I Mondiali di ciclismo e l’Anno Mille Reloaded (Repubblica Firenze, 25 settembre 2013)

Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi. Buona lettura.

Come fosse l’Anno Mille. Firenze si risveglia e scopre che è sveglia. Cioè viva e vegeta, non passata all’aldilà. L’evento apocalittico era solo paventato, e almeno per il momento non s’è manifestato. Certo, il peggio arriverà nel weekend. Ma forse nell’immaginarselo s’era andati un tantino oltremisura. Va a finire che la domenica del clou sarà simile a quella d’un qualsiasi Fiorentina-Roma. Con qualche divieto in più e una ventina di Daspo in meno.

Rimane però un senso di profondità non colmata, come un pozzo predisposto per chissà quale bonanza d’acqua e da riempire adesso con l’eco delle pietre che atterrano laggiù. È dentro quest’assurda sensazione che Firenze ha vissuto i primi due giorni dei Mondiali di ciclismo. Pareva dovesse collassare la città e invece c’era solo da stiracchiarsi un po’ più placidamente, chiedendosi se per sbaglio non ci si fosse ritrovati sbalzati dentro il giorno di ferragosto. Strade deserte, circolazione comunque possibile, e un silenzio da tre della notte spalmato su tutto l’arco diurno. Da impazzire per il caos calmo. E con la punta di delusione tipica di chi aveva mobilitato le proprie peggiori aspettative e adesso si sente gabbato per lo smisurato impegno. Tutto qui? Non è mica che siamo tutti morti senza averlo realizzato? Eppure ce n’era di gente piazzata alle fermate soppresse dell’Ataf, in attesa che passasse non il 22 direzione Lippi e Macia bensì la Fine del Mondo. E ora sta lì a berciare e picchiettare sul quadrante dell’orologio, ché non c’ha mica tutto ‘sto tempo da buttar via.

Questo è l’Anno Mille Reloaded di Firenze: la profezia che non s’autoadempie e ci fa sentire tutti un po’ più bischeri. Perché davvero abbiamo un mal riposto senso della tragedia, e troppo spesso dimentichiamo che quelle vere arrivano senza annunciarsi. Altrimenti che bello ci sarebbe? Rimane il messaggio vero di questi giorni di surreale quiete urbana: una città davvero a misura d’uomo anziché d’automobile, nella quale ingegnarsi a trovare una mobilità alternativa. Davvero qualcuno rimpiange il traffico automobilistico nelle vie sgombrate per far posto ai ciclisti da competizione e ai semplici pedestri? Ecco la vera eredità che il Mondiale di ciclismo ci lascia, come ogni grande manifestazione fa nei luoghi di svolgimento. Una città che per rinunciare all’auto deve essere costretta, ma poi nella costrizione scopre che non si sta mica così male. Pensiamoci bene, quando da lunedì 30 le apocalissi quotidiane torneranno a manifestarsi nel sottopasso della Fortezza o in piazza Ravenna.

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Parole – Comprimarie (Repubblica Firenze, 22 settembre 2013)

Cari amici, questo è l’articolo della rubrica domenicale pubblicato oggi. Buona lettura.

Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è comprimarie. Termine che fino a qualche giorno fa andava inteso come “categoria di persone di sesso femminile che in un dato contesto ricoprono un ruolo di secondo piano rispetto a uno o più protagonisti”. E che invece da adesso in poi dovrà intendersi anche come “metodo per la non scelta del candidato a una carica elettiva”. Merito linguistico da ascrivere al presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, innovatore del vocabolario a sua insaputa. Interrogato a proposito delle primarie prossime venture per la scelta del candidato sindaco del PD a Palazzo Vecchio, Barducci ha dichiarato che se Matteo Renzi dovesse manifestare la volontà di correre per il secondo mandato lo si dovrebbe candidare senza sottoporre la scelta al vaglio preliminare degli elettori del centrosinistra. E immaginatevi lo shock, per un partito in cui ormai le primarie sono il solo valore sicuro. Le organizzano che è una meraviglia. E il giorno in cui riusciranno anche a mettere a punto il metodo infallibile per vincerle sarà festa grande. Invece, secondo la fresca Dottrina Barducci, qualora l’incumbent decida di ripresentarsi alla competizione elettorale il suo partito dovrebbe – semplicemente, amorevolmente – accompagnarlo al voto senza altro pretendere. Organizzando un bel turno di comprimarie, appunto. Un atto di zerbinamento collettivo al candidato, effettuato dal partito mai più ritornato.

Ecco una di quelle mosse che sparigliano. Nel gioco degli Scacchi sarebbe quella del Cavallo. Nell’attuale Dama Fiorentina somiglia invece un po’ più alla Mossa del Mulo Riottoso. Essa viene praticata dal giocatore che non sa più come uscire da una situazione critica, e allora s’impanca a chiedere che fine abbiano fatto il posacenere e la scodella delle patatine. Così è per il povero Barducci, stanco di guerra con un sindaco col quale tutti d’improvviso vogliono far pace – persino ex nemici insospettabili d’intelligenza col rottamatore, e ora prontissimi a mettere una Pezza sugli antichi rancori –, e perciò intenzionato a lasciarlo andare per la sua strada. Del resto, fin qui ci aveva litigato in modo talmente sbracato, e senza mai segnare un punto a suo favore, da sentirsi prosciugare ogni impulso bellicoso. La sola, dignitosa soluzione era la ritirata in buon ordine. Da vero comprimario.

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