Jorge Mendes e la macchina della propaganda

Jorge Mendes

Jorge Mendes

 

Colpire con largo anticipo e farlo in modo rumoroso. Jorge Mendes ha scelto il metodo Shock and Awe per avviare la personale campagna 2016-17, quella che dovrà sancire in modo definitivo la sua incoronazione al ruolo di uomo più potente del calcio globale. Nell’anno dell’ultimo Campionato Europeo da disputarsi con la formula del paese ospitante, e in un momento della stagione in cui i tornei nazionali sono ancora in corso e le finali delle coppe europee rimangono da giocare, il boss di Gestifute ha già messo a segno uno dei colpi di mercato che segneranno l’intera campagna trasferimenti estiva. E ancora una volta lo fa mobilitando cifre surreali. Lo scorso martedì è stato ufficializzato il passaggio del giovane Renato Sanches dal Benfica al Bayern Monaco. La cifra complessiva dell’affare, 80 milioni, è uguale a quella di un alto affare clamoroso orchestrato da Jorge Mendes al termine della campagna trasferimenti estiva del 2015: il passaggio di Anthony Martial dal Monaco al Manchester United, a proposito del quale abbiamo avuto modo di chiarirci le idee grazie ai documenti pubblicati da Football Leaks.

 

Renato-Sanches-Football365

Renato Sanches

 

421121

Anthony Martial

 

E come in quel caso anche stavolta la somma è scaglionata tra una cifra fissa e una serie di bonus legati a obiettivi. Nel caso dell’attaccante francese, il Manchester United ha versato 50 milioni legando gli ulteriori 30 al raggiungimento di tre diversi bonus da 10 milioni ciascuno. Invece per quello che riguarda il centrocampista portoghese la parte fissa si attesta sui 35 milioni, mentre quella legata ai bonus ammonta a 45. Non tutti facilmente raggiungibili, questi ultimi. Resta però l’esorbitante ammontare dell’affare, per un calciatore d’età ancora giovane che poco ha mostrato e tantissimo deve ancora esibire. Almeno per il momento gli 80 milioni pagati sono una sopravvalutazione ai limiti della sconcezza. Ma non è la prima e non sarà l’ultima, specie se c’è di mezzo Jorge Mendes. E soprattutto c’è un altro aspetto della questione sul quale bisogna riflettere: la gigantesca macchina propagandistica che è stata montata attorno alla storia di Renato Sanches, battezzato come fenomeno prima ancora di esordire in prima squadra e poi celebrato quotidianamente dalla stampa sportiva portoghese come un predestinato.

515

 

 

 

526

 

748

750

 

4137_1f3d86ee1c51ef26e96815dbd8b0098c

Chi segue quotidianamente la realtà del calcio portoghese sa quanto stucchevole sia stata questa campagna d’appoggio al “nuovo fenomeno del calcio portoghese e mondiale”.

4139_136f23c436d0dad897b1357cb89b42d9

 

a-bola-2015-12-07-6b51d4-x

a-bola-2016-02-10-6b51d4

 

a-bola-2016-04-03-6b51d4

 

eliseu no united

images

images (1)record-2016-02-16-3fdba3

record-2016-03-08-3fdba3-x

images (2)

 

images (3)

Titolare del Benfica, e poi nazionale, e infine tesserato da uno dei club più ricchi e potenti del mondo con esborso di una cifra esagerata. Una velocità d’affermazione come nemmeno Diego Armando Maradona. Tutto molto bizzarro, così come altri dettagli che riguardano il personaggio. A cominciare dalla sua età, tema che nel piccolo mondo portoghese accende dibattiti feroci con tanto di minacce di querela. Perché mai?
C’è innanzitutto il fatto che, in quanto diciottenne, Renato Sanches sembra – come dire? – parecchio maturo e fisicamente sviluppato.

523888020

Un bel fisico da diciottenne

E fin qui nulla di cui insospettirsi oltremodo: magari il ragazzo ha avuto una crescita fisica precoce, come a tanti altri suoi coetanei può capitare. E però questo dettaglio, riguardante il rapporto fra la struttura fisica e l’età presunta che “a vista” possiamo attribuire a un soggetto, va a fare il paio con la bizzarra vicenda della registrazione all’anagrafe di cui Renato Sanches è stato oggetto. La versione ufficiale narra che il nuovo fenomeno del pallone globale sia venuto al mondo a Lisbona in data 18 agosto 1997. Però questa data di nascita sarebbe stata registrata all’anagrafe soltanto cinque anni dopo. I motivi di questo ritardo sarebbero dovuti alla separazione fra i genitori, entrambi capoverdiani. E tuttavia, secondo la versione ufficiale, pur registrata in ritardo la data di nascita del ragazzo è quella reale.

Ciascuno è libero di giudicare questa versione dei fatti. Ovvio però che il mix fra i “dubbi dell’occhio” e la ritardata registrazione all’anagrafe alimenti maligne interpretazioni sull’età di Renato Sanches. Un tema sul quale Jorge Mendes è particolarmente sensibile, arrivando a mostrare un nervosismo fuori misura. La prima dimostrazione di ciò si ha lo scorso novembre. Succede che Carlos Severino, candidato sconfitto a marzo 2013 da Bruno De Carvalho alle elezioni presidenziali dello Sporting Clube de Portugal, esterni in tv i propri dubbi sull’età del nuovo fenomeno: “Se faccio il paragone con mio figlio dodicenne, mi pare che Renato Sanches abbia 28-30 anni”.

14704260_HVtWy

Carlos Severino

 

Immediatamente Jorge Mendes dà mandato a uno dei suoi avvocati di querelare Severino per diffamazione. Per i mesi che seguono pare che questa lite sia destinata a rimanere un caso isolato, e invece giusto in questi ultimi giorni si è riacceso un conflitto a tutto campo fra lo sportinguismo e il clan di Renato Sanches sulla questione anagrafica. Dapprima provvede Gilberto Borges, responsabile della sezione Hockey su Pista del club leonino, con un post su Facebook in cui mette in evidenza alcune discrepanze sulla progressione in carriera del “giovane fenomeno”.

gb

Gilberto Borges

 

Il post viene rimosso dopo poche ore, ma il suo testo viene riportato da diverse testate. Poi arriva lo scontro fra Renato Sanches e il presidente sportinguista Bruno De Carvalho. La notizia è riportata in prima pagina da Record nell’edizione di giovedì 12: il “giovane fenomeno” minaccia di querelare il presidente se entro cinque giorni non ritratterà una pubblica presa di posizione dello scorso 20 marzo.

bruno

Bruno De Carvalho

In quell’occasione il focoso presidente sportinguista ebbe da ridire anche lui sull’età di Renato Sanches, e inoltre stigmatizzò una sua durissima entrata su Bryan Ruiz in occasione della gara tra Sporting e Benfica del 4 marzo, ipotizzando che fosse mirata a far male.

Qualora Bruno De Carvalho non facesse pubblica ammenda di quelle dichiarazioni, Renato Sanches procederà con la querela. Il presidente leonino ha già fatto saper che a ritrattare non ci pensa nemmeno, e dunque ci sarà altro materiale per giudici e avvocati. Che di questo passo, sul dossier del “giovane Renato Sanches” potrebbero alimentare una casistica giudiziaria da porre come case study giurisprudenziale. Tutto, pur di non fare la sola e elementare mossa che fugherebbe ogni dubbio: fornire una prova scientifica e inequivocabile sull’età del calciatore. Basterebbe poco, e chissà come mai il “giovane fenomeno” e il suo onnipotente agente non abbiano preso in considerazione l’eventualità. Con un una prova scientifica tra le mani fugherebbero definitivamente ogni dubbio, e disporrebbero di un’arma micidiale da utilizzare nelle aule di tribunale contro chiunque osasse mettere in dubbio i dati anagrafici di Renato Sanches. Ma evidentemente le cose semplici finiscono per essere sempre le più complicate. Meglio le polemiche a mezzo stampa e le querele per diffamazione. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna difficoltà a credere che Renato Sanches sia nato il 18 agosto del 1997, così come non ne avrei se mi dicessero che fosse nato il 25 ottobre del 1999 o il 3 marzo del 2001. Non ho mica tempo per montare in groppa al Ronzinante e lanciarmi all’assalto dei Mulini dell’Anagrafe. Se però è ancora consentito avere un’opinione sull’età apparente di una persona, dico che per me Renato Sanches dimostra perlomeno 25 anni. Lo dico come dico che a mio giudizio Jorge Mendes, la cui età anagrafica è di 50 anni, ne dimostra poco più di 40. Ho forse leso l’immagine pubblica del “giovane fenomeno” perché mi sembra più anziano di quanto dichiari, e quella del suo amorevole agente perché rischio d’averlo etichettato come bamboccione? E soprattutto, ho ancora facoltà di esprimere un’opinione sull’età apparente di una persona senza rischiare la querela per diffamazione?

lost_in_la_mancha_2001-2

Don Chisciotte e il suo Ronzinante

 

Come vedete, siamo pienamente nel campo delle amenità, della distrazione di massa che alimenta le polemiche anziché formulare le domande giuste. Meglio dare il proprio, volenteroso contributo alla macchina della propaganda mendesiana che da martedì pomeriggio lavora a pieno regime e minaccia d’andare avanti a tutto motore fino alla conclusione della campagna trasferimenti estiva. Se n’è avuto un assaggio sfogliando le edizioni di mercoledì dei tre quotidiani sportivi portoghesi. Ovviamente spiccava A Bola, il più attento agli umori della nazione benfiquista. La prima pagina era una celebrazione del Menino de Ouro, con grande enfasi sull’ennesima pioggia di denaro che si riversa nelle casse del Benfica. Per merito di chi? Ovviamente di Jorge Mendes, che da pochi mesi è l’agente di Renato Sanches e da almeno due anni il Gran Ciambellano del mercato benfiquista.

 

CiJHHymW0AEROt8

 

Il giornale non si sottrae al rito del bacio della pantofola e menziona il boss di Gestifute a pagina 6, con tanto di fotografia.

Screenshot_20160513-170020

 

Ma non finisce qui, perché l’edizione di A Bola mandata in edicola mercoledì 11 maggio è una specie di Tutto Mendes minuto per minuto. Una cosa che avevo già visto realizzarsi con l’edizione del 3 ottobre 2015, della quale parlerò nel libro M – L’orgia del potere, in uscita a ottobre. Oltrepassata la sezione del giornale dedicata al Benfica, infatti, arriva quella sullo Sporting che si apre con la notizia della possibile cessione di João Mario al Manchester United. Affare che sarebbe completamente orchestrato da Jorge Mendes, molto più quanto dica l’articolo (che però è accompagnato da un sommario in cui non si perde la chance di ricordare il ruolo fondamentale del super-agente)

 

Screenshot_20160513-170102

 

 

Sono diverse le leve manovrate dal super-agente in questo possibile affare: il Manchester United è infatti un club che da sempre realizza col super-agente portoghese affari a cifre esagerate, e nell’ultimo biennio la relazione si è infittita; il principale candidato alla panchina dei Red Devils continua a essere José Mourinho, cliente di Mendes; così come lo è Joâo Mario; e infine, come ci ricorda l’ottimo blogger portoghese O artista do dia, c’è il dettaglio che il 25% dei diritti economici del calciatore sportinguista sono in possesso di Quality Football Ireland, facente capo alla catena dei fondi controllati da Quality Sports Investments (QSI). Di questi fondi, su cui la Fifa ha indagato salvo poi ritirarsi in buon ordine, si disse in un primo tempo che avessero proprio Jorge Mendes fra i propri soci. Questa interpretazione causò l’intervento chiarificatore di Carlos Osorio De Castro, avvocato di fiducia del boss di Gestifute. Osorio De Castro, a margine del chiacchierato trasferimento del portiere Roberto dal Benfica al Saragozza, dichiarò che il suo cliente non è socio di QSI, ma soltanto un consulente. E ovviamente non mi passa per la testa di contraddire l’avvocato di Jorge Mendes, vista la facilità di querela che vige in Gestifute e dintorni. Però a proposito di Osorio De Castro mi piace ricordare un dettaglio di carattere familiare. La sua amata figliola Francisca è una cantante pop, nota nel mondo dello spettacolo col nome Kika.

 

JTJGTzNtJTJGLTBNM1pyU20lMkZ3R3VNa1olMkZVLlV0ZGty

Carlos Osorio De Castro

 

2013-04-05-kika

Kika

Classe 1997 come Renato Sanches, la giovane Kika è precoce al pari del “nuovo fenomeno” del calcio portoghese. Nel 2014, all’età di 17 anni, Fraceschina Osorio De Castro vide il suo brano musicale “Vai Portugal” scelto come inno d’accompagnamento della nazionale per i mondiali brasiliani. E mi guarderei bene dal dubitare che quella scelta sia stata la più trasparente possibile. Mi limito a dire che quel brano è una cacata pazzesca. Giudizio personale di qualità, se è ancora lecito esprimerne senza beccarsi una querela.

Tornando a QSI, Mendes ne è sicuramente un consulente, come abbiamo saputo dal papà della cantante Kika. E dunque, ricapitolando, João Mario è un assistito di Jorge Mendes i cui diritti economici sono per un quarto proprietà di un fondo il cui principale consulente si chiama Jorge Mendes, e potrebbe andare a giocare in un club in ottimi rapporti con Jorge Mendes trovando come allenatore un altro cliente di Jorge Mendes. L’uomo che si è fatto calciomercato.

Continuando lo sfoglio del giornale si trova un articolo dedicato a Adrian Lopez, l’attaccante ex Atletico Madrid che oltre a essere un cliente di Jorge Mendes è stato anche uno dei più grandi flop recenti del calciomercato portoghese. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato il Porto. A causa di questo pessimo affare il presidente portista Pinto Da Costa ha dichiarato di recente che d’ora innanzi sarà più cauto nel fare affari con Jorge Mendes. Adrian Lopez ha trascorso in Spagna la stagione appena conclusa, giocando con la maglia del Villarreal. E anche lì non ha fatto alcunché di memorabile. Ma è bastato che conducesse un decente finale di torneo perché A Bola  parlasse di “luce in fondo al tunnel” e gli dedicasse quasi una pagina con citazione obbligatoria di Jorge Mendes.

Screenshot_20160513-170135

 

E infine, nella sezione dedicata agli “altri sport”, ecco un pezzo sul tennista numero 1 in Portogallo: Joao Sousa, che fa riferimento alla possibilità di andare alle Olimpiadi e ne parla come di un sogno che aveva da bambino. Anche Joao Sousa è un cliente di Jorge Mendes tramite la Polaris, agenzia specializzata nella gestione dei diritti d’immagine. E almeno in questo articolo il super-agente non viene citato, ma poco cambia.

Screenshot_20160513-170307

Da A Bola si passa a O Jogo, quotidiano sportivo di Oporto. Che riserva adeguato spazio al trasferimento di Renato Sanches in Germania e mette in evidenza un altro aspetto dell’affare: il ruolo chiave svolto da Carlo Ancelotti, neo-allenatore dei bavaresi.

getimage.aspx(696)

 

Il tecnico emiliano non risulta fra i clienti di Mendes, ma nei mesi scorsi i due non hanno mancato di mostrare in pubblico quanto buoni siano i loro rapporti. Lo scorso novembre Ancelotti era a Londra in occasione della prima mondiale del film su Cristiano Ronaldo, e si è fatto fotografare abbondantemente assieme al calciatore e al suo agente.

496450268

Amici

496450270

Amici

496450278

Amici

Ma ciò non significa che la scelta di Ancelotti in favore di Renato Sanches sia stata dettata da motivi diversi rispetto alla valutazione tecnica, ci mancherebbe altro.

Nella pagina successiva trovava spazio un’intervista con Domingos Soares Oliveira, direttore finanziario del Benfica. Da cui è giunto un annuncio a proposito dell’impiego che il club encarnado farà dei denari versati dal Bayern.

getimage.aspx(697)

 

Verranno impiegato sul mercato in entrata, e in questo senso uno dei primi obiettivi è l’argentino Rodrigo Bentancur del Boca Juniors.

176834_rodrigo_bentancur

Rodrigo Bentancur

 

Per acquisirlo, specifica il giornale rimarcando una cosa nota da settimane, “il Benfica sarà appoggiato da un gruppo d’investitori guidato da Jorge Mendes”. Dunque, Jorge Mendes pilota la cessione al Bayern di un calciatore da lui assistito e poi dirige parte di quei denari verso l’acquisto di un altro calciatore d’interesse suo e del gruppo d’investitori che lo appoggia. Ma va tutto bene, madama la marchesa, e i giornalisti portoghesi non fanno una piega.

L’apoteosi viene toccata col quotidiano Record. Che dedica le pagine 2 e 3 ai dettagli dell’affare, e rende protagonisti pure i professionisti che hanno portato a termine la trattativa. Non riesco a riprodurre la pagina, ma riporto una sua versione web.

Si tratta di Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso.

Rendeiro è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, lo stesso di Osoriuo De Castro di cui Gestifute è cliente; Cardoso è un funzionario della stessa Gestifute. Il modo in cui la pagina di Record è disegnata, e le foto che vengono inserite, comunicano una rappresentazione dei fatti molto chiara: più che tra Bayern Monaco e Benfica, si è trattato di un affare tra il club bavarese e Gestifute. Che il mondo sappia chi muove i fili degli affari.

Questo è lo stato dell’informazione sportiva portoghese quando c’è di mezzo Jorge Mendes. E in una situazione del genere fare controinformazione è non soltanto un dovere, ma uno strumento d’autodifesa.

 

 

Annunci

L’umile Mourinho (Calciomercato.com, 8 febbraio 2016)

L’uomo che decise di essere umile. Le sconfitte fanno effetti strani, specie se agli occhi del mondo devi recitare la parte del vincente a prescindere. E per José Mourinho la stagione da incubo con esonero deve essere stata un’esperienza di quelle che lasciano il segno.

(per proseguire la lettura cliccare qui)

 

jose-45

José Mourinho

 

 

 

Belenenses: una parabola sull’economia grigia che divora il calcio – 1

Chi ha già letto il mio Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale (Clichy, pagine 292, 15 euro) conosce la storia.

10171726_680686745305877_916426108_n

 

Chi invece non l’ha ancora fatto, provveda. Avrà così modo di capire meglio il senso di ciò che racconto qui. Soprattutto, gli sarà chiaro il fatto che le vicende legate alla presa sul calcio da parte dell’economia parallela non finiranno mai di essere raccontate, e che ogni giorno ne sorgeranno di nuove. Quella che sto per raccontare (o meglio, aggiornare) qui è paradigmatica. Per svilupparla mi sarà necessario più di un post del blog, ché altrimenti dovrei scrivere un articolo lunghissimo e dedicare alla sua stesura una quantità di tempo che non ho. Inoltre, man mano che leggete, dovete sempre tenere presente di trovarvi davanti a una storia fra le centinaia (migliaia?) narrabili sul tema del rapporto fra il calcio e la sua economia parallela. Il lavoro di ricerca, documentazione e divulgazione è improbo, tanto più che la stampa sportiva preferisce occuparsi di fuffa. E non parlo soltanto di quella italiana.

Ma vengo ai fatti. La storia che racconto riguarda il Belenenses, cioè il terzo club calcistico di Lisbona. Esso è espressione del quartiere storico di Belém. Cioè, uno dei siti di maggior valore architettonico e artistico al mondo.

La Torre di Belém

La Torre di Belém

 

Il Belenenses può anche fregiarsi di un primato: è, assieme al Boavista Porto, il solo club a avere vinto un campionato a girone unico in Portogallo (stagione 1945-46) al di fuori della dittatura costituita dalla triade Benfica-Porto-Sporting Lisbona.

Dal 4 novembre 2012 il Belenenses è finito sotto il controllo di un fondo d’investimento, gestito da un faccendiere portoghese, Rui Pedro Soares, vicino all’ex premier socialista José Sócrates.

Rui Pedro Soares

Rui Pedro Soares

José Socrates

José Socrates

Rui Pedro Soares (da qui in poi RPS) è stato coinvolto in due scandali particolarmente pesanti della vita pubblica portoghese recente: il caso Face Oculta e il caso Taguspark. Il processo relativo a Taguspark lo ha visto uscire assolto. Quanto a Face Oculta, il procedimento giudiziario è ancora in corso.

Tutte le notizie fin qui accennate su RPS sono riportate in Gol di rapina. Ma ciò che più interessa, nelle pagine del libro e del paragrafo dedicate al Belenenses e a RPS, sono due passaggi che vi riporto a seguire. Il primo riguarda la scorribanda nel campo dei diritti televisivi, che vide RPS mettere su bottega con un potente giornalista portoghese, Emidio Rangel. Obiettivo: comprare i diritti tv della Liga spagnola, aggiudicandosi la possibilità di trasmetterne le gare in Portogallo. Ecco l’estratto del libro:

Infatti, a meno di un anno dalle dimissioni da dirigente di PT il faccendiere riconquista l’attenzione dei media vestendo i panni del finanziere d’assalto. A gennaio 2011 si diffonde la notizia che mette in subbuglio il settore dei diritti televisivi sul calcio: una società sbucata dal nulla ha acquistato i diritti sulla Liga spagnola a partire dalla stagione 2012-13 soffiandoli al canale Sport TV e alla società cui esso fa capo, Controlinveste. Va sottolineato che per gli appassionati di calcio portoghesi la Liga è un torneo importante quasi quanto quello di casa. Dall’altra parte del confine iberico è impegnata una vasta colonia calcistica portoghese, capeggiata da personaggi come Cristiano Ronaldo, Mourinho, Pepe, Ricardo Carvalho. Se ha un senso indicare il principale campionato dei portoghesi all’estero, questo è da sempre la Liga spagnola. Accaparrarsene i diritti significa realizzare un affare dagli enormi margini di guadagno. E quando si va a guardare chi siano i personaggi che hanno realizzato il colpaccio sul mercato dei diritti televisivi, vengono fuori due nomi ben noti al pubblico portoghese: uno è Rui Pedro Soares, l’altro è Emídio Rangel. Questi è un giornalista molto noto e potente in Portogallo nonché dichiaratamente massone, affiliato alla potente loggia Universalis. I due vanno a negoziare con Mediapro, la società detentrice dei diritti della Liga, e la spuntano acquistando per 9 milioni di euro il pacchetto attraverso una società denominata Worldcom. Proprietari della società, col 50% del pacchetto azionario a testa, risultano essere Fernando Soares e Maria Oliveira, i genitori di Rui Pedro Soares, mentre il fratello Fernando è l’amministratore. Il settimanale Expresso ipotizza che dietro l’affare, ancora una volta, vi sia una manovra politica confezionata dai partiti socialisti della penisola iberica. Mediapro sarebbe una società vicina alla galassia dell’allora premier socialista spagnolo José Luis Zapatero, mentre sul versante portoghese il legame fra RPS e José Sócrates è noto. Anche in questo caso la manovra va male, tanto più che il tramonto dei due leader socialisti è ormai inesorabile. A ogni modo, nella fase iniziale i progetti della coppia Rangel-Soares sono ambiziosi. Oltre alla commercializzazione dei diritti della Liga c’è in ballo l’acquisizione di quelli sulle gare del Benfica. Si parla anche del lancio di un news magazine settimanale e di un canale radiofonico. Non c’è nemmeno il tempo di veder partire una petizione sul web attraverso la quale si chiede chi finanzi la premiata ditta Rangel-Soares, che i due litigano. A febbraio Worldcom vende alcune quote facendo entrare nuovi investitori. A marzo i due hanno già celebrato la rottura. A motivare la fine del sodalizio sono i tentativi di Soares di vendere i diritti della Liga fatti senza consultare il socio. Del resto, Worldcom è sempre stata sotto il pieno controllo del faccendiere. La fine della vicenda è prevedibile, eppure non risparmia il colpo di scena. A fine maggio 2011 Rui Pedro Soares vende Worldcom a Miguel Pais do Amaral, miliardario di sangue blu appassionato di sport e motori nonché comproprietario di TVI. Un nome che ricorre, quello della stazione televisiva. Pais do Amaral, che secondo una stima fatta nel 2010 deteneva cariche amministrative in ben 73 imprese, vorrebbe mettere le mani anche sui diritti relativi alle partite del Benfica. Le cose non vanno come il 4° Conte di Alferrarede (questo è il titolo nobiliare di Pais do Amaral) auspicherebbe. Il Benfica recalcitra a accettare l’offerta, e la rigetterà definitivamente a gennaio 2013. Cioè cinque mesi dopo che il nuovo proprietario di Worldcom perde i diritti sulla Liga, mancando pure di pagare la prima tranche a Mediapro. A trasmettere le gare del campionato spagnolo è di nuovo Sport TV, come se nulla fosse successo. Per la rescissione del contratto, Pais do Amaral citerà Mediapro e avanzerà una richiesta di risarcimento da 10 milioni. Per lui l’avventura calcistico-televisiva in Spagna finisce comunque male, ma può consolarsi col fatto che dall’altra parte della frontiera trovi l’amore. Nell’estate 2013 i rotocalchi iberici danno notizia della relazione con una ricchissima donna spagnola di nobili origini e chilometrico cognome: Alicia Koplowitz y Romero de Jeseu, marchesa de Bellavista y del Real Socorro. Si tratta della quarta persona più ricca di Spagna secondo una classifica stilata nel 2009, figlia d’una famiglia di ebrei tedeschi riparati nella penisola iberica per sfuggire al nazismo. Alla fine della festa, il solo a aver lucrato dalla vendita dei diritti televisivi della Liga è Rui Pedro Soares.

Emidio Rangel

Emidio Rangel

Miguel Pais do Amaral

Miguel Pais do Amaral

Alicia Koplowitz y Romero de Jeseu

Alicia Koplowitz y Romero de Jeseu

L’estratto che vi ho riportato è utile per familiarizzare con un personaggio nel quale torneremo a imbatterci fra poco: Miguel Pais do Amaral. L’altro estratto riguarda un’ipotesi sui reali interessi che hanno spinto RPS a acquistare il Belenenses attraverso il fondo Codecity Sports Management (CSM). In particolare, viene riportata la perplessità del vicepresidente del club di Belem, Antonio Polena, che intravede una gigantesca speculazione immobiliare nei terreni intorno all’Estadio do Restelo:

I dissidenti sono costretti a mollare. Come accade al vicepresidente Antonio Polena, che contesta alcuni passaggi dell’accordo fra il club e CSM. Sostiene innanzitutto che l’assemblea del 4 novembre abbia dato l’ok a trattare con CSM, e non ancora alla cessione del club. Sottolinea che a mettere fretta al club, spingendolo a chiudere l’accordo, è stato un debito per l’ennesimo calciatore acquistato e non pagato: si tratta del brasiliano Thiago Silveira, prelevato dal Belenenses nel 2008 e subito spedito altrove. Il suo primo club professionistico, l’Avai, reclama i diritti di formazione. Ballano 270 mila euro, cifra per ottenere la quale l’Avai si rivolge alla Fifa. La confederazione mondiale darà ragione al club brasiliano nell’estate del 2013. E la prospettiva di dover fare fronte a quel debito, o di dover scontare le sanzioni disciplinari (punti di penalizzazione, e in seguito la retrocessione), mette pressione ai soci del Belenenses portandoli a decidere d’assoggettarsi alla CSM. Ma ciò che soprattutto desta perplessità a Polena è l’aspetto che riguarda la gestione degli asset immobiliari: lo stadio do Restelo, innanzitutto, e in generale le strutture della polisportiva. L’ex vicepresidente sottolinea maliziosamente che uno dei soci di CSM è un’impresa di costruzioni. E certo sarà una coincidenza, ma dopo un solo anno alla guida del club RPS esterna la necessità che il club si doti di un nuovo campo d’allenamento, magari in un nuovo impianto.

Fin qui è tutto ciò che è riportato nel libro, la cui stesura si è conclusa a fine gennaio. E ecco che la cronaca giunge a confermare la profezia di Polena riportata in Gol di Rapina. Sabato scorso, a poche ore dalla gara del Belenenses contro l’Arouca decisiva per la permanenza in serie A, i soci del Belenenses si sono visti presentare il progetto della Cidade Belenenses. Un investimento da 66 milioni di euro, per lo sviluppo di un’area da 41.500 metri quadri intorno all’Estadio do Restelo. I capitali saranno interamente versati da Edge Group, una holding di investitori portoghesi e internazionali che sta speculando sul settore immobiliare portoghese, massacrato in anni recenti dalla crisi economica del paese e segnato da un aperdita di valore che negli anni ultimi quattro anni è stata stimata intorno al 15%. Chi c’è fra gli investitori di Edge Group? Miguel Pais do Amaral, quello che aveva ricomprato i diritti della Liga da RPS attraverso, salvo poi non riuscire a onorare l’investimento. In poco più di un anno il vero senso dell’operazione che ha portato RPS a capo del Belenenses si è mostrato definitivamente. Ma i contorni dell’affare e i personaggi che intorno a esso si muovono sono ancora tutti da illustrare. Lo farò a puntate, nei prossimi giorni.

 

L'Estadio do Restelo

L’Estadio do Restelo