Jorge Mendes e la macchina della propaganda

Jorge Mendes

Jorge Mendes

 

Colpire con largo anticipo e farlo in modo rumoroso. Jorge Mendes ha scelto il metodo Shock and Awe per avviare la personale campagna 2016-17, quella che dovrà sancire in modo definitivo la sua incoronazione al ruolo di uomo più potente del calcio globale. Nell’anno dell’ultimo Campionato Europeo da disputarsi con la formula del paese ospitante, e in un momento della stagione in cui i tornei nazionali sono ancora in corso e le finali delle coppe europee rimangono da giocare, il boss di Gestifute ha già messo a segno uno dei colpi di mercato che segneranno l’intera campagna trasferimenti estiva. E ancora una volta lo fa mobilitando cifre surreali. Lo scorso martedì è stato ufficializzato il passaggio del giovane Renato Sanches dal Benfica al Bayern Monaco. La cifra complessiva dell’affare, 80 milioni, è uguale a quella di un alto affare clamoroso orchestrato da Jorge Mendes al termine della campagna trasferimenti estiva del 2015: il passaggio di Anthony Martial dal Monaco al Manchester United, a proposito del quale abbiamo avuto modo di chiarirci le idee grazie ai documenti pubblicati da Football Leaks.

 

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Renato Sanches

 

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Anthony Martial

 

E come in quel caso anche stavolta la somma è scaglionata tra una cifra fissa e una serie di bonus legati a obiettivi. Nel caso dell’attaccante francese, il Manchester United ha versato 50 milioni legando gli ulteriori 30 al raggiungimento di tre diversi bonus da 10 milioni ciascuno. Invece per quello che riguarda il centrocampista portoghese la parte fissa si attesta sui 35 milioni, mentre quella legata ai bonus ammonta a 45. Non tutti facilmente raggiungibili, questi ultimi. Resta però l’esorbitante ammontare dell’affare, per un calciatore d’età ancora giovane che poco ha mostrato e tantissimo deve ancora esibire. Almeno per il momento gli 80 milioni pagati sono una sopravvalutazione ai limiti della sconcezza. Ma non è la prima e non sarà l’ultima, specie se c’è di mezzo Jorge Mendes. E soprattutto c’è un altro aspetto della questione sul quale bisogna riflettere: la gigantesca macchina propagandistica che è stata montata attorno alla storia di Renato Sanches, battezzato come fenomeno prima ancora di esordire in prima squadra e poi celebrato quotidianamente dalla stampa sportiva portoghese come un predestinato.

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Chi segue quotidianamente la realtà del calcio portoghese sa quanto stucchevole sia stata questa campagna d’appoggio al “nuovo fenomeno del calcio portoghese e mondiale”.

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Titolare del Benfica, e poi nazionale, e infine tesserato da uno dei club più ricchi e potenti del mondo con esborso di una cifra esagerata. Una velocità d’affermazione come nemmeno Diego Armando Maradona. Tutto molto bizzarro, così come altri dettagli che riguardano il personaggio. A cominciare dalla sua età, tema che nel piccolo mondo portoghese accende dibattiti feroci con tanto di minacce di querela. Perché mai?
C’è innanzitutto il fatto che, in quanto diciottenne, Renato Sanches sembra – come dire? – parecchio maturo e fisicamente sviluppato.

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Un bel fisico da diciottenne

E fin qui nulla di cui insospettirsi oltremodo: magari il ragazzo ha avuto una crescita fisica precoce, come a tanti altri suoi coetanei può capitare. E però questo dettaglio, riguardante il rapporto fra la struttura fisica e l’età presunta che “a vista” possiamo attribuire a un soggetto, va a fare il paio con la bizzarra vicenda della registrazione all’anagrafe di cui Renato Sanches è stato oggetto. La versione ufficiale narra che il nuovo fenomeno del pallone globale sia venuto al mondo a Lisbona in data 18 agosto 1997. Però questa data di nascita sarebbe stata registrata all’anagrafe soltanto cinque anni dopo. I motivi di questo ritardo sarebbero dovuti alla separazione fra i genitori, entrambi capoverdiani. E tuttavia, secondo la versione ufficiale, pur registrata in ritardo la data di nascita del ragazzo è quella reale.

Ciascuno è libero di giudicare questa versione dei fatti. Ovvio però che il mix fra i “dubbi dell’occhio” e la ritardata registrazione all’anagrafe alimenti maligne interpretazioni sull’età di Renato Sanches. Un tema sul quale Jorge Mendes è particolarmente sensibile, arrivando a mostrare un nervosismo fuori misura. La prima dimostrazione di ciò si ha lo scorso novembre. Succede che Carlos Severino, candidato sconfitto a marzo 2013 da Bruno De Carvalho alle elezioni presidenziali dello Sporting Clube de Portugal, esterni in tv i propri dubbi sull’età del nuovo fenomeno: “Se faccio il paragone con mio figlio dodicenne, mi pare che Renato Sanches abbia 28-30 anni”.

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Carlos Severino

 

Immediatamente Jorge Mendes dà mandato a uno dei suoi avvocati di querelare Severino per diffamazione. Per i mesi che seguono pare che questa lite sia destinata a rimanere un caso isolato, e invece giusto in questi ultimi giorni si è riacceso un conflitto a tutto campo fra lo sportinguismo e il clan di Renato Sanches sulla questione anagrafica. Dapprima provvede Gilberto Borges, responsabile della sezione Hockey su Pista del club leonino, con un post su Facebook in cui mette in evidenza alcune discrepanze sulla progressione in carriera del “giovane fenomeno”.

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Gilberto Borges

 

Il post viene rimosso dopo poche ore, ma il suo testo viene riportato da diverse testate. Poi arriva lo scontro fra Renato Sanches e il presidente sportinguista Bruno De Carvalho. La notizia è riportata in prima pagina da Record nell’edizione di giovedì 12: il “giovane fenomeno” minaccia di querelare il presidente se entro cinque giorni non ritratterà una pubblica presa di posizione dello scorso 20 marzo.

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Bruno De Carvalho

In quell’occasione il focoso presidente sportinguista ebbe da ridire anche lui sull’età di Renato Sanches, e inoltre stigmatizzò una sua durissima entrata su Bryan Ruiz in occasione della gara tra Sporting e Benfica del 4 marzo, ipotizzando che fosse mirata a far male.

Qualora Bruno De Carvalho non facesse pubblica ammenda di quelle dichiarazioni, Renato Sanches procederà con la querela. Il presidente leonino ha già fatto saper che a ritrattare non ci pensa nemmeno, e dunque ci sarà altro materiale per giudici e avvocati. Che di questo passo, sul dossier del “giovane Renato Sanches” potrebbero alimentare una casistica giudiziaria da porre come case study giurisprudenziale. Tutto, pur di non fare la sola e elementare mossa che fugherebbe ogni dubbio: fornire una prova scientifica e inequivocabile sull’età del calciatore. Basterebbe poco, e chissà come mai il “giovane fenomeno” e il suo onnipotente agente non abbiano preso in considerazione l’eventualità. Con un una prova scientifica tra le mani fugherebbero definitivamente ogni dubbio, e disporrebbero di un’arma micidiale da utilizzare nelle aule di tribunale contro chiunque osasse mettere in dubbio i dati anagrafici di Renato Sanches. Ma evidentemente le cose semplici finiscono per essere sempre le più complicate. Meglio le polemiche a mezzo stampa e le querele per diffamazione. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna difficoltà a credere che Renato Sanches sia nato il 18 agosto del 1997, così come non ne avrei se mi dicessero che fosse nato il 25 ottobre del 1999 o il 3 marzo del 2001. Non ho mica tempo per montare in groppa al Ronzinante e lanciarmi all’assalto dei Mulini dell’Anagrafe. Se però è ancora consentito avere un’opinione sull’età apparente di una persona, dico che per me Renato Sanches dimostra perlomeno 25 anni. Lo dico come dico che a mio giudizio Jorge Mendes, la cui età anagrafica è di 50 anni, ne dimostra poco più di 40. Ho forse leso l’immagine pubblica del “giovane fenomeno” perché mi sembra più anziano di quanto dichiari, e quella del suo amorevole agente perché rischio d’averlo etichettato come bamboccione? E soprattutto, ho ancora facoltà di esprimere un’opinione sull’età apparente di una persona senza rischiare la querela per diffamazione?

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Don Chisciotte e il suo Ronzinante

 

Come vedete, siamo pienamente nel campo delle amenità, della distrazione di massa che alimenta le polemiche anziché formulare le domande giuste. Meglio dare il proprio, volenteroso contributo alla macchina della propaganda mendesiana che da martedì pomeriggio lavora a pieno regime e minaccia d’andare avanti a tutto motore fino alla conclusione della campagna trasferimenti estiva. Se n’è avuto un assaggio sfogliando le edizioni di mercoledì dei tre quotidiani sportivi portoghesi. Ovviamente spiccava A Bola, il più attento agli umori della nazione benfiquista. La prima pagina era una celebrazione del Menino de Ouro, con grande enfasi sull’ennesima pioggia di denaro che si riversa nelle casse del Benfica. Per merito di chi? Ovviamente di Jorge Mendes, che da pochi mesi è l’agente di Renato Sanches e da almeno due anni il Gran Ciambellano del mercato benfiquista.

 

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Il giornale non si sottrae al rito del bacio della pantofola e menziona il boss di Gestifute a pagina 6, con tanto di fotografia.

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Ma non finisce qui, perché l’edizione di A Bola mandata in edicola mercoledì 11 maggio è una specie di Tutto Mendes minuto per minuto. Una cosa che avevo già visto realizzarsi con l’edizione del 3 ottobre 2015, della quale parlerò nel libro M – L’orgia del potere, in uscita a ottobre. Oltrepassata la sezione del giornale dedicata al Benfica, infatti, arriva quella sullo Sporting che si apre con la notizia della possibile cessione di João Mario al Manchester United. Affare che sarebbe completamente orchestrato da Jorge Mendes, molto più quanto dica l’articolo (che però è accompagnato da un sommario in cui non si perde la chance di ricordare il ruolo fondamentale del super-agente)

 

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Sono diverse le leve manovrate dal super-agente in questo possibile affare: il Manchester United è infatti un club che da sempre realizza col super-agente portoghese affari a cifre esagerate, e nell’ultimo biennio la relazione si è infittita; il principale candidato alla panchina dei Red Devils continua a essere José Mourinho, cliente di Mendes; così come lo è Joâo Mario; e infine, come ci ricorda l’ottimo blogger portoghese O artista do dia, c’è il dettaglio che il 25% dei diritti economici del calciatore sportinguista sono in possesso di Quality Football Ireland, facente capo alla catena dei fondi controllati da Quality Sports Investments (QSI). Di questi fondi, su cui la Fifa ha indagato salvo poi ritirarsi in buon ordine, si disse in un primo tempo che avessero proprio Jorge Mendes fra i propri soci. Questa interpretazione causò l’intervento chiarificatore di Carlos Osorio De Castro, avvocato di fiducia del boss di Gestifute. Osorio De Castro, a margine del chiacchierato trasferimento del portiere Roberto dal Benfica al Saragozza, dichiarò che il suo cliente non è socio di QSI, ma soltanto un consulente. E ovviamente non mi passa per la testa di contraddire l’avvocato di Jorge Mendes, vista la facilità di querela che vige in Gestifute e dintorni. Però a proposito di Osorio De Castro mi piace ricordare un dettaglio di carattere familiare. La sua amata figliola Francisca è una cantante pop, nota nel mondo dello spettacolo col nome Kika.

 

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Carlos Osorio De Castro

 

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Kika

Classe 1997 come Renato Sanches, la giovane Kika è precoce al pari del “nuovo fenomeno” del calcio portoghese. Nel 2014, all’età di 17 anni, Fraceschina Osorio De Castro vide il suo brano musicale “Vai Portugal” scelto come inno d’accompagnamento della nazionale per i mondiali brasiliani. E mi guarderei bene dal dubitare che quella scelta sia stata la più trasparente possibile. Mi limito a dire che quel brano è una cacata pazzesca. Giudizio personale di qualità, se è ancora lecito esprimerne senza beccarsi una querela.

Tornando a QSI, Mendes ne è sicuramente un consulente, come abbiamo saputo dal papà della cantante Kika. E dunque, ricapitolando, João Mario è un assistito di Jorge Mendes i cui diritti economici sono per un quarto proprietà di un fondo il cui principale consulente si chiama Jorge Mendes, e potrebbe andare a giocare in un club in ottimi rapporti con Jorge Mendes trovando come allenatore un altro cliente di Jorge Mendes. L’uomo che si è fatto calciomercato.

Continuando lo sfoglio del giornale si trova un articolo dedicato a Adrian Lopez, l’attaccante ex Atletico Madrid che oltre a essere un cliente di Jorge Mendes è stato anche uno dei più grandi flop recenti del calciomercato portoghese. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato il Porto. A causa di questo pessimo affare il presidente portista Pinto Da Costa ha dichiarato di recente che d’ora innanzi sarà più cauto nel fare affari con Jorge Mendes. Adrian Lopez ha trascorso in Spagna la stagione appena conclusa, giocando con la maglia del Villarreal. E anche lì non ha fatto alcunché di memorabile. Ma è bastato che conducesse un decente finale di torneo perché A Bola  parlasse di “luce in fondo al tunnel” e gli dedicasse quasi una pagina con citazione obbligatoria di Jorge Mendes.

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E infine, nella sezione dedicata agli “altri sport”, ecco un pezzo sul tennista numero 1 in Portogallo: Joao Sousa, che fa riferimento alla possibilità di andare alle Olimpiadi e ne parla come di un sogno che aveva da bambino. Anche Joao Sousa è un cliente di Jorge Mendes tramite la Polaris, agenzia specializzata nella gestione dei diritti d’immagine. E almeno in questo articolo il super-agente non viene citato, ma poco cambia.

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Da A Bola si passa a O Jogo, quotidiano sportivo di Oporto. Che riserva adeguato spazio al trasferimento di Renato Sanches in Germania e mette in evidenza un altro aspetto dell’affare: il ruolo chiave svolto da Carlo Ancelotti, neo-allenatore dei bavaresi.

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Il tecnico emiliano non risulta fra i clienti di Mendes, ma nei mesi scorsi i due non hanno mancato di mostrare in pubblico quanto buoni siano i loro rapporti. Lo scorso novembre Ancelotti era a Londra in occasione della prima mondiale del film su Cristiano Ronaldo, e si è fatto fotografare abbondantemente assieme al calciatore e al suo agente.

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Ma ciò non significa che la scelta di Ancelotti in favore di Renato Sanches sia stata dettata da motivi diversi rispetto alla valutazione tecnica, ci mancherebbe altro.

Nella pagina successiva trovava spazio un’intervista con Domingos Soares Oliveira, direttore finanziario del Benfica. Da cui è giunto un annuncio a proposito dell’impiego che il club encarnado farà dei denari versati dal Bayern.

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Verranno impiegato sul mercato in entrata, e in questo senso uno dei primi obiettivi è l’argentino Rodrigo Bentancur del Boca Juniors.

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Rodrigo Bentancur

 

Per acquisirlo, specifica il giornale rimarcando una cosa nota da settimane, “il Benfica sarà appoggiato da un gruppo d’investitori guidato da Jorge Mendes”. Dunque, Jorge Mendes pilota la cessione al Bayern di un calciatore da lui assistito e poi dirige parte di quei denari verso l’acquisto di un altro calciatore d’interesse suo e del gruppo d’investitori che lo appoggia. Ma va tutto bene, madama la marchesa, e i giornalisti portoghesi non fanno una piega.

L’apoteosi viene toccata col quotidiano Record. Che dedica le pagine 2 e 3 ai dettagli dell’affare, e rende protagonisti pure i professionisti che hanno portato a termine la trattativa. Non riesco a riprodurre la pagina, ma riporto una sua versione web.

Si tratta di Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso.

Rendeiro è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, lo stesso di Osoriuo De Castro di cui Gestifute è cliente; Cardoso è un funzionario della stessa Gestifute. Il modo in cui la pagina di Record è disegnata, e le foto che vengono inserite, comunicano una rappresentazione dei fatti molto chiara: più che tra Bayern Monaco e Benfica, si è trattato di un affare tra il club bavarese e Gestifute. Che il mondo sappia chi muove i fili degli affari.

Questo è lo stato dell’informazione sportiva portoghese quando c’è di mezzo Jorge Mendes. E in una situazione del genere fare controinformazione è non soltanto un dovere, ma uno strumento d’autodifesa.

 

 

L’umile Mourinho (Calciomercato.com, 8 febbraio 2016)

L’uomo che decise di essere umile. Le sconfitte fanno effetti strani, specie se agli occhi del mondo devi recitare la parte del vincente a prescindere. E per José Mourinho la stagione da incubo con esonero deve essere stata un’esperienza di quelle che lasciano il segno.

(per proseguire la lettura cliccare qui)

 

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José Mourinho

 

 

 

Una settimana da Mendes

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Questa è la descrizione della settimana trascorsa da Jorge Mendes, l’uomo più potente del calcio globale, tra mercoledì 19 agosto e giovedì 27 agosto. Facciamo settimana lunga, sì. Tutti i fatti riportati sono rigorosamente veri, o comunque citazioni da fonti non smentite di stampa portoghese e internazionale. La cronaca fa emergere una figura simile a quella di Bruce Almighty, il personaggio interpretato da Jim Carrey nel film circolato in Italia col titolo Una settimana da Dio. Così è stata l’ultima settimana di Jorge Mendes. Che rispetto a Bruce Almighty mostra una grande differenza: allo scadere di questa settimana non perde i superpoteri.

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MERCOLEDI’ 19 AGOSTO

 

Giorno di gloria e di rabbia al tempo stesso. Al Mestalla di Valencia si gioca il playoff di Champions League fra la squadra locale e il Monaco. Cioè due club pienamente sotto la sfera d’influenza di Jorge Mendes. Il Valencia è proprietà di Peter Lim, socio d’affari di Mendes nonché compare d’anello dell’agente in occasione delle recenti nozze religiose con la signora Sandra Barbosa. Il Monaco è proprietà dell’oligarca russo Dmitri Rybolovlev, che ha fatto di Mendes il proprio consulente di mercato a partire dall’estate 2013.

Peter Lim

Peter Lim

Dmitry Rybolovlev

Dmitry Rybolovlev

Il giorno della partita il quotidiano sportivo francese L’Equipe pubblica uno schema in cui si mostra come le due squadre mettano assieme 19 tesserati (fra calciatori, allenatori e dirigenti) riconducibili a Jorge Mendes. Non viene menzionato l’allenatore del Monaco, Leonardo Jardim, che in passato era stato dato in orbita Mendes ma adesso è assistito da un altro agente portoghese, Nelson Almeida. Al Mestalla scendono in campo 9 calciatori targati Jorge Mendes. La gara finisce 3-1 per gli spagnoli, ma i giornali parlando più del match Mendes vs Mendes che di Valencia-Monaco. Ci sarebbero tutte le condizioni per fare di quella gara un trionfo personale di Jorge Almighty Mendes. E invece per lui quel Valencia-Monaco è una disdetta: perché, in attesa della gara di ritorno, la sola cosa certa è che uno dei suoi due club non parteciperà alla fase a gironi della Champions League.

GIOVEDI’ 20 AGOSTO

Appena il tempo di mettere in archivio l’andata del play off contro il Monaco, e il Valencia realizza una cessione clamorosa. Il difensore centrale argentino Nicolas Otamendi viene ceduto al Manchester City per una cifra che all’unanimità viene definita lunare: 45 milioni. Chi ha negoziato l’affare? Ovviamente Jorge Mendes. E che il ruolo del superagente portoghese nel trasferimento del calciatore dovesse essere decisivo si sapeva già da giugno. A rivelarlo era stato l’agente di Otamendi, Eugenio López. Che in quei giorni diceva di dover negoziare il trasferimento del suo assistito non con Peter Lim, ma con Jorge Mendes . In Spagna, per sostituire Otamendi, dovrebbe giungere dal Manchester City il difensore franco-congolese Eliaquim Mangala. Per il quale l’anno prima il Manchester City aveva compiuto un’altra spesa folle: 40 milioni.

Nicolas Otamendi

Nicolas Otamendi

Eliaquim Mangala

Eliaquim Mangala

Indovinate un po’ chi è l’agente di Mangala? Ovviamente Jorge Mendes. Però Mangala rifiuta di lasciare Manchester, dunque c’è una casella da coprire. Si provvederà. Intanto però Jorge Mendes continua a mettere le mani sulla cantera del Benfica. Nei mesi scorsi la cosa era già stata segnalata (si veda qui e qui). Ma adesso il quotidiano O Jogo avverte che l’incetta dei migliori giovani talenti benfiquisti prosegue. Tutti i più promettenti dell’accademia di Seixal sono ormai sotto il controllo del superagente. Che sta anche aiutando il Benfica a piazzare in Inghilterra l’argentino Nico Gaitan, nonostante l’agente del calciatore sia José Iribarrén. Gli encarnados si sono momentaneamente liberati anche di un calciatore uruguayano arrivato a gennaio e rivelatosi superfluo: Jonathan Rodriguez. A prenderselo in carico è il Deportivo La Coruña, altro club mendesizzato il cui presidente è l’amico Augusto Lendoiro.

Jonathan Rodriguez

Jonathan Rodriguez

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

VENERDI’ 21 AGOSTO

Si diffonde la notizia che il Benfica ha acquistato l’argentino Bruno Zuculini. Calciatore di proprietà del Manchester City e dal curriculum imbarazzante. Da quando è approdato in Europa nel 2014 ha giocato zero partite in campionato coi Citiizen, una col Valencia di Nuno Espirito Santo (allenatore della scuderia di Jorge Mendes), e poi otto col derelitto Cordoba nella scorsa stagione di Liga spagnola.

Bruno Zuculini

Bruno Zuculini

Nuno Espirito Santo

Nuno Espirito Santo

Anche al Cordoba la colonia mendesiana è nutrita. Vi trova spazio pure Bebé, uno dei più grandi bluff che il calcio annoveri, giudicato all’unanimità il peggior acquisto di sempre nella storia del Manchester United.

Bebé

Bebé

Bebé non è soltanto un assistito di Mendes. Secondo quanto rivelato dalla rivista popolare Flash! è anche il fidanzato di Marisa Mendes, figlia di primo letto di Jorge (potete sfogliare e scaricare qui l’intero fascicolo della rivista).

La copertina del numero di Flash. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

La copertina del numero di Flash!. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

Marisa Mendes

Marisa Mendes

Bebé adesso è di nuovo in Spagna, prestato al Rayo Vallecano. Chi è proprietario del suo cartellino? Il Benfica. Ma venerdì 21 agosto è anche il giorno di un altro derby mendesiano: quello fra il Rio Ave, definito da Eurosport il Mendes FC  e lo Sporting Braga che non è certo da meno. Vince il Rio Ave per 1-0, e il gol è firmato dall’egiziano Ahmed Hassan, attaccante che ha vissuto un’estate particolare. Era stato portato al Benfica assieme a altri due giocatori del Rio Ave: Ederson e Diego Lopes. Tutti marcati Jorge Mendes. Purtroppo dalle visite mediche risulta che Hassan abbia un problema cardiaco, e dunque il giocatore viene rimandato indietro. Ottiene di nuovo l’abilità e torna in campo. Il gol contro il Braga suggella il suo recupero.

Ahmed Hassan comunica col suo agente

Ahmed Hassan comunica col suo agente

SABATO 22 AGOSTO

All’improvviso il trasferimento di Zuculini al Benfica salta. Pare che i dirigenti encarnados abbiano chiesto in giro e non siano rimasti per niente convinti delle referenze. C’è pure che il club decide di puntare su uno dei giovani di Seixal: Renato Sanches, che ha appena firmato un contratto valido fino al 2021 con clausola rescissoria da 45 milioni. Superfluo dire che l’agente di Renato Sanches è Jorge Mendes.

Renato Sanches

Renato Sanches

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Jorge Mendes riposò

LUNEDI’ 24 AGOSTO

Sono i giorni di Renato Sanches, 18 anni da appena sei giorni e già pronto al grande salto. Viene promosso titolare nel Benfica B e si allena con la squadra maggiore. Si parla già del ruolo che potrebbe ricoprire nella formazione encarnada: quello attualmente ricoperto da Pizzi. Che è un altro cliente di Jorge Mendes, ormai capace di garantire all’interno di una squadra il ricambio in un singolo ruolo.

Anche Pizzi comunica col suo aagente

Anche Pizzi comunica col suo agente

A dire il vero, in questa fase di onnipotenza il senhor Jorge Mendes è costretto pure a incassare qualche smacco. Il no di Mangala al trasferimento a Valencia è un brutto colpo, ma è soprattutto dal settore portieri che arrivano i segnali meno incoraggianti. Rui Patricio, portiere dello Sporting Clube de Portugal e della nazionale, prende finalmente la decisione che era nell’aria da mesi: molla Jorge Almighty Mendes per affidarsi alla Proeleven di Carlos Gonçalves, definito “agente emergente” in Portogallo e caratterizzato per uno stile pubblico schivo che è l’opposto dell’Almighty.

Rui Patricio

Rui Patricio

Carlos Gonçalves

Carlos Gonçalves

Ma il vero flop rischia di arrivare con David De Gea, portiere del Manchester United e della nazionale spagnola. Il ragazzo ha un contratto in scadenza nel 2016 e una ferma volontà di andare al Real Madrid. Secondo una fonte solitamente ben informata come la testata spagnola El Confidencial, è stato proprio per raggiungere questo obiettivo che De Gea è diventato tempo fa un cliente di Mendes dal 2012. E sempre da quella fonte si viene a sapere di un’ipotesi da Teoria del Complotto: sarebbe stato Jorge Almighty a manovrare per il trasferimento di Iker Casillas al Porto, per fare in modo che si liberasse una casella al settore portieri nella rosa del Real Madrid. Qualcuno si stupirebbe di scoprire che sia cosa vera?

David De Gea

David De Gea

Iker Casillas

Iker Casillas

Il problema è che la trattativa non si conclude. Il Real non ha intenzione di spendere cifre impegnative per un portiere che a giugno del 2016 sarà libero a zero euro, e nel frattempo il Manchester United è già andato oltre De Gea affidando il ruolo all’ex doriano Sergio Romero, cliente di Mino Raiola. Il risultato è che De Gea si ritrova nel limbo, e adesso minaccia un gesto clamoroso: licenziare Jorge Almighty Mendes se questi non dovesse portarlo al Real Madrid. Si tratterebbe di un evento clamoroso, uno di quei passaggi che portano a de-classificare un personaggio da onnipotente a semplice potente. Sarà il motivo principale per cui Jorge Almighty Mendes si sta sbattendo per concludere felicemente il Dossier De Gea, ma in questo lunedì egli è ormai proiettato verso il ritorno del suo personale derby europeo: Monaco-Valencia, in calendario peer la sera dell’indomani. Giusto nel pomeriggio di lunedì si diffonde la voce che il Valencia potrebbe acquistare Aymen Abdennour, difensore centrale del Monaco. Potrebbe essere lui il sostituto di Otamendi. E su questa mossa di mercato la si può pensare come si vuole, ma certamente è una cosa inopportuna che se ne parli a poche ore dalla gara di ritorno fra le due squadre con in palio un posto nella fase a gironi della Champions. Da precisare che Abdennour non fa parte della scuderia di Jorge Almighty Mendes. E tuttavia, chi è il soggetto che sta pressando affinché l’affare si concluda? Lascio che sia L’Equipe a svelare il segreto di Pulcinella.

Aymen Abdennour

Aymen Abdennour

MARTEDI’ 25 AGOSTO

I derby di Jorge Mendes non finiscono mai. Quello fissato per la serata di oggi è Monaco-Valencia di Champions League, iniziato mercoledì scorso. Stavolta vince 2-1 il Monaco, ma alla squadra del Principato non basta per accedere alla fase a gironi. C’è pure un altro derby di Jorge Mendes che continua: quello iniziato venerdì scorso fra Rio Ave e Sporting Braga. Forse avevate creduto che si fosse chiuso con la vittoria del Rio Ave per 1-0 siglata dal gol di Hamed Hassan. E invece quel derby prosegue in amicizia e affari, perché il Rio Ave si appresta a cedere un calciatore allo Sporting Braga. Chi è costui? Hamed Hassan, che va a vestire la maglia della squadra di  cui aveva decretato la sconfitta solo quattro giorni prima. Tranquilli signori, è tutto regolare. Come sempre.

MERCOLEDI’ 26 AGOSTO

Monaco eliminato, Monaco rimaneggiato. Il club di Rybolovlev decide di cedere all’offerta del Paris Saint Germain per Layvin Kurzawa, ma prima ancora che l’affare si concluda ha già in casa il sostituto: Fabio Coentrao, in scadenza di contratto nel 2019 col Real Madrid e piazzato in retrovia fra le preferenze di Rafa Benitez.

Laywin Kurzawa

Laywin Kurzawa

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Fabio “Hair” Coentrao

Coentrao arriva in prestito fino alla fine della stagione. Credo d’insultare la vostra intelligenza se specifico che l’agente del cotonatissimo terzino portoghese è Jorge Mendes.

GIOVEDI’ 27 AGOSTO

Hamed Hassan è ufficialmente un calciatore dello Sporting Braga. Contratto da 5 anni per il giocatore, e 700 mila euro per lo Sporting Braga che acquista il 50% dei diritti. Il restante 50% è diviso fra il Rio Ave e… indovinate un po’? La cifra di 700 mila euro per metà Hassan è impegnativa per lo Sporting Braga. Che però si rifà immediatamente vendendo il difensore centrale Aderlan Santos per una cifra parecchio generosa: 9,5 milioni.

Aderlan Santos

Aderlan Santos

La società acquirente? Il Valencia, giusto per fare un nome fin qui mai incontrato. C’era da coprire il vuoto lasciato da Otamendi, e comunque la pista che porta a Abdennour del Monaco non è ancora abbandonata mentre concludo la stesura di questo post. Anzi, le ultime notizie dicono che pure questa trattativa starebbe per andare a conclusione. Restano invece poco chiari i contorni dell’affare relativo a Aderlan Santos. Il quotidiano O Jogo riferisce che anche in questo caso il Braga è in possesso del 50%, ma non è nemmeno chiaro quanto il club arsenalista incasserà. Il restante 50% è nelle mani di non meglio specificati “investitori”. L’articolo riferisce pure che la trattativa “si è avvalsa della partecipazione di Jorge Mendes”. La vera notizia sarebbe stata se Jorge Mendes non fosse stato coinvolto. Da titolo di prima pagina sul New York Times.

Quella che vi ho descritto è una Settimana da Jorge Mendes. E non si tratta di una settimana d’eccezione, ma piuttosto è una regola. Specie durante le sessioni di calciomercato. Jorge Almighty Mendes può tutto, e dove non riesce s’inventa qualcosa. Alla fine vince sempre lui. Quanto al calcio, quello è morto già da un pezzo.

Post Scriptum delle ore 23.29: avevo pubblicato questo post da meno di due ore, quando è giunta la notizia ufficiale dell’ingaggio di Abdennour da parte del Valencia. La settimana lunga di Jorge Mendes non finisce mai.

Il colpo a vuoto di Blatter su Terze Parti e fondi d’investimento

Joseph Blatter

Joseph Blatter

Una mossa inutile. È quella annunciata dalla Fifa a proposito della progressiva messa al bando delle terze parti nella proprietà di calciatori. Arriva tardi, si imporrà seguendo tempi da moviola, e quando infine avrà completato il proprio varo si troverà a intervenire su una realtà che nel frattempo sarà talmente mutata da renderla superflua. Da mesi gli attori dell’economia parallela del calcio globale stanno infatti lavorando a un’evoluzione degli strumenti attraverso cui sfruttare il calcio a fini puramente finanziari, e i bellicosi annunci lanciati dal colonnello Blatter hanno il solo effetto d’imprimere un’accelerazione alle grandi manovre. Del resto, per le forze del turbocapitalismo calcistico la sola cosa che importi è continuare a esercitare il dominio economico e a espandere la colonizzazione del calcio. A partire dalla seconda metà degli anni Zero questa strategia ha trovato nel fondo d’investimento che acquisisce quote di calciatori lo strumento privilegiato. Ma come tutti gli strumenti anche i fondi d’investimento hanno, nella loro declinazione d’uso, un ciclo d’utilità che culmina nell’obsolescenza. E il momento dell’obsolescenza per le TPO sta arrivando adesso. Se ne parla troppo e con frequenza crescente. Persino la sonnolenta stampa italiana s’è accorta di un fenomeno che giornalisti come David Conn del Guardian e Gabriele Marcotti del Times denunciavano già nel 2006, nei giorni in cui il West Ham prendeva Tevez e Mascherano in affitto dalla Media Sports Investments di Kia Joorabchian.

Kia Joorabchian

Kia Joorabchian

Inoltre, due vicende avvenute in Portogallo durante l’estate appena trascorsa hanno fatto salire il livello dell’allarme sull’invasione dei fondi d’investimento nel calcio. E è sintomatico che ciò avvenga giusto nel paese in cui, come spiego nel mio “Gol di rapina”, la declinazione calcistica del fondo d’investimento ha trovato un appoggio negli attori istituzionali della finanza e del credito.

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Qui il primo tentativo di messa al bando delle TPO effettuato dalla Fifa nel 2007, tramite l’aggiunta di un’estensione bis all’articolo 18 (manco a farlo apposta…) del Regolamento sullo Status e i Trasferimenti del Calciatore, è stato aggirato con facilità irrisoria grazie alla creazione di fondi d’investimento da parte degli stessi club. E questo passaggio, oltre a fornire un eloquente esempio a proposito dell’inutilità dei divieti posti dalla Fifa, ha posto le condizioni affinché un grande club europeo come il Benfica venisse a trovarsi in difficoltà patrimoniali e finanziarie. La difficoltà è sorta in conseguenza del fallimento di Banco Espirito Santo (BES), il principale gruppo bancario privato portoghese il cui crack ha messo di nuovo a rischio la convalescente economia lusitana.

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È stato proprio BES, attraverso la sua agenzia Espirito Santo Financial Group (ESFG) con sede legale a Lussemburgo, a strutturare nel 2009 il Benfica Stars Fund (BSF), il fondo a cui il Benfica ha ceduto durante questi anni quote di diversi suoi giocatori ottenendo fra l’altro di gonfiarne le valutazioni iscritte a bilancio. Il fallimento dell’istituto e la sua divisione fra una good bank e una bad bank ha costretto il Benfica a un’affannosa operazione di riacquisizione delle quote di suoi calciatori in possesso del BSF. Perché, nel caso in cui il club encarnado non avesse ripreso quelle quote entro il 30 settembre, esse sarebbero finite sul mercato a disposizione del migliore offerente. Sicché ci si è trovati davanti a una situazione grottesca, col Benfica che ha dovuto sborsare 29 milioni per ricomprare quote dei suoi calciatori dal suo fondo d’investimento.

Al BES e alla sua emanazione ESFG è stato legato anche l’altro club portoghese che durante l’estate appena trascorsa è stato coinvolto in un’altra vicenda legata all’azione dei fondi d’investimento. Si tratta dello Sporting Lisbona, che al pari del Benfica ha istituito nel 2011 un proprio fondo (Sporting Portugal Fund, SPF) sotto l’egida di ESFG. Nelle scorse settimane lo Sporting è andato allo scontro con il più potente fondo d’investimento attualmente in campo nell’economia parallela del calcio globale: il Doyen Sports Investiments. Il conflitto è esploso a proposito del nazionale argentino Marcos Rojo e del suo trasferimento al Manchester United.

Marcos Rojo

Marcos Rojo

Alla vicenda ho dedicato un post di questo blog, e da essa è nato un contenzioso fra il club e Doyen con quest’ultimo che ha annunciato ricorso presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna.

I due episodi ricordati, uniti allo strapotere dei grandi broker calcistici globali come Jorge Mendes (ai cui tentacolari affari è stato dedicato nei giorni scorsi un lungo e dettagliato articolo

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

Jorge Mendes accanto a uno dei suoi principali assistiti

da David Conn), hanno proiettato sugli attori dell’economia parallela del calcio globale una pubblicità negativa. Con l’effetto di far schierare anche la Fifa in una battaglia che fin qui era stata affrontata soltanto dall’Uefa di Michel Platini, e in controtendenza rispetto alle voci che nelle settimane precedenti il mondiale brasiliano avevano dato Blatter in procinto di varare un riconoscimento dei fondi d’investimento.

Ma come detto all’inizio questa presa di posizione da parte della Fifa è tardiva. Dunque doppiamente sospetta. Davvero il colonnello Blatter, nell’anno che porterà all’ennesima rielezione, rischierà d’alienarsi i voti di Africa e Sud America, cioè dei continenti in cui le terze parti pascolano beate? Soprattutto, c’è che i finanzieri e i broker dell’economia calcistica parallela globale stanno già manovrando per scrollarsi di dosso l’etichetta ingombrante di “terze parti”. E per farlo scelgono la via più ovvia: acquistano club calcistici.

Si tratta di club di piccola taglia, e il loro valore storico e sportivo è pressoché nullo. Dunque, perché i protagonisti dell’economia calcistica parallela globale li comprano? Un’idea ce l’avrei: per farne tanti Locarno. Cioè utilizzarli alla stregua del club ticinese che nella seconda metà degli anni Zero venne utilizzato dalla HAZ (l’agenzia di Fernando Hidalgo, Gustavo

Pini Zahavi

Pini Zahavi

Arribas e Pini Zahavi) per sdoganare e smerciare calciatori d’elite provenienti dall’Argentina. I quali, naturalmente, del Locarno non hanno vestito la maglia nemmeno per un minuto, venendo immediatamente ridestinati a club dei campionati più ricchi d’Europa. In quel caso il controllo era indiretto, perché da un punto di vista formale la proprietà e la dirigenza erano locali. Nella formula odierna, invece, i protagonisti dell’economia parallela entrano direttamente in campo. Da proprietari e gestori, di club, chi potrebbe eccepire sulla legittimità del loro operare nel mondo del calcio? Soltanto applicando questa lettura è possibile spiegare compravendite di club realizzate, o in corso di realizzazione, durante il mese di settembre appena concluso.

È del 28 settembre una notizia molto istruttiva pubblicata da A Folha de Sao Paulo, quotidiano molto attento al tema delle terze parti sin dai giorni in cui Kia Joorabchian e la sua Media Sports Investments prendono il controllo del Corinthians.

La notizia che un club minore dello stato di Minas Gerais, l’Uberlandia Esporte Clube, sta per passare sotto il controllo di un terzetto formato dal padre di Neymar, dal potente agente brasiliano di calciatori Wagner Ribeiro (agente dello stesso Neymar, di Robinho, e dell’allenatore ex del Real Madrid e della nazionale brasiliana Vanderlei Luxemburgo), e dal popolare cantante Alexandre Pires, il Gigi D’Alessio di Minas Gerais.

Neymar senior

Neymar senior

Wagner Ribeiro

Wagner Ribeiro

Alexandre Pires

Alexandre Pires

E dato che i giornalisti di Folha hanno maturato una certa competenza nell’interpretare le manovre interne all’economia calcistica parallela, ecco data la lettura di questo episodio: per aggirare il bando prossimo venturo posto dalla Fifa bisogna acquistare dei club. Come già da tempo ha fatto la Traffic Sport, che mantiene nel proprio portafoglio il Desportivo Brasil, i portoghesi dell’Estoril Praia, e due franchigie della risorta NASL nordamericana (Fort Lauderdale Strikers e Carolina Railhawkes). E facendo un giro d’orizzonte si scopre che le manovre d’acquisto dei club si moltiplicano. In un articolo dedicato alla cessione di Abel Hernandez da parte del Palermo segnalai il fatto che Pablo Bentacur, il mediatore peruviano di calciatori che gestisce la carriera dell’ex rosanero, aveva da poco comprato la quota del Lugano (40%) in possesso di Enrico Preziosi.

Pablo Bentancur

Pablo Bentancur

Sta manovrando anche Peter Lim, il magnate singaporiano amico e socio di Jorge Mendes che da mesi è in procinto di acquistare il Valencia ma ancora non ne viene a capo perché Bankia (creditrice nei confronti del club per 305 milioni) non si fida delle garanzie finanziarie.

Peter Lim

Peter Lim

Dunque Lim vira altrove e prova a acquistare il Salford City, una società dilettantistica controllata da un gruppo di ex calciatori del Manchester United denominatosi Class 92. Si tratta di Ryan Giggs, Paul Scholes, Phil Neville e Nicky Butt. Assieme a altri due ex Red Devils (Phil Neville e David Beckham) sono stati protagonisti di un documentario intitolato The class of 92, dedicato alla generazione di talenti del Man U che segnò gli anni fra il 1992 e il 1999.

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Manco a farlo apposta, fra i produttori del documentario c’è anche Doyen Sports Investments. Ovviamente Lim nega che l’acquisizione del Salford sia dovuta alla necessità di sopperire al bando delle TPO. Avrebbe mai potuto dire il contrario?

E infine, ecco l’ultima novità. Gustavo Mascardi, l’argentino ex agente di borsa nonché mediatore di calciatori che ha ricavato una mega-commissione dal trasferimento di Iturbe alla Roma, e che s’è da poco visto riconoscere dal Tas un indennizzo da 8 milioni per il trasferimento di Paulo Dybala dall’Instituto Cordoba al Palermo (e l’acuto Zamparini paga).

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Paulo Dybala

Paulo Dybala

Dieci giorni fa Mascardi ha comprato l’Alcobendas Sport, club sito nella comunità autonoma di Madrid che milita in terza serie. Lo fa per amore del club, o perché si stava annoiando? Direi nulla di tutto ciò. Staremo poiuttosto a vedere quanti calciatori passeranno formalmente dall’Alcobendas, allo stesso modo in cui Gonzalo Higuain passò dal Locarno.

Nel frattempo il colonnello Blatter avrà già celebrato il trionfo in una battaglia vinta per abbandono del campo da parte dell’avversario. Di vittorie del genere è costellata la sua storia di presidente della Fifa.

P.S. Leggendo questo post sarete indotti a credere che le manovre di acquisto o controllo di club da parte di attori dell’economia calcistica parallela siano faccende non riguardanti la realtà italiana. Sbagliato. Guardate cosa succede da due anni al Catania, club in cui l’ex agente di calciatori (ha ceduto l’agenzia al fratello…) Pablo Cosentino agisce da plenipotenziario.

Pablo Cosentino

Pablo Cosentino

Con risultati catastrofici dal punto di vista sportivo, peraltro. Ma magari quest’ultimo è un aspetto secondario della gestione. L’importante è far sbarcare a Catania calciatori argentini come Gonzalo Escalante e Gonzalo Piermateri. Il primo mai visto in campo, il secondo nemmeno in panchina.

Hernandez, il colpo dei soliti noti (Repubblica Palermo, 27 agosto 2014)

Abel Hernandez

Abel Hernandez

 

 

La cessione di Abel Hernandez è un affare. Certamente. Ma bisogna capire per chi. Di sicuro, 12 milioni sono cifra di rilievo. Ma le perplessità rimangono, e non soltanto riguardo alla perdita di qualità che deriverebbe per il già povero organico rosanero. È soprattutto la figura di colui che sta orchestrando la trattativa a generare interrogativi. Un personaggio sfuggente in ogni senso. Il suo nome viene storpiato in Pablo Betancourt, quando in realtà è Pablo Martin Bentancur Rubianes.

 

Pablo Bentancur

Pablo Bentancur

La sua nazionalità viene spacciata per uruguayana (o addirittura argentina), e invece è peruviana. Soprattutto, egli viene etichettato come agente e invece non gli è mai interessato esserlo. Più giusto definirlo commerciante di calciatori. Uno dei tanti speculatori di cui è piena l’economia parallela del calcio globale, e con in più delle vicende oscure nel curriculum. La sua agenzia Vansomatic (sede legale in Svizzera) è di questi tempi parecchio chiacchierata. Era già stata oggetto di una denuncia presentata a giugno 2013 dai deputati argentini Manuel Garrido e Graciela Ocaňa alla giudice uruguayana Adriana De Los Santos, titolare di inchieste sul riciclaggio di denaro nell’area fra Uruguay e Argentina. La vicenda è stata ripresa in queste settimane da alcune fonti giornalistiche: un articolo di Piero Messina e Maurizio Zoppi pubblicato sul sito web dell’Espresso, e soprattutto un post redatto per il sito web personale dal giornalista investigativo Juan Gasparini. Quest’ultimo è autore del libro Las bóvedas suizas del kirchenirismo, in cui viene ricostruito il percorso segreto del Dinero K, cioè i fondi costituiti all’estero dalla famiglia presidenziale argentina dei Kirchner e riciclati da fedelissimi del regime al potere.

 

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Nel mirino delle inchieste giornalistiche e giudiziarie sono le 148 società costituite dalla Helvetic Service Group grazie all’operato di Nestor Marcelo Ramos, avvocato con passaporto italiano, con la presunta collaborazione dell’esperto uruguayano di diritto societario Juan Pedro Damiani (che però smentisce) e per conto di Lázaro Báez, faccendiere di fiducia del clan K. Della galassia Helvetic, sulla quale è in corso un’indagine della magistratura svizzera, fa parte Vansomatic. Attraverso la quale, secondo Gasparini, Bentancur ha comprato la scorsa settimana il 40% del Lugano calcio. Da chi? Da Enrico Preziosi, presidente del Genoa con alle spalle due condanne penali: 4 mesi (condonati) per la frode sportiva di Genoa-Venezia, e 1 anno e 6 mesi in primo grado per il mancato versamento di 8 milioni di Irpef.

 

Enrico Preziosi

Enrico Preziosi

 

Anche Bentancur ha avuto qualche magagna giudiziaria: una legata a un’inchiesta sulla prostituzione d’alto bordo in Argentina che lo ha visto tirato in ballo come testimone, e un’altra in Italia relativa a una sospetta evasione fiscale consumata dal Cagliari di Massimo Cellino a margine della cessione di David Suazo all’Inter nel 2007, poi archiviata. Interpellato dal settimanale ticinese Il Caffè, Bentancur ha smentito di avere acquistato il Lugano tramite Vansomatic e ogni altra speculazione. Le cronache lo definivano impegnato a intermediare il passaggio di Angel Di Maria dal Real Madrid al Manchester United. Una bella mangiatoia da 70 milioni di euro.

Rimangono i termini dell’affare che portano Hernandez allo Hull City, a proposito del quale gli informatissimi quotidiani sportivi portoghesi rammentano un dettaglio: al Penarol, ex club di Hernandez, spetta il 45% dei diritti economici, da scalarsi dal prezzo di vendita. Su 12 milioni sarebbero 5,4, da sommarsi ai 3,8 sborsati dal Palermo quando il calciatore arrivò in Sicilia. Fanno 9,2 milioni, incassati standosene con le mani sulla panza, mentre il Palermo dovrà sottrarre quei 3,8 per calcolare una plusvalenza che a quel punto sarà di 2,8 milioni. Bello fare affari col Palermo, di questi tempi. Con l’aggiunta di un dettaglio ulteriore: il presidente del Penarol è il signor Juan Pedro Damiani, quello che spergiura di non aver mai avuto rapporti con Helvetic e Vansomatic.

 

Juan Pedro Damiani

Juan Pedro Damiani

Purtroppo capita così, quando si frequenta certi giri di mercato e gli squali dell’economia calcistica parallela globale. Sotto questo profilo, il Palermo della declinante era zampariniana persevera. È in arrivo il brasiliano Emerson Palmieri.

Emerson Palmieri

Emerson Palmieri

 

Che ha alle spalle un curriculum di ben 16 (sedici!) partite con la maglia del Santos e un’agenzia che si chiama Elenko Sport. La compongono una serie di transfughi del Fondo Sonda, un’istituzione finanziaria di proprietà di due fratelli brasiliani che hanno fatto la fortuna nel mondo della grande distribuzione, e credevano di diventare ancora più ricchi grazie alla speculazione sui calciatori. Purtroppo per loro, la cessione di Neymar al Barcellona è stata un bagno di sangue. Ma i loro ex collaboratori sono di nuovo in pista a caccia di speculazioni pallonare. E il Palermo, gentilmente, si presta. Con diritto di riscatto.

 

Maurizio Zamparini

Maurizio Zamparini

Chi è Peter Lim, candidato acquirente di una quota di minoranza del Milan (anticipazione da “Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale”)

Cari amici, come molti di voi sapranno è in uscita (23 aprile) il mio libro “Gol di rapina”, in cui racconto l’invasione dell’economia parallela nel calcio globale. E’ di questi giorni la notizia che il Milan si appresti a cedere il 30% del proprio pacchetto azionario a investitori asiatici. A questo proposito, si parla di capitali arabi ma anche di un magnate singaporiano chiamato Peter Lim. I pochi giornali italiani che hanno cercato informazioni sul personaggio ne hanno dato un quadro molto superficiale. Per quanto mi riguarda, mi sono imbattuto nella figura di Peter Lim diversi mesi fa mentre lavoravo al libro. Tutto ciò che trovate nel frammento che segue, che è solo una piccola parte di un paragrafo del vasto capitolo dedicato a Jorge Mendes, è stato scritto fra dicembre e gennaio. Buona lettura,e  arrivederci in libreria.

 

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[…]Jorge Mendes, (…) non perde l’occasione di proporsi come punto di raccordo fra club in cerca di un nuovo proprietario e finanzieri extraeuropei a caccia d’investimenti nel mondo del pallone. Uno di questi è il singaporiano Peter Lim, il figlio di un pescivendolo che ha costruito una ricchezza stimata per il 2010 da Forbes in 1,5 miliardi di dollari e collocata al seicentocinquantacinquesimo posto su scala mondiale.

 

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Peter Lim

Peter Lim

 

Nel mondo degli affari parte come broker e realizza investimenti fortunati, soprattutto nell’agribusiness. Come quello dell’olio di palma, effettuato con un impegno da 10 milioni di dollari nella Wilmar International Limitede orientato principalmente alla produzione di biocarburanti. Wilmar International è una società che si è guadagnata una cattiva fama sul piano globale per via delle pessime performance ambientali. Una classifica stilata ogni anno da Newsweek denominata Green Rankings, ha relegato Wilmar International all’ultimo posto d’una lista di 500 compagnie internazionali. Per questo motivo, in seguito alle pressioni della Rainforest Foundation, il fondo pensioni del governo norvegese (che è il fondo più grande del mondo, costituito attraverso il surplus dei proventi da commercio di petrolio), ha escluso nel 2013 Wilmar International dai suoi investimenti. Lim ha anche una grande passione per lo sport, specie per quei segmenti che presentano ampi margini di redditività. In questo senso, la sola eccezione viene dalla donazione di 10 milioni di dollari al comitato olimpico di Singapore a favore dello sviluppo dei giovani talenti locali. Per il resto, si tratta di investimenti in brand di grandissimo impatto sul piano globale. A partire dall’acquisto di una significativa quota della McLaren Automotive, concluso nel 2011. É stato anche proprietario dal 2002 di una catena di bar dislocati in diversi paesi asiatici e licenziatari del marchio Manchester United, club di cui Lim è tifoso dichiarato: un accordo decennale da 1,3 miliardi di dollari. Questo dettaglio non gli giova quando nel 2010 prova a comprare il Liverpool, la cui tifoseria è rivale storica di quella dei Red Devils. Il tentativo va a vuoto, ma Lim non demorde dall’intenzione di investire nel calcio europeo. Manifesta interesse per l’acquisto dei Rangers Glasgow, e benché anche questa opportunità sfumi insiste nell’idea di comprare un club. E a quel punto, a chi si rivolge per avere qualche chance di centrare l’obiettivo? Ovviamente a Jorge Mendes. Che presenta al finanziere singaporiano la possibilità di rilevare il Middlesbrough, club retrocesso nella serie B inglese al termine della stagione 2008-09. Per il boss di Gestifute si tratta dell’ennesimo club amico. Lì realizza traffici giocando di sponda con l’Atletico Madrid e il solito Peter Kenyon.

 

Peter Kenyion

Peter Kenyion

 

Si parla di un’offerta d’acquisto da 60 milioni di sterline avanzata da Lim, ma il club smentisce inglese smentisce parlando di una speculazione mediatica. Ordinarie schermaglie, rispetto alle quali non sapremo mai la verità anche perché l’affare non va a conclusione. Ma di sicuro ci sono due cose: che Lim è fortemente intenzionato a investire in un club europeo appartenente a uno dei paesi calcisticamente più avanzati, e che Mendes ha un peso rilevante anche nel Middlesbrough.

Per quanto riguarda il primo aspetto, va rilevato come soltanto pochi mesi prima la stampa spagnola avesse parlato del possibile acquisto d’un rilevante pacchetto azionario dell’Atletico Madrid da parte di Lim. L’operazione viene data vicinissima alla conclusione ma poi non si realizza. Pare che l’ostacolo stia nella volontà del presidente colchonero Miguel Ángel Gil Marin di trovare qualcuno che porti soldi freschi senza però assumere il controllo del club. E chi non vorrebbe fare il padrone coi soldi degli altri? Comunque i rapporti fra Lim e Atletico Madrid rimangono buoni, come dimostra la gara amichevole giocata il 23 maggio 2013 dalla squadra spagnola a Singapore contro una selezione nazionale. Si tratta di un evento di fundraising a beneficio del comitato olimpico di Singapore. L’Atletico vince 2-0 e si aggiudica la Peter Lim Charity Cup.

 

 

 

Un gran colpo propagandistico, come altri che il magnate mette a segno mettendo il calcio sullo sfondo. Un altro esempio di questo genere è l’ostentata amicizia con Cristiano Ronaldo, che come si è visto quando c’è da strusciarsi coi ricchi sfondati non si tira mai indietro.

 

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Per quanto riguarda l’influenza di Mendes a Middlesbrough, se ne avrà un altro segno qualche mese dopo con l’ingaggio di Aitor Karanka come allenatore. Avviene a novembre del 2013, quando il tecnico spagnolo viene chiamato a sostituire Tony Mawbray.

 

Aitor Karanka

Aitor Karanka

Tony Mawbray

Tony Mawbray

La figura di Karanka ha un significato particolare. Per tre anni è stato il vice di Mourinho al Real Madrid, nei cui quadri tecnici era già inserito prima che il portoghese venisse ingaggiato. Ma nonostante ciò, quando Mourinho negli ultimi mesi rompe definitivamente con l’ambiente Karanka si schiera con lui bruciandosi la piazza. La prova definitiva si ha quando Karanka si schiera dalla parte del tecnico portoghese nel conflitto contro Iker Casillas, uno dei senatori madridisti relegato in panchina per ragioni politiche più che tecniche. Chiusa la parentesi madridista, Mourinho propone a Karanka di seguirlo al Chelsea per fargli da vice anche lì. L’ormai ex madridista declina l’offerta perché vuole provare l’avventura in proprio, ma ciò significa che per qualche mese rimane a spasso. Fino a che non si libera la casella giusta. E a quel punto l’agente di  Mourinho provvede a saldare il debito. In ragione di questa libertà di movimento col Middlesbrough, Mendes fa intravedere a Lim la possibilità di acquistare il club. Poi si presenta l’opportunità di acquistare il Valencia, club in profonda crisi finanziaria e esposto per 305 milioni col gruppo Bankia. Un’occasione particolarmente invitante per qualsiasi investitore. Tanto più che allo stesso Mendes viene richiesto di dare una mano nella ricerca di un investitore. E lui porta proprio Lim. Lo fa per un motivo molto semplice: i due sono soci d’affari, e in più di un’impresa. Fra esse ritroviamo una nostra conoscenza recente: la QSI (Quality Sports Investments), di cui il magnate singaporiano è uno dei finanziatori. Alla fine anche il Valencia si aggiunge alla lista delle scalate calcistiche fallite da Lim. Ma si può star sicuri che i tentativi non si fermeranno qui, e che anche in occasione dei prossimi il magnate singaporiano avrà al proprio fianco il boss di Gestifute. E di questo ininterrotto legame si ha una dimostrazione ai primi di febbraio del 2014. In quei giorni un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited (MCL), compra il 100% di due calciatori del Benfica: Rodrigo e André Gomes. I lettori più vispi ricorderanno che ai due si è fatto cenno nel capitolo dedicato al Portogallo, e specificamente nella parte in cui si parla dei fondi dedicati ai singoli club. Come si è detto, nell’estate 2013 il Benfica Stars Fund ha acquistato il 24% di André Gomes e il 20% di Rodrigo. A febbraio giunge il MCL e compra i due calciatori per una cifra semplicemente scandalosa: 45 milioni di euro.

 

Rodrigo

Rodrigo

Andre Gomes

Andre Gomes

 

Una somma tanto più scandalosa se si pensa che Rodrigo è un discreto calciatore e nulla più; e che André Gomes, al momento dell’acquisto da parte di MCL, ha giocato la bellezza di due partite in campionato subentrando in entrambi i casi al novantesimo minuto. Altra stranezza: a dispetto di una spesa così ingente, i due calciatori vengono lasciati a Benfica fino alla fine del torneo. Come mai? Risposta sconosciuta. Quella che invece viene fornita riguarda il nome del finanziatore di MCL: è Peter Lim. Motivo di un investimento così spropositato? Forse un giorno sapremo, chissà.

 

Doyen Group, il fondo che commercia uranio e calciatori

Cari amici, in questi giorni e per i prossimi mesi sono impegnato nella stesura del libro sul lato oscuro del calcio globale. Per farvi capire di cosa si tratti, ripubblico un articolo della mia inchiesta in 8 puntate andata su Pubblico tra ottobre e dicembre 2012. Buona lettura.

Se chiedete in giro cosa abbiano in comune l’uranio e i piedi pregiati, chiunque vi risponderà raccomandandovi di farvi vedere da uno bravo. Chiunque tranne i manager del Doyen Group, un fondo d’investimento dalle attività quantomeno diversificate.  Sede centrale a Istanbul, braccio finanziario a Londra, esso si muove a caccia di affari ovunque essi si presentino e in qualsiasi settore merceologico. Dal sito web si apprende che il gruppo opera in cinque aree di mercato: metalli e minerali, carburanti e gas, energia e infrastrutture, edilizia e hospitality, e infine sport e intrattenimento. In particolare, grazie alla joint venture con la NuCap Ltd. il Doyen Group inserisce nel proprio portafoglio di attività la commercializzazione di materie prime come carbone, gas, energia, carburanti, metalli preziosi e industriali, fertilizzanti e, appunto, uranio.

Lo stesso gruppo ha fondato di recente una divisione sportiva con sede legale a Malta: si chiama Doyen Sport Investment Ltd. (DSI) e la sua missione è principalmente quella di acquistare in quota o in toto i cartellini di calciatori. Dunque, se rivolgete a qualsiasi dirigente del Doyen Group l’interrogativo con cui abbiamo aperto questo articolo, egli vi risponderà che l’uranio e i piedi pregiati hanno in comune l’essere materie prime dall’alto potenziale di redditività. Schietta logica economica.

E proprio tale schiettezza porta la holding a dichiarare la propria visione delle cose riguardo allo sport. O per meglio dire al calcio. Non un fenomeno sociale, ma piuttosto un asset da sfruttare in ogni potenzialità. È ciò che viene dichiarato nella pagina web del Doyen Group dedicata a DSI: “Doyen Sport Investment è un gruppo privato il cui scopo è garantire una fonte alternativa per il finanziamento dei club calcistici”. Chiarissimo l’intento, resta da capire quali siano i modi privilegiati da DSI per finanziare club travolti da una crisi sempre più profonda. Le formule sono diverse. Innanzitutto le sponsorizzazioni, effettuate in modo particolare. Mai da main sponsor. Meglio acquistare pochi centimetri quadrati di stoffa in segmenti periferici della muta di gioco – la parte bassa della schiena, i calzoncini, la porzione alta della manica lì dove in genere viene piazzato il logo della lega calcistica nazionale –, quanto basta per garantirsi una visibilità e far parlare di sé.

Accadde così poco più di un anno fa, ottobre 2011: quando d’improvviso alcune squadre della Liga spagnola (Sporting Gijon, Atletico Madrid, Getafe) esibirono il marchio “Doyen Group” fin lì sconosciuto ai più generando curiosità e inquietudine. Atteggiamento quest’ultimo – e qui c’è il secondo modo scelto da DSI per finanziare i club in crisi –  dovuto al diffondersi della voce secondo cui il fondo d’investimento starebbe acquistando i diritti sui migliori giovani calciatori dei club spagnoli. La notizia viene esagerata giornalisticamente, poiché la versione rappresentata parla di un acquisto in blocco dei vivai spagnoli. E come al solito – ancora una volta, giornalisticamente – passato il clamore di un giorno ci si dimentica di quella misteriosa holding e del suo braccio calcistico DSI. Che infatti agiscono indisturbati realizzando la parte più redditizia del proprio business: intermediare acquisti di calciatori e acquisirne quote rilevanti.

In questi termini la legislazione di alcuni paesi è più favorevole che in altri. E in Europa occidentale la Spagna e il Portogallo sono zone franche.  Nel 2011 DSI acquista dal Porto un terzo dei cartellini di Eliaquim Mangala e Steven Defour per 5 milioni di euro; un meccanismo frequente presso i club portoghesi, che permette di far cassa e al tempo stesso di gonfiare il valore a bilancio del cartellino intero d’un giocatore sopravvalutandone una quota parte, con tanti saluti al fair play finanziario. Nell’estate del 2012 il fondo d’investimento si spinge oltre: finanzia l’acquisto di calciatori da parte di club in difficoltà mantenendo per sé quote dei cartellini. Il sito ufficiale DSI ne dà informazione con nonchalance. La notizia pubblicata il 27 agosto informa che “Doyen ha collaborato con lo Sporting Lisbona per l’ingaggio di Labyad e Rojo”; in cambio, il fondo trattiene per sé il 35% dei “diritti economici” sul cartellino del primo e addirittura il 75% su quello del secondo. Il giorno, altro annuncio: “Doyen ha collaborato col Benfica per l’ingaggio di Ola John”. Del promettente calciatore olandese nativo della Liberia la quota di cartellino detenuta da DSI è addirittura 80%:.

La lista dei calciatori controllati da DSI (che ha nella propria scuderia anche Xavi Hernandez del Barcellona e il campione di motociclismo Jorge Lorenzo) è vasta. Fra gli altri, gli ex madridisti José Antonio Reyes e Alvaro Negredo, che assieme ai meno famosi Botía, Kondogbia, Baba Diawara e Manu Del Moral giocano nel Siviglia, squadra che porta il marchio Doyen sulla manica come fosse la fascia di capitano.  Altri calciatori sono sparsi nei club sponsorizzati da Doyen nella stagione passata o in quella corrente: Getafe (Barrada, Pedro León, Rubén Perez) e Sporting Gijon (Serrano, Bustos, Mendy, Roberto). Anche José Angel, portato la scorsa stagione alla Roma da Luis Enrique e attualmente in prestito alla Real Sociedad, è parzialmente controllato dal fondo. Tutti nomi presenti sul sito DSI, nel quale (stando a quanto riportato su Wikipedia) sono stati oscurati i nominativi di David De Gea (Manchester United), Borja Valero (Fiorentina) e Sergio Álvarez (Sporting Gijon B).

Ma il nome di punta è quello di Radamel Falcao, il colombiano dell’Atletico Madrid il cui cartellino è al 50% di Jorge Mendes. Ovvero, il rampante portoghese che è diventato l’agente di calciatori più potente al mondo e di cui bisognerà parlare in una puntata a parte. Mendes lavora col gruppo Doyen. Così come è stato associato al Quality Sport Investment, fondo con sede legale in Irlanda finito nel mirino della Fifa. Come scatole cinesi, i fondi d’investimento che operano nel calcio sono centinaia. Ma gira i rigira i nomi di chi li controlla sono sempre quelli.

 

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