Una settimana da Mendes

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Questa è la descrizione della settimana trascorsa da Jorge Mendes, l’uomo più potente del calcio globale, tra mercoledì 19 agosto e giovedì 27 agosto. Facciamo settimana lunga, sì. Tutti i fatti riportati sono rigorosamente veri, o comunque citazioni da fonti non smentite di stampa portoghese e internazionale. La cronaca fa emergere una figura simile a quella di Bruce Almighty, il personaggio interpretato da Jim Carrey nel film circolato in Italia col titolo Una settimana da Dio. Così è stata l’ultima settimana di Jorge Mendes. Che rispetto a Bruce Almighty mostra una grande differenza: allo scadere di questa settimana non perde i superpoteri.

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MERCOLEDI’ 19 AGOSTO

 

Giorno di gloria e di rabbia al tempo stesso. Al Mestalla di Valencia si gioca il playoff di Champions League fra la squadra locale e il Monaco. Cioè due club pienamente sotto la sfera d’influenza di Jorge Mendes. Il Valencia è proprietà di Peter Lim, socio d’affari di Mendes nonché compare d’anello dell’agente in occasione delle recenti nozze religiose con la signora Sandra Barbosa. Il Monaco è proprietà dell’oligarca russo Dmitri Rybolovlev, che ha fatto di Mendes il proprio consulente di mercato a partire dall’estate 2013.

Peter Lim

Peter Lim

Dmitry Rybolovlev

Dmitry Rybolovlev

Il giorno della partita il quotidiano sportivo francese L’Equipe pubblica uno schema in cui si mostra come le due squadre mettano assieme 19 tesserati (fra calciatori, allenatori e dirigenti) riconducibili a Jorge Mendes. Non viene menzionato l’allenatore del Monaco, Leonardo Jardim, che in passato era stato dato in orbita Mendes ma adesso è assistito da un altro agente portoghese, Nelson Almeida. Al Mestalla scendono in campo 9 calciatori targati Jorge Mendes. La gara finisce 3-1 per gli spagnoli, ma i giornali parlando più del match Mendes vs Mendes che di Valencia-Monaco. Ci sarebbero tutte le condizioni per fare di quella gara un trionfo personale di Jorge Almighty Mendes. E invece per lui quel Valencia-Monaco è una disdetta: perché, in attesa della gara di ritorno, la sola cosa certa è che uno dei suoi due club non parteciperà alla fase a gironi della Champions League.

GIOVEDI’ 20 AGOSTO

Appena il tempo di mettere in archivio l’andata del play off contro il Monaco, e il Valencia realizza una cessione clamorosa. Il difensore centrale argentino Nicolas Otamendi viene ceduto al Manchester City per una cifra che all’unanimità viene definita lunare: 45 milioni. Chi ha negoziato l’affare? Ovviamente Jorge Mendes. E che il ruolo del superagente portoghese nel trasferimento del calciatore dovesse essere decisivo si sapeva già da giugno. A rivelarlo era stato l’agente di Otamendi, Eugenio López. Che in quei giorni diceva di dover negoziare il trasferimento del suo assistito non con Peter Lim, ma con Jorge Mendes . In Spagna, per sostituire Otamendi, dovrebbe giungere dal Manchester City il difensore franco-congolese Eliaquim Mangala. Per il quale l’anno prima il Manchester City aveva compiuto un’altra spesa folle: 40 milioni.

Nicolas Otamendi

Nicolas Otamendi

Eliaquim Mangala

Eliaquim Mangala

Indovinate un po’ chi è l’agente di Mangala? Ovviamente Jorge Mendes. Però Mangala rifiuta di lasciare Manchester, dunque c’è una casella da coprire. Si provvederà. Intanto però Jorge Mendes continua a mettere le mani sulla cantera del Benfica. Nei mesi scorsi la cosa era già stata segnalata (si veda qui e qui). Ma adesso il quotidiano O Jogo avverte che l’incetta dei migliori giovani talenti benfiquisti prosegue. Tutti i più promettenti dell’accademia di Seixal sono ormai sotto il controllo del superagente. Che sta anche aiutando il Benfica a piazzare in Inghilterra l’argentino Nico Gaitan, nonostante l’agente del calciatore sia José Iribarrén. Gli encarnados si sono momentaneamente liberati anche di un calciatore uruguayano arrivato a gennaio e rivelatosi superfluo: Jonathan Rodriguez. A prenderselo in carico è il Deportivo La Coruña, altro club mendesizzato il cui presidente è l’amico Augusto Lendoiro.

Jonathan Rodriguez

Jonathan Rodriguez

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

VENERDI’ 21 AGOSTO

Si diffonde la notizia che il Benfica ha acquistato l’argentino Bruno Zuculini. Calciatore di proprietà del Manchester City e dal curriculum imbarazzante. Da quando è approdato in Europa nel 2014 ha giocato zero partite in campionato coi Citiizen, una col Valencia di Nuno Espirito Santo (allenatore della scuderia di Jorge Mendes), e poi otto col derelitto Cordoba nella scorsa stagione di Liga spagnola.

Bruno Zuculini

Bruno Zuculini

Nuno Espirito Santo

Nuno Espirito Santo

Anche al Cordoba la colonia mendesiana è nutrita. Vi trova spazio pure Bebé, uno dei più grandi bluff che il calcio annoveri, giudicato all’unanimità il peggior acquisto di sempre nella storia del Manchester United.

Bebé

Bebé

Bebé non è soltanto un assistito di Mendes. Secondo quanto rivelato dalla rivista popolare Flash! è anche il fidanzato di Marisa Mendes, figlia di primo letto di Jorge (potete sfogliare e scaricare qui l’intero fascicolo della rivista).

La copertina del numero di Flash. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

La copertina del numero di Flash!. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

Marisa Mendes

Marisa Mendes

Bebé adesso è di nuovo in Spagna, prestato al Rayo Vallecano. Chi è proprietario del suo cartellino? Il Benfica. Ma venerdì 21 agosto è anche il giorno di un altro derby mendesiano: quello fra il Rio Ave, definito da Eurosport il Mendes FC  e lo Sporting Braga che non è certo da meno. Vince il Rio Ave per 1-0, e il gol è firmato dall’egiziano Ahmed Hassan, attaccante che ha vissuto un’estate particolare. Era stato portato al Benfica assieme a altri due giocatori del Rio Ave: Ederson e Diego Lopes. Tutti marcati Jorge Mendes. Purtroppo dalle visite mediche risulta che Hassan abbia un problema cardiaco, e dunque il giocatore viene rimandato indietro. Ottiene di nuovo l’abilità e torna in campo. Il gol contro il Braga suggella il suo recupero.

Ahmed Hassan comunica col suo agente

Ahmed Hassan comunica col suo agente

SABATO 22 AGOSTO

All’improvviso il trasferimento di Zuculini al Benfica salta. Pare che i dirigenti encarnados abbiano chiesto in giro e non siano rimasti per niente convinti delle referenze. C’è pure che il club decide di puntare su uno dei giovani di Seixal: Renato Sanches, che ha appena firmato un contratto valido fino al 2021 con clausola rescissoria da 45 milioni. Superfluo dire che l’agente di Renato Sanches è Jorge Mendes.

Renato Sanches

Renato Sanches

DOMENICA 23 AGOSTO

Jorge Mendes riposò

LUNEDI’ 24 AGOSTO

Sono i giorni di Renato Sanches, 18 anni da appena sei giorni e già pronto al grande salto. Viene promosso titolare nel Benfica B e si allena con la squadra maggiore. Si parla già del ruolo che potrebbe ricoprire nella formazione encarnada: quello attualmente ricoperto da Pizzi. Che è un altro cliente di Jorge Mendes, ormai capace di garantire all’interno di una squadra il ricambio in un singolo ruolo.

Anche Pizzi comunica col suo aagente

Anche Pizzi comunica col suo agente

A dire il vero, in questa fase di onnipotenza il senhor Jorge Mendes è costretto pure a incassare qualche smacco. Il no di Mangala al trasferimento a Valencia è un brutto colpo, ma è soprattutto dal settore portieri che arrivano i segnali meno incoraggianti. Rui Patricio, portiere dello Sporting Clube de Portugal e della nazionale, prende finalmente la decisione che era nell’aria da mesi: molla Jorge Almighty Mendes per affidarsi alla Proeleven di Carlos Gonçalves, definito “agente emergente” in Portogallo e caratterizzato per uno stile pubblico schivo che è l’opposto dell’Almighty.

Rui Patricio

Rui Patricio

Carlos Gonçalves

Carlos Gonçalves

Ma il vero flop rischia di arrivare con David De Gea, portiere del Manchester United e della nazionale spagnola. Il ragazzo ha un contratto in scadenza nel 2016 e una ferma volontà di andare al Real Madrid. Secondo una fonte solitamente ben informata come la testata spagnola El Confidencial, è stato proprio per raggiungere questo obiettivo che De Gea è diventato tempo fa un cliente di Mendes dal 2012. E sempre da quella fonte si viene a sapere di un’ipotesi da Teoria del Complotto: sarebbe stato Jorge Almighty a manovrare per il trasferimento di Iker Casillas al Porto, per fare in modo che si liberasse una casella al settore portieri nella rosa del Real Madrid. Qualcuno si stupirebbe di scoprire che sia cosa vera?

David De Gea

David De Gea

Iker Casillas

Iker Casillas

Il problema è che la trattativa non si conclude. Il Real non ha intenzione di spendere cifre impegnative per un portiere che a giugno del 2016 sarà libero a zero euro, e nel frattempo il Manchester United è già andato oltre De Gea affidando il ruolo all’ex doriano Sergio Romero, cliente di Mino Raiola. Il risultato è che De Gea si ritrova nel limbo, e adesso minaccia un gesto clamoroso: licenziare Jorge Almighty Mendes se questi non dovesse portarlo al Real Madrid. Si tratterebbe di un evento clamoroso, uno di quei passaggi che portano a de-classificare un personaggio da onnipotente a semplice potente. Sarà il motivo principale per cui Jorge Almighty Mendes si sta sbattendo per concludere felicemente il Dossier De Gea, ma in questo lunedì egli è ormai proiettato verso il ritorno del suo personale derby europeo: Monaco-Valencia, in calendario peer la sera dell’indomani. Giusto nel pomeriggio di lunedì si diffonde la voce che il Valencia potrebbe acquistare Aymen Abdennour, difensore centrale del Monaco. Potrebbe essere lui il sostituto di Otamendi. E su questa mossa di mercato la si può pensare come si vuole, ma certamente è una cosa inopportuna che se ne parli a poche ore dalla gara di ritorno fra le due squadre con in palio un posto nella fase a gironi della Champions. Da precisare che Abdennour non fa parte della scuderia di Jorge Almighty Mendes. E tuttavia, chi è il soggetto che sta pressando affinché l’affare si concluda? Lascio che sia L’Equipe a svelare il segreto di Pulcinella.

Aymen Abdennour

Aymen Abdennour

MARTEDI’ 25 AGOSTO

I derby di Jorge Mendes non finiscono mai. Quello fissato per la serata di oggi è Monaco-Valencia di Champions League, iniziato mercoledì scorso. Stavolta vince 2-1 il Monaco, ma alla squadra del Principato non basta per accedere alla fase a gironi. C’è pure un altro derby di Jorge Mendes che continua: quello iniziato venerdì scorso fra Rio Ave e Sporting Braga. Forse avevate creduto che si fosse chiuso con la vittoria del Rio Ave per 1-0 siglata dal gol di Hamed Hassan. E invece quel derby prosegue in amicizia e affari, perché il Rio Ave si appresta a cedere un calciatore allo Sporting Braga. Chi è costui? Hamed Hassan, che va a vestire la maglia della squadra di  cui aveva decretato la sconfitta solo quattro giorni prima. Tranquilli signori, è tutto regolare. Come sempre.

MERCOLEDI’ 26 AGOSTO

Monaco eliminato, Monaco rimaneggiato. Il club di Rybolovlev decide di cedere all’offerta del Paris Saint Germain per Layvin Kurzawa, ma prima ancora che l’affare si concluda ha già in casa il sostituto: Fabio Coentrao, in scadenza di contratto nel 2019 col Real Madrid e piazzato in retrovia fra le preferenze di Rafa Benitez.

Laywin Kurzawa

Laywin Kurzawa

Fabio

Fabio “Hair” Coentrao

Coentrao arriva in prestito fino alla fine della stagione. Credo d’insultare la vostra intelligenza se specifico che l’agente del cotonatissimo terzino portoghese è Jorge Mendes.

GIOVEDI’ 27 AGOSTO

Hamed Hassan è ufficialmente un calciatore dello Sporting Braga. Contratto da 5 anni per il giocatore, e 700 mila euro per lo Sporting Braga che acquista il 50% dei diritti. Il restante 50% è diviso fra il Rio Ave e… indovinate un po’? La cifra di 700 mila euro per metà Hassan è impegnativa per lo Sporting Braga. Che però si rifà immediatamente vendendo il difensore centrale Aderlan Santos per una cifra parecchio generosa: 9,5 milioni.

Aderlan Santos

Aderlan Santos

La società acquirente? Il Valencia, giusto per fare un nome fin qui mai incontrato. C’era da coprire il vuoto lasciato da Otamendi, e comunque la pista che porta a Abdennour del Monaco non è ancora abbandonata mentre concludo la stesura di questo post. Anzi, le ultime notizie dicono che pure questa trattativa starebbe per andare a conclusione. Restano invece poco chiari i contorni dell’affare relativo a Aderlan Santos. Il quotidiano O Jogo riferisce che anche in questo caso il Braga è in possesso del 50%, ma non è nemmeno chiaro quanto il club arsenalista incasserà. Il restante 50% è nelle mani di non meglio specificati “investitori”. L’articolo riferisce pure che la trattativa “si è avvalsa della partecipazione di Jorge Mendes”. La vera notizia sarebbe stata se Jorge Mendes non fosse stato coinvolto. Da titolo di prima pagina sul New York Times.

Quella che vi ho descritto è una Settimana da Jorge Mendes. E non si tratta di una settimana d’eccezione, ma piuttosto è una regola. Specie durante le sessioni di calciomercato. Jorge Almighty Mendes può tutto, e dove non riesce s’inventa qualcosa. Alla fine vince sempre lui. Quanto al calcio, quello è morto già da un pezzo.

Post Scriptum delle ore 23.29: avevo pubblicato questo post da meno di due ore, quando è giunta la notizia ufficiale dell’ingaggio di Abdennour da parte del Valencia. La settimana lunga di Jorge Mendes non finisce mai.

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Campaňa, lo showman Ferrero e i misteri del calciomercato doriano

José Campaña

José Campaña

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

Per i tifosi del Porto è stata un’apparizione. Venerdì 19 dicembre, in occasione dell’ultima gara di campionato prima della sosta di fine anno, sono finalmente riusciti a vedere in campo José Campaňa, centrocampista spagnolo classe 1993 giunto al club dei Dragoes all’ultimo giorno della scorsa sessione estiva di calciomercato. Arrivato in Portogallo con l’etichetta di pupillo del basco Julen Lopetegui, l’allenatore portista che da CT dell’Under 21 spagnola lo ha avuto alle proprie dipendenze, Campaňa fino a quel momento non aveva mai messo piede in campo.

Julen Lopetegui

Julen Lopetegui

Di più: in tre mesi e mezzo di permanenza al Porto gli era stata riservata soltanto una convocazione. Era accaduto il 5 dicembre in occasione della trasferta a Coimbra contro l’Academica, quando il centrocampista sivigliano aveva assistito alla vittoria 3-0 dei suoi compagni. Per riuscire a vederlo in campo è stato necessario che fossero indisponibili i due giocatori scelti a inizio stagione da Lopetegui per il ruolo di trinco, che nello slang calcistico portoghese indica il mediano di regia che si piazza davanti alla difesa a distribuire il gioco: il brasiliano Casemiro, in prestito dal Real Madrid nonché controllato da Doyen Sport Investments, assente per squalifica; e il giovanissimo Ruben Neves (classe 1997), messo fuori causa fino al termine di gennaio da una distorsione al ginocchio destro rimediata il 10 dicembre durante la gara di Champions sul campo dello Shakhtar Donetsk.

Casemiro

Casemiro

Ruben Neves

Ruben Neves

Ma nemmeno le assenze del titolare e della riserva nel ruolo di trinco sarebbero sufficienti per garantire il posto in campo a Campaňa, come dimostrano alcune scelte fatte nel corso di questo primo scorcio di stagione da Lopetegui. Che in altre occasioni aveva preferito adattare al ruolo i difensori centrali (a turno: lo spagnolo Ivan Marcano, l’olandese Bruno Martins Indi, e il quasi desaparecido messicano Diego Antonio Reyes) piuttosto che ricorrere al giovane sivigliano. Dunque, per riuscire a vedere in campo l’ex Under 21 è stato necessario che l’avversario del Porto fosse una squadra in caduta libera nel campionato portoghese: il Vitoria Setubal, reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei gare. Sulla panchina dei sadinos siede Domingos Paciencia, che con l’allenatore portista Julen Lopetegui condivide una caratteristica: entrambi sono molto amici di Jorge Mendes, il più potente broker del calcio globale. Ma questo è soltanto un dettaglio.

Domingos Paciencia

Domingos Paciencia

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Come era prevedibile, il Porto stravince (4-0) senza nemmeno forzare. Campaňa gioca discretamente 74 minuti di una partita dai ritmi blandi, poi a causa di un affaticamento muscolare lascia il posto all’ex pescarese Juan Fernando Quintero, la cui metà è stata riscattata dal Porto giusto il giorno prima per 4,5 milioni.

Juan Fernando Quintero

Juan Fernando Quintero

Dunque, finalmente il centrocampista spagnolo mette nel curriculum la prima presenza in campo nel corso di questa stagione 2014-15. E registrato il dato è lecito porsi alcune domande. La più banale riguarda il se e il quando sarà possibile rivederlo in campo. Ma soprattutto c’è da chiedersi perché mai la Sampdoria abbia investito soldi in questo giocatore di dubbio valore, che viene sballottato da un club all’altro senza lasciare traccia. Perché in ciò consiste il dettaglio di maggior interesse: questo fantasma dei campi e dei campionati europei è dallo scorso luglio un calciatore di proprietà del club presieduto da Massimo Ferrero, e si trova al Porto in prestito. Ma a questo punto è necessario tornare indietro e mettere in fila un po’ di dettagli.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

José Ángel Gómez Campaňa cresce nel Siviglia, facendo la trafila tra la squadra B e quella principale. Con quest’ultima mette insieme 20 presenze fra il 2011 e il 2013, giusto il periodo in cui il club andaluso entra nell’orbita di Doyen Sport Investments. L’agenzia che lo rappresenta e ne cura gli interessi è la Promoesport, fondata e presieduta da un ex calciatore: José Rodriguez Baster, meglio noto come Rodri.

José Rodriguez Baster "Rodri"

José Rodriguez Baster “Rodri”

Promoesport è non soltanto una potente agenzia che cura gli interessi di un centinaio di calciatori, fra cui l’ex viola e juventino Felipe Melo attualmente al Galatasaray, quattro calciatori del Siviglia (Denis Suarez, Iago Aspas, Aleix Vidal e José Antonio Reyes), il portiere Diogo Alves del Valencia, e così via fino a arrivare a Antonio Luna Rodriguez meglio noto come Luna, giunto la scorsa estate al Verona dall’Aston Villa e mai sceso in campo (nemmeno in caso di epidemie nello spogliatoio gialloblu) durante le prime sedici giornate di campionato.

Felipe Melo

Felipe Melo

Antonio Luna Rodriguez

Antonio Luna Rodriguez

L’agenzia capitanata da Rodri opera anche da fondo d’investimento, e dal 2013 è entrata nella proprietà di un club calcistico. Come fondo d’investimento ha piazzato un proprio calciatore all’Elche, club della Liga spagnola pesante crisi economica. Il calciatore in questione è l’olandese Garry Mendes Rodrigues, un’ala che nel 2013 ha accettato l’offerta di vestire la maglia della nazionale di Capo Verde. Un carneade che prima di arrivare in Spagna era partito dagli olandesi del Den Haag (dove non ha mai sommato una presenza) per poi passare dal Dordrecht e dal Levski Sofia. L’Elche aveva bisogno di un centravanti, Mendes Rodrigues è un attaccante esterno che porta in dote una buona media gol registrata in Bulgaria: 14 in 36 gare. Ma la Liga è altra cosa, e infatti lì l’olandese-capoverdiano mette a segno un solo gol in 10 partite giocate.

Garry Mendes Rodriguez

Garry Mendes Rodriguez

Quanto al club entrato nell’orbita di Promoesport, si tratta del Gimnastic Tarragona, meglio noto anche come Nastic, di cui l’agenzia ha acquistato il 10% nel 2013. Da notare che proprio dal Nastic passa Garry Mendes Rodriguez prima di andare all’Elche, attraverso un’operazione che a tutti gli effetti è una triangolazione. Il che conferma una volta di più la tesi da me esposta in un post pubblicato a ottobre: la messa al bando delle terze parti voluta dalla Fifa è una farsa, perché gli attori dell’economia calcistica parallela globale si sono già attrezzati comprando club minori da usare come sponde per triangolare calciatori.

Dalle sommarie informazioni che ho riportato su Promoesport emerge un legame privilegiato col Siviglia, club che ha fitti rapporti (sebbene a fasi alterne) anche con Doyen Sport Investments. Ma nel caso dell’agenzia guidata da Rodri siamo oltre l’alleanza d’affari. Sbirciando nel sito di Promoesport si scopre infatti che fra gli agenti figura Adrián Del Nido. Cioè il figlio terzogenito dell’ex presidente del club andaluso, José Maria Del Nido.

José Maria Del Nido

José Maria Del Nido

Adrian Del Nido

Adrian Del Nido

Costui si è dimesso dalla presidenza del Siviglia nel dicembre del 2013. Motivo? Una condanna a 7 anni di carcere, sentenza definitiva emessa dal Tribunal Supremo, giunta al termine del processo sul cosiddetto Caso Minutas. Succedeva che Del Nido senior, da avvocato del comune di Marbella (lo stesso di cui fu sindaco per decenni l’ex presidente dell’Atletico Madrid, Jesus Gil y Gil, altro galantuomo), fatturasse parcelle spropositate. Per un totale di 2,7 milioni di euro, a pagamento di servizi che la corte ha giudicato innecessarios. Dal 7 marzo 2014 Del Nido senior è ospite delle regie galere. Una sua domanda d’indulto è stata rigettata lo scorso novembre. E poiché buon sangue non mente, anche il figliolo Adrián ha avuto qualche noia con la giustizia. A aprile 2010 a Siviglia, la sera del Sabato Santo, un’auto nella quale Del Nido junior viaggiava investì e uccise due donne, Patricia Alfaro e Almudena González, a un semaforo del Paseo de Colon. Il veicolo sfrecciò alla velocità di 128 chilometri orari, e dopo aver centrato le due donne proseguì imperterrito. Si fermò soltanto perché speronato da un taxi. Alla guida si trovava un giovane di nome Fernando Vargas. Che al controllo di polizia risultò in stato d’ebbrezza, nonché sprovvisto di patente.

I vani soccorsi a una vittima dell'incidente del Paseo de Colon a Siviglia

I vani soccorsi a una vittima dell’incidente del Paseo de Colon a Siviglia

Fernando Vargas

Fernando Vargas

Del Nido junior scansò l’accusa di omissione di soccorso, mentre Vargas è stato condannato nel 2011 a sei anni e mezzo di carcere e 4.320 euro di multa. Il mancato pagamento di quest’ultima è costato a Vargas, nel 2013, un ulteriore anno di detenzione.

Ovvio che Del Nido junior, una volta diventato agente di calciatori, prenda immediatamente a realizzare affari col Siviglia di Del Nido senior. In particolare suscita perplessità il caso dell’anglo-kosovaro Alban Banjaku. Che passa dalle giovanili dell’Arsenal e approda a Siviglia grazie all’intermediazione di Del Nido junior. E da lì se ne perde le tracce. Secondo la pagina di Wikipedia, la sua ultima destinazione sconosciuta è lo Slavia Praga. Ciò che invece non risulta dalla pagina di Transfermarkt, secondo cui il calciatore si trova attualmente al Derby County. Di sicuro c’è che nessuno lo ha mai visto scendere in campo nelle file di questi club.

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell'Arsenal

Alban Banjaku con la maglia delle giovanili dell’Arsenal

Avendo alle spalle l’agenzia di Rodri e Del Nido junior, José Campaňa giunge a luglio 2013 alla Sampdoria. Il suo curriculum è per niente entusiasmante. Due stagioni al Siviglia in cui mette insieme 20 partite, quasi sempre da subentrato. Poi, nel 2013-14, per 2 milioni di euro giunge il passaggio agli inglesi del Crystal Palace, dove il centrocampista gioca 6 delle prime 8 gare di Premier League per poi finire ai margini. A gennaio 2014 viene ceduto in prestito in Bundesliga, per contribuire alla salvezza del Norimberga. Che infatti retrocede. A giugno Campaňa torna al Crystal Palace, e è dal club inglese che la Sampdoria lo preleva a luglio. Si tratta del primo acquisto della gestione di Massimo Ferrero. Un’acquisizione a titolo definitivo per una cifra che in un primo momento viene indicata dal sito della BBC come undisclosed, riservata. In seguito l’ammontare della transazione viene reso noto: 1,8 milioni di euro (confermato da Transfermarkt), e contratto quadriennale con ingaggio da 400 mila euro annui al calciatore. Il Crystal Palace realizza una minusvalenza di 200 mila euro, mentre 60 mila vanno al Siviglia per non meglio specificati diritti. Il centrocampista spagnolo compie tutto il precampionato con la squadra di Sinisa Mihajlovic, e siede in panchina nella prima gara di campionato che i blucerchiati pareggiano 1-1 a Palermo il 31 agosto. Ma poi due giorni dopo, all’improvviso, il centrocampista spagnolo viene ceduto in prestito al Porto.

Si tratta di una mossa di mercato parecchio strana, e per almeno due motivi. In primo luogo, il Porto è un club dell’élite europea, regolare frequentatore della Champions League e parecchio rinforzato durante l’estate (con massiccio uso di calciatori provenienti da fondi d’investimento): cosa se ne fa, un club di questo rango, di un calciatore che non riesce a guadagnarsi il posto da titolare nella Sampdoria? Ma è soprattutto l’altro aspetto a destare perplessità: la Sampdoria a luglio investe su un calciatore 1,8 milioni, assicurandogli un quadriennale da 400 mila euro a stagione (cioè 1 milione e 600 mila), e ai primi di settembre lo dà via in prestito. Come mai? Mistero. Un cronista del Secolo XIX, commentando la transazione, ha l’ardire di sostenere che, comunque vada a finire l’esperienza portoghese di Campaňa, per la Sampdoria sarà comunque un affare. Motivo? Se il Porto deciderà di riscattare il calciatore, la cifra prefissata sarà di 3 milioni con plusvalenza da 1,2 milioni per il club blucerchiato; se invece deciderà di non riscattarlo, il valore di Campaňa sarà comunque accresciuto dalla stagione coi Dragoes. Argomentazione molto debole. Perché il Porto, come lo stesso cronista rimarca, non è obbligato a riscattare il centrocampista spagnolo, e perché un Campaňa così poco utilizzato tornerà a Genova svalutatissimo. E dunque?

Gli interrogativi aumentano leggendo la notizia di calciomercato contenuta nello stesso articolo del Secolo XIX, nel passaggio in cui si dice che il dirigente doriano Riccardo Pecini “ha strappato alla concorrenza di tanti club europei” il ventenne montenegrino Luka Djordjevic.

Luka Djordjevic

Luka Djordjevic

Non so quale concorrenza abbia dovuto battere Pecini per convincere lo Zenit San Pietroburgo a dare il calciatore alla Samp. Di sicuro c’è che Djordjevic in Russia aveva giocato una sola partita, e che da quando si trova alla Samp non è mai stato nemmeno convocato in campionato. Per lui soltanto 24 minuti contro il Brescia in Coppa Italia. Cosa è venuto a fare a Genova?

È un mercato davvero misterioso quello condotto in estate da Massimo Ferrero. Che dal canto suo, come racconta Gianfrancesco Turano dell’Espresso, non ha tirato fuori un centesimo per prendere la Sampdoria. I Garrone gli hanno consegnato una società senza debiti, e un’ossatura di squadra che per sette-otto undicesimi sta tirando la carretta egregiamente in questa stagione assieme a Sinisa Mihajlovic, anch’egli blucerchiato già prima dell’arrivo di Ferrero. Dovevano essere proprio stufi di calcio, i Garrone. Anche se a dire il vero non se n’era avuto sentore, fino al giorno in cui il passaggio di consegne è avvenuto. Chissà se adesso hanno smesso d’interessarsi di calcio, e se si siano improvvisamente appassionati al curling o al lancio del formaggio. Ma quali sono stati gli altri acquisiti estivi di Ferrero? Presto detto. Tre milioni per Gonzalo Bergessio dal Catania, rivelatosi fin qui un bidone. Scambio di comproprietà con la Juventus, con Stefano Beltrame in blucerchiato e Vincenzo Fiorillo in bianconero: 2 milioni ciascuno, per un’operazione di ginnastica contabile che si è risolta nello smistamento di Beltrame al Modena e di Fiorillo al Pescara. C’è poi il ritorno da Verona di Cacciatore. Il prestito dal Palermo di Emiliano Viviano, portiere sopravvalutato che infortunandosi ha restituito il posto da titolare a Sergio Romero, vicecampione del mondo con l’Argentina finito in panchina perché il club doriano non era riuscito a cederlo in estate. E il prestito oneroso di Alessio Romagnoli, giunto dalla Roma per 500 mila euro, con opzione di riscatto fissata a 2 milioni per la Sampdoria e controriscatto a favore dei giallorossi per 750 mila euro. Denaro che gira e rigira.

Alessio Romagnoli

Alessio Romagnoli

Infine, quando si parla dello scambio realizzato col Parma, ecco che salta fuori un nome che per chi ha letto il mio Gol di rapina è una vecchia conoscenza: a Genova arriva Djamel Mesbah, mentre a Parma viene mandato l’argentino Juan Antonio, a sua volta immediatamente smistato al Feralpi Salò. Juan Antonio è uno dei cinque calciatori del River Plate acquistati nel 2006 dalla HAZ di Pini Zahavi tramite il Locarno. Gli altri quattro rispondono ai nomi di Gonzalo Higuain, Fernando Belluschi, Augusto Fernandez, e Mateo Musacchio. Dal Parma arriva anche Marco Marchionni, che alla si sta godendo un sereno pre-pensionamento. Per lui soltanto 77′ minuti in campo contro il Chievo, poi panchina fissa. Non è dato sapere se e quanto sia costato.

Questo il mercato estivo condotto da Ferrero. E adesso che ci si approssima a quello invernale, ecco il botto al di sotto di ogni sospetto. Dall’Estudiantes arriva il promettente ventenne Joaquin Correa.

Joaquin Correa

Joaquin Correa

Sulle sue piste era dalla scorsa estate il Benfica, altro club compromesso con terze parti e fondi d’investimento. Ma poi sbuca la Sampdoria e lo acquista per 10 milioni. Soldi suoi? Si direbbe proprio di no. Non è un mistero che l’acquisto avvenga tramite un fondo d’investimento, dietro il quale si muoverebbe il Manchester City. Si tratterebbe di una pratica vietata, ma la Samp e il suo esuberante presidente si prestano. Correa transiterà da Genova e poi andrà altrove. Più o meno come Campaňa. E intanto Manolo Gabbiadini, che della Samp attuale è un valore sicuro, si appresta a partire. Sarebbe bello sapere quale sia la logica di tutte queste strampalate mosse di mercato. E ancor più bello sarebbe che fosse proprio Ferrero a spiegarle. Magari nel modo che piace a lui: frizzante. Ci racconti pure, presidente. E se vuole lo faccia anche coprendosi il capo usando a mo’ di kefiah col vessillo doriano, o indossando soltanto un perizoma tempestato di strass. Ma lo faccia, dando ancora una volta corso al suo talento da showman. Perché se dovesse tacere giusto stavolta, sarebbe davvero una pessima cosa. Significherebbe che il suo senso dello spettacolo funziona soltanto quando non nuoce a lei. E che la sua Samp è pronta a fare un bel gemellaggio col Football Club Locarno.

Massimo Ferrero

Massimo Ferrero

La finanza creativa del Porto, il Fair Play Finanziario e gli stadi privati: una storia a beneficio dei modernizzatori del noantri

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Grande e opportuna invenzione quella del Fair Play Finanziario voluta dall’Uefa. Afferma il principio per cui ogni club deve mantenere una gestione economicamente sostenibile non soltanto perché lo impongono ovvii criteri aziendali, ma soprattutto perché la logica della gestione a debito pone spesso le condizioni della concorrenza sleale: alcuni club si indebitano per mettere in campo squadre più forti, e quelle squadre più forti battono squadre allestite in modo meno competitivo perché i loro club sono stati più attenti alla sana gestione economico-finanziaria. Il che provoca due pessimi effetti: che i risultati del campo finiscono col premiare le squadre viziose a scapito di quelle virtuose, e che attraverso la distribuzione delle risorse generata dai risultati del campo il divario fra squadre viziose e virtuose aumenta a beneficio delle prime, facendo così passare l’idea che nel calcio l’indebitamento è giustificato se porta al successo sportivo. Dunque, l’invenzione di un sistema che rimetta al centro la sostenibilità economico-finanziaria dei club attraverso il rispetto di rigidi parametri è una misura da accogliere positivamente.

Purtroppo quest’invenzione rischia d’essere vanificata. Gli escamotage per aggirarla si moltiplicano, a cominciare da quello delle sponsorizzazioni per cifre esorbitanti, erogate da aziende controllate dalle holding proprietarie del club. Ha provato a battere questa via il Paris Saint Germain, che nel 2013 ha messo a bilancio un contratto quadriennale di sponsorizzazione a cifre lunari; 175 milioni di euro l’anno. Versati dalla Qatar Tourism Authority, cioè un’agenzia dipendente dallo stesso governo che è proprietario del club parigino.

Giocatori del Paris-Saint Germain si allenano sotto lo sguardo dei proprietari

Giocatori del Paris-Saint Germain si allenano sotto lo sguardo dei proprietari

In questo caso il tentativo è andato a vuoto, bocciato lo scorso maggio dal Club Financial Control Body (CFCB) dell’Uefa. Troppo spudorata l’operazione, troppo evidente che quell’imponente iniezione di denaro non fosse il frutto di un’attività di marketing del club, ma piuttosto una partita di giro attivata dalla proprietà. Che in questo caso è uno dei soggetti più ricchi al mondo. L’esatto opposto del fair play, dunque. Finanziario o sportivo che sia. È andata a finire che il PSG, unitamente al Manchester City, si è visto comminare una multa record da 60 milioni di euro per non aver rispettato il parametri del FFP.

E tuttavia, il fatto che un’operazione come quella tentata dal PSG sia stata stoppata dall’organo di controllo dell’Uefa non scongiura l’eventualità di vederne varare altre, non meno spericolate in termini di creatività finanziaria. Fra esse merita certamente menzione quella approvata lo scorso 2 ottobre dall’assemblea dei soci del Porto.

FC Porto

Un club che si trova in situazione parecchio strana. In estate ha condotto una campagna trasferimenti dagli effetti paradossali. Come si può leggere nella pagina di Transfermarkt dedicata ai Dragoes, il saldo fra acquisti e cessioni della sessione estiva è positivo per 48,40 milioni di euro. Ma il dato ottenuto è la mera differenza fra i prezzi nominali di acquisti e cessioni. Ben altre sono le cifre effettive se si va a disboscare la selva delle third party ownership (TPO) in cui si trova imprigionato il parco giocatori del club, o se si scala dalle cifre incassate le quote incassate dai fondi d’investimento detentori di diritti economici sui calciatori ceduti. Ai promiscui intrecci evidenziati dal Porto nel corso della scorsa sessione di calciomercato ho dedicato due post, riguardanti la cessione del nazionale francese Eliaquim Mangala al Manchester City e l’acquisto del nazionale algerino Yacine Brahimi dal Granada. Riguardo a quest’ultimo, bisogna aggiungere un aggiornamento rispetto a quanto si metteva in evidenza nel post precedente. In quell’occasione facevo notare come il Porto avesse acquistato Brahimi per 6,5 milioni per poi cederne immediatamente una quota di ottanta per cento dei diritti economici a Doyen Sports Investments per 5 milioni. Con perdita secca di 200 mila euro nei due soli giorni trascorsi fra acquisto dal Granada e cessione in quota a Doyen dato che, avendo come base i 6,5 milioni pagati per assicurarsi il calciatore, l’ottanta per cento avrebbe dovuto valere 5,2 milioni. Ebbene, all’inizio di questo mese di novembre si è venuto a sapere che qualora il Porto volesse ricomprare la quota di Brahimi in possesso di Doyen dovrebbe sborsare 8 milioni di euro. È ciò che riporta il periodico algerino Le buteur. E se davvero questa eventualità si verificasse, si avrebbe questo complicato computo di dare e avere: 1) il Granada della famiglia Pozzo rimane coi suoi 6,5 milioni, anche se le fonti spagnole citate nel post precedente parlano di un affare orchestrato fin dall’inizio da Doyen; 2) Doyen lucrerebbe 3,2 milioni, cioè i 3 di plusvalenza fra acquisto e rivendita (da -5 a + 8), più i 200 mila di svalutazione del giocatore in soli due giorni; 3) il Porto si vedrebbe gravare un costo di 9,7 milioni per un calciatore che avrebbe dovuto costargli 6,5 milioni. La cifra è così ricavata: 1,5 milioni passivi dati dal passaggio del cartellino dal Granada al Porto e poi in quota al Doyen (differenza fra i 6,5 milioni sborsati e i 5 incassati), più gli 8 sborsati per ricomprare un proprio calciatore, più i 200 mila euro di svalutazione effettuata al momento di cedere l’ottanta per cento di Brahimi al Doyen. Alle strette: Doyen lucra 3,2 milioni, il Porto ne sperpera altrettanti. Tutto regolare?

L’interrogativo si ripresenta ogni volta che ci s’imbatte in transazioni fatte apposta per alimentare l’economia parallela del calcio globale. In questo senso, la campagna trasferimenti condotta dal Porto in estate è stata un campionario dell’economia parallela, con Jorge Mendes e Doyen Sports Investments a orchestrare ogni mossa.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

A partire dalla scelta dell’allenatore, il basco Julen Lopetegui, ex ct dell’Under 21 spagnola ma soprattutto cliente di Jorge Mendes.

Julen Lopetegui

Julen Lopetegui

Il risultato è che la rosa dei Dragoes è stata riempita di calciatori spagnoli o comunque provenienti dalla Liga, tanto da meritarsi il non benevolo appellativo di Portuňol dalle tifoserie rivali. Fra i tanti arrivi spicca quello, costosissimo, di Adrian Lopez dall’Atletico Madrid: 11 milioni per acquistare il 60 per cento dei diritti economici.

Adrian Lopez

Adrian Lopez

Un acquisto che fin qui si è rivelato un fallimento. Molta panchina, qualche spezzone di gara per un totale di 8 presenze fra campionato e Champions, e soprattutto il trauma d’essere fischiato a ripetizione dai propri tifosi in occasione della gara giocata sul campo dell’Estoril. Subito dopo quella gara si è fatta largo l’ipotesi che il calciatore venga ceduto in prestito a gennaio. Ma intanto gli 11 milioni sono stati spesi, e certamente già svalutati.

Gli esempi riportati fanno capire quanto grande possa essere lo scarto fra il saldo positivo nominale fatto segnare dal Porto alla chiusura della sessione estiva di calciomercato, e il saldo reale con le relative conseguenze sul bilancio. Che infatti ai primi di ottobre presenta un rosso di 37 milioni di euro. Dato allarmante non soltanto per il bilancio in sé, ma anche e soprattutto perché mette il club fuori dai parametri del Fair Play Finanziario. Come risolvere la situazione? Nessun problema, perché le vie della finanza creativa sono infinite. E quella imbroccata dall’assemblea dei soci tenuta il 2 ottobre è una soluzione tanto ingegnosa quanto intricata. Viene infatti deciso che il Porto inteso come club calcistico comprerà azioni emesse per 37,5 milioni dal Porto inteso come SAD (Sociedad Anonima Desportiva, denominazione portoghese per indicare la formula della Spa applicata al calcio). Vi siete confusi? Forse perché non avete ancora capito cosa sia diventato il calcio nell’epoca della finanziarizzazione spinta. Un’epoca in cui una società calcistica può vedersi separata in un’entità sportiva di carattere associativo e in un’entità economico-finanziaria. Nel caso del Porto, questo strano meccanismo è rafforzata dal fatto che si parla di una polisportiva con forte massa associativa, e che al tempo stesso la SAD sia quotata in borsa.

Risolto questo dubbio, rimane da chiedersi da dove il Porto club prenda i soldi? Risposta ancora una volta semplice e destabilizzante: grazie al trasferimento del 50% della società Euro Antas, l’ente che controlla l’Estadio do Dragao. Uno splendido impianto edificato in occasione degli Europei portoghesi del 2004.

Estadio do Dragao

Estadio do Dragao

Fra l’altro, con un mirabile inganno delle parole, si divulga la versione secondo cui Porto SAD “compra” la metà di Euro Antas.

Come da obblighi dettati dai regolamenti di borsa, Porto SAD comunica immediatamente alla Commissão do Mercado de Valores Mobiliarios (CMVM, la Consob portoghese) l’emissione di nuove azioni. In un primo tempo l’autorità di borsa nicchia, chiedendo che il piano d’emissione venga sottoposto a una valutazione indipendente. Ma infine dà il benestare. E così il 31 ottobre giunge il comunicato: aumento di capitale effettuato e interamente sottoscritto da Porto club. Conti a posto, dunque. Sempre che l’Uefa non abbia da ridire. E con un risultato tangibile: la metà dello stadio, cioè il principale asset patrimoniale del Porto, passa dall’entità associativa (il club) a quella finanziaria (la SAD). Un ammonimento per tutti coloro che di questi tempi blaterano sulla prospettiva dello stadio privato come panacea dei mali economici del calcio italiano.

Jorge Nuno Pinto Da Costa, presidente del Porto

Jorge Nuno Pinto Da Costa, presidente del Porto