Guai a chi parla di Football Leaks! (Calciomercato.com, 25 aprile 2017)

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Jorge Mendes, Cristiano Ronaldo senior e junior, e mamma Dolores

C’è un giudice a Madrid. Ma diversamente da quello di Berlino, reso aneddotico da Bertolt Brecht, è tutt’altro che interessato alla conoscenza della verità. Il giudice in questione si chiama Arturo Zamarriego, è un ex magistrato militare, e da dicembre si è convertito in uno dei più convinti nemici di Football Leaks. Di lui si racconta che abbia delle idee molto ferme a proposito del ruolo dei giornalisti nella diffusione di informazioni riservate.

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Jorge Mendes e la macchina della propaganda

Jorge Mendes

Jorge Mendes

 

Colpire con largo anticipo e farlo in modo rumoroso. Jorge Mendes ha scelto il metodo Shock and Awe per avviare la personale campagna 2016-17, quella che dovrà sancire in modo definitivo la sua incoronazione al ruolo di uomo più potente del calcio globale. Nell’anno dell’ultimo Campionato Europeo da disputarsi con la formula del paese ospitante, e in un momento della stagione in cui i tornei nazionali sono ancora in corso e le finali delle coppe europee rimangono da giocare, il boss di Gestifute ha già messo a segno uno dei colpi di mercato che segneranno l’intera campagna trasferimenti estiva. E ancora una volta lo fa mobilitando cifre surreali. Lo scorso martedì è stato ufficializzato il passaggio del giovane Renato Sanches dal Benfica al Bayern Monaco. La cifra complessiva dell’affare, 80 milioni, è uguale a quella di un alto affare clamoroso orchestrato da Jorge Mendes al termine della campagna trasferimenti estiva del 2015: il passaggio di Anthony Martial dal Monaco al Manchester United, a proposito del quale abbiamo avuto modo di chiarirci le idee grazie ai documenti pubblicati da Football Leaks.

 

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Renato Sanches

 

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Anthony Martial

 

E come in quel caso anche stavolta la somma è scaglionata tra una cifra fissa e una serie di bonus legati a obiettivi. Nel caso dell’attaccante francese, il Manchester United ha versato 50 milioni legando gli ulteriori 30 al raggiungimento di tre diversi bonus da 10 milioni ciascuno. Invece per quello che riguarda il centrocampista portoghese la parte fissa si attesta sui 35 milioni, mentre quella legata ai bonus ammonta a 45. Non tutti facilmente raggiungibili, questi ultimi. Resta però l’esorbitante ammontare dell’affare, per un calciatore d’età ancora giovane che poco ha mostrato e tantissimo deve ancora esibire. Almeno per il momento gli 80 milioni pagati sono una sopravvalutazione ai limiti della sconcezza. Ma non è la prima e non sarà l’ultima, specie se c’è di mezzo Jorge Mendes. E soprattutto c’è un altro aspetto della questione sul quale bisogna riflettere: la gigantesca macchina propagandistica che è stata montata attorno alla storia di Renato Sanches, battezzato come fenomeno prima ancora di esordire in prima squadra e poi celebrato quotidianamente dalla stampa sportiva portoghese come un predestinato.

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Chi segue quotidianamente la realtà del calcio portoghese sa quanto stucchevole sia stata questa campagna d’appoggio al “nuovo fenomeno del calcio portoghese e mondiale”.

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Titolare del Benfica, e poi nazionale, e infine tesserato da uno dei club più ricchi e potenti del mondo con esborso di una cifra esagerata. Una velocità d’affermazione come nemmeno Diego Armando Maradona. Tutto molto bizzarro, così come altri dettagli che riguardano il personaggio. A cominciare dalla sua età, tema che nel piccolo mondo portoghese accende dibattiti feroci con tanto di minacce di querela. Perché mai?
C’è innanzitutto il fatto che, in quanto diciottenne, Renato Sanches sembra – come dire? – parecchio maturo e fisicamente sviluppato.

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Un bel fisico da diciottenne

E fin qui nulla di cui insospettirsi oltremodo: magari il ragazzo ha avuto una crescita fisica precoce, come a tanti altri suoi coetanei può capitare. E però questo dettaglio, riguardante il rapporto fra la struttura fisica e l’età presunta che “a vista” possiamo attribuire a un soggetto, va a fare il paio con la bizzarra vicenda della registrazione all’anagrafe di cui Renato Sanches è stato oggetto. La versione ufficiale narra che il nuovo fenomeno del pallone globale sia venuto al mondo a Lisbona in data 18 agosto 1997. Però questa data di nascita sarebbe stata registrata all’anagrafe soltanto cinque anni dopo. I motivi di questo ritardo sarebbero dovuti alla separazione fra i genitori, entrambi capoverdiani. E tuttavia, secondo la versione ufficiale, pur registrata in ritardo la data di nascita del ragazzo è quella reale.

Ciascuno è libero di giudicare questa versione dei fatti. Ovvio però che il mix fra i “dubbi dell’occhio” e la ritardata registrazione all’anagrafe alimenti maligne interpretazioni sull’età di Renato Sanches. Un tema sul quale Jorge Mendes è particolarmente sensibile, arrivando a mostrare un nervosismo fuori misura. La prima dimostrazione di ciò si ha lo scorso novembre. Succede che Carlos Severino, candidato sconfitto a marzo 2013 da Bruno De Carvalho alle elezioni presidenziali dello Sporting Clube de Portugal, esterni in tv i propri dubbi sull’età del nuovo fenomeno: “Se faccio il paragone con mio figlio dodicenne, mi pare che Renato Sanches abbia 28-30 anni”.

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Carlos Severino

 

Immediatamente Jorge Mendes dà mandato a uno dei suoi avvocati di querelare Severino per diffamazione. Per i mesi che seguono pare che questa lite sia destinata a rimanere un caso isolato, e invece giusto in questi ultimi giorni si è riacceso un conflitto a tutto campo fra lo sportinguismo e il clan di Renato Sanches sulla questione anagrafica. Dapprima provvede Gilberto Borges, responsabile della sezione Hockey su Pista del club leonino, con un post su Facebook in cui mette in evidenza alcune discrepanze sulla progressione in carriera del “giovane fenomeno”.

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Gilberto Borges

 

Il post viene rimosso dopo poche ore, ma il suo testo viene riportato da diverse testate. Poi arriva lo scontro fra Renato Sanches e il presidente sportinguista Bruno De Carvalho. La notizia è riportata in prima pagina da Record nell’edizione di giovedì 12: il “giovane fenomeno” minaccia di querelare il presidente se entro cinque giorni non ritratterà una pubblica presa di posizione dello scorso 20 marzo.

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Bruno De Carvalho

In quell’occasione il focoso presidente sportinguista ebbe da ridire anche lui sull’età di Renato Sanches, e inoltre stigmatizzò una sua durissima entrata su Bryan Ruiz in occasione della gara tra Sporting e Benfica del 4 marzo, ipotizzando che fosse mirata a far male.

Qualora Bruno De Carvalho non facesse pubblica ammenda di quelle dichiarazioni, Renato Sanches procederà con la querela. Il presidente leonino ha già fatto saper che a ritrattare non ci pensa nemmeno, e dunque ci sarà altro materiale per giudici e avvocati. Che di questo passo, sul dossier del “giovane Renato Sanches” potrebbero alimentare una casistica giudiziaria da porre come case study giurisprudenziale. Tutto, pur di non fare la sola e elementare mossa che fugherebbe ogni dubbio: fornire una prova scientifica e inequivocabile sull’età del calciatore. Basterebbe poco, e chissà come mai il “giovane fenomeno” e il suo onnipotente agente non abbiano preso in considerazione l’eventualità. Con un una prova scientifica tra le mani fugherebbero definitivamente ogni dubbio, e disporrebbero di un’arma micidiale da utilizzare nelle aule di tribunale contro chiunque osasse mettere in dubbio i dati anagrafici di Renato Sanches. Ma evidentemente le cose semplici finiscono per essere sempre le più complicate. Meglio le polemiche a mezzo stampa e le querele per diffamazione. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna difficoltà a credere che Renato Sanches sia nato il 18 agosto del 1997, così come non ne avrei se mi dicessero che fosse nato il 25 ottobre del 1999 o il 3 marzo del 2001. Non ho mica tempo per montare in groppa al Ronzinante e lanciarmi all’assalto dei Mulini dell’Anagrafe. Se però è ancora consentito avere un’opinione sull’età apparente di una persona, dico che per me Renato Sanches dimostra perlomeno 25 anni. Lo dico come dico che a mio giudizio Jorge Mendes, la cui età anagrafica è di 50 anni, ne dimostra poco più di 40. Ho forse leso l’immagine pubblica del “giovane fenomeno” perché mi sembra più anziano di quanto dichiari, e quella del suo amorevole agente perché rischio d’averlo etichettato come bamboccione? E soprattutto, ho ancora facoltà di esprimere un’opinione sull’età apparente di una persona senza rischiare la querela per diffamazione?

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Don Chisciotte e il suo Ronzinante

 

Come vedete, siamo pienamente nel campo delle amenità, della distrazione di massa che alimenta le polemiche anziché formulare le domande giuste. Meglio dare il proprio, volenteroso contributo alla macchina della propaganda mendesiana che da martedì pomeriggio lavora a pieno regime e minaccia d’andare avanti a tutto motore fino alla conclusione della campagna trasferimenti estiva. Se n’è avuto un assaggio sfogliando le edizioni di mercoledì dei tre quotidiani sportivi portoghesi. Ovviamente spiccava A Bola, il più attento agli umori della nazione benfiquista. La prima pagina era una celebrazione del Menino de Ouro, con grande enfasi sull’ennesima pioggia di denaro che si riversa nelle casse del Benfica. Per merito di chi? Ovviamente di Jorge Mendes, che da pochi mesi è l’agente di Renato Sanches e da almeno due anni il Gran Ciambellano del mercato benfiquista.

 

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Il giornale non si sottrae al rito del bacio della pantofola e menziona il boss di Gestifute a pagina 6, con tanto di fotografia.

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Ma non finisce qui, perché l’edizione di A Bola mandata in edicola mercoledì 11 maggio è una specie di Tutto Mendes minuto per minuto. Una cosa che avevo già visto realizzarsi con l’edizione del 3 ottobre 2015, della quale parlerò nel libro M – L’orgia del potere, in uscita a ottobre. Oltrepassata la sezione del giornale dedicata al Benfica, infatti, arriva quella sullo Sporting che si apre con la notizia della possibile cessione di João Mario al Manchester United. Affare che sarebbe completamente orchestrato da Jorge Mendes, molto più quanto dica l’articolo (che però è accompagnato da un sommario in cui non si perde la chance di ricordare il ruolo fondamentale del super-agente)

 

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Sono diverse le leve manovrate dal super-agente in questo possibile affare: il Manchester United è infatti un club che da sempre realizza col super-agente portoghese affari a cifre esagerate, e nell’ultimo biennio la relazione si è infittita; il principale candidato alla panchina dei Red Devils continua a essere José Mourinho, cliente di Mendes; così come lo è Joâo Mario; e infine, come ci ricorda l’ottimo blogger portoghese O artista do dia, c’è il dettaglio che il 25% dei diritti economici del calciatore sportinguista sono in possesso di Quality Football Ireland, facente capo alla catena dei fondi controllati da Quality Sports Investments (QSI). Di questi fondi, su cui la Fifa ha indagato salvo poi ritirarsi in buon ordine, si disse in un primo tempo che avessero proprio Jorge Mendes fra i propri soci. Questa interpretazione causò l’intervento chiarificatore di Carlos Osorio De Castro, avvocato di fiducia del boss di Gestifute. Osorio De Castro, a margine del chiacchierato trasferimento del portiere Roberto dal Benfica al Saragozza, dichiarò che il suo cliente non è socio di QSI, ma soltanto un consulente. E ovviamente non mi passa per la testa di contraddire l’avvocato di Jorge Mendes, vista la facilità di querela che vige in Gestifute e dintorni. Però a proposito di Osorio De Castro mi piace ricordare un dettaglio di carattere familiare. La sua amata figliola Francisca è una cantante pop, nota nel mondo dello spettacolo col nome Kika.

 

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Carlos Osorio De Castro

 

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Kika

Classe 1997 come Renato Sanches, la giovane Kika è precoce al pari del “nuovo fenomeno” del calcio portoghese. Nel 2014, all’età di 17 anni, Fraceschina Osorio De Castro vide il suo brano musicale “Vai Portugal” scelto come inno d’accompagnamento della nazionale per i mondiali brasiliani. E mi guarderei bene dal dubitare che quella scelta sia stata la più trasparente possibile. Mi limito a dire che quel brano è una cacata pazzesca. Giudizio personale di qualità, se è ancora lecito esprimerne senza beccarsi una querela.

Tornando a QSI, Mendes ne è sicuramente un consulente, come abbiamo saputo dal papà della cantante Kika. E dunque, ricapitolando, João Mario è un assistito di Jorge Mendes i cui diritti economici sono per un quarto proprietà di un fondo il cui principale consulente si chiama Jorge Mendes, e potrebbe andare a giocare in un club in ottimi rapporti con Jorge Mendes trovando come allenatore un altro cliente di Jorge Mendes. L’uomo che si è fatto calciomercato.

Continuando lo sfoglio del giornale si trova un articolo dedicato a Adrian Lopez, l’attaccante ex Atletico Madrid che oltre a essere un cliente di Jorge Mendes è stato anche uno dei più grandi flop recenti del calciomercato portoghese. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato il Porto. A causa di questo pessimo affare il presidente portista Pinto Da Costa ha dichiarato di recente che d’ora innanzi sarà più cauto nel fare affari con Jorge Mendes. Adrian Lopez ha trascorso in Spagna la stagione appena conclusa, giocando con la maglia del Villarreal. E anche lì non ha fatto alcunché di memorabile. Ma è bastato che conducesse un decente finale di torneo perché A Bola  parlasse di “luce in fondo al tunnel” e gli dedicasse quasi una pagina con citazione obbligatoria di Jorge Mendes.

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E infine, nella sezione dedicata agli “altri sport”, ecco un pezzo sul tennista numero 1 in Portogallo: Joao Sousa, che fa riferimento alla possibilità di andare alle Olimpiadi e ne parla come di un sogno che aveva da bambino. Anche Joao Sousa è un cliente di Jorge Mendes tramite la Polaris, agenzia specializzata nella gestione dei diritti d’immagine. E almeno in questo articolo il super-agente non viene citato, ma poco cambia.

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Da A Bola si passa a O Jogo, quotidiano sportivo di Oporto. Che riserva adeguato spazio al trasferimento di Renato Sanches in Germania e mette in evidenza un altro aspetto dell’affare: il ruolo chiave svolto da Carlo Ancelotti, neo-allenatore dei bavaresi.

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Il tecnico emiliano non risulta fra i clienti di Mendes, ma nei mesi scorsi i due non hanno mancato di mostrare in pubblico quanto buoni siano i loro rapporti. Lo scorso novembre Ancelotti era a Londra in occasione della prima mondiale del film su Cristiano Ronaldo, e si è fatto fotografare abbondantemente assieme al calciatore e al suo agente.

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Ma ciò non significa che la scelta di Ancelotti in favore di Renato Sanches sia stata dettata da motivi diversi rispetto alla valutazione tecnica, ci mancherebbe altro.

Nella pagina successiva trovava spazio un’intervista con Domingos Soares Oliveira, direttore finanziario del Benfica. Da cui è giunto un annuncio a proposito dell’impiego che il club encarnado farà dei denari versati dal Bayern.

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Verranno impiegato sul mercato in entrata, e in questo senso uno dei primi obiettivi è l’argentino Rodrigo Bentancur del Boca Juniors.

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Rodrigo Bentancur

 

Per acquisirlo, specifica il giornale rimarcando una cosa nota da settimane, “il Benfica sarà appoggiato da un gruppo d’investitori guidato da Jorge Mendes”. Dunque, Jorge Mendes pilota la cessione al Bayern di un calciatore da lui assistito e poi dirige parte di quei denari verso l’acquisto di un altro calciatore d’interesse suo e del gruppo d’investitori che lo appoggia. Ma va tutto bene, madama la marchesa, e i giornalisti portoghesi non fanno una piega.

L’apoteosi viene toccata col quotidiano Record. Che dedica le pagine 2 e 3 ai dettagli dell’affare, e rende protagonisti pure i professionisti che hanno portato a termine la trattativa. Non riesco a riprodurre la pagina, ma riporto una sua versione web.

Si tratta di Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso.

Rendeiro è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, lo stesso di Osoriuo De Castro di cui Gestifute è cliente; Cardoso è un funzionario della stessa Gestifute. Il modo in cui la pagina di Record è disegnata, e le foto che vengono inserite, comunicano una rappresentazione dei fatti molto chiara: più che tra Bayern Monaco e Benfica, si è trattato di un affare tra il club bavarese e Gestifute. Che il mondo sappia chi muove i fili degli affari.

Questo è lo stato dell’informazione sportiva portoghese quando c’è di mezzo Jorge Mendes. E in una situazione del genere fare controinformazione è non soltanto un dovere, ma uno strumento d’autodifesa.

 

 

ESCLUSIVA – Intervista coi creatori di Football Leaks

Da settembre pubblicano documenti riservati sul lato meno confessabile dell’economia globale del calcio. Si tratta degli anonimi componenti del collettivo Football Leaks, un gruppo di autori portoghesi che sfruttando un server russo divulgano con cadenza quasi quotidiana delle verità che i potenti del calcio e della finanza vorrebbero tenere nascoste. Una valanga di dati, cifre e transazioni che in qualche caso confermano sospetti esistenti, e in altri casi schiudono scenari inimmaginabili. Ovviamente il loro agire ha destato allarme, e hanno originato denunce e indagini. A noi invece è parso interessante provare a sentirli, per dar loro voce attraverso un’intervista collettiva via mail. A firmarla e divulgarla in tre lingue (francese, italiano e portoghese) sono @baavin, @domrousseaublog, @oartistadodia e @pippoevai.

 

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La prima domanda riguarda il contesto in cui Football Leaks nasce, il Portogallo: come mai, a vostro giudizio, questo paese è così importante per l’economia grigia del calcio?

Quando abbiamo avviato questo progetto, lo scorso settembre, il nostro principale obiettivo era mettere n evidenza tutti gli aspetti controversi e le menzogne dei club portoghesi, perché noi abbiamo sede in Portogallo. La scorsa estate è stata la più intensa di sempre in Portogallo, ci sono stati molti trasferimenti clamorosi e molte domande prive di risposta, riguardanti soprattutto lo Sporting Lisbona. Abbiamo deciso di aiutare la gente aa capire cosa fosse successo e ci siamo dedicati a smascherare i fatti. Nel frattempo raccoglievamo molti documenti riguardanti altre leghe nazionali e specialmente le TPO. In questa fase siamo concentrati su queste ultime, perché riteniamo che la gente e la stampa abbiano bisogno di conoscere le dannose interferenze delle TPO nelle politiche dei club, e dopo avere analizzato diversi ERPA [Economic Rights Participation Agreement, Accordo di Partecipazione sui Diritti Economici, ndr] di differenti società, abbiamo concluso che Doyen è chiaramente la più dannosa per i club, a causa delle molte clausole aggressive che rompono la stabilità contrattuale tra i club e i calciatori.

Avete mai scambiato mail con Nélio Lucas?
Non abbiamo mai parlato con Nélio Lucas, e siamo molto sopresi dalle accuse di Doyen riguardo nostre pressioni o richieste. La temporalità [di queste voci sulle presunte richieste] è stata perfetta, e la sola spiegazione per questa cosa è un disperato tentativo di screditare Football Leaks.

Siete stati accusati di avere rubato documenti tramite atti di pirateria informatica e di avere violato la proprietà intellettuale. Cosa rispondete a queste accuse?

È possibile che pubblicando questi documenti abbiamo violato le leggi sulla proprietà intellettuale di diversi paesi, ma questo è il solo modo per svelare al mondo la verità. Per esempio, presto mostreremo contratti firmati con effetto retroattivo, ciò che è pratica comune negli affari tra i fondi e i club. Uno di questi casi riguarda un contratto datato 30 marzo 2015, del quale proviamo che in realtà è stato firmato a giugno del 2015.

Avete pubblicato documenti molto recenti, uno fra questi su un meeting della Lega portoghese che si è tenuto appena due settimane fa. State ancora cercando e raccogliendo nuove fonti e nuovi materiali da pubblicare?

Sì, e incoraggiamo chiunque a inviarci ulteriori documenti.

Come mai pubblicate al massimo tre documenti al giorno? Sembra che voi facciate una selezione dei documenti da svelare a partire da un criterio. Come mai non li caricate tutti in una volta, di modo che i giornalisti, i tifosi e tutte le persone interessate possano fare le proprie analisi investigative da sé?

Cerchiamo di mantenere viva l’attenzione sul fenomeno. Se pubblicassimo tutti i documenti in una volta, probabilmente dopo un mese il pubblico non ne parlerebbe più.

C’è una teoria secondo cui il server di Doyen Capital sarebbe la sola fonte di tutte le vostre informazioni, compresi tutti i club come Porto e Sporting. Confermate?

No. Abbiamo un’ampia varietà di fonti.

Quali sono le vostre motivazioni? Volete denunciare il sistema, o riformarlo, o vederlo esplodere?
La nostra motivazione è semplice: i tifosi non sanno mai quello che succede davvero dietro le quinte, e perciò noi vogliamo mostrare tutto ciò. Noi amiamo l’essenza del gioco, ma odiamo tutte le forme di business coinvolte e il modo in cui le entità offshore sono legate ai club e ai calciatori. Grazie alla nostra attività la gente e la stampa finalmente comprendono le dannose interferenze delle TPO nelle politiche dei club, ciò che fra l’altro viola il Regolamento Fifa sullo Status e i Trasferimenti dei Calciatori, articolo 18bis. Per esempio, il caso del Twente è stato uno scandalo in Olanda, ma i documenti che abbiamo pubblicato mostrano che si tratta di un problema che riguarda non soltanto il Twente, ma anche diversi altri club europei. La differenza sta nel fatto che la KNVB [la federcalcio olandese, ndr] rispetta la legge, mentre altre federazioni come quelle portoghese, spagnola e brasiliana non lo fanno.

Come mai così pochi documenti su Jorge Mendes e la Gestifute? Difficoltà di accesso ai documenti, o una vostra scelta?

A settembre in molti ci hanno accusati di lavorare per il Benfica, e si trattava di accuse ridicole. Ci chiedono di pubblicare documenti su questo o quello, ma non possiamo pubblicare documenti che non abbiamo. E purtroppo sembra proprio che non abbiamo molti documenti su Gestifute.

Come selezionate i documenti da pubblicare? Per tema? Per esempio, Sporting, Doyen e così via? Da quando pubblicate i documenti avete ricevuto appoggio dalla gente del calcio?
La selezione parte in modo causale, ma poi cominciamo a fare delle connessioni. Si tratta di un processo duro e dispendioso, ma anche utile perché impariamo qualcosa giorno dopo giorno. Facciamo grande attenzione alle reazioni sui social network, e adesso riscontriamo importanti reazioni su di noi. Sorprendentemente, gran parte provengono dagli Usa. È come se avessimo avviato una nuova era nello sport.

Avete dei documenti in serbo sui soci occulti di Doyen?

Sulla base di ciò che sappiamo di Doyen, non ci sono soci occulti. Tutto ciò che poteva essere mostrato, è stato mostrato. Ma stiamo continuando a analizzare le informazioni, e se troveremo altri documenti li comunicheremo.

Le strane idee di Doyen sul mestiere di giornalista

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Nelio Lucas, CEO di Doyen Sports Investments

 

Quelli di Doyen sono nervosi.

Lo si capisce dalla frequenza con cui il suo ufficio stampa diffonde comunicati nell’ultimo periodo, nel tentativo di arginare la valanga scatenata dalle pubblicazione dei documenti di Football Leaks. Dai quali emerge una serie di retroscena che il fondo maltese capitanato dal senhor Nelio Lucas preferirebbe non venissero resi noti, e che hanno già terremotato la situazione del Twente. Nel complicato tentativo di arginare i danni all’immagine, Doyen inonda le redazioni di comunicati in cui un po’ scredita il lavoro del team di Football Leaks e un po’ ammonisce i giornalisti affinché non facciano da grancassa ai documenti leaked, perché potrebbero scontarne le conseguenze.

L’ultimo esercizio di questo tipo è stato piazzato nella serata di ieri, con un documento in lingua inglese intitolato Comunicato su Football Leaks. Ecco a seguire il testo tradotto, con le parti in grassetto riportate come nell’originale:

 

Dal momento in cui è apparso il sito Football Leaks, che proclama di essere il difensore della trasparenza nel mondo del calcio, Doyen Sports ha cercato di spiegare le vere intenzioni degli autori del sito.

Lo scorso 4 ottobre Doyen ha segnalato alla polizia portoghese i numerosi crimini di cui è stata vittima. Abbiamo fornito alle autorità tutto ciò che ci è stato richiesto, comprese le prove che i gestori del sito hanno provato a estorcere denaro alla compagnia in cambio del loro silenzio. Il tentativo di discredito è stato associato a ripetute minacce verso Doyen e i suoi rappresentanti.

Doyen Sports attende i risultati dell’investigazione condotta dalla polizia. Comunque, dobbiamo ribadire che non tutti i documenti tratti da football leaks e riportati dai media sono autentici. Le reiterate notizie su alcuni temi hanno avuto numerosi effetti, sicché ricordiamo quanto segue:

  • Gli autori di Football Leaks hanno perpetrato una serie di reati;
  • I portali d’informazione che insistono a pubblicare documenti presi da quel sito contribuiscono alla pratica della diffusione illegale di documentazione privata e riservata;
  • Tutti i contatti fra giornalisti e autori del sito possono essere soggetti a investigazione.

 

 

Fin qui il comunicato di Doyen. In cui trova spazio una serie di accuse agli autori di Football Leaks, che vanno dal tentativo di estorsione al furto di materiali sensibili, fino alla manipolazione dei documenti pubblicati. Rispetto a queste accuse non c’è molto da aggiungere, ma piuttosto da aspettare i risultati delle indagini. Se davvero gli autori del sito hanno compiuto le violazioni segnalate, ne pagheranno le conseguenze. Altrimenti toccherà a Doyen dare spiegazioni. Un esercizio che per il fondo diretto dal senhor Nelio Lucas sarebbe una novità.

Inoltre, del comunicato stampa diffuso ieri da Doyen meritano di essere segnalati altri due dettagli.

Il primo è quel riferimento alle conseguenze già causate dalla pubblicazione dei documenti: evidentemente la vicenda del Twente è una ferita dolorosissima.

L’altro dettaglio riguarda l’avviso ai giornalisti, i cui contatti con gli autori del sito “possono essere soggetti a investigazione”. Precisazione tanto curiosa quanto inutile. Grazie dello zelo, senhor Nelio Lucas, ma la prossima volta si risparmi i suoi consigli. Noi giornalisti siamo capaci di stabilire chi contattare e chi no, e sappiamo pure che a volte è necessario contattare personaggi discutibili pur di far luce su realtà oscure. Del resto, a molti colleghi è capitato di intervistare fior di criminali di guerra o boss della malavita organizzata, senza che ciò significasse veder sminuita la propria missione giornalistica. Il giornalismo è cercare notizie e approfondire fatti, non certo passare comunicati stampa.

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