Jorge Mendes e la macchina della propaganda

Jorge Mendes

Jorge Mendes

 

Colpire con largo anticipo e farlo in modo rumoroso. Jorge Mendes ha scelto il metodo Shock and Awe per avviare la personale campagna 2016-17, quella che dovrà sancire in modo definitivo la sua incoronazione al ruolo di uomo più potente del calcio globale. Nell’anno dell’ultimo Campionato Europeo da disputarsi con la formula del paese ospitante, e in un momento della stagione in cui i tornei nazionali sono ancora in corso e le finali delle coppe europee rimangono da giocare, il boss di Gestifute ha già messo a segno uno dei colpi di mercato che segneranno l’intera campagna trasferimenti estiva. E ancora una volta lo fa mobilitando cifre surreali. Lo scorso martedì è stato ufficializzato il passaggio del giovane Renato Sanches dal Benfica al Bayern Monaco. La cifra complessiva dell’affare, 80 milioni, è uguale a quella di un alto affare clamoroso orchestrato da Jorge Mendes al termine della campagna trasferimenti estiva del 2015: il passaggio di Anthony Martial dal Monaco al Manchester United, a proposito del quale abbiamo avuto modo di chiarirci le idee grazie ai documenti pubblicati da Football Leaks.

 

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Renato Sanches

 

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Anthony Martial

 

E come in quel caso anche stavolta la somma è scaglionata tra una cifra fissa e una serie di bonus legati a obiettivi. Nel caso dell’attaccante francese, il Manchester United ha versato 50 milioni legando gli ulteriori 30 al raggiungimento di tre diversi bonus da 10 milioni ciascuno. Invece per quello che riguarda il centrocampista portoghese la parte fissa si attesta sui 35 milioni, mentre quella legata ai bonus ammonta a 45. Non tutti facilmente raggiungibili, questi ultimi. Resta però l’esorbitante ammontare dell’affare, per un calciatore d’età ancora giovane che poco ha mostrato e tantissimo deve ancora esibire. Almeno per il momento gli 80 milioni pagati sono una sopravvalutazione ai limiti della sconcezza. Ma non è la prima e non sarà l’ultima, specie se c’è di mezzo Jorge Mendes. E soprattutto c’è un altro aspetto della questione sul quale bisogna riflettere: la gigantesca macchina propagandistica che è stata montata attorno alla storia di Renato Sanches, battezzato come fenomeno prima ancora di esordire in prima squadra e poi celebrato quotidianamente dalla stampa sportiva portoghese come un predestinato.

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Chi segue quotidianamente la realtà del calcio portoghese sa quanto stucchevole sia stata questa campagna d’appoggio al “nuovo fenomeno del calcio portoghese e mondiale”.

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Titolare del Benfica, e poi nazionale, e infine tesserato da uno dei club più ricchi e potenti del mondo con esborso di una cifra esagerata. Una velocità d’affermazione come nemmeno Diego Armando Maradona. Tutto molto bizzarro, così come altri dettagli che riguardano il personaggio. A cominciare dalla sua età, tema che nel piccolo mondo portoghese accende dibattiti feroci con tanto di minacce di querela. Perché mai?
C’è innanzitutto il fatto che, in quanto diciottenne, Renato Sanches sembra – come dire? – parecchio maturo e fisicamente sviluppato.

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Un bel fisico da diciottenne

E fin qui nulla di cui insospettirsi oltremodo: magari il ragazzo ha avuto una crescita fisica precoce, come a tanti altri suoi coetanei può capitare. E però questo dettaglio, riguardante il rapporto fra la struttura fisica e l’età presunta che “a vista” possiamo attribuire a un soggetto, va a fare il paio con la bizzarra vicenda della registrazione all’anagrafe di cui Renato Sanches è stato oggetto. La versione ufficiale narra che il nuovo fenomeno del pallone globale sia venuto al mondo a Lisbona in data 18 agosto 1997. Però questa data di nascita sarebbe stata registrata all’anagrafe soltanto cinque anni dopo. I motivi di questo ritardo sarebbero dovuti alla separazione fra i genitori, entrambi capoverdiani. E tuttavia, secondo la versione ufficiale, pur registrata in ritardo la data di nascita del ragazzo è quella reale.

Ciascuno è libero di giudicare questa versione dei fatti. Ovvio però che il mix fra i “dubbi dell’occhio” e la ritardata registrazione all’anagrafe alimenti maligne interpretazioni sull’età di Renato Sanches. Un tema sul quale Jorge Mendes è particolarmente sensibile, arrivando a mostrare un nervosismo fuori misura. La prima dimostrazione di ciò si ha lo scorso novembre. Succede che Carlos Severino, candidato sconfitto a marzo 2013 da Bruno De Carvalho alle elezioni presidenziali dello Sporting Clube de Portugal, esterni in tv i propri dubbi sull’età del nuovo fenomeno: “Se faccio il paragone con mio figlio dodicenne, mi pare che Renato Sanches abbia 28-30 anni”.

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Carlos Severino

 

Immediatamente Jorge Mendes dà mandato a uno dei suoi avvocati di querelare Severino per diffamazione. Per i mesi che seguono pare che questa lite sia destinata a rimanere un caso isolato, e invece giusto in questi ultimi giorni si è riacceso un conflitto a tutto campo fra lo sportinguismo e il clan di Renato Sanches sulla questione anagrafica. Dapprima provvede Gilberto Borges, responsabile della sezione Hockey su Pista del club leonino, con un post su Facebook in cui mette in evidenza alcune discrepanze sulla progressione in carriera del “giovane fenomeno”.

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Gilberto Borges

 

Il post viene rimosso dopo poche ore, ma il suo testo viene riportato da diverse testate. Poi arriva lo scontro fra Renato Sanches e il presidente sportinguista Bruno De Carvalho. La notizia è riportata in prima pagina da Record nell’edizione di giovedì 12: il “giovane fenomeno” minaccia di querelare il presidente se entro cinque giorni non ritratterà una pubblica presa di posizione dello scorso 20 marzo.

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Bruno De Carvalho

In quell’occasione il focoso presidente sportinguista ebbe da ridire anche lui sull’età di Renato Sanches, e inoltre stigmatizzò una sua durissima entrata su Bryan Ruiz in occasione della gara tra Sporting e Benfica del 4 marzo, ipotizzando che fosse mirata a far male.

Qualora Bruno De Carvalho non facesse pubblica ammenda di quelle dichiarazioni, Renato Sanches procederà con la querela. Il presidente leonino ha già fatto saper che a ritrattare non ci pensa nemmeno, e dunque ci sarà altro materiale per giudici e avvocati. Che di questo passo, sul dossier del “giovane Renato Sanches” potrebbero alimentare una casistica giudiziaria da porre come case study giurisprudenziale. Tutto, pur di non fare la sola e elementare mossa che fugherebbe ogni dubbio: fornire una prova scientifica e inequivocabile sull’età del calciatore. Basterebbe poco, e chissà come mai il “giovane fenomeno” e il suo onnipotente agente non abbiano preso in considerazione l’eventualità. Con un una prova scientifica tra le mani fugherebbero definitivamente ogni dubbio, e disporrebbero di un’arma micidiale da utilizzare nelle aule di tribunale contro chiunque osasse mettere in dubbio i dati anagrafici di Renato Sanches. Ma evidentemente le cose semplici finiscono per essere sempre le più complicate. Meglio le polemiche a mezzo stampa e le querele per diffamazione. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna difficoltà a credere che Renato Sanches sia nato il 18 agosto del 1997, così come non ne avrei se mi dicessero che fosse nato il 25 ottobre del 1999 o il 3 marzo del 2001. Non ho mica tempo per montare in groppa al Ronzinante e lanciarmi all’assalto dei Mulini dell’Anagrafe. Se però è ancora consentito avere un’opinione sull’età apparente di una persona, dico che per me Renato Sanches dimostra perlomeno 25 anni. Lo dico come dico che a mio giudizio Jorge Mendes, la cui età anagrafica è di 50 anni, ne dimostra poco più di 40. Ho forse leso l’immagine pubblica del “giovane fenomeno” perché mi sembra più anziano di quanto dichiari, e quella del suo amorevole agente perché rischio d’averlo etichettato come bamboccione? E soprattutto, ho ancora facoltà di esprimere un’opinione sull’età apparente di una persona senza rischiare la querela per diffamazione?

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Don Chisciotte e il suo Ronzinante

 

Come vedete, siamo pienamente nel campo delle amenità, della distrazione di massa che alimenta le polemiche anziché formulare le domande giuste. Meglio dare il proprio, volenteroso contributo alla macchina della propaganda mendesiana che da martedì pomeriggio lavora a pieno regime e minaccia d’andare avanti a tutto motore fino alla conclusione della campagna trasferimenti estiva. Se n’è avuto un assaggio sfogliando le edizioni di mercoledì dei tre quotidiani sportivi portoghesi. Ovviamente spiccava A Bola, il più attento agli umori della nazione benfiquista. La prima pagina era una celebrazione del Menino de Ouro, con grande enfasi sull’ennesima pioggia di denaro che si riversa nelle casse del Benfica. Per merito di chi? Ovviamente di Jorge Mendes, che da pochi mesi è l’agente di Renato Sanches e da almeno due anni il Gran Ciambellano del mercato benfiquista.

 

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Il giornale non si sottrae al rito del bacio della pantofola e menziona il boss di Gestifute a pagina 6, con tanto di fotografia.

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Ma non finisce qui, perché l’edizione di A Bola mandata in edicola mercoledì 11 maggio è una specie di Tutto Mendes minuto per minuto. Una cosa che avevo già visto realizzarsi con l’edizione del 3 ottobre 2015, della quale parlerò nel libro M – L’orgia del potere, in uscita a ottobre. Oltrepassata la sezione del giornale dedicata al Benfica, infatti, arriva quella sullo Sporting che si apre con la notizia della possibile cessione di João Mario al Manchester United. Affare che sarebbe completamente orchestrato da Jorge Mendes, molto più quanto dica l’articolo (che però è accompagnato da un sommario in cui non si perde la chance di ricordare il ruolo fondamentale del super-agente)

 

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Sono diverse le leve manovrate dal super-agente in questo possibile affare: il Manchester United è infatti un club che da sempre realizza col super-agente portoghese affari a cifre esagerate, e nell’ultimo biennio la relazione si è infittita; il principale candidato alla panchina dei Red Devils continua a essere José Mourinho, cliente di Mendes; così come lo è Joâo Mario; e infine, come ci ricorda l’ottimo blogger portoghese O artista do dia, c’è il dettaglio che il 25% dei diritti economici del calciatore sportinguista sono in possesso di Quality Football Ireland, facente capo alla catena dei fondi controllati da Quality Sports Investments (QSI). Di questi fondi, su cui la Fifa ha indagato salvo poi ritirarsi in buon ordine, si disse in un primo tempo che avessero proprio Jorge Mendes fra i propri soci. Questa interpretazione causò l’intervento chiarificatore di Carlos Osorio De Castro, avvocato di fiducia del boss di Gestifute. Osorio De Castro, a margine del chiacchierato trasferimento del portiere Roberto dal Benfica al Saragozza, dichiarò che il suo cliente non è socio di QSI, ma soltanto un consulente. E ovviamente non mi passa per la testa di contraddire l’avvocato di Jorge Mendes, vista la facilità di querela che vige in Gestifute e dintorni. Però a proposito di Osorio De Castro mi piace ricordare un dettaglio di carattere familiare. La sua amata figliola Francisca è una cantante pop, nota nel mondo dello spettacolo col nome Kika.

 

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Carlos Osorio De Castro

 

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Kika

Classe 1997 come Renato Sanches, la giovane Kika è precoce al pari del “nuovo fenomeno” del calcio portoghese. Nel 2014, all’età di 17 anni, Fraceschina Osorio De Castro vide il suo brano musicale “Vai Portugal” scelto come inno d’accompagnamento della nazionale per i mondiali brasiliani. E mi guarderei bene dal dubitare che quella scelta sia stata la più trasparente possibile. Mi limito a dire che quel brano è una cacata pazzesca. Giudizio personale di qualità, se è ancora lecito esprimerne senza beccarsi una querela.

Tornando a QSI, Mendes ne è sicuramente un consulente, come abbiamo saputo dal papà della cantante Kika. E dunque, ricapitolando, João Mario è un assistito di Jorge Mendes i cui diritti economici sono per un quarto proprietà di un fondo il cui principale consulente si chiama Jorge Mendes, e potrebbe andare a giocare in un club in ottimi rapporti con Jorge Mendes trovando come allenatore un altro cliente di Jorge Mendes. L’uomo che si è fatto calciomercato.

Continuando lo sfoglio del giornale si trova un articolo dedicato a Adrian Lopez, l’attaccante ex Atletico Madrid che oltre a essere un cliente di Jorge Mendes è stato anche uno dei più grandi flop recenti del calciomercato portoghese. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato il Porto. A causa di questo pessimo affare il presidente portista Pinto Da Costa ha dichiarato di recente che d’ora innanzi sarà più cauto nel fare affari con Jorge Mendes. Adrian Lopez ha trascorso in Spagna la stagione appena conclusa, giocando con la maglia del Villarreal. E anche lì non ha fatto alcunché di memorabile. Ma è bastato che conducesse un decente finale di torneo perché A Bola  parlasse di “luce in fondo al tunnel” e gli dedicasse quasi una pagina con citazione obbligatoria di Jorge Mendes.

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E infine, nella sezione dedicata agli “altri sport”, ecco un pezzo sul tennista numero 1 in Portogallo: Joao Sousa, che fa riferimento alla possibilità di andare alle Olimpiadi e ne parla come di un sogno che aveva da bambino. Anche Joao Sousa è un cliente di Jorge Mendes tramite la Polaris, agenzia specializzata nella gestione dei diritti d’immagine. E almeno in questo articolo il super-agente non viene citato, ma poco cambia.

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Da A Bola si passa a O Jogo, quotidiano sportivo di Oporto. Che riserva adeguato spazio al trasferimento di Renato Sanches in Germania e mette in evidenza un altro aspetto dell’affare: il ruolo chiave svolto da Carlo Ancelotti, neo-allenatore dei bavaresi.

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Il tecnico emiliano non risulta fra i clienti di Mendes, ma nei mesi scorsi i due non hanno mancato di mostrare in pubblico quanto buoni siano i loro rapporti. Lo scorso novembre Ancelotti era a Londra in occasione della prima mondiale del film su Cristiano Ronaldo, e si è fatto fotografare abbondantemente assieme al calciatore e al suo agente.

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Ma ciò non significa che la scelta di Ancelotti in favore di Renato Sanches sia stata dettata da motivi diversi rispetto alla valutazione tecnica, ci mancherebbe altro.

Nella pagina successiva trovava spazio un’intervista con Domingos Soares Oliveira, direttore finanziario del Benfica. Da cui è giunto un annuncio a proposito dell’impiego che il club encarnado farà dei denari versati dal Bayern.

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Verranno impiegato sul mercato in entrata, e in questo senso uno dei primi obiettivi è l’argentino Rodrigo Bentancur del Boca Juniors.

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Rodrigo Bentancur

 

Per acquisirlo, specifica il giornale rimarcando una cosa nota da settimane, “il Benfica sarà appoggiato da un gruppo d’investitori guidato da Jorge Mendes”. Dunque, Jorge Mendes pilota la cessione al Bayern di un calciatore da lui assistito e poi dirige parte di quei denari verso l’acquisto di un altro calciatore d’interesse suo e del gruppo d’investitori che lo appoggia. Ma va tutto bene, madama la marchesa, e i giornalisti portoghesi non fanno una piega.

L’apoteosi viene toccata col quotidiano Record. Che dedica le pagine 2 e 3 ai dettagli dell’affare, e rende protagonisti pure i professionisti che hanno portato a termine la trattativa. Non riesco a riprodurre la pagina, ma riporto una sua versione web.

Si tratta di Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso.

Rendeiro è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, lo stesso di Osoriuo De Castro di cui Gestifute è cliente; Cardoso è un funzionario della stessa Gestifute. Il modo in cui la pagina di Record è disegnata, e le foto che vengono inserite, comunicano una rappresentazione dei fatti molto chiara: più che tra Bayern Monaco e Benfica, si è trattato di un affare tra il club bavarese e Gestifute. Che il mondo sappia chi muove i fili degli affari.

Questo è lo stato dell’informazione sportiva portoghese quando c’è di mezzo Jorge Mendes. E in una situazione del genere fare controinformazione è non soltanto un dovere, ma uno strumento d’autodifesa.

 

 

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Marotta, ci spieghi – 1 Danilo, fenomeno sulla fiducia

Beppe Marotta

Beppe Marotta

Danilo Barbosa Da Silva

Danilo Barbosa Da Silva

Si tratta di un affare annunciato, e forse proprio per questo alla fine non si farà. Parlo della transazione che dovrebbe portare il giovane brasiliano Danilo Barbosa da Silva dallo Sporting Braga alla Juventus, Ma indipendentemente da come andrà è bene parlarne, sia per illustrare gli scenari entro cui va a collocarsi quello che sembra soltanto il trasferimento di un calciatore da un club all’altro, sia per raccontare in modo difforme dal coro un personaggio del calcio italiano di cui pare si debba parlare soltanto bene: Beppe Marotta, Che è amministratore delegato e direttore generale della Juventus con ampio ruolo nella conduzione del calciomercato bianconero, con l’ausilio di un direttore sportivo di nome Fabio Paratici a fargli da scudiero. Un uomo, Marotta, del quale vengono regolarmente  ricordati gli affari azzeccati e di cui si tace per carità di patria i clamorosi svarioni. Perché è indubbiamente un merito aver preso Andrea Barzagli dal Wolfsburg per meno di un milione, o aver investito 15 milioni per un difensore come Leonardo Bonucci presto diventato una colonna della squadra bianconera e della nazionale.

Leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

Jorge Andres Martinez

Jorge Andres Martinez

Ma come la mettiamo coi 12 milioni elargiti al Catania per Jorge Andrés Martinez del Catania, o coi 15 dati al CSKA Mosca per Miloš Krasić? Quando si parla di calciomercato, ogni prodezza ha il suo doppio in uno strafalcione. E mica soltanto per Beppe Marotta, ci mancherebbe altro. Solo che nel caso di Beppe Marotta come in qualche altro (l’intoccabile ds romanista Walter Sabatini, tanto per non far nomi) quel doppio non viene mai menzionato. Meglio alimentare bolle narrative in cui pochi e invincibili cavalieri, senza macchia e senza paura, infilzano regolarmente il drago del calciomercato senza ricavarne nemmeno una bruciacchiatura. E allora avanti così, a glorificare l’innegabile affare realizzato nell’estate del 2011 con l’acquisto di Stephan Lichtstei.ner dalla Lazio per 10 milioni, ma a patto di tacere che quella fu anche l’estate di Eljero Elia, 9 milioni più uno di bonus e una t-shirt improponibile nel giorno della presentazione ufficiale

Stephan Lichtsteiner

Stephan Lichtsteiner

Eljero Elia

Eljero Elia

E poi, come negare gli ottimi affari realizzati acquisendo calciatori a parametro zero? Nessuno metterebbe in discussione l’abilità e la prontezza nell’acquisire Andrea Pirlo, e Paul Pogba, e Fernando Llorente. E tuttavia, perché nessuno parla più di altri parametri zero o prestiti come Nicklas Bendtner, Nicolas Anelka e Lucio?

Fernando Llorente

Fernando Llorente

Nicolas Anelka

Nicolas Anelka

Hanno fatto parte anche loro di un ciclo vincente, e delle trionfali campagne orchestrate dall’amministratore-delegato-nonché-direttore-generale. E inoltre, che dire di alcuni X Files bianconeri delle ultime annate? Per esempio, che fine ha fatto Ouasim Bouy?

Ouasim Bouy

Ouasim Bouy

Leggendo le cronache dei giorni in cui il calciatore venne acquisito dal club bianconero, gennaio 2013, non si può trattenere l’ilarità.  In questo senso l’archivio di Calciomercato.com è impietoso. Consultandolo scoprirete come la Juventus avesse “bruciato la concorrenza” del Milan per tesserare Bouy. E sono sicuro che dalle parti di Milanello si stiano ancora rosicchiando i gomiti per avere sperperato cotanta opportunità. Quanto al ragazzo, aveva esibito immediatamente tutta la propria modestia dicendosi certo di fare in bianconero meglio di quanto avesse fatto Zlatan Ibrahimovic. Una voce dissonante arrivava dall’ex centrocampista olandese dell’Inter, Wim Jonk; che da responsabile del settore giovanile dell’Ajax, in cui il ragazzo è stato tirato su, giudicava precoce il salto verso il campionato italiano. Aggiungendo una chiosa che avrebbe dovuto allarmare Marotta e i suoi datori di lavoro: “Se non è stato capace Elia di far bene alla Juventus, come può riuscirci Bouy che è più giovane?”.

Wim Jonk

Wim Jonk

E già.  Per quanto riguarda il bilancio dell’esperienza italiana del calciatore olandese, è presto fatto. Una stagione in prestito al Brescia in B, senza lasciare tracce. Poi metà della stagione 2013-14 alla Juventus, con zero partite in campionato e uno spezzone di partita in Coppa Italia contro l’Avellino, festeggiato con un’ammonizione. A gennaio 2014 il ragazzo viene spedito all’Amburgo, e in una squadra che scansa la retrocessione soltanto dopo il play-off con la terza classificata della serie B (il Greuther Furth) colleziona soltanto tre presenze in campionato e una in coppa nazionale. Adesso il ragazzo gioca per i greci del Panatinaikos, in un campionato forse un po’ più in linea con le sue possibilità. L’insidiato Ibrahimovic può star tranquillo, e soprattutto può esserlo di Mino Raiola. Che di entrambi i calciatori è l’agente, e di sicuro è quello che ha più guadagnato dal passaggio di Bouy in bianconero.

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Mino Raiola insieme al più acuto dei suoi assistiti

Di X Files come il giovane olandese il recente mercato bianconero condotto da Marotta è popolato. Per esempio, quanti conoscono il misterioso caso dell’australiano James Troisi, classe 1988, rimbalzato fra Juventus e Atalanta per oscuri motivi e attualmente scaricato ai belgi dello Zulte Waregem in attesa che gli scada il contratto a giugno? E ancora, qualcuno ricorda l’ecuadoregno José Cevallos? Classe 1995, secondo il sito Transfermarkt arriva in bianconero a gennaio 2013 con la formula del prestito oneroso (390 mila euro), e dopo una stagione e mezza passata a militare nella Primavera viene rispedito in patria a giocare nel club da cui era pervenuto, lo LDU Quito. Magari qualcuno dirà che Cevallos è stato una scommessa, e che una scommessa può essere vinta o persa. Giusto. E però rimane da chiedersi se non fosse preferibile scommettere su un ragazzo di Matera o di Sondrio, anziché spendere i 390 mila euro in Ecuador per il prestito di un calciatore targato ProSoccer24. La stessa di Juan Iturbe, Gabriel Paletta, Nico Gaitan, Diego Laxalt, Nico Lopez, per citare soltanto alcuni nomi e tacere quello di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Con tutto quanto fin qui riportato non s’intende dire che bisogni ribaltare di centottanta gradi il giudizio diffuso su Beppe Marotta e sulle sue abilità da uomo di calciomercato. Piuttosto, il senso del ragionamento è che il calciomercato è un campo in cui è normale oscillare tra le prodezze e le figuracce. E che perciò, quando vi vedete dipingere in termini assolutamente positivi un personaggio che popola quel mondo, è moto probabile che vi stiano raccontando soltanto metà della storia.

Vi stanno invece raccontando nemmeno un quinto della storia riguardo al caso di cui maggiormente mi preme parlare qui. E che riguarda non tanto il (vero o presunto) fiuto per gli affari di Beppe Marotta, quanto la sua predisposizione a realizzarli con le terze parti e fondi d’investimento. Cosa non raccomandabile, oltreché vietata dai regolamenti.  Da mesi le cronache di calciomercato parlano di un interessamento della Juventus per Danilo Barbosa Da Silva, centrocampista in forza allo Sporting Braga, 19 anni il prossimo 28 febbraio. Molti giurano che il ragazzo sia forte davvero, e non ho motivo di dubitarne. Sono altri gli elementi della vicenda che lasciano perplessi.

Innanzitutto c’è il curriculum del calciatore. Che, come da regolamento, ha dovuto aspettare il compimento del diciottesimo anno di età per lasciare il Brasile e venire a giocare in Europa, ciò che si è realizzato col trasferimento concluso durante l’estate del 2014. Ma a spiccare è il fatto che, a parte la trafila nelle nazionali giovanili brasiliane, Danilo abbia disputato soltanto tre partite con la maglia del Vasco De Gama, per di più nel campionato di serie B. Ma questo è ancora il meno.

Ciò che più interessa è vedere quale sia la situazione contrattuale del giovane centrocampista. Danilo è un calciatore risucchiato nell’orbita del portoghese Jorge Mendes, il più potente broker-affarista del calcio globale.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Secondo la versione maggiormente diffusa presso la stampa italiana, Mendes di Danilo sarebbe l’agente. In realtà ne è il proprietario. È ciò che si ricava leggendo la stampa brasiliana, che a settembre 2013 riferiva di un “gruppo portoghese” che per aggiudicarsi il calciatore aveva battuto l’offerta del Liverpool sopravanzandola di un milione di euro: 4,5 contro 3,5. Ovviamente il gruppo in questione è capitanato da Mendes, che per le operazioni in Brasile dà pieno mandato a Deco. Quest’ultimo da calciatore era un suo assistito, e una volta conclusa la carriera ne è diventato fido collaboratore.

Deco

Deco

Torniamo a Danilo. Approda allo Sporting Braga, e dopo un periodo d’ambientamento ne diventa titolare fisso a soli 18 anni. Verrebbe da dire che il ragazzo bruci le tappe. E però c’è un però. C’è che lo Sporting Braga è, assieme al Rio Ave di Vila do Conde, il club più mendesizzato del Portogallo. È pieno di calciatori controllati da Gestifute . Ultimi a entrare a far parte dei ranghi mendesiani sono stati Rafa e Pedro Tiba.

Rafa

Rafa

Pedro Tiba

Pedro Tiba

Inoltre, come riferisce l’articolo linkato poco sopra, grazie al boss di Gestifute lo Sporting Braga ha un rapporto privilegiato col Monaco dell’oligarca Dimitri Rybolovlyev. “il re del potassio”.

Dimitri Rybolovlyev

Dimitri Rybolovlyev

La munifica campagna acquisti condotta nell’estate  2013 dal club monegasco neo-promosso in Ligue 1 fu coordinata proprio da Jorge Mendes, che nel doppio ruolo di agente di calciatori e consulente di mercato del club riempì di propri assistiti la squadra allenata allora da Claudio Ranieri e intascò per questo laute commissioni. Un anno dopo, anche a causa del rovinoso divorzio di Rybolovlyev dalla moglie Elena, il budget del Monaco per il calciomercato è stato drasticamente ridotto. Senza che, tuttavia, Mendes abbia smesso di trafficare col club del Principato. L’estate scorsa, silurato Ranieri perché colpevole di essere arrivato “soltanto” secondo nell’anno del ritorno in  A con tanto di qualificazione diretta alla fase a gironi di Champions, sulla panchina del club è andato il portoghese Leonardo Jardim. Reduce da un’ottima stagione alla guida dello Sporting Lisbona, ma soprattutto cliente di Mendes.

Leonardo Jardim

Leonardo Jardim

Il rapporto fra lo Sporting Braga e il Monaco, orchestrato dal boss di Gestifute, è un altro punto cruciale della questione. Il club arsenalista è in profonda crisi economica al pari di tutti gli altri della Liga portoghese. Un’analisi datata 2013, dedicata alla generalizzata riduzione di budget dei club lusitani, metteva in mostra come il budget bracarense fosse stato abbassato a 13 milioni di euro. Il dato relativo al 2014, ricavabile dall’ultimo bilancio approvato a fine ottobre, parla di un budget portato a 15 milioni. In un passato recente il club ha avuto addirittura un contenzioso con l’amministrazione comunale, a causa del mancato pagamento della bolletta elettrica. E un abbuono per mezzo milione di quel debito è entrato nel calderone delle polemiche sul dissesto finanziario della Camara Municipal.

Ebbene, prendete il dato dei 15 milioni di budget e poi guardate la tabella di Transfermarkt dedicata alla campagna trasferimenti tenuta dal Braga la scorsa estate. Fa impressione registrare le cifre per le acquisizioni del già citato Danilo e soprattutto di Wallace, altro brasiliano proveniente dal Cruzeiro: 4,5 milioni più 9,5 milioni. Fanno 14 milioni per l’acquisizione di due calciatori, per un club che ha un budget di 15 milioni. Possibile? Ovvio che no, e basta passare in rassegna gli articoli pubblicati dalla stampa portoghese nei giorni della cessione di Wallace. Il titolo di questo articolo su O Jogo dice testualmente: “Il Braga riceve un difensore che costa 9,5 milioni”. Nessun costo, nessun diritto di proprietà. Ma allora chi ha versato quei 9,5 milioni? Come lo stesso articolo riferisce è la Gestifute International Limited l’agenzia di Jorge Mendes. E non è ancora tutto. Giunto a Braga, Wallace viene immediatamente girato al Monaco. Si può parlare di triangolazione in stile Locarno?

C’è un’ultima annotazione che merita di essere citata guardando ai ranghi dello Sporting Braga per come è uscito dalla campagna trasferimenti estiva del 2014. Un altro dei giocatori provenienti dal Brasile è il portiere Matheus.

Matheus

Matheus

Che è stato costretto a posticipare l’esordio in campionato a causa del ritardato pagamento da parte del Braga all’America Rio di 800 mila euro sul totale di 2,4 milioni (altro che 14 milioni per due giocatori). Una volta regolarizzata la propria posizione Matheus è diventato titolare fisso scalzando il russo Stanislav Krytchiuk, che pure fin lì non aveva certo demeritato. È il caso di sottolineare che Matheus è l’ennesimo assistito di Jorge Mendes. In questo senso, è impressionante un passaggio della lunga intervista rilasciata dal portiere a O Jogo per l’edizione dello scorso 25 dicembre. Ve lo riporto in lingua originale:

Jorge Mendes desempenhou um papel fundamental na sua chegada a Braga. Como foi o primeiro contacto?
—Foi bom. Encontrei-me com ele quando cheguei ao Braga, reunimo-nos e tivemos uma conversa sadia.

Como reagiu quando soube que o empresário que muitos consideram o mais influente do mundo o queria representar?
—Fiquei feliz por saber que ele estava atento ao meu trabalho. De qualquer forma, a responsabilidade por estar ligado ao Jorge Mendes também aumenta. Sinto que não posso baixar a guarda, nem nos jogos nem nos treinos.

A destare impressione è la risposta alla seconda domanda (“Come ha reagito quando ha saputo che l’impresario considerato da molti il più potente del mondo voleva rappresentarla?”):

“Mi ha reso felice sapere che lui aveva posto attenzione sul mio lavoro. In qualche modo, la responsabilità  di essere legato a Jorge Mendes aumenta. Sento che non posso abbassare la guardia, né in partita né in allenamento”.

L’immagine che viene fuori è quella di un calciatore che sente di appartenere prima al suo agente e dopo (ma molto dopo) al suo club. Questo è il Sistema Mendes. E di questo sistema lo Sporting Braga (allenato dalla vecchia conoscenza del calcio italiano Sergio Conceiçao, anche lui vicino al super broker globale) è un segmento perfettamente integrato.

Sergio Conceiçao

Sergio Conceiçao

Una squadra piena di giocatori di Mendes. Ciò significa forse che costoro giocano in ragione del fatto  d’appartenere alla scuderia? A questa domanda non sono in grado di rispondere. Magari giocherebbero comunque, chissà. E magari un ragazzo di 18 anni con alle spalle soltanto tre partite nella B brasiliana è davvero un fenomeno, capace di diventare immediatamente titolare fisso in Europa. Dubbi che rimangono.

Ci sono invece delle certezze, sulla vicenda. E con queste si torna a Beppe Marotta e alla sua intenzione di prendere Danilo. La cui valutazione, dopo una decina di gare giocate nella modesta Liga portoghese è salita, da 4,5 a 8 milioni. Bella botta. Vuol spendere davvero tutti quei soldi per un giovane il cui valore è ancora tutto da dimostrare, caro Marotta? E soprattutto, vuol contribuire a ingrassare il Sistema Mendes coi soldi della Juventus? Sarebbe bello sapere quale sia la sua opinione in merito a ciò. Così come sarebbe opportuno avere delucidazioni su quell’irresistibile passione per i calciatori controllati dalla famiglia Pozzo. E non mi riferisco solo all’Udinese. Ci sono un paio di giovanotti del Granada, per esempio. Ma se ne riparlerà un’altra volta.

(1. continua)

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Se Paco Casal tiene in scacco il Benfica e il Torino compra bidoni

Questo post è scritto a beneficio degli ingenui. Coloro che credono ancora al calciomercato come luogo in cui vengono svolte transazioni guidate da ragioni di opportunità tecnica, o per legittime esigenze di aggiustamento economico-finanziario dei club. Riguarda una vicenda portoghese. E a coloro che mi chiedano come mai io insista su fatti e episodi che si verificano in Portogallo, rispondo che quel paese è il centro motore dell’economia parallela del calcio globale. Lì l’operato delle terze parti e dei fondi d’investimento avviene alla luce del sole, e gli organi di comunicazione ne parlano come di una cosa che non suscita scandalo. Informarsi su ciò che accade nel calcio portoghese significa farsi un’idea precisa su ciò che sta accadendo nell’economia parallela del calcio globale e su quali siano le nuove frontiere per l’espansione del fenomeno.

Dell’episodio ha riferito il quotidiano O Jogo nell’edizione di ieri. Si parlava del contratto fra il Benfica e Maxi Pereira, esterno destro del club encarnado e della nazionale uruguayana.

Maxi Pereira

Maxi Pereira

L’accordo fra il club e il calciatore scade a giugno, e dunque a partire dal primo gennaio 2015 il calciatore entrerà in quella sorta di semestre bianco che gli permetterà di accordarsi già con un altro club. Grave che il Benfica sia giunto così tardi a discutere del rinnovo, ritrovandosi in una posizione estremamente indebolita sul piano negoziale. Ma non è questo il punto.

Il punto è che il rinnovo contrattuale si presenta molto complicato per il deteriorarsi dei rapporti fra il club e l’agente del calciatore. Che non è un personaggio qualsiasi. Si tratta infatti di Paco Casal, storico padrone del calciomercato uruguayano, da anni uno dei più potenti broker di calciatori al mondo.

Paco Casal

Paco Casal

Stando a ciò che O Jogo riferisce nell’edizione cartacea di ieri, il motivo del conflitto fra Benfica e Paco Casal risale giusto al precedente rinnovo contrattuale di Maxi Pereira firmato nel 2011, quando il giocatore aveva completato il primo quadriennio con le Aguias. In quell’occasione Casal fece entrare nell’accordo altri cinque giovani calciatori uruguayani. Perché così funziona quando si tratta coi broker sudamericani più potenti: se vuoi acquistare il calciatore forte o vuoi tenerlo con te, devi prenderti anche qualche brocco. Tanto per fare un esempio che dia l’idea: ricordate i mitici Antonio Pacheco e Gonzalo Sorondo, giunti all’Inter nell’estate del 2001 ai tempi in cui Alvaro Recoba vestiva la maglia nerazzurra? Ebbene, chi credete che fosse l’agente dei tre uruguayani?

Antonio Pacheco

Antonio Pacheco

Gonzalo Sorondo

Gonzalo Sorondo

Tornando ai rapporti tra Casal e il Benfica, il broker ottiene che il club compri 5 calciatori in cambio di 4,5 milioni di euro. Un accordo, fra l’altro, che stando a quanto riferisce una fonte dell’epoca è stipulato secondo un meccanismo che porta il Benfica a opzionare i calciatori e a dover sborsare una cifra tanto più elevata quanto più tardi eserciterà il diritto d’opzione. Il club encarnado paga, ma col trascorrere dei mesi fa i conti con una brutta sorpresa: dei 5 giocatori promessi ne arrivano solo tre. Si tratta di Gianni Rodriguez, proveniente dal Danubio, e di Jim Varela e Juan San Martín, entrambi dal Penarol.

Gianni Rodriguez

Gianni Rodriguez

Jim Varela

Jim Varela

Juan San Martin

Juan San Martin

Come volevasi dimostrare, si tratta di tre sòle. Tutti classe ’94, tutti arrivati a Lisbona nell’estate del 2013, non lasciano traccia. Rodriguez milita tuttora nel Benfica B in Segunda Liga portoghese, e dei tre è quello che mostra il curriculum di maggior pregio. Anche Jim Varela passa dal Benfica B, ma non ha nemmeno il tempo di riempire l’armadietto che viene spedito in prestito all’Espinho, anch’esso in Segunda Liga. Che per chi non lo sapesse ha un livello tecnico equiparabile alla serie D italiana. Lì ha messo insieme soltanto 10 partite nella scorsa stagione. Va via in prestito anche Juan San Martín. Pure a lui viene trovata una sistemazione in Segunda: la Farense, dove gioca 11 partite. E evidentemente si dimostra troppo scarso pure per la B portoghese, se è vero che all’inizio di questa stagione è stato rispedito in Uruguay. Gioca in prestito al Central Espaňol, serie B.

Trovatosi con solo tre dei cinque giocatori promessi, e per di più scarsi, il Benfica si sente danneggiato e pretende di rientrare della spesa per i due calciatori di cui mai ha beneficiato. E a partire da questa pendenza fra le due parti hanno origine i contrasti sul rinnovo fra Maxi Pereira e il Benfica. Morale della favola: il calciatore recalcitra non perché non abbia voglia di continuare al Benfica o perché ritiene l’offerta del club encarnado non all’altezza, ma perché così comanda il suo padre-padrone calcistico.

Avrete notato che non ho ancora menzionato gli altri due calciatori che facevano parte dell’accordo, i due delle cui prestazioni il Benfica non si è mai avvalso. Il primo è Elbio Álvarez, cresciuto nel Penarol. A dire il vero Álvarez sbarca a Lisbona. Peccato che sia rotto. Dalle scarne notizie reperibili sul web non risulta che abbia giocato una partita dall’estate del 2013.

Elbio Alvarez

Elbio Alvarez

Il secondo calciatore mai giunto a Lisbona è Gaston Silva.

Che non va al Benfica perché nel frattempo ha litigato con Paco Casal e ha cambiato agente. Adesso risulta in scuderia alla ProSoccer 24: la stessa di Iturbe, Paletta, del veronese (proprietà Udinese) Nico Lopez, e del decorativo romanista Paredes, e del fantasma Diego Laxalt: quello che ha girato fra Inter, Bologna e Empoli senza fin qui lasciare tracce. La cordata di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Fino alla scorsa estate Gaston Silva ha giocato 25 partite nel Defensor. Da quest’anno è in forza al Torino, dove nelle prime sei gare di campionato non ha mai messo piede in campo. Lo si è visto all’opera soltanto a Bruges nella gara di Europa League, e per giudizio unanime degli inviati è stato il peggiore in campo fra i granata. Come mai il Toro ha ingaggiato questo bel soggetto? Saperlo…

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino