebbe dovuto allarmare Marotta e i suoi datori di lavoro: “Se non è stato capace Elia di far bene alla Juventus, come può riuscirci Bouy che è più giovane?”.

Wim Jonk

Wim Jonk

E già.  Per quanto riguarda il bilancio dell’esperienza italiana del calciatore olandese, è presto fatto. Una stagione in prestito al Brescia in B, senza lasciare tracce. Poi metà della stagione 2013-14 alla Juventus, con zero partite in campionato e uno spezzone di partita in Coppa Italia contro l’Avellino, festeggiato con un’ammonizione. A gennaio 2014 il ragazzo viene spedito all’Amburgo, e in una squadra che scansa la retrocessione soltanto dopo il play-off con la terza classificata della serie B (il Greuther Furth) colleziona soltanto tre presenze in campionato e una in coppa nazionale. Adesso il ragazzo gioca per i greci del Panatinaikos, in un campionato forse un po’ più in linea con le sue possibilità. L’insidiato Ibrahimovic può star tranquillo, e soprattutto può esserlo di Mino Raiola. Che di entrambi i calciatori è l’agente, e di sicuro è quello che ha più guadagnato dal passaggio di Bouy in bianconero.

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Di X Files come il giovane olandese il recente mercato bianconero condotto da Marotta è popolato. Per esempio, quanti conoscono il misterioso caso dell’australiano James Troisi, classe 1988, rimbalzato fra Juventus e Atalanta per oscuri motivi e attualmente scaricato ai belgi dello Zulte Waregem in attesa che gli scada il contratto a giugno? E ancora, qualcuno ricorda l’ecuadoregno José Cevallos? Classe 1995, secondo il sito Transfermarkt arriva in bianconero a gennaio 2013 con la formula del prestito oneroso (390 mila euro), e dopo una stagione e mezza passata a militare nella Primavera viene rispedito in patria a giocare nel club da cui era pervenuto, lo LDU Quito. Magari qualcuno dirà che Cevallos è stato una scommessa, e che una scommessa può essere vinta o persa. Giusto. E però rimane da chiedersi se non fosse preferibile scommettere su un ragazzo di Matera o di Sondrio, anziché spendere i 390 mila euro in Ecuador per il prestito di un calciatore targato ProSoccer24. La stessa di Juan Iturbe, Gabriel Paletta, Nico Gaitan, Diego Laxalt, Nico Lopez, per citare soltanto alcuni nomi e tacere quello di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Con tutto quanto fin qui riportato non s’intende dire che bisogni ribaltare di centottanta gradi il giudizio diffuso su Beppe Marotta e sulle sue abilità da uomo di calciomercato. Piuttosto, il senso del ragionamento è che il calciomercato è un campo in cui è normale oscillare tra le prodezze e le figuracce. E che perciò, quando vi vedete dipingere in termini assolutamente positivi un personaggio che popola quel mondo, è moto probabile che vi stiano raccontando soltanto metà della storia.

Vi stanno invece raccontando nemmeno un quinto della storia riguardo al caso di cui maggiormente mi preme parlare qui. E che riguarda non tanto il (vero o presunto) fiuto per gli affari di Beppe Marotta, quanto la sua predisposizione a realizzarli con le terze parti e fondi d’investimento. Cosa non raccomandabile, oltreché vietata dai regolamenti.  Da mesi le cronache di calciomercato parlano di un interessamento della Juventus per Danilo Barbosa Da Silva, centrocampista in forza allo Sporting Braga, 19 anni il prossimo 28 febbraio. Molti giurano che il ragazzo sia forte davvero, e non ho motivo di dubitarne. Sono altri gli elementi della vicenda che lasciano perplessi.

Innanzitutto c’è il curriculum del calciatore. Che, come da regolamento, ha dovuto aspettare il compimento del diciottesimo anno di età per lasciare il Brasile e venire a giocare in Europa, ciò che si è realizzato col trasferimento concluso durante l’estate del 2014. Ma a spiccare è il fatto che, a parte la trafila nelle nazionali giovanili brasiliane, Danilo abbia disputato soltanto tre partite con la maglia del Vasco De Gama, per di più nel campionato di serie B. Ma questo è ancora il meno.

Ciò che più interessa è vedere quale sia la situazione contrattuale del giovane centrocampista. Danilo è un calciatore risucchiato nell’orbita del portoghese Jorge Mendes, il più potente broker-affarista del calcio globale.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Secondo la versione maggiormente diffusa presso la stampa italiana, Mendes di Danilo sarebbe l’agente. In realtà ne è il proprietario. È ciò che si ricava leggendo la stampa brasiliana, che a settembre 2013 riferiva di un “gruppo portoghese” che per aggiudicarsi il calciatore aveva battuto l’offerta del Liverpool sopravanzandola di un milione di euro: 4,5 contro 3,5. Ovviamente il gruppo in questione è capitanato da Mendes, che per le operazioni in Brasile dà pieno mandato a Deco. Quest’ultimo da calciatore era un suo assistito, e una volta conclusa la carriera ne è diventato fido collaboratore.

Deco

Deco

Torniamo a Danilo. Approda allo Sporting Braga, e dopo un periodo d’ambientamento ne diventa titolare fisso a soli 18 anni. Verrebbe da dire che il ragazzo bruci le tappe. E però c’è un però. C’è che lo Sporting Braga è, assieme al Rio Ave di Vila do Conde, il club più mendesizzato del Portogallo. È pieno di calciatori controllati da Gestifute . Ultimi a entrare a far parte dei ranghi mendesiani sono stati Rafa e Pedro Tiba.

Rafa

Rafa

Pedro Tiba

Pedro Tiba

Inoltre, come riferisce l’articolo linkato poco sopra, grazie al boss di Gestifute lo Sporting Braga ha un rapporto privilegiato col Monaco dell’oligarca Dimitri Rybolovlyev. “il re del potassio”.

Dimitri Rybolovlyev

Dimitri Rybolovlyev

La munifica campagna acquisti condotta nell’estate  2013 dal club monegasco neo-promosso in Ligue 1 fu coordinata proprio da Jorge Mendes, che nel doppio ruolo di agente di calciatori e consulente di mercato del club riempì di propri assistiti la squadra allenata allora da Claudio Ranieri e intascò per questo laute commissioni. Un anno dopo, anche a causa del rovinoso divorzio di Rybolovlyev dalla moglie Elena, il budget del Monaco per il calciomercato è stato drasticamente ridotto. Senza che, tuttavia, Mendes abbia smesso di trafficare col club del Principato. L’estate scorsa, silurato Ranieri perché colpevole di essere arrivato “soltanto” secondo nell’anno del ritorno in  A con tanto di qualificazione diretta alla fase a gironi di Champions, sulla panchina del club è andato il portoghese Leonardo Jardim. Reduce da un’ottima stagione alla guida dello Sporting Lisbona, ma soprattutto cliente di Mendes.

Leonardo Jardim

Leonardo Jardim

Il rapporto fra lo Sporting Braga e il Monaco, orchestrato dal boss di Gestifute, è un altro punto cruciale della questione. Il club arsenalista è in profonda crisi economica al pari di tutti gli altri della Liga portoghese. Un’analisi datata 2013, dedicata alla generalizzata riduzione di budget dei club lusitani, metteva in mostra come il budget bracarense fosse stato abbassato a 13 milioni di euro. Il dato relativo al 2014, ricavabile dall’ultimo bilancio approvato a fine ottobre, parla di un budget portato a 15 milioni. In un passato recente il club ha avuto addirittura un contenzioso con l’amministrazione comunale, a causa del mancato pagamento della bolletta elettrica. E un abbuono per mezzo milione di quel debito è entrato nel calderone delle polemiche sul dissesto finanziario della Camara Municipal.

Ebbene, prendete il dato dei 15 milioni di budget e poi guardate la tabella di Transfermarkt dedicata alla campagna trasferimenti tenuta dal Braga la scorsa estate. Fa impressione registrare le cifre per le acquisizioni del già citato Danilo e soprattutto di Wallace, altro brasiliano proveniente dal Cruzeiro: 4,5 milioni più 9,5 milioni. Fanno 14 milioni per l’acquisizione di due calciatori, per un club che ha un budget di 15 milioni. Possibile? Ovvio che no, e basta passare in rassegna gli articoli pubblicati dalla stampa portoghese nei giorni della cessione di Wallace. Il titolo di questo articolo su O Jogo dice testualmente: “Il Braga riceve un difensore che costa 9,5 milioni”. Nessun costo, nessun diritto di proprietà. Ma allora chi ha versato quei 9,5 milioni? Come lo stesso articolo riferisce è la Gestifute International Limited l’agenzia di Jorge Mendes. E non è ancora tutto. Giunto a Braga, Wallace viene immediatamente girato al Monaco. Si può parlare di triangolazione in stile Locarno?

C’è un’ultima annotazione che merita di essere citata guardando ai ranghi dello Sporting Braga per come è uscito dalla campagna trasferimenti estiva del 2014. Un altro dei giocatori provenienti dal Brasile è il portiere Matheus.

Matheus

Matheus

Che è stato costretto a posticipare l’esordio in campionato a causa del ritardato pagamento da parte del Braga all’America Rio di 800 mila euro sul totale di 2,4 milioni (altro che 14 milioni per due giocatori). Una volta regolarizzata la propria posizione Matheus è diventato titolare fisso scalzando il russo Stanislav Krytchiuk, che pure fin lì non aveva certo demeritato. È il caso di sottolineare che Matheus è l’ennesimo assistito di Jorge Mendes. In questo senso, è impressionante un passaggio della lunga intervista rilasciata dal portiere a O Jogo per l’edizione dello scorso 25 dicembre. Ve lo riporto in lingua originale:

Jorge Mendes desempenhou um papel fundamental na sua chegada a Braga. Como foi o primeiro contacto?
—Foi bom. Encontrei-me com ele quando cheguei ao Braga, reunimo-nos e tivemos uma conversa sadia.

Como reagiu quando soube que o empresário que muitos consideram o mais influente do mundo o queria representar?
—Fiquei feliz por saber que ele estava atento ao meu trabalho. De qualquer forma, a responsabilidade por estar ligado ao Jorge Mendes também aumenta. Sinto que não posso baixar a guarda, nem nos jogos nem nos treinos.

A destare impressione è la risposta alla seconda domanda (“Come ha reagito quando ha saputo che l’impresario considerato da molti il più potente del mondo voleva rappresentarla?”):

“Mi ha reso felice sapere che lui aveva posto attenzione sul mio lavoro. In qualche modo, la responsabilità  di essere legato a Jorge Mendes aumenta. Sento che non posso abbassare la guardia, né in partita né in allenamento”.

L’immagine che viene fuori è quella di un calciatore che sente di appartenere prima al suo agente e dopo (ma molto dopo) al suo club. Questo è il Sistema Mendes. E di questo sistema lo Sporting Braga (allenato dalla vecchia conoscenza del calcio italiano Sergio Conceiçao, anche lui vicino al super broker globale) è un segmento perfettamente integrato.

Sergio Conceiçao

Sergio Conceiçao

Una squadra piena di giocatori di Mendes. Ciò significa forse che costoro giocano in ragione del fatto  d’appartenere alla scuderia? A questa domanda non sono in grado di rispondere. Magari giocherebbero comunque, chissà. E magari un ragazzo di 18 anni con alle spalle soltanto tre partite nella B brasiliana è davvero un fenomeno, capace di diventare immediatamente titolare fisso in Europa. Dubbi che rimangono.

Ci sono invece delle certezze, sulla vicenda. E con queste si torna a Beppe Marotta e alla sua intenzione di prendere Danilo. La cui valutazione, dopo una decina di gare giocate nella modesta Liga portoghese è salita, da 4,5 a 8 milioni. Bella botta. Vuol spendere davvero tutti quei soldi per un giovane il cui valore è ancora tutto da dimostrare, caro Marotta? E soprattutto, vuol contribuire a ingrassare il Sistema Mendes coi soldi della Juventus? Sarebbe bello sapere quale sia la sua opinione in merito a ciò. Così come sarebbe opportuno avere delucidazioni su quell’irresistibile passione per i calciatori controllati dalla famiglia Pozzo. E non mi riferisco solo all’Udinese. Ci sono un paio di giovanotti del Granada, per esempio. Ma se ne riparlerà un’altra volta.

(1. continua)

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Pallonate Reloaded – 3 La posta del cuore del giornale rosa e la macchina dei sogni a strisce

I casi pietosi vanno denunciati. E questo intende fare oggi Pallonate Reloaded, portando a conoscenza dei lettori l’odioso scherno di cui è oggetto Arturo Arturi inteso Franco. Che per chi non lo conosce fa parte della pletora di vicedirettori della Gazzetta dello Sport, e in questo ruolo si è visto assegnare la delega alle teiere. Delega che egli gestisce con mirabile impegno a partire dalla rubrica delle lettere relegata in fondo al giornale, in prossimità degli spazi dedicati al meteo, all’oroscopo e agli annunci delle zoccole. In quello spazio periferico Arturo Arturi inteso Franco tiene la rubrica della posta, intitolata Porto Franco (trovatona, vero?), e lo fa con un piglio da maestro del tè difficile da trovare altrove in questo tempo gramo per il paese. Provate a passare di là, e per qualche istante avrete l’impressione di sorseggiare un bel tè all’ortica o al bergamotto, con lui che amabilmente v’ìndottrina sul giusto angolo che deve tenere la posa in alto del mignolo mentre portate la tazza alle labbra. Mi stupisco che il patron del Palermo, Maurizio Zamparini, non abbia pensato a lui nei giorni in cui meditava di aprire la succursale italiana del Tea Party. A ogni modo, non è per questi dettagli che oggi vi parlo di Arturo Arturi inteso Franco, quanto per denunciare lo squallido complotto che qualcuno ha ordito alle sue spalle inviando alla sua rubrica lettere da Posta del Cuore. Anche perché lui, che è un’anima candida, abbocca come un merluzzo prendendo la cosa sul serio. Del resto, è o no un giornale rosa quello di cui egli è vicedirettore? E dunque, ci sta che quelle pagine debbano dotarsi d’un natalìoàspeso o d’un massimogramellonzo.

Per capire quanto cinico sia il tranello organizzato ai danni del maestro di tè gazzettaro basta andare a rileggere la puntata di Porto Franco pubblicata venerdì 30 agosto. Lì si trovava il titolo che prendeva spunto dalla lettera principale: “Il calcio spiegato a Francesca”. ‘Azz! Roba forte. La lettera era firmata da un tal Luigi di Barletta, e diceva:

Ho iniziato da poco tempo a frequentare Francesca, ragazza dalla formazione umanistica organizzatrice della cineteca della mia città: abbiamo trascorso le nostre prime vacanze assieme. Come quasi ogni giorno da ormai 20 anni non posso prescindere dall’immergermi per almeno una mezzora tra le mie amate pagine rosa: leggo dei 100 milioni per Bale, sogno Honda (…), fantastico sulla coppia Neymar/Messi, faccio le mie considerazioni sulla fine dell’era Moratti e così via. Dopo qualche altro giorno di relax tra mare e campagna toscana ecco arrivare la fatidica domanda: <Ma come fai ad interessarti con tanta passione alle vicende di ragazzini strapagati e viziati, pettinati come pagliacci, giocattoli di un mondo di oligarchi, petrolieri e sceicchi? Come fai a non scandalizzarti davanti a certi ingaggi?Come fai a divertirti e addirittura ad arrabbiarti guardando 30 (sono 22!) privilegiati che inseguono un pallone?>. Ogni mia argomentazione viene ascoltata con perplessità (come se gli attori non fossero ultra pagati!). la sola cosa che so è che si ricomincia. (…)

Ora, se a leggere una lettera del genere fosse stato qualcuno con almeno un centimetro di pelo sullo stomaco avrebbe reagito a tono, uscendo dalla sua stanza e vociando in redazione: <Chi è il pirla che m’ha mandato ‘sta cosa qui?>. Lui invece abbocca leggiadro, e pubblica la lettera senza nemmeno curarsi d’emendarla dei passaggi che potrebbero toccare la privacy delle persone interessate (quante organizzatrici della cineteca ci saranno a Barletta?). E a quel punto il lettore scafato s’aspetterebbe che egli risponda usando l’argomento esatto. Ovvero: <Da’ retta a me: ti sei trovato la solita fidanzata calciofoba scassacazzo. E poiché alla prima vacanza insieme ne ha già le palle piene di te, ecco che afferra ogni pretesto – Gazzetta compresa – per attaccar briga e scaricarti. Mollala tu prima che lo faccia lei e cercati una nerd appassionata di Fantacalcio>. Invece il tenero Arturo Arturi inteso Franco addirittura si propone come terapeuta di coppia, e risponde nel modo esilarante che segue rivolgendosi a “Francesca la cinetecara”:

Cara Francesca, ho pochissime righe per trasmetterti il concetto che lo sport, quindi il calcio, e lo spettacolo dell’agonismo, sono una delle invenzioni più elevate che la cultura occidentale ha regalato al mondo. Distorsioni e contraddizioni? Certo, ma ce ne sono in ogni attività umana; ne costituiscono un ramo d’aberrazione, non la sua natura intima. Che è quella della sublimazione della violenza (cioè della sua trasformazione in qualcosa di elevato e nobile), dello spazio al simbolo, all’emozione e alla fantasia (…). Spero di averti incuriosito, sono a disposizione per consigliarti un percorso di approfondimento sul tema e ti butto là una constatazione storica: le donne sono state storicamente tenute fuori per millenni anche da queste stanze.

 

Ma non è meraviglioso? Immagino gli sghignazzi dei redattori che sapevano del tranello, mentre l’Arturo – occhiali sulla punta del naso e sguardo pensoso – digitava quelle parole accorate. E lasciamo perdere le considerazioni sullo sport come sublimazione della violenza, che anche uno studente al primo anno di Scienze Motorie troverebbe rozze e ingenuotte: non è questo che conta. La cosa meravigliosa è il tono della risposta, per non dire di quel “ramo d’aberrazione” che da qui in poi su Pallonate Reloaded avrà la medesima dignità di “Quel ramo del lago di Como”. E il percorso d’approfondimento? Ecco, qui c’è tutto il senso dell’insopportabile tranello. Perché davvero chi sta cinicamente giocando col candore dell’Arturo potrebbe usare l’avatar di “Francesca la cinetecara” per divertirsi all’infinito col maestro del tè.  Tanto più che il personaggio non si rende conto nemmeno dei trappoloni più smaccati. E la dimostrazione di ciò si ha nella stessa puntata di Porto Franco, dove fra le altre lettere ne veniva pubblicata una indirizzata da tal Nadia e intitolata Gazzetta d’estate, la mia salvezza. Il testo della lettera recitava:

Cara Gazzetta, volevo ringraziarti di cuore per tenere occupato il mio ragazzo per due ore tutti i giorni. Grazie a te posso godermi del sano relax sotto al sole. Ogni anno siete la mia salvezza =) Grazie mille.

 

Ora, la solita persona con un centimetro di pelo sullo stomaco pensa subito a “Francesca la cinetecara” che scrive una lettera per fare il paio con quella del fidanzato calciofilo, firmandosi Nadia per non generare sospetti. Ma anche dando per buono che si tratti di una vera Nadia, l’interpretazione corre alle due happy hours durante le quali la ragazza ci dà dentro col bagnino simulando operazioni di salvamento, mentre l’ignaro boy friend legge gli articoli di Alessandra Bocci e di tanto in tanto gratta vigorosamente la fronte per placare il prurito. E invece guardate un po’ come risponde il tenero Arturo:

 

Una lettera perfetta per chiudere idealmente un’estate che spero sia stata serena per tutti o quasi. Naturalmente siamo noi che ringraziamo suo figlio e lei, ma le preannunciamo il nostro obiettivo: far leggere la Gazzetta anche a lei, senza aspettare le prossime vacanze. Ne vale la pena, mi creda

Ma che malizioso sono io! Ho pensato al “suo ragazzo” come il candidato alla cervitudine, e invece l’Arturo che è anima candida l’ha associato al figliolo. E qui s’apre il dilemma: sono io a avere il chiodo fisso, o è l’Arturo che va schiodato dal suo candore? Una cosa è sicura: i colleghi gazzettari che stanno giocando così cinicamente, e in questi giorni rotolano dalle risate in redazione, devono piantarla. Così non si fa! Vigilerò, e denuncerò ogni altro eccesso.

 

Nella prima puntata di Pallonate Reloaded avevo accennato al fatto che il giornalista sportivo di oggi è costretto a adeguarsi alle mutate condizioni del mestiere, e dunque deve specializzarsi in alcuni sottogeneri. S’era parlato di food-ball journalism citando Antonio Barillà del Corriere dello Sport-Stadio, e su questo versante un ulteriore esempio ci viene da Filippo Cornacchia di Tuttosport. Nell’edizione del 28 agosto Cornacchia ci ha dato le seguenti, preziosissime informazioni parlando delle abitudini alimentari acquisite da Carlos Tevez a Torino:

Nei giorni scorsi l’argentino ha imparato a apprezzare un’altra meta fissa per i giocatori della Juve: il One Apple, locale del fratello di Conte. Con la moglie o da solo, ma sempre attento al menù. Bresaola, petto di pollo e filetto. Portato, per costituzione, a metter su chili facilmente, a Manchester aveva sposato la dieta a zona. A Vinovo ha trovato la cura dello Special One bianconero, maniaco sia a tavola che in campo. I risultati si vedono: Tevez si è asciugato. La maniacalità del tecnico ha influenzato tutti, soprattutto i nuovi. Esempi? Alla Lampara – altro ristorante del centro battuto dai calciatori – è nato il “risotto Llorente”. Semplice e dietetica la ricetta suggerita dall’attaccante di Pamplona: riso bianco con gamberi e tonno.

Puro food-ball journalism, e lasciamo pure perdere ogni considerazione sulla piccola marca a beneficio del fratello dell’allenatore juventino. E poiché Cornacchia è un tipo ambizioso, eccolo inventarsi un altro sottogenere: il concierge journalism. E non so se sia uso sganciare la carta da 50 al portiere d’albergo per avere ‘si preziose informazioni o se egli stesso s’infiltri dietro il bureau, da vero giornalista d’assalto. Fatto sta che è informatissimo, la Digos gli fa una pippa. Leggere per credere, ancora a proposito di Tevez:

Da un paio di mesi è partita la caccia all’abitazione. Ne ha viste di ogni ordine e grandezza. Salottini nelle zone storiche e ville con piscina sulle colline. Per il momento, alloggia al Principe di Piemonte, hotel 5 stelle tra i più lussuosi. Nello stesso albergo alloggia Llorente. Capita di incrociarsi, ma all’allenamento vanno quasi sempre in modo indipendente. Ieri, ad esempio, Tevez è stato “bruciato” dallo spagnolo, che ha lasciato l’hotel con mezzora di anticipo. Mentre Llorente saliva sulla sua Jeep, l’apache – rientrato poco prima in bermuda e ciabatte – terminava di pranzare in albergo con la signora.

E adesso cosa dovremmo aspettarci? Il laundrette journalism? Cornacchia ci informerà su chi fra Tevez e Llorente affida più mutande e calzini alla lavanderia dell’hotel?

I sottogeneri a cui i giornalisti sportivi d’oggi devono adeguarsi non finiscono di moltiplicarsi. Ce ne dà dimostrazione Mirko Graziano, che alla Gazzetta dello Sport fa parte degli embedded al seguito della Juventus. Graziano nel corso del tempo s’è specializzato dello RT Journalism: il giornalismo-retweet. Consiste nel riprendere materiali informativi pubblicati da altre fonti sul web e utilizzarli come notizie del giorno in un articolo. Come si fa su Twitter coi post di altri che riteniamo interessanti. E per carità, le fonti sono sempre e scrupolosamente citate. Ma rimane l’interrogativo: perché mai il lettore dovrebbe pagare l’obolo all’edicolante per comprare la Gazzetta, se poi ci trova dentro le notizie che il giorno prima avrebbe trovato sul web o sui canali tematici, aggratis o pagando un altro obolo? Ecco le notizie fornite da Graziano nell’edizione del 29 agosto. Si parte con la seguente:

 

Sempre ieri, a Vinovo, la banda Conte ha affrontato la Pro Vercelli, squadra che milita in Prima Divisione. (…) Questa la cronaca pubblicata dal sito ufficiale della Juve: <Dopo il gol di Giovinco e la traversa centrata da Pepe su calcio piazzato nel primo tempo, la doppietta di Quagliarella e la rete di Matri hanno fissato il punteggio finale sul 4-0>.

 

Che bella, la partita ri-raccontata dalla Gazzetta come l’aveva raccontata il sito ufficiale del club. Una roba da viaggio al termine del giornalismo. Poco oltre si parlava del possibile recupero di Simone Pepe dopo il grave infortunio, e dei benefici che ne trarrebbe la squadra:

 

 La duttilità del romano permetterebbe infatti alla Juve di variare più sistemi, anche all’interno della stessa gara. <Mi sento bene, tutto sta andando alla grande- dice Pepe a JTV –, valutiamo ancora giorno per giorno la mia condizione con lo staff tecnico, ma mi sto allenando bene e questa è la cosa più importante>.

L’intervista rilasciata dal calciatore a Juventus TV e riscaldata al microonde per i lettori della Gazzetta. Caro Graziano, uno di questi giorni retwitti le Pallonate?

Un frammento ormai un po’ datato ma impossibile da non citare. È quello scritto da Marco Bonetto su Tuttosport di lunedì 26 agosto, a commento della vittoria della Juventus a Marassi contro la Sampdoria:

Analisi di un fenomeno: perché spaventosa è la macchina al comando. In compagnia, nella fotografia della classifica. In solitudine, invece, nello strapotere della forza. Uno strapotere perdurante che amplifica e fa lievitare ogni commento sull’attualità spinta della Juventus. (…) Le sovrapposizioni e gli interscambi in ogni zona del prato esaltano la manovra, allargando idealmente gli spazi, i confini del gioco, e titillando l’imprevedibilità. (…) E ora vediamo che succede giovedì, nell’urna, attorno alla macchina dei sogni a strisce.

 

Caro Bonetto, un consiglio amichevole: vacci piano con la macchina dei sogni a strisce.

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