Il caso (clinico) Harry Quebert

Sto impiegando troppo tempo a leggere La verità sul caso Harry Quebert, ma ne vale la pena. Non perché sia un gran romanzo, ma perché è il paradigma dell’impazzimento d’un sistema editoriale d’orrichizzato. Un libro esageratamente lungo (più di Io uccido di Giorgio Faletti, il che è quanto dire), pieno di personaggi da film di serie Z alla Ed Wood, con dialoghi da terza media e, soprattutto, colpi di scena da cartoni animati. Tipo la madre della vittima che era morta da anni ai tempi del fatto indagato, e però quelli che indagano se ne accorgono a indagini concluse. Ops!, la madre che avevamo creduto picchiasse la figlia in realtà era morta al tempo in cui la figlia veniva picchiata: come avremo fatto a non accorgercene mentre indagavamo pure il pelo del deretano del gatto dei vicini di casa?

Un solo commento possibile:

http://www.youtube.com/watch?v=6bjQOwXMoPk

Quando avrò finito la lettura mi occuperò di questo romanzo, che in questi giorni nelle manchette di prima pagina viene etichettato come “il libro dell’anno”. Me ne occuperò molto a fondo.

 

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