Marotta, ci spieghi – 1 Danilo, fenomeno sulla fiducia

Beppe Marotta

Beppe Marotta

Danilo Barbosa Da Silva

Danilo Barbosa Da Silva

Si tratta di un affare annunciato, e forse proprio per questo alla fine non si farà. Parlo della transazione che dovrebbe portare il giovane brasiliano Danilo Barbosa da Silva dallo Sporting Braga alla Juventus, Ma indipendentemente da come andrà è bene parlarne, sia per illustrare gli scenari entro cui va a collocarsi quello che sembra soltanto il trasferimento di un calciatore da un club all’altro, sia per raccontare in modo difforme dal coro un personaggio del calcio italiano di cui pare si debba parlare soltanto bene: Beppe Marotta, Che è amministratore delegato e direttore generale della Juventus con ampio ruolo nella conduzione del calciomercato bianconero, con l’ausilio di un direttore sportivo di nome Fabio Paratici a fargli da scudiero. Un uomo, Marotta, del quale vengono regolarmente  ricordati gli affari azzeccati e di cui si tace per carità di patria i clamorosi svarioni. Perché è indubbiamente un merito aver preso Andrea Barzagli dal Wolfsburg per meno di un milione, o aver investito 15 milioni per un difensore come Leonardo Bonucci presto diventato una colonna della squadra bianconera e della nazionale.

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

Jorge Andres Martinez

Jorge Andres Martinez

Ma come la mettiamo coi 12 milioni elargiti al Catania per Jorge Andrés Martinez del Catania, o coi 15 dati al CSKA Mosca per Miloš Krasić? Quando si parla di calciomercato, ogni prodezza ha il suo doppio in uno strafalcione. E mica soltanto per Beppe Marotta, ci mancherebbe altro. Solo che nel caso di Beppe Marotta come in qualche altro (l’intoccabile ds romanista Walter Sabatini, tanto per non far nomi) quel doppio non viene mai menzionato. Meglio alimentare bolle narrative in cui pochi e invincibili cavalieri, senza macchia e senza paura, infilzano regolarmente il drago del calciomercato senza ricavarne nemmeno una bruciacchiatura. E allora avanti così, a glorificare l’innegabile affare realizzato nell’estate del 2011 con l’acquisto di Stephan Lichtstei.ner dalla Lazio per 10 milioni, ma a patto di tacere che quella fu anche l’estate di Eljero Elia, 9 milioni più uno di bonus e una t-shirt improponibile nel giorno della presentazione ufficiale

Stephan Lichtsteiner

Stephan Lichtsteiner

Eljero Elia

Eljero Elia

E poi, come negare gli ottimi affari realizzati acquisendo calciatori a parametro zero? Nessuno metterebbe in discussione l’abilità e la prontezza nell’acquisire Andrea Pirlo, e Paul Pogba, e Fernando Llorente. E tuttavia, perché nessuno parla più di altri parametri zero o prestiti come Nicklas Bendtner, Nicolas Anelka e Lucio?

Fernando Llorente

Fernando Llorente

Nicolas Anelka

Nicolas Anelka

Hanno fatto parte anche loro di un ciclo vincente, e delle trionfali campagne orchestrate dall’amministratore-delegato-nonché-direttore-generale. E inoltre, che dire di alcuni X Files bianconeri delle ultime annate? Per esempio, che fine ha fatto Ouasim Bouy?

Ouasim Bouy

Ouasim Bouy

Leggendo le cronache dei giorni in cui il calciatore venne acquisito dal club bianconero, gennaio 2013, non si può trattenere l’ilarità.  In questo senso l’archivio di Calciomercato.com è impietoso. Consultandolo scoprirete come la Juventus avesse “bruciato la concorrenza” del Milan per tesserare Bouy. E sono sicuro che dalle parti di Milanello si stiano ancora rosicchiando i gomiti per avere sperperato cotanta opportunità. Quanto al ragazzo, aveva esibito immediatamente tutta la propria modestia dicendosi certo di fare in bianconero meglio di quanto avesse fatto Zlatan Ibrahimovic. Una voce dissonante arrivava dall’ex centrocampista olandese dell’Inter, Wim Jonk; che da responsabile del settore giovanile dell’Ajax, in cui il ragazzo è stato tirato su, giudicava precoce il salto verso il campionato italiano. Aggiungendo una chiosa che avrebbe dovuto allarmare Marotta e i suoi datori di lavoro: “Se non è stato capace Elia di far bene alla Juventus, come può riuscirci Bouy che è più giovane?”.

Wim Jonk

Wim Jonk

E già.  Per quanto riguarda il bilancio dell’esperienza italiana del calciatore olandese, è presto fatto. Una stagione in prestito al Brescia in B, senza lasciare tracce. Poi metà della stagione 2013-14 alla Juventus, con zero partite in campionato e uno spezzone di partita in Coppa Italia contro l’Avellino, festeggiato con un’ammonizione. A gennaio 2014 il ragazzo viene spedito all’Amburgo, e in una squadra che scansa la retrocessione soltanto dopo il play-off con la terza classificata della serie B (il Greuther Furth) colleziona soltanto tre presenze in campionato e una in coppa nazionale. Adesso il ragazzo gioca per i greci del Panatinaikos, in un campionato forse un po’ più in linea con le sue possibilità. L’insidiato Ibrahimovic può star tranquillo, e soprattutto può esserlo di Mino Raiola. Che di entrambi i calciatori è l’agente, e di sicuro è quello che ha più guadagnato dal passaggio di Bouy in bianconero.

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Di X Files come il giovane olandese il recente mercato bianconero condotto da Marotta è popolato. Per esempio, quanti conoscono il misterioso caso dell’australiano James Troisi, classe 1988, rimbalzato fra Juventus e Atalanta per oscuri motivi e attualmente scaricato ai belgi dello Zulte Waregem in attesa che gli scada il contratto a giugno? E ancora, qualcuno ricorda l’ecuadoregno José Cevallos? Classe 1995, secondo il sito Transfermarkt arriva in bianconero a gennaio 2013 con la formula del prestito oneroso (390 mila euro), e dopo una stagione e mezza passata a militare nella Primavera viene rispedito in patria a giocare nel club da cui era pervenuto, lo LDU Quito. Magari qualcuno dirà che Cevallos è stato una scommessa, e che una scommessa può essere vinta o persa. Giusto. E però rimane da chiedersi se non fosse preferibile scommettere su un ragazzo di Matera o di Sondrio, anziché spendere i 390 mila euro in Ecuador per il prestito di un calciatore targato ProSoccer24. La stessa di Juan Iturbe, Gabriel Paletta, Nico Gaitan, Diego Laxalt, Nico Lopez, per citare soltanto alcuni nomi e tacere quello di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Con tutto quanto fin qui riportato non s’intende dire che bisogni ribaltare di centottanta gradi il giudizio diffuso su Beppe Marotta e sulle sue abilità da uomo di calciomercato. Piuttosto, il senso del ragionamento è che il calciomercato è un campo in cui è normale oscillare tra le prodezze e le figuracce. E che perciò, quando vi vedete dipingere in termini assolutamente positivi un personaggio che popola quel mondo, è moto probabile che vi stiano raccontando soltanto metà della storia.

Vi stanno invece raccontando nemmeno un quinto della storia riguardo al caso di cui maggiormente mi preme parlare qui. E che riguarda non tanto il (vero o presunto) fiuto per gli affari di Beppe Marotta, quanto la sua predisposizione a realizzarli con le terze parti e fondi d’investimento. Cosa non raccomandabile, oltreché vietata dai regolamenti.  Da mesi le cronache di calciomercato parlano di un interessamento della Juventus per Danilo Barbosa Da Silva, centrocampista in forza allo Sporting Braga, 19 anni il prossimo 28 febbraio. Molti giurano che il ragazzo sia forte davvero, e non ho motivo di dubitarne. Sono altri gli elementi della vicenda che lasciano perplessi.

Innanzitutto c’è il curriculum del calciatore. Che, come da regolamento, ha dovuto aspettare il compimento del diciottesimo anno di età per lasciare il Brasile e venire a giocare in Europa, ciò che si è realizzato col trasferimento concluso durante l’estate del 2014. Ma a spiccare è il fatto che, a parte la trafila nelle nazionali giovanili brasiliane, Danilo abbia disputato soltanto tre partite con la maglia del Vasco De Gama, per di più nel campionato di serie B. Ma questo è ancora il meno.

Ciò che più interessa è vedere quale sia la situazione contrattuale del giovane centrocampista. Danilo è un calciatore risucchiato nell’orbita del portoghese Jorge Mendes, il più potente broker-affarista del calcio globale.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Secondo la versione maggiormente diffusa presso la stampa italiana, Mendes di Danilo sarebbe l’agente. In realtà ne è il proprietario. È ciò che si ricava leggendo la stampa brasiliana, che a settembre 2013 riferiva di un “gruppo portoghese” che per aggiudicarsi il calciatore aveva battuto l’offerta del Liverpool sopravanzandola di un milione di euro: 4,5 contro 3,5. Ovviamente il gruppo in questione è capitanato da Mendes, che per le operazioni in Brasile dà pieno mandato a Deco. Quest’ultimo da calciatore era un suo assistito, e una volta conclusa la carriera ne è diventato fido collaboratore.

Deco

Deco

Torniamo a Danilo. Approda allo Sporting Braga, e dopo un periodo d’ambientamento ne diventa titolare fisso a soli 18 anni. Verrebbe da dire che il ragazzo bruci le tappe. E però c’è un però. C’è che lo Sporting Braga è, assieme al Rio Ave di Vila do Conde, il club più mendesizzato del Portogallo. È pieno di calciatori controllati da Gestifute . Ultimi a entrare a far parte dei ranghi mendesiani sono stati Rafa e Pedro Tiba.

Rafa

Rafa

Pedro Tiba

Pedro Tiba

Inoltre, come riferisce l’articolo linkato poco sopra, grazie al boss di Gestifute lo Sporting Braga ha un rapporto privilegiato col Monaco dell’oligarca Dimitri Rybolovlyev. “il re del potassio”.

Dimitri Rybolovlyev

Dimitri Rybolovlyev

La munifica campagna acquisti condotta nell’estate  2013 dal club monegasco neo-promosso in Ligue 1 fu coordinata proprio da Jorge Mendes, che nel doppio ruolo di agente di calciatori e consulente di mercato del club riempì di propri assistiti la squadra allenata allora da Claudio Ranieri e intascò per questo laute commissioni. Un anno dopo, anche a causa del rovinoso divorzio di Rybolovlyev dalla moglie Elena, il budget del Monaco per il calciomercato è stato drasticamente ridotto. Senza che, tuttavia, Mendes abbia smesso di trafficare col club del Principato. L’estate scorsa, silurato Ranieri perché colpevole di essere arrivato “soltanto” secondo nell’anno del ritorno in  A con tanto di qualificazione diretta alla fase a gironi di Champions, sulla panchina del club è andato il portoghese Leonardo Jardim. Reduce da un’ottima stagione alla guida dello Sporting Lisbona, ma soprattutto cliente di Mendes.

Leonardo Jardim

Leonardo Jardim

Il rapporto fra lo Sporting Braga e il Monaco, orchestrato dal boss di Gestifute, è un altro punto cruciale della questione. Il club arsenalista è in profonda crisi economica al pari di tutti gli altri della Liga portoghese. Un’analisi datata 2013, dedicata alla generalizzata riduzione di budget dei club lusitani, metteva in mostra come il budget bracarense fosse stato abbassato a 13 milioni di euro. Il dato relativo al 2014, ricavabile dall’ultimo bilancio approvato a fine ottobre, parla di un budget portato a 15 milioni. In un passato recente il club ha avuto addirittura un contenzioso con l’amministrazione comunale, a causa del mancato pagamento della bolletta elettrica. E un abbuono per mezzo milione di quel debito è entrato nel calderone delle polemiche sul dissesto finanziario della Camara Municipal.

Ebbene, prendete il dato dei 15 milioni di budget e poi guardate la tabella di Transfermarkt dedicata alla campagna trasferimenti tenuta dal Braga la scorsa estate. Fa impressione registrare le cifre per le acquisizioni del già citato Danilo e soprattutto di Wallace, altro brasiliano proveniente dal Cruzeiro: 4,5 milioni più 9,5 milioni. Fanno 14 milioni per l’acquisizione di due calciatori, per un club che ha un budget di 15 milioni. Possibile? Ovvio che no, e basta passare in rassegna gli articoli pubblicati dalla stampa portoghese nei giorni della cessione di Wallace. Il titolo di questo articolo su O Jogo dice testualmente: “Il Braga riceve un difensore che costa 9,5 milioni”. Nessun costo, nessun diritto di proprietà. Ma allora chi ha versato quei 9,5 milioni? Come lo stesso articolo riferisce è la Gestifute International Limited l’agenzia di Jorge Mendes. E non è ancora tutto. Giunto a Braga, Wallace viene immediatamente girato al Monaco. Si può parlare di triangolazione in stile Locarno?

C’è un’ultima annotazione che merita di essere citata guardando ai ranghi dello Sporting Braga per come è uscito dalla campagna trasferimenti estiva del 2014. Un altro dei giocatori provenienti dal Brasile è il portiere Matheus.

Matheus

Matheus

Che è stato costretto a posticipare l’esordio in campionato a causa del ritardato pagamento da parte del Braga all’America Rio di 800 mila euro sul totale di 2,4 milioni (altro che 14 milioni per due giocatori). Una volta regolarizzata la propria posizione Matheus è diventato titolare fisso scalzando il russo Stanislav Krytchiuk, che pure fin lì non aveva certo demeritato. È il caso di sottolineare che Matheus è l’ennesimo assistito di Jorge Mendes. In questo senso, è impressionante un passaggio della lunga intervista rilasciata dal portiere a O Jogo per l’edizione dello scorso 25 dicembre. Ve lo riporto in lingua originale:

Jorge Mendes desempenhou um papel fundamental na sua chegada a Braga. Como foi o primeiro contacto?
—Foi bom. Encontrei-me com ele quando cheguei ao Braga, reunimo-nos e tivemos uma conversa sadia.

Como reagiu quando soube que o empresário que muitos consideram o mais influente do mundo o queria representar?
—Fiquei feliz por saber que ele estava atento ao meu trabalho. De qualquer forma, a responsabilidade por estar ligado ao Jorge Mendes também aumenta. Sinto que não posso baixar a guarda, nem nos jogos nem nos treinos.

A destare impressione è la risposta alla seconda domanda (“Come ha reagito quando ha saputo che l’impresario considerato da molti il più potente del mondo voleva rappresentarla?”):

“Mi ha reso felice sapere che lui aveva posto attenzione sul mio lavoro. In qualche modo, la responsabilità  di essere legato a Jorge Mendes aumenta. Sento che non posso abbassare la guardia, né in partita né in allenamento”.

L’immagine che viene fuori è quella di un calciatore che sente di appartenere prima al suo agente e dopo (ma molto dopo) al suo club. Questo è il Sistema Mendes. E di questo sistema lo Sporting Braga (allenato dalla vecchia conoscenza del calcio italiano Sergio Conceiçao, anche lui vicino al super broker globale) è un segmento perfettamente integrato.

Sergio Conceiçao

Sergio Conceiçao

Una squadra piena di giocatori di Mendes. Ciò significa forse che costoro giocano in ragione del fatto  d’appartenere alla scuderia? A questa domanda non sono in grado di rispondere. Magari giocherebbero comunque, chissà. E magari un ragazzo di 18 anni con alle spalle soltanto tre partite nella B brasiliana è davvero un fenomeno, capace di diventare immediatamente titolare fisso in Europa. Dubbi che rimangono.

Ci sono invece delle certezze, sulla vicenda. E con queste si torna a Beppe Marotta e alla sua intenzione di prendere Danilo. La cui valutazione, dopo una decina di gare giocate nella modesta Liga portoghese è salita, da 4,5 a 8 milioni. Bella botta. Vuol spendere davvero tutti quei soldi per un giovane il cui valore è ancora tutto da dimostrare, caro Marotta? E soprattutto, vuol contribuire a ingrassare il Sistema Mendes coi soldi della Juventus? Sarebbe bello sapere quale sia la sua opinione in merito a ciò. Così come sarebbe opportuno avere delucidazioni su quell’irresistibile passione per i calciatori controllati dalla famiglia Pozzo. E non mi riferisco solo all’Udinese. Ci sono un paio di giovanotti del Granada, per esempio. Ma se ne riparlerà un’altra volta.

(1. continua)

10251950_688683877839497_1050097892033296197_n

Annunci

Se Paco Casal tiene in scacco il Benfica e il Torino compra bidoni

Questo post è scritto a beneficio degli ingenui. Coloro che credono ancora al calciomercato come luogo in cui vengono svolte transazioni guidate da ragioni di opportunità tecnica, o per legittime esigenze di aggiustamento economico-finanziario dei club. Riguarda una vicenda portoghese. E a coloro che mi chiedano come mai io insista su fatti e episodi che si verificano in Portogallo, rispondo che quel paese è il centro motore dell’economia parallela del calcio globale. Lì l’operato delle terze parti e dei fondi d’investimento avviene alla luce del sole, e gli organi di comunicazione ne parlano come di una cosa che non suscita scandalo. Informarsi su ciò che accade nel calcio portoghese significa farsi un’idea precisa su ciò che sta accadendo nell’economia parallela del calcio globale e su quali siano le nuove frontiere per l’espansione del fenomeno.

Dell’episodio ha riferito il quotidiano O Jogo nell’edizione di ieri. Si parlava del contratto fra il Benfica e Maxi Pereira, esterno destro del club encarnado e della nazionale uruguayana.

Maxi Pereira

Maxi Pereira

L’accordo fra il club e il calciatore scade a giugno, e dunque a partire dal primo gennaio 2015 il calciatore entrerà in quella sorta di semestre bianco che gli permetterà di accordarsi già con un altro club. Grave che il Benfica sia giunto così tardi a discutere del rinnovo, ritrovandosi in una posizione estremamente indebolita sul piano negoziale. Ma non è questo il punto.

Il punto è che il rinnovo contrattuale si presenta molto complicato per il deteriorarsi dei rapporti fra il club e l’agente del calciatore. Che non è un personaggio qualsiasi. Si tratta infatti di Paco Casal, storico padrone del calciomercato uruguayano, da anni uno dei più potenti broker di calciatori al mondo.

Paco Casal

Paco Casal

Stando a ciò che O Jogo riferisce nell’edizione cartacea di ieri, il motivo del conflitto fra Benfica e Paco Casal risale giusto al precedente rinnovo contrattuale di Maxi Pereira firmato nel 2011, quando il giocatore aveva completato il primo quadriennio con le Aguias. In quell’occasione Casal fece entrare nell’accordo altri cinque giovani calciatori uruguayani. Perché così funziona quando si tratta coi broker sudamericani più potenti: se vuoi acquistare il calciatore forte o vuoi tenerlo con te, devi prenderti anche qualche brocco. Tanto per fare un esempio che dia l’idea: ricordate i mitici Antonio Pacheco e Gonzalo Sorondo, giunti all’Inter nell’estate del 2001 ai tempi in cui Alvaro Recoba vestiva la maglia nerazzurra? Ebbene, chi credete che fosse l’agente dei tre uruguayani?

Antonio Pacheco

Antonio Pacheco

Gonzalo Sorondo

Gonzalo Sorondo

Tornando ai rapporti tra Casal e il Benfica, il broker ottiene che il club compri 5 calciatori in cambio di 4,5 milioni di euro. Un accordo, fra l’altro, che stando a quanto riferisce una fonte dell’epoca è stipulato secondo un meccanismo che porta il Benfica a opzionare i calciatori e a dover sborsare una cifra tanto più elevata quanto più tardi eserciterà il diritto d’opzione. Il club encarnado paga, ma col trascorrere dei mesi fa i conti con una brutta sorpresa: dei 5 giocatori promessi ne arrivano solo tre. Si tratta di Gianni Rodriguez, proveniente dal Danubio, e di Jim Varela e Juan San Martín, entrambi dal Penarol.

Gianni Rodriguez

Gianni Rodriguez

Jim Varela

Jim Varela

Juan San Martin

Juan San Martin

Come volevasi dimostrare, si tratta di tre sòle. Tutti classe ’94, tutti arrivati a Lisbona nell’estate del 2013, non lasciano traccia. Rodriguez milita tuttora nel Benfica B in Segunda Liga portoghese, e dei tre è quello che mostra il curriculum di maggior pregio. Anche Jim Varela passa dal Benfica B, ma non ha nemmeno il tempo di riempire l’armadietto che viene spedito in prestito all’Espinho, anch’esso in Segunda Liga. Che per chi non lo sapesse ha un livello tecnico equiparabile alla serie D italiana. Lì ha messo insieme soltanto 10 partite nella scorsa stagione. Va via in prestito anche Juan San Martín. Pure a lui viene trovata una sistemazione in Segunda: la Farense, dove gioca 11 partite. E evidentemente si dimostra troppo scarso pure per la B portoghese, se è vero che all’inizio di questa stagione è stato rispedito in Uruguay. Gioca in prestito al Central Espaňol, serie B.

Trovatosi con solo tre dei cinque giocatori promessi, e per di più scarsi, il Benfica si sente danneggiato e pretende di rientrare della spesa per i due calciatori di cui mai ha beneficiato. E a partire da questa pendenza fra le due parti hanno origine i contrasti sul rinnovo fra Maxi Pereira e il Benfica. Morale della favola: il calciatore recalcitra non perché non abbia voglia di continuare al Benfica o perché ritiene l’offerta del club encarnado non all’altezza, ma perché così comanda il suo padre-padrone calcistico.

Avrete notato che non ho ancora menzionato gli altri due calciatori che facevano parte dell’accordo, i due delle cui prestazioni il Benfica non si è mai avvalso. Il primo è Elbio Álvarez, cresciuto nel Penarol. A dire il vero Álvarez sbarca a Lisbona. Peccato che sia rotto. Dalle scarne notizie reperibili sul web non risulta che abbia giocato una partita dall’estate del 2013.

Elbio Alvarez

Elbio Alvarez

Il secondo calciatore mai giunto a Lisbona è Gaston Silva.

Che non va al Benfica perché nel frattempo ha litigato con Paco Casal e ha cambiato agente. Adesso risulta in scuderia alla ProSoccer 24: la stessa di Iturbe, Paletta, del veronese (proprietà Udinese) Nico Lopez, e del decorativo romanista Paredes, e del fantasma Diego Laxalt: quello che ha girato fra Inter, Bologna e Empoli senza fin qui lasciare tracce. La cordata di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Fino alla scorsa estate Gaston Silva ha giocato 25 partite nel Defensor. Da quest’anno è in forza al Torino, dove nelle prime sei gare di campionato non ha mai messo piede in campo. Lo si è visto all’opera soltanto a Bruges nella gara di Europa League, e per giudizio unanime degli inviati è stato il peggiore in campo fra i granata. Come mai il Toro ha ingaggiato questo bel soggetto? Saperlo…

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Il colpo a vuoto di Blatter su Terze Parti e fondi d’investimento

Joseph Blatter

Joseph Blatter

Una mossa inutile. È quella annunciata dalla Fifa a proposito della progressiva messa al bando delle terze parti nella proprietà di calciatori. Arriva tardi, si imporrà seguendo tempi da moviola, e quando infine avrà completato il proprio varo si troverà a intervenire su una realtà che nel frattempo sarà talmente mutata da renderla superflua. Da mesi gli attori dell’economia parallela del calcio globale stanno infatti lavorando a un’evoluzione degli strumenti attraverso cui sfruttare il calcio a fini puramente finanziari, e i bellicosi annunci lanciati dal colonnello Blatter hanno il solo effetto d’imprimere un’accelerazione alle grandi manovre. Del resto, per le forze del turbocapitalismo calcistico la sola cosa che importi è continuare a esercitare il dominio economico e a espandere la colonizzazione del calcio. A partire dalla seconda metà degli anni Zero questa strategia ha trovato nel fondo d’investimento che acquisisce quote di calciatori lo strumento privilegiato. Ma come tutti gli strumenti anche i fondi d’investimento hanno, nella loro declinazione d’uso, un ciclo d’utilità che culmina nell’obsolescenza. E il momento dell’obsolescenza per le TPO sta arrivando adesso. Se ne parla troppo e con frequenza crescente. Persino la sonnolenta stampa italiana s’è accorta di un fenomeno che giornalisti come David Conn del Guardian e Gabriele Marcotti del Times denunciavano già nel 2006, nei giorni in cui il West Ham prendeva Tevez e Mascherano in affitto dalla Media Sports Investments di Kia Joorabchian.

Kia Joorabchian

Kia Joorabchian

Inoltre, due vicende avvenute in Portogallo durante l’estate appena trascorsa hanno fatto salire il livello dell’allarme sull’invasione dei fondi d’investimento nel calcio. E è sintomatico che ciò avvenga giusto nel paese in cui, come spiego nel mio “Gol di rapina”, la declinazione calcistica del fondo d’investimento ha trovato un appoggio negli attori istituzionali della finanza e del credito.

10251950_688683877839497_1050097892033296197_n

Qui il primo tentativo di messa al bando delle TPO effettuato dalla Fifa nel 2007, tramite l’aggiunta di un’estensione bis all’articolo 18 (manco a farlo apposta…) del Regolamento sullo Status e i Trasferimenti del Calciatore, è stato aggirato con facilità irrisoria grazie alla creazione di fondi d’investimento da parte degli stessi club. E questo passaggio, oltre a fornire un eloquente esempio a proposito dell’inutilità dei divieti posti dalla Fifa, ha posto le condizioni affinché un grande club europeo come il Benfica venisse a trovarsi in difficoltà patrimoniali e finanziarie. La difficoltà è sorta in conseguenza del fallimento di Banco Espirito Santo (BES), il principale gruppo bancario privato portoghese il cui crack ha messo di nuovo a rischio la convalescente economia lusitana.

Banco_Espirito_Santo_Lisbon

È stato proprio BES, attraverso la sua agenzia Espirito Santo Financial Group (ESFG) con sede legale a Lussemburgo, a strutturare nel 2009 il Benfica Stars Fund (BSF), il fondo a cui il Benfica ha ceduto durante questi anni quote di diversi suoi giocatori ottenendo fra l’altro di gonfiarne le valutazioni iscritte a bilancio. Il fallimento dell’istituto e la sua divisione fra una good bank e una bad bank ha costretto il Benfica a un’affannosa operazione di riacquisizione delle quote di suoi calciatori in possesso del BSF. Perché, nel caso in cui il club encarnado non avesse ripreso quelle quote entro il 30 settembre, esse sarebbero finite sul mercato a disposizione del migliore offerente. Sicché ci si è trovati davanti a una situazione grottesca, col Benfica che ha dovuto sborsare 29 milioni per ricomprare quote dei suoi calciatori dal suo fondo d’investimento.

Al BES e alla sua emanazione ESFG è stato legato anche l’altro club portoghese che durante l’estate appena trascorsa è stato coinvolto in un’altra vicenda legata all’azione dei fondi d’investimento. Si tratta dello Sporting Lisbona, che al pari del Benfica ha istituito nel 2011 un proprio fondo (Sporting Portugal Fund, SPF) sotto l’egida di ESFG. Nelle scorse settimane lo Sporting è andato allo scontro con il più potente fondo d’investimento attualmente in campo nell’economia parallela del calcio globale: il Doyen Sports Investiments. Il conflitto è esploso a proposito del nazionale argentino Marcos Rojo e del suo trasferimento al Manchester United.

Marcos Rojo

Marcos Rojo

Alla vicenda ho dedicato un post di questo blog, e da essa è nato un contenzioso fra il club e Doyen con quest’ultimo che ha annunciato ricorso presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna.

I due episodi ricordati, uniti allo strapotere dei grandi broker calcistici globali come Jorge Mendes (ai cui tentacolari affari è stato dedicato nei giorni scorsi un lungo e dettagliato articolo

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

da David Conn), hanno proiettato sugli attori dell’economia parallela del calcio globale una pubblicità negativa. Con l’effetto di far schierare anche la Fifa in una battaglia che fin qui era stata affrontata soltanto dall’Uefa di Michel Platini, e in controtendenza rispetto alle voci che nelle settimane precedenti il mondiale brasiliano avevano dato Blatter in procinto di varare un riconoscimento dei fondi d’investimento.

Ma come detto all’inizio questa presa di posizione da parte della Fifa è tardiva. Dunque doppiamente sospetta. Davvero il colonnello Blatter, nell’anno che porterà all’ennesima rielezione, rischierà d’alienarsi i voti di Africa e Sud America, cioè dei continenti in cui le terze parti pascolano beate? Soprattutto, c’è che i finanzieri e i broker dell’economia calcistica parallela globale stanno già manovrando per scrollarsi di dosso l’etichetta ingombrante di “terze parti”. E per farlo scelgono la via più ovvia: acquistano club calcistici.

Si tratta di club di piccola taglia, e il loro valore storico e sportivo è pressoché nullo. Dunque, perché i protagonisti dell’economia calcistica parallela globale li comprano? Un’idea ce l’avrei: per farne tanti Locarno. Cioè utilizzarli alla stregua del club ticinese che nella seconda metà degli anni Zero venne utilizzato dalla HAZ (l’agenzia di Fernando Hidalgo, Gustavo

Pini Zahavi

Pini Zahavi

Arribas e Pini Zahavi) per sdoganare e smerciare calciatori d’elite provenienti dall’Argentina. I quali, naturalmente, del Locarno non hanno vestito la maglia nemmeno per un minuto, venendo immediatamente ridestinati a club dei campionati più ricchi d’Europa. In quel caso il controllo era indiretto, perché da un punto di vista formale la proprietà e la dirigenza erano locali. Nella formula odierna, invece, i protagonisti dell’economia parallela entrano direttamente in campo. Da proprietari e gestori, di club, chi potrebbe eccepire sulla legittimità del loro operare nel mondo del calcio? Soltanto applicando questa lettura è possibile spiegare compravendite di club realizzate, o in corso di realizzazione, durante il mese di settembre appena concluso.

È del 28 settembre una notizia molto istruttiva pubblicata da A Folha de Sao Paulo, quotidiano molto attento al tema delle terze parti sin dai giorni in cui Kia Joorabchian e la sua Media Sports Investments prendono il controllo del Corinthians.

La notizia che un club minore dello stato di Minas Gerais, l’Uberlandia Esporte Clube, sta per passare sotto il controllo di un terzetto formato dal padre di Neymar, dal potente agente brasiliano di calciatori Wagner Ribeiro (agente dello stesso Neymar, di Robinho, e dell’allenatore ex del Real Madrid e della nazionale brasiliana Vanderlei Luxemburgo), e dal popolare cantante Alexandre Pires, il Gigi D’Alessio di Minas Gerais.

Neymar senior

Neymar senior

Wagner Ribeiro

Wagner Ribeiro

Alexandre Pires

Alexandre Pires

E dato che i giornalisti di Folha hanno maturato una certa competenza nell’interpretare le manovre interne all’economia calcistica parallela, ecco data la lettura di questo episodio: per aggirare il bando prossimo venturo posto dalla Fifa bisogna acquistare dei club. Come già da tempo ha fatto la Traffic Sport, che mantiene nel proprio portafoglio il Desportivo Brasil, i portoghesi dell’Estoril Praia, e due franchigie della risorta NASL nordamericana (Fort Lauderdale Strikers e Carolina Railhawkes). E facendo un giro d’orizzonte si scopre che le manovre d’acquisto dei club si moltiplicano. In un articolo dedicato alla cessione di Abel Hernandez da parte del Palermo segnalai il fatto che Pablo Bentacur, il mediatore peruviano di calciatori che gestisce la carriera dell’ex rosanero, aveva da poco comprato la quota del Lugano (40%) in possesso di Enrico Preziosi.

Pablo Bentancur

Pablo Bentancur

Sta manovrando anche Peter Lim, il magnate singaporiano amico e socio di Jorge Mendes che da mesi è in procinto di acquistare il Valencia ma ancora non ne viene a capo perché Bankia (creditrice nei confronti del club per 305 milioni) non si fida delle garanzie finanziarie.

Peter Lim

Peter Lim

Dunque Lim vira altrove e prova a acquistare il Salford City, una società dilettantistica controllata da un gruppo di ex calciatori del Manchester United denominatosi Class 92. Si tratta di Ryan Giggs, Paul Scholes, Phil Neville e Nicky Butt. Assieme a altri due ex Red Devils (Phil Neville e David Beckham) sono stati protagonisti di un documentario intitolato The class of 92, dedicato alla generazione di talenti del Man U che segnò gli anni fra il 1992 e il 1999.

MV5BOTM5NTgwOTU1Nl5BMl5BanBnXkFtZTgwODE4Mzg1MDE@._V1_SX214_AL_

Manco a farlo apposta, fra i produttori del documentario c’è anche Doyen Sports Investments. Ovviamente Lim nega che l’acquisizione del Salford sia dovuta alla necessità di sopperire al bando delle TPO. Avrebbe mai potuto dire il contrario?

E infine, ecco l’ultima novità. Gustavo Mascardi, l’argentino ex agente di borsa nonché mediatore di calciatori che ha ricavato una mega-commissione dal trasferimento di Iturbe alla Roma, e che s’è da poco visto riconoscere dal Tas un indennizzo da 8 milioni per il trasferimento di Paulo Dybala dall’Instituto Cordoba al Palermo (e l’acuto Zamparini paga).

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Paulo Dybala

Paulo Dybala

Dieci giorni fa Mascardi ha comprato l’Alcobendas Sport, club sito nella comunità autonoma di Madrid che milita in terza serie. Lo fa per amore del club, o perché si stava annoiando? Direi nulla di tutto ciò. Staremo poiuttosto a vedere quanti calciatori passeranno formalmente dall’Alcobendas, allo stesso modo in cui Gonzalo Higuain passò dal Locarno.

Nel frattempo il colonnello Blatter avrà già celebrato il trionfo in una battaglia vinta per abbandono del campo da parte dell’avversario. Di vittorie del genere è costellata la sua storia di presidente della Fifa.

P.S. Leggendo questo post sarete indotti a credere che le manovre di acquisto o controllo di club da parte di attori dell’economia calcistica parallela siano faccende non riguardanti la realtà italiana. Sbagliato. Guardate cosa succede da due anni al Catania, club in cui l’ex agente di calciatori (ha ceduto l’agenzia al fratello…) Pablo Cosentino agisce da plenipotenziario.

Pablo Cosentino

Pablo Cosentino

Con risultati catastrofici dal punto di vista sportivo, peraltro. Ma magari quest’ultimo è un aspetto secondario della gestione. L’importante è far sbarcare a Catania calciatori argentini come Gonzalo Escalante e Gonzalo Piermateri. Il primo mai visto in campo, il secondo nemmeno in panchina.

Paulo Dybala, un gol per cominciare a pagarsi il riscatto (La Repubblica Palermo, 2 settembre 2014)

Paulo Dybala

Paulo Dybala

 

“Ma iddu veru è?”. L’interrogativo è circolato domenica sera sugli spalti del Barbera mentre in campo Paulo Dybala faceva robe che manco pareva lui. Un gol dopo sei minuti, e per di più addomesticando col petto un pallone che pareva scendere a piombo da Monte Pellegrino, e poi una serie di numeri d’alta scuola compreso un dribbling di tacco al volo che se l’avesse fatto Messi sarebbe virale sul web. E lasciamo perdere che il difensore messo culo a terra e costretto al fallo da ammonizione si chiamasse Vasco Regini, uno che al confronto Silvio Iozzia pareva Beckenbauer.

Vasco Regini

Vasco Regini

Restano la pregevolezza del gesto e soprattutto il senso di smarrimento di chi da due anni s’interroga sulla follia di calciomercato compiuta due anni fa da Zamparini. Capace di spendere dodici milioni per un giocatore che fino a domenica sera pareva la reincarnazione di Oliviero Di Stefano. Ricordate la mosca tse-tse in maglia numero 11 che nella stagione 1985-86 (quella culminata nel fallimento e nella scomparsa del club, ma trattasi soltanto una fitusìssima coincidenza) arrivò dalla Pistoiese, e che nonostante l’affannarsi non vedeva la porta nemmeno se ci cascava dentro al posto del pallone? Ecco, proprio lui. Con la differenza che ai bei dì il duo Totò Matta & Franco Schillci non si sarebbe mai sognato di pagare manco un ventesimo della cifra sborsata da Zamparini per il Di Stefano Reloaded. E certo, per amor di verità loro non avevano di che pagare nemmeno la bolletta Sip della sede. Ma cionondimeno una saponata come quella buscata dal patron rosanero con Dybala non l’avrebbero presa neppure disponendo della carta di credito di Roman Abramovich.

Invece Zamparini sì, perché a lui piacciono le sfide impossibili.

 

Maurizio Zamparini

Maurizio Zamparini

E in quell’estate del 2012, quando con gran lena si preparava il ritorno in B dopo un decennio, diede il meglio di sé con la sessione di calciomercato più strampalata della storia rosanero recente. Una campagna acquisti bipolare, come condotta utilizzando due portafogli: il portafoglio degli spardòni e quello degli ziccùsi. Quest’ultimo venne utilizzato per portare a Palermo nientepopodimeno che Steve von Bergen, difensore che aveva appena conquistato una meritata retrocessione con la maglia del Cesena e dunque dava ottime garanzie per il bis. Invece il portafoglio degli spardòni venne utilizzato per comprare un diciottenne che giocava nella B argentina. Dybala, appunto. Pagato la bellezza di 12 milioni. Una cifra che il Palermo non spenderà manco sommando i prossimi quattro calciomercati.

E sì che fu un’estate strana quella lì. Arrivò Sannino in panchina e tutti a dire che il vero fuoriclasse della squadra sarebbe stato lui, ciò che avrebbe dovuto preoccupare lui per primo. E assieme a Dybala giunse dal Sud America tal Sebastián Sosa Sánchez. Non ricordate chi sia? Tranquilli, nemmeno lui si ricorda di se stesso. È costui l’ennesimo X File da calciomercato e attualmente risulta disperso in Albania, ultime destinazioni conosciute la città di Scutari e un club chiamato Vllaznia.

Sebastian Sosa Sanchez

Sebastian Sosa Sanchez

 

Ma in fondo un po’ X File è anche Paulo Dybala. Soprattutto perché il suo passaggio al Palermo è avvenuto in modo, come dire?, complicato. E di quanto sia stato complicato abbiamo avuto conferma giusto due giorni prima che il Di Stefano Reloaded si esibisse sull’erba della Favorita come posseduto. Da Ginevra è giunta venerdì scorso la notizia che il Tribunale Arbitrale dello Sport ha condannato il club rosanero a risarcire con la modica cifra di 8 milioni di euro il signor Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Che reclama di non avere percepito due anni fa quanto gli spettasse per il passaggio in rosanero del calciatore. Storiacce di fondi d’investimento e trafficanti di calciatori, cioè soggetti dai quali l’ultimo Palermo di Zamparini proprio non riesce a tenersi alla larga. Solo che stavolta il presidente ha proprio sbagliato pero, dato che Mascardi non è mica un Ceravolo qualsiasi. Altra stoffa. Mascardi è un ex agente di borsa che un giorno scoprì quanto più redditizio sia investire in calciatori. Per restare alla sessione di calciomercato chiusa ieri sera, è stato lui a spostare Iturbe dal Porto alla Roma via Verona, e ancora ci s’interroga sul costo del suo disturbo: tre o cinque milioni? Di lui la leggenda narra che a metà anni Novanta abbia prestato un milione di dollari al River Plate, ottenendo in cambio di poter scegliere due fra i cinque giocatori più promettenti del club argentino e rivenderli in proprio. Come fossero capi di bestiame. Quei due giocatori si chiamavano Hernan Crespo e Fabian Ayala, e nella stessa estate arrivarono in Italia per vestire rispettivamente le maglie di Parma e Napoli. Uno con cui sarebbe stato meglio non fare i furbi, dunque; tanto più dopo la tranvata presa con Marcelo Simonian dopo la cessione di Javier Pastore. Ma Zamparini è uno che persevera. E allora al povero Dybala toccherà pedalare ogni domenica come quella passata. Non per riscattarsi, ma per pagarsi il riscatto. Ché ormai non se lo ripiglia nemmeno Mascardi, e allora il primo a doversi salvare è proprio lui, altro che il Palermo.